Ciao Asgardiano! Grazie per l'interesse!
Prima di tutto, credo che la base per parlare di questo argomento sia il riconoscere che la religione egizia sia stata forsela più lunga della storia, e che quindi se ora è normalissimo per moltissime persone credere che esistano Dio (o Geova), Gesù, e tutto quel gruppo di santi, allora sarebbe scorretto non riuscire a capire che la fede egizia nelle proprie divinità non era affatto inferiore a quella delle persone del giorno d'oggi (anzi, forse era di molto superiore). Quindi noi siamo abituati, forse, a considerare un'invenzione la religione egizia, ma probabilmente loro penserebbero la stessa cosa di quella cristiana. Che elementi ci sono per smentire l'una o l'altra? e che elementi ci sono per assecondarle e dimostrarle reali? Io quindi tratterò tutti gli aspetti della religione egizia considerandoli VERI, proprio seguendo ALLA LETTERA ciò che gli Egizi dicevano......
Perchè, se gli egizi hanno scritto annali dei propri re inserendo tra i nomi quelli degli dèi, dobbiamo considerare reali solo i nomi dei faraoni conosciuti, mentre prendere per invenzioni gli dèi? È una cosa così stupida…e non mi sembra che sia mai stato trovato nessun corpo di Cheope, eppure lui è esistito di sicuro, mentre Osiride no, a detta degli accademici, anche se gli egizi credevano in Cheope quanto in Osiride. Perché? Perchè dovremmo credere alla Bibbia ma non al Libro dei Morti?
Tornando all'argomento (scusami se scrivo troppo!!), se tu sei un lettore di Tolkien, è facile notare uguaglianze palesi tra le due concezioni religiose: credo, anzi, che un antico egizio non avrebbe considerato i suoi racconti, come si pensa ora, invenzioni dell'autore, ma vi avrebbe creduto assolutamente, tanti sono gli elementi che troverebbe familiari....
Tolkien narra dell'esistenza di Ilùvatar, Dio, unico Dio, Padre di Tutto...da Lui vengono generati gli Ainur - Coloro che sono Santi -, che una volta creato il mondo vi risiedono e vengono chiamati Valar - le Potenze -. Da subito quindi si può dire che la concezione di Tolkien prevede sì un unico VERO Dio, ma ammette anche l'esistenza di esseri (facilmente riconducibile all'odierna concezione di Angeli) la cui potenza è superiore a quella degli Uomini, e sono facilmente riscontrabili con gli Dèi delle numerose popolazioni antiche...in effetti l'unica differenza con ciò che viene espresso nella Bibbia è che Tolkien rivela un più diretto coinvolgimento dei Valar "Angeli" con il mondo, prendendo parte alla sua creazione, e una maggior interazione con gli esseri umani, mentre nella Bibbia è quasi sempre lo stesso Dio ad essere nominato al loro posto - ^^^ anche se in realtà il vero termine originale utilizzato nella Bibbia era “Elohim” = “Dèi” (esplicitamente plurale, quindi), mentre venne poi strategicamente mal tradotto in “unico dio” per assecondare la tradizione giudeo- cristiana: quindi la creazione del mondo sia secondo Tolkien che la Bibbia originale era la stessa!!!!!!! Inoltre inserisco alla fine un interessantissimo paragrafo a questo riguardo… ^^^ - (e comunque, quindi, la stessa religione cristiana non ha elementi per smentire l'esistenza dei Valar, che chiama “Angeli”...). Gli egizi rivelano la stessa idea di Tolkien, cioè come gli “Dèì” siano in contatto diretto con l’Uomo (quanto è difficile l’uso del termine “dèi”, e lo stesso Tolkien lo ammise e usò il termine “Potenze” per indicarlo, perché assume al giorno d’oggi uno strano aspetto, come di qualcosa di inventato a prescindere, ma potrebbe essere, come ho già menzionato, semplicemente un altro termine per indicare gli Angeli!! E se si usa il termine “Angeli”, vi si associa qualcosa di reale, o quanto meno possibile, mentre se si usa “Dèi”, appunto, dà l’idea di qualcosa che non esiste).
