Quarant’anni fa veniva ucciso Malcom X
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<dal corriere.it>
Sono passati quarant’anni da quel 21 febbraio del 1965 quando a New York venne ucciso Malcolm X. Il leader della componente più radicale del movimento dei neri fu assassinato mentre teneva un discorso alla riunione dell'Organizzazione per l'unità afro-americana nel ghetto di Arlem. Non fece neppure in tempo a prendere la parola che tre uomini seduti in prima fila iniziarono a sparargli contro. Fu colpito da 16 proiettili di cui tre mortali. Già esponente di punta della setta dei «Musulmani neri», se ne era appena staccato fondando il movimento «Muslin Mosque Inc.». Tra i suoi proseliti, Cassius Clay, che rifiutò il nome e prese quello di Mohammed Ali proprio seguendo l'esempio di Malcom X (Malcom aveva cambiato il suo cognome, Little, in "X", in memoria della privazione del suo vero nome africano a cui i bianchi avevano assoggettato i suoi antenati in schiavitù nel Nuovo Mondo).
Una vita dedicata alla difesa dei diritti civili dei neri, cercando alleanze con paesi arabi, soprattutto africani, ed ex-colonie, per creare un fronte comune. Un paladino della libertà da difendere, come soleva ripetere, «con ogni mezzo necessario». Un motto che marcava la distanza dal pacifismo di Martin Luther King, con il quale, dopo la marcia su Washington, ruppe ogni rapporto.
Sulla sua morte non si è ancora fatta chiarezza: tra le varie ipotesi c'è chi pensa a un’omicidio maturato all’interno del monvimento nero, chi sospetta dell'Fbi e chi ancora della malavita organizzata.
DAL CARCERE ALL’ISLAM- La vita di Malcom X fu segnata da subito dalla violenza razziale del Ku Klux Klan che uccise suo padre, pastore battista «colpevole» di aver predicato in quartieri segregati dei neri. Come si legge nell’incipit della sua «Autobiografia»: «Quando mia madre era incinta di me, come mi disse in seguito, un gruppo di cavalieri incappucciati del Ku Klux Klan arrivò al galoppo, di notte, davanti a casa nostra a Omaha nel Nebraska. Dopo aver circondato l'edificio, essi urlarono a mio padre di uscire: erano tutti armati di fucili e carabine».
Dopo un’infanzia passata tra orfanotrofi e riformatori, per il giovane Malcolm seguirono anni di povertà, droga e crimine e anche di carcere. Ma è proprio in galera che Malcom X si avvicina all’Islam: l’incontro con il musulmano nero Elijah Muhammad gli cambia la vita e quando viene rilasciato Malcom entra nei Black Muslins, una comunità per la tutela degli afro-americani. Inizia qui un’intensa attività di proselitismo interrotta soltanto dalla sua tragica morte.
DA LEGGERE-VEDERE- ASCOLTARE - La sua vita oltre che nella celebre Autobiografia pubblicata postuma nel 1965 (la prima edizione italiana è di Einaudi nel 67) è stata raccontata nel film di Spike Lee (1992) con Denzel Washington e nel rap del percussionista Keith Le Blanc.
Da leggere invece «Malcom X - L'ultima battaglia», con discorsi inediti e interviste. I temi principali dell'ultimo Malcolm X sono quelli della liberazione degli afro- americani in una prospettiva antimperialistica, ma anche le nuove migrazioni internazionali dall'Africa e dall'Asia verso i paesi industrializzati e la discriminazione razziale su scala mondiale.