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Principe Vegeta
Tuesday, June 21, 2005 6:18 PM
Per comprendere qual’era la linea di pensiero dell’apparato intellettuale della Germania è necessario comprendere quali siano gli eventi che hanno portato alla nascita e allo sviluppo di questa nazione. E’ infatti difficile capire come un idea virulenta come il nazismo possa aver attecchito in un Paese e come sia salito al potere (unico tra i governi di stampo fascista) attraverso elezioni regolari, sebbene dopo aver fallito un primo tentativo di colpo di stato. Per aiutarvi in questo senso posteròoggi e nei giorni a seguire una breve storia della Germania dalla nascita fino al momento in cui vi trovate voi nel gioco.

Nascita e Prima Guerra Mondiale

Quello tedesco è uno Stato ancora più giovane del nostro, a differenza dell'Italia però, l’unificazione non è avvenuta dal “basso”, bensì è stata realizzata dall’alto. Nonostante questo il sentimento di appartenenza ad un unico stato tedesco fu subito molto forte, anche perchè frutto dell'unione di un blocco etnico molto omogeneo. Il primo Reich era fortemente influenzato dal suo maggior artefice: Otto von Bismarck, un tipico esponente conservatore e reazionario della borghesia terriera tedesca, gli junker. Bismarck, oltre a favorire un politica coloniale, alla pari delle altre nazioni europee, riorganizzò in maniera efficiente l’esercito con il quale a Sedan aveva già sconfitto i Francesi, incamerando così Alsazia e Lorena. Quando Bismarck si ritirò dalla scena politica il vuoto da lui lasciato fu riempito da un’altra grossa personalità: Guglielmo II. Il nuovo Kaiser abbandonò la politica estera moderata e attenta di Bismarck ed intraprese, incoraggiato dall’ammiraglio von Tirpitz, un programma di riarmo ed espansione della marina. Inevitabilmente questo portò ad un attrito con la più grande potenza marittima europea, ovvero l’Inghilterra. In questo clima di tensione e militarismo scoppiò la Prima Guerra Mondiale in cui la Germania si gettò a capofitto. Lo stato maggiore tedesco voleva però evitare una guerra su due fronti, nel 1905 il generale Schlieffen aveva messo a punto un piano di invasione della Francia passando per il Belgio in modo che “ogni soldato sfiorasse la Manica con i bottoni della sua giubba”. Nonostante sulla carta il piano fosse buono, gli errori di esecuzione costarono alle truppe del Kaiser una rapida conquista della capitale francese. Tra il 5 e l’8 settembre i Francesi compirono quello che divenne noto come “Miracolo della Marna” imponendo all'avanzata tedesca una ferma battuta d'arresto. Nel frattempo però i Russi, che avevano mobilitato molto più in fretta di quanto ci si aspettasse, avevano sconfitto l’VIII armata a Gumbinnen il 20 agosto, ma proprio sul finire di quel mese, a Tannenberg, luogo in cui furono annientati i cavalieri teutonici nel 1410 e per tanto carico di significati, i tedeschi raccolsero un’importante vittoria che permise loro di ricacciare indietro gli invasori. Durante la loro breve permanenza dei territori della Prussia orientale i Russi si macchiarono di alcuni gesti particolarmente odiosi, profanando le tombe dei duchi e scaricando raffiche di mitra sulle salme in esse contenute dopo averle impiccate in piazza. Soprattutto sul fronte occidentale, lo scontro si tramutò in guerra di logoramento, margini di manovra restavano ancora invece ad est dove lo spazio a disposizione e la minor concentrazione di uomini mal si prestava ad una guerra di trincea. Il 1915 vedeva gli alleati in vantaggio, anche grazie al voltafaccia dell’Italia e si stava preparando una grande offensiva comune sulla Somme. Prima che tutto fosse pronto però i tedeschi attaccarono a Verdun, la cittadina fortificata che fungeva da cerniera tra il settore settentrionale e quello meridionale del fronte. La strategia dietro a quest’attacco, partorita dalla mente del generale von Falkenhayn, era che i Francesi non avrebbero potuto perdere in alcun caso quel centro così importante e che si sarebbero dovuti dissanguare nel tentativo di tenerlo. La pecca in questa logica sta nel fatto che, per essere efficace, ad un progressivo irrigidimento della difesa deve corrispondere un aumento dello sforzo d’attacco, cosa che di fatto avvenne ma di cui in principio non si era tenuto conto. Il concentramento di artiglierie da entrambi le parti fu formidabile, un pezzo ogni 6 metri, i tedeschi schieravano inoltre i devastanti Krupp da 420 mm con le quali a Liegi erano stati “spianati” i forti belgi. La cittadina cadde solo nel dicembre del 1917, dopo la morte di 420.00 inglesi, 200.000 francesi e 450.000 tedeschi che non ebbero comunque significativi vantaggi strategici a causa dell’impossibilità di manovrare. La non-vittoria di Verdun permise alle potenze centrali di rinviare l’offensiva alleata e di logorarvi 1/3 delle truppe nemiche contro 1/7 delle proprie. L’offensiva sulla Somme avvenne il 1° luglio del 1916 e costò ad entrambi le parti, in 5 mesi, circa 600.000 uomini, nonostante l’uso, per altro inconcludente, dei primi Tank. La guerra su due fronti era comunque ormai una realtà per la Germania. Nel marzo del ’17 scoppiò in Russia la rivoluzione e il 15 lo zar abdicò. La Francia doveva fare i conti con un numero sempre crescente di diserzioni. Gli Inglesi per alleggerire la pressione decisero allora di tentare un’offensiva Ypres, dove due anni prima, furono impiegati per la prima volta i gas. L’attacco si risolse in una carneficina dove 250.000 inglesi caddero inutilmente. Nell’ottobre dello stesso anno i bolscevichi presero il potere e a dicembre siglarono l’umiliante pace di Brest-Litovsk. I tedeschi ebbero così a disposizione nuove forze con cui colpire gli Alleati e con gli Austrungarici sfondarono il fronte italiano a Caporetto, anche se furono poi arrestati sul Piave. Dagli inizi del 1918 i tedeschi lanciarono una serie di offensive in Francia con le quali conseguirono numerosi successi anche se di portata limitata. L’obbiettivo era di vincere la guerra prima dell’arrivo degli americani. A luglio, il comandante dell’esercito francese Foch si lanciò in un attacco che portò allo sfondamento della linea Hindenburg. In ottobre la flotta tedesca si ammutinò, e fece seguito, il mese successivo, una rivoluzione che portò all’abdicazione del Kaiser e alla formazione di un nuovo governo che firmò la pace ponendo così fine al primo conflitto mondiale.

[Modificato da Principe Vegeta 22/06/2005 12.42]

Principe Vegeta
Wednesday, June 22, 2005 12:41 PM
Il Trattato di Versailles
Il 28 giugno veniva firmata a Versailles una pace che segnò profondamente il destino del popolo tedesco negli anni a venire. “I governi associati e alleati dichiarano – e la Germania lo ammette – che la Germania e i suoi alleati sono responsabili di tutte le perdite e i danni subiti dai governi alleati e associati […] in conseguenza della guerra che è stata loro imposta dall’aggressione della Germania e dei suoi alleati.”. Tra i 440 punti del trattato spiccavano quelli che toglievano alla Germania le sue colonie, i territori dell’Alsazia-Lorena, la Posnania, la Prussia Occidentale, il Memel, la zona di Eupen-Malmedy. Danzica diviene una città libera e la Saar viene posta sotto il controllo delle Nazioni Unite. La riva sinistra del Reno, per una profondità di 50 km, deve restare smilitarizzata per 15 anni. Tutto il materiale bellico pesante deve essere consegnato e l’esercito non potrà superare le 100.000 unità, la coscrizione obbligatoria è proibita. Come riparazione per i danni causati la Germania deve consegnare tutte le navi mercantili che dislocano più di 1600 t e metà di quelle comprese tra le 1600 e le 1000 t. L’ammontare del debito di guerra viene fissato a 269 miliardi di Marchi-Oro da pagare in 42 anni. A proposito di questa pace Churchill, nel suo “La seconda guerra Mondiale” scriverà: “Le clausole territoriali del Trattato di Versailles lasciarono la Germania intatta, in modo che essa rimase il più vasto blocco razzialmente omogeneo dell’Europa. Il maresciallo Foch quando seppe che il Trattato di pace di Versailles era stato firmato, osservò con singolare preveggenza <<Questa non è una pace: è un armistizio di vent’anni.>>

[Modificato da Principe Vegeta 22/06/2005 12.41]

Elwood Blues
Wednesday, June 22, 2005 2:05 PM
Commento al Trattato di Versailles
Storia di perdenti che non perdevano.... e vincitori che non vincevano....
Ave,
Elwood
Principe Vegeta
Wednesday, June 22, 2005 5:05 PM
Churchill tra l'altro sbaglia quando parla del "blocco razziale", perchè, sebbene sia un'assoluta verità che l'intero territorio lasciato alla germania era popolato da Tedeschi, non erano i soli, l'Austria, i Sudeti e la Prussia erano pure abitate da Tedeschi ma erano rimaste separate creando così i presupposti per successive rivendicazioni. Le clausole erano inoltre molto limitanti, ma è mancata la forza per farle rispettare. Non solo ma l'Inghilterra e la Francia mancavno dei mezzi e della visione per fermare la Germania nel '39, e non si fece nulla per cambiare le cose, cullandosi nell'illusione dell'invalicabilità della linea Maginot e dal fatto che si pensava di essere più furbi dei propri avversari aspettandoli in Belgio, come quel'"altra volta"..