Dal punto di vista degli Egizi, seguendo ciò che viene detto in testi quali il Libro dei Morti e , soprattutto, i Testi delle Piramidi (quindi gli elementi religiosi più antichi, comprendenti i miti di Osiride e Horus, e che venivano seguiti a Eliopoli, il vero centro religioso egizio, e che riguardano quindi anche le Piramidi di Giza), i racconti di Tolkien prendono davvero vita: a differenza di quello che la maggior parte delle persone sanno, anche per gli egizi esisteva il dio unico padre-madre, lo zero metafisico, l’assoluto, colui di cui nulla si può dire, ideograficamente rappresentato da un geroglifico raffigurante un traino il cui significato è quello di substrato: il suo nome è TEM o TUM, e originò le divinità primordiali, che sono nove, proprio come il numero dei principali Valar dei racconti di Tolkien. Poi vi è la figura di Amon, che quando l’Egitto divenne un impero fu considerato dio degli dèi (una sorta di zeus, e anche questa similitudine tra dèi di antiche e differenti civiltà è un mistero - forse che siano derivate tutte da una stessa cultura?); secondo Tolkien, il Re degli Dèi ha nome Manwe; ciò che li accomuna davvero, però, è l'elemento che governano: sia Amon che Manwe erano divinità legate all'aria e ai venti. Inoltre, Tolkien ed egizi sono legati a due figure femminili che a loro volta sono identiche: per gli egizi Nut, rappresentata come una donna che si stende sopra gli altri rappresentando il cielo e ricoperta di stelle; per Tolkien Varda, ed è La Regina delle Stelle, Colei che le ha create e l’Essere la cui bellezza non può essere descritta. Quindi, Manwe-Amon e Varda-Nut sembrano essere la stessa cosa.
Secondo gli egizi, inoltre, Nut è la progenitrice di Horus, dio-falco; Varda, anche se in maniera differente, è anch’essa legata alla figura dei falchi: Ella è la moglie di Manwe, che come detto era il padrone dell’aria, ed era quindi strettamente legato ai volatili, e falchi e aquile erano suoi compagni. La concezione di Amon quale dio dell’aria è assai antica e potrebbe avere un legame con l’enneade di Eliopoli che però non conosco, anche se non è lo sposo di Nut, come invece Manwe lo è di Varda. (la consorte di Amon è Mut, che significa “madre” e non è poi così differente dal termine “Nut”)
Secondo gli egizi, inoltre, esisteva il Nun, la massa di acqua del nulla. Guarda guarda, secondo Tolkien il Mondo è circondato da Vaiya, i “Mari Cerchianti”, che non hanno propriamente il significato di “mare” come noi lo intendiamo, proprio come il Nun. A mio avviso alcuni elementi in comune, come l’ultimo a riguardo del Nun, lasciano intendere davvero uno stretto legame tra la mitologia egizia e quella di Tolkien, che dovrebbe essere approfondita, dato che anche in elementi “secondari” o di “fondo” esse si intrecciano, come nell’ultimo caso.
Ma ciò che rende interessante il legame tra egizi e Tolkien deve ancora essere detto: i racconti di Tolkien narrano di come i Valar abbiano creato un regno sulla Terra imperituro, beato, immortale; quel regno, chiamato “Valinor” e situato nella terra di “Aman”, era dimora anche degli Elfi. Poi, dopo il tradimento degli Uomini e la caduta del loro regno, che si identifica senza problemi con l’isola di Atlantide, il Regno Beato e i suoi abitanti vengono trasportati in Cielo, e la Terra mutata e trasformata in ciò che è ora. Quindi gli Elfi ancora sulla Terra potevano salpare sulle loro navi e attraversare una “Strada Diritta” che li portava su, tra le stelle, a Valinor. Agli Uomini non era permesso raggiungere quelle sponde beate, perché essi sono mortali, e morirebbero prima di giungervi (tranne che in casi davvero particolari, quale Frodo, a cui fu concessa una grazia particolare dagli Dèi stessi, e partì, come si vede anche alla fine del film “Il Ritorno del Re”, su una nave elfica verso Valinor).
Bene, io credo che non esistano differenze enormi tra questi elementi sopra citati e quelli appartenenti agli egizi, perché la sostanza è la stessa: secondo questi ultimi, esiste un regno chiamato “Duat” beato, dimora degli Dèi; è situato in Cielo, tra le stelle, per la precisione nella collocazione di Orione, perché più volte si narra nei Testi egizi dell’ascesa di Osiride nel Duat, e il corrispettivo celeste di Osiride è proprio Orione. Inoltre, gli egizi pensavano che il faraone sarebbe asceso al cielo, alla dimora di Orione. Certo, questo è considerato solo parte delle loro concezioni religiose. Ma credo che loro vi credessero a tal punto da farci domandare se in effetti non era proprio ciò che accadeva davvero. I Testi narrano di come, attraverso delle imbarcazioni, il faraone raggiungesse il regno dei cieli ed ottenesse l’immortalità. Già si nota che entrambe le concezioni religiose si basano quindi sull’esistenza di Dèi regnanti in una Terra Santa ed immortale nei cieli, ed entrambi, sia Tolkien che gli Egizi, ci dicono che si poteva raggiungere questo Regno attraverso una Via percorribile da una nave. Le numerose navi trovate sepolte o nel deserto o nelle tombe dei faraoni ci dicono quanto ciò era vero, per gli egizi; ed escludono, in un certo senso, la concezione degli dèi quali esseri alieni a cui pensiamo solitamente, perché le astronavi supertecnologiche vengono negate dalla possibilità di raggiungere terre al di fuori della Terra attraverso semplici imbarcazioni. Ciò non sarebbe possibile se non attraverso una Via “divina”, e conferma che gli Dèi egizi sono qualcosa di “divino”, “spirituale”, che molto più assomiglia agli Dèi di Tolkien che a creature aliene.
