Cairo, rubate statue
di Tukankhamon
di Marina Mastroluca
Vetrine rotte, qualche scheggiatura a pezzi di minor valore. Sembrava fosse finita così la notte al museo del Cairo, nei primi giorni della protesta, quando un gruppo di saccheggiatori aveva fatto irruzione nelle sale che ospitano il tesoro di Tutankhamon. «Hanno confuso i gioielli del negozio di souvenir con i reperti veri», aveva tirato il fiato allora Zahi Hawass, ministro delle antichità egiziane e volto noto di tanti programmi tv sull’antico Egitto. E invece no, il danno è di quelli che fanno male: 17 pezzi trafugati, molti di grande valore, hanno preso il volo, tra questi due statue di Tutankhamon.
Opere di valore
Il furto è stato scoperto solo a conclusione dell’inventario deciso dopo gli assalti al museo, bloccati dall’intervento dei militari e della popolazione. A darne notizia è lo stesso Hawass, sul suo popolare sito, sotto al titolo «Sad news», notizie tristi, elencando la lista dei reperti trafugati. Risultano mancanti una statua in legno dorato di Tutankhamon portato da una dea e parte di un’altra statua lignea del faraone in barca con un arpione (asportati il torso e gli arti superiori). Rubati anche reperti del periodo del ribelle Akhenaton, padre di Tutankhamon: la testa in arenaria di una principessa, una statua in calcare dello stesso faraone con un tavolo delle offerte e una di sua moglie, Nefertiti. Mancante anche una statua di uno scriba di Amarnah, all’epoca capitale del regno, oltre a 11 statuette di legno e uno scarabeo del cuore, della dinastia Yuya: veniva posto come amuleto nel petto della mummia. Quasi tutte «opere uniche e inestimabili», secondo Eleni Vassilika, direttrice del Museo Egizio di Torino, convinta che il furto non sia opera di professionisti, ma solo di qualcuno che ha colto l’occasione dei disordini di piazza per provare a fare un colpo. «Nessun privato che avesse i soldi necessari ad acquistare queste opere si azzarderebbe a comprarle - dice Vassilika -. Sarebbe troppo rischioso». Intanto perché l’allarme è partito e gli stessi egittologi sono in contatto costante tra di loro: se dovesse spuntare da qualche parte uno dei pezzi rubati al Cairo, sarebbe difficile che non si venisse a sapere. «Non possono farla franca. Sono reperti unici al mondo - continua Vassilika -. Qualsiasi bambino che ha studiato l’Egitto li conosce». Al Cairo è stata aperta un’inchiesta, esercito e polizia stanno torchiando alcune persone arrestate per i saccheggi - un paio sono stati fermati dai custodi e da un gruppo di studenti costretti dal coprifuoco a passare al museo la notte del 28 gennaio scorso, data dell’incursione.
L’intervento dei civili, per impedire che al Cairo si ripetessero scene già viste nei musei di Baghdad al crollo del regime, era stato un gesto d’orgoglio della piazza in rivolta, un atto di civiltà molto apprezzato dal mondo della cultura e dallo stesso Hawass. «Ho detto in passato che se il Museo egizio è sicuro anche l’Egitto è al sicuro. Purtroppo ora sono preoccupato che l’Egitto non sia al sicuro», scrive oggi l’egittologo sul suo sito, commentando il furto. Con 136.000 pezzi, 6000 dei quali provenienti dalla tomba di Tutankhamon, quello del Cairo è sicuramente il museo con la più ricca e importante collezione di reperti dell’antico Egitto al mondo.
14 febbraio 2011
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