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kamo58
Monday, March 12, 2012 4:11 PM

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Mi è capitato molte volte, di leggere recensioni e diatribe on line sullo stile poetico. Scrivere in versi e strofe o scrivere a ruota libera, quasi in prosa? I puristi della poesia, non considerano tale quella che non si rifà alle regole classiche. Facciamo un po' di chiarezza: cosa sono le strofe e cosa sono le rime.


La strofa


Nella letteratura e nella metrica, la strofa (o strofe) è un gruppo di versi, di numero e di tipo fisso o variabile che vengono organizzati secondo uno schema, in genere ritmico, seguito da una pausa.

È nota anche con il nome di stanza, termine preferito per le canzoni.

Per poter definire i vari tipi di strofe occorre prendere in considerazione sia la successione delle rime che il numero dei versi.

La strofa può quindi essere considerata un sistema ritmico che viene stabilito dalla combinazione delle rime e dalla struttura metrica dei versi che la compongono.
Le combinazioni strofiche possono essere infinite. Esse sono legate a regole fisse di decodificazione del testo poetico ma anche alla capacità di innovazione e alla libertà del poeta.

I generi metrici più frequenti sono: il distico, la terzina, la quartina, la sestina,l'ottava.

Il distico, formato da una strofa composta di due versi in genere uguali metricamente, è a rima baciata (AA).

Un esempio dal Tesoretto di Brunetto Latini,
un poemetto in distici di settenari:

"Al valente segnore A
di cui non so migliore A

sulla terra trovare B
ché non avete pare B (..)" le strofe sono degli insiemi di versi , usati per lo più nelle poesie

Una variante del distico viene proposta da Giovanni Pascoli e da Giosuè Carducci con una serie di endecasillabi combinati secondo lo schema AB,AB sul modello dell'endecasillabo alessandrino o francese.

Il distico è la stanza più piccola della lirica italiana, proprio per questa sua semplicità difficilmente viene usato da solo nella nostra lirica, più comunemente è utilizzato in combinazione con altri metri semplici. È utilizzato ad esempio come chiusa dell'ottava.

La terzina, che ha di solito la rima incatenata (ABA BCB) e rappresenta il metro caratteristico della poesia didascalica e della poesia allegorica a cui appartiene anche la Divina Commedia di Dante Alighieri, è formata da una strofa di tre versi.
Nella terzina vengono usati più frequentemente gli endecasillabi (fu Giovanni Pascoli ad interrompere la tradizione costruendo terzine di novenari) dove il primo verso rima con il terzo e nella successione delle terzine il secondo verso rima con il primo della terzina che segue.

In alcuni autori dell'Ottocento e del Novecento la rima può non essere incatenata, come nel Pascoli di Myricae.

La quartina, per lo più a rima alternata (ABAB) o incrociata (ABBA) è una strofa composta da quattro versi che, come la terzina, può vivere autonomamente. Si possono cioè avere componimenti di sole quartine come nel caso della poesia Diana di Mario Luzi

La sestina, che ha i primi quattro versi a rima alternata (ABAB) e gli altri due a rima baciata (CC)

L'Ottava, che è formata dai primi sei versi a rima alternata e gli ultimi due a rima baciata è il metro della poesia narrativa e in particolare dei poemi epici-cavallereschi, come l'Orlando furioso di Ludovico Ariosto.


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Rime

In poesia, la rima è l'omofonia, oppure l'identità dei suoni, tra due o più parole a partire dall'ultima sillaba accentata, e si verifica per lo più tra le clausole dei versi di un componimento

Le rime possono essere:
Baciata
Alternata
Incrociata
Incatenata
Ripetuta
Invertita


fonte: wikipedia
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