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Full Version: Littorio Sgorbi
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Tuesday, July 10, 2007 11:52 PM

Milano, via le opere proibite: mostra aperta a tutti







L'assessore Sgarbi fa rimuovere le opere più provocatorie - in questa galleria di immagini - e la mostra 'Arte e omosessualità' non è più vietata ai minori. L'esposizione, inaugurata ieri al Palazzo della ragione di Milano, è oggetto di aspre critiche. Le opere censurate sono 2: 'Miss Kitty', un uomo seminudo il cui volto ricorda Benedetto XVI, e una manipolazione della foto che ritrae Sircana fermo in macchina vicino a un transessuale

Rep




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Sunday, January 20, 2008 12:16 PM
Arte ed eros, Sgarbi rischia il licenziamento



«Mi aspettavo molto di più dall'offerta culturale di Milano. Invece siamo sempre qui a discutere di iniziative scandalose e dissacranti. Urge una verifica sulla politica culturale nel suo complesso, perché la giunta non si riconosce più in quella di Sgarbi». Letizia Moratti è intenzionata a rimuovere Vittorio Sgarbi dalla poltrona di assessore a Palazzo Marino dopo l'ultimo incidente che - ancora una volta - gira tutto intorno alla volontà del critico di organizzare a Milano tre mostre dal contenuto erotico-sensual-artistico.

Dopo la vicenda di Vade Retro, la mostra-scandalo sul tema dell'omosessualità (leggi e guarda le opere), stavolta tocca ai nudi di Wilhelm Von Gloeden (barone tedesco che a inizio Novecento che amava fotografare giovanetti nudi acconciati in stile Grecia antica), Joel Peter Witkin (dai toni sadomaso) e Jan Saudek (dal decadente erotismo). Sono finiti sul banco degli imputati, insieme al loro principale sponsor. Che nonostante le accuse, resta sereno: "Con me Milano ha avuto una rinascita, le mostre sono state tante e tutte belle. Dimissioni? Non ci penso nemmeno ».
(19 gennaio 2008)

Rep


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Friday, February 22, 2008 11:25 AM
Sgarbi vende i suoi tesori
"I miei conti sono in rosso"


Dipinti e sculture dell'assessore all'asta da Finarte
di Armando Besio



Vittorio Sgarbi

Sarebbe un'asta come tante, non fosse per il nome della collezione dispersa: Cavallini-Sgarbi. Cavallini è la mamma, Sgarbi è Vittorio. Che ha deciso di vendere 200 opere della sua raccolta. L'asta sarà battuta il 5 marzo dalla Finarte di Giorgio Corbelli, patron anche di Telemarket, per cui Sgarbi ha firmato video-expertise ben pagate: «Ma ora sono in rosso, ho bisogno di riequilibrare i miei conti anche per finanziare la Fondazione cui destinerò dipinti e sculture».

La collezione privata di Sgarbi comprende la bellezza di 3600 pezzi ed è custodita in diverse sedi: abitazioni sue e di parenti, depositi. Il nucleo principale è nella la casa di famiglia a Rho Ferrarese, dove Vittorio è nato (nel 1953) e dove vivono e lavorano i genitori, popolari farmacisti del paese. Le opere che ha deciso di vendere sono sculture e dipinti antichi, perlopiù di epoca manierista e barocca, di buona e ottima qualità. Opere di artisti più e meno noti al grande pubblico, di scuola emiliana (Alessandro Tiarini), genovese (Bernardo Strozzi, Giocacchino Assereto), napoletana (Mattia Preti), fiorentina (Alessandro Rosi), lombarda (Sofonisba Anguissola).

Tra i pezzi più pregiati spicca una Madonna col bambino del Guercino, certificata dal famoso critico inglese Dennis Mahon, esposta alla grande mostra sul maestro del barocco emiliano che si tenne a Palazzo Reale nel 2003.
Sgarbi presta spesso e volentieri le sue opere alle mostre. È il caso di alcuni dipinti - tra cui uno di Artemisia Gentileschi - che campeggiano in questi giorni a Palazzo Reale nella rassegna L'arte delle donne. Un'opera privata esposta in una mostra pubblica aumenta di valore, ma l'assessore-critico-curatore-collezionista snobba chi lo accusa di conflitto di interessi: «Chi parla così è prigioniero di una logica paleomarxista. Il problema non è se un'opera è pubblica o privata ma se è bella oppure no. Se è di valore, e le mie lo sono, a guadagnarci non sono io ma la mostra e il pubblico che va a visitarla». Ad ogni buon conto, «tra le mie opere in mostra a Palazzo reale nessuna andrà in asta».


Circa la sua crisi di liquidità, Sgarbi confessa: «Quando Berlusconi mi faceva lavorare nelle sue televisioni guadagnavo due miliardi di lire l'anno, che peraltro spendevo tutti in opere d'arte. Ho sempre trasformato il denaro in spirito. E non venderei neanche un francobollo. Ma ora che in televisione non vado più, guadagno molto meno, per cui sono regolarmente in rosso».
Dall'asta, Sgarbi conta di incassare circa due milioni e mezzo. «Che mi serviranno anche a finanziare la nuova Fondazione. Ho deciso di razionalizzare la mia raccolta, concentrandomi sulla scultura dell'Otto e Novecento, destinandone una parte in comodato gratuito a una sede pubblica». Ha in mente il Castello di Ferrara, per cui è in trattative con la Provincia e la Cassa di Risparmio. L'operazione dovrebbe andare in porto nel 2010. Prima, prevede un tour delle sue opere in varie città: Parma, Venezia, Roma, Palermo. «Milano no, perché in questo caso, lo ammetto, avrebbero ragione di accusarmi di conflitto di interessi».
(06 febbraio 2008)

Rep

Puovvuerruiiiinnuoooo
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Friday, February 22, 2008 11:25 AM
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Friday, May 09, 2008 12:00 AM
RitiraTe le deleghe dell'assessorato alla Cultura
Il sindaco Moratti caccia Sgarbi

«Mancanza di rispetto per la Giunta e dei cittadini
e quindi rottura del rapporto di fiducia»



(Salmoirago)

MILANO - Il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha ritirato la delega di assessore alla cultura a Vittorio Sgarbi. La decisione è stata presa dopo numerose polemiche tra il primo cittadino e assessore. Le deleghe di Sgarbi vengono assunte ad interim dalla stessa Moratti. «Mancanza di rispetto per la Giunta comunale, mancanza di rispetto nei confronti dei cittadini rappresentati nel suo ruolo di Assessore e quindi rottura del rapporto di fiducia con il Sindaco e con i colleghi Assessori».

IL COMUNICATO - Sono queste le ragioni spiegate dal sindaco in una nota. «Rilevato che l'assessore Vittorio Sgarbi ha assunto in varie occasioni, anche pubbliche, un atteggiamento non consono ai doveri di pubblico amministratore - recita l'atto di revoca - e considerato inoltre che lo stesso Assessore ha tenuto comportamenti contrari alla lealtà nei confronti del Sindaco e della Giunta incidendo negativamente sull'operato e immagine di tali organi e creando un clima di tensione interno alla maggioranza politica; ritenuto che per i sopra esposti motivi è venuta meno la fiducia del Sindaco nei confronti di Vittorio Sgarbi, il Sindaco dispone la revoca della nomina di Vittorio Sgarbi quale componente della Giunta comunale e della connessa delega alla firma degli atti di competenza del Sindaco per le attività in materia di Cultura».


08 maggio 2008

Cor
sperminator
Friday, May 09, 2008 8:14 AM
una volta tanto la moratta ha fatto una cosa giusta ...
g
Friday, May 09, 2008 9:24 AM
Re:
sperminator, 09/05/2008 8.14:

una volta tanto la moratta ha fatto una cosa giusta ...

E nn capisco come mai,ma Littorio è subito corso a Palazzo Grazioli
Nn capiiiscoooo



g
Tuesday, December 02, 2008 2:34 PM
Sgarbi e quella prefazione copiata



In un volume dedicato al grande pittore fiorentino, una presentazione del critico è pressoché identica a un saggio che la storica dell´arte Mina Bacci scrisse per i "Maestri del colore" nel 1964
di Francesco Erbani
Identiche. Salvo qualche taglio e qualche leggera cucitura. La decina di pagine che Vittorio Sgarbi dedica a Botticelli in un volume edito da Skira e venduto allegato ad alcuni giornali e quelle che Mina Bacci, storica dell´arte di scuola longhiana, scrisse sul pittore quattrocentesco in un fascicolo dei «Maestri del colore» (Fabbri editore) nel 1964 sono, appunto, identiche. Parole, virgole, punti, punti e virgola e capoversi.

