Full Version: STELLE DOMENICANE
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Caterina63
Monday, March 02, 2009 3:41 PM
STELLE  DOMENICANE




LASCIATI illuminare da un pensiero

di un santo o DI UN autore domenicano.



Monastero Contemplative Domenicane "S.Maria della Neve" P.zza Landino, 25 - 52015 Pratovecchio Ar Italy
Tel. 39 0575/583774 - Fax 39 0575/582113

www.monasterodomenicane.org




4 luglio, si ricorda la nascita al Cielo del Beato Pier Giorgio Frassati, laico domenicano. Per questo la "stella domenicana" della settimana è tratta da una sua lettera.

< Ogni giorno più comprendo qual Grazia sia esser cattolici. Poveri disgraziati quelli che non hanno una Fede: vivere senza una Fede,
senza un patrimonio da difendere, senza sostenere in una lotta continua la Verità non è vivere, ma è vivacchiare. Noi non dobbiamo
mai vivacchiare, ma vivere ... perciò bando ad ogni malinconia che vi può essere solo quando si perde la Fede
>.

 



Caterina63
Monday, March 02, 2009 4:09 PM

«
Mentre (san Domenico) andava a Parigi e dopo aver trascorso la notte nella Chiesa di santa Maria di Rocamadour, si associarono a lui come compagni di cammino alcuni pellegrini tedeschi, i quali, ascoltandolo recitare con il suo compagno i salmi e la litania, si unirono ad essi con devozione. Per quattro giorni li mantennero a loro carico.  Più tardi l'uomo di Dio lamentandosi, disse al suo compagno, fra Bertrando: “Sono ben consapevole che raccogliamo questi beni materiali, ma non stiamo seminando in loro i beni spirituali; chiediamo a Dio in ginocchio che ci ottenga di poterli comprendere e di poter parlare con loro in modo che possiamo annunciare loro la Parola di Dio”. Dopo aver fatto così, parlarono tedesco per quattro giorni tra lo stupore di quelli; camminando insieme predicavano a loro».
 Rodrigo di Cerrato, Vita di san Domenico, 30



Caterina63
Friday, March 06, 2009 8:09 AM
"L'Ordine nacque a causa dell'attenzione di Domenico ai bisogni della
gente nel mondo in cambiamento del XIII secolo. Come Domenico noi
siamo chiamati a ritornare sulla strada, per riprendere la nostra
eredità di mendicanti, per renderci conto che siamo tutti mendicanti
di fronte alla verità, che non vede l'ora di sorprenderci"

fra Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell'Ordine

("CAMMINIAMO CON GIOIA E PENSIAMO AL NOSTRO SALVATORE"
ALCUNE RIFLESSIONI SULL'ITINERANZA DOMENICANA)





Caterina63
Friday, April 03, 2009 6:49 PM
Congregazione delle Cause dei Santi
Promulgazione di Decreti
(L'Osservatore Romano - 4 aprile 2009)

    Oggi, 3 aprile 2009, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza privata Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Angelo Amato, s.d.b., Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Nel corso dell'Udienza il Santo Padre ha autorizzato la Congregazione a promulgare i Decreti riguardanti: 



    - le virtù eroiche della Serva di Dio Teresina del Bambino Gesù Pérez de Iriarte Casado (al secolo:  Felisa), Monaca professa dell'Ordine di San Domenico; nata ad Eslava (Navarra, Spagna) il 2 maggio 1904 e morta ad Olmedo (Spagna) il 14 ottobre 1954;

  

    - le virtù eroiche della Serva di Dio Benedetta Rencurel, Laica, del Terz'Ordine di San Domenico; nata a Saint-Etienne d'Avanç0n (Francia) nel mese di settembre del 1647 e morta a Laus (Francia) il 28 dicembre 1718.

Al Laus, per ben cinquantaquattro anni, la Madonna scelse una povera pastorella del luogo, rozza e analfabeta, la educò poco alla volta alla fede per farne uno straordinario strumento della grazia divina.
È questa la storia di Benoîte Rencurel, che la Chiesa ha proclamato Venerabile, in attesa di vederla elevata assai presto, anche lei come altri grandi veggenti di Maria, alla gloria degli altari.
Benedetta Rencurel era una pastorella di 16 anni quando nel maggio 1664 ebbe, sopra il villaggio di St. Etienne, in una località chiamata Vallone dei forni, la prima apparizione della Madonna, che teneva per la mano un bellissimo bambino.
Benoîte era nata il 17 settembre 1647 a St. Etienne; rimasta precocemente orfana, andò a servire il gregge dai Jullien, una famiglia benestante del posto. Era una ragazza dolce, cresciuta nella bontà operosa. Amava molto pregare e rimanere assorta per lungo tempo col rosario tra le dita. Sotto la dolcezza però si nascondeva un carattere fermo e assai determinato al bene. Ma, per tutto il resto, era una ragazza come le altre.
Al Vallone dei forni Benedetta conduceva spesso le pecore al pascolo. Fu qui che ad un certo punto, nel maggio del 1664, le apparve una bellissima signora con un bambino per mano. Poco dopo, e senza proferire una sola parola, la bella Signora scomparve.
A quella apparizione presto se ne aggiungono delle altre, ma tutte silenziose. Maria non parla, non dice nulla. Sembra quasi, la sua, una precisa "pedagogia", volta a educare, attraverso la strategia spirituale dei piccoli passi, una rozza e ignorante pastorella.
Gradatamente, un po’ alla volta, la bella Signora prende confidenza con Benedetta e la coinvolge in domande e risposte, la guida, la conforta, la rassicura, le chiede di fare qualcosa per lei, l’aiuta a capire meglio gli altri e ad amare di più Dio.
Pur esortata dalla bella Signora a farsi ancora più umile, la giovane veggente non può nascondere ancora per molto quanto le sta accadendo. Presto anche le autorità ne vengono coinvolte ed esigono delle spiegazioni.
 
La Madonna, perché ormai è chiaro che è della Vergine Maria si tratta, al Vallon des Fours domanda una processione di tutto il popolo e al punto di arrivo rivela finalmente il suo nome: "Mi chiamo Maria!", per poi aggiungere: "Non riapparirò più per un certo tempo!".
Difatti, trascorrerà circa un mese perché riappaia nuovamente, questa volta al Pindreau. Ha un messaggio per Benedetta: "Figlia mia, salite la costa del Laus. Là troverete una cappella dove sentirete profumo di violetta."
L’indomani Benedetta parte alla ricerca di questo luogo e scopre, dai profumi promessi, la piccola cappella dedicata a Notre Dame de la Bonne Rencontre. Benedetta apre con trepidazione il portale e trova la Madre del Signore ad attenderla sopra l’altare polveroso. La cappella infatti è deserta e piuttosto abbandonata. "Desidero far costruire qui una chiesa più grande in onore del mio adorato Figlio", le annuncia Maria. "Esso sarà il luogo di conversione per numerosi peccatori. E sarà il luogo dove io vi apparirò molto spesso."

