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Ratzigirl
Saturday, May 14, 2005 7:21 PM
Tutte le notizie più nascoste e più "umane" del Summus Pontifex....qui i segreti non hanno vita facile!! Direttamente dalle voci di quartiere e dalle borgate di Roma!!!Un'orecchio in mezzo alle voci
Ratzigirl
Saturday, May 14, 2005 8:39 PM
Chico il gatto del Papa
Ecco qua il gatto bavarese di Benedetto XVI, che però poverino, adesso vedrò il suo cardinale ancora meno...Fate tenere al Papa i suoi gatti!!!!




Dottrina della fede, riflessioni su brani del Vangelo e scrittore di tanti libri. Molto si conosce del nuovo Papa Benedetto XVI, ma cosa si può dire dell'uomo Joseph Ratzinger? Nato a Marktl am Inn in Baviera 78 anni fa da famiglia contadina, un fratello e una sorella. Questi sono i dati biografici, ma poi c'è una grande passione: i gatti. Si chiama Chico il grosso soriano che tante volte il cardinale Ratzinger ha tenuto in braccio e coccolato.

Chico, il gatto di Papa Benedetto XVI, ha quasi sette anni ed è diventato una celebrità tanto che il suo "valore" è stato quantificato intorno ai 200mila euro, una cifra che supera i 188mila euro della Golf del cardinale Ratzinger venduta all'asta alcuni giorni fa. Pelo chiaro e striature marroni, il soriano non risiede in Vaticano, ma abita in casa della famiglia dei signori Rupert e Therese Hofbauer a pochi metri dalla villa che il nuovo Papa si era costruito negli anni Sessanta a Pentling.

Pare che il soriano papale abbia proprio un bel caratterino (ha anche graffiato il cardinale Ratzinger), nell'ultimo periodo si dimostra a tratti nervoso, forse anche per il fatto che non vede da tempo il suo amato cardinale: "Negli ultimi tempi - si lamentano i padroni - sta in casa il meno possibile: va in giro e torna solo la notte per dormire". Chico dà pochissima confidenza agli estranei e quando qualcuno cerca di accarezzarlo fugge all'improvviso quasi avesse paura di prendere la scossa.

Papa Ratzinger ha visto crescere Chico giorno dopo giorno come racconta la signora Therese nell'intervista rilasciata al giornalista Enzo Pergianni: "Fu il dono di un amico - racconta - a nostra figlia Tanja. Il cardinale lo ha preso subito in simpatia. Gli faceva molta compagnia. In passato aveva avuto una gatta, ma nessun altro animale domestico. Così si è affezionato a Chico".
E poi ci sono i costumi sessuali del gatto papale che non è un grande amatore: vive in totale celibato perché la famiglia Hofbauer lo ha fatto castrare in giovanissima età. Se Chico non fosse stato costretto al celibato sarebbe potuto diventare il capostipite di una nuova razza felina "papalina".
Intanto cresce la paura che il gatto di Benedetto XVI possa finire nelle mani di qualche malintenzionato per un rapimento a fine di estorsione anche perché Chico vale di più della golf papale: "Almeno 200mila - assicura Therese - ma non lo venderemo per tutto l'oro del mondo, è come una persona di famiglia".

[Modificato da Ratzigirl 18/05/2005 14.34]

Ratzigirl
Saturday, May 14, 2005 8:53 PM
Il papa "gattaro"


Se il nuovo Papa avesse potuto avrebbe portato il suo caro gatto Chico in Vaticano, ma il regolamento è severo e vi ha dovuto rinunciare. Il micio dal nome spagnolo non ha potuto neppure assistere all'ascesa sul soglio pontificio dell'amato cardinale Ratzinger, nonostante i padroni bavaresi avessero già preparato la gabbietta per il viaggio.
In tanti a Roma si ricordano del cardinale gattaro che passeggiava per le strade di Borgo Pio, il quartiere all'ombra della Cupola di San Pietro, con il compito segreto di incontrare i "suoi gatti". Ma l'altra tappa obbligata era il cortile del palazzo della congregazione per la dottrina della fede: Ratzinger in qualche momento di libertà si fermava a parlare in dialetto bavarese con tanti mici che accorrevano ad ascoltarlo e ricevere qualcosa da mangiare.
C'era poi il camposanto fuori dalle mura del Vaticano dove l'incontro con gli amici a quattro zampe era assai facile: "Il luogo era pieno di gatti - ricorda Konrad Baumgartner, capo del dipartimento di Teologia dell'Università di Regensburg - e quando il cardinale usciva dalla chiesa, gli amici a quattro zampe correvano dietro di lui. Lo conoscevano e lo amavano: stava con loro e li accarezzava a lungo".
Ora per il nuovo Papa non sarà più possibile andare in giro per la città ed accarezzare i gatti, ma non è detto che non possa ritagliarsi qualche spazio per continuare a a coccolarli all'interno dello Stato pontificio.
C'è poi un particolare importante da ricordare: il Papa non ha mai parlato in maniera esplicita della sua passione per gli amici a quattro zampe, ma ha ricordato che gli amici a quattro zampe devono essere rispettati in quanto "nostri compagni nella creazione".

Tutte le mattine attraversava piazza San Pietro a piedi puntualissimo alle 9 con una borsa di pelle scura in mano e raggiungeva l’ufficio al di là della piazza. Portava un cartoccio di avanzi per i gatti. Una mattina una delle guardie svizzere alla porta dell’entrata del Vaticano lo fermò: «Ma, eminenza, che fa?
Sta organizzando l’invasione dei gatti in Vaticano?». Lui ai gatti parlava utilizzando un vecchio dialetto bavarese. Il cardinale di Genova, Tarcisio Bertone, quando era segretario della Congregazione per la dottrina della fede, abitava il piano sopra a quello di Ratzinger, in piazza della Città Leonina 1, a Borgo Pio. Rimaneva incantato a vederlo parlare con i gatti.
Ratzigirl
Saturday, May 14, 2005 9:03 PM
L'inquisitore in Congregazione
Come si svolgeva la giornata del terribile inquisitore Ratzinger?Addentriamoci nei segreti più nascosti di quest'uomo terribile(ahahahahah)






In ufficio alla Congregazione arrivava presto. Il giovedì celebrava la messa per i pellegrini tedeschi nella cappella del Collegio Teutonico e l’omelia era trasmessa in diretta dalla radio bavarese. Cominciava sempre con la posta.
Poi le udienze e gli incontri con i giovani. È un’altra delle cose che non si conoscono del cardinale ora papa Benedetto XVI.

La Congregazione per la dottrina della fede assomiglia a una zona d’ombra. Mistero e inquietudine ne tratteggiano i confini nella mente di molti. Così c’è sempre qualcuno che chiede di poterla visitare e di parlare con chi la guida. Ratzinger aveva inaugurato lo stile. Gruppi di studenti, cattolici e non, chiedevano udienza. Lui arrivava, si sedeva e partivano le domande. A raffica, e lui rispondeva a tutto. Ha sempre avuto la passione di spiegare, di insegnare la ragione delle cose, anche della fede. Ha passato la vita a scovare i nessi, a intrecciare parole perché le cose fossero più chiare.

Ascoltava sempre. Si racconta che nelle riunioni alla Congregazione, quando si trattava di discutere casi anche complicati riguardanti la dottrina, cominciasse dall’opinione dell’ultimo arrivato tra gli esperti o tra i consultori. Gli interessavano le opinioni di coloro che non erano ancora presi nel meccanismo dell’ufficio, opinioni fresche, magari non del tutto politicamente corrette ma indispensabili al cardinale per osservare la questione da un punto di vista non comune e tradizionale. Traeva questa convinzione dalla regola benedettina, che impone di ascoltare anche il monaco più giovane circa il governo del convento.


Qualche volta il cardinale Tarcisio Bertone, suo segretario, lo invitava a cena. Bertone in casa aveva due suore spagnole che accudivano la casa. Avevano imparato anche a fare la bavarese. Ratzinger è goloso, ma apprezza anche il riso di Vercelli e le penne all’arrabbiata. Molto piccanti. Non beve vino. C’è un contenzioso sulle bevande. C’è chi dice che pasteggi a limonata e chi, come il cardinal Bertone, ad aranciata. E poi è un uomo che sorride. Anzi ride di gusto. Una volta disse: «Ridere fa bene al cuore». A casa di Bertone rideva a vedere il suo autista Alfredo, tifoso romanista, e il cardinale, tifoso juventino, a discutere con serietà e senza facezie di arte pallonara.
Ratzigirl
Sunday, May 15, 2005 2:56 AM
Ricordi e riflessioni di una giornalista
"Credo che una certa emozione mi sarà perdonata. Scrivo a caldo, in effetti (televisore spento, telefono e telefonini staccati) subito dopo avere appreso di essere stato coautore di un libro con il Pontefice defunto e di
un altro con quello appena eletto.
Fu nell’estate del 1984.
Il cardinale bavarese da meno di tre anni era stato nominato da Giovanni Paolo II Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede come, in linguaggio teologicamente corretto, era stato ribattezzato l’antico Sant’Offizio.

Un paio di giorni prima del Ferragosto del 1984
parcheggiavo la mia auto nel parco del bel seminario di Bressanone che, durante l’estate, offriva un’economica villeggiatura a preti e a famiglie cattoliche senza troppe pretese. Tra quei villeggianti, un sacerdote dal volto intenso e dai modi aristocratici, malgrado le origini piccolo borghesi, i capelli già candidi, un corpo minuto, un modesto clergyman senza alcuna insegna. Il Cardinal Prefetto da anni passava così le sue due settimane di vacanza annuale. Di quei pochi giorni, tre - e non so ancora perchè - aveva deciso di riservarmeli. Ci vedevamo al mattino e conversavamo sino a pranzo, davanti al registratore che girava.





E' dell’uomo Ratzinger che vorrei parlare. La leggenda - e, purtroppo, l’odio ideologico di tanti, in un certo mondo clericale - ne ha fatto un Panzer-Kardinal , un disumano fanatico dell’ortodossia, un vero erede dei Grandi Inquisitori. Il Ratzinger della realtà, non del mito, è tra gli uomini più miti, comprensivi, cordiali, addirittura timidi, che mi sia stato dato di conoscere.