I TESTI INTEGRALI
La prefazione di Sgarbi | La prefazione di Mina Bacci

Il saggio firmato da Sgarbi si intitola L´estenuata eleganza di Sandro Botticelli e nel volume figura come "presentazione". Va da pagina 7 a pagina 15. Seguono un lungo saggio di Chiara Basta e una ricca galleria di opere del maestro fiorentino, poi una serie di apparati: una tavola cronologica, la collocazione geografica delle opere, un´antologia critica e una serie di consigli bibliografici. Un volume elegante, curatissimo. Uno fra i venti di una collana, «I grandi maestri dell´arte», che Skira ha approntato per alcuni quotidiani, chiedendo a Sgarbi una nuova introduzione («con Sgarbi abbiamo stipulato un regolare contratto per dei testi che lui ci ha inviato e che noi abbiamo impaginato», dicono in casa editrice). Nella copertina del libro Botticelli compare un particolare dalla Primavera, le tre Grazie leggiadramente danzanti. E, grande sotto il titolo, la dicitura: Presentazione di Vittorio Sgarbi.

Nei colori luminosi del capolavoro botticelliano, esposti in un´edicola vicino a casa sua, a Milano, si è imbattuta Silvia Prestini. È stata lei a segnalare a Repubblica quelle due prefazioni troppo uguali. Insegnante di materie giuridiche in pensione, la Prestini aveva in programma di visitare la Giuditta (Botticelli la realizzò nel 1470), esposta al Museo diocesano fino a metà dicembre. Aveva già pronti alcuni libri da leggere, ma quando ha visto il volume presentato da Sgarbi, ha comprato anche quello. Ha cominciato con il vecchio fascicolo dei «Maestri del colore», una delle prime collane economiche che hanno fatto conoscere i grandi della pittura a centinaia di migliaia di italiani. Ancora se ne trovano in molte librerie che vendono l´usato: formato lenzuolo, in copertina la riproduzione di un quadro su fondo bianco.


Nei «Maestri del colore» Botticelli è illustrato da Mina Bacci. Un breve saggio, poi sfilano le opere. Silvia Prestini legge, sottolinea, e passa al volume appena comprato in edicola. Il tempo di sfogliare le pagine e ha un sussulto: le prime parole di Sgarbi sono molto simili a quelle della Mina Bacci. L´incipit presenta appena qualche variazione. Scrive la Bacci: «Nato a Firenze nel 1445 da un Mariano Filipepi conciatore di cuoi, il giovane Sandro, "malsano" e inquieto, segue studi di lettere forse più profondi di quanto non fosse allora consuetudine comune almeno nel suo ambiente e si rivolge poi alla pittura sotto la guida del vecchio Filippo Lippi; si prende cura di lui in questi anni il fratello maggiore, Giovanni detto il Botticello, da cui Sandro erediterà il soprannome».

Scrive Sgarbi: «Il giovane Sandro nasce a Firenze nel 1445 da un Mariano Filipepi conciatore di cuoi. Segue studi di lettere forse più profondi di quanto non fosse allora consuetudine comune almeno nel suo ambiente e si rivolge poi alla pittura sotto la guida del vecchio Filippo Lippi; si prende cura di lui in questi anni il fratello maggiore, Giovanni detto il Botticello, da cui Sandro erediterà il soprannome».
Sono dati di fatto dell´infanzia di Botticelli. Ci sono molte espressioni in comune. E non è un bene. Ma potrebbe essere inevitabile. Inoltre spariscono il "malsano" e "l´inquieto". La lettura "a confronto" va avanti dopo un punto e a capo. E le espressioni in comune si moltiplicano, diventano la quasi totalità dello scritto.

Bacci: «Quando il Botticelli esordisce nella vita artistica fiorentina ? lo precedono di pochissimi anni i Pollaiolo e il Verrocchio, lo segue di lì a poco Leonardo ? Firenze sta vivendo uno dei suoi momenti più splendidi, potente economicamente e politicamente, ricca della più aggiornata cultura del tempo, degli ingegni più alti. Non ancora trentenne Sandro è già entrato nella cerchia medicea che lo accoglierà come il suo maestro prediletto:?». Sgarbi: «Quando il Botticelli esordisce nella vita artistica fiorentina ? lo precedono di pochissimi anni i Pollaiolo e il Verrocchio, lo segue di lì a poco Leonardo ? Firenze sta vivendo uno dei suoi momenti più splendidi, ricca della più aggiornata cultura del tempo, degli ingegni più alti. Non ancora trentenne Sandro è già entrato nella cerchia medicea che lo accoglierà come il suo maestro prediletto:?».
Tranne la frase «potente economicamente e politicamente», attribuita alla Firenze medicea dalla Bacci, il testo di Sgarbi è uguale a quello del 1964 persino nelle virgole e nei trattini. Non è solo la coincidenza di alcune parti. Scorrendo il testo la coincidenza è pressoché totale. Interi periodi. Saltano alcune righe all´inizio di un brano che nel testo di Mina Bacci è intitolato «Un mondo di aristocratica bellezza espresso in pura musicalità di ritmi lineari». Ma poi si riprende: «A riscoprire Botticelli fu nel secolo scorso l´estetismo inglese...». E per il resto si procede all´unisono, lungo tutto il saggio, fino alle ultime righe, quelle in cui Botticelli è definito «squisito "décadent" del Rinascimento italiano». Così lo definiva la Bacci, così lo definisce Sgarbi.

Come spiega Sgarbi tutto questo? «Non ricordo bene le circostanze», risponde. «Credo che trattandosi di un saggio divulgativo io abbia affidato l´incarico a qualche mio collaboratore, il quale forse ha attinto un po´ troppo a dei testi preesistenti, senza avere il buon senso di alterare quei materiali. D´altronde su Botticelli non è che io abbia una valutazione critica particolarmente originale».
(02 dicembre 2008)

Rep






sperminator
Tuesday, December 02, 2008 2:53 PM
anzi che sappia plagiare
g
Tuesday, December 02, 2008 5:46 PM
Re:
sperminator, 02/12/2008 14.53:

anzi che sappia plagiare

Mica vero,tranne me ke a sQuola facevo tutto da me xké nn sapevo copiare mi risulta ke tutti gli altri lo sapessero fare,e come dagli anni sQuola a qnt pare Littorio ha qst vizio


g
Wednesday, December 03, 2008 1:10 PM

''Il mio falso Botticelli''

(2 dicembre 2008)

Vittorio Sgarbi ammette il "plagio" dal testo i "Maestri del colore" del 1964. L'intervista
di Silvia Luperini

Video,Rep





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Saturday, January 23, 2010 3:14 PM
Arte, Sgarbi al potere

di Stefano Miliani
«Ora che sono stato nominato direttore del Padiglione Italia per la Biennale 2011 posso finalmente dire con serenità che esiste una mafia nell'arte. Ci sono artisti come Cattelan, Damien Hirst e Vanessa Beecroft che sono diventati obbligatori. C'è un mondo di interessi economici che consacra alcuni a danno di altri. Mafia è rendere alcuni autori obbligatori e relegarne altri nell'ombra. Mi hanno messo nel massimo del casino. A Venezia sarò il primo commissario antimafia dell'arte, e non avrei potuto divertirmi di più». Come potrete immaginare, chi ha rilasciato questa dichiarazione è un professionista delle frasi ad effetto, il critico d'arte nonché opinionista televisivo con urla incorporate nonché a suo tempo parlamentare per Forza Italia Vittorio Sgarbi. Ora si paragona ai commissari antimafia che rischiano la pelle e devono privarsi spesso di una vita privata decente.

Come probabilmente saprete, e se non lo sapete ve lo segnaliamo, Sgarbi succede al duo dei precedenti critici Luca Beatrice e Beatrice Buscaroli (entrambi di destra) e sceglierà lui gli artisti dello spazio italiano della prossima Biennale. Lo ha incaricato Sandro Bondi, ministro per i beni culturali che, subito dopo le elezioni regionali, potrebbe lasciare il posto che non ha mai amato al governatore in uscita dal Veneto, Galan. Bondi, in uno slancio di generosità, ha consegnato a Sgarbi un altro incarico di peso e di potere: vaglierà lui le opere che acquisterà il museo d'arte contemporanea Maxxi di Roma la cui apertura è programmata per la primavera. La doppia nomina ha un senso logico: mettere la destra, che nell'arte contemporanea è sempre stata ai margini perché non gliene fregava niente, al centro di un sistema finora sbirciato solo durante i cocktail e le inaugurazioni. La destra al potere vuole occupare anche spazi culturali a lei poco familiari perché li snobbava e non perché – come usano raccontare molti – c'erano i comunisti al potere.

