Print   Search   Utenti   Join     Share : FaceboolTwitter
Full Version: Vita è Amore...
Ignazio Perez
Thursday, February 12, 2009 12:46 PM
Da una lettera dei genitori di Terry Schiavo (morta qualche anno fa in America a causa dell'eutanasia) ai genitori di Eluana Englaro:

"Ciò che dà qualità e valore alla vita è l’amore. Amare ed essere amati è ciò che dà valore alla vita. L’amore è l’arbitro ultimo della vita. L’eutanasia è l’abbandono dell’amore. Dove c’è amore, c’è speranza".


Ignazio Perez



www.ignazioperez.com

Daniele
Thursday, February 19, 2009 12:49 AM
Lettera ai Corinzi
Ciao amiko,

hai scritto un commento di altissimo significato e per non essere da meno ti rispondo con un brano tratto Lettera ai Corinzi di San Paolo:

L’amore è paziente, ha pazienza, ha un cuore grande ed ampio. Può aspettare. Non e gretto. Rimane aperto all’altro, ma questo cuore ampio, ‘magnanimo’, non riguarda solamente il comportamento con altri. Quando ho un cuore grande, allora io mi sento diverso. Sono libero, aperto. La vita può scorrere in me. Non mi fisso mai sul negativo che percepisco in me o negli altri. Il cuore ampio e il contrario di ‘meschino’, di gretto, di incaponito. Si capisce da tutto l’essere di una persona se ha un cuore ampio o un animo piccolo, uno spirito gretto.

L’amore è benigno. La parola greca indica che l’amore si comporta in modo buono, giusto, onesto, indica che e salutare, che fa bene agli altri e porta loro salvezza. Una persona che è piena di amore fa bene agli altri. Ha un influsso sanante. Si sta volentieri in sua presenza. Vede il bene nell'altro e lo trae fuori. Poiché crede nella bontà che c’è nella persona, si comporta in modo buono anche con lei.

L’amore non e invidioso. La parola greca che indica l’invidia deriva dall’idea che uno brucia dentro, che va in bestia ed è scosso violentemente da questa passione. L’amore ha una qualità diversa. Emana calma ed indipendenza dall’altro. Non si irrigidisce nell’invidia per incatenare l’altro, ma lo lascia libero. Già lo scrittore greco Massimo di Tiro ha visto la libertà come il massimo distintivo dell’amore: <<L'amore non ha in odio niente quanto la costrizione e la paura. È altero e completamente libero, addirittura più libero di Sparta>>. Chi sente in sé l’amore, è libero. Non si paragona all’altro. È contento di sé. Il suo cuore non è lacerato dalle passioni. L’amore conduce la persona a se stessa, al proprio essere. Corrisponde al suo essere più profondo.

L’amore non si gonfia, Non ha necessità di darsi delle arie, di gonfiarsi, di essere pieno di sé. Nell’amore io sono semplicemente me stesso. Mi mostro come sono. Non ho niente da nascondere. Non mi devo vantare di qualsivoglia prestazione, sono soddisfatto di me stesso, poiché io sento in me il sapore dell’amore. L’amore rende la vita degna di essere vissuta. Non ho bisogno di conferma o riconoscimento. L’amore non agisce in modo insolente, in modo volgare. Non è amorfo ed odioso. L'amore corrisponde piuttosto all'essere della persona e la rende bella. Le dona quella forma che le è adatta. Solamente chi ama e veramente una persona umana: è questo in fondo che intende dire l'affermazione di Paolo.

L'amore non guarda al proprio interesse, non cerca il proprio tornaconto. Non gira attorno a se. Non deve affermare se stesso, poiché semplicemente esiste. Non usa l’altro a proprio vantaggio, ma serve l’altro. Non aspetta la felicità dall’altro, ma vuole renderlo felice. Non opprime l’altro per ottenere piacere sessuale, ma vuole essere una cosa sola con lui. L’amore è libero dalle continue fissazioni su stesso, che corrispondono alla paura di rimetterci. Chi è pieno d’amore ne ha abbastanza, non deve avere sempre di più.

