Senza la pretesa di schierarmi pro o contro Bettini (ho sempre detestato i processi del giorno dopo ad allenatori o ct, pratica italica odiosa mutuata dal calcio), vorrei solo sottolineare che anche nel ciclismo, come in qualsiasi altra situazione, si fa quel che si può, con quel che si ha. Il livello medio della nostra nazionale era veramente modesto, ma non solo per le scelte di Bettini, anche e soprattutto perché il nostro ciclismo al momento non offre molto di meglio. Bennati era la punta. Poco? Sì, forse poco. Ma non c'era nulla di meglio. Se pensate che la seconda punta era Modolo, non c'è proprio da stare allegri. Bisogna accettare la realtà, non farsi illusioni e lavorare per il futuro. A volte i media ci fanno credere che abbiamo grandi velocisti perché i nostri collezionano successi a iosa nel Langkawi, nel Burkina Faso o nel Borneo. Ma è tutta gente di poco spessore, che quando si tratta di confrontarsi con i big svanisce come neve al sole. I migliori sprinters adesso arrivano dalla pista, perché la pista t'insegna come districarsi, come sgomitare, come avere coraggio. Qui, da noi, la pista non esiste più. I velodromi sono pieno di erbacce

. E siamo stati il Paese dei Maspes, Gaiardoni, Faggin e Beghetto. Rendiamoci conto quindi che i risultati che otteniamo sono il prodotto di ciò che seminiamo.