Uomo austero, certo: a metà del pomeriggio, le suore del seminario di Bressanone portavano un vassoio con cioccolata e tè e con eccellenti biscotti e torte fatte da loro. Ero io, ed io soltanto, che mi servivo con gusto. Per Sua Eminenza, solo un bicchier d’acqua da sorseggiare
lentamente. Ma, particolare significativo, un’austerità che (a differenza di troppi fanatici del moralismo) riservava a sé e non pretendeva dagli altri. Ne ebbi conferma in uno dei nostri altri incontri,quandogli dissi sorridendo che, almeno un poco, avevo sofferto per lui, rinunciando a fumare per tutte quelle ore. Lo vidi sinceramente costernato: «Ma perché non me l’ha detto? Non mi avrebbe disturbato affatto. Anzi, pur non fumando, le dirò che mi piace l’aroma del tabacco». Forse non era vero. Ma ammirai questa sua premura per mettere a
suo agio l’interlocutore.

Uomo, tra l’altro, di fine umorismo, pronto al sorriso: ricordo una sera a tavola, dopo un premio che gli era stato dato, che volle sapere da me alcune delle barzellette che circolavano sul suo conto nelle parrocchie. Gliene riferii qualcuna e lo vidi davvero divertito.

In realtà, per amore della Chiesa, Joseph Ratzinger ha fatto il maggiore dei sacrifici, la rinuncia alla sua vocazione vera, quella dello studioso di teologia, di professore che divide il suo tempo tra la biblioteca e il
contatto con i giovani. C’è sempre stato, in lui, il disagio di dovere intervenire criticamente sul lavoro di certi suoi colleghi: se lo ha fatto è perché questo era il suo dovere, questo il duro compito dell’«operaio chiamato a lavorare la vigna del Signore», come ha detto nelle prime parole da papa.


Ratzigirl
Sunday, May 15, 2005 3:02 AM
Il ritratto del Papa secondo Winfred Roehmel

Ecco il ritratto tracciato da Winfried Roehmel ex collaboratore dell'arcidiocesi di Monaco

MONACO - Un ritratto che contraddice il clichè: dietro quell’aura algida Joseph Ratzinger è un uomo diverso da quel che appare. Nel ritratto di uno che lo conosce bene, il portavoce dell’Arcidiocesi di Monaco Winfried Roehmel, il nuovo Papa è un uomo timido e buono, col dono della parola e la capacità di ascoltare e ricercare a fondo le cause, e la grande grazia del perdono.
In una conversazione con l’Ansa, Roehmel - che è stato al fianco di Ratzinger per quattro anni e mezzo quando era arcivescovo di Monaco e Freising (1977-1982) prima di essere chiamato a Roma da Papa Giovanni Paolo II - fare un suo ritratto è molto difficile perchè è «un uomo molto modesto, timido» e con il quale aveva rapporti in prevalenza di lavoro anche se ogni tanto «un bicchiere di birra» lo hanno bevuto assieme. Ma certamente non rispecchia quel tipo di bavarese che mangia crauti e wurstel e canta jodel. «Ratzinger incarna piuttosto il modo fine di essere bavarese», e per questo qui «è molto apprezzato».
Era «il mio superiore, un superiore molto gradevole: era molto esigente, si aspettava che uno lavorasse bene ma era anche molto buono, capace di perdonare». Il suo modo di trattare i collaboratori non era certo dare pacche sulle spalle, ma quello di uno che «sa ascoltare, che domina la parola, che non sbrodola parole fuori dalla labbra ma dà loro peso e valore, le parole gli scaturiscono da un pensiero profondo».
Per chi sentiva le sue prediche, ricorda Roehmel, era un «arricchimento e una liberazione, contenevano sempre uno stimolo, provenivano da una profonda riflessione che trovava espressione nella parola chiara». Le sue non erano «le chiacchiere di un moderatore alla scrivania, parole morte», spazzatura senza sostanza, ma erano «spirito in parola», un connubio di «fede e intelletto uniti».
Roehmel rifiuta anche l’etichetta di ’conservatorè per Ratzinger: certo prende posizione, distingue nello spirito, si schiera, ma sempre nello spirito del Vangelo, secondo il messaggio di Cristo. E’ sempre stato attaccato perchè prendeva posizione. La sua è una mente intellettuale ma non nel senso, sempre più diffuso fra gli intellettuali di professione, di condizione speciale lontana dalla gente semplice.
E’ assolutamente sbagliato, sottolinea Roehmel, asserire che la sua alta e brillante spiritualità, la dottrina e il dogma, lo abbiano fatto allontanare dalla gente. Le sue prediche erano seguite in massa, l’insegnamento del suo carisma è questo: «apri gli occhi e così puoi aprire anche il cuore». Per lui la fede non è mai una cosa morta, ma sempre legata alla vita.
A suo avviso, Ratzinger sarà un Papa che coltiverà il dialogo, aperto alle religioni del mondo, all’ecumenismo, inserendosi sulla scia di Giovanni Paolo II anche se «metterà suoi accenti». C’è sempre comunque continuità, nelle cose buone e anche in quelle cattive, nella successione dei Papi, è una linea che non può essere interrotta, dice osservando ad esempio che personalmente non si è mai separato dall’ insegnamento di Pio XII di cui sentiva i discorsi da bambino in famiglia, o di Giovanni XXIII. La «storia della Chiesa comunque non è la storia dei Papi ma dei Santi», dice.
Secondo Roehmel, Papa Benedetto XVI non si negherà neanche alla discussione sui temi difficili come il celibato, il ruolo della donna o la contraccezione ma sempre ponendo l’accento sui contenuti e privilegiando il valore della vita e dell’uomo nella sua interezza. A differenza del Papa polacco, con Ratzinger l’ elemento nazionale a suo avviso sarà meno forte: la chiesa polacca, anche alla luce del contesto storico, era molto fiera del Papa. «Noi comunque - dice - siamo felici che il Papa sia un bavarese, che abbia qui le sue radici e abbia anche detto che ovunque si troverà resterà sempre un bavarese».
Papa Benedetto XVI, se si mette da parte il suo clichè, potrebbe dunque riservare molte sorprese e forse anche quella, considerato il suo dono del perdono, di fare pace anche col teologo ribelle Hans Kueng, vecchio compagno di strada, sempre che ciò avvenga nel senso della dottrina della chiesa.
Ratzigirl
Tuesday, May 17, 2005 1:09 AM
Il ritratto di Benedetto XVI fatto dal fratello Georg



