Cime tempestose....
Mia madre aveva una collezione di libri dedicati alle grandi autrici della cultura anglosassone, tra i quali Jane Eyre, Wuthering Heights... e altri di cui sinceramente non ricordo i titoli, li lessi tutti avidamente, erò già allora un ragazzino un po' timido, malinconico e sensibile. Erano gli anni '68/69.
Negli stessi anni, o forse prima vidi anche il film Cime tempestose in tv. Un maestoso bianco e nero, mai dimenticato.
Già allora un impagabile romantico.
Più tardi nel 1974 m'innamorai di una ragazzina di 16 anni di nome Catherine Bush (ne avevo 18...) che cantava una canzone dedicata al celebre romanzo che mi aveva appassionato pochi anni prima.
Più tardi ancora quel nome segnerà ancora la mia vita, forse un nome che mi é predestinato...
Wuthering Heights
Out on the wiley, windy moors
We'd roll and fall in green.
You had a temper like my jealousy:
Too hot, too greedy.
How could you leave me,
When I needed to possess you?
I hated you. I loved you, too.
Bad dreams in the night.
They told me I was going to lose the fight,
Leave behind my wuthering, wuthering
Wuthering Heights.
Heathcliff, it's me, Cathy,
I've come home. I'm so cold!
Let me in-a-your win-dow.
Heathcliff, it's me, Cathy,
I've come home. I'm so cold!
Let me in-a-your win-dow.
Ooh, it gets dark! It gets lonely,
On the other side from you.
I pine a lot. I find the lot
Falls through without you.
I'm coming back, love.
Cruel Heathcliff, my one dream,
My only master.
Too long I roam in the night.
I'm coming back to his side, to put it right.
I'm coming home to wuthering, wuthering,
Wuthering Heights,
Heathcliff, it's me, Cathy,
I've come home. I'm so cold!
Let me in-a-your win-dow.
Heathcliff, it's me, Cathy,
I've come home. I'm so cold!
Let me in-a-your win-dow.
Ooh! Let me have it.
Let me grab your soul away.
Ooh! Let me have it.
Let me grab your soul away.
You know it's me, Cathy!
Heathcliff, it's me, Cathy,
I've come home. I'm so cold!
Let me in-a-your win-dow.
Heathcliff, it's me, Cathy,
I've come home. I'm so cold!
Let me in-a-your win-dow.
Heathcliff, it's me, Cathy,
I've come home. I'm so cold!
"CIME TEMPESTOSE"
(WUTHERING HEIGHTS)
Fuori, nella brughiera selvaggia e ventosa
Cadevamo rotolandoci nel verde
Tu avevi un carattere, come la mia gelosia,
Troppo ardente, troppo divorante
Come hai potuto lasciarmi?
Quando avevo bisogno di possederti
Ti odiavo, ti amavo anche
Incubi nella notte
Mi dicevano che stavo per perdere la battaglia
Lasciando indietro le mie tempestose, tempestose,
Cime Tempestose
Heathcliff, sono io, Cathy, sono tornata a casa
Ho tanto freddo, lasciami entrare dalla tua finestra
Oh, si fa buio, si fa solitudine
Dall'altra parte, lontano da te
Il desiderio mi tormenta, scopro che il destino
Non può compiersi senza te
Sto arrivando, amore, crudele Heathcliff
Mio unico sogno, mio unico padrone
Troppo a lungo ho vagato nella notte
Sto tornando al suo fianco, per mettere tutto a posto
Sto tornando a casa, alle tempestose, tempestose
Cime Tempestose
Heathcliff, sono io, Cathy, sono tornata a casa
Ho tanto freddo, lasciami entrare dalla tua finestra
Oh, lascia che sia mia, lascia che ti porti via l'anima
Lo sai, sono io, Cathy...
