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Digialu GT.18
Wednesday, October 01, 2008 9:31 PM
Se giudicate qualche testo di canzone particolarmente poetico, riportatelo pure in questo spazio, magari analizzandolo.
Digialu GT.18
Wednesday, October 01, 2008 10:18 PM
Il cantico dei drogati- Fabrizio De Andrè
Ho licenziato Dio
gettato via un amore
per costruirmi il vuoto
nell'anima e nel cuore.

Le parole che dico
non han più forma né accento
si trasformano i suoni
in un sordo lamento.

Mentre fra gli altri nudi
io striscio verso un fuoco
che illumina i fantasmi
di questo osceno giuoco.

Come potrò dire a mia madre che ho paura?

Chi mi riparlerà
di domani luminosi
dove i muti canteranno
e taceranno i noiosi

quando riascolterò
il vento tra le foglie
sussurrare i silenzi
che la sera raccoglie.

Io che non vedo più
che folletti di vetro
che mi spiano davanti
che mi ridono dietro.

Come potrò dire la mia madre che ho paura?

Perché non hanno fatto
delle grandi pattumiere
per i giorni già usati
per queste ed altre sere.

E chi, chi sarà mai
il buttafuori del sole
chi lo spinge ogni giorno
sulla scena alle prime ore.

E soprattutto chi
e perché mi ha messo al mondo
dove vivo la mia morte
con un anticipo tremendo?

Come potrò dire a mia madre che ho paura?

Quando scadrà l'affitto
di questo corpo idiota
allora avrò il mio premio
come una buona nota.

Mi citeran di monito
a chi crede sia bello
giocherellare a palla
con il proprio cervello.

Cercando di lanciarlo
oltre il confine stabilito
che qualcuno ha tracciato
ai bordi dell'infinito.

Come potrò dire a mia madre che ho paura?

Tu che m'ascolti insegnami
un alfabeto che sia
differente da quello
della mia vigliaccheria.


A mio parere questa è una delle canzoni migliori di De Andrè, con un testo sublime e doloroso. Propongo qui di seguito una modesta analisi e interpretazione personale:

"Ho licenziato Dio"
Questa frase è disarmante, descrive di come il drogato abbia "licenziato" tutto ciò che c'è di conforme e prefissato nella società per chiudersi nella propria aberrazione.


"Le parole che dico
non han più forma né accento
si trasformano i suoni
in un sordo lamento."
Questi versi possono descrivere sia uno stato dell'effetto della droga (oppure dell'alcool, De Andrè stesso disse che a quei tempi aveva problemi con l'alcool), ma anche qualcosa di più profondo a mio parere. Ovvero il drogato tenta di comunicare, ma a causa del pregiudizio le sue paorle non vengono ascoltate.


"Come potrò dire a mia madre che ho paura?"
Può sembrare una frase troppo minimale e semplicistica, ma a mio parere è molto significativa.
Nei momenti di estremo dolore c'è sempre un ritorno al proprio nido d'infanzia, alla famiglia, al ricordo della perduta innocenza, si ritorna in uno stato passivo, con la coda tra le gambe, dai genitori (se ancora ciò si può fare), in un atteggiamento quasi succube, ma non verso la loro persona, ma verso la figura di sicurezza e riparo del genitore.
De Andrè condensa ciò in 9 parole.

"Io che non vedo più
che folletti di vetro
che mi spiano davanti
che mi ridono dietro."

Questo probabilmente è il punto di non ritorno, il punto in cui ciò che una volta era piacere diventa dolore, perdita di dignità. umiliazione.

"Perché non hanno fatto
delle grandi pattumiere
per i giorni già usati
per queste ed altre sere."

Strofa bellissima intrisa di spleen.

"..giocherellare a palla
con il proprio cervello.