La grossa croce di legno in stile bavarese domina lo studio di Georg Ratzinger, tra il ritratto di Papa Giovanni Paolo II (autografato dal Papa, «al fratello del mio amico Joseph») e lo stemma vescovile del cardinale quando era arcivescovo di Monaco, con al centro l’orso che sbrana il cavallo di san Corbiniano. Sono due gocce d’acqua Georg Ratzinger e Papa Benedetto XVI. Stesso sguardo penetrante, stessa espressione ferma del volto, dai tratti teneri ma decisi. Stessa voce, che s’imprime come una lama tagliente quando parla di teologia e di filosofia. Materie che entrambi i fratelli Ratzinger amano nel profondo, e che posseggono con finezza di conoscenza. Ha tre anni più del Papa, don Georg Ratzinger, per decenni maestro della cappella del Duomo di Ratisbona. «Fin da bambini eravamo legatissimi», confessa. «Ci sentiamo regolarmente due-tre volte la settimana. Adesso che è Papa sarà un po’ più difficile. Io ho "perso" un fratello a me molto caro, che è stato donato alla Chiesa». E aggiunge, misurando le parole: «Il Papa mi ha chiamato questa mattina. Mi ha detto di non preoccuparmi. Ha voluto rassicurarmi: ci vedremo ancora, stai tranquillo, mi ha detto. Mi ha invitato domenica a Roma per l’incoronazione, e ci andrò. Poi mi ha detto che verrà a Colonia in agosto per la Giornata mondiale della Gioventù. È molto sereno. Sono io che non sono contento. Per lui sarà un grosso peso, una croce che dovrà portare». Nella casa dei Ratzinger, dietro il duomo di Ratisbona, è un via vai di persone che vengono a salutare don Georg, a felicitarsi con lui, ad esprimere la loro gioia. Il suono delle campane della cattedrale giunge fino dentro, mentre Frau Agnes Heindl, la fedele domestica di una vita cucina una di quelle deliziose Mehlspeisen e Kartoffelnsuppe che tanto piacciono al Papa. «Il cardinale, ehm cioè il Papa – si scusa subito Frau Heindl – è persona di poche pretese. Io cucino sempre per lui, quando è qui a Ratisbona. Gli piacciono tanto le minestre di verdura. E se proprio lo voglio far contento gli preparo uno dei miei strudel di mele. Mi fa sempre i complimenti». Suona il telefono a casa Ratzinger. È il vescovo di Passau, che vuole parlare con don Georg. Vogliono preparare i festeggiamenti, organizzare la trasferta a Roma. Nell’appartamento, arredato molto semplicemente, spiccano due cose: i libri e il crocifisso. Alle pareti sono appese fotografie di gatti. «È la passione del Papa», spiega Frau Heindl. «Lui ama i gatti, li accarezza, li prende in braccio. Sembra che con lui stiano sempre a loro agio. Fin da piccolo aveva questa passione (l’altra è il pianoforte, che suona bene; soprattutto Beethoven e Mozart). E l’ha conservata mentre era professore di teologia a Tubinga e qui a Ratisbona. A Roma gli mancavano, quando veniva qui a noi ne approfittava. Arrivavano perfino i gatti dei vicini a farsi accarezzare». È ancora frastornato don Georg Ratzinger. «Ieri sera eravamo qui, io e Frau Heindl, a guardare la televisione, quando abbiamo saputo dell’elezione di Joseph a Papa. Mi ha preso uno stordimento. E non riuscivo a darmi pace. Però mi sono detto: se il Signore l’ha chiamato, questa è la Sua volontà. E mio fratello ha sempre seguito la Sua chiamata, ha sempre obbedito alla volontà del Padre». Aggrotta le sopracciglia Georg Ratzinger. Fissa lo sguardo negli occhi. E poi, scuotendo deciso la testa, racconta: «Dicono che mio fratello sia una persona fredda, distaccata, poco partecipe alle emozioni. Niente di più falso. È una persona molto dolce, calorosa, che nel profondo vive con forza i sentimenti». Già, la forza. Sembra questa una caratteristica del nuovo Papa. Ma il fratello Georg subito avverte: «La sua caratteristica non è la forza, è il coraggio. E l’amore profondo per la verità. Mio fratello ha una convinzione che nessuno riuscirà a togliergli: la verità va servita. Sempre». Don Georg si lascia andare ai ricordi. Va indietro negli anni, quando lui, il Papa e la sorella Maria – sepolta proprio qui vicino, insieme ai genitori, nel cimitero di Ratisbona – vivevano insieme da bambini, felici, con quel poco che avevano e tanta allegria nel cuore. «Eravamo una famiglia molto religiosa» – racconta –. I miei genitori ci avevano educato profondamente alla preghiera, all’amore di Dio. Mio fratello ha respirato fin da piccolo questo sentimento. Era ancora un bambino che lo sentivo dire che lui da grande avrebbe fatto il prete. Quello era il suo grande desiderio: essere sacerdote di Cristo. Un bambino diligente a scuola, Papa Benedetto XVI da piccolo. «Studiava sempre con grande intensità e passione», testimonia il fratello Georg. «Però non pensate che fosse solo tutto il giorno sui libri. Sapeva scherzare, e insieme giocavamo e ci divertivamo moltissimo, anche se i tempi erano duri e non c’era molto da scherzare». Ricorda anche quando, in piena guerra, sotto il nazismo, il fratello Joseph fu costretto, come tutti i giovani tedeschi, a entrare nelle organizzazioni in cui il partito inquadrava la gioventù. «Ho letto da qualche parte che mio fratello sarebbe entrato nella HitlerJugend», esclama don Georg. «È falso, totalmente falso. Lui, come tutti noi, è stato obbligato a servire la Germania in quegli ultimi anni di guerra. Ma non c’entra nulla con la Hitlerjugend. Lui non vi ha mai aderito». Quanti ricordi si mescolano in queste ore nella casa di Luzengasse numero 2, dove l’ottantunenne fratello del Papa trascorre la sua vecchiaia. Quante conversazioni fra i due uomini. Quante confidenze. «L’ultima volta è stato qua a gennaio – dice –. Con lui parlavamo ore e ore. Si discuteva di teologia, di filosofia, di vita della Chiesa. Dalle sue parole si capiva la forte preoccupazione che aveva per la sorte della Chiesa. Vedeva le cattedrali vuote, i cristiani insipidi, il venir meno di un credo che – ripeteva – è il centro della storia. Però nelle sue parole non ho mai raccolto paura per il domani. Preoccupazione sì, ma grande speranza. Direi quasi ottimismo. Convinto che il futuro è nelle mani di Dio e lo Spirito non lascia mai sola la sua Chiesa». Anche sull’accoglienza che a taluni è sembrata tiepida da parte della Germania alla notizia di un Papa tedesco, Georg Ratzinger precisa convinto. «Bisogna distinguere. Chi crede, i cristiani tedeschi, hanno accolto la notizia con grande gioia. Si sono accesi gli animi. È una speranza forte per la stessa Germania. Vi sono poi delle minoranze, magari sui giornali o in qualche università, che ha sempre mostrato posizioni critiche, quasi ci fosse la paura a vedere qualcuno che ribadisce con convinzione le verità della Fede». Per don Georg nemmeno la definizione di "conservatore" si attaglia per Papa Benedetto XVI. «No, non è così. Lui ha sempre letto e seguito con passione teologi come de Lubac, von Balthasar, Chenu, Congar. Ascolta molto e cerca di capire gli altri. Attenti a definirlo conservatore. Non sarà così».

[Modificato da Ratzigirl 17/05/2005 1.11]

Ratzigirl
Tuesday, May 17, 2005 2:03 AM
Quadro Ratzinger




Il quadro lo avevano già fatto, si tratta di un ritratto di quando era "principe della Chiesa".L'opera si trova in Germania, nel Seminario di San Michele, vicino a Traunstein...adesso dovranno cambiarlo...

Ratzigirl
Tuesday, May 17, 2005 1:05 PM
Il ricordo del Patriarca di Venezia Scola
Parla il Patriarca di Venezia Scola




«Ho incontrato per la prima volta il Cardinal Ratzinger nel 1971. Era Quaresima». Così il Patriarca di Venezia card. Angelo Scola ricorda il suo primo incontro con Joseph Ratzinger, papa Benedetto XVI. «Un giovane professore di diritto canonico - prosegue il cardinale - due sacerdoti non ancora trentenni studenti di teologia e un giovane editore erano a tavola, invitati dal professor Ratzinger, in un caratteristico ristorante in riva al Danubio che, a Regensburg, scorre né troppo lento né troppo impetuoso così da far ancora pensare al bel Danubio blu. L'invito l'aveva procurato von Balthasar per discutere della possibilità di fare un'edizione italiana di quella rivista che sarebbe poi stata Communio».

«Col suo tratto delicato, i gesti misurati ma gli occhi mobilissimi, Ratzinger ci illustrava il menu: una lunga sequenza di succulenti piatti bavaresi... Mostrava di conoscerlo bene, era senz'altro un habitué del ristorante. Noi, superato l'impaccio dell'inizio, da buoni latini, per giunta giovani, ci lanciammo in paragoni fra menu bavaresi e lombardi. Mi ricordo bene che chiesi al nostro ospite cosa ci consigliasse: pazientemente prese a illustrarci ogni piatto della lista, spingendoci a gustarne più di qualcuno per farci un'idea della cucina bavarese. Non senza disordine finimmo, sotto gli occhi benevoli ed il sorriso, forse un po' impaziente, del nostro ospite, per scegliere un vasto ed esagerato assortimento di piatti. Ratzinger chiuse la lista degli ordini dicendo al cameriere qualcosa come "per me il solito". Il cameriere portò al noto teologo un toast e una sorta di limonata. La nostra sorpresa rischiava l'imbarazzo. Con un sorriso, stavolta veramente largo e bonario, il cardinale ci liberò, esclamando: "Voi siete in viaggio... Se io mangio troppo come si fa poi a studiare?". Al ritorno in auto, notammo però quella battuta: "come al solito"».

«Non è per aggiungere il tratto agiografico della sobrietà che mi sono dilungato su questo piccolo, personale ricordo. L'ho fatto solo perché, anche dopo l'approfondirsi della mia conoscenza, quell'episodio mi pare dire il suo stile e lo stile, si sa, è l'uomo. Ratzinger è un vero cattolico bavarese: capace di godere e di far godere la vita. Il suo segreto è che l'affronta come compito. Amante della persona in quanto partecipa della vita del popolo per il quale è naturale spendersi totalmente, è capace di un'abnegazione quotidiana tenace, mai appariscente». Eppure, secondo il Patriarca di Venezia vi sono alcuni stereotipi riguardo alla figura e al pensiero del nuovo pontefice che vanno sfatati.

Uno per tutti e che cade con facilità, appena si conosce la persona, è quello del "prefetto di ferro", che farebbe pensare, prima ancora che ad una rigidità di pensiero, ad una durezza di tratto. Basta parlarci una volta per cogliere la squisitezza della sua umanità. C'è, comunque, un dato più oggettivo che fa comprendere la debolezza di questi stereotipi, legato all'esercizio del suo compito di Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. E' toccato a Ratzinger assumere un servizio così gravoso in una impegnativa fase di transizione nella Chiesa
Ratzigirl
Wednesday, May 18, 2005 2:36 AM
Goldmund: la Bocca d'Oro di Ratisbona
Una dichiarazione a caldo di un ex studente di teologia del Cardinal Ratzinger:



Per Joseph la cosa più importante di quei primi anni di sacerdozio resteranno invece gli studi e l’attività d’insegnamento, presto estesa da Monaco alle Università di Bonn, Magonza, Tubinga, per approdare infine anche a quella città di Ratisbona, dove anche dopo la sua chiamata in Vaticano da parte di Giovanni Paolo II tornerà sempre di nuovo a fare visita al fratello, che ancora vi risiede.
«Un’intera generazione di sacerdoti è stata intellettualmente forgiata qui in Germania dalle lezioni dell’allora Professore Ratzinger – ricorda oggi Röhmel Winfried, che fu successivamente suo portavoce negli anni in cui guidò l’Arcidiocesi di Monaco di Baviera –. Venivano da tutte le parti, anche dall’estero, per ascoltarlo. Il rigore delle sue argomentazioni e la chiarezza dei suoi ragionamenti avevano una forza d’attrazione fuori dal comune».
Non a caso il brillante e giovane sacerdote, nato nel 1927 a Marktl, piccolo paesino della Baviera orientale quasi al confine con l’Austria, si conquisterà presto tra i suoi studenti il soprannome "Goldmund", bocca d’oro. Lontano da personalismi e superbia intellettuale, sarà lo stesso Ratzinger a fornire la chiave d’interpretazione di quella sua passione precoce per i libri e le dispute accademiche, quando in occasione della propria nomina vescovile sceglierà per sé il motto "Cooperatores veritatis".