Ave,
Vegeta
Principe Vegeta
Wednesday, June 22, 2005 5:43 PM
La Repubblica di Weimar e l'ascesa di Hitler

Dopo la Grande Guerra si formò quella che divenne nota come Repubblica di Weimar che introdusse un sistema federale parlamentare. Le lotte interne erano però accesissime, nonostante fossero al potere i Socialisti i Comunisti volevano che la rivoluzione che aveva fatto finire la guerra continuasse per far diventare la Germania un Soviet. Il 15 gennaio del 1919 gli scontri di piazza finirono nel sangue con i due capi comunisti, Rosa Luxenburg e Karl Liebknecht uccisi dalla polizia. Nonostante questo, la crisi economica, dovuta anche ai pesanti tributi di guerra, l’alto numero di ex combattenti che non sapevano fare altro che il mestiere del soldato, le lotte tra gli opposti estremismi e alcuni germi di secessione facevano sì che il clima fosse tutt’altro che tranquillo. Nel 1920 il generale Luttwitz e Kapp tentarono il colpo di stato a Berlino ma furono arginati dalle violente proteste della popolazione. La ricerca di un colpevole ai mali che affliggevano la Germania portò le destre estreme ad un crescente antisemitismo che attecchì e si diffuse in una larga parte della popolazione. La Francia, per riscuotere i suoi debiti di guerra occupò la zona mineraria della Ruhr l’11 gennaio del 23. Il governo, presieduto da Cuno, proclamò la resistenza passiva e la finanziò con le magre casse dello Stato. Questo portò ad un aumento dell’inflazione arrestato solo dall’abile statista Strasemann nell’Agosto dello stesso anno. Le destre reazionarie approfittarono della crisi e a settembre fu instaurata a Monaco una dittatura da parte dell’ex presidente del consiglio con Kahr, che cominciò a raccogliere attorno a sé un piccolo esercito di esaltati con cui combattere i comunisti della Sassonia e della Turingia, ma il suo autogoverno ebbe vita breve.
Nel frattempo, sempre a Monaco, un ex caporale di origini austriache, decorato con una Croce di Ferro, incaricato dall’esercito di sorvegliare le nuove forze politiche che stavano nascendo in quegli anni turbolenti e di istruire i cadetti, aveva da poco lasciato la carriera militare per dedicarsi attivamente alla vita politica. La tessera n°7 del Partito Nazional Socialista Tedesco dei Lavoratori (NSDAP)era intestata a Hitler Adolf, classe 1889. Quest’uomo, allora un perfetto sconosciuto ai più, prima della Guerra si guadagnava da vivere come pittore, dopo essere stato respinto alla scuola di architettura. Scartato anche dall’esercito austriaco per insufficienza toracica si arruolò volontario in quello tedesco. Dopo essere stato addetto alla propaganda del NSDAP, portando il numero di presenti ai comizi da una dozzina scarsa a qualche migliaio di persone, ne divenne ufficialmente il capo. Organizzò un corpo di sicurezza, le Sturm Abteilungen (SA – Truppe d’assalto). Un organismo paramilitare, simile a molti altri presenti all’epoca sulla scena politica, sebbene più organizzato e inquadrato. Il 9 novembre del 1923 Hitler fallì il suo tentativo di colpo di stato, che viene ricordato come Putsch della Birreria, poiché alla birreria Burgerbrawkeller di Monaco, dove i capi di governo stavano tenendo una conferenza, Hitler fece irruzione con i suoi uomini. La marcia su Monaco si risolse in un disastro, con le forze di polizia che aprirono il fuoco su di lui e sui suoi seguaci. Al processo Hitler sfruttò l’occasione che gli fu data per mettersi in mostra e spiegare il suo punto di vista cominciando così a farsi un nome. La mite condanna inflittagli gli diede tempo di dettare al suo fido Hess il suo libro “Mein Kampf”. In questo “manifesto del nazismo” egli dichiarava quali erano le sue intenzioni una volta che fosse giunto al potere. Uscito dal carcere volle dare una svolta al partito che senza la sua guida si stava disgregando.
Nel 1925 alle presidenziali fu eletto il generale ultraconservatore Hindenburg che cancellò ogni possibilità di ulteriori sviluppi democratici. Il ’28, con la crisi economica mondiale, vide il tasso d’inflazione del Marco crescere di ora in ora. Un chilo di patate costava circa 5 chili di Marchi. I disoccupati si contavano a milioni e nel '32 costituvano il 40% degli abili al lavoro. Il crescente malcontento generale portò ad uno spostamento di voti verso gli estremi. La lotta tra nazisti e partiti di destra contro il Fronte Rosso, in cui figuravano i Comunisti e le ali più estreme dei Socialisti insanguinarono le strade. Camion di SA sfrecciavano per le città tedesche pronti a intervenire ove fosse necessario. I mosrti da una parte e dall'altra furono centinaia e la polizia non riusciva a fare nulla. L'esercito post-Versailles, le Reichswehr, voleva mantenere un indipendenza dalle influenze politiche e rimase fuori dalla lotta, fedele solo a se stessa.
Il partito di Hitler ottenne nel 1930 107 seggi, contro i 12 delle ultime elezioni. Ormai egli era una figura con cui bisognava fare i conti. La sua retorica e la sua dialettica, circa l’antisemitismo, il pericolo bolscevico, il mito della pugnalata alle spalle, i traditori di novembre, l’iniquità del trattato di Versailles incantavano le folle. Shiller, un giornalista americano antinazista rimase come ipnotizzato da quest'uomo che sbraitava da un seggio in mezzo ad una sala gremita di persone. Nel ’32 concorse per le presidenziali ma fu sconfitto da Hindenburg che godette in quel caso dell’appoggio della sinistra, che tra i due mali decisero di scegliere quello minore. Nello stesso anno le elezioni per il Reichstag videro i nazisti assicurarsi la maggioranza relativa con il 34% dei voti, non erano abbastanza per governare da soli, ma non potevano essere ignorati. I complicati rapporti di forza all’interno del parlamento richiesero nuove elezioni che videro una leggera recessione per i nazional socialisti. I due presidenti del consiglio che si susseguirono, Von Papen e il generale Schleicher si dimostrarono incapaci di gestire la situazione e il 30 gennaio del 1933, sebbene controvoglia, Hindenburg nominò Hitler, in quanto capo del partito che deteneva la maggioranza relativa, cancelliere.