Cercando di lanciarlo
oltre il confine stabilito
che qualcuno ha tracciato
ai bordi dell'infinito. "

De Andrè in tutto il testo ha descritto ogni tipologia di drogato:
- il reietto
- il nichilista
- il masochista
- colui che trova sollievo e fuga nella droga
Ed ecco che arriva all'ultima tipologia, la più interessante e, a mio dire, "romantica": quella del drogato intesa come persona che ha vuole ampliare la propria psiche attraverso la droga e giungere all'infinito, un essere che ha voluto spingere oltre sè stesso per esplorare l'ignoto. Ciò potrebbe anche spogliare il drogato di ogni negatività a mio parere.

"Tu che m'ascolti insegnami
un alfabeto che sia
differente da quello
della mia vigliaccheria. "

Ammissione di sconfitta e richiesta d'aiuto.
Capolavoro.




Digialu GT.18
Tuesday, December 30, 2008 6:05 PM
De Andrè- Amico Fragile
Evaporato in una nuvola rossa
in una delle molte feritoie della notte
con un bisogno d'attenzione e d'amore
troppo, "Se mi vuoi bene piangi "
per essere corrisposti,
valeva la pena divertirvi le serate estive
con un semplicissimo "Mi ricordo":
per osservarvi affittare un chilo d'era
ai contadini in pensione e alle loro donne
e regalare a piene mani oceani
ed altre ed altre onde ai marinai in servizio,
fino a scoprire ad uno ad uno i vostri nascondigli
senza rimpiangere la mia credulità:
perché già dalla prima trincea
ero più curioso di voi,
ero molto più curioso di voi.

E poi sorpreso dai vostri "Come sta"
meravigliato da luoghi meno comuni e più feroci,
tipo "Come ti senti amico, amico fragile,
se vuoi potrò occuparmi un'ora al mese di te"
"Lo sa che io ho perduto due figli"
"Signora lei è una donna piuttosto distratta."
E ancora ucciso dalla vostra cortesia
nell'ora in cui un mio sogno
ballerina di seconda fila,
agitava per chissà quale avvenire
il suo presente di seni enormi
e il suo cesareo fresco,
pensavo è bello che dove finiscono le mie dita
debba in qualche modo incominciare una chitarra.

E poi seduto in mezzo ai vostri arrivederci,
mi sentivo meno stanco di voi
ero molto meno stanco di voi.

Potevo stuzzicare i pantaloni della sconosciuta
fino a farle spalancarsi la bocca.
Potevo chiedere ad uno qualunque dei miei figli
di parlare ancora male e ad alta voce di me.
Potevo barattare la mia chitarra e il suo elmo
con una scatola di legno che dicesse perderemo.
Potevo chiedere come si chiama il vostro cane
Il mio è un po' di tempo che si chiama Libero.
Potevo assumere un cannibale al giorno
per farmi insegnare la mia distanza dalle stelle.
Potevo attraversare litri e litri di corallo
per raggiungere un posto che si chiamasse arrivederci.

E mai che mi sia venuto in mente,
di essere più ubriaco di voi
di essere molto più ubriaco di voi.

Amico fragile è nata così: quando ero ancora con la mia prima moglie, fui invitato una sera a Portobello di Gallura, dove m'ero fatto una casa nel '69, in uno di questi ghetti della costa nord sarda: d'estate arrivavano tutti, romani, milanesi... in questo parco residenziale, e m'invitavano la sera che per me finiva sempre col chiudersi puntualmente con la chitarra in mano. Una sera ho tentato di dire: "Perché piuttosto non parliamo di...". Era il periodo, ricordo, che Paolo VI se n'era venuto fuori con la faccenda - ripresa poi mi pare da quest'altro qui, della stessa pasta - degli esorcismi. Insomma dico: "Parliamo un po' di quello che sta succedendo in Italia..."; nemmeno per sogno, io dovevo suonare. Allora mi sono proprio rotto i coglioni, mi sono ubriacato sconciamente, ho insultato tutti, me ne sono tornato a casa e ho scritto Amico fragile. L'ho scritta da sbronzo, in un'unica notte. Ricordo che erano circa le otto del mattino, mia moglie mi cercava, non mi trovava né a letto né da nessun'altra parte: c'era infatti una specie di buco a casa nostra, che era poi una dispensa priva anche di mobili, dove m'ero rifugiato e mi hanno trovato lì che stavo finendo proprio questa canzone.
[F. De André, in Doriano Fasoli, Fabrizio De André. Passaggi di tempo, p. 60]