Fonte : Il Corriere della Sera
Ratzigirl
Wednesday, May 18, 2005 3:04 PM
"Mio fratello è distratto....a volte dimentica i documenti..." ironie e dubbi di padre Georg
L’AFFETTO E L’IMBARAZZO


Ieri pomeriggio lungo colloquio tra i due. «Vorrei almeno avere il suo numero di telefono diretto»



ROMA - Ha pregato a lungo tra i sacerdoti davanti al sagrato, come raccolto in se stesso, e quando Benedetto XVI è passato in auto tra la folla lo ha accompagnato con un’aria commossa ma un po’ preoccupata. A guardarli bene si somigliano, occhi, labbra, lineamenti, capelli candidi, Georg è solo la versione un po’ più tonda e bonaria del fratello minore. Il ragazzo dallo sguardo assorto che alla prima messa tendeva le mani a benedire e il giovane prete che accanto sorrideva beato, il teologo raffinatissimo e il maestro di cappella del coro delle voci bianche di Ratisbona, il cardinale e il Papa abituato a soppesare e cesellare ogni parola e il monsignore in pensione che ha fatto suo l’ammonimento evangelico, «il vostro parlare sia sì, sì; no, no». Sarà per questo che Georg Ratzinger, 81 anni, nelle ultime settimane ha dato sfogo alle emozioni e all’affetto verso il fratello fino a mettere in imbarazzo, dicono, gli ambienti più felpati del Vaticano. L’ultima è arrivata ieri, un’intervista al settimanale tedesco Bild am Sonntag per spiegare quanto sia sbadato il fratello Papa, un classico delle grandi menti, «a volte mette le cose nel posto sbagliato e improvvisamente non sa dov’è l’orologio, dove sono le chiavi o un documento!». Ma già prima del conclave, assediato dai media, Georg Ratzinger si era distinto con la più memorabile delle ultime parole famose, «e piantatela di parlare di mio fratello, non ha alcuna possibilità, è anziano, e poi non faranno mai Papa un tedesco!».



Forse era solo in pensiero, «ero scioccato e depresso quando ho sentito l’esito del Conclave, non avrei mai pensato che potessero eleggere mio fratello perché ci sono altri candidati più qualificati e adatti, più giovani e sani di Joseph», commentava alla tv tedesca Tdf , «alla sua età non è normale svolgere ancora un lavoro, e poi la salute: ha avuto due ictus, anche se tutto sommato ora sta bene». E alla Bild : «Non è più così robusto. Il cuore...».
A Roma è arrivato sabato e si è fatto più riservato. Ieri pomeriggio Benedetto XVI ha raggiunto Georg nella sua vecchia casa di piazza della Città Leonina 1, un’uscita fuori porta ormai abituale negli ultimi giorni, centinaia di fedeli ad applaudire e il Papa che saluta e sorride prima di varcare il portone e salire in casa a parlare col fratello, due ore e mezzo di incontro: forse per rassicurarlo. A Georg, in fondo, basta poco: «Vorrei avere il suo numero di telefono diretto».

Ratzigirl
Thursday, May 19, 2005 1:38 AM
Altri particolari interessanti sulla vita di Goldmund (Bocca d'Oro)
Il paesino di Marktl in Baviera, con neanche 3 mila abitanti, ha visto nascere Joseph il 16 aprile 1927 da una semplice famiglia di agricoltori.
Fu battezzato nella notte di Pasqua: "....Sono sempre stato grato per il fatto che in questo modo la mia vita è stata immersa sin dall'inizio nel mistero pasquale, perché ciò non poteva essere altro che un segno di benedizione" ricorda il nuovo papa [La mia vita ed. 2002]. Il piccolo Joseph era silenzioso e timido, al punto che taluni suoi coetani sono convinti di non averlo mai sentito gridare da bambino.


Durante le lezioni di Ratzinger l'uditorio era assolutamente silenzioso , ricorda Kurt Gartner, che l'ha avuto come docente a Frisinga dal '56 al '59. Gli studenti lo chiamavano il ragazzino, non solo per la sua giovane età, ma per la sua statura e la sua timidezza. Nel corso di lunghe passeggiate, abbiamo parlato delle mie brucianti domande teologiche, racconta l'attuale parroco.
Il docente, di solo otto anni più anziano, non gli dava risposte prefabbricate, ma gliele faceva scoprire a poco a poco. Qualche volta i singoli dialoghi si prolungavano per mesi interi. Gartner ancora oggi si dice impressionato dal modesto stile di vita del giovane Ratzinger e della sua profonda spiritualità. Ricordo che spesse volte leggeva la Sacra Scrittura per ore e ore....


"....Non si rimane certo indifferenti quando si viene identificati come capro espiatorio - disse una volta il cardinale -. Ma non si può portare avanti cose grandi senza essere bastonati a causa di esse..." Non amava i conflitti, ma la sua serietà e sincerità gli vietavano di accettare compromessi al ribasso.



Ratzinger è tornato frequentemente nella sua terra natale, rendendo visita soprattutto a suo fratello maggiore Georg. La gente che lo riconosceva mentre sostava alla fermata dell'autobus, lo ricorda molto gentile, aperto nelle brevi conversazioni: un cardinale umile, vicino e avvicinabile. Sarà dunque un papa umile e vicino, uno dei nostri. Per questo si capisce meglio il titolo Noi siamo papa!.



Ratzigirl
Thursday, May 19, 2005 3:27 PM
L'alba del giorno dopo....
Cominciano, dopo un mese di pontificato OGGI (19 APRILE- 19 MAGGIO)
a venire fuori le prime indiscrezioni su come il Papa affrontò in privato la prima giornata la mattina del 20 aprile...


Benedetto XVI, il primo Pontefice tedesco dopo novecento anni, ha anticipato la sveglia mattutina dopo un breve sonno ristoratore. Le abituali flessioni, la solita parca prima colazione e via in ufficio. Questa volta, però, non c'è andato a piedi come ha fatto in 24 anni, lui che ama camminare da buon montagnardo bavarese, bensì con la Mercedes nera d'ordinanza, bandierine sul cofano. Dalla Casa di Santa Marta al palazzo dov'è (dov'era) il suo ufficio, la distanza è breve e Benedetto XVI che ancora «non si sente Papa» (ma l'impressione è che si calerà presto, anzi prestissimo, nel ruolo) avrebbe voluto, appunto, percorrerla pedibus calcantibus ma davanti allo sgomento di quelli della sicurezza, ha voluto rinunciarci. Il tempo di chiudere alcune pratiche d'ufficio, anzi del Santo Uffizio, un rapido incastro nel testo dell'Omelia e via alla Sistina per la prima messa da Papa.
La messa, ci dicono, così intensamente partecipata, le venature di commozione nella voce già sommessa hanno piuttosto provato il Papa che tuttavia è apparso «fanciullescamente divertito» al momento della foto di gruppo coi cardinali.
Vivacissimo Papa Joseph s'è intrattenuto «coi porporati interessati» su quello che sarà il suo «ruolino di marcia», per altro «aperto a suggerimenti e proposte». Andrà a Bari il 28 di maggio per concludere quel Congresso eucaristico, sarà a Colonia in agosto per la Giornata della Gioventù «in spirito di supplenza» poiché era, è, un appuntamento coi giovani cui Papa Wojtyla non intendeva mancare. Lo aveva proclamato finché c'era la voce, ne aveva parlato giustappunto con Ratzinger quando il cardinale andò a trovarlo al «Gemelli»; la giornata di Colonia era diventata una sorta di faro della speranza nel buio senza misericordia della malattia fisica di Giovanni Paolo II. Ora sarà il suo successore, Benedetto XVI, a celebrarla quella mitica giornata, con lo spirito di chi scioglie un voto nato da precisa promessa.





Fonte: La Stampa



[Modificato da Ratzigirl 19/05/2005 20.37]

Ratzigirl
Friday, May 20, 2005 12:44 AM
Ratzinger tifoso (?)
Vent'anni di vita nella capitale, al di là dei sacri impegni, non potevano non lasciare il segno. Ecco perché, dimenticati per un attimo i "panni" da Pontefice, Benedetto XVI si scopre più romano di "sor Pino de Trastevere" e stupisce tutti con una singolare richiesta: "Dipingete di rosso e giallo le pareti". Proprio così. Dopo aver visitato gli appartamenti pontifici e passato in rassegna le stanze della sua nuova dimora, Sua santità avrebbe espresso ieri il desiderio di vederne dipinte le pareti dei colori della sua città adottiva. Una richiesta un po' bizzarra, penserà giustamente qualcuno, che dimostra però in maniera inequivocabile quantro il nuovo Pontefice sia effettivamente legato alle tradizionali locali.

Romano convinto, almeno per quel che riguarda i colori, il nuovo Pontefice in fatto di gusti alimentari sarebbe invece particolarmente legato agli usi e costumi della sua terra. C'è chi racconta che dal 1971 ad oggi, da buon tedesco, abbia spesso frequentato la "Cantina Tirolese", un locale dove si cucinano piatti tipici della cucina bavarese e dove il cardinal Ratzinger si recava, da solo o in compagnia, per gustare canederli in brodo e sorseggiare birra Weiss.
Che Papa Ratzinger in questi ultimi vent'anni trascorsi nella capitale non abbia dimenticato le sue vere origini teutoniche lo dimostrano altre piccole debolezze del palato. Come rivela Marco Macherr, il proprietario del ristorante, l'attuale Pontefice non era soltanto ghiotto di canederli in brodo; tra i suoi piatti preferiti c'erano anche il gulash e spatzle. Il tutto veniva accompagnato dalla solita birra Weiss, tutt'al più una limonata e qualche altro soft drink.

Svelati i gusti alimentari di Sua Santità, chi lo ha conosciuto in tempi non sospetti, come Marco Macherr, rivela altre caratteristiche del nuovo Pontefice. Rifiutandosi di riconoscere il suo Papa nei ritratti fatti dai giornali, chiarisce:"Ma quale duro e freddo. Il cardinale Ratzinger è una persona estremamente alla mano e gentile".

[Modificato da Ratzigirl 02/06/2005 12.51]

Ratzigirl
Friday, May 20, 2005 2:16 PM
I retroscena del Conclave : le primissime parole
Li raccontano sul Corriere della sera i quattro cardinali tedeschi in Vaticano:

"Quando Ratzinger è uscito dalla stanza delle lacrime, tutti hanno pensato che avesse dimenticato lo zuccotto bianco da Papa, poi ci siamo accorti che il bianco papale è lo stesso colore dei suoi capelli..."


Al cardinale Meisner sono mancate le parole, e non è riuscito a chiedere a Benedetto XVI se come previsto da Giovanni Paolo II il Papa sarebbe stato a Colonia in agosto...ma Papa Ratzinger ha capito il pensiero del connazionale e ha subito detto "Non preoccuparti, verrò!"