Quando Paolo dice che l’amore non si fa prendere dall’ira, ad un primo sguardo questo sembra fare problema. Infatti, come dobbiamo comportarci con la nostra aggressività? Amore ed aggressività in fondo si coappartengono strettamente. Lo ha descritto con tutta evidenza Peter Schellenbaum nel suo libro Il no nell’amore. Senza aggressività l'amore si trasforma in una catena che non lascia libero l'altro. L’aggressività tiene continuamente alta la tensione tra vicinanza e distanza e senza questa tensione l’amore si perde, Aggressività ed amore sono due poli che hanno bisogno l'uno dell'altro. Paolo evidentemente intende dire qualcos’altro. L’amore non rende arrabbiati, aspri, non diventa una passione troppo piena di irritazione, come un attacco di febbre. Non rumina dentro di sé nel rancore. Piuttosto ha la qualità della calma e della forza, del calore e della chiarezza. Ha il coraggio di dire all’altro che ha ferito qualcuno, che si è arrabbiato con lui. Chiarisce le incomprensioni. Prende atto delle aggressioni che in ogni amore insorgono di continuo e ci proteggono dall’affondare in una falsa armonia. La parola greca che indica la rabbia deriva dal concetto di ‘inopportuno’, ‘affrettato', ‘violento'. L'amore reagisce in maniera adeguata. È nell’attimo. Parole offensive non riescono a scacciarlo dal momento presente. Non e suscettibile. Chi è suscettibile e sempre strappato via dall’attimo. Le parole offensive fanno apparire in lui quanta rabbia e scontentezza ha ammassato sotto pelle.

L’amore non serba rancore per il male. È non ne iene conto. Non lo calcola. Nella relazione reciproca noi spesso ci mettiamo a calcolare a vicenda quanto l’altro ci ha fatto. Gliela facciamo pagare cara. Crediamo che una buona relazione si basi sul pareggio. Se l'altro mi ha ferito, io lo ferisco. Con questo, però, non si ottiene un pareggio, ma un continuo calcolare, un circolo vizioso di ferite reciproche, che mai finisce. Solamente chi e gretto calcola e continua a fare i conti. Chi si è addentrato molto nell’amore non ha più bisogno di tener conto del male. L'amore vince il male, invece di accrescerlo tenendone conto. L'amore non gioisce per l'ingiustizia, per la ferita, ma gioisce per la verità. Gioisce quando l’altro vale per come è realmente. Non lo vuole svalorizzare con le ferite e metterlo cosi dalla parte del torto. Paolo conclude la descrizione dell’amore con quattro affermazioni centrali: «Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta» (1 Cor 13,7). Questa formula ricorda gli inni che Platone o Massimo di Tiro intonano sull’amore. Anche in questo caso non possiamo subito guardare alla relazione con l’altro. Piuttosto l'amore e visto come forza assoluta, come dono di Dio, che si ripercuote su tutto il nostro comportamento.

L’amore tutto copre. Significa: copre, protegge, custodisce tutto. La parola greca per indicare questo deriva da ‘tetto, coperta'. L’amore è come una tettoia che impedisce che l'umidità penetri in casa nostra, che gli umori negativi prendano possesso della nostra casa. L’amore e come una casa nella quale possiamo abitare, una casa nella quale ci sentiamo protetti e custoditi. Se ci sentiamo a casa nella nostra casa, possiamo con il nostro amore offrire anche all’altro un tetto di protezione, sotto il quale si sappia protetto ed accolto. L’amore invita anche altri nella nostra casa della vita.

L’amore tutto crede. La parola greca pistéuein indicara propriamente ‘fidarsi’, ‘affidarsi?. L’amore è sorretto da una fiducia di fondo nelle persone, nella vita, in Dio. Solamente se io credo ad uno, posso amarlo. Lo indica anche la lingua tedesca che trae le parole ‘credere° [glauben], ‘amare’ [lieben] e ‘lodare? [loben] dalla stessa radice (liob). Liob significa buono. Credere significa allora vedere bene, di buon occhio. Amare significa trattare bene. Posso amare solamente ciò che. credo sia buono, qualcuno di cui ho fiducia. Ciò vale sia per gli esseri umani che per Dio. Io non posso amare nessun Dio nei confronti del quale ho una sfiducia abis-sale. L'amore ha bisogno di fiducia, ma si esprime anche concretamente nella fiducia e nella fede. Credendo nella persona, la rinfranca e risveglia in lei il bene. Lodare significa chiamare il bene anche per nome. Portando ad espressione il bene, diventa reale e fecondo.

