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Full Version: ciao fanciulli
sofia
Thursday, July 07, 2005 5:37 PM
LE ISOLE FORTUNATE
Quale voce viene sul suono delle onde
che non è la voce del mare?
E' la voce di qualcuno che ci parla,
ma che, se ascoltiamo, tace,
proprio per esserci messi ad ascoltare.

E solo se, mezzo addormentati,
udiamo senza sapere che udiamo,
essa ci parla della speranza
verso la quale, come un bambino
che dorme, dormendo sorridiamo.

Sono isole fortunate,
sono terre che non hanno luogo,
dove il Re vive aspettando.
Ma, se vi andiamo destando,
tace la voce, e solo c'è il mare.

(da Messaggio)



AUTOPSICOGRAFIA

Il poeta è un fingitore.
Finge così completamente
che arriva a fingere che è dolore
il dolore che davvero sente.

E quanti leggono ciò che scrive,
nel dolore letto sentono proprio
non i due che egli ha provato,
ma solo quello che essi non hanno.

E così sui binari in tondo
Gira, illudendo la ragione,
questo trenino a molla
che si chiama cuore.

(da Poesie di Fernando Pessoa)


gabriele
Thursday, July 07, 2005 8:00 PM
'Una sola moltitudine'

Ah tutto è simbolo e analogia!
Il vento che passa, la notte che rinfresca
sono tutt'altro che la notte e il vento:
ombre di vita e di pensiero.

Tutto ciò che vediamo è qualcos'altro.
L'ampia marea, la marea ansiosa,
è l'eco di un'altra marea che sta
laddove è reale il mondo che esiste.

Tutto ciò che abbiamo è dimenticanza.
La notte fredda, il passare del vento
sono ombre di mani i cui gesti sono
l'illusione madre di questa illusione.

FERNANDO PESSOA, Faust
Gabriele
Friday, July 08, 2005 4:09 AM
[QUOTE] LE ISOLE FORTUNATE
Quale voce viene sul suono delle onde
che non è la voce del mare?
E' la voce di qualcuno che ci parla,
ma che, se ascoltiamo, tace,
proprio per esserci messi ad ascoltare.

E solo se, mezzo addormentati,
udiamo senza sapere che udiamo,
essa ci parla della speranza
verso la quale, come un bambino
che dorme, dormendo sorridiamo.

Sono isole fortunate,
sono terre che non hanno luogo,
dove il Re vive aspettando.
Ma, se vi andiamo destando,
tace la voce, e solo c'è il mare.
[/QUOTE]
[URL]http://www.settecitta.it/rassegna/nuovomondo003/repubblica04032004.html[=URL]Oltre i confini del mondo conosciuto[/URL]
le voci delle cose
Friday, July 08, 2005 12:44 PM
sofia
da un pò di anni non riesco più a sentire la voce del mare,quando vado al mare e sono sulla spiaggia...eppure è grande...quest'anno ci riprovo.
ciao gabriele
sofia
Friday, July 08, 2005 12:51 PM
a proposito del qui e dell'altrove
se la prima cosa che uno,non uno qualunque,uno predisposto...che attinga a una certa sensibilità e volendo a reminescenze scolastiche...,dicevo che uno in generale pensa è che le cose sono rappresentazioni di realtà che stanno altrove,la seconda cosa che mi piace pensare è che le realtà che dovrebbero stare altrove...in realtà stanno dentro e sono quella cosa che vediamo.
gabriele
Friday, July 08, 2005 2:48 PM
la pelle nuova
[QUOTE]... da un po' di anni non riesco più a sentire la voce del mare, quando vado al mare e sono sulla spiaggia...eppure è grande...quest'anno ci riprovo. [/QUOTE]
L'ansiosa marea è dentro di te.
Quando il mare compare all'orizzonte dovrebbe già farsi sentire.
Montale ha parlato della legge del padre. Di una legge che occorre conoscere.
Un poeta siciliano (Ignazio Buttitta) parlava anni fa di una pelle nuova. Diceva:

Voggh'essiri un cocciu di rina --- Voglio essere un granello di sabbia
nni la rina di la praja; --- nella rena della spiaggia;
un pisci nni la riti cu l'àutri --- un pesce nella rete con gli altri
mpignati a sfunnari --- impegnati a sfondare
la gaggia chi li chiuj. --- la gabbia che li chiude.
Mi vogghiu svacantari, scurciari --- Mi voglio svuotare, scorticare,
farimi la peddi nova --- farmi la pelle nuova
comu li scursuna. --- come le serpi nere.