Il critico d'arte, che conosce bene quella antica, ha già detto qualcosa. Alla Biennale gli piacerebbe portare il Cristo Morto di Mantegna, dipinto magistrale, opera fragilissima che quando era sottosegretario ai beni culturali Sgarbi riuscì ad avere in prestito per una mostra a Mantova nonostante il parere contrario dei tecnici. Potenza del potere... Alla Biennale farà di tutto per suscitare polemiche e ci riuscirà. Non esclude uno sperimentatore come Damien Hirst (geniale nell'usare il mercato peraltro) e già lancia qualche sasso: ha detto che al Maxxi vorrà artisti come Gnoli (pittore di gran vaglia, in effetti) Guarenti, Guccione, Ferroni, Sughi, Cordelia Von den Steinen, svizzera, vedova di Pietro Cascella, scultrice figurativa. Il segnale è però più complesso dello stesso Sgarbi e questa nomina ne è una delle tante spie: la destra vuole prendersi ogni spazio e vuole "restaurare" culturalmente e politicamente parlando. Anche un quadro può servire.

22 gennaio 2010




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Monday, February 01, 2010 4:09 PM
Salemi, furto a casa di Sgarbi
il critico minaccia le dimissioni




Vittorio Sgarbi

Furto nella casa di Vittorio Sgarbi a Salemi, il Comune in provincia di Trapani del quale il critico d'arte è sindaco. Dall'appartamento che ospita l'ufficio di gabinetto e la Fondazione di Sgarbi, nella notte tra sabato e domenica, sono spariti dieci computer portatili, ancora imballati, custoditi all'interno di un armadio. Erano stati acquistati dal Comune per essere destinati ai ragazzi che conducono le attività di stage proprio nell'ufficio del sindaco. Sul furto indagano i carabinieri. I ladri, oltre a portare via i pc, hanno rovistato in altri armadi e buttato sul pavimento libri e documenti.

Ma Sgarbi ce l'ha soprattutto con le inchieste che riguardano la sua amministrazione: «Qui l'antimafia è anche peggio della mafia. Non ne posso più. Mi dimetto da sindaco di Salemi e vado via», ha minacciato il critico che si è detto «amareggiato» per l'indagine della Guardia di finanza sul presunto illecito utilizzo delle auto blu e per un'altra indagine avviata dalla Dda dopo una lettera a Repubblica inviata dall'ex assessore comunale Oliviero Toscani. «Qui devo chiedere per favore - aveva scritto tra l'altro - a chi sto facendo un favore». «La Dda convoca i miei collaboratori e non me. Indaga sul nulla, perché la mafia a Salemi non c'è». Per Sgarbi «Toscani non è Buscetta: non capisco su cosa possano indagare. Forse mi si accusa di cosa non posso fare?».
(01 febbraio 2010)

Rep PA



marbev
Monday, February 01, 2010 7:27 PM
Re:
g, 01/02/2010 16.09:

Salemi, furto a casa di Sgarbi
il critico minaccia le dimissioni




Vittorio Sgarbi



Ma Sgarbi ce l'ha soprattutto con le inchieste che riguardano la sua amministrazione: «Qui l'antimafia è anche peggio della mafia. Non ne posso più. Mi dimetto da sindaco di Salemi e vado via», ha minacciato il critico che si è detto «amareggiato» per l'indagine della Guardia di finanza sul presunto illecito utilizzo delle auto blu e per un'altra indagine avviata dalla Dda dopo una lettera a Repubblica inviata dall'ex assessore comunale Oliviero Toscani. «Qui devo chiedere per favore - aveva scritto tra l'altro - a chi sto facendo un favore». «La Dda convoca i miei collaboratori e non me. Indaga sul nulla, perché la mafia a Salemi non c'è». Per Sgarbi «Toscani non è Buscetta: non capisco su cosa possano indagare. Forse mi si accusa di cosa non posso fare?».
(01 febbraio 2010)

Rep PA







Ragazzi....NON lo trattenete!!!!
g
Thursday, May 06, 2010 10:29 AM
Manuela Moreno in studio TG2:"L'argomento è vasto,po3mmo parlarne tutta la mattina"
Littorio:"Io resterei anke la nottata"



Ma davvero sta siliconata ti fa st'effetto nonostante tu ami l'arte?

g
Friday, August 06, 2010 12:26 AM
Sgarbi e Buzzoni

L’ultimo “Giornale dell’Arte” reca un supplemento sul paesaggio con un impegnato scritto di Vittorio Sgarbi neo-soprintendente al Polo Museale veneziano (la stessa Soprintendenza che ventiquattro anni fa gli procurava tali allergie da renderlo malato e assente cronico). In esso magnifica un grande fotografo del passato: Renato Buzzoni. Poiché conosco vari Buzzoni a Ferrara, fra i quali Andrea, direttore di quelle civiche raccolte, provo a vedere se ci sia un Renato fotografo. Niente.
Eppure Sgarbi lo cita di continuo, ospita una sua mostra a Salemi dove è sindaco. I troppi incarichi fanno brutti scherzi. Anche a Milano, assessore alla Cultura con Mestizia Moratti, curò nel 2007 una mostra sul “Quarto Stato” di Pellizza da Volpedo e, nella prefazione al catalogo, citò i “Dieci giorni che sconvolsero il mondo” “un film di John Reed”... Mai stato regista e autore invece nel 1920 del libro omonimo dal quale nel 1981 Warren Beatty trasse il film “Reds”…
Alla fine, chi è quel Buzzoni che Sgarbi cita di continuo? Nient’altro che l’architetto milanese Renato Bazzoni (con la “a”) che prima animò “Italia Nostra” e poi fondò il FAI con Giulia Maria Crespi. Uomo di grande qualità e rettitudine.
Si consoli Sgarbi: nel romanzo vincitore dello Strega “Canale Mussolini” a pag. 275 Antonio Pennacchi scrive: “Francesco Crispi – la Sinistra – rimedia quella scoppola di Adua da Menelik II”. Ora, la Sinistra ha tante colpe, ma quella proprio no. Nel 1896, quando si caccia nell’avventura coloniale, “Ciccio” Crispi è, da anni e anni, uomo della destra più autoritaria ed ha quali avversari, guarda caso, i socialisti, in primo luogo Andrea Costa (“Né un uomo né un soldo per le guerre coloniali!”). Possibile che non ci siano più editor né correttori?
05 agosto 2010

Emiliani,l'U


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Wednesday, August 11, 2010 12:43 AM
Corte Conti
boccia Sgarbi soprintendente

di Stefano Miliani
La Corte dei Conti boccia la nomina di Sgarbi a soprintendente del polo museale di Venezia. Il critico d'arte e polemista il 21 giugno si è insediato in laguna dietro nomina diretta del ministro per i beni culturali Bondi. Sollevando polemiche: perché c'erano validi candidati nel ministero, perché anni fa Sgarbi aveva subito una condanna per assenteismo con annessi 10 giorni di sospensione che hanno ritardato il suo ingresso negli uffici veneziani. Ora Cerasoli della Uil-beni culturali informa che i magistrati contabili hanno rispedito al mittente la nomina definendola «non comprensibile» e chiedono lumi sulla compatibilità con la carica di Salemi (in Sicilia, non proprio accanto alla città dei Dogi) ricoperta sempre da Sgarbi. Il ministro ha 30 giorni di tempo per rispondere ai rilievi della Corte.

Rilievi piuttosto pesanti. Quando Bondi l'ha nominato Sgarbi era un funzionario in aspettativa del ministero senza qualifiche dirigenziali. Per legge uno/una può diventare dirigente se ha «particolare e comprovata qualificazione professionale non rinvenibile nei ruoli dell'Amministrazione», però qui sta il nocciolo. Il dicastero cercava già un soprintendente per i musei veneziani. Fabrizio Magani e Isabella Ballerini Lapi, due dirigenti con curricula robusti nel ministero, erano disponibili e avevano presentato la domanda. «Salvo validi motivi non palesati» scrivono dalla Corte, la pubblica amministrazione doveva tenerne debito conto. Non può ignorare i suoi funzionari. In sostanza, dicono i magistrati, mancavano i presupposti per nominare qualcuno che non fosse già dirigente dei Beni culturali. Per il ministero rilievi di questo genere sono nella «normalità del dialogo tra l'amministrazione e la Corte dei Conti».