[Modificato da Principe Vegeta 22/06/2005 17.48]

Principe Vegeta
Thursday, June 23, 2005 4:36 PM
Insediamento

Appena Hitler prese il potere, promise al suo popolo due piani quadriennali con i quali salvare dalla miseria i lavoratori tedeschi. Si diede inoltre inizio ad una serie di comunicati in cui si chiedeva la parità con le altre nazioni per la Germania e fu avanzata la proposta che anche gli altri Paesi riducessero le loro armate in maniera uguale a quelle tedesche. Ma dietro questa facciata di buoni propositi i nazisti cominciarono ad epurare tutti i ministeri e gli incarichi di potere cacciando chiunque non fosse un nazista e sostituendolo con un loro uomo. La polizia divenne uno strumento dell’NSDAP e le SA, ormai senza freni, portarono ad un’ondata di violenza inaudita in tutto il Paese con assalti e linciaggi diretti contro gli avversari. Nell’aprile del 1933, appena due mesi dopo la presa di potere furono aperti i primi campi di lavoro e rieducazione per gli oppositori interni. La libertà di stampa fu limitata e molte testate di partito dovettero chiudere, oppure furono acquistate dai nazisti per stampare i propri giornali. Il 5 marzo si tennero le elezioni per il Reichstag e i nazisti ottennero il 44% dei voti, contando anche alcuni partiti ultranazionalisti loro alleati, l’estrema destra deteneva la maggioranza assoluta nel parlamento. L’incendio del Reichstag, di cui fu accusato un comunista olandese, dietro pressioni naziste, portò Hindenburg a promulgare speciali editti per la sicurezza interna del Reich. Il partito Comunista fu sciolto, seguito via via da tutti gli altri. Le elezioni straordinarie tenutesi a novembre videro il partito di Hitler trionfare con il 92,2% dei voti. Comincia così il processo di gleishclatung, di riorganizzazione, in cui il partito nazista si insedierà nella struttura statale fino a diventare a sua volta lo stato stesso. Fin dal 1923 all’interno delle SA erano stati selezionati dei reparti di fedelissimi, uomini di comprovata affidabilità. Da questo nucleo nacquero le SS, le squadre di protezione. A capo di quest’organi fu posto Himmler, che negli anni a venire ampliò sempre di più questo nucleo di adepti, selezionati in base a criteri razziali ed ideologici. Ad esse fu affidata la gestione dei campi di concentramento, cosa che le portò in stretta collaborazione con i giganti delle industrie, desiderosi di sfruttare l’ampia manodopera gratuita che veniva loro messa a disposizione. Himmler vedeva nelle SS i migliori esponenti della razza ariana e voleva fare di questo elitario corpo un serbatoio razziale per incrementare il numero di ariani tedeschi. Con l’inizio della guerra si creeranno poi le Waffen SS, formazioni combattenti composte da soldati particolarmente ben addestrati e di implacabile ferocia in combattimento. Con loro, nel ’34, epurerà le SA, ree di voler dare una svolta socialista alla politica del partito. Nello stesso anno, alla morte di Hindenburg Hitler divenne anche presidente della Germania e rese ufficiale il suo titolo di Fuhrer. Nel ’35 saranno proclamate le leggi razziali, al raduno di Norimberga, che porteranno l’8 novembre del ’38 agli eccessi di violenza antisemita della Notte dei cristalli.
La vita di un uomo tedesco, dopo l’insediamento del nazismo, era seguita dallo Stato in tutto e per tutto. All’età di 6 anni il bambino avrebbe frequentato scuole con insegnanti nazisti e sarebbe stato inserito nella HitlerJugend. In questa fase grande importanza veniva data all’allenamento fisico, la parte di studio, invece era più trascurata, poiché chi se ne fosse dimostrato meritevole, avrebbe potuto studiare più avanti nelle eccellenti università del Reich. Fino ai 18 anni sarebbe rimasto inquadrato in questa organizzazione, dopodiché, sarebbe partito per il servizio militare della durata di 2 anni. Al termine di questo sarebbe stato impiegato per altri 2 anni nel servizio di lavoro della Forza nella Gioia, un organizzazione statale la cui manodopera gratuita lavorava per le infrastrutture necessarie, come strade, canali ecc ecc e si occupava del lavoro nei campi ove necessario. In questo modo all’età di 22 anni, un giovane cresciuto secondo i dettami della dottrina nazista, addestrato a combattere e a sopportare la fatica era pronto a mettersi al servizio del Fuhrer in tutto e per tutto.
Elwood Blues
Thursday, June 23, 2005 4:43 PM
Faccio una nota sul penultimo resoconto: è davvero importante la percentuale di disoccupati così come quella dei reduci di guerra, un fattore che spiega bene scelte politiche e sociali del popolo prima dell'insediamento di A. Hitler e durante il Nazionalsocialismo. Un netto cambiamento.

Ave,
Elwood
Fangorn83
Thursday, June 23, 2005 9:07 PM
Senza nulla togliere al carisma di Hitler, probabilmente la polveriera tedesca sarebbe scoppiata lo stesso ... 5 Kg di Marchi per 5 Kg di patate ... neanche gli occhi per piangere avevano ... fa paura come le circostanze abbiano permesso ad un uomo come Hitler di salire al potere, detenendolo completamente ... forse in altri tempi non avrebbe avuto il seguito che ha avuto
Principe Vegeta
Thursday, June 23, 2005 10:26 PM
Quello di Hitler è un mistero che ha portato un numero spropositato di storici o presunti tali a scrivere un numero ancor più grandi di libri.. la maggior parte dei quali pieni di sciocchezze, come quelle circa le sue origini in realtà ebraiche.. è molto più probabile che sia ancora vivo ma che sia stato rapito dagli alieni (alcuni sostengono anche questa toeria ^__^ ).

Ad ogni modo è indubbio che fosse un uomo che ha saputo "leggere" il momento storico in cui si trovava, è stato in grado di capire come nessun'altro le debolezze e le preoccupazioni del popolo tedesco e su di esse ha fatto leva, cercando, da grande conoscitore dell'animo umano, il modo di piegare di volta in volta la massa alla sua volontà. Resta insoluto il quesito se avesse potuto fare quello che ha fatto in un Paese diverso dalla Germania di quel tempo che presentava una combinazione di fattori storici-economici-culturali-politici come quelle. La Germania stava attraversando un periodo in cui i colpi di stato e i colpi di mano in parlamento si succedevano rapidamente. Una soluzione democratica del problema era ben lungi dall'essere trovata, anche a causa dell'intransigenza che gli Alleati mostravano in quel periodo nei suoi confronti. Negli anni che seguirono alla presa di potere di Hitler, quando la Germania cominciò a mostrare i muscoli, un atteggiamento di quel tipo avrebbe probabilmente scoperto il bluff, ma Francia e Inghilterra avevano altre preoccupazioni, inoltre Chamberlain non era esattamente un esempio di "duro e puro"..

[Modificato da Principe Vegeta 23/06/2005 22.26]

pkrcel
Friday, June 24, 2005 12:21 PM
C'è anche chi ipotizza che un leader meno alienato con la stessa intelligenza avrebbe potuto portare ad un futuro ben diverso se è per quello...cmq entriamo nel campo dell aspeculazione.


Elwood Blues
Friday, June 24, 2005 2:41 PM
Io concordo con il parere storico che uno scambio leader/popoli sarebbe stata la cosa migliore. Un popolo non si meritava un leader, un leader non si meritava un popolo.

Ave,
Elwood
Principe Vegeta
Friday, June 24, 2005 5:11 PM
Deutschland Erwache!

Il marzo del ’36 vide un battaglione della Wehrmacht entrare nella zona smilitarizzata della Renania, in aperto contrasto contro quanto stabilito a Versailles. I generali tedeschi temevano la reazione alleata ma Hitler fu buon profeta quando disse che i suoi avversari sarebbero rimasti a guardare, come era successo con la reintroduzione della leva obbligatoria. Nello stesso anno si diede anche il via ad un massiccio programma di riarmo. Nell’estate la rivolta spagnola vide intervenire al fianco dei franchisti truppe volontarie italiane e la Legione Condor tedesca che approfittò del conflitto per sperimentare nuove tattiche di combattimento, usando i primi carri armati di produzione nazionale e le formazioni di aerei della rinata Luftwaffe. Il 12 marzo del ’38 l’Austria viene annessa alla Germania, ad epilogo di una serie di minacce e intimidazioni da parte dei nazisti austriaci, culminate con l’uccisione del primo ministro. La sete di territori di Hitler però non era ancora placata, volgeva ora il suo sguardo verso est, dove le minoranza tedesche nella repubblica cecoslovacca rivendicavano l’unione con la loro patria. Ovviamente questo era solo un pretesto per incamerare le produttive industrie ceche. Il 29 settembre del ’38 si tenne a Monaco una conferenza tra Germania, Italia, Francia e Inghilterra per decidere il futuro dei Sudeti. La Cecoslovacchia era ovviamente contraria alla cessione della parte di territorio con le migliori difese e con la maggior parte delle industrie pesanti. La conferenza di Monaco può giustamente essere definita una Canosse d’Europa, i leader alleati si piegarono alle richieste di Hitler e i rappresentanti cechi, che non avevano però potuto partecipare alla discussione, furono costretti a viva forza a firmare l’accordo. Altri sette milioni di abitanti entravano a far parte del Reich e una futura avanzata in quel che restava della Cecoslovacchia non avrebbe più avuto significativi ostacoli geografici, infatti, successivamente divenne un protettorato tedesco.

