Corgiu
Saturday, August 21, 2004 7:22 AM
Marina di Castagneto Carducci (Livorno), 14 agosto 2004.
Un bagnante sfida le onde e si getta nel mare impetuoso. Poco dopo si trova in grave difficoltà.
Cheikh Sarr, un ventisettenne muratore senegalese che abita e lavora a Castagneto Carducci da quattro anni, si tuffa in mare per soccorrerlo. Seguono il suo esempio un altro uomo, Francesco Candeliere, 23 anni, amico e collega di lavoro del senegalese, e due donne, madre e figlia.
L’incauto bagnante viene salvato, ma Cheikh Sarr sparisce in mare. Il suo corpo viene ritrovato due giorni dopo, a poca distanza dal luogo ove era scomparso.
Il Sindaco di Castagneto Carducci, Fabio Tinti, propone, subito, al Consiglio Comunale, di concedere la cittadinanza onoraria al giovane senegalese morto da eroe.
Il 19 agosto, a Donoratico, si svolge, con rito musulmano, la cerimonia funebre. Poco prima, direttamente dal Quirinale, giunge la “lieta novella”: il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, conferisce, «motu proprio», a Cheikh Sarr, la medaglia d’oro (alla memoria) al valor civile (la massima onorificenza civile), motivandola così:
«Udite le invocazioni di aiuto di un bagnante in grave difficoltà, si gettava in mare, unitamente ad altre persone, per cercare di soccorrerlo. Dopo aver compiuto il salvataggio veniva sopraffatto dalla violenza del mare, che lo trascinava lontano, senza possibilità di scampo. Fulgido esempio di eccezionale coraggio, nobile spirito di altruismo e preclara virtù civica».
Grazie, Presidente, per questo Suo importantissimo riconoscimento, che rende onore a questo giovane eroe dei nostri tempi.
Cheikh Sarr lascia la moglie, Hadi, di 22 anni, e la piccola Yassin, di soli 16 mesi, che vivono a Touba, in Senegal.
Lo stipendio di questo sfortunato muratore era l’unica fonte di sostentamento dell’intera famiglia. Subito è scattato il meccanismo della solidarietà. Il Comune di Castagneto Carducci ha provveduto alle spese funerarie [n.d.r.: la salma giungerà domani, 22 agosto, in Senegal]; la Provincia di Livorno si è attivata per l’adozione a distanza della famiglia. Il Presidente della Provincia di Firenze ha proposto a tutti i Comuni di intitolare una via alla memoria di Cheikh. La Provincia di Pisa ha annunciato l’intenzione di «intensificare il dialogo sia con il Senegal, sia con i suoi cittadini che vivono e lavorano in questa collettività». In pochissimi giorni sono già stati raccolti 4.000 Euro [n.d.r.: il Comune di Castagneto Carducci e il quotidiano Il Tirreno hanno aperto un conto corrente bancario. Chi volesse aiutare la famiglia di Cheikh Sarr può versare un contributo sul conto corrente n° 000001294657 della Cassa di Risparmio di Livorno, Viale Alfieri, ABI 06015, CAB 13901].
E il turista bianco salvato da Cheikh Sarr? Chi fine ha fatto? Dieci minuti dopo il salvataggio si è alzato e, senza neanche degnarsi di dire «grazie», se ne è andato via, senza lasciare traccia di sé. Si sa solo che è un italiano, di corporatura robusta, sui 35-40 anni. Preferisco non dire nulla su di lui...
Concludo, riportando, qui di seguito, integralmente, il commento di Stefano Cecchi, un grande giornalista.
«Chissà dov’è collocato il sottile confine fra l’incoscienza e l’altruismo, fra la quotidianità e l’eroismo. Chissà cosa avrà spinto un ragazzo senegalese di 27 anni, arrivato in Italia a tentare una vita distante dalla fame, ad accorrere al richiamo di un uomo in difficoltà, affrontare le onde di un mare in tempesta, salvare lo sconosciuto, ma non riuscire, poi, a salvare se stesso.
C’è qualcosa di antico nel gesto di Cheikh Sarr, muratore senegalese ritrovatosi eroe senza poterlo sapere. Qualcosa di distante da questi anni egoisti. Come se il senso spontaneo del soccorso, come se l’accorrere al solo richiamo di una persona in difficoltà, fosse ancora nei cromosomi di una società troppo spesso smarrita sui suoi valori.
Forse, anche per ciò, il gesto di questo muratore senegalese, morto per altruismo su una spiaggia delle vacanze, ha toccato il cuore di molti. Il Presidente Ciampi ha voluto onorare il ricordo con una medaglia d’oro al merito civile. Altri, come il Vicepresidente della Camera, Fabio Mussi, hanno scelto di partecipare ai funerali per commemorare il gesto. Altri ancora si sono offerti di aiutare la famiglia, in Senegal. Gesti forti, che non possono evitare, però, altre riflessioni. Amare.
Mentre Cheikh, infatti, offriva la propria vita al senso naturale di altruismo, il turista salvato sceglieva di non dire neppure grazie. Ancora oggi, nonostante i ripetuti appelli, è sparito. Di lui si sa soltanto che è giovane e italiano. Poco, ma tragicamente molto.
Così, questo sconosciuto africano e il suo gesto ultimo, ci obbligano, ci inchiodano a ripensare al nostro approccio con gli altri mille, diecimila, centomila Cheikh che non hanno avuto la loro tragica occasione per dimostrare il loro senso etico. Quanti ce ne sono fra coloro che qualcuno vorrebbe cannoneggiare, altri rinchiudere in ghetti, altri ancora semplicemente ignorare?
Far nascere, in noi, un altro rispetto verso il diverso, un’altra consapevolezza. Riscoprire il senso antico dell’accoglienza, che avevamo, ma che questi tempi, feroci e privati, hanno offuscato. Forse questo, semplicemente, dobbiamo a Cheikh, se non vogliamo che il suo gesto resti bello e inutile, come una medaglia, una commemorazione, un commento sui giornali d’agosto».
blueshot
Tuesday, August 31, 2004 3:51 PM
Altruismo...
Bellissima e commovente la storia di Cheikh Sarr, di un'altruismo dei più veri e disinteressati: salvare la vita di uno sconosciuto, di un bianco, appartenente ad un paese dove si è venuti a cercare fortuna e sicuramente gentilezza e sorrisi sono merce rara e a lui donati con parsimonia.
Ma non posso far a meno, pur nella mia commozione della vicenda e per lo sciagurato destino del salvatore, di sentire qualcosa di stonato nelle dimostrazioni di solidarietà nei suoi confronti, si sentire dentro di me una nota vibrante, profonda ed imperettibilmente fastidiosa. Non saprei dore cosa o perchè.
Forse per il fatto che il salvato se l'è data come se fosse un fatto dovuto, o ciò che è diventato gara per vedere chi è più buono nel donare soldi. Una via intitolata a suo nome, un conto corrente per la famiglia (adottata a distanza), una medaglia, addirittura la volontà di migliorare i rapporti con il Senegal.
Indubbiamente bello e meritevole. Come potrei pensarla diversamente...
Ma continuo a sentire quella nota discordante e fastidiosa, senza capire perchè.
Strana società la nostra se per sopravvivere occorre morire, se per sensibilizzare l'opinione della gente su un problema occorre salire sul tetto di un palazzo e minacciare di buttarsi di sotto.
Comunque adesso quello che si doveva fare si è fatto.
Possiamo dormire sogni tranquilli...
Dani