Full Version: SYLLA
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SilverGaladriel
Monday, December 15, 2003 10:38 AM
Sylla

Sylla guardò la volta del palazzo. Vi era raffigurato un demone d’ombra che brandiva una spada infuocata.
Si abbracciò le ginocchia, e una lacrima le rigò il volto.
Sylla era una ninfa, con lunghi capelli corvini, ed era la vittima sacrificale che ogni secolo le ninfe offrivano ai demoni nel loro palazzo.
La vittima prescelta per quel secolo, era Sylla, perché lei non era una ninfa normale, era mezza ninfa e mezzo demone, era il prodotto di un unione maledetta.
Ed ora era la vittima che avrebbe dovuto essere preda dei demoni, affinché si cibino della sua carne.
Era solo questione di aspettare. Forse una notte, forse due. Ma Sylla sapeva che prima o poi sarebbe arrivato il suo momento.
Si alzò.
Davanti a lei vi era una lunga scalinata di marmo. Dietro a lei c’era il nulla.
Un soffio gelido avvolse l’aria, e Sylla salì le scale, giungendo a una stanza dove c’era la statua di un demone alato.
Le pareti avevano curiose incisioni nere.
Accarezzò meccanicamente la statua, e vide che dentro c’era una nicchia.
Mise la mano dentro, e prese uno strano cofanetto di cristallo, con inciso gli stessi segni delle pareti. Cercò di aprirlo, ma non ci riuscì.
Poi il suo sguardo tornò a posarsi sulle pareti. Lei non conosceva quella lingua, ma d’improvviso riuscì a leggerla.
“Anime dannate, attente al vostro cuore, che i demoni sono i signori degli abissi.”Sylla sussurrava fra se, leggendo le scritte“Il Nulla è il signore della mente.”
Ma si interruppe, perché aveva sentito dei passi dietro di lei. Rimase immobile, ma quando la porta si aprì, Sylla si girò di scatto.
-Aaahh!
Davanti a lei vi erano due ragazzi, un maschio e una femmina.
La femmina chiese:- Chi sei tu?
Sylla esclamò:-Correte via. I demoni saranno qui da un momento all’altro.
I due ragazzi si guardarono negli occhi.
Altri passi risuonarono, e grida stridule.
L’aria si fece calda, impregnata di terrore.
-Stanno arrivando.-sussurrò Sylla.
-Tu chi sei, e che cosa vogliono da te i demoni?-chiese il ragazzo.
Altre grida.
-Sono mezza ninfa e mezza demone, sono una vittima sacrificale. Il mio nome è Sylla.
Troppo strazianti.
-Noi siamo Ginevra ed Alec. Siamo una driade e un elfo.
-Eccoli!-gridò Sylla
Un demone entrò nella stanza.
Aveva due grandi ali. Era di un colore rosso sangue, imponente. Il suo volto era fiero, ma spaventoso.
Sylla strinse il cofanetto di cristallo.
Li vide.
-La vittima.–sussurrò.-Ed ospiti.
Poi soffiò in un corno , che fece tremare le pareti.
Sylla vide le incisioni diventare ardenti.
–Anime dannate.-sussurrò.
Poi il nulla.
Un raggio di luce.
Fu quello ciò che Sylla vide appena aprì gli occhi.
Subito ricordò il volto del demone. Ma era passata.
Da una finestra entravano flebili raggi di luce.
Accanto a lei Ginevra, con una mano sulla bocca, dormiva. Ma Alec non c’era.
-Ginevra!
Ginevra sussultò.
-Dove sono i demoni?-chiese Sylla.
-Quando sei svenuta hanno preso Alec.
-Dov’è ora?
Ma Sylla aveva capito.
-Dobbiamo uscire di qui.-esclamò Sylla.
Poi tirò fuori il cofanetto.
-Cos’è?
-Non lo so, l’ho trovato prima in una nicchia di una statua alata. Ma non si apre.
Sylla accarezzò il cofanetto, che d’improvviso scattò.
Dentro c’era una gemma.
-Che bella!
Ginevra fece per toccarla, ma quando le sue dita si avvicinarono, si sentì suonare lo stesso corno della sera prima.
Le finestre si chiusero (o forse il sole non brillava più?) e le grida iniziarono a risuonare.
-Vieni!-Sylla trascinò la driade fuori dalla stanza, giù dalle scale, in una pazza e folle corsa contro la morte.
Dietro di loro sentirono i passi dei demoni, oltre a un tintinnio di spade e lance.
Ed ecco il Nulla.
D’improvviso ci si trovarono dentro.
Strinsero la gemma, incandescente, e avanzarono nel Nulla.
Là tutto era confuso. Sylla vedeva tante immagini, ma a un certo punto, si trovò davanti la sua immagine.
Ma non era lei, o sì?
Nell’immagine aveva due ali da demone, e dalla sua bocca colava sangue.
Sangue umano.
Una voce rintronò nella sua testa. –Così sarai se scegli la via del male.
Sylla stava per toccare la visione, quando ricordò Alec.
Lei non voleva uccidere.
No.
Si girò, e vide che Ginevra era rimasta indietro.
Fece dietro-front, e corse da Ginevra. Le tese la mano.
E scapparono.
Arrivarono alla porta di una chiesa, la filtrava della luce.
Ma appena entrate si accorsero che non era un santuario.
Era una tomba.
Bianche anime si levarono dai sepolcri, tendendo loro la mano.
Gemiti di sofferenza.
Ginevra trascinò Sylla dalla parte opposta della chiesa. E compresero che se non fossero fuggite in fretta, quella sarebbe stata la loro tomba.
Attraversarono la porta, videro una porticina che portava fuori.
Liberta. Vita.
Fu il primo pensiero che attraversò la sua mente.
Altri gemiti dietro di loro.
Ginevra uscì.
-Vieni, Sylla!
Sylla prese la gemma, e la ributtò nel castello.
Poi uscì.
Forse aveva fatto bene, forse no.
Ginevra e Sylla erano libere.
Anche crescendo rimasero amiche.
Ginevra diventò una Maga Bianca, Sylla un’evocatrice.
E la creatura evocata che le salvò spesso la vita, era un ragazzino con una gemma in mano.


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