[Modificato da Principe Vegeta 25/06/2005 1.27]

Principe Vegeta
Saturday, June 25, 2005 1:28 AM
Campagna polacca e Campagna di Francia

Fino a quel momento Hitler aveva conosciuto solo trionfi, e senza spargere una sola goccia di sangue tedesco. Con il programma di riarmo le industrie lavoravano a pieno regime e la disoccupazione era calata dal picco del 44% fino ad un fisiologico 3%. L’immagine che la Germania proiettava all’estero era quella di una potenza in crescita. Il 23 agosto del ’39 fu firmato il ben noto accordo tra Russia e Germania che avrebbe permesso lo scatenarsi di un conflitto di portata mondiale. La notte del 31 agosto dello stesso anno un reparto di fedelissimi delle SS, vestito ed equipaggiato come le truppe polacche attaccò una stazione radio tedesca oltre il confine. Con questo pretesto l’1 settembre la Wehrmacht invadeva la Polonia. Francia e Inghilterra, che nel frattempo avevano avuto dei cambi ai vertici in seguito alla meschina risoluzione della crisi di Monaco dell’anno precedente, dichiararono, seppur controvoglia, guerra alla Germania. La speranza di costringere il nemico ad uno scontro su due fronti svanì perché, quando dopo un mese i Francesi avevano completato la loro mobilitazione, la guerra in Polonia si era già conclusa da una settimana. Le prime panzerdivisionen tedesche avevano stritolato sotto i loro cingoli l’esercito polacco che contava più di un milione di uomini. La Luftwaffe aveva presto ridotto al silenzio la controparte avversaria e dopo appena una settimana dominava incontrastata. Si diede così avvio a quel periodo che la stampa americana definì phoney war, guerra fasulla. Dalla fine di settembre, fino a maggio i due eserciti si studiavano lungo la frontiera senza che nessuno dei due osasse attaccare per primo. Gli Alleati si aspettavano una riedizione del piano di Schlieffen, con uno sfondamento in Belgio, lungo la Manica per poi piegare verso Parigi, per tanto concentrarono lungo il confine settentrionale tra Francia e Belgio le loro migliori truppe. Da Longuyon a Basilea si estendeva la famosa Linea Maginot, un complesso ininterrotto di fortificazioni che fu subito giudicato invalicabile dai generali tedeschi. Lo sfondamento sarebbe dunque avvenuto in Belgio ma non nelle modalità previste dagli Alleati. Von Mastein si occupò della stesura dell’audace piano: un primo gruppo di armate, denominato B, composto da 29 divisioni di cui tre panzer e comandato da von Bock, avrebbe dovuto eseguire la manovra prevista dagli alleati partendo vicino alla costa, di fronte ai Paesi Bassi. Una volta attaccato dalle truppe nemiche avrebbe dovuto opporre una resistenza morbida; il gruppo di Armate A, vero ariete corazzato, avrebbe contato 45 divisioni di cui 7 panzer, tra cui quella comandata da un giovane e audace generale di nome Rommel, e sarebbe stato diretto dall’abilissimo von Runstedt. Il suo compito era di sfondare attraverso le Ardenne tra Sedan e Dinant e lanciarsi poi in una corsa verso la Manica per prendere alle spalle il grosso dell’esercito anglo-francese che nel frattempo sarebbe dovuto essere impegnato con il Gruppo di Armate B; il terzo Gruppo di Armate, denominato C, aveva il generico compito di mantenere pressione sulla linea Maginot e disponeva di 19 divisioni di fanteria. Oltre a queste forze, la riserva strategica era composta da altre 42 divisioni. Il 10 maggio nuclei di paracadutisti occuparono i principali aeroporti e ponti sulla Mosa. 85 parà sbarcarono da 10 alianti sull’imprendibile forte di Eben Amel, che difendeva il Canale di Alberto, e nonostante fosse difeso da 780 uomini armati pesantemente fu conquistato in 30 ore. Il 15 maggio l’Olanda, investita dal Gruppo B, capitolava. La trappola funzionò, gli Alleati mandarono incontro al Gruppo B il grosso del loro esercito inconsapevoli del fatto che, nel frattempo, più a sud 7 panzerdivisionen stavano sfondando il fronte su una larghezza di ben 50 km e si preparavano ad una manovra aggirante. La Luftwaffe annichilì anche in questo caso la reazione nemica e i suoi Stuka martellarono costantemente le colonne di soldati avversari. Il 26 maggio l’esercito alleato si trovava tra l’incudine del Gruppo B e il martello corazzato del Gruppo A. A quel punto Hitler diede ordine di fermare la corsa dei suoi carri. Attorno a Dunkerque si radunarono i 400.000 dell’esercito alleato, di cui 350.000 furono tratti in salvo dall’intervento della flotta inglese. Molti si sono chiesti perché Hitler abbia deciso di arrestare le sue divisioni, forse temeva un eccessivo allungamento delle linee di rifornimento, o il ritardo della fanteria rispetto ai carri o forse voleva raggiungere una pace onorevole con l’Inghilterra, cosa che sarebbe stata impossibile se avesse annientato le sue forze di terra. Inoltre Goring aveva assicurato che la sua Luftwaffe da sola avrebbe potuto fermare il reimbarco. Il 28 maggio il Belgio si dichiarava sconfitto e il 5 giugno, conclusasi la vicenda di Dunqerkue, le forze armate tedesche dilagarono in Francia sbriciolando quel che rimaneva delle armate francesi. Il 14 su Parigi sventolava la svastica e il 16 i tedeschi marciavano alle spalle dell’invalicabile, ma non inaggirabile, linea Maginot. Il 22 Hitler ottenne la firma dell’armistizio nella carrozza ferroviaria in cui nel 1918 i plenipotenziari tedeschi avevano firmato la resa. Il 25 fu raggiunto un accordo collaterale anche con il governo Italiano che nelle ultime fasi della campagna aveva sacrificato 2.000 alpini per 300 metri di montagne. La Francia ebbe 90.000 morti, 200.000 feriti e quasi due milioni tra dispersi e prigionieri. I caduti tra Inglesi, Belgi e Olandesi furono complessivamente poco più di 100.000. La Germania aveva perso 40.000 uomini e ne aveva 111.000 feriti.
Principe Vegeta
Saturday, June 25, 2005 1:31 AM
Ormai siamo già al '40, le vicende che vi vedranno protagonisti cominciano nella primavera del '42.. ancora un paio di post o giù di lì e poi questa rapida carrellata della storia tedesca finirà. Dal quel punto in poi sarete voi a viverla in prima persona. ;)

Am ende steht der Sieg!

Ave,
Vegeta
Principe Vegeta
Saturday, June 25, 2005 11:45 PM
La battaglia d'Inghilterra