Ciò che mi sorprende riguarda proprio le imbarcazioni trovate sepolte: di fianco alla Grande Piramide di Giza è stata rinvenuta un’imbarcazione enorme, ed ampiamente usurata dai viaggi che, guardando lo scafo, devono essere stati molti. Ciò è molto strano, perché secondo gli accademici queste navi servivano solo ad attraversare il Nilo, e forse venivano utilizzate soltanto una volta, durante la processione per la morte del faraone. È chiaro che la nave di Giza sia stata utilizzata molte più volte, e non sembra proprio usurata a causa della navigazione sul fiume, ma più che altro via mare; resta comunque il fatto che costruire una nave così grande solo per la traversata funebre del re non sembra essere del tutto plausibile: avrebbero potuto costruire una nave molto più piccola, e quantomeno ciò avrebbe risparmiato loro i lavori difficoltosi per seppellirla di fianco alla Piramide. Tra l’altro, la nave non è stata tagliata, “smontata” durante questo processo, e ciò dimostra la sua importanza per gli egizi, che non la consideravano solo un mezzo di trasporto temporaneo lungo le sponde del Nilo, ma serviva al faraone per “ascendere” ai cieli.
È curioso anche il fatto che nei libri di Tolkien si possa leggere di come alcune genti sopravvissute alla caduta della sua ”Atlantide” (chiamata “Nùmenor”) si siano spostate nelle regioni a Sud della Terra-di-mezzo: essa è identificata (cosa ammesso perfino da Tolkien stesso, una volta) con l’Europa; quindi queste genti sarebbero probabilmente gli egizi. Ciò è confermato dalle letture di Edgar Cayce, che riteneva quella egizia una civiltà instaurata dagli esuli di Atlantide. Cayce parlò inoltre molto spesso di un gruppo “bianco” di entità “divine” che controlla e interagisce con gli Uomini; ciò mi ricorda molto i Valar di Tolkien, o gli Dèi egizi.
Inoltre, Tolkien spiega che la vetta del più alto monte dell’isola di Nùmenor, il “Meneltarma”, monte santificato a Ilùvatar, rimase al di fuori del Mare anche dopo l’inabissamento dell’isola, grazie alla sua purezza. Anche se non è direttamente collegato, bisogna dire che anche la collina al di sotto della Grande Piramide era ritenuta un luogo sacro, luogo forse descritto nel mito di Osiride. È quindi affascinante notare che taluni considerano la Grande Piramide una sorta di “collegamento” con il Duat celeste. Scrittori di fama ci hanno spiegato che il Duat celeste aveva una propria immagine sulla Terra, con il centro indicato dalle tre Piramidi di Giza a rappresentare le stelle della cintura di Orione; si pensa inoltre che la Grande Piramide, senza aver mai trovato una prova del fatto che sia una tomba, venisse usata per mettere alla prova gli aspiranti sacerdoti dell’antico Egitto: alcuni pensano che, nel sarcofago della Piramide, queste persone venivano sottoposte a giudizio dagli Dèi e solo chi era più puro poteva diventare sacerdote; curioso il fatto che molte persone, come anche documentato nel programma televisivo “Voyager”, raccontino di strani avvenimenti in prossimità del sarcofago; test scientifici hanno dimostrato che all’interno del sarcofago l’attività cerebrale di un normale individuo diventi come quella di un medium; e ciò implica molte cose, e forse le storie degli Egizi dovrebbero essere credute maggiormente. Inoltre come spiegare il fatto che lo stesso Napoleone entrò nella Grande Piramide e gli successe qualcosa di così impressionante che non volle raccontarlo a nessuno? Se quindi la Grande Piramide è una sorta di punto di contatto con il Duat, è interessante notare che la stessa punta del Meneltarma, di cui si è parlato in precedenza in questo paragrafo, era un luogo magico dal quale si poteva scorgere un barlume del Reame Beato, come ci è raccontato da Tolkien nel Silmarillion
Inoltre, negli annali dei Re d’Egitto già nominati precedentemente, i primi re erano appunto gli Dèi, seguiti da una stirpe semi-divina, chiamata i “Seguaci di Horus”, che tanto ricorda la stirpe elfica o quella mezz’elfica di Tolkien (da notare che Earendil, mezz’elfo, è diventato una Stella, per la precisione l’astro oggi identificato con Venere; ciò è curioso, perché è noto che per gli Egizi il Faraone diventava una stella in cielo, dopo la morte. Si tratta sempre di un altro elemento in comune). Inoltre, sia gli Egizi che gli Elfi di Tolkien avevano davvero un particolare legame con le Stelle.