Heathcliff, sono io, Cathy, sono tornata a casa
Ho tanto freddo, lasciami entrare dalla tua finestra (2)
Heathcliff, sono io, Cathy, sono tornata a casa
Ho tanto freddo...
Romanzo di Emily Brontë pubblicato nel 1847
La storia è raccontata da due narratori: Lockwood e la signora Nelly Dean, serva prolissa. I dialoghi si aprono nel 1801. Un lungo flashback della signora Dean ci riporta indietro di quarant’anni all'arrivo di Heathcliff a “Wuthering Heights” (Cime tempestose). L’epilogo ha luogo nel 1802.
“Cime Tempestose” sono le terre situate alla sommità di un colle spazzato dal vento del nord (e l’elemento atmosferico - come la pioggia perenne nella Los Angeles di “Blade Runner”- gioca qui un ruolo fondamentale suggerendo come non mai lo “stato d’animo” non solo dei personaggi ma la “temperatura” dell’intera vicenda). La famiglia Earnshaw vi viveva felice a “Wuthering Heights”, fino a che nel 1771, il sig. Earnshaw adotta un trovatello di 6 anni, Heathcliff. Quest'ultimo attirerà la disgrazia su questa famiglia. Fin dall'inizio, Hindley, il figlio di Earnshaw prova un odio profondo per quest'intruso. Alla morte del suo vecchio benefattore, Heathcliff deve subire il rancore di Hindley, diventato padrone della proprietà.
Umiliato per la sua condizione subalterna, Heathcliff, che tuttavia ama Catherine, la sorella di Hindley, giura di vendicarsi. La sua furia è decuplicata quando Cathy, dal temperamento focoso come il suo e di cui egli è innamorato pazzo, sposa il ricco Edgar Linton.
Heathcliff giura di distruggere le due famiglie che lo hanno fatto così tanto soffrire.
Intanto Cathy muore dando alla luce una bimba chiamata, anche lei, Catherine.
Heathcliff mette allora in atto una vendetta demoniaca. Sposa Isabelle, la sorella di Edgar, che non ama, al solo scopo di impadronirsi della fortuna dei Linton. Eserciterà in seguito la sua vendetta su Hindley, fratello di Catherine, su Linton suo figlio e su Catherine, la figlia della sempre amata Cathy.
Così vendicato, Heathcliff, prima di morire, acconsente che sua nuora Catherine ed Hareton, il figlio di Hindley, possano amarsi. L'unione degli eredi sopravvissuti degli Earnshaw e dei Linton riporterà la pace a “CimeTempestose”?
Romanzo che come Jane Eyre della sorella Charlotte coniuga analisi psicologica e critica sociale (le classi sociali e i loro oneri e divieti sono all’origine della tragedia non meno della tirannia dei sentimenti) si distingue per l’inusitata rappresentazione dell’ urto degli odi e degli amori, e per quel senso di cupo destino che incombe sui protagonisti, mai come in questo libro così agìti da una fatale predestinazione cui essi non sembra possano sfuggire. Tutta l’atmosfera del libro si giova dello spirito raggelante e cupo, senza scampo, di una tragedia greca, ma in una ambientazione da saga nordica. Imbarazza e al contempo cattura morbosamente il suo fosco lirismo sentimentale.
Questo libro è una tappa memorabile della narrativa femminile di tutti i tempi.