La sensazionale vittoria della campagna di Francia aveva visto un impiego degli aerei in appoggio alle avanguardie corazzate. Per quanto l’intero complesso di mezzi e uomini che aveva portato alla realizzazione la blitzkrieg era qualcosa di mai visto prima sui campi di battaglia la loro concezione era già stata teorizzata e preconizzata negli anni precedenti. L’ipotesi dell’avanzata in profondità per tagliare le linee di comunicazione al nemico, era già stata considerata dal Clausewitz, ma all’epoca mancavano i carriarmati che con la loro velocità e la loro relativa invulnerabilità erano lo strumento ideale per realizzarla. I tedeschi furono i primi a costruire un esercito di tipo moderno con il quale attuare la guerra lampo. La vera rivoluzione sarebbe venuta poco dopo la caduta della Francia. L’arma aerea era stata considerata fino a quel momento un appoggio nella terza dimensione per l’esercito e, in misura minore per la marina. La battaglia per avere un’aviazione indipendente dalle altre due armi costò la corte marziale ai suoi sostenitori, come nel caso del Colonnello Mitchell. Alcuni però si spinsero troppo oltre sostenendo che i grossi bombardieri strategici, a lunga autonomia, sarebbero stati in grado di vincere la guerra da soli colpendo direttamente i centri vitali del nemico ben oltre la linea del fronte. Dando credito a queste teorie le forze da bombardamento alleate, prive di scorte di caccia, furono falcidiate dai Me-109 e dai FW-190. La soluzione all’inizio fu un aumento della corazzatura dei velivoli e un aumento del numero di mitragliatrici. Inoltre si ritenne che aggregando numerosi bombardieri in super-formazioni sarebbero stati invulnerabili. In realtà senza scorte i bombardieri erano inermi di fronte ai ben più agili caccia. I bombardamenti, sebbene abbiano rallentato la produzione bellica, non hanno conseguito la vittoria che si sperava, con un crollo del morale della popolazione.
Tutto questo però, nell’estate del 1940 aera ancora di là a venire. La Francia era sconfitta ma i conti di Hitler non tornavano. L’Inghilterra aveva rifiutato un’onorevole proposta di pace, che le lasciava l’intero impero coloniale purché Hitler potesse avere mano libera in Europa. Fina dal 9 novembre del 1939, durante la campagna polacca la mente di Hitler era rivolta alla Russia. La vittoria francese serviva soltanto ad evitare quella perniciosa situazione di guerra su due fronti che si era creata nel primo conflitto mondiale. Nel gennaio, si badi bene, gennaio, del ’40 Hitler parlava ai suoi generali di un attacco alla Russia. Il 29 luglio, durante la campagna di Francia, Hitler annunciò al suo enturage di voler chiudere i conti con la Russia prima della primavera del ’41. L’attacco sarebbe cominciato nel ’40 se i suoi generali non lo avessero convinto che la stagione era troppo inoltrata. Per poter attaccare senza problemi il colosso bolscevico però c’era ancora da risolvere la questione inglese. Quel popolo testardo, guidato dall’ancor più testardo Churchill, sebbene al momento non avesse più capacità combattive terrestri sarebbe sempre rimasta una spina nel fianco. Quindi prima di dare il via all’offensiva che avrebbe dovuto assicurare al Reich un infinità di materie prime e sterminati territori bisognava liquidare una volta per tutte la plutocratica Albione. Si cominciò così uno studio preliminare per l’invasione dell’Inghilterra. Il fabbisogno di chiatte e barconi da sbarco avrebbe paralizzato l’economia del Reich inoltre la Kriegsmarine da sola non avrebbe potuto sconfiggere la Home Fleet, era necessario l’intervento della Luftwaffe che per operare liberamente avrebbe quindi dovuto sconfiggere la RAF. Tre Luftflotten di aerei, la 2a con basi in Olanda e Belgio, la 3a stanziata nella Francia nord-occidentale e la 5a con le basi in Norvegia e Danimarca, per un totale di 227 caccia pesanti bimotore Me-110, 700 caccia Me-109, 875 bombardieri He-111, Do-117 e Ju-88 e 316 bombardieri in picchiata Ju-87 Stuka, erano disponibili per questa battaglia aerea. Una battaglia assolutamente unica nel suo genere. Mai prima di allora si era combattuto con l’unico scopo di essere padroni della terza dimensione. Il dominio dell’aria veniva finalmente riconosciuto come fondamentale. Il 10 luglio si diede così il via a quella che divenne nota come Battaglia d’Inghilterra o Battaglia per il canale (Kanalkampf). Si articolò in quattro fasi. La prima dal 10 luglio fino ai primi di agosto cominciò con una serie di incursioni di 20-30 bombardieri sulle città meridionali e arrivò poi fino al Tamigi, causando l’affondamento di circa 40.000 t di naviglio ma lasciò incolume la Home Fleet. I tedeschi persero circa 180 apparecchi di cui un centinaio da bombardamento, il totale della caccia andata perduta eguagliava sostanzialmente i circa 70 velivoli persi dalla RAF. Il 13 Agosto fu il giorno dell’aquila (Adlertag) che segnò l’inizio della seconda fase durante la quale per la prima ed unica volta furono attaccate le postazioni radar su cui si basava il sistema di allarme inglese. Bersagli dei bombardamenti furono anche le fabbriche di aerei ma le perdite elevatissime soprattutto tra gli Stuka, sebbene quelle trai caccia fossero sostanzialmente pari a quelle subite dagli inglesi, portarono già il 15 ad un cambiamento di piani e di comandanti. Si passò quindi ad una terza fase durante la quale gli attacchi miravano a distruggere le basi della caccia inglese. I danni subiti dalla RAF cominciavano ad essere consistenti ma la vittoria stava giungendo ancora troppo lentamente per Hitler che voleva completare la distruzione della RAF prima che il maltempo autunnale impedisse l’operazione Leone Marino. Si decise quindi di dare il via libera ai bombardamenti su Londra, cuore pulsante dell’Impero Britannico. Cominciò quindi la quarta e più leggendaria fase della battaglia nei cieli di Inghilterra. I massicci attacchi contro la city proseguirono anche quando le condizioni metereologiche impedirono l’ipotetica attuazione dello sbarco. In ottobre i bombardamenti erano ormai solo prevalentemente notturni. La sostanziale sconfitta della Luftwaffe va ricercata in una serie di fattori. Primo fra tutti la rete di avvistamento e radar che permetteva agli aerei inglesi di partire su allarme. In secondo luogo l’inutile accanirsi contro i bersagli sbagliati portò l’arma aerea tedesca a logorarsi inutilmente. Complessivamente il Comando Caccia inglese perse 832 apparecchi, la Luftwaffe, dal canto suo lamentava la perdita di soli 668 caccia ma di ben 600 bombardieri. Se Hitler e Goring avessero realizzato quanto vicini erano stati alla vittoria con le loro incursioni sui centri radar e sulle fabbriche forse i loro sforzi non sarebbero stati così vani. Resta significativo il commento di Churchill: “mai nella storia dei conflitti umani così tanti hanno dovuto tanto a così pochi uomini.”

[Modificato da Principe Vegeta 26/06/2005 12.25]