* * * *


Certe cose non si capiscono perché sono mie personali. Evaporato in una nuvola rossa... è che, a quei tempi, io mi drogavo. La droga dei miei tempi era l'alcol: ho bevuto come una spugna fino a 45 anni.
[F. De André, in Alfredo Franchini, Uomini e donne di Fabrizio De André, p. 74]



* * * *


Il narratore di Amico fragile, "evaporato in una nuvola rossa", osserva con il distacco e l'immaginazione di chi è "più curioso", "meno stanco" e "più ubriaco" i "luoghi meno comuni e più feroci", la diplomazia dei rapporti, le convenzioni del mondo in cui è immerso. Amico fragile da un lato sembra rifiutare qualsiasi ipotesi conciliativa, di comprensione, di accettazione delle contraddizioni e dei limiti umani e sembra voler evadere in uno spazio onirico, ricercando l'obnubilamento del sé; d'altro canto, ribadisce ancora una volta la funzione "infinitante" del canto ed esprime comunque la volontà di mettersi in gioco e in discussione così come continua ad affermare il valore della libertà e della ricerca. Amico fragile forse è l'elogio della sconfitta di chi ha scelto nello stesso tempo il ruolo dell'inquisitore e dell'eretico, del sacerdote e della vittima sacrificale, del moralista e del libertario.
[Ezio Alberione, in Fabrizio De André. Accordi eretici, p. 110]



* * * *


Amico fragile è una canzone completamente autobiografica alla quale Fabrizio è sempre stato molto attaccato, riproponendola in tutti i suoi concerti, con un arrangiamento a volte leggermente modificato ed il finale che diventa spesso: "per raggiungere un posto che si chiamasse / Anarchia" invece dell'originale "Arrivederci".
Nacque in un momento di rabbia e di alcol, dopo una serata in compagnia di persone con le quali avrebbe voluto discutere di ciò che stava succedendo in Italia in quel periodo; in particolare le dichiarazioni di Paolo VI sull'esistenza del diavolo e sugli esorcismi. La gente insisteva perché lui suonasse anche quella sera; così, evaporato in una nuvola rossa, se ne andò a rintanarsi dove non poteva essere disturbato e compose questa canzone in una sola notte.
È la riflessione sulla fragilità dei rapporti umani, ma, nello stesso tempo, sulla necessità di averne e quindi sul senso di vuoto che nasce quando questi vengono meno o restano superficiali. Il risultato è una dichiarazione di amore-odio di un borghese pentito alla propria gente.
[Matteo Borsani - Luca Maciacchini, Anima salva, pp. 109-110]

Lordshisho
Wednesday, January 14, 2009 3:53 PM
SI possono inserire anche testi di canzoni in lingua Inglese?
Digialu GT.18
Monday, January 26, 2009 9:36 PM
Re:
Lordshisho, 14/01/2009 15.53:

SI possono inserire anche testi di canzoni in lingua Inglese?




Certo... se tradotti è anche meglio! ;-)
cripto84
Saturday, April 25, 2009 4:30 AM
Band: Burzum
Disco: Filosofem
Titolo originale: Dunkelheit
Titolo tradotto: Oscurità
Lingua originale: Inglese


When night falls
She cloaks the world
In impenetrable darkness.
A chill rises
From the soil
And contaminates the air
Suddenly...
Life has new meaning.


traduzione

Quando scende la notte
Essa avviluppa il mondo
In un'impenetrabile oscurità.
Un senso di gelo si alza
Dal terreno
E si diffonde nell'aria
Immediatamente.....
La vita ha un nuovo significato.
Digialu GT.18
Friday, August 07, 2009 3:26 PM
Sad eyed lady of the lowlands - Bob dylan
Ed ecco a voi una canzone del '66 tratta dall'album Blonde on blonde di Bob Dylan.
E' una canzone estremamente poetica, visionaria ed evocativa, come disse Paul Nelson: "Una celebrazione della donna come opera d'arte, come figura religiosa, come oggetto di eterna maestà e meraviglia".

