Religione come collante per la violenza di massa
Nel mio intervento precedente avevo scritto che avrei cercato di approfondire l'argomento nei giorni seguenti, ma è passato quasi un anno...ad ogni modo, proseguo ora.
Mi sembra chiaro che la religione, di qualunque stampo e di qualunque area geografica, sia usata principalmente per imporre interessi politici ed economici verso altri popoli, altri Stati, altre aree del mondo. Questo non da ora, ma dall'origine della religione stessa.
Esempi più "recenti" e più rappresentativi possono essere:
- religione cristiana: in epoca medievale usata per provocare guerre (Crociate) in nome di Dio, mentre si voleva esportare il cristianesimo solo per esportare i propri interessi in Paesi che facevano gola dal punto di vista commerciale, nonchè il potere politico da parte della Chiesa romana. Per non parlare dell'eliminazione fisica di "streghe" ed eretici vari, questi scomodi alla Chiesa poichè in grado di ragionare. Le masse che si muovevano per consegnare alle autorità ecclesiastiche queste persone erano notevoli.
- religione islamica: soprattutto in questi anni, con un ritardo di svariati secoli rispetto al cristianesimo, sta inculcando ai propri fedeli, tramite autorità religiose e politiche, obiettivi di ragione politica ed economica. Si cerca di far vedere quello musulmano come un popolo unito e forte ed alle massime autorità islamiche non dispiace essere accusate di fomentare attentati in campo internazionale (forse anche a ragione), perchè con questi atti il resto del mondo è intimorito ed è più facile che si lasci andare a concessioni di svariato genere (aiuti in ambito politico, scambi economici vantaggiosi, silenzio sulla gran parte del lavoro nucleare di alcuni Stati a guida islamica, e non solo dell'Iran).
- buddhismo: gli ultimi venti pro-Dalai Lama testimoniano come il rendersi vittime in pubblico possa funzionare per tentare di riconquistare il peso e il potere politico di cui, prima dell'esautorazione da parte del governo cinese, i tibetani disponevano. Il loro capo supremo aveva un potere politico anche superiore a quello del Papa ed ora sta tentando di aggraziarsi l'appoggio degli occidentali e degli Stati limitrofi alla Cina (vedere l'appoggio concessogli dall'India).
Quindi religione e politica vanno troppo spesso di pari passo. Nell'area islamica abbiamo correnti religiose che si contendono il potere (sciiti, più radicali, contro sunniti, più moderati), o addirittura teocrazie vere e proprie (Iran, dove l'Ayatollah è il Capo dello Stato). Nell'area cristiana invece abbiamo spesso partiti politici a caratterizzazione religiosa che si contendono il potere da anni (in Italia fu la Dc, in Germania la CDU, in Spagna il PP, e così via).
Secondo me la difficile scindibilità tra interessi religiosi e interessi politici impedisce di avere una politica che si occupi di problemi veri senza tornaconti. Avere una società civile laica in politica e magari credente come convinzione personale, sarebbe un passo in avanti auspicabile.
Demètrios