Cinquantaquattro anni durarono le apparizioni al Laus: nei primi mesi esse si verificarono tutti i giorni, poi ebbero una cadenza pressocchè mensile. Nel 1672 Benedetta andò ad abitare definitivamente a Laus, in una modestissima casetta tuttora esistente. Una casupola nella quale la veggente, istruita da Maria alle verità della fede, trascorreva ore e ore assorta in preghiera, alternando momenti di pace ad altri di lotta furibonda col maligno, da cui nel corso della vita dovette subire parecchie vessazioni.
Le sue assidue preghiere, le austere prove spirituali, le penitenze corporali a cui ella stessa si sottopone, l’austerità della sua vita tutta raccolta in Dio affinano notevolmente il suo spirito e la rendono idonea ad accogliere le molte migliaia di pellegrini che cominciano ad accorrere al Laus.

Proprio a lei, che era praticamente uno "zero sociale" nella società del suo tempo, la Madonna volle affidare uno straordinario messaggio spirituale, legato addirittura alla costruzione di un santuario, all’accoglienza e alla guida dei pellegrini.
Nel luglio 1673, mentre è in preghiera ai piedi di una grande croce di legno sul colle antistante Avançon, le appare Gesù, steso e inchiodato sulla croce, ricoperto di sangue. Da allora e per molti anni Benedetta soffre nel proprio corpo i dolori della Passione di Cristo.
La veggente dovrà anche subire un forzato allontanamento dal Laus quando, nel 1692, le truppe del duca di Savoia invaderanno la regione francese. Obbediente alla Vergine, Benedetta si rifugerà a Marsiglia. Al suo ritorno ella trova il Laus tutto devastato.

Ma altri gravi eventi la attendono: muore il suo confessore, scompaiono quasi del tutto i suoi sostenitori, vengono chiamati al santuario dei preti giansenisti che le rifiutano persino la comunione e la Messa quotidiana. Si tenta di allontanarla dal Laus per rinchiuderla in un convento. Venti anni dureranno tali persecuzioni.

Benedetta non si farà mai suora, la sua missione infatti è un’altra. Ad alcune suore della Savoia che col proposito di installarsi a Laus pensano di convincere Benedetta a farsi loro consorella, la veggente risponde che la Madre di Dio le ha dato un compito preciso: "che bisognava che ella vedesse i pellegrini, che parlasse loro quando glielo chiedevano, per dare loro i consigli necessari, come Dio l’ispirava. E questo – disse lei – non avrebbe potuto fare in un monastero dove sarebbe stata troppo al chiuso…"
A partire dalla Pentecoste del 1718 la salute di Benedetta Rencurel declinò bruscamente. La veggente morì la sera del 28 dicembre, festa dei Santi Innocenti. Aveva 71 anni.

Venne sepolta davanti all’altare maggiore del santuario, sotto la lampada il cui olio serve ancora oggi a ungere i devoti, soprattutto ammalati e sofferenti, che ogni giorno giungono al Laus.
Finalmente, il 16 ottobre 1872, il pontefice Pio IX proclamava Venerabile la serva di Dio Benoîte Rencurel, la veggente che vide Maria al Laus e che ancora oggi, a distanza di tanto tempo, è oggetto di venerazione da parte di molti.


Autore:
Maria Di Lorenzo

(©L'Osservatore Romano - 4 aprile 2009)


 

Caterina63
Monday, May 25, 2009 11:39 AM
Diario di bordo 24.7.2004:

In questi giorni ho avuto modo di stare assieme a quasi 94 ragazzi in un campeggio estivo, dai salesiani di Oulx.

Ho provato a meditare con loro il rosario, soprattutto quando siamo andati in gita su per le montagne (ex: Tabor).
Ebbene, con mia grande sorpresa sono rimasti entusiasti...
Non solo.... hanno voluto che la confessione settimanale, fosse preceduta dal rosario.
Che dire: La grazia di Dio sovrabbonda!

Vi lascio così il testo di una bella preghiera con cui hanno pregato questi ragazzi (12- 15 anni):

"Vergine Maria, Madre Mia, mi consacro a te ed affido nelle tue mani tutta la mia vita. Con questa consacrazione ti affido quanto ho e quanto sono, tutto quello che ho ricevuto da Dio. Ti affido la mia intelligenza, la mia volontà e il mio cuore. Depongo nelle tue mani la mia libertà, le mie ansie e i miei timori, le mie speranze e i miei desideri, le mie tristezze e le mie gioie. Ti affido, o Maria, il mio corpo perché si conservi puro; ti affido la mia anima perché tu la preservi dal male. Ti affido la mia fame d'amore: Aiutami ad amare come tu hai amato e come Gesù vuole che ci amiamo. Custodisci la mia vita perché sia sempre fedele a Dio e, con il tuo aiuto, raggiunga la salvezza. AMEN."

In Cristo e in Domenico, nostro Padre...

Fra Davide Maria Traina o.p.



 
Caterina63
Wednesday, June 10, 2009 12:19 AM

Penso a quanto l’Eterno Padre disse a santa Caterina da Siena parlando dell’Ordine domenicano:Sai in su che mensa san Domenico fà mangiare i figli suoi col lume della scienza?
Li fa mangiare in su la mensa della croce, dove si mangiano anime per amore di me
”.

Come a dire: non basta la scienza per convertire il mondo. Bisogna essere associati alla passione del Signore e fare della nostra vita, soprattutto delle nostre fatiche, un dono, per partecipare al mistero della redenzione.


Padre Angelo O.P.
Caterina63
Friday, June 12, 2009 10:47 PM
 
Un frate domandava al B. Giordano di Sassonia:
È meglio attendere alla preghiera o applicarsi allo studio?”.

E il Maestro gli rispondeva: “Che cosa è meglio, mangiar sempre o bere sempre? Evidentemente è preferibile far l’uno e l’altro successivamente. Ugualmente anche per quanto mi chiedi”
     
Il Frate Predicatore infatti non si determinerebbe mai all’apostolato senza la preghiera. 
     
A che gli servirebbe la scienza, se non fosse vivificata e fecondata dalla carità? I dotti sono numerosi e i santi sono scarsi, perché molti dotti imprigionano la verità nella loro mente senza permetterle di penetrare il cuore. Per sé, la scienza non determina all’azione, e meno ancora al dono di sé. Senza la carità, essa non farà mai un apostolo.


tratto dal sito:
Amici Domenicani


Caterina63
Monday, February 22, 2010 4:12 PM
"Le amicizie terrene producono al nostro cuore dolori
 per l’allontanamento di coloro che amiamo,
ma io vorrei che noi giurassimo un patto
che non conosce confini terreni né limiti temporali:
l’unione nella preghiera
."

(Lettera del beato Pier Giorgio Frassati a Isidoro Bonini 15/01/25)




Caterina63
Saturday, March 13, 2010 9:31 PM

Sei diventato bigotto?

gli chiesero al giovane Frassati....

no, rispose sorridendo: SONO RIMASTO CRISTIANO....

