Il preconcetto, secondo me, sta qui: un etero o un gay ha a "disposizione" tre miliardi di persone di cui innamorarsi, il bisessuale sei, ma, di fatto, un etero e un gay non sono interessati manco di striscio al 99.9999% di quei tre miliardi e la stessa cosa vale per un bisessuale.
Per ridurre un po' i numeri e fare un esempio più "concreto", se io conosco 50 uomini e 50 donne, se fossi etero avrei la possibilità teorica di innamorarmi dei 50 uomini, se fossi lesbica avrei 50 donne e se fossi bisessuale 100 persone. Ok, fin qui sono d'accordo, è una possibilità teorica. Ma di fatto nessuno, gay, etero o bisex che sia, sarà mai interessato a tutte quelle persone. Al massimo saràa interessato a due, tre di loro, che siano uomini o donne.
Questo è appunto ciò che intendevo prima dicendo che tutti, bisex, gay o etero, abbiamo delle pretese da soddisfare, com'è giusto che sia, oltre al semplice fatto che il sesso del partner sia "quello giusto". Ma scendiamo nel concreto, con il tuo esempio che è corretto ma che spero di chiudere nel minor tempo possibile perchè matematizzare l'amore è tremendo.
Abbiamo 100 persone, 50 uomini e 50 donne. Prendiamo un etero e un bisex, che abbiano le stesse esigenze (come ho detto prima), che cerchino insomma le stesse caratteristiche nel partner. Solo che il secondo non si fa problemi se quelle caratteritiche vengono da qualcuno del suo stesso sesso. Quello che risulta è che l'etero sarà interessato a due o tre di loro, mentre il bisex, per un puro fatto statistico, a quattro, cinque o sei. Ovvero i due o tre dell'etero più qualcuno del proprio sesso che l'etero ha escluso. Ok, fine dell'esempio orribile, ma spero che il senso sia chiaro. Solo in questo senso si può parlare di "maggiori opportunità". Che non significa assolutamente maggior fortuna, attenzione! Spiego qui sotto cosa intendo.
Il fatto è che concepisco il sentirsi fortunati in un modo molto diverso: non mi sento fortunata in relazione al resto del mondo, quindi in relazione a altri potenziali partner della persona con cui sto. Io mi sento fortunata per avere la possibilità di amare una persona e ancor più fortunata se sono ricambiata. Il resto del mondo esula da tutto questo e, nel mio modo di concepire l'amore, non c'è spazio per le altre tre (o miliardi) di persone. Vivo il considerarmi fortunata in una dimensione che può comprendere solo me e la persona che amo ed è per questo che non trovo che questa "fortuna" possa essere diversa se sto con un etero/una lesbica o un bisex.
Trovare la persona "giusta" è qualcosa di molto difficile. Enormemente difficile. A volte non basta una vita per riuscirci. Quindi puoi capire che sono d'accordo con te quando dici che bisognerebbe sentirsi fortunati a prescindere dalla sessualità del partner, se lui è "quello giusto". Cosa cambia se lui è bisex? Non certo la fortuna in sè. Cambia semmai la sensazione di sentirsi ancora più speciali, che è quello a cui si riferiva la frase di Mary. Che tra l'altro è una sensazione molto soggettiva... soggettiva ma slegata da qualunque preconcetto. E' ovvio che non sei stato scelto tra 6 miliardi di persone, ma comunque tra un insieme di persone che è molto maggiore di quello che sarebbe stato con un partner etero e identico in tutto il resto.
Poi, tornando al discorso di prima sulla fortuna, che ha poco a che vedere con la frase di Mary... con un esempio che spero non risulti troppo "azzardato", per come la vedo io essere bisessuali è come comprare due biglietti della lotteria, mentre l'etero ne compra solo uno. Certo, il bisessuale ha più opportunità, ma significa forse essere più fortunati? No, perchè alla fine il bisessuale può restare in braghe di tela e non trovare il partner che desiderava, mentre all'etero va meglio, nonostante il suo unico biglietto. Così oltre alla delusione si aggiunge la beffa di sentirsi dire che in virtù del proprio essere bisessuale partiva più avvantaggiato, più... "fortunato".