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Full Version: Sangue infetto
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Friday, February 29, 2008 11:33 AM
La campagna sanitaria riguarda le persone operate in una clinica a Las Vegas
dal marzo 2004 al gennaio 2008 che potrebbero essere state esposte al virus
Nevada, allerta per 40mila pazienti
rischio contagio epatite o Hiv

WASHINGTON - Le autorità sanitarie del Nevada hanno avviato una campagna informativa diretta a circa 40 mila persone che potrebbero essere rimaste potenzialmente contagiate dal virus dell'epatite o dell'Hiv in una clinica di Las Vegas, identificata con l'Endoscopy Center of Southern Nevada.

La campagna, annunciata oggi, è diretta ai pazienti che hanno subito un'anestesia nel centro endoscopico fra il marzo del 2004 e l'11 gennaio scorso, e che durante l'intervento potrebbero essere stati esposti al contagio. Nella lettera inviata ai potenziali contagiati viene suggerito di "contattare immediatamente i loro medici per effettuare i test per l'epatite B e C e per l'Hiv". La decisione è stata presa dopo che nella zona si sono verificati diversi casi acuti di epatite C.

Le autorità sanitarie hanno determinato che all'origine dell'infezione c'è stato il "riutilizzo delle siringhe", e non degli aghi che venivano cambiati, "per iniettare l'anestetico". Ciò ha fatto sì che i pazienti possano essere entrati in contatto con il sangue infetto di almeno una delle persone trattate. A conferma di ciò in cinque dei sei casi di epatite C rilevati a gennaio (tre volte il normale numero di infezioni) si trattava di persone sottoposte ad anestesia tutte lo stesso giorno all'Endoscopy Center of Southern Nevada.

Secondo Lawrence Sands, capo del distretto sanitario del Nevada meridionale, "per diversi anni i sistemi adottati per iniettare l'anestetico (in questo centro medico) potrebbero aver provocato la trasmissione dell'epatite C e di altre infezioni legate allo scambio di sangue".

(28 febbraio 2008)

Rep


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Saturday, December 04, 2010 12:55 AM
Sangue, risarcimento
per i 433 italiani contagiati




Un gruppo di 443 italiani contagiati dall'epatite e dall'Aids negli anni Ottanta dopo avere assunto, da emofilici, prodotti farmaceutici, sono stati risarciti da quattro multinazionali nel quadro di una causa giudiziaria che si sta svolgendo a Chicago. Gli italiani - i malati o gli eredi dei deceduti - si sono appoggiati, direttamente o indirettamente, a uno studio legale torinese che sta seguendo le pratica e che e' in contatto con gli avvocati statunitensi. Non e' stato possibile apprendere l'entita' dell'indennizzo. L'accordo, comunque, e' stato raggiunto.

Case farmaceutiche. La causa era stata avviata nel 2003 contro Bayer, Baxter, Aventis-Behring e Alpha, produttrici e distributrici di farmaci per il trattamento dell'emofilia. C'e' un nesso diretto, secondo quanto viene contestato dai ricorrenti alle quattro multinazionali, fra i prodotti e la trasmissione dell'Hcv e dell'Hiv, virus che possono causare l'epatite C e l'Aids. Le parti lese sono parecchie migliaia e risiedono in diverse parti del mondo. Per l'Italia e' sceso in campo lo studio legale torinese Ambrosio & Commodo impegnando gli avvocati Renato Ambrosio, Stefano Commodo, Stefano Bertone e Marco Bona, che hanno raccolto i singoli casi denunciati nel territorio nazionale. I farmaci in contestazione sono stati venduti tra il 1978 e il 1985. Secondo l'accusa, nella loro produzione sono state seguite modalita' assolutamente inadeguate: il sangue necessario per la loro preparazione veniva raccolto da donatori detenuti nelle carceri, reperito in paesi del terzo mondo o persino acquistato - sempre secondo quanto denunciato - in una sorta di mercato di sacche di plasma che si svolgeva al confine fra Messico e Texas.
2 dicembre 2010

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