Insiste la Uil, la nomina non sta in piedi perché il critico fece domanda fuori tempo massimo a bando concluso. Varrà ricordare che la scelta di Sgarbi, scrissero in una lettera a Bondi cogliendo il pensiero di molti, associazioni culturali come l'Associazione Bianchi Bandinelli e il Comitato per la Bellezza, «suscita sgomento nella pubblica opinione e nella maggior parte dei funzionari del suo Ministero».
10 agosto 2010

l'U






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Wednesday, March 23, 2011 6:09 PM
LA POLEMICA
Sgarbi: "Se i critici confondono
la provocazione con la mia regia"




Il regista della Salomé al Petruzzelli risponde alle critiche

Caro direttore,
leggo con qualche ritardo le pagine dedicate da Repubblica alla Salomé messa in scena al Petruzzelli. Ho già detto del valore poco più che di battute, della presenza in un palco di una donna togata con i capelli rossi, e della stessa apparizione finale della mia testa mozza su un piatto. Nient'altro che un motivo-firma. Ma ho trovato in verità così devianti e ingenerose le critiche, da sentire la necessità di ricordare con quale umiltà e impegno ho accettato l'incarico di fare la regia dell'opera di Strauss, mantenendo il massimo rigore nella ambientazione, e chiamando, con piena soddisfazione del Soprintendente e del Segretario Generale, professionisti esperti e appassionati al mio fianco. La maggior parte degli spettatori lo ha riconosciuto. E io voglio ricordare che una regia è fatta soprattutto di visione.

LO SPETTACOLO

Con i limitatissimi finanziamenti, ho voluto, soprattutto, ricreare una dimensione visionaria, riportando all'attenzione un luogo dimenticato come il Castello di Sammezzano, e richiamando alla memoria il capolavoro di Caravaggio, con la Decollazione del Battista, conservato a Malta. Fatico a comprendere le osservazioni di Dinko Fabris, che parla di "non regia", e degli "sfolgoranti costumi orientali di Franca Squarciapino", che sono parte integrante della regia, e che sono stati scelti da me per la ricostruzione d'ambiente. Ignoro cosa siano e come si possano evocare, davanti alle immagini, "gli squallori quotidiani di Arcore cui la vicenda evangelica era stata accostata". Il mio accostamento era puramente giornalistico, e del tutto esterno alla regia, con quella fugace apparizione, non in scena, ma in un palco, di una donna con i capelli rossi, un travestimento per carnevale. I "suggestivi interni della Villa Toscana di Sammezzano", sono, in quanto visione, elementi fondamentali di regia, da me voluti. Non piace a Fabris il richiamo alla Decollazione de Battista di Caravaggio. Ed è lecito.

Continuo a non capire, se non sul piano della provocazione, e persino dell'insulto, che cosa significhi il suo insistito richiamo alla "assenza di una regia". Non so come egli la potesse desiderare e, certamente, non si può discutere che la volesse diversa; ma è difficile immaginare una regia più presente e totalizzante di quella che ha occupato la scena, con gli ammirati costumi e una coreografia realizzata con l'impegno straordinario di 20 danzatrici, guidate da Isa Traversi, e con i movimenti degli interpreti minuziosamente studiati da una bravissima aiuto regista come Cinzia Gangarella. Come dire che non vi fosse? Intendeva offendere Dinko Fabris? O fare lo spiritoso? Altrettanto ingeneroso e incomprensibile, visto lo sforzo di tutti e la qualità altissima dell'invenzione musicale, il giudizio di Alessandro Laterza, espresso con atteggiamento di sufficienza: "l'opera mi è parsa modesta, a voler essere generosi, per una forma di rispetto per i lavoratori dello spettacolo".

Dispiace leggere parole così ingiuste, e così lontane dal giudizio dei molti spettatori non prevenuti. Fra i prevenuti si iscrive il falso amico Michele Mirabella, che giudica non so quale "trovata sgarbiana" "fuori luogo" e incongrua con la Salomé. Ma è subito pronto a considerare codesta trovata "un dileggio alla magistratura, e quindi una sciocchezza sul piano artistico, culturale e civile". Sorprendente, ma comprensibile nel suo conformismo, Mirabella ammette di non aver visto lo spettacolo. Parimenti Moni Ovadia, mentre, bontà sua, osserva che "ogni regista ha il diritto di portare in scena lo spettacolo come ritiene, con o senza attualizzazioni e riferimenti alla stessa politica", si inventa una aggressione alla Boccassini, evidentemente per lui intoccabile e infallibile (singolare espressione di idolatria per la magistratura), tanto da interpretare qualche fischio, come un ""giù le mani dalla Boccassini", un faro per la democrazia e la società civile, una delle figure della magistratura di più alta levatura morale e professionale della storia del paese". Certo Moni Ovadia non ha paura della retorica, ma è trascinato a interpretare un episodio di costume, per il quale sarebbe forse stata propizia l'indulgenza dell'ironia, come un elemento della regia, se non si intendano per tale venti secondi di una strisciata luminosa su un palco. Ha invece capito Dinko Fabris che si è creato, anche artificiosamente, un "evento mediatico", ma che "delle provocazioni promesse alla vigilia quasi nulla è apparso". Dunque? Io ho lavorato con passione e con impegno, e avrei sperato in giudizi più equilibrati, sia tra quelli che hanno visto, sia tra quelli che non hanno visto la rappresentazione. Mentre prendo atto che se non sono un provocatore, non sono nemmeno un regista. Mi chiedo, allora, cosa hanno visto i baresi soddisfatti, se gli spettatori eccellenti hanno visto così male o non hanno visto, ma non hanno saputo resistere a criticare quello che non c'era.
(19 marzo 2011)

Rep BA


g
Wednesday, March 23, 2011 6:15 PM
Re:
g, 23/03/2011 18.09:

LA POLEMICA
Sgarbi: "Se i critici confondono
la provocazione con la mia regia"




Il regista della Salomé al Petruzzelli risponde alle critiche

Sqs,Littò,ma tu 6 critico ed analizzi i lavori altrui
Capisco ke i destinatari dei tuoi scritti nn si possono + inca x motivi biologici,ma nn trovi ke anke gli altri colleghi possano fare il loro mestiere sul rtuo operato anke se lo ritengono poco valido?


g
Thursday, June 30, 2011 12:26 PM
L'INAUGURAZIONE
Sgarbi show a Palazzo Fava/Foto
"Musei, un sistema mafioso"




Sgarbi, il sindaco Merola e Daverio

Il critico d'arte alle tre mostre sull'Unità d'Italia con Philippe Daverio: "Mi chiedo perché deve essere l'operaio a pagare un'esposizione che capiscono in quattro"
di PAOLA NALDI
Esplosivo, come suo solito, Vittorio Sgarbi è arrivato ad inaugurare la triplice mostra a Palazzo Fava a Bologna ed ha criticato il sistema dell'arte: "I musei d'arte contemporanea devono essere finanziati da collezionisti e galleristi che reggono un sistema mafioso. Mi chiedo perché deve essere l'operaio di via Stalingrado a pagare una mostra che capiscono in quattro, con opere quotate sul mercato a cifre astronomiche. Ognuno ha la sua chiesa e se la paghi".

FOTO Le mostre a Palazzo Fava

Gli strali del critico ferrarese non hanno risparmiato Bologna. "Anche il Mambo rientra in questa logica - sottolinea - Conosco tanti collezionisti che sono presi da questa eccitazione. Invece la cultura va sostenuta dall'amministrazione pubblica quando impotente, per i restauri o l'arte antica. E i musei non dovrebbero avere l'entrata a pagamento". Per il resto, la vernice del triplice evento, intitolato "1000+1000+1000", si è svolta nella consueta atmosfera modaiola, con taglio del nastro alla presenza del padrone di casa Fabio Roversi Monaco, del sindaco Virginio Merola, del rettore Ivano Dionigi, artisti e galleristi.

Lo spirito della mostra bolognese è quello di festeggiare i 150 anni dell'Unità d'Italia proponendo una radiografia dello stato della creatività nel nostro paese, chiamando a raccolta anche quei nomi che spesso sono marginali nei circuiti ufficiali del mercato dell'arte. Un percorso diviso in tre sezioni, a partire dal piano terra che ospita la sezione regionale del Padiglione Italia, parte della Biennale d'arte curato appunto da Sgarbi. Le critiche al Padiglione in Laguna non sono mancate, ma Philippe Daverio, curatore dell'evento bolognese, ne ha salvato l'idea di fondo, mescolando e scombinando ancor più la scena.

Ecco quindi che nella sede di Genius Bononiae in via Manzoni 2 più che mostrare nuove tendenze e nuove ricerche si racconta e si presenta quanto si muove negli atelier della nostra regione, al di là dei dati anagrafici, o dei curriculum. Non mancano comunque i nomi di pregio, Luigi Ontani, Concetto Pozzati, Wolfango o Germano Sartelli. I più noti a casa nostra come Pirro Cuniberti, Luca Caccioni o Marcello Jori. Si distaccano solo la mostra fotografica al terzo piano dedicata a Tiziano Terzani e l'installazione al piano nobile, anticipazione della mostra "I 1000 di Garibaldi, quelli che vollero inventare l'Italia", sul passaggio del generale in città, che si inaugurerà il 7 luglio.

