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Marisa2003
Monday, January 18, 2010 12:37 PM
Questo mese mi sono occupata -tra le altre cose- di una notizia di cronaca culturale (passata su numerosi quotidiani italiani es esteri) abbastanza curiosa. La d.ssa Barbara Frale, funzionario dell'Archivio Segreto Vaticano, avrebbe scoperto che sulla Sindone si legge una frase che riconduce all'identità del cadavere che avvolse: "Nell'anno 16 di regno dell'imperatore Tiberio, Gesù il Nazareno, calato in prima serata, dopo essere stato condannato a morte da un giudice romano, perché egli è stato giudicato colpevole da autorità ebraiche, è inviato per la sepoltura, con l'obbligo di essere consegnato alla sua famiglia solo dopo un anno intero".
La questione, i pro e i contro, e altre novità sul Sacro Lino, (in sintesi eh!), per chi volesse, al seguente link:

www.duepassinelmistero.com/Sindone2.htm

-enzo-
Tuesday, March 02, 2010 7:39 PM
Re:
Cara Marisa...le cose sembrerebbero non essere proprio così.
Sembra che questa "ricercatrice" si stia inventando molte cose...non ultime proprio pezzi del brano di cui poi fornisce la traduzione.
Riporto un articolo dell corriere della sera del 13 gennaio che indica come molte persone ( anche culturalmente molto quotate, ed anche in ambito vaticano) abbiano preso le distanze da queste tesi.
ciaoenzo