Emily (1818-1848)
"Mia sorella non ebbe per natura un’indole socievole, le circostanze favorirono e alimentarono un’inclinazione alla solitudine: tranne che per andare in chiesa o per fare una passeggiata sulle colline, ella raramente varcava la soglia di casa…quanto la sua mente raccoglieva della realtà che le toccava, si riduceva troppo esclusivamente a quei tragici e terribili caratteri di cui la memoria …è costretta a recare l’impronta. La sua fantasia, che era più tenebrosa che solare, più vigorosa che giocosa, trovò in quei caratteri il materiale da cui trasse creature come Heathcliff, come Earnshaw, come Catherine…"
Così Charlotte Brontë, nella prefazione ad una riedizione del romanzo "Cime tempestose" uscita nel 1850, quando Emily era ormai morta. Ed, in effetti, non si può pienamente comprendere il romanzo se non si conosce la vita della scrittrice, la sua incapacità di affrontare il mondo, il profondo affetto che la legava alla casa, alla famiglia, al cane Keeper, alla vita solitaria, l’appassionato attaccamento alla brughiera laddove, fra i campi di eriche, soffiava quel crudele vento dell’est che (non poco influiva sui polmoni e sul sistema nervoso delle sorelle Brontë) e, soprattutto, l’amore per la scrittura.
Fin da piccola Emily, alta, dagli occhi grigi azzurri ed i capelli rossi, femminilmente fragile eppure a tratti mascolina, era stata timida e ritrosa, ma negli ultimi anni della sua vita si produsse un mutamento, per cui si differenziò dalla se stessa di prima ed il suo comportamento divenne simile a quello dei personaggi descritti nel romanzo, forse per l’acquisita consapevolezza di sé, del suo talento, delle sue idee. Cominciò così a staccarsi sempre più dal modo precedente di essere, ad affermarsi, a far valere anche in famiglia la sua personalità, esprimendo in ciò l'atteggiamento tipico dei poeti romantici, che tendevano a tradurre le teorie dei loro scritti in comportamento personale. Sempre secondo le parole di Charlotte, addirittura nell’ultimo anno di vita Emily era divenuta sprezzante, sdegnosa, inflessibile, quasi sovrumana, incurante della sua salute, incupita dalla malattia fatale, la tisi, che la stava conducendo verso la tomba, ma non piegata dal pensiero della morte imminente che, quasi cercò, esponendosi al freddo al funerale del fratello, rifiutando poi ostinatamente di curarsi, ed infine abbandonandosi al male con voluttà.
L’unico romanzo composto da Emily Brontë, l’autrice più interessante ed inquietante della narrativa inglese dell’Ottocento, pubblicato per la prima volta nel 1847, subito condannato dalla critica perché immorale, fu "Cime tempestose", una vicenda di solitudine, amore, odio e vendetta, sullo sfondo delle solitarie brughiere dello Yorkshire.
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"Prima di frequentare la scuola,
prima di imparare a leggere,
cantavo i tradional irlandesi e inglesi.
Credo che la musica abbia catturato la mia anima
ancor prima che l'educazione neppure mi sfiorasse."
(da "Friday Night and Saturday Morining", '81)
Nome: Catherine
Cognome: Bush
Data di nascita: 30 luglio 1958
Luogo di nascita: presso il Bexleyheath Maternity Hospital, a sud-est di Londra (Kent)
Professione: compositrice, autrice, interprete, produttrice, arrangiatrice, polistrumentista (pianoforte, Fairlight, violino, basso, chitarra, drum-machine), ballerina, coreografa, regista.
Poche donne nella storia del rock sono riuscite a unire tante qualità artistiche come Kate Bush. Compositrice, autrice, interprete, produttrice, arrangiatrice, polistrumentista (pianoforte, Fairlight, violino, basso, chitarra, drum-machine), ballerina, coreografa, regista: tutto ciò è riuscita ad essere in questi anni l’ex-ragazzina prodigio che a soli sedici anni stupì il mondo con “Wuthering heights”. Era una di quelle ballate destinate a lasciare il segno, una favola romantica ispirata a “Cime tempestose” di Emily Brontë, ma soprattutto un saggio dell’incredibile voce di Catherine Bush, in arte Kate, capace di ben quattro ottave di estensione. Un simile talento, nel rock al femminile, non si ricordava dai tempi di Janis Joplin.
