deep-blue-sea
Tuesday, April 28, 2009 5:40 PM
Parlare...
Parlare, riparlare e ripetere, dire ad alta voce o a qualcuno che stiamo male e la ragione per cui stiamo male, ci AIUTA A GUARIRE.
Mi sembra che sia per questa ragione che esistono psicanalisi, psicologi, psichiatri e consiglieri vari.
Non si tratta di recriminazioni, perché vuoi o non vuoi: 'la lingua batte dove il dente duole', e finché non si é guariti del tutto, la lingua batterà sempre li!!!!!
Non mi sembra che lo scopo di questo forum sia di chiudere il becco a chi HA MALE, ma di ascoltarlo, di compatirlo, consigliarlo, accompagnandolo sulla via della guarigione!
Commenti sarcastici e beffardi o semplicemente seccati danno solo fastidio, e non solo all'interessato, non aiutano a costruire per la serenità!
berescitte
Wednesday, April 29, 2009 9:55 PM
Dice Pino
>Sono stato 20 anni testimone di Geova attivo e operativo.
Ho dei buoni ricordi. Ho anche avuto delle brutte esperienze; le avrei avute anche da cattolico, da ateo, da buddista, da musulmano, da evangelista, da marziano.
Io dico...
che sono d'accordo - ma è così scontato che è superfluo dirlo - che si avrebbero esperienze sia positive che negative in qualsiasi tipo di fede. E anche nella vita senza fede. Però c'è un limite (come dice la mia firma latina) oltre il quale certe esperienze creano patologie e perciò sono anormali e non dovrebbero esistere, e se esistono bisognerebbe lottare per eliminarle.
Già che ci sono testimonierò che io, da cattolico, ho avuto i miei debiti dispiaceri e delusioni, come penso molti, ma se sul piatto della bilancia ci metto la positività che mi è venuta dalla fede cattolica e dal viverla con passione e coerenza crescente, posso dire in tutta sincerità che le negatività venivano come "bruciate" sul nascere ed ora, diventate solo un ricordo storico, mi fanno sorridere.
Il che potrebbe significare che sono stato enormemente fortunato, oppure che ho avuto le traversie normali che hanno tutti ma che ho saputo accettarle come occasioni di crescita e di preghiera fraterna per chi ne era responsabile (quando c'era un responsabile). .
Tuttavia mi capita di sentire gente che si lagna come se avesse sofferto chi sa che, quando, a conti fatti, ha avuto meno legnate di me* (ma mica solo nella e per la fede; anche nella vita normale! Sento per esempio gente che si lagna di tutto vivendo anche un raffreddore come una contrarietà insopportabile). E allora mi dico che forse io sono un anormale o un incosciente.
Potete scegliere...
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* Ovviamente dicendo questo non penso davvero a Gianni o ad altri foristi che hanno dato qui la loro testimonianza di essere stati passati attraverso un tritatutto. Il che rende credibile l'accusa che, mentre in fedi normali, socialmente accettabili, certe cose si tollerano senza che rimangano troppe cicatrici condizionanti; nei culti abusanti (come quello che sta sotto valutazione critica in questo forum) fanno un male cane. A meno ché il soggetto, per varie fortune-fatalità, non sia stato mai "catturato" da certi ingranaggi. E se è così dovrebbe prendere buona nota che lui, grazie a qualche santo protettore, se l'è cavata, e non minimizzare tutto sostenendo che il sistema non abbia quelle pecche che hanno maciullato altri.
parliamonepino
Wednesday, April 29, 2009 10:47 PM
berescitte:
Io dico...
che sono d'accordo - ma è così scontato che è superfluo dirlo - che si avrebbero esperienze sia positive che negative in qualsiasi tipo di fede. E anche nella vita senza fede. Però c'è un limite (come dice la mia firma latina) oltre il quale certe esperienze creano patologie e perciò sono anormali e non dovrebbero esistere, e se esistono bisognerebbe lottare per eliminarle.
Caro Berescitte,
Purtroppo, succede che in alcune comunità religiose vengono adottate delle tecniche "didattiche" che rasentano la "delinquenza spirituale", perchè sono rigide e pietrificate da regole che un essere umano non può applicare senza subire, nel tempo, dei "danni".
Infatti, molte persone che si liberano da un ingombro così schiacciante per la propria personalità, trovano poi difficile rimettersi in discussione per trovare quella identità che era stata "soffocata".
Devono fare un trapianto cardiaco spirituale come dice il Libro di Ezechiele "da un cuore di pietra, vi darò un cuore di carne".
Questo travaglio interiore, in alcuni casi è drammatico, perchè il senso di smarrimento è di delusione è angosciante. Non parliamo, poi, dei sensi di colpa. Si tratta di cose che ho provato sulla mia pelle.
Può essere di aiuto sfogarsi, ma questo atteggiamento non deve durare troppo tempo, perchè poi si cade nelle profondità della più acuta depressione, che molti classificano come "paranoia".
Il chirurgo per farti del bene ti deve fare del male, significa che molte persone con disagi significativi, vanno aiutate a reagire cercando di mostrare affetto e, nello stesso tempo fare il tifo per loro affinché reagiscano con forza e carattere.
Poi, caro Berescitte, dici che "
bisognerebbe lottare per eliminarle".