(Piergiorgio Frassati, laico Domenicano e beatificato da Giovanni Paolo II)









[SM=g27998]

Caterina63
Friday, April 30, 2010 6:52 PM
Ricordo di padre Mariano Cordovani primo teologo della Casa pontificia

Un domenicano a Camaldoli


di Giulio Alfano

Presidente Emerito del Terz'Ordine Domenicano d'Italia e Malta

 

Il 5 aprile di sessant'anni fa moriva il domenicano Mariano Cordovani, maestro del Sacro Palazzo Apostolico e primo teologo della Casa pontificia o, come si diceva allora, della Segreteria di Stato, collaboratore per molti anni de "L'Osservatore Romano".

Padre Mariano - al secolo Felice Cordovani - era nato il 25 febbraio 1883 a Serravalle Casentino vicino ad Arezzo. Sacerdote nel 1906, era entrato nell'ordine dei predicatori a 16 anni. Lettore di sacra Teologia al collegio di San Tommaso nel convento romano di Santa Maria sopra Minerva, nel 1912 fu nominato docente di filosofia all'Angelicum dove restò fino al 1921, Fu poi docente di Teologia all'Università Cattolica del Sacro Cuore per decisione di Benedetto xv. Rimase a Milano fino al 1927 pubblicando la trilogia Il Salvatore; Il Santificatore; Il Rivelatore; ancora oggi fondamentali studi di dottrina teologica. Fu in seguito nominato rettore e docente di Teologia dommatica e sacra predicazione all'Angelicum, restandoci fino al 1934. L'anno precedente era stato anche nominato libero docente presso l'università di Firenze, primo religioso a insegnare in un ateneo statale dal 1870.

Dal 1935 per breve periodo fu priore della Provincia Romana, mandato presto interrotto per la nomina, voluta da Pio xi, di Maestro del Sacro Palazzo, carica mantenuta fino alla morte. Nemmeno allora però rinunciò all'insegnamento, fedele al motto tomista Contemplata aliis tradere. Fu così professore anche al magistero Maria Santissima Assunta (oggi Libera Università Maria Santissima Assunta) di cui fu tra i primi docenti. Era assai legato alla fondatrice dell'Unione di Santa Caterina, madre Luigia Tincani (1889-1976) - che dell'istituto universitario fu fondatrice nel 1939 - così come a tutte le sue consorelle, definite da Pio xi "Missionarie della Scuola". Cordovani partecipò anche alle stesure delle più importanti encicliche di quel periodo, come la Divini Redemptoris (1937), alla quale fece da corollario il suo volumetto Appunti sul comunismo moderno. Anche Pio xii volle poi nominarlo motu proprio Teologo della Segreteria di Stato, nomina ad personam, inusitata e senza precedenti nella storia della Chiesa.

Cordovani fu interlocutore attento ed efficace di molti ambienti, non solo cattolici:  si distingueva, infatti, per l'impegno nello studio delle fonti filosofiche dantesche, diventando in anni di acceso anticlericalismo, come quelli tra il 1912 e il 1920, ospite di importanti convegni letterari promossi da Bruno Nardi, e fu anche interlocutore di Giorgio Del Vecchio, grande giurista nonché massimo rappresentante della filosofia del diritto in campo laico negli anni Trenta.

La modernità di Cordovani, che spazia dall'etica alla politica, dal diritto alla teologia fino alla letteratura, risalta nell'analisi dei rapporti tra Stato e società. La famosa definizione tomista Ad popolum pertinet electio principuum sarebbe stata da lui attualizzata nei difficili anni del secondo dopoguerra, dopo che Pio xii - ancora in pieno conflitto:  nel famoso radiomessaggio del Natale 1942 - aveva posto di nuovo la questione. In quegli anni tragici, quando ormai le maglie del regime fascista andavano rapidamente sfaldandosi, Cordovani, attivissimo protagonista anche del dibattito sociale, si occupava in un articolo del 1943 su "L'Osservatore Romano" - intitolato Il cittadino e la società - del ruolo sociale che il cattolicesimo avrebbe potuto e dovuto svolgere.

L'analisi era chiarissima:  richiamare ai doveri pubblici i cattolici nell'ora del dolore. Non a caso egli fu tra gli ispiratori, con monsignor Giovanni Battista Montini, del celebre convegno di Camaldoli del luglio 1943, da cui nacque l'omonimo Codice sull'economia mista che avrebbe ispirato tante fulgide intelligenze della futura Italia democratica. A Cordovani stava a cuore il "Progetto uomo", vale a dire, anticipando il messaggio conciliare, l'incontro con la ricchezza diversificata di ogni creatura che il Signore ha posto in questo mondo. E in ciò evidenziava come l'insegnamento tomista fosse la base dell'incontro armonico tra il senso critico e la coerenza di vita, rispettando i diritti della Rivelazione e della ragione.

Tommaso, per padre Mariano, privilegia le finalità soprannaturali dell'uomo, ma non accoglie totalmente la filosofia aristotelica per la quale solo lo Stato deve soddisfare i bisogni umani, poiché l'uomo ha un posto ben preciso nella concezione della Provvidenza, e una propria essenza fissa sulla quale si devono fondare la necessità e la giustificazione dello Stato, che va realizzato come strumento con cui il Creatore conduce gli uomini ad debitum finem. In tal modo Cordovani contribuisce a far comprendere come l'autorità, anche oggi in crisi verticale, non debba considerarsi un presupposto, bensì un risultato; e si radichi nei modi di una concreta condivisione.

Da teologo, e attento filosofo, egli ci aiuta a capire inoltre che l'autorità diventa condizione della democrazia che si manifesta come autentico terreno di coltura dell'autorità stessa, esprimendo l'una e l'altra, una modalità della libertà, ed evitando quel condiscendente conformismo che spesso sa di rinunciatario nichilismo. Cordovani ci insegna come Dio abbia tanto rispetto della libertà dell'uomo, che prima di entrare nella sua storia, per salvarlo, gli chiede addirittura il permesso in quanto è al libero assenso di una donna che Dio si affida.

La dottrina teologica del "bene comune" che qualifica come valore primario di una società umana la convivenza pacifica e ordinata sull'affermazione di valori particolari è la sintesi migliore del messaggio di attualità tomistica che Cordovani ci ha lasciato.



(©L'Osservatore Romano - 1 ° maggio 2010)

Caterina63
Saturday, May 15, 2010 11:27 PM
www.beata-imelda.de
Per la festa della Beata Imelda Domenicana è sempre il 13 Maggio e cade quest'anno in occasione della festa dell'Ascensione - il giorno in cui arrivò la benedetta nel 1333 da un miracolo di accoglienza nel cielo.

it.gloria.tv/?media=74637




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L’essere santi non è un privilegio di pochi, ma una meta per tutti, senza limiti di età o condizione sociale; i giovani in particolare, seguiti dagli adolescenti e dai ragazzi, non sono mai mancati nella storia della Santità Cristiana...