Tu sai come e dove andare a depositare la vecchia pelle.
Se ami Pessoa, troverai la strada.
gabriele
Friday, July 08, 2005 3:03 PM
Le cose amano nascondersi alla vista
[QUOTE] a proposito del qui e dell'altrove

se la prima cosa che uno, non uno qualunque, uno predisposto...che attinga a una certa sensibilità e volendo a reminescenze scolastiche..., dicevo che uno in generale pensa è che le cose sono rappresentazioni di realtà che stanno altrove, la seconda cosa che mi piace pensare è che le realtà che dovrebbero stare altrove... in realtà stanno dentro e sono quella cosa che vediamo.[/QUOTE]
Certo, ma noi ci perdiamo di fronte alle cose. Ci accontentiamo di credere che le cose siano esattamente così come le vediamo, soltanto ciò che vediamo, e se pensiamo che in realtà siano più di ciò che vediamo, andiamo a cercare dietro le cose stesse, trascurando ciò che appare, dimenticando che nulla appare invano.
Nel trascorre dal visibile all'invisibile, ci perdiamo. Perdiamo di vista la 'superficie' delle cose. Occorre essere superficiali, amare la loro superficie. Lì si nasconde la loro profondità.
Nietzsche ha scritto che non c'è niente in profondità che non si manifesti in superficie!
Occorrono occhi di seconda vista per vedere in che modo le cose si danno a noi nascondendosi alla vista. Esse, comunque, si danno, si mostrano. Bisogna rimanere in ascolto. Attivare gli strati profondi della sensibilità, per entrare in comunicazione con il cuore profondo delle cose. Seguire il significante. La sua legge. Non c'è niente che sia perfettamente incomprensibile, come non c'è niente che non si manifesti a noi, i beanti. Devi essere anima beante, cioè ferita aperta che sanguina. Solo a questa condizione attingerai l'Aperto.
Saturday, July 09, 2005 2:48 PM
Sulle Orme degli Antenati.
Cara Sofia,
leggendo Chatwin - troverai in questi giorni in edicola "Le vie dei canti" - ho scoperto che gli antichi eborigeni dell'Australia hanno prodotto miti che narrano di leggendarie creature totemiche che nel Tempo del Sogno percorsero il continente cantando il nome di ogni roccia, pianta o animale in cui si imbattevano e col loro canto fecero esistere il mondo.
Rilke ebbe un'intuizione del genere. Anche lui disse che cantare è esistere.
Non è indispensabile, dunque, attendere risposta al proprio interrogare. E nemmeno serve alimentare un 'pensiero sedentario'. Allo stesso modo, non troverai risposta.
Riprendo il mio cammino solitario.
Addio.
Gabriele
sofia
Saturday, July 09, 2005 2:56 PM
nni
ciao,si si,esteticamente tranne il sangue.
dove ha parlato montale della legge del padre?...
mi piace troppo montale ma evidentemente lo conosco ben poco.
ora vado,mi riscrivo la poesia in siciliano e me la appendo in camera vicino alle altre,di montale,pavese e anche "mie".
sono ancora poche ma sono molto selettiva,nei confronti degli altri...
riferendosi ad una fanciulla pavese dice:

...
L'ho creata dal fondo di tutte le cose
che mi sono più care,e non riesco a comprenderla.

ora ti saluto però prima vi racconto una storia:



c'era un giorno una signora si chiamava tristezza,
andava per una stradina e c'era il vento,e una vecchia con dei grossi ceci
in terra,e uno più grosso.
il paesaggio era come di un quadro con i colori a olio,forti colori,forte
verde,come di germania,forte celeste chiaro,come di nubi,forte la stradina,forte la signora e grigia,camminava...
e aveva la testa reclinata,e un pò di tristezza,la signora tristezza,come se il prosciutto si dolesse del porco,
era triste e...non sapeva bene dove andare,quasi quanto sapeva cosa avrebbe portato...
signora tristezza mi fai un pò paura ma poichè ho il pennello in mano mi viene in mente che potrei disegnarti un posto dove quando arrivi tutti ti vogliono così bene
perchè ti conoscevano da giovane e non sanno bene come sei oggi...
e tu lo dimentichi.



so
Saturday, July 09, 2005 2:59 PM
in un battibaleno
ciao,abbiamo scritto insieme,ma tu più in fretta,ti rispondevo al messaggio di prima.ciao
Incontro
Saturday, July 09, 2005 4:21 PM
una voce più aspra e netta insieme, una voce di tempi perduti
[QUOTE] L'ho creata dal fondo di tutte le cose / che mi sono più care, e non riesco a comprenderla. [/QUOTE]

Nel testo [C]Incontro[/C] da cui hai estratto i due versi di Pavese, lui fa riferimento alla "donna dalla voce roca" che amò a lungo e che custodiva il suo segreto più grande. Qualche anno fa l'editore Einaudi ha pubblicato le pagine de [C]Il mestiere di vivere[/C] che aveva censurato quando pubblicò il diario nel dopoguerra, facendo conoscere al mondo quello che oggi forse impedisce di godere della poesia dell'opera di Pavese. Quelle pagine aiutano a comprendere perché prediligesse una donna simile.