La sera dell'elezione, i cardinali elettori hanno mangiato a Santa Marta insieme al pontefice "Siamo stati come bambini felici sesuti insieme al loro padre" dice uno di loro.


Fonte : Il Corriere della sera

Ratzigirl
Saturday, May 21, 2005 2:12 AM
Parenti argentini?
Buenos Aires, 20 apr. - Non hanno esultato, ieri, solo ad Marktl am Inn, Paese natale di Joseph Ratzinger, alla notizia dell'elezione di Papa Benedetto XVI. C'e' anche un paesino dell'Argentina, Tunuyan, nella valle de Uco, 80 chilometri a sud di Mendoza, dove la trepidazione per la notizia e' stata ben superiore a tutte le altre parti del mondo. Qui si trova infatti l'officina meccanica dei fratelli Ratzinger, che, sebbene non siano in grado di esibire documenti che lo provano, garantiscono di essere parenti del nuovo Papa. In compenso hanno varie foto firmate di Ratzinger che l'ex cardinale ha spedito loro da Roma.



Fonte: Adnkoronos
Ratzigirl
Saturday, May 21, 2005 3:15 AM
La minaccia della scure!
Qui la dichiarazione di Papa Ratzinger ai pellegrini tedeschi giunti a Roma:





Quando, lentamente, l’andamento delle votazioni mi ha fatto capire che, per così dire, la scure sarebbe caduta su di me, la mia testa ha incominciato a girare. Ero convinto di aver svolto l’opera di tutta una vita e di poter sperare di finire i miei giorni in tranquillità. Con profonda convinzione ho detto al Signore: non farmi questo! Disponi di persone più giovani e migliori, che possono affrontare questo grande compito con tutt’altro slancio e tutt’altra forza. Allora sono rimasto molto toccato da una breve lettera scrittami da un confratello del collegio cardinalizio. Mi ha ricordato che in occasione della messa per Giovanni Paolo II avevo incentrato l’omelia, partendo dal Vangelo, sulla parola che il Signore disse a Pietro presso il lago di Genesaret: seguimi! Avevo spiegato come Karol Wojtyla aveva sempre ricevuto di nuovo questa chiamata dal Signore, e come sempre di nuovo aveva dovuto rinunciare a molto e dire semplicemente: sì, ti seguo, anche se mi conduci dove non avrei voluto. Il confratello mi ha scritto: Se il Signore ora dovesse dire a te “seguimi”, allora ricorda ciò che hai predicato. Non rifiutarti! Sii obbediente come hai descritto il grande papa, tornato alla casa del Padre. Questo mi ha colpito nel profondo. Le vie del Signore non sono comode, ma noi non siamo creati per la comodità, bensì per le cose grandi, per il bene. Così alla fine non ho potuto fare altro che dire sì...

[Modificato da Ratzigirl 22/05/2005 14.36]

[Modificato da Ratzigirl 07/06/2005 3.02]

Ratzigirl
Sunday, May 22, 2005 2:52 PM
Davanti ai giornalisti i primi sorrisi
Quando dopo l'elezione Papa Benedetto incontrò i giornalisti fu omaggiato visibilmente dai suoi connazionali.Il Papa stava leggendo un discorso in francese. Subito dopo ci sarebbe stato il messaggio in tedesco. Appena termina il discorso in lingua francese, tira visibilmente un sospiro e attacca il suo discorso in tedesco...ma un timido applauso si affaccia nella Sala Nervi, là, in fondo alla sala, un folto gruppo di connazionali cerca di farsi sentire,in modo molto composto, quasi impauriti di trovcarsi in città straniera, quasi timorosi di fare troppo rumore. Ma il Papa si volta, li guarda, li riconosce, e attaccato al microfono, chinando la testa ed alzando la mano per ringraziare mormora sommessamente un "Krazie", poi un sorriso spunta, sotto quella testa china.
Quando poi rialza la testa, tanto per non far sentire i suoi connazionali in imbarazzo per questi loro applausi improvvisi spiega al pubblico "Passo adesso alla mia lingua materna.... Der Mit... (altro applauso) e quel Der mit ,era detto e pronunciato con tutta quella nostalgia e riconoscenza che un'uomo prova di fronte alla sua terra lontana....Bellissimo!!! da vedere!!!
Per vedere questo momento vai alla sezione Video, oppure clicca qui

Cliccate su "Saluto ai giornalisti"
Il momento di cui vi parlavo prima è a 9m.40s ca. del filmato


Buona visione!!!




[Modificato da Ratzigirl 25/05/2005 22.32]

Ratzigirl
Tuesday, May 24, 2005 1:53 AM
Storie della Buonanotte: Il piccolo Joseph e la moneta da un marco
Questa è uno dei tanti aneddoti raccontati al Card. Bertone quando era il segretario di Papa Ratzi alla Congregazione : Un giorno venne a casa mia per pranzo, e mia nipote Pinuccia aveva preparato un'ottima pasta al sugo. Lui mi raccontò che da bambino i suoi genitori lo avevano abituato insieme con i fratelli a non macchiare mai la tovaglia a tavola, se ciò accadeva avrebbero dovuto pagare una multa di un marco; perciò stava molto attento quando si trovava a tavola. Se poi,a casa mia, per caso, accadeva questo banale inconveniente, il giorno dopo si presentava alla mia porta con una scatola di cioccolatini, o con altri omaggi per "pagare il suo debito"


[Modificato da Ratzigirl 24/05/2005 1.54]

Ratzigirl
Wednesday, May 25, 2005 2:51 PM
Il Papa predetto
Un papa con questo nome(Benedetto XVI) è il protagonista di un racconto di fantascienza scritto nel 1977 da Herbie Brennan, Il dilemma di Benedetto XVI.



Tra "fantasy" e fantascienza classica, nove tra i migliori racconti pubblicati nel 1976-77 da "Magazine of Fantasy & Science Fiction". Nel 1974 una scelta analoga, imperniata sul racconto di Silverberg "Buone notizie dal Vaticano", sollevò un certo scandalo: l'idea che un futuro Conclave potesse eleggere Papa un "computer" parve offensiva. Ma da allora sono passati quattro anni, durante i quali un pubblico sempre più vasto s'è familiarizzato con gli sconcertanti paradossi della fantascienza. "Il dilemma di Benedetto XVI" non è che un altro di questi paradossi.
Ratzigirl
Wednesday, May 25, 2005 10:36 PM
Intervista al Cardinale Bertone (una fonte inesauribile di aneddoti)
Intervista al cardinale Tarcisio Bertone (22 aprile 2005)
Quel canto in tedesco nella notte di San Pietro
di Mimmo Muolo



Il bianco si addice al nuovo Papa. E il cardinale Tarcisio Bertone, che è stato per sette anni il suo principale collaboratore alla Congregazione per la dottrina della fede, non ha dubbi. «Quella veste bianca cancellerà finalmente la "leggenda nera" che purtroppo i mass media gli hanno cucito addosso». È felice l’arcivescovo di Genova. Lo si intuisce dai lampi di soddisfazione che partono dai suoi occhi, dal particolare calore con cui parla del suo ex prefetto, dalla sconfinata ammirazione non solo per le doti intellettuali del nuovo Pontefice, ma anche e soprattutto, sottolinea, per la sua «profondissima spiritualità» e per «l’affabilità», che pochi ancora conoscono. «Ma la conosceranno presto», assicura il porporato di origine piemontese. «Ieri, del resto se ne è avuta una prima dimostrazione». Due giorni dopo l’elezione, nell’istituto di suore che lo ospitava prima del Conclave – e dove è prontamente tornato al termine della residenza "forzata" a Santa Marta – Tarcisio Bertone accetta di dipingere il suo ritratto di Papa Ratzinger. Un ritratto tanto più realista, in quanto dal 1995 al 2002 l’attuale arcivescovo della Città della Lanterna è stato segretario della Congregazione per la dottrina della fede. E dunque ha condiviso con lui non solo i momenti di lavoro, ma anche quelli della familiarità. Il punto di partenza dell’intervista, dunque, è quasi obbligato.

Chi è, per il cardinale Bertone, Papa Joseph Ratzinger?

C’è un episodio che secondo me risponde in pieno alla sua domanda. Una sera, dopo essere stati a cena dal suo segretario di allora, monsignor Clemens, stavamo attraversando piazza San Pietro per tornare a casa. Ricordo bene la grande piazza immersa nella penombra, il silenzio e, in alto, le finestre illuminate dell’appartamento papale. A un certo punto un gruppo di giovani tedeschi riconoscono il cardinale Ratzinger e ci vengono incontro. Lui si ferma, risponde al loro saluto caloroso, scambia qualche battuta e poi tutti insieme decidono di intonare un canto in tedesco. Polifonico, bellissimo, eseguito bene. In quel momento ho alzato gli occhi verso le finestre illuminate del Papa e ho avuto la netta sensazione che ci fosse qualcuno dietro la tenda, a godersi dall’alto quella scena eccezionale.

Un segno premonitore?

Non lo so. Certo è che l’episodio mi è rimasto impresso. Già da allora i giovani consideravano il cardinale Ratzinger non come una persona scostante, ma una guida, un amico. Con il quale ci si può fermare a parlare e persino a cantare insieme. Del resto pochi sanno che tutti i giovedì il prefetto della Congregazione per la dottrina delle fede celebrava la Messa per i pellegrini tedeschi nella cappella del cimitero teutonico, a due passi dal Sant’Uffizio. Pellegrini che gli hanno sempre dimostrato grande affetto, così come del resto tutti i romani che abitano intorno a San Pietro e con i quali spesso si fermava a parlare per strada.

Durante la sua collaborazione con lui, che cosa ha imparato ad apprezzare del futuro Benedetto XVI?

Ho avuto il dono di lavorare accanto a un grande uomo di scienza, dotato di un’intelligenza rarissima, una cultura superiore e una chiarezza cristallina nell’esprimersi. Ma ho imparato molto anche dal grande uomo di fede e dalla sua spiritualità semplice e profonda al tempo stesso. Spiritualità che gli ha dato in questi giorni una grande pace dell’anima. Non appariva agitato né quando dirigeva le riunioni delle congregazioni generali, né durante le votazioni, né tanto meno quando ha espresso la sua accettazione in un bellissimo latino.