Ma con il canto straziante della grande blues-singer americana, Kate Bush aveva poco a che vedere. La sua voce evocava le fiabe gotiche e il folk celtico, il misticismo medievale e gli incantesimi delle streghe, i riti tribali e il pop più etereo. Uno stile che di lì a poco avrebbe contagiato intere generazioni di cantanti, da Tori Amos a Elizabeth Fraser dei Cocteau Twins, da Bjork ad Anneli Marian Drecker dei Bel Canto. "Ho sempre provato piacere nel raggiungere note non facilmente raggiungibili – racconta Kate Bush -. Una settimana dopo tocco quella nota e cerco di raggiungere quella ancora più alta. Ho sempre sentito dentro di me che si possono acuire i propri sensi se ci si prova. La voce è come uno strumento. La ragione per cui ho cantato 'Wuthering Heights' con note così alte è perché ho sentito che così doveva essere. Il libro ha un'atmosfera misteriosa e io volevo che il brano la riflettesse”.
A dispetto dell’alone leggendario del suo personaggio, Kate Bush ha sempre preferito evitare le luci della ribalta. Così quando l’anno scorso ha avuto un bambino, i tabloid inglesi l’hanno addirittura accusata di averne voluto occultare la nascita. Lei ha replicato in modo insolito, con una lettera al suo Fans Club: “Desidero che sappiate che sono molto felice e orgogliosa di avere un figlio così bello, Bertie è assolutamente meraviglioso. Lontana dall'essere reticente, sto solo cercando di essere una buona madre protettiva e di donargli un'infanzia quanto più possibile normale, preservando al tempo stesso la sua privacy. E' una grande gioia per me essere mamma, così come lavorare al nuovo album. Spero sarete felici per me".
In realtà del nuovo album si sa molto poco. Quel che è certo, invece, è che l’intero catalogo di Kate Bush sarà rimasterizzato presso gli Abbey Road Studios. Un’occasione per riassaporare i successi che hanno segnato la carriera della quarantaduenne artista inglese. Una carriera nata da una grande passione.“Prima di frequentare la scuola, prima di imparare a leggere, cantavo i ‘traditional’ irlandesi e inglesi. Credo che la musica abbia catturato la mia anima ancor prima che l'educazione neppure mi sfiorasse.", ha raccontato. Nella fattoria dei Bush, vicino Londra, nelle campagne del Kent, la musica non mancava mai. Il padre di Kate, medico di professione, amava suonare al piano le melodie di Chopin, Beethoven e Schubert. La madre Hannah, irlandese di nascita, infermiera, suonava invece l'arpa ed amava danzare sulle note dei traditional della sua terra. Il fratello minore, Jay, amava suonare la chitarra ed era un seguace del filosofo J.B.Gurdjieff, i cui insegnamenti segneranno il repertorio della cantante inglese. Il fratello maggiore Paddy era specializzato nella costruzione di quegli strumenti medievali che troveranno posto in diversi dischi di Kate.
“Avevamo un vecchio organo in un fienile annesso alla nostra casa – racconta Kate Bush - e io passavo molto tempo a suonare inni religiosi con la pedaliera. Amavo molto quelle melodie e armonie, e capii da sola che un accordo era formato da un minimo di tre note, e che cambiando una sola di queste si possono ottenere accordi completamente diversi per accompagnare altre note. Da lì è nato il mio interesse al modo in cui la musica potesse cambiare usando accordi diversi. Man mano che i topini rosicchiavano l'organo, perdevo l'uso di sempre più note, così mi dedicai al pianoforte".
Nonostante le difficoltà incontrate tra le mura della rigida St Joseph's Senior School, Kate rivelò subito il suo genio musicale. Senza alcuna base teorica alle spalle, salvo le poche lezioni di violino, tra i 10 e i 13 anni si esercita strimpellando sui tasti bianchi e accompagnando al pianoforte Paddy che suona il violino. Nel '71 esistono già delle versioni embrionali di brani come "The man with the child in his eyes" e "The saxophone song", inclusi successivamente nell’album d’esordio, The Kick Inside.
