Comunicare nel web e fuori. Larvatus prodeo.
In "Comunicare nel web" scrivevo pensando a mary-ellen. Mi sembrava di stare chiuso in un anonimato ambiguo con lei: mi sono affrettato a dire che ho una donna e che mia figlia è più vecchia di lei, infatti. Questo non ti sarà sfuggito.
Essendo poi la mia vita emotiva molto gratificata dai rapporti che intrattengo con tante persone che frequento, dai miei 44 alunni... ho affermato che non cerco nel web quello che ho già.
Nascondermi dietro un nick, per comunicare con una donna che forse vive a Vicenza mi sembra anti-erotico per eccellenza. Jacques Dérrida ha esaltato giustamente il toccare. Si è definito [C]le toucher[/C], il 'toccatore'.
Ritrovarsi a scrivere nel Forum di Alessandro, dunque, è stato un fatto occasionale, che ho alimentato pensando alle cose che avrei potuto dire sulle assurdità di antife, che però avevano un fondo di verità. Non l'antifermmisimo, certo. Io amo le donne tutte!
A proposito di quello che dici, cioè che si può usare un nick per esprimere più liberamente quello che si sente e si pensa su temi importanti, è vero. Non c'è contraddizione tra le mie due posizioni. Sono caduto in questa contraddizione quando sono stato incalzato da fannn perché dicessi chi ero, per essere poi ignorato da lei, e non solo da lei! Allora ho incominciato a pensare che tra 'dichiararsi' e non dichiararsi non c'è poi alcuna differenza, se il risultato è quello di non essere graditi in un forum! Il silenzio conseguente alle cose che scrivi ti fa pensare che tu + le cose che scrivi siete risibili per le persone alle quali le proponi. Forse dovevo rimanere Kensington e basta! Ma il fascino di una persona come fann mi ha fatto cadere nell'illusione che interessasse al gruppo quello che dicevo. Dopo tutto, sono un vecchio insegnante, che spesso si sente un insegnante vecchio. E innocuo. Voltaire ci ha insegnato che si debbono criticare aspramente le idee, mai le persone! E' pregiudizio illuministico che la mia generazione si porta inesorabilmente dietro quello di pensare che si possa insegnare tutto a tutti. Fuori della scuola e fuor di metafora, voglio dire che se pure mi sono laureato in Filosofia con 110 e lode, non rinuncio al privilegio di passare centinaia di ore ad ascoltare le storie che hanno da raccontare i tossicomani: imparo molto da loro. Forse perché imparo da tutti quelli che parlano sono portato a pensare che dopo tutto non faccio del male se mi abbandono a qualche 'lezione' che si può facilmente contestare poi! E' stato doloroso perdere i contatti con fann, ma gli errori si pagano. Ho esagerato inizialmente seguendo antife nelle sue polemiche: sono diventato agli occhi del forum un presuntuoso saputo che generalizza e non comprende le ragioni dei singoli. E pensare che passo il tempo ad ascoltare le persone, una per una, senza mai dire: questo lo sapevo già!
mary-ellen direbbe che si è abbandonata al suo impeto. E non sbaglierebbe, se penso che le cose che sto dicendo per pudore sarebbe stato meglio non dirle. Spero solo che saranno ignorate da fann e tutti gli altri. In alcuni momenti mi è stato detto in privato perché mai dessi tanto importanza al fatto di essere accettato in questo forum. Ho risposto sommessamente che non è bello non essere accettati, anche se accettavo la lezione. Certi dinieghi ricordano le esclusioni patite nei primi anni di vita. Ricordi che fanno sentire patetici e demodé.
Resta il fatto della comunicazione. Dei modi in cui la si gestisce. Delle regole non scritte che vigono in un determinato ambiente... Insomma, non si può fare a meno di pensare e di discutere del fatto stesso che sta accadendo, cioè che si stia comunicando! Questo è ciò che fa sorridere i satirici: invece di comunicare, ormai, passiamo il tempo a discutere del 'canale' e dei rumori di fondo... La televisione che viene fatta dal pubblico! Invece di comunicare, compriamo cellulari. Che fanno fotografie! Un mio alunno di quinta liceo tre anni fa avvertiva che aveva saputo di due ragazzi che si erano lasciati lanciandosi messaggini. Ormai siamo prigionieri del mezzo.
Aspetto con ansia il 15 settembre. Quel giorno mi ritroverò faccia a faccia con i miei alunni. Dovrò convincerli del fatto che valga la pena ascoltarmi, ma leggerò nei loro volti spesso l'assenso. Mi diranno di sì e di no. Qualcuno tacerà, ma ci sarà da combattere per continuare a comunicare ancora in modo significativo. Non potranno fare a meno di pensare, tuttavia, che l'insegnante di Italiano e Latino sono io.
Gabriele