Saturday, July 09, 2005 4:38 PM
non esteticamente
[QUOTE] ciao, si si, esteticamente tranne il sangue.[/QUOTE]
Il 'sangue' in questione e la ferita da cui dovrebbe sgorgare fanno parte di un'immagine di Lacan. E' un altro modo per dire la tua sensibilità viva, la tua capacità di avvertire la presenza del vento e di seguire la sua voce. Le cose ti si manifestano con fruscii, cenni, leggerissime inflessioni della voce, scarti del pensiero. Ma soprattutto dovrai saper cogliere le pause della vita. Esse dicono più di mille parole. Interpretare i silenzi. Compito arduo, che non potrai condividere con nessuno. L'esito di quel lavoro è ciò che genera la ferita nell'anima. Il sangue che ne uscirà è il dolore dell'assenza e della mancanza, della perdita e dell'abbandono. Ad essi potrai porre rimedio solo con il canto.
Più familiare ti sembrerà la 'situazione' proustiana per cui si richiede un'attitudine particolare per poter sentire riemergere il 'tempo perduto' ed entrare veramente a contatto con le cose, cioè con eventi persone luoghi siti della memoria. Da quel fondo 'perduto' attingerai la voce del mare.
Ritroverai te stessa.
Nel suo [QUOTE]Contro Sainte-Beuve[/QUOTE] Proust afferma che crede sempre di meno al valore dell'intelligenza. E noi sappiamo cosa intendesse dire.
G.
Saturday, July 09, 2005 4:55 PM
essere vasto e diverso e insieme fisso
[QUOTE] dove ha parlato montale della legge del padre?... [/QUOTE]
Antico, sono ubriacato dalla voce
ch'esce dalle tue bocche quando si schiudono
come verdi campane e si ributtano
indietro e si disciolgono.
La casa delle mie estati lontane,
t'era accanto, lo sai,
là nel paese dove il sole cuoce
e annuvolano l'aria le zanzare.
Come allora oggi in tua presenza impietro,
mare, ma non più degno
mi credo del solenne ammonimento
del tuo respiro. Tu m'hai detto primo
che il piccino fermento
del mio cuore non era che un momento
del tuo; che mi era in fondo
[COLORE]FF0000[=COLORE]la tua legge[/COLORE] rischiosa: [COLORE]FF0000[=COLORE]esser vasto e diverso
e insieme fisso[/COLORE]:
e svuotarmi così d'ogni lordura
come tu fai che sbatti sulle sponde
tra sugheri alghe asterie
le inutili macerie del tuo abisso.

Sta in [C]Ossi di seppia[/C]. Ma è solo un esempio. I luoghi sono tanti.
Anche lui, come Buttitta, ti dice la legge quale sia: [C]svuotarmi ... d'ogni lordura / come fai tu ...[/C];
[C]essere vasto e diverso e insieme fisso[/C]: questa è la legge del padre: consistere [S]qui[/S] e [S]ora[/S], sempre, a dispetto delle macerie dell'abisso.
Saturday, July 09, 2005 5:06 PM
Errante radice
Cara Sofia,
fai bene a presentare la signora Tristezza ai tuoi amici. Chissà che non accada anche a loro di ricordare la sua giovinezza e di prendersi cura della sua malinconia di oggi, per aiutarla a dimenticare le sue rughe!
Tu non smettere mai di credere che la cosa più importante sia il canto.
Alcuni illustri tedeschi ci hanno insegnato il canto del dipartito, l'addio alla terra di Mahler. Solo il 'dipartito' conosce il cammino della sera.
Non mettere radici troppo profonde. Lascia che sia il vento a decidere dove tu debba riposare.
Sii errante radice. E' l'unico rimedio che conosciamo contro la malinconia.
G.

Saturday, July 09, 2005 5:09 PM
la presente e viva e il suon di lei
E' il vento che porta a te la voce del mare!
Saturday, July 09, 2005 5:50 PM
canto
Un anno prima dell'uscita di [C]Ossi di seppia[/C] il poeta Sergio Solmi (il più grande leopardiano) scriveva:

Canto di donna

Canto di donna che si sa non vista
dietro le chiuse imposte, voce roca,
di languenti abbandoni e d'improvvisi
brividi scorsa, di vuote parole
fatta, ch'io non discerno.
O voce assorta, procellosa e dolce,
folta di sogni,
quale rapiva i marinai in mezzo
al mare, un tempo, canto di sirena.
Voce del desiderio, che non sa
se vuole o teme, ed altra non ridice
cosa che sé, che il suo buio, tremante
amore. Come te l'accesa carne
parla talora, e ascolta
sé stupefatta esistere.
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