SIGNORA DELLE PIANURE DAGLI OCCHI TRISTI
parole e musica Bob Dylan

Con la tua bocca di mercurio nei tempi missionari
ed i tuoi occhi come fumo e le tue preghiere come rime
e la tua croce d'argento e la tua voce come campane
oh, chi tra loro pensi potrebbe seppellirti?
Con le tue tasche finalmente ben protette
e le tue visioni di tram sull'erba
e la tua carne come seta ed il tuo viso come vetro
Chi tra loro pensi potrebbe trasportarti?
Signora delle pianure dagli occhi tristi
dove il profeta dagli occhi tristi dice che nessun uomo giunge
i miei occhi di magazzino, i miei tamburi arabi,
li lascio alla tua porta
o, signora dagli occhi tristi, devo aspettare?

Con le tue lenzuola come metallo e la tua cintura come merletto
ed il tuo mazzo di carte senza il fante e l'asso
ed i tuoi vestiti da cantina ed il tuo viso scavato
Chi tra loro potrebbe mai pensare di ingannarti?
Con la tua silhouette quando la luce del sole si abbassa
nei tuoi occhi dove nuota la luce lunare,
e le tue canzoni scritte su scatole di fiammiferi ed i tuoi inni zingari
Chi tra loro vorrebbe cercare di impressionarti?
Signora delle pianure dagli occhi tristi
dove il profeta dagli occhi tristi dice che nessun uomo giunge
i miei occhi di magazzino, i miei tamburi arabi,
li lascio alla tua porta
o, signora dagli occhi tristi, devo aspettare?

I re di Tiro con la loro lista dei condannati
stanno aspettando in fila per il loro bacio di geranio,
e tu non sapevi che sarebbe successo,
ma chi tra loro vuole veramente baciarti?
Con le fiamme della tua infanzia e la tua coperta di mezzanotte
ed i tuoi modi spagnoli e le medicine di tua madre
e la tua bocca da cowboy e le tue spine da coprifuoco
chi tra loro pensi potrebbe resisterti?
Signora delle pianure dagli occhi tristi
dove il profeta dagli occhi tristi dice che nessun uomo giunge
i miei occhi di magazzino, i miei tamburi arabi,
li lascio alla tua porta
o, signora dagli occhi tristi, devo aspettare?

Oh, i fattori e gli uomini d'affari, hanno deciso tutti
di mostrarti gli angeli morti che erano soliti nascondere
Ma perchè ti hanno scelta per stare dalla loro parte?
Come hanno potuto scambiarti con un'altra?
Volevano che ti prendessi la colpa
ma col mare ai tuoi piedi ed il falso falso allarme,
e con il bimbo di un teppista stretto tra le tue braccia
Come avrebbero mai potuto convincerti?
Signora delle pianure dagli occhi tristi
dove il profeta dagli occhi tristi dice che nessun uomo giunge
i miei occhi di magazzino, i miei tamburi arabi,
li lascio alla tua porta
o, signora dagli occhi tristi, devo aspettare?

Con il tuo ricordo su foglio di metallo di Cannery Row,
ed il tuo marito-rivista che un giorno dovette proprio andare
e la tua gentilezza che ora proprio non riesci a non mostrare
Chi tra loro pensi ti assumerebbe?
Ora te ne stai col tuo ladro, sei in parola con lui,
con il tuo medaglione sacro che le tue dita avvolgono
Ed il tuo viso di santa e la tua anima di spettro
Oh, chi tra loro pensi potrebbe distruggerti?
Signora delle pianure dagli occhi tristi
dove il profeta dagli occhi tristi dice che nessun uomo giunge
i miei occhi di magazzino, i miei tamburi arabi,
li lascio alla tua porta
o, signora dagli occhi tristi, devo aspettare?
JAY LSD
Friday, August 21, 2009 12:13 AM
Bluvertigo - La comprensione
Soffia un vento fortissimo
mentre tu fai finta di dormire
domani ci svegliamo prestissimo;
in questi giorni, pare abbiamo tutti
qualcosa da fare