L’amore tutto spera. La speranza è un aspetto ulteriore della fede. lo aspetto qualcosa da chi amo. Credo che sia capace di qualcosa. Ho la speranza che egli si possa sviluppare, che il bene in lui diverrà sempre più forte. L’amore spezza l’ovvietà. Vede più profondo. Scopre nella persona il nocciolo buono che in lei potrebbe sbocciare. Vede in lei i segni della vitalità, della genuinità, delle capacità e delle possibilità che si trovano in lei. L’amore spera tutto da Dio. Confida che Dio opererà in noi e nelle persone che amiamo le meraviglie del suo amore.

L'amore tutto sopporta. Si pone sotto l'altro per sostenerlo e sorreggerlo. Gli è vicino, in qualsiasi modo lui si sviluppi e qualsiasi cosa riveli di sé. Rimane accanto a lui in tutti i suoi errori e le sue complicazioni. Ci riesce solamente perche tutto crede e tutto spera, perche vede il bene nell’altro e ha la speranza che il nocciolo buono venga sempre alla luce. come una colonna alla quale l’altro può appoggiarsi, che sorregge la casa della convivenza. Nell’amore abita una forza. La parola greca che indica la capacita di resistere, bypomémein, deriva dal linguaggio bellico. Significa: rimanere per respingere un assalto nemico, opporsi all’attacco, non schivarlo. L’amore non si fa mettere in fuga così facilmente. lntraprende la lotta contro le forze nemiche. Crede nella vittoria. È più forte di tutto quanto può minare la vita: «L'amore non ha mai fine» (1 Cor 13,8). È fenomeno dell'eterno nel tempo e, quindi, non ha mai fine, mentre tutti gli altri doni dello Spirito sono passeggeri e nella morte trovano il proprio termine.

Leggendo tutte queste espressioni di san Paolo a proposito dell'amore non dobbiamo subito pensare di dover fare questo o quello, di non poterci arrabbiare o ingelosire, di non dover mai pensare a noi stessi, ma sempre al vantaggio degli altri. Se dalla descrizione di Paolo traiamo solamente l’aspetto esortativo, l’amore diventa per noi una pretesa eccessiva. Paolo descrive, invece, di che cosa l’amore sia capace. L'amore è una forza propria. A volte percepiamo che noi siamo pieni di amore. La signora che mi ha raccontato che improvvisamente si era sentita dentro un profondo senso di tenerezza e di amore non sentiva in sé alcuna pressione moralistica che la spingesse ad amare tutti. Era semplicemente piena di amore. L’amore fluiva da lei verso tutte le persone, verso i fiori del prato, verso gli animali, nella sua stanza, nel suo corpo. sempre un mistero il fatto di essere presi dalla forza dell’amore. L’amore, allora, è una qualità della vita, non una nostra produzione. È un dono divino. Questo intende Paolo, quando parla dell’amor e come dono dello Spirito Santo. Con la sua descrizione dell'amore Paolo non vuole imporci una pretesa eccessiva, ma mostrarci una via, per poter vivere realmente, perché la nostra vita riceva nuovo sapore, perché sia piena e conquistata dal sapore di Gesù.

Spesso non sappiamo perche proprio in un dato momento siamo cosi pieni di amore e perché a volte per settimane non percepiamo nessun amore, nonostante tanti discorsi sull'amore. È sempre un attimo di grazia quando un cuore umano e riempito dall’amore. In questo libro ho cercato di dire che cosa possiamo fare per poter sentire in noi questo amore. Nessun'azione umana, però, può carpire l'amore. Dio stesso, lo dice Paolo e lo dicono prima di lui i greci con il loro mito di Eros, è origine dell'amore nella persona umana. L”amore è espressione della sua divinità. L’amore e divino. Dio è amore. Chi è in Dio, è anche nell’amore. Viceversa vale anche che «chi rimane nell’amore, rimane in Dio e Dio rimane in lui» (1 Gv 4,16). Non basta, però, godere del dono divino dell’amore. Dobbiamo lasciar fluire questo amore anche verso le persone e il mondo. Dobbiamo dargli espressione con nuovi modi di comportamento. Altrimenti si consuma. Altrimenti soffochiamo nel sentimento dell’amore. L'amore deve scorrere per rimanere vivo.

San Paolo
Questa è la versione 'lo-fi' dell Comunità Per visualizzare la versione completa click here
Tutti gli orari sono GMT+01:00. Adesso sono le 10:40 PM.
Copyright © 2000-2012 FreeForumZone snc - www.freeforumzone.com