Principe Vegeta
Sunday, June 26, 2005 12:26 PM
Preparativi per l'attacco a est
Cominciavano a manifestarsi le prime crepe nel grandioso edificio nazista costruito con una serie, fino a quel momento ininterrotta di trionfi. Serie che causò l’invidia dell’italico alleato che voleva un po’ di gloria anche per sé. Il 29 ottobre l’Italia attaccava la Grecia ma dopo un buon inizio le operazioni presero una brutta piega. A dicembre il contrattacco di Wavell nel nord Africa minacciava di scacciare gli Italiani dai loro possedimenti oltremare. Il 19 gennaio del 1941 le truppe alleate entrarono in Etiopia e il 5 conseguirono una schiacciante vittoria aggirando le colonne in fuga e tagliando loro la strada, il risultato fu comunicato a Londra con una trasmissione in chiaro: “Volpe uccisa in terreno aperto.” A metà febbraio Hitler inviò quindi in Africa il DAK, Deutsche Africa Korp, le cui unità di punta erano la 15a corazzata e la 5a leggera. Gli Inglesi erano nel frattempo accorsi in aiuto dei Greci compromettendo ulteriormente la situazione italiana in quel settore. La mente di Hitler era rivolta all’imminente attacco alla Russia ma non poteva trascurare il settore balcanico da cui dipendeva per la fornitura di petrolio, bauxite, stagno piombo e rame. Il 25 siglò un accordo con il governo jugoslavo, sfortunatamente il 27 ci fu un colpo di stato guidato da generali antinazisti e questo costrinse i tedeschi ad usare le maniere forti per chiudere i conti nell’Europa centro-meridionale. Il 6 aprile la Wehrmacht invade la Jugoslavia e parallelamemente , tre giorni dopo sfonda la linea difensiva greca Metaxas. Il 17 la guerra contro la Jugoslavia giunge al termine, la blitzkrieg tedesca ha vinto ancora una volta. Il 23 è la volta della Grecia che si arrende incondizionatamente. Restano però, in territorio greco, le truppe di rincalzo inviate dagli Inglesi che decidono di irrigidirsi sulle Termopili per dare il tempo al grosso delle truppe di reimbarcarsi. I parà tedeschi arrivano a Corinto il 26, con qualche ora di ritardo per impedire la fuga del contingente alleato. Ma, a differenza di quanto accaduto secoli prima la resistenza sulle Termopili è sbriciolata da un attacco combinato di carri e Stuka. Il 27 sull’acropoli di Atene sventola la bandiera con la svastica. Il 20 giugno la 7a Fligerdivison di Student, con la più grande operazione aviotrasportata della storia prende terra a Creta, occupata a ottobre da truppe inglesi. Dopo otto giorni di sanguinosi e brutali combattimenti l’isola è presa. Nonostante il fatto che altri tre trionfi vadano ad aggiungersi al diadema di vittorie tedesche vi sono anche alcune ombre. In primo luogo l’occupazione armata dei Balcani distrarrà preziose truppe da operazioni più importanti. Inoltre la conquista di Creta, nonostante sia costata la vita a quasi metà dell’unica divisione di paracadutisti tedeschi non porterà significativi vantaggi strategici, che avrebbero potuto essere conseguiti con l’occupazione di Malta, cosa che era stata però giudicata irrealizzabile da parte di Student. Infine, fatta eccezione per alcuni reparti scelti, l’alleato italico sta dimostrano scarse capacità belliche. Il 27, nel corso della battaglia per l’Atlantico è stata affondata la supercorazzata Bismarck, orgoglio della Kriegsmarine.
Principe Vegeta
Tuesday, June 28, 2005 3:34 PM
Operazione Barbarossa - considerazioni preliminari
Ora che anche il Balcani erano stati messi al sicuro restava un solo nemico sul continente: la Russia. Il 22 giungo 1942 scattò sul fronte orientale l’operazione Barbarossa. L’ostheer, l’esercito orientale si divide in tre grossi gruppi d’armate i cui punti di partenza sono la Prussia orientale, il confine orientale della Polonia e la zona tra Slovacchia e Ungheria. A nord, il Gruppo di Armate Nord, agli ordini del feldmaresciallo Ritter von Leeb dispone di tre armate: la 18a di fanteria, composta da 11 divisioni, la 16a di fanteria, su 10 divisoni e la potente 4a armata corazzata del colonnello generale Hoepner, composta dal 41° corpo panzer di Reinhardt su due divisioni corazzate, la 1a e la 6°, la 36a di fanteria motorizzata e la 269a di fanteria. Sempre nella 4a armata panzer è compreso anche il 56° corpo corazzato comandato da uno dei più grandi cervelli della Werhmacht, il generale von Manstein, già autore dell’audace piano per l’invasione della Francia. Ai suoi ordini Manstein dispone dell’8a divisione panzer, della 3a motorizzata e della 290a di fanteria. La riserva del gruppo d’armate nord è costituita dalla divisione “SS Totenkopf”. Di supporto in questo settore si contano anche 14 valide divisioni di fanteria finlandese.
Il gruppo di armate Centro, comandato dal feldmaresciallo Fedor von Bock è il più potente, poiché dispone di 4 armate di cui due corazzate. La 3a armata panzer, collocata nella parte più settentrionale dello schieramento del gruppo, è agli ordini del generale Hoth e si articola sul 39° corpo panzer con la 7a e la 20a divisioni corazzate e la 20a e la 14a motorizzate, nonché 57° corpo corazzato con la 12a e la 19a panzer e la 18a motorizzate. Le due armate di fanteria, la 19a e la 4a , rispettivamente agli ordini dei generali Strauss e Kluge, constano complessivamente di 32 divisioni di fanteria e sono collocate nella parte centrale del gruppo. All’estrema destra si trova invece l’armata corazzata di punta dell’intera Wehrmacht, la 2°, comandata dal padre dell’arma corazzata tedesca Heinz Guderian, che dal 27 luglio si chiamerà “Panzergruppe Guderian”. Esso è costituito dal 24° corpo panzer con la 3a e la 4a divisione corazzate, la 10a motorizzata e la 1a di cavalleria, da 46° corpo panzer con la 10a divisone panzer, la divisione “SS Das Reich” e il reggimento di fanteria “Grosse Deutschland”, infine il 47° corpo panzer con la 17a e la 18a divisione corazzata e la 29a motorizzata.
Il gruppo di armate Sud è solo apparentemente all’altezza degli altri due, in quanto vi figurano truppe non tedesche, quali due armate romene e due divisioni ungheresi, tutte di fanteria, di qualità inferiore rispetto agli standard tedeschi. Nell’autunno di quell’anno tre divisioni italiane del CSIR si aggiungeranno a questa colorita schiera. I reparti tedeschi, agli ordini del feldmaresciallo Gerd von Rundstedt, la cui giurisdizione si estende alle truppe alleate, comprendono la 6a armata con 18 divisioni di fanteria, la 17a con 12 divisioni, sempre di fanteria, l’11a con 6 divisioni di fanti e la 1a armata panzer, comandata da Klesit, con il 3° corpo panzer di Mantauffel, composta dalla 14a panzer e dalla 44a e 298a di fanteria, il 14° corpo panzer composto in realtà dalla sola 13a divisione corazzata e il 48° corpo panzer con 11a panzer e la 54a e la 75a di fanteria. In riserva restano un’intera armata panzer composta dalla 15a e 16a divisione corazzata, dalla “SS Viking” e dalla “SS Adolf Hitler”.
L’intero schieramento prevede quindi 140 grandi unità, di cui 19 corazzate, 9 motorizzate, 4 di SS e una di cavalleria annegate in 109 divisioni di fanteria. Ovviamente l’urto decisivo peserà solo sulle unità meccanizzate, sulle 4 divisioni di SS e sull’unica divisione di cavalleria moderna. Compito dei carriarmati sarà quello di penetrare audacemente nello schieramento nemico e sorprenderlo alle spalle mentre frontalmente le fanterie avrebbero costituito, come già in Francia l’incudine, contro cui schiacciare le forze avversarie così intrappolate. Il territorio russo, nel periodo estivo, si presta particolarmente alle operazioni dei carri, con le sue grandi distese, quasi del tutto prive di ostacoli naturali, le colonne panzer si troveranno quindi ad avanzare tanto velocemente che spesso le fanterie appiedate resteranno troppo indietro. Nonostante l’apparente forza questo schieramento è affetto inoltre da una sostanziale debolezza. Nella campagna di Francia 121 divisioni operarono brillantemente su di un fronte infinitamente più ristretto e contro un nemico numericamente meno forte e che commise per altro gravi errori tattico-strategici. La forza dell’Armata Rossa, in occidente, era stimata dal Servizio Informazioni nell’ordine delle 160-200 divisioni, di qualità più bassa rispetto a quelle della Wehrmacht. Il generale Halder, a guerra finita dirà: “Molto probabilmente dovevano essere 360.” Esiste quindi un errore iniziale di valutazione del nemico. Inoltre le divisioni russe hanno un organico maggiore dei corrispettivi occidentali. In secondo luogo, sempre rispetto alla campagna di Francia, le divisioni corazzate sono quasi raddoppiate, ma solo apparentemente. Questo incremento, e qui Mussolini fu un buon maestro, fu ottenuto diminuendo gli effettivi delle panzerdivisionen. I battaglioni di carriarmati, di ciascuna unità, sono stati ridotti da quattro a tre, passando da 268 a 180. Questo significa che, se contro l’esercito alleato nel ’40 erano schierati 2680 carri, contro la Russia se ne trovano pochi di più, appena 3060, con dei compiti decisamente più gravosi. Sebbene siano stati quasi del tutto eliminati i carri leggeri PzKw I e II, tenuti solo per compiti esplorativi o, al più in appoggio alle fanterie, e siano stati sostituiti con i più pesanti PzKw III, l’incremento qualitativo di fuoco non compenserà la perdita quantitativa. Se si considera inoltre che solo i PzKw IV con il pezzo da 75mm a canna lunga potevano impensierire gli eccellenti T-34 russi ci si accorge che il margine tra vittoria e sconfitta si assottiglia alquanto. Infine restava il fatto che gli sterminati spazi della Russia consentivano ai difensori di poter arretrare quasi indeterminatamente, portando nel contempo l’attaccante ad un progressivo e logorante allungamento delle linee di rifornimento. La Russia, a differenza della Francia, disponeva di pochissime strade asfaltate, e qualcosa di più se si considerano anche le strade sterrate che diventano fango nei mesi primaverili e tardo autunnali, per quanto riguarda le ferrovie, il diverso scartamento dei binari rappresentava un ulteriore problema. Osservando la logistica della Werhmacht, in cui l’elemento ippotrainato aveva ancora un peso considerevole si può capire come l’avanzata del fronte sia quindi paradossalmente deleteria per l’attaccante. La vittoria sarebbe potuta venire solo annientando l'Armata Rossa entro i primi 400-500 chilometri aggirandola sui fianchi, una campagna che si fosse protratta oltre la bella stagione avrebbe potuto avere conseguenze nefaste per la Wehrmacht.