Imelda Lambertini nata a Bologna nel 1320 ca.; figlia di Egano Lambertini e della sua seconda moglie Castora Galluzzi, al battesimo ebbe il nome di Maria Maddalena.

Ancora bambina era entrata nel monastero delle Domenicane di S. Maria Maddalena di Val di Pietra, dove oggi sorge il convento dei Cappuccini e le fu dato il nome di Imelda, la comunità era composta dalle Canonichesse Regolari di S. Agostino, le quali verso la fine del sec. XIII erano passate alla Regola Domenicana.

Della vita di Imelda non si sa quasi niente, tranne il famoso miracolo eucaristico che la vide protagonista; come è noto, ricevere la Comunione Eucaristica, non era permesso in quei tempi prima di aver compiuto i 12 anni, ma l’educanda Imelda aveva un solo desiderio, che era quello di ricevere l’Ostia consacrata e ne faceva continua richiesta, sempre rifiutata.

La vigilia dell’Ascensione, il 12 maggio 1333, stava in Cappella partecipando con le suore e le altre educande alla celebrazione della Messa, arrivata alla Comunione Imelda inginocchiata al suo posto pregava fervidamente, desiderando nel suo intimo di ricevere Gesù, quando una particola si staccò dalla pisside tenuta in mano dal celebrante e volò verso la bambina, tutti i presenti poterono vederla, allora il sacerdote accostatosi la prese e gliela mise fra le labbra.

Subito dopo raggiante di gioia e ancora inginocchiata, Imelda Lambertini spirò in un’estasi d’amore, a quasi 13 anni. Le sue spoglie furono racchiuse in un artistico sepolcro di marmo con un’iscrizione e si cominciò a recitare in suo onore un’antifona.
Dal 1582 le Domenicane si trasferirono all’interno delle mura di Bologna, ottenendo dalla Curia arcivescovile la traslazione delle reliquie della beata, che oggi si trovano nella chiesa di S. Sigismondo. Da quell’anno il suo nome fu inserito nel Catalogo dei Santi e Beati della Chiesa Bolognese.

Sotto il pontificato di Benedetto XIV (1740-1758), il quale la ricordò in una sua opera sulla canonizzazione dei Servi di Dio, furono avviate le pratiche di conferma del culto della beata bolognese, che però avvenne solo con papa Leone XII il 20 dicembre 1826.

La pratica di canonizzazione fu ripresa nel 1921 proseguendo fino al 1942, arenandosi poi per difficoltà di carattere storico.
Il culto per la beata Imelda Lambertini, si è diffuso di pari passo con la crescente devozione eucaristica in tutto il mondo; è la patrona venerata dei Piccoli Rosarianti e le Beniamine di Azione Cattolica e papa s. Pio X nel 1908, la indicò come protettrice dei bambini che si accostano alla Prima Comunione. [SM=g27998]

In Francia nel monastero di Prouilles sorse in suo onore una Confraternita, approvata dai Sommi Pontefici e messa sotto la guida dell’Ordine Domenicano.
Infine il Servo di Dio padre Giocondo Pio Lorgna (1870-1928) domenicano, mise sotto la sua protezione la Congregazione da lui fondata, le “Suore Domenicane della Beata Imelda”, oggi presenti in Italia, Brasile, Albania, Filippine, Camerum, Bolivia.


Autore: Antonio Borrelli

Caterina63
Thursday, June 03, 2010 4:27 PM
[SM=g1740733] Vi invitiamo a riscoprire o scoprire il Trattato della Vera Devozione a Maria di san Luigi M. Grignon de Montfort (Terziario domenicano)

cristianicattolici.freeforumzone.leonardo.it/discussione.aspx?idd... [SM=g1740722]

e se volete a visitare il sito del Movimento Domenicano del Rosario:
www.sulrosario.org
info@sulrosario.org

Il testo della canzone è il seguente:

it.gloria.tv/?media=80273

Ave Maria Mia [SM=g7182]
(di M. Viaggi)

Ave, Ave, Ave Maria, mia

Ave Maria, soltanto, soltanto mia!

- T'arrivi col fumo d'incenso

la forza del mio "ti penso";

metto nelle Tue mani

le mie speranze, il mio domani,

certa che Tu ascolti una preghiera in più.

Ave, Ave, Ave Maria...

- Come petali le note raccogli già,

il vento le porta da qua;

di quanti Figli hai

non ne abbandoni mai.

Fiamma di candela che accendo

che accendo col pensiero a Te

che la mia vita difendi col Tuo Velo.

Ave, Ave, Ave Maria....








[SM=g1740738]


[SM=g1740717] [SM=g1740720] [SM=g1740750] [SM=g1740752]

Caterina63
Tuesday, August 10, 2010 2:55 PM

libertà e liberali

Pensieri del Padre Reginald Garrigou-Lagrange

"Possiamo fare (...) della libertà religiosa un argomento ad hominem contro coloro che, pur proclamando la libertà di religione, perseguitano la Chiesa (stati laici e socialisti), o ostacolano il suo culto, direttamente o indirettamente (stati comunisti, islamici, ecc). Questo argomento ad hominem è giusto e la Chiesa non lo respinge, usandolo per difendere efficacemente il proprio diritto alla libertà. Ma non ne consegue che la libertà religiosa, considerata in se stessa, sia per i cattolici sostenibile in linea di principio, perché è intrinsecamente assurdo ed empio che la verità e l'errore debbano avere gli stessi diritti "

"I liberali sono larghi in dottrina, perché non credono fermamente, e spietati in pratica, perché non amano veramente"



Caterina63
Monday, September 06, 2010 12:12 PM
[SM=g27998] Testimonianza in rete laici domenicani:

"Come terziari domenicani abbiamo sempre cercato di tradurre in opere l'essenza della nostra Regola, e in questo il Signore ha veramente tramutato di vino prelibato le nostre giare vuote o forse solo piene di acqua.

Non avendo figli, in accordo con mio marito, abbiamo aperto casa nostra nel corso degli anni a diversi ragazzi con problemi familiari con i quali abbiamo dialogato, ascoltando ciò che volevano raccontarci e pregando insieme con loro. Oramai siamo anziani e questi nostri “figli” sono cresciuti, molti hanno formato nuove famiglie, dandoci dei “nipotini”.

Inoltre due sono frati domenicani, una è suora somenicana di vita apostolica e altri tre sono Laici domenicani!"