Ma Kate ha un’altra passione: la danza e il mimo. Dopo un corso alla scuola Elephant and Castle di Londra, incontra Lindsay Kemp, già maestro di David "Ziggy Stardust" Bowie, uno dei suoi beniamini. “Mi recai a vedere un suo spettacolo e fu allora che all'improvviso realizzai che era ciò che stavo cercando, quel tipo di movimento unito alla musica. Così ho iniziato a seguire alcune delle sue lezioni. Mi ha insegnato che ci si puo' esprimere con il proprio corpo, e che quando il tuo corpo e' sveglio lo e' anche la tua mente", ha raccontato Kate Bush nella sua “Biography”. E Lindsay Kemp la ricorda così: “Ho visto questa piccola cosa brillante: mi ricordava Campanellino o Wendy di Peter Pan o qualcosa del genere. In classe si donava completamente. Da quella sottile, fragile e timida persona, venne fuori quel potenziale espressivo. Amava il dramma. Io l'ho solo aiutata un po' a danzare, ad essere un po' più incisiva di quanto non fosse prima".
La passione per la danza e per l’esoterismo (pare che ancora si diletti nell’arte dei “tarocchi”) si uniscono in Kate Bush a un universo musicale variegato, in cui non c’è solo il folk e la classica. Roxy Music, Beatles, Rolling Stones, King Crimson, Pink Floyd, Steely Dan e Fleetwood Mac sono le sue rockstar preferite. Ma la sua vera musa è Billie Holiday: “E' stata una scoperta molto importante per me. La sua voce mi toccava. Così emozionante, così lacerante. Quando cantavo a 18 anni, portavo sempre un fiore dietro l'orecchio per assomigliarle: sentivo che mi avrebbe portato fortuna. Ancora oggi è una grande ispirazione”. Un amore che Kate Bush ha tradotto qualche anno fa nella cover di un classico della grande interprete americana, “The man I love”.
Ma se la sua musa è Billie Holiday, il suo “angelo custode” è David Gilmour, chitarrista dei Pink Floyd. E’ lui che rimane folgorato dalle qualità della ragazzina di 14 anni che aveva sentito cantare in un demo gracchiante. E’ lui che le produce alcuni brani e la mette in contatto con Terry Slater, il responsabile della Emi. Che racconta così la nascita di un idillio: "Un giorno stavo passando davanti all'ufficio del mio collega Bob Mercer quando sentii il demo di ‘The Man with the child in her eyes’. Spalancai la porta e chiesi a Bob: ‘Chi è quest'uccellino?!’, e lui "E' una ragazza di nome Kate Bush". Gli dissi: ‘Questo brano è ottimo: cosa devo fare per mettermi in contatto con lei?’. Mi diede il suo numero di telefono e la chiamai”. Inizia così la carriera di una delle più grandi cantanti rock di tutti i tempi.
Una circostanza curiosa segna la gestazione dell’album d’esordio, The Kick Inside. La Emi vorrebbe imporre come primo singolo “James and the cold gun”. Ma Kate non ne vuole sapere: lei ha scelto “Wuthering heights”. “Io le risposi che il suo lavoro era di scrivere canzoni mentre il mio era quello di portarle sul mercato – ricorda Bob Mercer -. Sentivo che se avesse sperimentato un fallimento ad una così giovane età non sarebbe stata capace di sopportarlo. In quei giorni ero molto occupato. Dovevo lottare contro il fiasco dei Sex Pistols e non mi aspettavo da lei un simile comportamento. Stavo per perdere la pazienza quando lei scoppiò a piangere. A quel punto le dissi: ‘Va bene, ma quando sbatterai contro il muro imparerai a non interferire più’. Ma Kate Bush non sbatte contro il muro: “Wuthering Heights” (1978) spopola restando in testa alle classifiche britanniche per quattro settimane. E l’exploit è tale che anche le vendite dell’omonimo romanzo di Emily Brontë subiscono un consistente aumento. Da allora la Emi è costretta ad ascoltarla.