Ci racconta il clima di quei momenti?

Quando è stato superato il quorum si è levato subito un grande applauso. Quindi il cardinale Sodano, che è il vice-decano gli ha chiesto se accettava. Il Santo Padre ha risposto subito di sì e sempre in latino ha detto che accettava sub ductu evangelii, sotto la guida del Vangelo, spiegando poi che sceglieva il nome di Benedetto XVI sia in riferimento a Papa Giacomo della Chiesa, che era stato un Pontefice di pace e di riconciliazione, sia in omaggio a San Benedetto. E ha concluso proprio citando la sua regola. «Nulla sia anteposto a Cristo».

Lei quando ha avuto la certezza che sarebbe stato lui il prescelto?

Non solo io, ma molti cardinali hanno avuto questa sensazione dopo l’omelia di lunedì scorso. Deve essere chiaro, però, che quell’omelia lui l’ha scritta mai pensando a se stesso. Me lo ha confidato proprio durante l’atto di omaggio dopo l’elezione. «Eminenza – mi ha detto mentre eravamo ancora nella Cappella Sistina – chi avrebbe mai immaginato che ci saremmo incontrati così: io Papa e lei cardinale».

Da cardinale le ha mai confidato come considerava il ruolo del Papa?

Era perfettamente conscio della grande responsabilità e dell’enorme peso che grava sulle spalle del Vescovo di Roma. Per lui Giovanni Paolo II – per il quale nutriva grande ammirazione – rappresentava sempre l’ultima istanza. Tutte le decisioni della Congregazione le considerava sempre interlocutorie perché la parola decisiva spettava sempre al Papa.

Dunque quell’omelia, così come quella dei funerali di Papa Wojtyla, è stata determinante.

Le omelie, certamente, hanno favorito una visione più completa della figura del cardinale Ratzinger e soprattutto hanno fatto trapelare la sua profonda spiritualità, la sua capacità di interpretare gli eventi alla luce della Parola di Dio. Per il resto credo che le sue doti umane e intellettuali fossero note a tutti, dato che aveva incontrato diverse volte i vescovi di tutto il mondo nelle visite ad limina. Era quasi impossibile vedere il cardinale Ratzinger irritato. Sarà capitato forse una sola volta, durante un incontro con monsignor Lefebvre. E in molte occasioni sono stato personalmente testimone della sua grande pazienza.

Eppure qualcuno ha avanzato il dubbio che un teologo come lui potrebbe non essere altrettanto bravo nell’annunciare il Vangelo alla gente.

A chi la pensa così consiglio di andare a rileggersi proprio le omelie di questi giorni e guardare l’affetto che ha circondato le sue prime uscite, compresa quella di ieri pomeriggio. Papa Ratzinger – io ne sono certo – seguirà fino in fondo, come ha già annunciato, la linea del Concilio (compresa la riforma liturgica, perché sottolineare la dignità del rito non significa voler tornare indietro) e saprà farsi comprendere dai dotti come dalla gente semplice.

Ratzigirl
Thursday, May 26, 2005 7:41 PM
Documento della Luftwaffe


Come si può vedere è il documento che conferma la presenza di Papa Ratzinger nel servizio ausiliare (e non nella Hitler Jugend) servizio peraltro necessario, e il documento lo conferma, se uno studente dell'epoca aveva intenzione di frequentare le scuole superiori in Germania.
Ratzigirl
Friday, May 27, 2005 9:01 PM
Ancora il Cardinal Bertone
Questo estratto proviene da un articolo di Famiglia Cristiana dopo l'elezione a Pontefice

Un grazie al Cardinal Bertone!!!(non si stanchi mai di raccontare Cardinale!!)


Insieme per molti anni alla Congregazione per la dottrina: un esperienza importantissima per l'arcivescovo di Genova, che ha conosciuto molto da vicino il nuovo Pontefice.



Per sette anni ha lavorato con Joseph Ratzinger alla Congregazione per la dottrina della fede. Fianco a fianco ogni giorno nel palazzo dell’ex Sant’Uffizio, il cardinale Tarcisio Bertone, salesiano e canonista, prima arcivescovo di Vercelli e adesso di Genova, ha conosciuto bene Benedetto XVI. E adesso conferma che dietro alla scelta di quel nome c’è anche dell’altro.

«Da giovane ha accarezzato l’idea di entrare in un monastero benedettino. Monaco e basta. Poi ha sentito forte la vocazione di essere un sacerdote diocesano e l’ha seguita. Ma san Benedetto e la sua Regola fanno parte del patrimonio profondo del nuovo Pontefice».

Eminenza, quando lo conobbe?
«A metà degli anni Ottanta. Io ero decano della facoltà di Diritto canonico alla Pontificia Università Salesiana. Mi chiamò un giorno per una consulenza circa alcuni problemi che riguardavano gli istituti religiosi in America latina. C’erano delle questioni aperte con i religiosi della Clar, la rappresentanza dei religiosi di quel continente, e l’organizzazione di alcuni istituti di vita consacrata. Poi mi consultò varie volte, finché divenni consultore della Congregazione per la dottrina della fede. Mi sorprese all’inizio quella sua caratteristica di non imporre mai il suo punto di vista, pur essendo un grande teologo. Cominciava sempre ad ascoltare, nelle riunioni, l’ultimo arrivato. Come se egli potesse offrirgli un punto di vista nuovo, fresco, non impigliato nelle consuetudini, anche d’ufficio».

Eppure lo hanno dipinto come un mastino e un guardiano della dottrina, solitario e intransigente...
«Vulgata mediatica. Nelle riunioni alla Congregazione si procedeva in un modo molto collegiale, cosa rara nelle Congregazioni romane. Lui ascoltava tutti, insieme si preparava il testo di indirizzo delle questioni, che passava al Papa per la decisione finale. Non era strano che facesse sua l’opinione del più giovane tra di noi. Lo motivava dicendo che era la Regola di san Benedetto, nella quale si dice che anche il monaco più giovane può offrire un parere utile sul governo del convento».



Più razionalista o più spirituale?
«Ratzinger è uno che è sempre stato pronto a spiegare le ragioni della fede e a far capire come fede e ragione potessero intrecciarsi».

Ma era davvero un inquisitore?
«Assolutamente no. Poneva domande, ma accanto al cosiddetto imputato c’era sempre l’assistente. E poi i vescovi e il superiore generale se si trattava di un religioso. Debbo dunque smentire l’idea di un prefetto che "sparava" alle spalle. Lui ascoltava tutti con grande rispetto del diritto degli autori, tuttavia anche del diritto alla tutela della fede dei semplici».

Come era la giornata alla Congregazione?
«Arrivava in ufficio alle nove. Puntualissimo. Il giovedì mattina celebrava sempre la Messa per i pellegrini tedeschi in visita nella cappella del Collegio Teutonico. Lo ha fatto per 24 anni. Le sue parole, ogni giovedì, erano puntualmente trasmesse in diretta dalla Radio Bavarese. In ufficio per prima cosa si occupava della corrispondenza. Vedeva tutte le lettere. Rispondeva con scritti a mano, che passava a suor Birgit, che batteva a macchina. Non è facile leggere la scrittura del Papa, che è minutissima. Aveva sempre un quaderno a portata di mano, dove preparava le relazioni, prendeva appunti.
Alle riunioni si presentava con il quaderno e cominciava a leggere».

Il primo messaggio al mondo lo avrà scritto su quel quaderno?
«È possibile. So che ha scritto per quasi tutta la notte, direttamente in latino».

È vero che riceveva molti giovani?
«Certo. Gruppi di studenti cattolici e anche non cattolici che volevano sapere cosa faceva la Congregazione. Lui arrivava, si sedeva e si sottoponeva al fuoco delle domande. Più che parlare, ascoltava. Aveva anche molti incontri con pastori luterani tedeschi».

Tornava a pranzo a casa?
«Sempre. E poi passeggiava per Borgo Pio e nei Giardini vaticani».

Lei, eminenza, abitava al piano sopra rispetto all’appartamento di Ratzinger in piazza della Città Leonina. Come era da vicino di casa?
«Lui aveva un rapporto speciale con il quartiere e con i vicini, quasi tutti cardinali. Aveva una governante tedesca e quando andava in vacanza lo invitavo da me a cena e a pranzo. Lui veniva volentieri, anche per non andare da solo al ristorante. Mangiava volentieri il riso di Vercelli e le penne all’arrabbiata. Molto piccanti. E poi va matto per i dolci, naturalmente la "bavarese". E la portava anche a Giovanni Paolo II, altro goloso. Non beveva birra, ma solo e raramente mezzo bicchiere di vino. La sua bevanda preferita è l’aranciata».

Di cosa parlavate?
«Di tutto. Con il suo autista Alfredo, che è romanista, discutevo di calcio. Io tifo Juventus. Lui ci stava a sentire e rideva. Commentavamo anche la politica italiana e internazionale».

E i gatti?
«Un suo grande amore. Parlava con i gatti, si fermava e diceva qualcosa in tedesco, probabilmente in dialetto bavarese. Portava sempre qualcosa da mangiare ai gatti e se li tirava dietro nel cortile della Congregazione».

Quando uscì la sua autobiografia cosa disse Giovanni Paolo II?
«Mi chiamò e la volle avere subito. Wojtyla rimase molto colpito dal fatto che, giovanissimo, Ratzinger venne chiamato alle armi. Credo che ne parlassero spesso».