Elena (Italia, San Domenico Provincia) maggio 2010 dal sito: laicatuspraedicans.org/category/articoli-in-italiano/


[SM=g27998] [SM=g27998] [SM=g27998]


Caterina63
Monday, October 11, 2010 10:00 AM

dal teologo domenicano p. Reginald Garrigou-Lagrange nel suo libro Dieu, son existence et sa nature, Paris 1923, (p. 725):

L’Eglise est intransigeante en principe parce qu’elle croit, elle est tolérante en pratique parce qu’elle aime. Les ennemis de l’Eglise sont tolérants en principe parce qu’ils ne croient pas, et intransigeants en pratique parce qu’ils n’aiment pas.
Ovvero:
La Chiesa è intransigente sui principi, perché crede, è tollerante nella pratica, perché ama. I nemici della Chiesa sono invece tolleranti sui principi, perché non credono, ma intransigenti nella pratica, perché  non amano.
E' proprio da incorniciare!
Detto fatto:



                                                

Testo presto da: http://www.cantualeantonianum.com/#ixzz122FVjQ7Q


Caterina63
Thursday, October 28, 2010 12:15 AM
La sorella del grande san Tommaso d'Aquino
 
chiedeva al saggio fratello:

- Io voglio diventare santa:
 
che cosa occorre per divenirlo?

- Se vuoi, lo sarai! rispose il santo!


Ma sempre raccontato da san Tommaso, interessante anche questo episodio.
Egli stava pregando nella Chiesa di san Domenico a Napoli,
d'un tratto vide avvicinarsi a lui il confratello Romano che a Parigi gli era succeduto alla cattedra di teologia.

Tommaso gli andò incontro credendolo appunto a Parigi, ignorandone la morte,
e subito gli chiese come stava la sua salute, come era andato il viaggio e quali notizie portava....
- Non sono più di questo mondo - disse il confratello  sorridendo -
 e per la misericordia di Dio posseggo già il Bene supremo;
e d'ordine Suo sono qui per incoraggiarvi nei vostri lavori,
a seguito delle vostre tante suppliche e preghiere.

- Ditemi - chiese Tommaso - sono in stato di grazia?
- Si, fratello mio! E il Signore è davvero contento di voi e le vostre opere sono a Lui graditissime.

- E voi - replicò Tommaso - avete forse provato il Purgatorio?

- Si  per una quindicina di giorni del vostro tempo,
a causa di alcune infedeltà che scioccamente credetti inutili e superflue
e non sufficientemente espiate.

Allora Tommaso, affaccendato che era per dipanare alcune questioni teologiche,
 volle profittare della santa occasione per avere un suggerimento sul mistero della beatifica visione
e non fece in tempo a fare la domanda che il confratello rispose con un verso del Salmo XLVII:
 
"Sicut audivimus, sic vidimus in civitate Dei nostri, ossia:
ciò che conoscemmo per mezzo della fede, lo vediamo coi nostri occhi nella città di Dio..."

Pronunziate queste parole, la visione disparve lasciando Tommaso in un profondo stato di adorazione al Santissimo e animato da grandissimo zelo per il Paradiso
.




Caterina63
Monday, December 13, 2010 9:56 AM

Il Papa autorizza a promulgare decreti

riguardanti un beato e 15 Servi di Dio


Quattro gli italiani, tra cui il beato Guido Maria Conforti

e il sacerdote Antonio Palladino Fondatore delle suore Domenicane del santissimo Sacramento:


CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 10 dicembre 2010 (ZENIT.org).- Papa Benedetto XVI ha approvato questo venerdì i decreti di riconoscimento di miracolo, martirio e virtù eroiche di un beato e 15 Servi di Dio, dopo l'udienza concessa al Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, il Cardinale Angelo Amato.

Virtù eroiche:

Servo di Dio Antonio Palladino, Sacerdote diocesano e Fondatore della Congregazione delle Suore Domenicane del Ss.mo Sacramento; nato a Cerignola il 10 novembre 1881 e morto nella stessa località il 15 maggio 1926;Domenicane del SS Sacramento

Caterina63
Thursday, July 07, 2011 11:27 AM
[SM=g1740733] Beato Benedetto XI 07/07 Santo del Giorno
Treviso, la diocesi che dette alla Chiesa S. Pio X, è la patria di un altro papa, elevato agli onori degli altari: Benedetto XI.

Come S. Pio X, anche Benedetto XI, per l'anagrafe Niccolò Boccasini, nato a Treviso nel 1240, proveniva da modestissima famiglia. Sua madre faceva la lavandaia nel vicino convento dei domenicani e questa sua mansione favorì l'ingresso del figlio nel giovane ordine di S. Domenico. Indossato l'abito religioso a diciassette anni, Niccolò completò gli studi a Milano. Ordinato sacerdote, fece ritorno a Treviso dove svolse il compito di insegnante nel proprio convento. Si distinse per mitezza di carattere, purezza di vita, umiltà e pietà. Eletto nel 1286 superiore provinciale della vasta regione lombarda, dieci anni dopo fu chiamato a succedere a Stefano di Besancon nella carica di generale dell'Ordine.

Poco dopo il Boccasini, figlio di un'umile lavandaia trevigiana, riuscì a realizzare una difficile tregua d'armi tra il re d'Inghilterra, Edoardo I, e il re di Francia, Filippo il Bello. Questa sua missione di pace, coronata dall'insperato successo, valse al generale dei domenicani il cappello cardinalizio, accordatogli da papa Bonifacio VIII, che intese con questa nomina premiare anche tutto l'ordine domenicano, per la sua adesione al pontefice. Il cardinale Boccasini era ad Anagni accanto a Bonifacio VIII quando questi venne colpito dallo schiaffo dell'emissario di Filippo il Bello, Guglielmo di Nogaret.

Morto Bonifacio VIII, i cardinali, riuniti in conclave a Roma, il 22 ottobre 1303 gli diedero come successore proprio il cardinale Boccasini, uomo conciliante e il più indicato a mettere riparo all'increscioso conflitto tra il papato e il re di Francia. Il nuovo pontefice, che assunse il nome di Benedetto XI, rispose alle attese. Pur mostrandosi duro con l'esecutore materiale del sacrilego gesto (rinnovò la scomunica al Nogaret e a Sciarra Colonna), sciolse il re dalle censure in cui era incorso.

Benedetto XI alla residenza romana preferì quella di Perugia, per tenersi lontano dai tumulti e dalle insidie, e dedicarsi al pacifico governo della Chiesa. Ma anche qui pare sia stato raggiunto dall'odio dei suoi nemici: sentendosi venir meno dopo aver assaggiato un fico fresco, probabilmente iniettato di veleno, fece spalancare le porte del palazzo per concedere un'ultima udienza e benedizione ai fedeli. Tra gli atti del suo breve pontificato (22 ottobre 1303 - 7 luglio 1304), c'è il decreto che fa obbligo a ogni cristiano di confessarsi almeno una volta all'anno.


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[SM=g1740717] [SM=g1740720] 30 Aprile - San Pio V (Antonio Ghislieri)
Impegnatosi sin da giovane nella vita religiosa, entrò nell’ordine dei Domenicani a soli quattordici anni, assumendo il nome di Michele...