Io darei la precedenza ad aiutare prima chi ha ricevuto delle "bastonate", anche perchè il male, in tutte le sue manifestazioni, non si può sconfiggere, al massimo limitare.
Un Caro Saluto
Pino Lupo
parliamonepino
Thursday, April 30, 2009 2:24 PM
Caro Berescitte,
Ho riletto il tuo commento sopra con più attenzione, e devo dire che lo trovo veramente interessante, al punto che mi sono permesso, se me lo consenti di esprimere ancora qualche parola.
Penso sia incalcolabile il numero di persone che in qualche modo sono stati “bastonati” dalla vita, ma la vita è così, non si può fare niente per cambiarla.
A volte quello che ci succede è inevitabile, a volte, se si cambia atteggiamento, possiamo modificare il corso degli eventi, ma non è così semplice.
E’ impossibile spiegare perché certe cose succedono a Tizio ed altre a Caio, succedono e basta.
Anche dando spiegazioni scientifiche o filosofiche o letterarie non si può fare a meno alla fine di accettare il corso dell’esistenza come un mistero.
Sta di fatto che i “bastonati” esistono e molti di loro stanno così male che c’è la necessità che si rivolgano ad un professionista per essere ascoltati e curati.
Dire “bastonati” è molto generalizzato, ovviamente, perché ogni caso è un caso a se; ci sono quelli che le “bastonate” se le vanno a cercare, quelli che si “bastonano” da soli, quelli che non ne possono fare a meno, quelli che le attirano, i “bastonati” a scoppio ritardato, quelli che ne hanno ricevuta solo una e stanno più male di quelli che ne hanno ricevuto centinaia.
In ogni caso, io so, che tutti, prima o poi abbiamo bisogno del nostro buon samaritano; di qualcuno che ci prenda in braccio e ci porti alla locanda finchè non ci riprendiamo dalla batosta.
Poi ci sono quelli che dicono: “a me non mi ha mai bastonato nessuno”.
Sono aggressivi, guardinghi, è un disonore ammettere di essere stati “bastonati”.
“Chi, io?” “Ma stai scherzando?” “A me non mi frega nessuno!” Di solito, questo tipo di persone, quando prendono la “legnata” non si riprendono più.
Non abbiamo ancora parlato di quelli che le “bastonate” le danno.
Come dobbiamo considerarli? I cattivi? Quasi sempre, questo genere di persone, sono i cosiddetti uomini di potere, quelli che prendono le decisioni, che tengono i fili della politica, della finanza, dei mezzi d’informazione, della religione.
Platone disse: “chi ha un potere, prima o poi, finisce per abusarne”.
Io dico che, chi ha un potere finisce sempre per diventare una vittima schiacciata dal peso dei suoi privilegi.
Intanto “bastona”, uccide, commette crimini giustificando la cosa come inevitabile per il progresso, per il raggiungimento dei nobili obiettivi, per l’evoluzione dell’umanità e altre fesserie del genere.
Poi si suicidano, vengono ammazzati, imprigionati e quelli che si rendono conto di cosa abbiano combinato, passando la barricata, anche loro vengono “bastonati”.
Spesso non sono consapevoli dei guai che combinano, o se lo sono, finiscono poi per pagare un prezzo salato, in sofferenza dolore e morte.
Più in alto si va, più la caduta è rovinosa!
Alcuni pensano che dire “bastonato” sul loro conto sia troppo poco e usano un termine più evoluto, che forse esprime meglio il concetto, la parola in questione è: “bombardato”.
Il “bombardato viene investito a raffica dalle situazioni, sempre più incalzanti, e quando il bombardamento è a tappeto il malcapitato è uno straccio inerme.
Come direbbe il saggio Saro (mio amico di un tempo): “alcuni non ingoiano il rospo, ma un coccodrillo, non in verticale ma in orizzontale”.
C’è un altro soggetto di cui non abbiamo ancora parlato: “del bastonato immaginario”.
Tutto il mondo ce l’ha con lui, si considerano eterne vittime, vivono in compagnia di crisi profonde, esaurimenti, sempre sofferenti, accigliati e poi ti accorgi che hanno una salute di ferro, che stanno bene finanziariamente, che hanno la casa di proprietà, un buon lavoro, insomma non gli manca niente, eppure a sentirli parlare non c’è persona più infelice di loro.
Tanto è vero che, in un primo momento, fai di tutto e di più per aiutarli, sei coinvolto emotivamente nella loro “tragedia personale”, ma a poco a poco viene fuori che le cose non stanno proprio così.
Si tratta di persone che parlano di valori e di nobili ideali senza muovere neanche un dito per essi, sono capaci di farti sposare un idea magnifica, a favore dell’umanità, senza, però, credere una parola di quello che dicono, e si meravigliano e compiacciono di trovare qualcuno che ci crede.
Questi soggetti è meglio lasciarli cucinare nel loro brodo, a meno che siano loro stessi a modificare il loro atteggiamento ma, ripeto, è molto difficile. Sono persone, in ogni caso, che vanno ascoltate senza dire nulla.
E che dire dei “bastonati collettivi”, vittime di organizzazioni nazionali, internazionali e mondiale? Cooperative interminabili di persone, milioni e milioni di individui strumentalizzati nella coscienza, incatenati nell’anima, indifesi?
C'è ancora molto da dire!
Saluti
Pino Lupo