Ratzigirl
Saturday, May 28, 2005 3:05 PM
La macchina del Papa.....ha una sorellina anzi tante!!!
La 'Papa-Golf' di Ratzinger avra' gemella : VW fara' per fan del Pontefice copia fedele 'auto benedetta'



La 'Papa-Golf' - l'auto appartenuta al cardinale Ratzinger e ceduta ad un'asta on line per 190 mila euro - avra' presto una 'gemella'. La Volkswagen ha infatti promesso a un manager di Ratisbona, accanito ammiratore del nuovo papa, la realizzazione di una copia fedele e conforme al 100% alla VW Golf usata in passato dall'attuale pontefice, una 2000 da 115 cavalli del 1999, grigio metallizzato. Il manager aveva partecipato all'asta, ma e' stato battuto da un casino' Usa.
© Ansa
Ratzigirl
Saturday, May 28, 2005 8:40 PM
Quando un papa chiede comprensione....
Incontro con i bavaresi 25 aprile 2005

Benedetto XVI comincia il suo Pontificato a colpi di sorprese: prima concedendo un doppio bagno romano di folla appena saòlito al soglio di Pietro, poi gettandosi lettaralmente in mezzo ai fedeli tedeschi che stamattina affollavano l'aula Paolo VI in Vaticano. Rivolto agli oltre 5.000 presenti, il Pontefice ha iniziato il suo intervento scherzando così: ''Sono in ritardo, vuol dire che mi sto un po' italianizzando", aggiungendo poi: ''Vivo a Roma da 23 anni ma resto bavarese''.

Circondato da bandiere tedesche e dai vessili biancolesti della Baviera, parlando nella sua lingua madre, l'erede di Giovanni Paolo II raggiante nella veste bianca finalmente della giusta lunghezza, racconta le proprie sensazioni emozioni, paure, progetti. Entra in aula per la prima volta dal fondo, la percorre interamente fino al palco tra due ali di folla, stringendo mani e salutando piu' o meno tutti. Non si scompone neppure quando una signora piccola di statura gli tira la manica dal gomito, con molta energia, per attirarne l'attenzione.

''Scusate per il ritardo, visto che i tedeschi sono abituati ad essere puntuali, vuol dire che mi sto gia' un po' italianizzando - esordisce strappando un applauso dopo aver preso posto sul palco - ma ho partecipato a un importante e cordiale incontro con le altre confessioni e religioni. Voglio dirvi qualcosa del conclave senza violare il segreto. - racconta - Quando lentamente lo sviluppo della votazione faceva capire che la ghigliottina si avvicinava e mirava a me, ho chiesto a Dio di risparmiarmi questo destino. Ma evidentemente in questa situazione il Signore non mi ha ascoltato. Pensavo - aggiunge - che l'opera della mia vita fosse finita e mi aspettassero anni piu' tranquilli. Racconta poi di essere entrato in conclave con la lettera di un confratello che gli ricordava la sua omelia per i funerali di papa Wojtyla e lo invitava, qualora fosse stato scelto, a non rifiutare.

''Le strade del Signore non sono comode - osserva - ma noi non siamo fatti per essere comodi e quindi non ho potuto fare altro che dire si'. Ho fiducia nel Signore e ho fiducia in voi, cardi amici''. Passa poi al ricordo del grande predecessore e nota come nei giorni della morte di questi ''e' apparso chiaro a tutti che lui era percepito come un padre, e quindi la Chiesa non era chiusa in se stessa, ma di tutti, la Chiesa non e' vecchia, ma e' giovane''. Ma come sono i giovani secondo il Papa? ''Non e' vero - afferma deciso citando due degli ''ismi'' che aveva condannato durante la messa pro eligendo pontifice - che la gioventu' e' dedita al consumismo e vuole il materialismo: i giovani vogliono che non ci sia ingiustizia, desiderano che ci sia partecipazione ai beni della terra, e liberta' degli oppressi , vogliono il grande, vogliono il bene''.



''Sono felice in vista di Colonia'', aggiunge riferendosi alla prossima giornata mondiale della gioventu', in programma per agosto nella citta' tedesca. A Colonia, sottolinea, ''si incontrera' il mondo e i giovani incontreranno Cristo. Confido nella vostra indulgenza quando faro' degli sbagli e anche quando il Papa dira' delle cose poco comprensibili, perche' il Papa deve dire di queste cose; confido nella vostra fiducia, da ora in poi''.

Gli applausi vanno alle stelle quando Benedetto XVI spiega che pure vivendo a Roma da ''23 anni e mezzo'', e' ''rimasto bavarese, anche da vescovo di Roma'' e racconta i fecondi rapporti tra Roma e la Baviera, da quando ''il Vangelo giungeva in Baviera con i mercanti e i soldati, sul Danubio e sul Lech''. Ricorda anche i ''santi'' bavaresi tra cui Rupert Mayer, il gesuita che si oppose a Hitler. Prima di lasciare l'aula in tripudio ricorre a un saluto familiare, tipico della gente di campagna delle sue parti, che in italiano suona piu' o meno ''Che Dio vi ricompensi''.
Lorentzgang
Monday, May 30, 2005 10:12 PM
VIVA IL PAPA! VIVA IL RE, VIVA L'ITALIA, VIVA RATZINGER!
Ratzigirl
Wednesday, June 01, 2005 3:49 AM
Una biografia con piccole perle per i fans (Ratzinger poeta???)
ROMA - Per anni è stato perseguitato dal nomignolo di Panzerkardinal, e invece Joseph Ratzinger nel suo intimo è timido, pieno di senso dell'umorismo e portato ad una gioiosità mite che gli viene dal carattere bavarese. Guai a confondere i figli della Baviera con i prussiani. Il bavarese ha nell'animo qualcosa di melodico e di cattolicamente misericordioso che i germogli di Prussia non hanno.

Duro, comunque, Joseph Ratzinger lo è stato nel suo mestiere di Guardiano dell'Ortodossia. Su questo non si discute e d'altronde, come ammette suo fratello, Joseph non ama la lotta e gli costa combattere, ma quando prende una decisione non deflette.

Da Marktl am Inn, il villaggio bavarese dove è nato il 16 aprile 1927 (il giorno di sabato santo, tra turbini di neve) il cammino per arrivare a Roma e al trono di Pietro è stato lungo. E soprattutto inaspettato. C'è all'origine della sua storia una cattolicissima famiglia bavarese. Una madre molto affettiva, un fratello che si farà prete e diventerà direttore dei celeberrimi Piccoli Cantori di Ratisbona, una sorella a lui molto cara.

Il padre è gendarme. Ma non ci si immagini un personaggio autoritario che impone il marchio al figlio. Commissario di gendarmeria di provincia, è certamente severo, ma gli ripugna il regime nazista, guarda con ammirazione alla Francia e preferisce lo spirito della piccola patria bavarese alla freddezza prussiana e alla satanica fame di potere hitleriana. Ratzinger ricorda ancora il brivido che passò in famiglia quando Hitler entrò in guerra.

Dalla sua infanzia il nuovo Pontefice si porta l'amore per la musica. Mozart, confessa apertamente, ha il potere di commuoverlo e anche di immergerlo nel dramma dell'esistenza umana. E fra le sue letture giovanili spicca il Lupo della steppa di Hesse, che lo colpì soprattutto perché il nichilismo del protagonista lo fece presto riflettere sul fatto che l'esaltazione dell'io, condotta all'estremo, finisce per capovolgersi nella sua distruzione.

Fra i suoi lati meno conosciuti c'è anche il gusto della poesia. Sì, ne ha composte più d'una. Liriche dedicate alla natura, alle feste religiose, forse un po' sentimentali, ma rivelatrici della sua sensibilità. Resta della sua giovinezza l'esperienza militare a sedici, diciassette anni quando fu aggregato ad una batteria contraerea (ma non gli toccava di sparare) e la visione dei bombardieri alleati che piombavano su Monaco. Finché arriva, come una liberazione, il crollo della Germania nazista, che per lui significa per breve tempo l'internamento in un campo di prigionia americano.

La Baviera è importante nelle radici di Joseph Ratzinger. Significa una religiosità popolare viva e piena di colore, di musica, di architetture barocche, di pellegrinaggi fra i campi, di preghiera intensa, di edicole di santi ai crocevia e di madonne misericordiose come nel sud. Se Karol Wojtyla da giovane sognava di fare l'eremita, Joseph Ratzinger avrebbe preferito fare per sempre il professore e il teologo.

Libero docente di teologia all'età di trentadue anni, insegna Dogmatica e Teologia a Frisinga, passando poi a Bonn, Muenster e Tubinga. Lezioni e libri sarebbero stato il suo destino se nel 1962 l'arcivescovo di Colonia cardinale Frings non l'avesse portato con sé a Roma come consulente per il concilio Vaticano II.

È la stagione "rivoluzionaria" di Ratzinger. Hans Kueng è suo maestro, Karl Rahner suo compagno di impegno. I due appartengono alla prima linea della teologia critica e fanno parte di quel drappello internazionale di teologi, che forniscono all'episcopato tedesco, francese, belga e olandese (che in Italia trova un'eco negli arcivescovi Montini e Lercaro) le munizioni intellettuali e dottrinali per rovesciare l'impostazione conservatrice dei documenti conciliari preparatori, redatti dalla Curia vaticana, e spingere il concilio nel mare aperto delle riforme. Sono gli anni in cui rimprovererà alla gerarchia ecclesiastica di agire con "le redini tirate e con troppe leggi".

Alla festa per il 50° del sacerdozio
Qualche anno dopo Ratzinger frenerà. Spaventato dal riformismo radicale dei teologi innovatori, e anche sotto lo shock dell'estremismo studentesco cristiano del '68, che nelle università tedesche attacca violentemente la religione come puntello delle ingiustizie capitaliste. Il prete professore non dimenticherà mai l'effetto sconvolgente prodotto dalla vista di un volantino, che proclama "Maledetto Gesù". Risale a quegli anni la diffidenza radicata verso ogni forma di marxismo.

Gli anni Settanta lo vedono molto critico nei confronti di ciò che chiama "lo spirito negativo del concilio", i cambiamenti che non condivide, gli esiti di "declino" che gli pare di intravedere nella vita della Chiesa. Ratzinger critica la decisione di abolire la messa tridentina e la riforma liturgica che mette l'altare al centro dell'assemblea con il sacerdote rivolto ai fedeli.

Nel vecchio modello, spiega, tutti guardavano verso Cristo, il sole che sorge. Adesso, la mensa eucaristica è incentrata sul prete e la gente. In questo clima di contrapposizione al movimento postconciliare Ratzinger fonda insieme al famoso teologo de Lubac e con l'appoggio di don Giussani leader di Comunione e liberazione la rivista Communio, contraltare alla rivista dei riformatori Concilium.