I libri sulla Sindone dell' archivista vaticana Barbara Frale, editi dal Mulino, suscitano reazioni discordi. In particolare un crescente scetticismo si registra proprio in campo cattolico, benché l' autrice sia convinta sostenitrice dell' autenticità del lenzuolo di Torino, la cui prossima ostensione, dal 10 aprile al 23 maggio, acuisce l' interesse dell' opinione pubblica. Il primo saggio della Frale I Templari e la Sindone di Cristo, che identificava il misterioso telo con l' idolo venerato dai celebri cavalieri, è stato valorizzato dall' «Osservatore Romano» e attaccato dal settimanale della diocesi torinese, «La Voce del Popolo», che ha ripreso la stroncatura di Gaetano Ciccone e Gian Marco Rinaldi nel sito sindone.weebly.com. Sul secondo volume della Frale appena uscito, La Sindone di Gesù Nazareno (pagine 375, 28), che afferma la presenza sul lenzuolo di scritte del I secolo d.C. (tra cui, in greco, esou e nnazarennos, interpretabili come Gesù Nazareno), «L' Osservatore Romano» tace, mentre il quotidiano dei vescovi «Avvenire» ha rilanciato le critiche di esperti del Centro internazionale di sindonologia (Cis) di Torino. Tra questi monsignor Giuseppe Ghiberti, presidente della commissione diocesana per la Sindone, che dichiara al «Corriere»: «Sarei ben lieto che fosse provata un' origine del telo risalente all' epoca romana. Ma è l' esistenza stessa delle scritte sulla Sindone a non trovare riscontri». Lo spiega Bruno Barberis, direttore del Cis: «Le elaborazioni al computer su cui si basa la Frale hanno scarso valore, in quanto realizzate su foto in bianco e nero scattate da Giuseppe Enrie nel 1931, con lastre ortocromatiche che danno un' ottima resa estetica, ma per la loro grana pesante forniscono un' informazione ottica assai inferiore a quella di una foto a colori e sono inadatte a un esame scientifico. Ora ci sono le immagini ad altissima definizione realizzate dalla società Hal9000 ed è su quelle che bisogna cercare eventuali segni». La Frale replica ricordando che le scritte, da lei considerate come tracce del certificato di morte di Gesù stilato su cartigli di papiro da un necroforo ebreo, sono state individuate nel 1998 da scienziati francesi del prestigioso Institut d' Orsay: «Il lavoro di André Marion e Anne-Laure Courage è uscito su una rivista di fisica ottica e ha ottenuto un premio importante. Non credo fossero vittime di allucinazioni». Ghiberti però nota che abbiamo anche foto a colori del retro della Sindone, sul quale sarebbero stati incollati i cartigli, rimasto a lungo invisibile perché coperto dalla fodera cambiata con il restauro del 2002: «È stato pubblicato tutto, con un' accurata relazione scientifica, da Mechthild Flury-Lemberg: sul retro del telo si vedono le tracce di sangue, non si vede la figura umana e non appaiono scritte». La Frale obietta: «In realtà le foto di Enrie forniscono più informazioni di quelle realizzate oggi con procedimento digitale. E poi la Sindone sbiadisce con il tempo, quindi le immagini più recenti sono meno affidabili». Ma Barberis smentisce: «Non è vero che la figura sul telo nel 1931 fosse più visibile di quanto non sia oggi». Altre critiche alla Frale vengono da Andrea Nicolotti, studioso dell' università di Torino, che ha preparato due saggi in materia per il sito www.christianismus.it: «La manipolazione indiscriminata di immagini ottenute sulla base di una lastra fotografica vecchia di ottant' anni può facilmente favorire la formazione accidentale di segni e sagome non presenti sull' originale, che con un po' di immaginazione possono far pensare a una scritta. Ma anche ammettendo, e non concedendo, che le scritte ci siano davvero e che a Gerusalemme ci fosse qualcuno che appiccicava papiri sulle lenzuola dei cadaveri, nel guazzabuglio di parole spezzate, mal disposte e sgrammaticate, scritte in tre diverse lingue, che risulterebbe dalle foto, sembra comunque impossibile riconoscere la traccia di un certificato di sepoltura di Gesù. Tra l' altro la Frale nel suo libro compie macroscopici errori di grammatica e ortografia della lingua ebraica». L' autrice difende il suo lavoro: «Succede sempre che di fronte a novità clamorose si manifesti un forte scetticismo. Ma quelle scritte hanno una forma assolutamente compatibile con un documento databile al I secolo d.C. E antiche fonti ebraiche avvalorano la mia tesi. I cartigli erano documenti bilingui, in greco e in aramaico, due idiomi che si usavano normalmente nella Palestina dell' epoca. Poi c' è un inserto latino, tratto dalla sentenza di Ponzio Pilato. È vero che il testo, soprattutto nella parte greca, presenta errori di ortografia e grammatica, ma non c' è da stupirsi, perché perfino a Roma troviamo scritte in latino piene di strafalcioni». Nicolotti riapre anche la questione dei Templari: «Nel libro precedente Barbara Frale non ha riprodotto il testo latino dei brani di cui fornisce la traduzione. Ha trascritto solo poche parole, tra cui le più importanti di tutte, riferibili alla Sindone, sarebbero signum fustanium, cioè oggetto di fustagno, di stoffa. Ma dal manoscritto risulta chiaramente che la parola fustanium non esiste: il testo dice fusteum, cioè oggetto di legno. Quindi la Sindone non c' entra». Una tesi sostenuta anche da Rinaldi e Ciccone, nonché da uno storico medievista, Massimo Vallerani, autore di un articolo assai severo verso la Frale su «Historia Magistra», rivista edita da Franco Angeli e diretta da Angelo d' Orsi. L' autrice spiega le sue ragioni: «La lettura signum fusteum, proposta dai miei critici, non ha senso, perché signum nel latino medievale indica un' entità bidimensionale, un disegno, mentre fusteum è qualcosa ricavato dal fusto di un albero, necessariamente tridimensionale. Invece fustanium è un panno, che ha appunto due dimensioni come un foglio di carta. Perciò è la lettura corretta». Nicolotti non ci sta: «Bidimensionale? Il vocabolo signum era usato comunemente nel Medioevo per indicare oggetti di varia foggia; per esempio in quel periodo un pellegrino chiama signum la statua equestre di Marco Aurelio in Campidoglio». Vallerani concorda: «La Frale nega l' evidenza, riscontrabile per esempio sul Glossarium mediae et infimae latinatis del Du Cange. Inoltre ha isolato singole frasi da un contesto di interrogatori in cui i Templari confessavano anche di aver sputato sul crocifisso. Lo ha fatto perché non avrebbe avuto senso l' adorazione della presunta Sindone (in realtà un idolo di legno) insieme al rinnegamento del simbolo cristiano». La Frale replica che bisogna distinguere: «Una cosa sono le ammissioni di colpa strappate con la tortura; un' altra le poche descrizioni dell' idolo prive di elementi demoniaci e quindi affidabili».
Marisa2003
Wednesday, March 03, 2010 12:11 PM
Ciao,Enzo. Infatti è così, la scoperta della Frale ha scatenato polemiche e messo gli uni contro gli altri molti esperti. Ne ho riportato alcuni nel mio articolo, brevemente:

