Fringe
Bah, a fidarsi dei colleghi si sbaglia... più che spesso.
Fringe di qua,
Fringe di là,
Fringe di sopra e di sotto, recuperare le prime due stagioni è un attimo. Sorbirsele tutte, però, è un'altra faccenda.
La questione non è tanto di contenuti, stile, recitazione, dialoghi; gli attori sono discreti, la trama tutto sommato avvincente ed i meccanismi oliati quanto basta. A far precipitare interesse e passione (e non solo) sono però la durata della serie e il ritmo degli episodi, dilatata la prima e rallentato il secondo oltre il limite del sopportabile. OK, si tratta del limite MIO, ossia di un consumatore atipico -ritengo- e numericamente poco significativo quale campione del pubblico televisivo. Ciò premesso, mi chiedo come sia accettabile che, dopo 3-4 episodi introduttivi ben fatti e piuttosto coinvolgenti, il racconto rallenti bruscamente e l'intera prima stagione proceda come alla moviola, affastellando puntate quasi tutte identiche tra loro nella sostanza (un fenomeno
misterioso&inspiegabile, la situazione che sembra precipitare salvo che, a un minuto e mezzo dalla fine, uno dei protagonisti ha una fenomenale intuizione che salva capra, cavoli, baracca, burattini più l'intero universo, anzi due). Un episodio ogni due o tre si prende la briga di far procedere -a velocità di lumaca- il plot principale mentre tutti gli altri sembrano poco più che riempitivi che, se pure fatti rientrare dai futuri sviluppi del racconto nell'ambito dell'elemento narrativo centrale, rimarrebbero troppi in funzione di quanto mostrato.
Rispetto alla prima la seconda stagione è un po' meno frammentata e dispersiva, sia pure in presenza di un nuovo esubero di ulteriori riempitivi, e si rivitalizza in conclusione con una successione di episodi dove -finalmente- qualcosa succede. Mi domando: quanto tollerabile è un prodotto stiracchiato -fin qui- su oltre quaranta episodi da circa tre quarti d'ora l'uno quando al racconto ne basterebbero meno della metà rimetterci nulla in interesse ma, anzi, guadagnandone in ritmo ed incisività?
La risposta, chiaro, è che il meccanismo televisivo privilegia per tutta una serie di ragioni -che nulla hanno a che vedere con la qualità del risultato finale- un formato dilatato, spesso ripetitivo, scelto in funzione di esigenze di budget e di programmazione. Per cui io rimango un
somaro televisivo che, dopo un po', si stufa di tutto questo menare il can per l'aia e di questo irritante raccontare
a singhiozzo.
Un motivo in più, da parte mia, per privilegiare una roba come MISFITS che, con ben altre pretese e -ritengo- con budget assai più contenuti, spara tutte le sue cartucce su sei-sette episodi stagionali (discutibile se e quanto siano riusciti, ma non è il punto) senza centellinare i fatti significativi con il contagocce.