Re: Romanzo criminale
koala3, 31/03/2011 16:33:
Sì, concordo con le critiche: l'"eccesso" di tradimento e la strage di componenti. Mi sono interrogata su questo: la motivazione è a fini edificanti? Non si voleva lasciar vivo un personaggio troppo carismatico? Si preferiva rendere completo l'assunto "questa vita termina in tragedia"?
D'accordo sulla bravura di Dandi e Scrocchiazzeppi (spero veramente di vederli presto e bene), ma non posso non dare la palma a Francesco Montanari-Libanese. Con lui potrei vedere persino Sotto il vestito niente dei Vanzina... ehm, no, forse no, ma quasi
La scena dell'omicidio? Io trovo straziante la processione sotto la pioggia... e quello fasullo, unico, con l'ombrello... dice tutto.
Okkio, da qui in avanti spoiler
Vista finalmente in DVD la seconda e conclusiva stagione, in appena un paio di giorni: solo dieci episodi ma divorati, cosa che mi accade rarissimamente con i telefilm - in genere avanzo con una certa fatica e mi stanco presto.
Qualita' professionale altissima, dunque, e scorrevolezza ai massimi livelli. Eppure non posso essere pienamente soddisfatto di questo secondo cofanetto.
Meglio: lo sarei se non avessi letto il romanzo di De Cataldo. Ma qui Sollima (il regista) e soci si allontanano davvero troppo dal materiale originale -e dunque dalla *
realta'* che quel materiale aveva ispirato- per non darmi da pensare.
Punto 1: Donatella e' un gran bel vedere, ma e' un personaggio totalmente inventato per la serie TV: era davvero necessaria? Ok, c'era da inserire almeno un altro personaggio femminile forte per affiancare Patrizia e sostituire la ragazza del Freddo. Ma non bastava appunto quest'ultima? Donatella agisce SEMPRE come un deus ex machina: provoca conflitti, si', ma risolve praticamente alla perfezione tutti i compiti che le danno, sbloccando di fatto la sceneggiatura in tutti gli episodi dove compare. E all'ultimo ha persino una marcata componente superomistica, da piccola criminale diventa una sorta di super agente-killer come Nikita di Luc Besson. In un film di pura fiction forse funzionerebbe, qui risulta inverosimile.
Punto 2: snaturamento, semplificazione e autoreferenzialita'. Il Nero e' molto diverso, praticamente un triplo giochista, e averlo cambiato muta anche parecchi aspetti portanti della vicenda. Nella serie tv tutti gli ex compari si tradiscono fra loro, tutti diventano "infami" per qualcun altro, per motivazioni a volte esplicitate a volte no (perche' Buffoni accetta di partecipare al giro alternativo? per i soldi, ok, ma non viene detto), ma nel complesso l'intreccio e' quasi del tutto autoreferenziale. Ed e' in una sorta di autocannibalismo catartico che muoiono alla fine tutti, tranne le donne e il Secco.
Anche nella vicenda originale ci sono sgarri, doppiogiochisti, tradimenti e vendette, ma anche molte piu' sfumature e ambiguita', lunghi processi, soluzioni non definitive. E sopravvivono molti piu' personaggi. Di fatto gli autori tv hanno scelto di depotenziare l'aggancio alla cronaca reale per presentare invece un ritratto che, ridotto alla polpa, e' quello abbastanza convenzionale di un gruppo di gangster che si massacrano per odii, vendette e gelosie
interni alla banda - anche se il "fattaccio" principale (l'agguato mortale a Libano) viene pilotato da fuori. Non che manchino in toto alcuni dei contenuti di critica sociale e storico-politica presenti nel romanzo, ma quando ci sono e' sempre sullo sfondo del meccanismo spettacolare che invece e' in primissimo piano.
Punto 3: la celebrazione della banda. Francamente, in questa seconda serie non l'ho proprio vista. Forse per reazione alle accuse di mitizzazione e (pericolo di) imitazione piovute dopo la prima serie, qui sembra quasi che gli autori vogliano accentuare in tutti i modi i lati umanamente negativi e repellenti di tutti i protagonisti. Eccezionali anche per questo gli attori, che hanno saputo evitare di farne personaggi monodimensionali.
Sash