(30 giugno 2011)

Rep BO


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Friday, July 01, 2011 4:12 PM
di Carlo Tecce

29 giugno 2011
Sgarbi show, 800 mila euro di scenografia
Doveva “restare alla Rai”, finirà al macero




Guardate bene l’immagine in pagina. Una fotografia preziosa, quasi unica. Abbiamo pubblicato quel che sarà un reperto storico, un’opera classica e moderna insieme: la scenografia del programma di Vittorio Sgarbi, chiuso per fallimento di ascolti, era talmente avanti, troppo. E anche inutile, molto: così la Rai ha ordinato la demolizione immediata per far sparire con un colpo di vanga 800 mila euro (mal) spesi. Pochi telespettatori (due milioni) hanno ammirato la raffinata riproduzione di Raffaello: la Scuola di Atene che avvolgeva un palco immenso, e poi cariatidi in gesso, colonne in stile dorico, ionico e corinzio.
L’esperimento televisivo di Sgarbi è durato una puntata, tre ore abbondanti. L’azienda l’ha segato sul più brutto – dati Auditel drammatici per Rai1 – bruciando milioni di euro.
Non basta una fiammella per cancellare un investimento imponente per una prima serata.

Per Viale Mazzini il conto è aperto: il contratto con la società Ballandi per 2,35 milioni di euro, un milione di euro per il critico con un accordo in scadenza a dicembre, un milione per i costi industriali e di rete.
E ancora, la beffa per gli inserzionisti: 1,6 milioni di euro per una vetrina pubblicitaria trasformata in scantinato per cinque serate su Rai1 con un minimo garantito del 18 per cento di share, e invece Ci tocca anche Sgarbi, or vi sbigottirà (anagramma del suo nome) ha avuto vita breve e faticosa con esordio-addio un mercoledì di metà maggio con l’8,27 per cento di share e minimi monoscopici al 5,65, nel senso che il monoscopio tira di più.

Osservatore artistico e poco matematico, il sindaco di Salemi ha sempre rifiutato un confronto numerico: “La televisione è estetica”.
L’ex scenografia di via Tiburtina aveva il pregio di farsi guardare e un difetto economico: la spesa aveva una ragione se spalmata nel lungo periodo, ma per tre ore – quasi 300 mila euro ogni 60 minuti, il rischio era calcolabile – era un lusso spropositato persino per le casse (pubbliche) di Viale Mazzini. E finanche per le tasche private.

Non ha portato fortuna la visita notturna di Silvio Berlusconi, di soppiatto a mezzanotte con codazzo di scorta negli studi romani tra ponteggi ancora bullonati e scatoloni pieni di roba. Il Cavaliere, però, annusava l’errore: “Struttura magnifica eppure troppo eccessiva. Da noi non l’avresti mai fatta”, disse al padrone di casa Sgarbi, infilzato da un commento resistente a qualsiasi gesto scaramantico. In conferenza stampa con le occhiaie evidente per il brindisi nella notte a Palazzo Grazioli, il sindaco di Salemi parlava ai giornalisti mentre la Rai calava la saracinesca sul programma: “Fanno bene. Poteva essere un matrimonio, è stato un funerale”. Soltanto che la celebrazione, seppure luttuosa, è finanziata con i soldi Rai. Adesso manca persino il luogo della scomparsa, forse la scientifica potrebbe rintracciare un pezzetto di acquerello o una pietra di statua: c’è il nulla in via Tiburtina, il programma è letteralmente al macero con le sue stravaganze e i suoi gioielli.



E pensare che Sgarbi, per limare il sacrificio di Viale Mazzini (circa 4 milioni di euro), desiderava lasciare in eredità la Scuola di Atene. Lo aveva ribadito insieme a Carlo Vulpio, autore anche lui del flop, nella conferenza del 19 maggio. “Poteva costare anche 1,2 milioni di euro, tanto è bella, tanto è fatta bene, tanto è utilizzabile per il resto”. Aspettando un erede del critico, occupare uno studio all’infinito era l’ennesima spesa immotivata per la Rai, ancora più difficile che trovare uno sgabuzzino per custodire il lascito di Sgarbi.
La fine indegna è nella spazzatura.

Da Il Fatto Quotidiano del 29 giugno 2011 – aggiornato da redazione web alle ore 19,40

Fat


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Friday, July 01, 2011 4:31 PM
di Andrea Cottone

17 maggio 2011
Vittorio Sgarbi, Saverio Romano
e l’amico di Salemi sorvegliato speciale




Pino Giammarinaro

Sequestro preventivo da 35 milioni di euro a Giuseppe Giammarinaro, ex Udc considerato uomo vicino alle cosche. Gli investigatori raccontano che fu lui a volere il critico televisivo alla guida del paesino siciliano. Oliviero Toscani accusa: "In giunta partecipava e prendeva decisioni senza averne alcun titolo"
Altro che budget da 8 milioni di euro per una sempre più fantomatica trasmissione televisiva su Raiuno. Da ieri il vero problema per Vittorio Sgarbi, è rappresentato da un ex sorvegliato speciale per fatti di mafia. Un uomo potente e rispettato, considerato il vero padrone della sanità convenzionata del trapanese, al quale il tribunale di Trapani ha appena sequestrato in via preventiva 35 milioni di beni. Si chiama Giuseppe Giammarinaro, ha 65 anni, è un ex democristiano e un tempo era un importante rappresentante della corrente di Giulio Andreotti nella provincia. Oggi invece Giammarinaro vola più basso. Il suo legame più forte non è con un presidente del Consiglio, ma solo con un ministro: Saverio Romano, l’ex pupillo del carcerato Totò Cuffaro, recentemente premiato da Silvio Berlusconi con il dicastero dell’Agricoltura.

Giammarinaro, racconta un’inchiesta della squadra mobile di Trapani e della Guardia di Finanza, è stato lo sponsor politico di Sgarbi nella sua corsa alla poltrona a sindaco di Salemi. E una volta che il critico d’arte ha ottenuto quell’incarico di fatto ha condizionato pesantemente l’amministrazione del paese. Ex deputato regionale, Giammarinaro nei primi anni 90 era stato arrestato per corruzione, concussione e concorso in associazione mafiosa. E alla fine aveva patteggiato una pena per peculato e concussione, mentre dalla terza accusa, quella più infamante, era stato assolto perché gli indagati per reato connesso e i pentiti, che in istruttoria avevano puntato l’indice contro di lui, in aula si erano avvalsi della facoltà di non rispondere. Giammarinaro era così stato mandato per quattro anni al soggiorno obbligato proprio in quel di Salemi.

Un decreto lungo 388 pagine

In Sicilia, ma non solo, la storia di Giammarinaro è ampiamente nota. Eppure il futuro conduttore di Raiuno, secondo gli investigatori, non ha esitato a permettergli di fatto di esercitare la carica di ‘sindaco ombra’ di Salemi. Lo dicono le 388 pagine con cui gli investigatori propongono il sequestro preventivo. Un documento impressionante, nel quale è pure descritto il ruolo di Saverio Romano, indagato a Palermo per altre vicende di mafia e legato a Giammarinaro da rapporti di amicizia e di comune militanza politica nell’Udc.

Il decreto ricorda come il presunto nume tutelare di Sgarbi, sia stato un tempo vicino ai cugini Nino e Ignazio Salvo, gli esattori della mafia, e come sia oggi considerato “l’espressione della borghesia mafiosa che ha rivoluzionato i contorni classici della figura del soggetto indiziato di contiguità a Cosa nostra”.

“Dalle intercettazioni e dalle altre indagini svolte”, scrivono tra l’altro gli investigatori “è emerso che la candidatura alla carica di Sindaco di Salemi di Vittorio Sgarbi è stata sostenuta proprio dal Giammarinaro che ha appoggiato il noto critico d’arte durante la campagna elettorale”. Dopodiché, incassate la vittoria, l’uomo, Giammarinaro, “avrebbe addirittura partecipato, senza averne alcun titolo politico o istituzionale, a diverse riunioni della Giunta, allo scopo di indirizzare le decisioni dell’organo amministrativo”, incidendo “ in modo significativo su alcune delibere del Comune di Salemi”.

L’inchiesta arriva a pochi giorni dall’esordio della trasmissione Rai di Sgarbi. Esordio sul quale adesso pesa anche un’interrogazione del deputato Democratico Vinicio Peluffo che chiede “chiarimenti sulla messa in onda del programma, non solo perché pare inopportuna la presenza in Tv durante la campagna elettorale per i ballottaggi di un politico, ma anche perché Sgarbi, come ha sostenuto oggi l’onorevole Garavini, non ha mai preso le distanze dall’ex deputato Giuseppe Giammarinaro”. Dal canto suo Sgarbi minimizza e ribatte: “Giammarinaro non ha mai avuto un ruolo attivo nella giunta”.