Piace a Paolo VI questo teologo, protagonista del concilio e avversario delle sue derive più radicali. Così papa Montini, a sorpresa, lo promuove alla cattedra vescovile di Monaco di Baviera e gli impone la berretta cardinalizia. È il 1977. Un anno dopo Ratzinger sarà tra i grandi elettori, che fanno pontefice l'arcivescovo di Cracovia Karol Wojtyla. Alla vigilia del conclave il cardinale teologo mette in guardia in una lunga intervista dal pericolo che marxismo nella sua versione eurocomunista possa in qualche modo influenzare le scelte della Chiesa. Tre anni dopo Giovanni Paolo II lo chiama in Vaticano all'incarico più importante - dopo quello di Papa - nella Curia romana: capo dell'ex Sant'Uffizio ovvero, (secondo la nuova terminologia) prefetto della congregazione per la dottrina della Fede.

Nell'estate del 1952
Tra Wojtyla e Ratzinger si crea un legame fortissimo, un rapporto di stima e di affetto profondo al punto che negli ultimi anni Giovanni Paolo II respingerà sistematicamente le richieste di Ratzinger di ritirarsi in pensione. Per Giovanni Paolo II il prefetto della congregazione per la dottrina della Fede è il baluardo della dottrina di cui può fidarsi senza esitazione. Wojtyla viaggia e inventa gesti profetici, e intanto in Vaticano il porporato tedesco gli sgombra il campo di tutti i teologi critici: da Schillebeeckxs a Boff, a Curran, a tanti altri allontanati dalle cattedre delle università cattoliche o privati del diritto di pubblicare libri e tenere conferenze.

Nel corso degli anni il cardinale combatte sistematicamente la teologia della liberazione, accusandola di subordinazione al marxismo, sferra un duro attacco ai regimi dell'Est definendoli "vergogna del nostro tempo", pronuncia tutti i veti che Giovanni Paolo II ritiene necessari per mantenere l'ordine nella Chiesa cattolica. No al sacerdozio delle donne, no ai preti sposati, no ad un ruolo eccessivo dei laici nella gestione delle comunità cristiane, no alle coppie omosessuali.

Per papa Wojtyla, che usa un linguaggio meno aggressivo, il cardinale è un partner perfetto nella grande partita contro il socialismo reale e, in America latina, contro i movimenti cristiani rivoluzionari o semplicemente di sinistra. Sul piano interno Ratzinger realizza per il pontefice polacco l'obiettivo di restaurare una severa linea dottrinale attraverso la redazione di un Catechismo universale, destinato a servire per imprimatur papale come base di qualsiasi catechismo nazionale. Qualunque cosa facciano gli episcopati del mondo in campo dottrinale, catechetico o liturgico, interviene a controllare il prefetto della congregazione per la dottrina della Fede.

Suscita scalpore negli anni Novanta il suo documento - debitamente approvato da papa Wojtyla - che esalta la primazia della funziona salvifica di Cristo su ogni altra religione e la superiorità della Chiesa cattolica - in quanto custode della pienezza e della purezza della fede - rispetto alle altre Chiese cristiane. Dominus Jesus si chiama il testo e la sua pubblicazione provocherà seri disturbi nelle relazioni ecumeniche.

Eppure, con il procedere del tempo, Joseph Ratzinger diventa un interlocutore sempre più interessante anche per il mondo laico. La sua volontà di instaurare un dialogo tra fede e ragione senza cancellazioni di identità suscita rispetto e attenzione tra gli intellettuali laici. Il suo approccio alla crisi del cristianesimo nella società contemporanea non è mai banale e la riflessione sulla marginalizzazione della fede nella società secolarizzata non è mai priva di spunti anche autocritici. Lucida e fine è la sua sensibilità verso le culture nazionali, specie quelle extra-europee, nell'era della globalizzazione. Non gli sfugge che il livellamento occidentalizzante può provocare frustrazioni, radicalismi, persino scoppi di terrorismo in varie parti del mondo proprio perché non si attiene al rispetto delle persone e delle tradizioni nazionali.

Negli ultimi anni il tema che lo prende di più è quello del rapporto tra identità e dialogo, difesa della cristianità e rapporto con la società contemporanea in un contesto in cui il relativismo minaccia di distruggere qualsiasi tavola di valori. Giuste o sbagliate che possano rivelarsi le sue risposte, il suo slancio religioso e il suo vigore intellettuale hanno affascinato, turbato e convinto il primo conclave del terzo millennio. Al momento di decidere è a lui che i cardinali di tutto il mondo hanno affidato il timone della barca di Pietro.
brambo22
Wednesday, June 01, 2005 3:51 PM
Domanda un poco fuori tema
Domanda: ma è vero che il Papa è contro il rock perchè dice che è un potente mezzo di tramite per messaggi satanici e di false emozioni? Beh io ascolto il rock e devo dire che ciò non mi sembra vero (o almeno per gli artisti che ascolto io).
Ciao
Brambo22
Ratzigirl
Wednesday, June 01, 2005 10:20 PM
^__^ cambio di cartella ^_^
Ti ho risposto nella nuova discussione : Musica e Chiesa nella cartella Il Concilio----> Cartella Musica e Chiesa
Ratzigirl
Friday, June 03, 2005 2:31 PM
Sorpresa


Con una piccola simpatica sorpresa, Benedetto XVI ha rimesso ieri sulla mappa del mondo Duronia, un piccolo comune del Molise, a poco più di 30 chilometri da Campobasso, verso nord-ovest." ha fatto subito il giro del mondo la notizia che l'elicottero del papa, nel far ritorno a Roma da Bari - dopo la conclusione del Congresso Eucaristico Nazionale - si è abbassato e ha sostato per qualche attimo, senza atterrare, sul campo sportivo di Duronia per benedire più di mille persone, cittadini del comune (che ne conta appena 600) e di comuni vicini, riuniti intorno a una grande scritta 'W IL PAPA' preparata con cura nei giorni scorsi.

Ma era davvero sconosciuta Duronia prima di oggi? In Italia, ai più probabilmente sì, ma non nel resto del mondo, perché centinaia, forse migliaia di duroniesi e loro discendenti, per lo più abili nella lvorazione della pietra, sono sparsi in tutti i continenti, dal nord America all' America Latina all'Australia.
Con poche centinaia di abitanti, meno di 700 a quanto pare - ma ne aveva 2600 in passato, prima che cominciassero a emigrare sul finire del XIX secolo - Duronia è tutta arroccata su un colle a un'altitudine di 918 metri sul livello del mare, al centro di un sistema di antichi "tratturi" per la transumanza, in via di riscoperta dai turisti, soprattutto stranieri, più attenti.
Scrivono gli storici locali: "sul vicino massiccio della Civita resistono lunghi tratti di ciclopiche fortificazioni sannitiche.
Il paese si chiamava Civite veteris, poi Civita vetula e quindi Civitavecchia ma, dopo che gli archeologi localizzarono qui un antico centro sannita, il paese assunse nel 1875 il nome preromano di Duronia.
Il piccolo centro molisano divenne famoso anche al principio del XX secolo, purtroppo per un grave lutto: numerosi suoi emigranti morirono, il 6 dicembre 1907 a Monongah, in West Virginia, in quello che resta il più grave incidente della storia mineraria americana, con centinaia di morti, più di 170 dei quali provenienti dal sud d'Italia.
(I "martiri di Monongah" sono stati ricordati anche dal presidente Carlo Azeglio Ciampi nel novembre 2003 a New York dopo una lunga inchiesta storica e una campagna condotte per un anno dal quotidiano per gli italiani all'estero "La Gente d'Italia", fondato dal napoletano Domenico Porpiglia e diffuso dal Canada all'Uruguay).
Ma perché il Papa - non si sa se a conoscenza di questi precedenti storici del luogo - ha riservato questo particolare momento di notorietà a Duronia? Sembra che glielo abbia chiesto il pilota dell'elicottero, il duroniese Tonino Berardo, che aveva avvertito della sua iniziativa il sindaco, Adelmo Berardo (non è noto se parente del pilota) e che ha anche un'anziana zia, Severina Ricciuto, in una casa di riposo locale.
Il sindaco, che in realtà non ci sperava, ha definito l'accaduto "un piccolo miracolo".

In realtà, anche Duronia e i suoi tanti figli sparsi nel mondo hanno in qualche modo contribuito a diffondere in poche ore nel mondo la notizia del forte appello ecumenico lanciato ieri da Benedetto XVI nella sua omelia conclusiva del Congresso Eucaristico.
Come stamattina risulta perfino sul quotidiano "International Herald Tribune" che dedica sì qualche rigo a Duronia, anche con una piccola imprecisione geografica (On its way back to Rome, the helicopter descended toward Duronia, a town near Bari, and Benedict gave a hovering blessing to a crowd gathered on a soccer field...) ma soprattutto sottolinea le parole con cui il Papa ha espresso il suo impegno a "lavorare con tutte le energie alla ricostituzione della piena e visibile unità di tutti i seguaci di Cristo".
E altrettanto oggi fanno innumerevoli mezzi d'informazione, non solo quelli elettronici, dall'Asia all'Africa all'America Latina, sempre ricordando Duronia ma sottolineando regolarmente le parole papali sull'ecumenismo.
Ai primi di maggio, alla Conferenza del Consiglio Ecumenico delle Chiese svoltasi ad Atene, forse non per caso partecipavano per la prima volta 25 membri della delegazione cattolica nominati dal 'Pontificio consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani', guidati dal segretario del Consiglio, monsignor Brian Farrell.
Partito dalla città di San Nicola, le cui reliquie giunsero a Bari dal vicino oriente, quell' elicottero sospeso per qualche attimo nel cielo di Duronia può in qualche modo assomigliare alla navicella latino-americana dell'ecumenismo sospesa sul mondo che caratterizza oggi la pagina della MISNA.

[Modificato da Ratzigirl 03/06/2005 14.32]

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