La comprensione
è un'utopia
come l'anarchia
ed è per questo che va ricercata

Mi ripeti "Se stai bene tu sto bene anch'io"
e mi viene da ironizzare.
Forse non sono umano, o più semplicemente
per l'ennesima volta abbiamo capito male

La compensione
è un'utopia
come l'anarchia
ed è per questo che va ricercata
JAY LSD
Friday, August 21, 2009 12:14 AM
Paolo Conte - Alle prese con una verde milonga
Alle prese con una verde milonga
il musicista si diverte e si estenua...
E mi avrai verde milonga che sei stata scritta per me
per la mia sensibilità per le mie scarpe lucidate
per il mio tempo per il mio gusto
per tutta la mia stanchezza e la mia mia guittezza.
Mi avrai verde milonga inquieta che mi strappi un sorriso
di tregua ad ogni accordo mentre mentre fai dannare le mie dita...
Io sono qui sono venuto a suonare sono venuto ad amare
e di nascosto a danzare...
e ammesso che la milonga fosse una canzone,
ebbene io, io l'ho svegliata e l'ho guidata a un ritmo più lento
così la milonga rivelava di se molto più,
molto più di quanto apparisse la sua origine d'Africa,
la sua eleganza di zebra, il suo essere di frontiera,
una verde frontiera ...
una verde frontiera tra il suonare e l'amare,
verde spettacolo in corsa da inseguire...
da inseguire sempre, da inseguire ancora,
fino ai laghi bianchi del silenzio fin che Athaualpa
o qualche altro Dio non ti dica descansate niño,
che continuo io... ah ...io sono qui,
sono venuto a suonare, sono venuto a danzare,
e di nascosto ad amare ...
Digialu GT.18
Friday, August 21, 2009 12:00 PM
Grazie per il bellissimo contributo Jay.
JAY LSD
Friday, August 21, 2009 2:24 PM
;)
Digialu GT.18
Monday, December 14, 2009 6:57 PM
Sara di Bob Dylan
Una struggente canzone d'amore che unisce quotidianità e misticismo...


Disteso su una duna guardavo verso il cielo,
ai tempi in cui i nostri figli erano piccoli e giocavano sulla spiaggia.
Arrivasti dietro di me, ti vidi passare
Eri sempre così vicina ed a breve distanza

Sara, Sara,
Cosa mai ti ha fatto cambiare idea?
Sara, Sara
così facile da osservare, così difficile da definire

Mi sembra di vederli ancora giocare con i loro secchielli nella sabbia,
correre verso l'acqua per riempirli
Mi sembra ancora di vedere le conchiglie cadere dalle loro mani
mentre si seguivano l'uno dietro l'altro sulla collina

Sara, Sara,
dolce e casto angelo, dolce amore della mia vita,
Sara, Sara,
gioiello raggiante, mistica sposa

Dormivamo nei boschi accanto ad un fuoco nella notte,
bevevamo rum bianco in un bar del Portogallo,
loro giocavano alla cavallina ed ascoltavano Biancaneve,
tu andavi nel supermarket a Savanna-la- Mar

Sara, Sara,
E' tutto così chiaro, non potrei mai dimenticarmene,
Sara, Sara,
amarti è la sola cosa che non rimpiangerò mai

Mi sembra ancora di sentire il suono di quelle campane Metodiste,
mi ero curato e stavo pian piano guarendo
Restai in piedi per giorni al Chelsea Hotel
per scrivere "Sad-Eyed Lady of the Lowlands" per te

Sara, Sara,
Dovunque andremo non ci separeremo mai
Sara, Sara,
stupenda signora, carissima al mio cuore

Come ti ho incontrato? Non lo so.
Un messaggero mi inviò in una tempesta tropicale.
Eri lì in inverno, luce lunare sulla neve
ed in estate sul Lily Pond Lane