La testimonianza di Toscani

Eppure, il celebre fotografo Oliviero Toscani, per qualche tempo assessore accanto a Sgarbi, racconta un’altra storia. “Vittorio mi ha detto che fu Pino Giammarinaro a chiedergli di fare il Sindaco di Salemi. Mi ha detto che salì a Milano e gli fece la proposta”. L’ex deputato regionale, infatti, in paese voleva comandare. Tanto che ora gli investigatori denunciano “un vero e proprio condizionamento mafioso di tutta l’attività amministrativa del comune”. Del resto di Giammarinaro hanno parlato diversi collaborati di giustizia. Tra questi Mariano Concetto della famiglia mafiosa di Marsala: “Tra i politici che si sono avvalsi di Cosa Nostra in occasione di varie consultazioni elettorali, posso riferire degli aiuti forniti, tra gli altri, a Pino Giammarinaro”

È sempre Oliviero Toscani a spiegare come andavano le cose in comune prima delle sue dimissioni. “Sin dal mio ingresso in Giunta, ho potuto constatare la costante presenza di Pino Giammarinaro alle riunioni della Giunta. Partecipava e assumeva decisioni senza averne alcun titolo, alla presenza di Sgarbi, del sottoscritto e di altri assessori comunali. La cosa mi sembrò alquanto anomala, perché nessun estraneo aveva mai partecipato alle riunioni della Giunta”. E la risposta di Sgarbi agli interrogativi di Toscani qual è stata? “E’ solo un mafiosetto che non conta nulla”.

A chi va il bene confiscato? Lo decide Giammarinaro

Sarà. Le intercettazioni però descrivono tutta un’altra situazione. Siamo nell’ottobre del 2009. Tra i problemi di Sgarbi (non indagato) c’è quello di assegnare con urgenza un bene confiscato al mafioso narcotrafficante Salvatore Miceli, un terreno di sessanta ettari per cui avevano fatto richiesta “Slow Food” e l’associazione Libera di Don Ciotti. Sgarbi, secondo il decreto, non ha alcuna intenzione di darlo “a quelli di Don Ciotti”. Così il sindaco, buono buono, chiama Giammarinaro per farsi dire a chi dovesse dare l’assegnazione. Ascoltando le telefonate gli investigatori concludono come “i dipendenti del Comune di Salemi o rappresentati politici dello stesso ente informassero e consultassero, con cadenza quasi giornaliera e sistematica, il Giammarinaro in ordine a qualunque decisione politica da intraprendere concernente l’amministrazione cittadina, notiziandolo anche sulle iniziative del sindaco Sgarbi, allo scopo di conoscerne il parere e ricevere direttive in merito”.

Il ministro Romano sponsorizza il sorvegliato speciale

A svelare, invece, il ruolo di Saverio Romano nell’escalation di Giammarinaro sono due colleghi di partito: Massimo Grillo e Giuseppe Lo Giudice. Grillo, eletto alla Camera nel 2001 nelle fila del Ccd-Cdu, ha raccontato agli investigatori di aver partecipato a riunioni a casa di Giammarinaro con l’allora presidente regionale, Totò Cuffaro, contrario a una sua eventuale candidatura in quanto ancora sottoposto alla sorveglianza speciale. Romano, invece, secondo quanto ha dichiarato Grillo, spingeva in senso opposto: “L’onorevole Romano ebbe a dirmi che la misura di prevenzione applicata a Giammarinaro sarebbe stata revocata di lì a breve”.

Quello tra Giammarinaro e Romano, comunque, è un rapporto ancora attuale. La figura del ministro, scrivono gli investigatori, “ha acquisito una apprezzabile rilevanza, per gli indiretti riferimenti che nel corso delle intercettazioni svolte nei confronti di alcuni degli indagati sono stati a lui fatti quale ulteriore referente e autorevole contatto per gli imprenditori vicini al Giammarinaro”. Ed è poi certo Giammarinaro, anche se sottoposto alla sorveglianza speciale, nel 2001 militò nel «Biancofiore», un micropartito creato da Cuffaro per sostenere la propria candidatura alla presidenza della Regione. Poi entrò nell’Udc sfiorando addirittura l’elezione col simbolo scudocrociato.

Con legami del genere ovvio quindi che Giammarinaro fosse una potenza nel settore dell’amministrazione pubblica in cui l’Udc contava di più: la sanità. Così, secondo l’accusa, grazie alle coperture istituzionali Giammarinaro controllava strutture specializzate nell’assistenza ai malati ai quali finiva un fiume di denaro della Regione. E grazie alla complicità con imprenditori, medici, operatori sanitari e dirigenti della Asl di Trapani otteneva convenzioni con la azienda sanitaria. Dietro a tutto c’era una rete di prestanome (che gli hanno permesso di intascare decine di milioni di euro) e una potenza politica tale, secondo gli investigatori, da consentirgli di decidere molte nomine.

Pedinamenti, filmati e certificati medici falsi

Per coltivare i suoi interessi lontano da occhi indiscreti, Giammarinaro lasciava spesso Salemi. A permetterglielo era il tribunale di sorveglianza che però rilasciava i permessi sulla base di certificati medici falsi. La polizia ha così filmato incontri fra il sorvegliato speciale e il futuro ministro Romano a Palermo, nella centralissima via Notarbartolo. I faccia a faccia tra i due sono stati documentati per tre volte (7 ottobre 2002, 15 novembre 2002, 3 dicembre 2002, 19 febbraio 2003) e in uno di questi c’è stato anche uno scambio di bigliettini, in puro stile provenzaniano.

Poi ci sono i misteriosi giri di soldi. Chi li ricostruisce è un altro politico Udc, Giuseppe Lo Giudice, che ha confermato come Giammarinaro fosse “indiscusso leader dell’Udc nel Trapanese”, tanto da averlo chiamato a candidarsi per il rinnovo dell’Ars garantendogli il suo appoggio. “Giammarinaro”, racconta Lo Giudice, “ senza mezzi termini, mi disse che il mio successo elettorale dipendeva dai voti che mi aveva procurato lui e mi ammoniva a non adottare nessuna iniziativa senza prima consultarlo. In quella stessa occasione il Giammarinaro, con toni perentori, mi diceva di avere sostenuto per la mia campagna elettorale una spesa di 200.000 euro che quindi pretendeva io gli rimborsassi. Ricordo che io gli risposi qualcosa del tipo ‘tu mi devi fare campare’, nel senso che gli chiedevo di non farmi pressioni eccessive”.

Chi paga? Saverio Romano

I rimborsi, però, Giammarinaro li avrebbe comunque ricevuti direttamente da Saverio Romano. “Con riferimento alle spese elettorali”, continua Lo Giudice, “ avevo già prelevato dal mio conto corrente, prima delle elezioni, la somma di € 20.000 che avevo consegnato allo stesso Giammarinaro per il pagamento di cene e piccole spese di rappresentanza. (…) Successivamente poi, più di recente, ho chiesto a Saverio Romano di ricevere qualche rimborso dal partito per le spese elettorali e lui mi ha detto che non mi spettavano fondi perché ero già stato aiutato, per un importo di almeno 40.000 euro, sottointendendo che tale somma di denaro era già stata consegnata al Giammarinaro. Il Romano mi ha anche detto che nessun altro sa di queste somme di denaro ricevute dal Giammarinaro”.

È vero? È falso? Non si sa. Quello che è certo, invece, che oggi il ministro difende l’ex sorvegliato speciale. E sebbene Giammarinaro abbia patteggiato una pena per tangenti dice: “È una persona per bene, lo conosco da vent’anni, se qualche volta mi ha dato un appunto o mi ha chiesto un chiarimento non penso che debba esser declinato nel termine pseudo mafioso di pizzino”. Ma a questo punto spetta a Silvio Berlusconi e alla Rai spiegare se davvero sulla tolda di comando dell’Agricoltura e in una trasmissione di prima serata di Raiuno, Romano e Sgarbi possono ancora restare. Il garantismo deve valere nelle aule di tribunale. In politica e nel mondo dell’informazione forse è davvero venuto il tempo di far prevalere il buonsenso.