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... a lui, che non volle abbandonare l'abito, la Tonaca domenicana, le Sacre Lane domenicane, si dive il fatto che da allora il Pontefice veste di bianco... mentre fino ad allora vestiva di rosso come i cardinali...
Consiglio anche di approfondire il suo Documento sul Rosario, la Consueverunt Romani Pontifices:

difenderelafede.freeforumzone.leonardo.it/discussione.aspx?idd...
e
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12PORTE - 12 maggio 2011: La Chiesa bolognese e l'ordine domenicano celebrano oggi la memoria liturgica della Beata Imelda Lambertini, la fanciulla dodicenne che San Pio X proclamò patrona dei bambini della Prima Comunione.

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Caterina63
Thursday, May 10, 2012 5:43 PM

PROMULGAZIONE DI DECRETI

Città del Vaticano, 10 maggio 2012 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza privata il Cardinale Angelo Amato, S.D.B., Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.

Nell’Udienza il Papa ha esteso alla Chiesa Universale il Culto liturgico in onore di Santa Ildegarda di Bingen, Monaca professa dell’Ordine di San Benedetto, tedesca (1089-1179, iscrivendola nel catalogo dei Santi.

Nel corso della medesima Udienza il Sommo Pontefice ha autorizzato la Congregazione a promulgare i Decreti riguardanti:


MARTIRIO

 

- Servi di Dio Raimondo Castaño González e Giuseppe Maria González Solís, Sacerdoti professi dell'Ordine dei Frati Predicatori, Domenicani, uccisi, in odio alla Fede, a Bilbao (Spagna) il 2 ottobre 1936;

Caterina63
Friday, July 13, 2012 6:28 PM

http://www.chiesacattolica.it/cci_new_v3/allegati/13372/3$@0062a.jpg





Vogliamo  arricchire queste cronache con quanto riportato dalle fonti Domenicane, a cura di mon. Ludovico Ferretti e  padre Tito Centi O.P. - Firenze 1956 - in "Vocazioni Domenicane".


Il futuro Papa Benedetto XI, anche sotto altri aspetti, si presenta a noi come l'antitesi perfetta del suo grande confratello Tommaso d'Aquino.
San Tommaso era nato nobile e potente, ma detestò per tutta la vita le cariche per la sua persona, riuscendo ad evitare per tutta la vita ogni incarico di governo nel suo stesso istituto. Niccolò Boccasino invece nacque da modesti genitori, il padre era notaio del comune e morendo quando Niccolò era ancora bambino e lasciando la moglie con un altro figlio da mantenere, naturalmente la famiglia si ritrovò ben presto in forti ristrettezze economiche.


La sua fortuna, se di questa povertà dignitosa vogliamo parlare, somiglia molto a quella del suo grande conterraneo del nostro secolo, cioè a quella del grande Pontefice San Pio X.


Per fortuna piuttosto che la madre di Niccolò era molto pia, devota e coraggiosa, una donna forte che non ebbe mai paura di dover affrontare anche le fatiche più umili, e con le sue braccia provvedeva sempre il necessario per i suoi due bambini.
Se è vero che il Signore chiude una porta per spalancare un portone, come molte storie confermano, anche in questo caso per la pia vedova si spalancò un portone, quello del convento dei Domenicani.


Avvenne che l'instancabile mamma dei due giovani, Bernarda, sempre in cerca di lavoro, bussò alla porta dei Padri Domenicani i quali furono ben lieti di affidare ad una persona così seria e coscienziosa, la loro biancheria.


Per questi suoi impegni (all'epoca i frati non erano certo pochi) capitava che Bernarda andasse sempre più spesso al convento e naturalmente portava con se i due bambini Adeletta e Niccolò, i quali ben presto dimostrarono tutta la loro gioia di poter andare spesso al convento nel quale finirono per trovarsi a proprio agio.
Gli stessi Frati rimanevano ammirati della bontà, del candore e della santa educazione che traspariva dai volti e dai comportamenti dei due bambini, sempre allegri e disponibili ad intrattenersi con loro senza mai dare segni di insofferenza o di qualche noia. L'ammirazione era tale che un novizio, di buona famiglia, pensò persino di fare testamento in loro favore.

Niccolò sapeva davvero attirarsi l'attenzione e la commozione dei Frati per la vivacità (dicevano: ben educata), ma anche per la pietà attraverso la quale dimostrava di saper conoscere la Preghiera, e poi per la fine intelligenza che dimostrava di possedere.

Ecco perchè questo novizio, di cui si parlava, nel 1246 scriveva questa curiosa clausola nel suo testamento: "... lascio alla signora Bernarda, moglie del fu Boccaccio Notaio, ad Adeletta e a Niccolò, figluioli di lui, cinquanta libbre di piccoli veneziani; a queste condizioni, che se il detto Niccolò entrerà nell'Ordine dei Frati Predicatori, a lui sia devoluta la metà del predetto legato.." si pensi che Niccolò aveva allora appena sei anni...
A noi piace vedere come le trame della Divina Provvidenza lavorino instancabilmente con gli uomini.


Dunque, l'inclinazione che il bambino sentiva per la vita religiosa, senza dubbio, fu favorita in mille modi, ma mai costretta. Man mano che cresceva non aveva più bisogno degli accompagnatori per ritrovare la via del convento dove vi andava sempre più volentieri.

Niccolò si trovava di casa, e presso quei Frati egli apprese gli elementi fondamentali della cultura, cioè le arti del trivio e del quadrivio, come allora si diceva, inoltre dimostrava attitudine nel leggere e nello scrivere.

Ciò che meravigliava di più era l'umiltà e l'atteggiamento sereno della mamma Bernarda. Questa santa donna, infatti, avrebbe potuto anche esigere dal figlio, che tutti ammiravano per l'intelligenza, le doti nell'arte e del cuore, un aiuto ed un sostegno per lei, la sorella e, perchè no, pensare anche per la sua vecchiaia, e invece no, lei si sentiva orgogliosa e felice se Niccolò avesse manifestato l'intenzione di farsi frate.
"Dio - andava ripetendo - mi ha fatto già una grande grazia nel donarmi questo figliuolo, ma me ne farebbe una ancor più grande, se si degnasse di prenderlo al suo servizio!"
Curioso è che da questo momento in poi non si parlerà più, nelle cronache, della mamma Bernarda di Niccolò, e a noi piace di pensare a queste sue parole come ad un piccolo testamento, in fondo i suoi due figli erano davvero tutto il tesoro che possedeva, e lei ridonava al Signore quanto da Lui aveva ricevuto.

Tuttavia, sulla pia Bernarda, si racconta di un episodio che la tradizione ha voluto conservare nel tempo legato alla elezione del figlio Niccolò a Sommo Pontefice, e che vogliamo raccontarvi.

Dalla nativa Treviso sarebbe giunta a Perugia per riabbracciare almeno un ultima volta il figlio e vederlo in tanta gloria. Era giunta in città con poveri vesti di popolana. Ma prima di introdurla dal Pontefice, i cortigiani la convinsero, nonostante ne fosse contrariata, di vestirsi con abiti sfarzosi e principeschi che si addicevano alla mamma di un Papa.

