L'opinione del filosofo della scienza, Giulio Giorello
L'Europa accoglie Benedetto XVI, il «nuovo evangelizzatore» accentuando, se possibile, la sua laicità. La Spagna di Zapatero ha dato il primo via libera alle unioni gay e gli italiani voteranno sulla modifica parziale alla legge sulla fecondazione assistita. Timothy Garton Ash ha scritto ieri su Repubblica che il nuovo papa non arresterà, al contrario, la tendenza di fondo. Secondo il filosofo Giulio Giorello, «l'omelia pro eligendo pontifice, in cui Ratzinger ha classificato il libertinismo, liberalismo, libertarismo e marxismo come fossero "mode" o "correnti ideologiche", se me l'avesse fatta un mio studente gli avrei dato 18. Ma solo perché con gli anni sono diventato più buono. In passato l'avrei bocciato. Ma, da papa, Ratzinger ha subito aggiustato il tiro. È una persona di grande spessore culturale. Se mi stupirà? Staremo a vedere, io lo aspetto».
Nel frattempo, c'è il rischio che la laicissima Francia, bocciando il trattato costituzionale, riapra una breccia per le radici cristiane.
«È un dibattito con due vizi - spiega Giorello - uno storico, l'altro epistemologico. Il primo: i cristiani vogliono il richiamo alle radici cristiane, gli amici ebrei quelle giudaico-cristiane. Già il trattino comporta molti rischi. A questo punto perché non inserire le radici celtiche, unne, vichinghe, islamiche, che hanno contribuito alla nascita del vecchio Continente? Senza dimenticare che le radici greco-romane caratterizzano l'Europa non meno delle altre. Basti pensare al concetto di democrazia». E il vizio epistemologico? «Dove sta scritto che le radici dobbiamo tenercele invece che tagliarle? I celti facevano sacrifici umani e chi si richiama alle tradizioni celtiche non credo ci tenga a rimarcarle. O in economia: se ci richiamassimo alle radici non avremmo il capitalismo, ma staremmo ancora al muflone».
Sull'accoglienza riservata a Benedetto XVI da Zapatero, Giorello fa una premessa: «Io sono contrario anche ai matrimoni eterosessuali. Su matrimoni e famiglia la penso come lo scrittore John Milton, che era cristiano e protestante. È uno pseudo-problema, una questione contrattuale». Ma, aggiunge, «come tale, il diritto deve essere riconosciuto a tutti: eterosessuali e omosessuali». Quindi, «bravo Zapatero. Spero imparerà ad esserlo altrettanto con il popolo basco. È per causa sua che oggi mi trovo d'accordo per la prima volta con Cossiga. Non è vero che la repressione del popolo basco c'era solo con Aznar, anzi. Zapatero impari dai britannici, che sono i più intelligenti di tutti: a loro non è mai venuto in mente di sciogliere lo Sinn Fein o il Repubblican News, considerato vicino all'Ira. La civiltà liberale non è una moda: è la struttura stessa della nostra Europa».
Il concetto stesso di civiltà liberale, in Italia, è messo a dura prova dalla legge sulla fecondazione assistita. «Una legge non eugenetica, peggio: cacogenetica. Una legge anticristiana: almeno Wojtyla sosteneva che la donna può essere vergine o madre. Ma con la legge 40, la stessa maternità viene data al alcune donne e negata ad altre». E ancora: «Le scuse di Wojtyla a Galileo e lo stesso ammettere che l'evoluzione è più che "un'ipotesi" non servono a un bel niente. E con gli sviluppi della ricerca e dell'impresa tecnico-scientifica che bisogna fare i conti». Se Ratzinger li farà, solo la storia potrà dirlo. «Di certo - dice Giorello - il papa non ci sorprenderà prima del 12 giugno. I ripensamenti della Chiesa hanno tempi ben più lunghi. Se la presenza di una figura così rigida sui valori darà un incentivo ad andare alle urne non lo so, non voglio fare pronostici, li sbaglio sempre. Ma l'intervento astensionista dei vescovi, e lo ha ammesso anche il mio amico Giovanni Reale (con cui litigo sempre), può provocare una grande lacerazione tra laici e cattolici intransigenti. Ma in caso di sconfitta, la battaglia sulla fecondazione non deve morire lì». Segue suggerimento a chi nel centrosinistra «insegue Ratzinger»: «Evitiamo la sindrome Gianni Morandi e quella del fagiano», dice Giorello.
Prego? «Evitiamo gli "inginocchio da te" o di fare come i fagiani che, a quanto mi dicono alcuni miei amici etologi, continuano a volare anche dopo essere stati impallinati. Sono morti e non se ne rendono conto».