La conferenza stampa di Vittorio Sgarbi del 12 maggio 2011 e gli attachi a Saviano

Fat


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Friday, July 01, 2011 4:32 PM
di Carlo Tecce

18 maggio 2011
Sgarbi debutta su Rai uno e si fa l’autodifesa
Ma è flop e la Rai sospende il programma




I dati bocciano il critico: la trasmissione registra appena l'8,27% di share. Un flop. Il sindaco di Salemi ha utilizzato la puntata per rispondere all'inchiesta della magistratura di Trapani che ha sequestrato 35 milioni di euro in beni a Giuseppe Giammarinaro, ex notabile dc, che avrebbe condizionato i lavori della giunta di Salemi. Ed è giallo sul compenso del conduttore di un programma costato un milione e mezzo a puntata
Prima puntata flop per Vittorio Sgarbi e la Rai decide di sospendere il programma. Con una nota ufficiale di viale Mazzini che arriva pochi minuti dopo lo share. “La Direzione di Rai1, considerati i dati di ascolto di Ora ci tocca anche Sgarbi, ha deciso di sospendere la trasmissione. La decisione è stata comunicata al professor Sgarbi che l’ha condivisa”. La sospensione in realtà, riguarda una sola puntata perché ne erano previste due in questa fase, per poi ripartire a settembre con altre quattro. Il risultato di ieri è fortemente penalizzante per la Rete ammiraglia rispetto al trend del periodo di garanzia. Ma è giallo sul compenso al conduttore. Secondo fonti di agenzia, nonostante il debutto imbarazzante, l’azienda onorerà il contratto.

Vittorio Sgarbi in prima serata ieri su Raiuno ha raccolto davanti alla tv appena 2,064 milioni di telespettatori, pari all’8,27% di share. Non un flop, di più. La trasmissione costa 1,5 milioni a puntata. Chi l’ha visto, che ne costa 85mila, ha registrato il doppio dello share: più del 16%. Cinque puntate di Sgarbi costano alla Rai otto milioni di euro. Per raggiungere la stessa cifra si devono sommare 30 puntate di Ballarò (81mila euro ciascuna), 40 di Chi l’ha visto e 18 di Report (111mila euro). Ma Sgarbi fa flop. E a guardarla, la prima puntata di Sgarbi, qualche dubbio che non potesse essere un successo si aveva.

Vittorio Sgarbi ha bisogno di un’oretta per ambientarsi sul palco di Rai1, durante un’introduzione infinita su se stesso, prima di sferrare l’annunciato attacco al Fatto Quotidiano: “Arriverà la mia vendetta, falsari!”. Il critico d’arte era furioso per l’articolo di ieri che spiegava l’influenza a Salemi di Giuseppe Giammarinaro, un politico locale con interessi nella sanità e amicizie pericolose: Pino terremoto ordina, Sgarbi esegue e la mafia ringrazia. Storie di terre sottratte a Cosa nostra, che il puparo voleva togliere a “quelli di don Ciotti”, storie di un controllo sul Comune amministrato da Sgarbi, che racconta l’ex assessore Oliviero Toscani. Ecco, preso a celebrare il suo mito, Sgarbi sovviene: “Non consentirò di umiliare Salemi dai magistrati”. E chi ha sequestrato 35 milioni di beni a Giammarinaro: “Cose vecchie, chiarite. Quei terreni andranno a Slow Food e Toscani ha poco senso dell’amicizia”.

Fat


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Friday, July 01, 2011 4:34 PM
20 maggio 2011
Sgarbi annuncia:
“Voglio far chiudere il Fatto”

”Voglio far chiudere Il Fatto, diffonde solo menzogne”. Non solo,Vittorio Sgarbi vuole anche oscurare questo sito. Il critico d’arte ha trovato il colpevole per il flop che ha affossato il suo programma e vuole punire questo giornale. All’indomani della sospensione della sua trasmissione su Rai1, Sgarbi annuncia infatti l’intenzione di procedere con azioni legali contro l’edizione cartacea, così come contro questo sito qualora non agisse come richiesto, e prevede rimborsi milionari per gli articoli pubblicati in questi giorni su Salemi e sulla trasmissione “Ci tocca anche Vittorio Sgarbi”. “Chiedo 10 milioni di euro per gli articoli dei giorni scorsi – dice - quelli in cui mi si indicava come esecutore della mafia – spiega il critico ferrarese – perché è una cosa di una gravità assoluta”.

Sgarbi dimentica di dire che i rilievi su di lui non vengono dalle opinioni dei cronisti di questo giornale, ma dalle pagine di una richiesta di sequestro preventivo di 35 milioni di euro ai danni del signor Giuseppe Giammarinaro. E che i rapporti tra quest’ultimo e il critico non sono frutto della fantasia dei cronisti di questo giornale ma dell’azione investigativa, correttamente riportata e compresa di testimonianze negli articoli che raccontavano la cronaca degli eventi. Si tratta in tutto di 388 pagine di documentazione

Fat


Art. 21.

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni



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Saturday, July 09, 2011 6:14 PM
Littorio si fa riconoscere a Polignano a Mare


Aud col commento degli speakers della radio locale





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Tuesday, July 12, 2011 1:37 PM
POLIGNANO
Sgarbi se va scortato dopo gli insulti
"Io vittima di una vile aggressione"




Il critico, ospite del festival "Il libro possibile",
si scaglia contro gli impianti, poi contro il pubblico:
"Drogati e spacciatori".
La platea non gradisce e lo sommerge di contestazioni.
"Contro di me lanci di bottiglie e lattine".
Introna: "smentisco categoricamente"
di ANTONIO DI GIACOMO
Sotto scorta. Stavolta la vis polemica del critico d'arte Vittorio Sgarbi ha scatenato i fischi e le contestazioni della platea, costringendolo ieri sera, venerdì, a lasciare il festival letterario Il libro possibile accompagnato dai vigili urbani di Polignano. È accaduto tutto durante la presentazione dell'ultimo saggio di Sgarbi, Viaggio sentimentale (nell'Italia dei desideri), in libreria con Bompiani. Nel parlare delle bellezze del Paese e della Puglia, infatti, il critico ha puntato il suo dito accusatore contro l'impatto ambientale delle energie alternative. Da qui le vibranti critiche alle pale eoliche e agli impianti eolici presenti in Puglia, colpevoli secondo Sgarbi di aver irrimediabilmente deturpato il paesaggio. Fra tutti, poi, ha citato il caso di Troia e della sua cattedrale romanica, un borgo ormai inguardabile secondo Sgarbi perché aggredito dagli impianti eolici.

GUARDA IL VIDEO DELLA CONTESTAZIONE

Solo che la platea non ha gradito il piglio critico di Sgarbi e soprattutto la serie di pesanti insulti che ha cominciato a rivolgere contro uno degli spettatori. Subito sono piovuti fischi e animate contestazioni, al punto da spingerlo a interrompere l'incontro per poi far ritorno sul palco. Ma niente da fare: Sgarbi ha continuato nel suo j'accuse, sostenendo che dietro l'industria e la gestione dell'eolico si nascondano interessi di tipo mafioso. "Ubriacone, drogato, drogato, spacciatore, vai arrestato". Questi e altri gli insulti, insistiti e urlati, che hanno acceso la miccia e infiammato il pubblico, peraltro non avvezzo alle reazioni da stadio nell'elegante cornice del festival letterario della cittadina pugliese. Al punto che, a incontro concluso, il codazzo di fischi e proteste ha visto costretto Sgarbi a lasciare il centro storico di Polignano scortato dalla polizia municipale.

GUARDA LE FOTO

"Una vile aggressione". Così il protagonista definisce l'accaduto attraverso il comunicato diffuso il giorno dopo dal suo ufficio stampa. "Sgarbi è stato così pesantemente insultato - si legge - da doversi allontanare. Tornato indietro su insistenza degli organizzatori, Sgarbi è stato nuovamente aggredito da un gruppo dei contestatori che gli ha lanciato lattine e bottiglie. Alcuni di questi contestatori, con fare chiaramente intimidatorio, hanno ammonito 'Se ci passa davanti, gli tireremo le pietre'. Un contestatore, visibilmente alterato, probabilmente da sostanze stupefacenti - si legge sempre nella nota dell'ufficio stampa di Sgarbi - tentando di colpire Sgarbi con una lattina di birra, ha invece centrato un agente di scorta". Sulla contestazione di ieri sera è già intervenuto il presidente del consiglio regionale della Puglia, Onofrio Introna, presente all'incontro e anche lui polemico, al microfono, sul collegamento mafia-energia pulita avanzato dell'ospite. "Sgarbi venga a parlare di problemi ambientali con i pugliesi e anche a contestare torri e pale eoliche, ma lasci stare accostamenti indebiti al malaffare mafioso. Smentisco in maniera categorica che ci sia stato un comportamento incivile e violento da parte del pubblico polignanese. Né lancio di lattine e oggetti né atteggiamenti censurabili, ma proteste vivaci e risentite nei suoi confronti. Invito l'onorevole Sgarbi a ripristinare la verità per non offendere la civile città di Polignano".

