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Full Version: la mia vita
pipaolo
Monday, March 07, 2005 11:05 PM
La mia vita… stesso treno tutti i giorni, stesso viaggio, stesse fermate, stesso panorama, stessi viaggiatori, zero imprevisti (se possibile). Buonanotte!!!
Mi risveglio, stesso treno tutti i giorni, stesso viaggio, stesse fermate, stesso panorama, stessi viaggiatori, zero imprevisti (se possibile).
Ma è così che vinco questa maledetta ansia???

ros.castiglioni
Tuesday, March 08, 2005 11:52 AM
ciao!
Dalle tue parole sembra quasi che sei stufo della tua situazione sempre uguale di tutti i giorni....e pensare che alcuni di noi invece si lamentano che tutti i giorni hanno l'ansia xe' devono affrontare delle situazioni nuove...
Insomma, non ce ne va mai bene una....o almeno, cosi' la penso io....e' quello che vedo sulla mia pelle.
Ma cosa intendi tu con questa tua domanda?
Pensi che l'ansia si possa affrontare se ogni giorno ti capitano cose diverse dal solito?
Se la vita non ti porta degli imprevisti, portali tu....createli da solo....tutto dipende da cosa temi....
Io ad esempio dovrei prendere l'aereo....

Deny77
Tuesday, March 08, 2005 1:56 PM
Carissimo Paolo... come ti capisco!!
Anche io soffro molto di noia e di monotonia, ma come dice Ros, tutto dipende da noi. Purtoppo il lavoro non si può cambiare così facilmente, però bisogna trovarsi degli interessi al di fuori, in modo che mentre sei al lavoro si possa pensare in maniera positiva per quello che bisogna fare quando si esce dal lavoro.
Sai quante volte mi capita di dire che la mia vita è fatta di: casa-lavoro lavoro-casa... però mi accorgo che quando ho qualche altro impegno la sera, affronto la giornata con più energia, pensando che uscita da quel brutto ufficio, avrò qualcosa di bello da fare!!!
cadmo1355
Friday, March 11, 2005 11:03 AM
Re:

Scritto da: pipaolo 07/03/2005 23.05
La mia vita… stesso treno tutti i giorni, stesso viaggio, stesse fermate, stesso panorama, stessi viaggiatori, zero imprevisti (se possibile). Buonanotte!!!
Mi risveglio, stesso treno tutti i giorni, stesso viaggio, stesse fermate, stesso panorama, stessi viaggiatori, zero imprevisti (se possibile).
Ma è così che vinco questa maledetta ansia???




Ero responsabile di una zona archeologica, a sud di Salerno. Ricordo il treno, ogni 15 giorni che mi portava a Roma; lo stesso viaggio, le stesse fermate, stesso panorama, stessi viaggiatori, zero imprevisti. Tornavo a Roma dove mia madre stava consumandosi con l' alzheimer. Era tutto uguale, troppo uguale; l'angoscia era nella ripetizione. Qualche attacco di panico 'serviva' a rompere la monotonia della tristezza!
Da allora, da dopo la morte di mia madre non ho percorso quasi mai più quella tratta di ferrovia. Sono andato al sud quasi sempre con l'automobile; e dire che il treno a me piace, al di là del luogo dove esso mi porta; mi piace il simbolo 'treno', la rappresentazione che fa del movimento nello spazio, lungo linee predisegnate e tuttavia verso libertà impreviste.
Ultimamente ho ripreso il treno per tornare laggiù. Tutto era come allora eppure tutto era diverso. Le ville settecentesche in rovina lungo la costa di Portici, Ercolano, Castellammare sono ancora in rovina eppure non mi sono sembrate così tristi come anni fa. Come se continuasse ad esserci bellezza in loro nonostante il cancro degli intonaci e il collasso delle strutture.
I campi coltivati della piana del Sele, le fattorie con i recinti dei bufali, le mura di pietra giallorosa di Paestum, le scogliere nere di nafta di Torre Annunziata, i vigneti a perdita d'occhio verso Campoleone, i palazzi eleganti affacciati sul mare di Mergellina, le colline di Cuma... tutto uguale a come l'avevo lasciato eppure tutto nuovo.
Non sono le cose di fuori a cambiare o rimanere uguali, sono gli occhi, anzi gli occhi dell'anima a vedere in modo diverso quando cambiamo e cerchiamo di comprendere ciò che ci circonda.
Un abbraccio Paolo.
Mario

p.s.: ti lascio questa bella poesia di Hikmet. Si parla di treni, di viaggi, di visioni ed emozioni

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“La mia donna è venuta con me fino a Brest
è scesa dal treno è rimasta sul marciapiede
si è fatta più piccola più piccola più piccola
un seme di grano nell’azzurro infinito
poi, eccetto i binari, non ho visto più niente.

E poi mi ha chiamato, dalla terra polacca non potevo rispondere
non potevo chiederle dove sei, mia rosa, dove sei
mi ha detto vieni ma non potevo andare da lei
il treno correva come se non dovesse fermarsi più
soffocavo dalla tristezza.

E poi sulla terra i pezzi di neve si scioglievano
e ad un tratto ho capito che la mia donna mi vedeva
mi chiedeva mi pensi ancora mi pensi ancora
mentre la primavera camminava con i nudi piedi fangosi sul cielo
e le stelle scendevano a posarsi sui fili del telegrafo
e l’oscurità batteva come pioggia sul treno
la mia donna restava in piedi sui pali del telegrafo
e il suo cuore batteva -tac tac- come se stesse tra le mie braccia
i pali si muovevano e passavano ma lei non si muoveva di lì
il treno correva come se non dovesse fermarsi mai
soffocavo dalla tristezza.

E poi ho capito che da anni da lunghi anni stavo in quel treno
ma come l’ho capito e perché mi stupisce ancora
come cantando la grande canzone della speranza
m’allontano dalle città dalle donne amate
porto la nostalgia di loro come ferita che non rimargina nella mia carne
ma vado sempre, per avvicinarmi in qualche luogo a qualcosa.”

N. Hikmet [Poesie, [1960]]


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