Pro e contro

Il problema è che nessun sindonologo si era mai accorto di questa scritta e si resta increduli. Come è potuta accadere una simile omissione? Per il direttore del Centro internazionale di Sindonologia di Torino, il dottor Bruno Barberis, di questa frase va ancora dimostrata la presenza tramite analisi fotografiche più specifiche. Sarebbero molti, infatti, coloro che nel tempo hanno creduto di leggervi delle lettere ma senza fondamento. La presenza della frase offrirebbe il fianco, poi, ai detrattori della Sindone, che la considerano un falso. Un'altra posizione scettica è quella del vicepresidente per l'ostensione della Sindone, monsignor Guseppe Ghiberti, il quale riferisce di non essersi mai reso conto di queste lettere, eppure ha guardato e riguardata la Sindone ore ed ore. Le sue esternazioni le farà comunque dopo aver preso visione del libro-rivelazione della Frale. Più esplicito è invece il prof. Luciano Canfora, docente di Filologia greca e latina presso l'Università di Bari, il quale teorizza che la supposta frase nasconda l'eventualità di una falsificazione e ritiene che la studiosa abbia imboccato una strada difficile da perseguire. Secondo lui, tutto suona anomalo, dal plurilinguismo usato fino al fatto che l'apposizione della scritta avrebbe previsto la figura di un becchino o di un funzionario mortuario, cosa che -alla luce delle conoscenze attuali sulla Giudea del I secolo- non è accertata.
Prendere in considerazione il lavoro di ricerca della d.ssa Frale è invece doveroso, secondo il prof. Franco Cardini, medievalista e docente all'università di Firenze. E' una pista da seguire e una tesi da approfondire, lasciando da parte il riserbo mostrato a priori da alcuni sindonologi. Sul fatto che la scritta sia in tre lingue non trova nulla si particolarmente strano, poichè- a suo dire- nella Gerusalemme del I secolo si parlava latino, ma come seconda lingua (sarebbe il nostro inglese di base), si parlava il greco, mentre altri idiomi (come il caldeo e l'ebraico) poggiavano su una grande tradizione grafica.

Dal canto suo, la dottoressa Frale pare abbia trovato dei riscontri documentali negli archivi vaticani segreti.

Forse è tutta una polemica per incentivare (semmai ve ne fosse bisogno!) la prossima ed imminente ostensione?
Marisa2003
Monday, March 15, 2010 8:49 AM
Questo non c'entra con la scritta sulla Sindone ma coinvolge sempre il Sacro Telo. Facendo una ricerca su Vercelli, ho scoperto che la Sindone sarebbe stata in questa città già nel 1553, quando ufficialmente arrivò a Torino da Chambery nel 1578. Qualcuno ha notizie più sicure?
Ne ho accennato in una mia visita a Vercelli in dicembre e che ho messo in rete questo mese

www.duepassinelmistero.com/Vercelli.htm

Se c'è qualche vercellese...si accettano informazioni
giamba253
Monday, March 15, 2010 5:18 PM
Qui c'è qualche notizia:


www.vercellink.com/storia/sindone.php


Pare che effettivamente, prima che a Torino, fosse Vercelli a conservarla.
giamba253
Tuesday, April 27, 2010 8:58 AM
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