E' pure il caso di ricordare che non si tratta della prima volta nella quale si è scagliato contro l'eolico nella regione. Era già accaduto lo scorso 6 maggio a Bari, quando, durante la presentazione della Biennale a Santa Scolastica, aveva detto: "La Puglia è stata massacrata da una forma di criminalità istituzionale che l'ha sfigurata con pale eoliche, che non ho mai visto in una veste così inaudita. Chiunque le abbia autorizzate deve dimettersi". E non si fece attendere, quel giorno, la replica del governatore Nichi Vendola: "Ho dato mandato ai miei legali, in seguito alle farneticanti girandole di insulti con i quali sono stato aggredito dall'onorevole Sgarbi, di assumere tutte le opportune iniziative legali a tutela della mia persona e del mio ruolo pubblico". Non solo.

"Il fotovoltaico pugliese è il più grande affare della mafia": per queste parole pronunciate pochi giorni dopo il caso barese in diretta nazionale su Rai1, Vittorio Sgarbi è stato nuovamente querelato il 19 maggio scorso dalla Regione. La giunta ha dato mandato ai propri uffici legali di procedere, in tutte le sedi opportune, contro la Rai e contro Vittorio Sgarbi e Carlo Vulpio "per i contenuti di diffamazione e calunnia presenti nella trasmissione televisiva "Ora ci tocca anche Sgarbi" andata in onda su Rai1". E contro Sgarbi, in quella circostanza, giunse anche la replica di Confindustria Puglia. "In Puglia - aveva sottolineato il presidente Montinari - ci sono aziende che operano, da molti anni, seriamente e professionalmente nel settore energetico. Ma che, soprattutto, lo fanno nel rispetto della legalità e lontano da interessi mafiosi".

FOTO Sgarbi show per la Biennale, sudore e ressa al monastero

(09 luglio 2011)

Rep BA


(perplessa)
Tuesday, July 12, 2011 1:52 PM
Re:
g, 12/07/2011 13.37:

POLIGNANO
Sgarbi se va scortato dopo gli insulti
"Io vittima di una vile aggressione"




Il critico, ospite del festival "Il libro possibile",
si scaglia contro gli impianti, poi contro il pubblico:
"Drogati e spacciatori".
La platea non gradisce e lo sommerge di contestazioni.
"Contro di me lanci di bottiglie e lattine".
Introna: "smentisco categoricamente"
di ANTONIO DI GIACOMO
Sotto scorta. Stavolta la vis polemica del critico d'arte Vittorio Sgarbi ha scatenato i fischi e le contestazioni della platea, costringendolo ieri sera, venerdì, a lasciare il festival letterario Il libro possibile accompagnato dai vigili urbani di Polignano. È accaduto tutto durante la presentazione dell'ultimo saggio di Sgarbi, Viaggio sentimentale (nell'Italia dei desideri), in libreria con Bompiani. Nel parlare delle bellezze del Paese e della Puglia, infatti, il critico ha puntato il suo dito accusatore contro l'impatto ambientale delle energie alternative. Da qui le vibranti critiche alle pale eoliche e agli impianti eolici presenti in Puglia, colpevoli secondo Sgarbi di aver irrimediabilmente deturpato il paesaggio. Fra tutti, poi, ha citato il caso di Troia e della sua cattedrale romanica, un borgo ormai inguardabile secondo Sgarbi perché aggredito dagli impianti eolici.

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Solo che la platea non ha gradito il piglio critico di Sgarbi e soprattutto la serie di pesanti insulti che ha cominciato a rivolgere contro uno degli spettatori. Subito sono piovuti fischi e animate contestazioni, al punto da spingerlo a interrompere l'incontro per poi far ritorno sul palco. Ma niente da fare: Sgarbi ha continuato nel suo j'accuse, sostenendo che dietro l'industria e la gestione dell'eolico si nascondano interessi di tipo mafioso. "Ubriacone, drogato, drogato, spacciatore, vai arrestato". Questi e altri gli insulti, insistiti e urlati, che hanno acceso la miccia e infiammato il pubblico, peraltro non avvezzo alle reazioni da stadio nell'elegante cornice del festival letterario della cittadina pugliese. Al punto che, a incontro concluso, il codazzo di fischi e proteste ha visto costretto Sgarbi a lasciare il centro storico di Polignano scortato dalla polizia municipale.

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"Una vile aggressione". Così il protagonista definisce l'accaduto attraverso il comunicato diffuso il giorno dopo dal suo ufficio stampa. "Sgarbi è stato così pesantemente insultato - si legge - da doversi allontanare. Tornato indietro su insistenza degli organizzatori, Sgarbi è stato nuovamente aggredito da un gruppo dei contestatori che gli ha lanciato lattine e bottiglie. Alcuni di questi contestatori, con fare chiaramente intimidatorio, hanno ammonito 'Se ci passa davanti, gli tireremo le pietre'. Un contestatore, visibilmente alterato, probabilmente da sostanze stupefacenti - si legge sempre nella nota dell'ufficio stampa di Sgarbi - tentando di colpire Sgarbi con una lattina di birra, ha invece centrato un agente di scorta". Sulla contestazione di ieri sera è già intervenuto il presidente del consiglio regionale della Puglia, Onofrio Introna, presente all'incontro e anche lui polemico, al microfono, sul collegamento mafia-energia pulita avanzato dell'ospite. "Sgarbi venga a parlare di problemi ambientali con i pugliesi e anche a contestare torri e pale eoliche, ma lasci stare accostamenti indebiti al malaffare mafioso. Smentisco in maniera categorica che ci sia stato un comportamento incivile e violento da parte del pubblico polignanese. Né lancio di lattine e oggetti né atteggiamenti censurabili, ma proteste vivaci e risentite nei suoi confronti. Invito l'onorevole Sgarbi a ripristinare la verità per non offendere la civile città di Polignano".

E' pure il caso di ricordare che non si tratta della prima volta nella quale si è scagliato contro l'eolico nella regione. Era già accaduto lo scorso 6 maggio a Bari, quando, durante la presentazione della Biennale a Santa Scolastica, aveva detto: "La Puglia è stata massacrata da una forma di criminalità istituzionale che l'ha sfigurata con pale eoliche, che non ho mai visto in una veste così inaudita. Chiunque le abbia autorizzate deve dimettersi". E non si fece attendere, quel giorno, la replica del governatore Nichi Vendola: "Ho dato mandato ai miei legali, in seguito alle farneticanti girandole di insulti con i quali sono stato aggredito dall'onorevole Sgarbi, di assumere tutte le opportune iniziative legali a tutela della mia persona e del mio ruolo pubblico". Non solo.

"Il fotovoltaico pugliese è il più grande affare della mafia": per queste parole pronunciate pochi giorni dopo il caso barese in diretta nazionale su Rai1, Vittorio Sgarbi è stato nuovamente querelato il 19 maggio scorso dalla Regione. La giunta ha dato mandato ai propri uffici legali di procedere, in tutte le sedi opportune, contro la Rai e contro Vittorio Sgarbi e Carlo Vulpio "per i contenuti di diffamazione e calunnia presenti nella trasmissione televisiva "Ora ci tocca anche Sgarbi" andata in onda su Rai1". E contro Sgarbi, in quella circostanza, giunse anche la replica di Confindustria Puglia. "In Puglia - aveva sottolineato il presidente Montinari - ci sono aziende che operano, da molti anni, seriamente e professionalmente nel settore energetico. Ma che, soprattutto, lo fanno nel rispetto della legalità e lontano da interessi mafiosi".

FOTO Sgarbi show per la Biennale, sudore e ressa al monastero

(09 luglio 2011)

Rep BA





Un frappè di idiozie per forza nn lo vuole più nessuno......


g
Tuesday, July 12, 2011 1:54 PM
Re: Re:
(perplessa), 12/07/2011 13.52:



Un frappè di idiozie per forza nn lo vuole più nessuno......



Lui sì xké sono idiozie ben pagate


g
Wednesday, July 20, 2011 1:14 AM
Ma keccentrano i deliri di Littorio parlando di Leonardo?
g
Tuesday, July 26, 2011 2:21 PM
Sgarbi 'sdogana' la mafia:
«E' un titolo di qualità...»




Anche questa volta è ricorso alla provocazione e ha fatto scrivere nell'invito a una serie di mostre dal titolo «L'arte non è Cosa nostra» che s'inaugurano domenica a Salemi: «Presente il ministro Romano, imputato per mafia».

Per Vittorio Sgarbi, critico d'arte e sindaco della città trapanese, autore del gesto, «l'imputazione per mafia è diventata una sorta di qualità del politico siciliano, da menzionare al pari di titoli e cariche». Una sottolineatura provocatoria, quella di Sgarbi, - si legge in una sua nota - «per alludere al fatto che da ben otto anni il ministro e leader politico siciliano è oggetto di indagine per presunte collusioni con la mafia e che poche settimane fa, nonostante i pm titolari dell'indagine avessero chiesto l'archiviazione, il gip ha disposto l'imputazione coatta».

Il ministro il 7 agosto sarà dunque a Salemi assieme al sindaco.
26 luglio 2011

Fat


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