Un’ultima stranezza va raccontata: in un antico testo dei Vangeli Apocrifi, trovato tra le sabbie del deserto e che si ritiene abbia origine copta, quindi legata ai Cristiani d’Egitto, compare il nome “Melkior” ad indicare forse Satana o un altro demone, che viene descritto incatenato; è impossibile non notare come questa sia esattamente l’immagine che risulta comparire anche dalle opere di Tolkien: egli racconta che il dio - Angelo malvagio ha nome “Melkor” e lo descrive più volte incatenato ad Angaino, la catena costruita dagli Dèi per immobilizzarlo ed impedirgli di fare del male.
Concludendo, e qui mi scuso per la lunghissima spiegazione, bisogna dire che, anche se mai Tolkien abbia detto che il Reame Beato si trovi dove vi è Orione (ma non l’ha mai neanche negato, perché nelle sue opere non si fa voce sulla sua collocazione nel Cielo), al contrario degli Egizi, egli ha scritto che arriverà il giorno in cui vi sarà un grande mutamento, forse lo stesso descritto da molte culture come i Maya, gli Indiani d’America e gli stessi Egizi e che può essere datato con il rinomato 21/12/2012. Ed in questo giorno, il segnale dei nuovi eventi che accadranno sarà lo splendere della Cintura di Orione, lo splendere del Duat.
Qui segue un ultimo paragrafo in cui trascrivo e commento alcune interessanti note linguistiche, per chiarire l’origine del termine “Elohim” mal tradotto nella Bibbia, come detto nel (lontano!) secondo paragrafo:
in effetti il termine “Elohim” è il plurale di “El”, che a Sumer si usava per indicare un dio o un essere elevato e significava “risplendente”; a Babilonia il vocabolo derivato “Ellu” voleva dire “Il Risplendente”, come Ilu ad Accad. Qui si nota che il termine “Ilu” compare nel nome “Ilùvatar”, e non a caso indica qualcuno di elevato. E’ davvero affascinante notare come Tolkien abbia legato il termine “Ilu”, di origine mesopotamica, al linguaggio elfico: infatti “Ilùvatar” è un termine in Elfico (“Padre di Tutto”), e quindi lega l’origine non del tutto chiara dei popoli mesopotamici ad una discendenza dalle popolazioni dei racconti di Tolkien stesso, avendo loro ereditato termini della lingua elfica. Semplicemente si può chiarire il tutto dicendo che il processo sia stato il contrario, e che quindi Tolkien abbia legato il suoi Elfi ai popoli mesopotamici, ma allora va davvero esaltata la sua conoscenza delle popolazioni e delle lingue antiche, perché queste nomenclature furono messe ufficialmente per iscritto in un libro (“The genius of the Few”) pubblicato solo negli anni ’70!!!!! Inoltre, il termine “El” esiste anche nel linguaggio elfico di Tolkien (!!!!!!) e significa “Stella”, e, guarda guarda, il nome “elfico” degli Elfi (scusa il gioco di parole…) è “Eldar” (“Il popolo delle Stelle”); quindi anche Tolkien dava al termine “El” un significato simile a quello sumerico, perché se dobbiamo dare un aggettivo alle Stelle, qual è meglio di “Risplendenti”? E i popoli mesopotamici veneravano gli Anunnaki, che denominavano “I Risplendenti”, perché arrivavano da un posto in alto chiamato “An” e spesso tradotto come “cielo”; quindi si possono tradurre come: gli Elfi che giungevano da Valinor (o Duat). Quindi le antiche lingue mesopotamiche e i linguaggi “inventati” da Tolkien molte volte sono gli stessi!!!! E per concludere, in Europa il termine “El” diventò Ellyl nel Galles, Aillil in Irlanda, Aelf in Sassonia e Elf in Inghilterra, che null’altro vuol dire se non Elfo!!!!! E poi, in lingua anglosassone divenne “Engel”, in francese antico “Angele”, e in inglese “Angel” (che chiaramente significa angelo)!!!!
Che ne pensi??
Ciao e grazie!!