Sara, oh Sara,
Sfinge Scorpione in un vestito di calicò,
Sara, Sara,
ti prego di perdonare la mia inadeguatezza

Adesso la spiaggia è deserta a parte qualche alga
e un pezzo di una vecchia nave che giace sulla riva.
Mi hai sempre risposto quando ho avuto bisogno del tuo aiuto
Mi hai dato una mappa ed una chiave per la tua porta

Sara, oh Sara,
affascinante ninfa con un arco ed uno strale
Sara, oh Sara,
Non lasciarmi mai, non andartene mai

ImperialSuddista
Saturday, May 14, 2011 3:50 PM
Il Bombarolo - Fabrizio de Andrè
Chi va dicendo in giro
che odio il mio lavoro
non sa con quanto amore
mi dedico al tritolo,
è quasi indipendente
ancora poche ore
poi gli darò la voce
il detonatore.

Il mio Pinocchio fragile
parente artigianale
di ordigni costruiti
su scala industriale
di me non farà mai
un cavaliere del lavoro,
io sono d'un'altra razza,
son bombarolo.

Nello scendere le scale
ci metto più attenzione,
sarebbe imperdonabile
giustiziarmi sul portone
proprio nel giorno in cui
la decisione è mia
sulla condanna a morte
o l'amnistia.

Per strada tante facce
non hanno un bel colore,
qui chi non terrorizza
si ammala di terrore,
c'è chi aspetta la pioggia
per non piangere da solo,
io sono d'un altro avviso,
son bombarolo.

Intellettuali d'oggi
idioti di domani
ridatemi il cervello
che basta alle mie mani,
profeti molto acrobati
della rivoluzione
oggi farò da me
senza lezione.

Vi scoverò i nemici
per voi così distanti
e dopo averli uccisi
sarò fra i latitanti
ma finché li cerco io
i latitanti sono loro,
ho scelto un'altra scuola,
son bombarolo.

Potere troppe volte
delegato ad altre mani,
sganciato e restituitoci
dai tuoi aeroplani,
io vengo a restituirti
un po' del tuo terrore
del tuo disordine
del tuo rumore.

Così pensava forte
un trentenne disperato
se non del tutto giusto
quasi niente sbagliato,
cercando il luogo idoneo
adatto al suo tritolo,
insomma il posto degno
d'un bombarolo.

C'è chi lo vide ridere
davanti al Parlamento
aspettando l'esplosione
che provasse il suo talento,
c'è chi lo vide piangere
un torrente di vocali
vedendo esplodere
un chiosco di giornali.

Ma ciò che lo ferì
profondamente nell'orgoglio
fu l'immagine di lei
che si sporgeva da ogni foglio
lontana dal ridicolo
in cui lo lasciò solo,
ma in prima pagina
col bombarolo.
ImperialSuddista
Saturday, May 14, 2011 3:51 PM
La canzone di Marinella - Fabrizio De Andrè
Questa di Marinella è la storia vera
che scivolò nel fiume a primavera
ma il vento che la vide così bella
dal fiume la portò sopra a una stella

sola senza il ricordo di un dolore
vivevi senza il sogno di un amore
ma un re senza corona e senza scorta
bussò tre volte un giorno alla sua porta

bianco come la luna il suo cappello
come l'amore rosso il suo mantello
tu lo seguisti senza una ragione
come un ragazzo segue un aquilone

e c'era il sole e avevi gli occhi belli
lui ti baciò le labbra ed i capelli
c'era la luna e avevi gli occhi stanchi
lui pose la mano sui tuoi fianchi

furono baci furono sorrisi
poi furono soltanto i fiordalisi
che videro con gli occhi delle stelle
fremere al vento e ai baci la tua pelle

dicono poi che mentre ritornavi
nel fiume chissà come scivolavi
e lui che non ti volle creder morta
bussò cent'anni ancora alla tua porta

questa è la tua canzone Marinella
che sei volata in cielo su una stella
e come tutte le più belle cose
vivesti solo un giorno , come le rose

e come tutte le più belle cose
vivesti solo un giorno come le rose.
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