The Kick Inside folgora il pubblico per la sua ricchezza e originalità. Colpisce anche il personaggio Kate Bush: la sua voce particolare, le capacità mimiche, il fascino esotico e le armonie elaborate delle sue composizioni. Un successo ribadito un anno dopo da Lionheart, che, pur non all’altezza del precedente, porta in classifica il singolo “Wow”.
Nell’aprile 1979 Kate Bush debutta sul palco, al Palladium di Londra. Scrive testi, musiche e coreografia, disegna i costumi e conquista pubblico e critica per come canta, danza e recita. Le sue performance sono un misto di sensualità tenebrosa e tenerezza, poesia e provocazione kitsch. Una carica esplosiva che la cantante spiega così: “Non voglio stare sul palco sentendomi me stessa, non credo di essere un soggetto interessante da guardare. Ciò che voglio è sentirmi il personaggio del brano. Credo che sia più interessante per chi viene a vedere il concerto ed è anche una sfida maggiore per me. Sentendomi il personaggio della canzone, all'improvviso provo una forza e un'energia che forse normalmente non avrei. Mi è molto difficile essere me ‘on stage’: resterei ferma lì a rigirarmi i pollici".
L’anno successivo arriva il trionfo del singolo “Babooshka”, una filastrocca magica e ammaliante, che la consacra definitivamente star del rock mondiale. L’album che ne consegue, Never for ever, arricchito anche dalla tenera ballata antimilitarista “Army dreamers”, è forse il suo lavoro più completo. "E’ stato il mio primo disco che sono riuscita ad ascoltare rilassata e ad apprezzare veramente – racconta -. Ha rappresentato il mio primo passo nel controllo dei suoni. Sono stata molto più coinvolta nell'intero lavoro di produzione, quindi ho avuto molta più libertà e controllo".
Dal 1980 Kate Bush inizia a collaborare con Peter Gabriel, con il quale si narra abbia avuto anche una lunga relazione. E i frutti si vedono nel progetto etno-folk The dreaming (1982), ispirato a una pittura tribale degli aborigeni australiani risalente a molti secoli fa. E’ uno dei dischi più sperimentali e coraggiosi di Kate Bush, che all’ex-leader dei Genesis regalerà anche un memorabile duetto in “Don’t give up” (da “So”, 1986). Ma nel frattempo la cantante inglese si allontana progressivamente dalle scene, centellinando apparizioni in tv e concerti. Dopo tre anni di silenzio, il più orecchiabile Hounds of love la riporta in classifica anche grazie ai singoli “Running up that hill”, una danza magica tra ritmi tribali e vocalizzi preziosi, e “Cloudbusting”, una rivisitazione del Bolero di Ravel con tanto di videoclip insieme a Donald Sutherland. Kate Bush torna in auge anche grazie a The whole story, un’eccellente antologia che ne ripercorre i successi. Ma da quel momento inizia la parabola discendente, appena interrotta (in parte) con The sensual world (1989), che si avvale dell’orchestra e del coro della radio bulgara e racconta “della sensualità del mondo e di quanto piacere procuri ai nostri sensi se ci doniamo ad essa”. L’unico disco di Kate Bush negli anni ’90 – The red shoes – non aggiunge molto al suo repertorio.
Vegetariana, Kate Bush crede nella reincarnazione, si dice affascinata dalla religione pur definendosi “una persona non molto religiosa”, e sostiene che quando sarà completamente soddisfatta di un suo lavoro “sarà la fine, le campane a morto”. I suoi fan adesso attendono il nuovo album. Ma per ora la “leonessa del rock” sembra impegnata soprattutto nel suo nuovo mestiere: quello di madre.
eMi :-)
[Modificato da ephrem 10/03/2004 22.12]