[Modificato da Principe Vegeta 28/06/2005 15.36]

Principe Vegeta
Tuesday, June 28, 2005 5:18 PM
Operazione Barbarossa - andamento nei primi tre mesi
La mattina del 22 giungo uno spaventoso bombardamento colpì la linea Stalin nei tre punti in cui avrebbero dovuto sfondare i Gruppi d’armata. La 3a Luftflotte distrusse al suolo 528 apparecchi e ne abbatté 210, prima della fine della giornata l’Aviazione Rossa perderà 1200 aerei, un quarto degli effettivi di prima linea, e questa è una stima per difetto, rapporti di ambo le parti parlano di oltre 2000 velivoli distrutti. Le due armate corazzate del Gruppo Centro scattano in avanti e tra il 24 e il 25 si impadroniscono di Grondo e Brest-Litowsk e ripartono rispettivamente in direzione di Lida e Vilno, la prima, Baranovici la seconda. Si riuniscono il 26 a Slonim, a ovest di Minsk. In questa sacca che si è venuta a creare restano intrappolate circa 25 – 30 divisioni russe. All’arrivo delle fanterie i carri ripartono lasciando alle prime il compito di liquidare le forze nemiche accerchiate. Piccole unità russe riescono a rompere il cerchio e a ricongiungersi con il resto delle loro forze ad est ma i combattimenti, protrattisi fino al 3 luglio vedranno 320.000 soldati russi prigionieri, 3200 carri e 344 apparecchi catturati secondo le cifre tedesche, l’Armata Rossa parla di 150.000 soldati, 2000 carri e 1000 cannoni. In entrambi i casi una consistente parte delle forze sovietiche è venuta di colpo a mancare. L’armata di Hoth dopo aver resistito ad un violento contrattacco a nord di Minsk sfondano la linea Stalin nei pressi di Lepel giungendo in pochi giorni a Velikkije Luki, situata circa 400 chilometri oltre Minsk. I carri di Guderian avanzano invece più a sud e il 28 giugno raggiunge i ponti sulla Berezina, un affluente del Dnjepr, che scorre rispetto a quest’ultimo circa 100 chilometri più a ovest. Il due luglio l’intera 2a armata corazzata si trova distesa su un fronte di 130 km con tre teste di ponte sulla riva est della Berezina. Il 5 e 6 luglio avranno creato le prime tre teste di ponte per varcare il Dnjepr ma le fanterie del resto del Gruppo Centro si trovano ancora a più di 200 km per tanto Kluge, tecnicamente il superiore diretto di Guderian gli impone l’alt. Si valuta che le divisioni di fanteria impiegheranno circa 14 giorni per serrare le file con la 2a armata. Guderian vorrebbe invece procedere, sostenendo che “il movimento del carrista si protegge da sé, per il solo fatto di essere in movimento” e che quindi non è necessario attendere le fanterie e alla fine la spunterà, potrà quindi così varcare il 10 e l’11 luglio il Dnjepr in massa, favorito anche dalla siccità eccezionale di quel periodo. I carri riprendono quindi l’avanzata in direzione Smolensk, con gli occhi rivolti verso Vjazma e infine Mosca. Ma a questo punto gli eventi prendono un corso probabilmente fatale alle forze tedesche. Mentre i comandanti del fronte sono tutti unanimi nel voler ricongiungere le due armate corazzate su Mosca in una colossale tenaglia, lo stato maggiore presieduto da Hitler osserva con inquietudine tutta un’altra serie di fattori: in primo luogo le enormi distanze coperte e la conseguente sensazione che la battaglia stia sfuggendo di mano; il grado di autonomia decisionale raggiunto persino dai generali di divisione preoccupa l’OKW; l’usura del materiale bellico che imporrebbe un periodo di sosta e manutenzione per l’intera Panzerarmee; infine il fatto che negli enormi spazi lasciati alle spalle ci siano ancora forze russe che, per quanto disorganizzate e sparpagliate possono ancora essere fonte di preoccupazione in quanto le numerose foreste e i boschi presenti consentono loro di nascondersi e sfuggire continuamente. Hitler, seppur con un certo grado di ambiguità, boccia l’idea di marciare direttamente su Mosca o di assediare, a nord Leningrado, ossessionato dalla teoria di Clausewitz secondo cui l’obbiettivo deve sempre essere la distruzione delle forze nemiche, senza lasciarsi abbagliare dal miraggio delle capitali. In Francia, Parigi è stato il premio, non lo scopo. L’occupazione di popolose città ostili potrebbe risultare difficile, come insegna l’incendio di Mosca in epoca napoleonica. Il Fuhrer acconsente però ad un ultimo grandioso accerchiamento nell’area di Smolensk dove nel frattempo è sopraggiunta la 23a armata Sovietica comandata da Timosenko che, sebbene sotto organico e scarsamente equipaggiata, creerà grosse difficoltà al tridente corazzato di Guderian con il suo centinaio di T-34. Fortunatamente per lui però, la resistenza incontrata da Hoth non è altrettanto valida e il 16 luglio un previsto attacco della 23a dovrà essere annullato per evitare di restare intrappolata tra le due armate corazzate tedesche. La 2a può riprendere l’iniziativa e in pochi giorni le 21 divisioni sovietiche vengono parzialmente accerchiate ma resta ancora aperta la via verso est dalla quale ricevono costantemente rinforzi. In questo momento bisogna prendere una fatale decisione: avanzare su Mosca o aspettare? I “pezzi grossi” della Wehrmacht sono propensi a proseguire l’offensiva, sebbene sappiano che uomini e mezzi avrebbero bisogno di almeno due settimane di riposo, ma pensano di poter chiedere loro ancora uno sforzo, sperabilmente l’ultimo. Contro questa opzione, oltre al fatto che le panzerdivisionen sono ormai spuntate, sta anche la considerazione che negli immensi spazi russi, non controllati dai tedeschi si trovino almeno una cinquantina di divisioni sovietiche, sparpagliate su un territorio troppo vasto per essere efficacemente monitorato. Sebbene siano probabilmente poco o male armate e peggio organizzate potrebbero costituire un problema semplicemente per la loro massa. Mentre si sta prendendo questa fatidica decisione, il 21 luglio le forze di Timosenko provano a sfondare l’accerchiamento. Sfortunatamente per lui il 25 luglio le divisioni di fanteria hanno raggiunto le punte corazzate e il suo attacco e respinto. L’alto comando tedesco vede però in quest’azione un richiamo all’ortodossia, non è possibile avanzare ignorando le sacche e il 27 luglio l’idea dell’avanzata su Mosca viene definitivamente accantonata. La 2a armata corazzata piegherà verso sud-est per andare ad eliminare le forze nemiche nella zona di Gomel, Guderian, seppur con delle riserve si piegherà agli ordini ma otterrà per lo meno l’indipendenza operativa da Kluge. Forte di questa ritrovata libertà il 1° agosto otterrà la più brillante vittoria della Wehrmacht a Roslav chiudendo la sacca attorno alle armate di Timosenko e catturando con i suoi reparti 70.000 uomini nel giro di una settimana. Il bilancio complessivo però delle perdite subite dai russi in questa sacca è molto più alto: 350.000 uomini, 3500 carri e oltre 1000 apparecchi. In conseguenza di questa vittoria il baricentro del Gruppo centro è ora a 300 km da Mosca mentre le sue avanguardie distano soltanto 180 km. Nessun osservatore esterno ai fatti potrebbe in questo momento avere dubbi sull’esito finale dello scontro, dopo appena 40 giorni il gigante russo ha già subito perdite spaventose e una seconda pace di Brest-Litowsk si profila all’orizzonte. Restano poche divisioni sovietiche da poter opporre ai tedeschi, ma sopra ogni altra cosa restano ancora molti chilometri. A nord il Gruppo di Leeb dopo aver marciato per 700 chilometri arriva a metà agosto ad accerchiare completamente Leningrado ma la città, sebbene completamente tagliata fuori non viene attaccata per ordine di Hitler e si da così il tempo ai sovietici di scavare fossati anticarro, trincee, erigere barricate e addestrare brigate cittadine. A sud tra agosto e settembre l’Armata Rossa registra la più grave sconfitta della sua storia. Rundstedt con l’aiuto della 1a armata corazzata accerchia 25 divisioni forti di 150.000 uomini. Dopo aver liquidato questa sacca le forze tedesche bloccano parte dell’Armata Rossa in Crimea e proseguono fino a Kiev dove, in un'altra colossale manovra a tenaglia vengono fatti prigionieri più di 600.000 russi.
Stalin nel frattempo richiama quei validi generali estromessi per motivi politici quali Zukov, Jeremenko e altri ancora sperando che possano compiere il miracolo per salvare la Russia.
pkrcel
Tuesday, June 28, 2005 7:20 PM
OT - favoloso
KG, non sai quanto per me sia esaltante leggere una cronaca accurata come qs....sei fantastico (ed hai buone doti di estrazione ;-D)