Benedetto XVI appena la vide entrare imbarazzata sotto quelle vesti che non le si addicevano affatto, si mostrò dispiaciuto e tanto contrariato da non volerla ricevere.
La mamma soffrì molto ma comprese di aver sbagliato, rivestì i suoi abiti di popolana e appena il figliuolo la vide, gli andò incontro abbracciandola con infinita dolcezza davanti a tutta la corte.

Non abbiamo bisogno di consultare schedari ed altro a riguardo di alcune tappe di Niccolò, perchè lui stesso mise per iscritto questa testimonianza: " A quattordici anni entrai nell'Ordine; vi studiai altri quattordici anni, per altri quattordici esercitai l'ufficio di Lettore (ciòè insegnante. Nda), e ne trascorsi altri quattordici nelle cariche dell'Ordine, prima di essere eletto Maestro Generale..."

Quando a Treviso il futuro Papa vestiva le Bianche Lane domenicane, cioè nel 1254, pensate che san Tommaso d'Aquino aveva iniziato a Parigi la sua gloriosa carriera di insegnante e si preparava al Magistero; effettivamente l'ordine di san Domenico era all'apogeo del suo splendore...


E' vero che la "carriera" di Niccolò fu tutta in salita, ma da non confondersi con gli agi e gli allori come si penserebbe oggi quando si dice "ha fatto carriera", Niccolò infatti non solo non era un ambizioso, ma non era neppure un tipo accomodante, inoltre egli vedeva questo salire come la salita del Calvario e si diceva spesso curioso di sapere fino a che punto il Signore lo avesse portato sul Golgota, e pregava la Vergine Maria di non farlo mai deviare da tal percorso e che, giunti al fine della vita, ai piedi della Croce, lo avesse aiutato ad affrontare qualsiasi sacrificio definitivo che il Signore gli avesse chiesto.

Quando Bonifacio VIII gli conferirà il cardinalato, il Boccasino nell'atto di prostrarsi dinnanzi al venerando Pontefice, non potè fare a meno di chiedere commosso: "Beatissimo Padre, perchè avete posto sulle mie povere spalle un fardello così pesante?", e il Papa gli rispose: " Non preoccupatevi, questo ve lo impongo io, ma il Signore stesso ve ne imporrà un altro ancor più pesante, fatevi trovare pronto..."

E profezia fu!

Fra Niccolò Boccasino, nono Maestro Generale dell'Ordine di san Domenico, sarebbe diventato successore di Bonifacio VIII. A lui, umile frate domenicano, attendeva la sorte miseranda del Pontificato Romano dopo lo schiaffo d'Anagni. In quest'ultima dolorosa circostanza accanto al Pontefice oltraggiato, vi troviamo solo due fedeli cardinali, uno di essi è il nostro Beato.

Per due lunghi e dolorosissimi giorni egli dovette assistere impotente ed inorridito alla prigionia di Bonifacio ingiustamente calunniato, e nel suo palazzo fra insulti e scherni dei suoi feroci e volgari nemici.

Non è un caso che il così detto "secolo d'oro" dell'Occidente cristiano, si eclissava sotto gli occhi di un umile frate innalzato a tanto ruolo, in una atmosfera di vera e triste tragedia.

 

Il Beato Benedetto XI avrà così come missione quella di lanciare al mondo il grido di dolore e di esecrazione per tanto delitto, che egli definirà: "un'infame scellaragine, e una scellerata infamia".

Persino Dante Alighieri, dimenticando la propria antipatia irragionevole per Bonifacio, molto più onestamente si farà eco di questa energica denunzia del suo successore, con quei versi immortali:

"... veggio in Alagna entrar lo fiordaliso

e nel Vicario suo Cristo esser catto,

veggiolo un'altra volta esser deriso;

veggio rinnovellare l'aceto e il fele,

e tra vivi ladroni esser anciso.... (Purg. 20, 86-90)


Ma Benedetto XI non si sarebbe accontentato di gridare, se il Signore gli avesse concesso "quattordici anni" ancora, di pontificato, come egli forse segretamente sperava: egli avrebbe voluto probabilmente anche condannare e punire i responsabili di tale tragedia, ma come dice il Signore: "Non enim cogitationes meae cogitationes vestrae, neque viae vestrae viae meae, dicit Dominus. / i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie - oracolo del Signore". (Is.55,8), così ad un mese preciso dalla Bolla che imponeva i colpevoli a presentarsi davanti a lui, Papa Benedetto XI moriva, era il 7 luglio dell'anno 1304, il primo anno del suo Pontificato.

La sua morte improvvisa e immatura, e dentro un contesto di governo molto delicato e decisivo, destò sconcerto, dolore e meraviglia, a tal punto che si ebbe persino qualche sospetto, si parlò di veleno.

Difficile oggi trovare la verità, solo Dio la conosce, comunque sia è storicamente dimostrato che l'Ordine di san Domenico aveva avuto l'onore e la benedizione di preparare in Benedetto XI, fin dalla più tenera età, l'ultimo baluardo della civiltà occidentale, minacciata dalla riesumazione di un paganesimo e di un nazionalismo gretto, fanatico e sempre più volgare. Il mondo non era degno di lui, non era degno di un Beato così fulgido.


Da quel momento i Papi che gli succedettero si rassegnarono a dimorare in Avignone, rendendosi più o meno consenzienti , strumenti compromessi alla politica francese.
Rileggendo la storia è assai probabile che tutta questa situazione doveva purtroppo preparare lo Scisma d'Occidente, e con esso accelerare la corruzione dei costumi nel clero e nel popolo, arrivare così anche al Protestantesimo e alle sue tristi conseguenze.
Secondo alcuni studiosi e dello stesso Cesare Cantù, si può affermare che l'Ordine Domenicano ebbe il compito provvidenziale di ritardare di tre secoli il dilagare dell'eresia in Europa, il che non ci sembra poca cosa.

Ma se Benedetto XI avesse avuto la possibilità di governare la Chiesa per quei "quattordici anni", qualcuno azzarda l'ipotesi che il Protestantesimo non avrebbe avuto il successo che ebbe:


Ma la storia non si fa con i sè e con i ma, ogni supposizione è inutile, del resto leggendo la storia non è un caso che un'altra grande figlia dell'Ordine Guzmano, Santa Caterina da Siena, ebbe il compito di riportare il Papato a Roma, sua Sede naturale e divina, quasi a voler chiudere un contenzioso che Benedetto XI non riuscì a chiudere, o che forse non gli permisero di chiudere.


Non ci resta che adorare l'arcano Consiglio di Dio, la sublime Divina Provvidenza, che per i peccati degli uomini non volle concedere al mondo il protrarsi del governo di un Pontefice così umile, beato e santo.