Principe Vegeta
Tuesday, June 28, 2005 8:12 PM
RE: OT
Ho delle buone fonti e cmq non ho praticamente parlato dell'invasione della Norvegia, della guerra in Africa e della battaglia nell'Atlantico.. e questo solo per quanto rigurda la guerra dal punto di vista dei Tedeschi. E' una cronaca molto frettolosa ma spero serva a farvi capire in che situazione militare e sociale vi troverete.
Principe Vegeta
Tuesday, June 28, 2005 8:14 PM
Operazione Barbarossa - esaurimento dell'offensiva
Il 24 settembre Leeb riferì che la situazione si era notevolmente complicata, anche a conseguenza del fatto che le truppe finlandesi, una volta rioccupati i loro vecchi territori, cessarono ogni attività ma ormai l’attenzione dell’OKW era concentrata su Mosca. Già il 6 settembre era stata diramata una direttiva che indicava la capitale russa come obbiettivo ultimo. Bock avrebbe ricevuto in rinforzo il 4° corpo corazzato per proseguire la sua avanzata. “nel tempo limitato che ci resta prima dell’arrivo dell’inverno”. Ma a questo punto della campagna il logoramento imposto alla Wehrmacht risultò eccessivo, cominciarono a mancare munizioni e gli articoli più elementari. Gli stivaletti d’ordinanza, i kommisstiefel andavano in pezzi e nell’inverno i rinforzi metallici della suola avrebbero causato numerosi congelamenti. Le condizioni igieniche erano precarie e il tifo si diffondeva tra la truppa. Il 6 ottobre ci fu la prima nevicata, si sciolse subito e trasformò le strade in una trappola di fango. I rifornimenti faticavano ad arrivare, poiché i ponti distrutti e i sabotatori partigiani costituivano degli ostacoli molto grossi all’arrivo dei convogli. Il 10 ottobre Zukov fu chiamato ad organizzare la difesa di Mosca, la città era già stata in parte evacuata e numerose industrie erano state trapiantate qualche centinaio di chilometri più a est. Nonostante il pantano la 2a armata giunse il 30 ottobre alla periferia di Tula e la 4a arrivò ad 80 chilometri dalla capitale. Venne poi il grande gelo, talmente forte da ghiacciare l’olio dei motori e bloccando così migliaia di veicoli. I carri che però riuscivano a muoversi potevano sfruttare un terreno duro e per tanto adatto. Ci fu un momento di pausa in attesa dei preziosi rifornimenti e finalmente il 15 novembre si riprese l’offensiva. I russi contrattaccarono persino con una divisione di cavalieri cosacchi che fu fatta a pezzi. L’avanzata proseguì faticosamente e il 25 si era arrivati a 50 km dalla capitale. Il 27 due pattuglie esploratrici della 2a panzerdivision entrarono a nel rione settentrionale ed occidentale di Mosca, le torri del Cremlino distavano appena 18 km. I cittadini rimasti a Mosca già temevano l’arrivo tedesco, più d’uno bruciò i libri di Marx ed Engels temendo la reazione nazista. Il 19 ottobre fu dichiarato lo stato d’assedio nella capitale e ogni mancanza fu stroncata con la corte marziale. Si scavavano ininterrottamente trincee e fossati dietro ai quali opporre un’ultima disperata resistenza. L’avanzata proseguì faticosamente e il 25 si era arrivati a 50 km dalla capitale. Il 27 novembre i russi attaccarono le truppe di Mantauffel e le respinsero nel giro di due giorni. Ma più a sud le cose si stavano mettendo male per i russi, i carri della seconda divisione corazzata erano ad appena 30 chilometri e due pattuglie esploratrici entrarono a nel rione settentrionale ed occidentale di Mosca, le torri del Cremlino distavano appena 18 km. La vittoria sembrava a portata di mano ma quello che i Tedeschi non sapevano era che Stalin aveva richiamato dalla Siberia, dall’estremo oriente e dal Caucaso truppe per combattere quest’ultima battaglia. Con questa riserva furono create tre armate dotate di 300 carri. Il gelo e le privazioni avevano però esaurito definitivamente le capacità offensive della Wehrmacht e il 4 dicembre Guderian diede ordine di sospendere l’attacco. Tra il 5 e il 6 i Russi contrattaccarono con le loro riserve sfondando il fronte tenuto dal 3° gruppo corazzato e su tutto il fronte nei pressi di Mosca le truppe tedesche cominciarono a ripiegare fino ad assestarsi su una linea invernale. Hitler cominciò a sostituire i generali di più alto livello sperando che promozioni e giovani entusiasti potessero ridare nuova linfa all’offensiva, ma niente avrebbe potuto smuovere di un solo altro passo gli stremati uomini della Wehrmacht.
Fangorn83
Wednesday, June 29, 2005 12:27 PM
Alla faccia del molto frettoloso :-)
Principe Vegeta
Wednesday, June 29, 2005 5:12 PM
Le vicende dell'avventura si svolgono in Russia, su questa parte vi sto informando in maniera più dettagliata ma ci sono molte cose che ho omesso..
Principe Vegeta
Thursday, July 14, 2005 12:28 AM
Operazione Barbarossa - periodo invernale
Il Gruppo di armate Sud, durante il mese di novembre, aveva occupato tutta la Crimea tranne Sebastopoli. Un violento contrattacco russo sul finire del mese portò la formazione di Rundstedt a retrocedere fino al fiume Mius, dietro il quale i tedeschi si trincerarono per l’inverno. Il Gruppo Nord era bloccato davanti a Leningrado e dopo il 6 dicembre, in seguito ad un offensiva dell’Armata Rossa anche in questo settore si era attestato a Tichvin, lungo la sponda meridionale del lago La doga che si trova alle spalle della città. Qui le truppe del Reich svernarono tenendo sotto assedio la città culla della rivoluzione senza però essere in grado di arrestare l’esiguo flusso di rifornimenti che arrivava via lago, anche quando ghiacciò.
L’attacco russo scatenatosi all’inizio di dicembre, reso possibile dall’aver attinto largamente a divisioni schierate in Siberia e sul confine cinese, fu sostanzialmente causato da una fuga di notizie a Tokyo. Stalin venne a sapere che il Giappone stava per attaccare gli Stati Uniti, inevitabilmente quindi la minaccia in quel settore sarebbe venuta meno e sarebbe quindi stato possibile disimpegnare delle truppe da quella zona. Il 7 dicembre il proditorio attacco nipponico a Pearl Harbor coinvolse nel conflitto il colosso statiuntense. L’offensiva sovietica fece sì che entro Natale le truppe tedesche fossero state ricacciate alle posizioni di partenza della loro ultima grande offensiva verso Mosca. Numerosi generali si dimisero o furono costretti farlo da Hitler, tra questi spiccano nomi illustri quali Rundstedt, che morì poco dopo di attacco cardiaco; Bock, che fu sostituito dal fervente nazista Kluge; Guderian, reo di aver fatto arretrare i suoi uomini; Heoeppner, comandante del IV Gruppo Corazzato per aver effettuato un ripiegamento non autorizzato; i comandanti della 9a e 17a armata e 35 generali comandanti di corpi d’armata e di divisione. Il 19 dicembre fu destituito Brauchitsch comandante in capo dell’esercito (OKH), il suo posto fu occupato da Hitler. Dalla sua nuova posizione arringò i generali che volevano arretrare: “Volete ripiegare di 50 km? Credete che non farà tanto freddo là dietro? Tornatevene pure alla svelta in Germania, ma lasciate a me l’esercito, e l’esercito resta al fronte!”. Lo spettro della ritirata napoleonica lo ossessionava e dal suo comando a Rastenburg, con la forza della sua personalità e con le minacce riuscì ad infondere ai comandanti la volontà di resistere al fronte contro l’Armata Rossa e contro il gelo. A metà gennaio del 1942 il peggio era passato. Il Gruppo d’armate Nord era ancora saldamente attestato nei pressi di Leningrado che stava venendo lentamente distrutta dalle artiglierie tedesche. Il Gruppo Centro era stato sfondato da un grosso saliente a nord di Mosca ma la situazione si era stabilizzata mentre il Gruppo Sud reggeva. I rinforzi russi mantennero un’offensiva sporadica ma la mancanza di capacità tattiche della fanteria russa ne stava assottigliando pericolosamente le fila. L’inverno avrebbe preteso dalla Wehrmacht il suo tributo, nell’ordine di oltre 100.000 casi di congelamento ma Hitler ormai pensava già alla ripresa delle operazioni in primavera.
C’è un paradosso nello sterminato territorio Russo, se l’inverno stronca gli eserciti l’arrivo della primavera li blocca. Al disgelo lo strato superficiale scongelato si trasforma in uno strato di fango profondo anche un metro, la rasputitza. Nella rasputitza i veicoli a motore affondano fin oltre l’asse delle ruote, i cavalli sprofondano fino al busto, i carri cingolati annaspano. A metà marzo del 1942 sia l’Armata Rossa che la Wehrmacht accettarono la sconfitta stagionale e sul fronte russo scese una tregua obbligata che durerà fino agli inizi di maggio.

[Modificato da Principe Vegeta 14/07/2005 0.29]

Principe Vegeta
Thursday, July 14, 2005 12:32 AM
Almeno per il momento si chiude qui la mia rassegna storica degli eventi che riguardano più o meno da vicino i vostri Pg. Diciamo che leggendo questi post un giocatore dovrebbe arrivare a sapere qualcosa di più di quello che sa il suo personaggio.
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