Sia di monito a noi oggi ricordare che i Santi li dobbiamo anche meritare, e che se abbandoniamo le vie del Signore, il Signore abbandonerà noi ai nostri progetti che se sono malvagi e perversi non faranno altro che condurci alla rovina.
Certo, il Signore è fedele e proteggerà sempre la Chiesa: Et ego dico tibi: Tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam; et portae inferi non praevalebunt adversum eam. /  E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. (Mt.16,18), questo non significa però, che le ingiustizie e le cattive azioni non troveranno spazio, al contrario, la promessa di fedeltà del Signore è stata pronunciata proprio per metterci in guardia dal fatto che solo la Chiesa sarà preservata dalle tenebre, il mondo no.


poichè l'operaio è degno della sua mercede, vi preghiamo di riportare la fonte, quando voleste riportare il testo altrove, e senza estrapolarlo. Grazie!


Caterina63
Saturday, August 18, 2012 7:21 PM
ricordando qui la questione delle donne nella Chiesa, proponiamo qui questa storia poco conosciuta.....


Avvenire

IL CASO

Miriam Stimson, la biologa che individuò i meccanismi del Dna, era una religiosa domenicana. Esce negli Usa la sua biografia - La suora della doppia elica

Tra clausura e laboratorio, seppe imporsi all'ambiente scientifico maschile degli anni '50 e scoprì la causa genetica del cancro.

 

Di Filippo Rizzi

 

Una donna che ha speso la sua vita tra la clausura e il suo laboratorio di chimica, che, conciliando la creazione e le teorie sull'evoluzione di Darwin, ha saputo coniugare il difficile rapporto tra fede e scienza e soprattutto ha contributo alla scoperta del XX secolo: la doppia elica del Dna.

E con essa ha individuato l'origine genetica del cancro. È la storia incredibile di suor Miriam Michael Stimson (1913-2002), una religiosa domenicana del Michigan negli Usa che nei primi anni 50 usando una soluzione di bromuro di potassio (KBr) e la spettroscopia a raggi infrarossi permise di scoprire le basi del Dna. Fu una rivoluzione nella comunità scientifica degli anni '50 rispetto anche ai modelli di Dna proposti da James Waston, Francis Crick e Linus Pauling. Dalla sua intuizione si arriverà, negli anni successivi, a utilizzare la chemioterapia per debellare o almeno curare una malattia mortale come il cancro o conoscere in modo più appropriato malattie come l'Aids.

E un libro dal titolo The Soul of Dna: the true story of a catholic sister and her role in the greatest scientific discovery of the twentieth century («L'anima del Dna: la vera storia di una suora cattolica e il suo ruolo nella più grande scoperta del XX secolo», Lumina Press, pagine 164) a firma del discepolodella Stimson, lo statunitense di origini giapponesi Jun Tsuji e ricercatore di genetica alla Siena Height University, l'ateneo che ebbe per più di 30 anni la religiosa domenicana come docente, ha tentato di risarcire il contributo di questa donna nella scoperta scientifica più importante del secolo passato. «La grandezza della Stimson - racconta l'autore - è stata quella di imporsi come donna e come suora cattolica in una comunità scientifica, quella degli anni 50 fortemente dominata dai maschi e da un establishment, che comprendeva uomini del calibro di James Waston e Francis Crick. Suor Miriam fu una delle prime scienziate a testare il modello della doppia elica del Dna. Il suo metodo e la sua via chimica al Dna è ancora attuale oggi».

Il volume è il frutto di più di 10 incontri con la scienziata e religiosa ma anche vuole essere un corollario di aneddoti e di racconti sul difficile ingresso della Stimson nella comunità scientifica Usa degli anni '50.

                                                     (galvanometro)

Il libro, non a caso, ripercorre tutti gli aspetti dalla vita di suor Miriam dalla precoce vocazione religiosa all'innata passione per la chimica alla destrezza nel maneggiare il galvanometro in laboratorio, al suo rapporto molto severo ma anche di «grande fascino per la sua saggezza» che aveva con gli allievi, alla «grande fatica» che farà la giovane professoressa di liceo del Michigan, poi divenuta docente universitaria, per ottenere i fondi per la sua ricerca sul Dna grazie ad istituzioni come la National Cancer Institute o l'American cancer society.

Ma a introdurre la Stimson alla ricerca scientifica e a spalancare la strada sullo studio della natura chimica dei cromosomi sarà uno dei suoi maestri George Sperti e poi, già negli anni della ribalta accademica, Erwin Chargaff, uno dei chimici collaboratori di Waston e Crick. Il 1945 è un anno importante per la Stimson perché pubblicherà, per la prima volta, sulla rivista Nature la sua ricerca sui raggi ultravioletti, il suo studio sulla cromatografia (paper cromatography) e sull'origine del cancro nelle cellule. Finalmente nel 1948 ottiene il dottorato in chimica. Da quella data si susseguiranno con una certa continuità le sue pubblicazioni su riviste prestigiose come il Journal of the american chemical society. Vera porta d'ingresso nella comunità scientifica sarà la sua scoperta sul Dna nei primi anni 50: la sperimentazione della spettroscopia a raggi infrarossi e la tecnica di una soluzione di potassio e di bromuro attraverso l'utilizzo di una speciale pressa. «La cosa sorprendente - confida nel libro suor Stimson - era la cortina di diffidenza e di ironica leggerezza che si nutriva nei miei confronti da parte della comunità scientifica internazionale solo perché ero una donna e per di più una suora cattolica e quindi incapace a trattare temi così difficili».

Ma da quella scoperta e dalla fatica di tanti anni di studio arriveranno i primi attestati accademici: dalla sua lezione nel 1951, seconda donna dopo il Nobel madame Marie Curie, alla Sorbona di Parigi al riconoscimento ufficiale della sua ricerca come cura per il cancro da parte del Chester Beatty Institute of Cancer research di Londra. «Una donna genuina e mite - scrive l'autore nelle pagine conclusive del libro - che attraverso la sua fede e la sua devozione alla ricerca è riuscita a entrare nel labirinto del Dna e a fare centro: a capire che nella via chimica, quella del bromuro di potassio, vi era la soluzione del problema».




Caterina63
Monday, October 29, 2012 10:46 PM
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- Annus Fidei Fioretti Santi Domenicani (11)

Proseguiamo la serie dei fioretti dei Santi, offrendovi qualche perla domenicana..... Lasciamoci docilmente istruire dai Santi Fondatori che hanno reso davvero bello e luminoso il volto della Chiesa. Pensiamo alle migliaia e migliaia di persone che ascoltando questi Fondatori hanno lavorato nel proprio tempo dando la propria vita perchè noi, oggi, avessimo davvero quelle prove che l'uomo cerca continuamente. Questa è parte integrante della autentica Tradizione: "Fare una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
www.gloria.tv/?media=353151

Qui troverete i primi due video dedicati ai Santi e ai fioretti dei Santi:
- www.gloria.tv/?media=350831
- www.gloria.tv/?media=352022


Movimento Domenicano del Rosario
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info@sulrosario.org



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