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Ratzigirl
Wednesday, November 16, 2005 12:11 AM
eheheheh
Le foto ormai dilagano un po' ovunque!!!
Ratzigirl
Wednesday, November 16, 2005 7:31 PM
Il ricordo del sacerdote che l’accolse a Busseto

A Busseto il ricordo di tanti è corso al marzo del 1993, quando l'allora cardinale era stato in visita alla città di Verdi. Dopo essere stato a Fidenza, Joseph Ratzinger era giunto a Busseto accompagnato dall'allora vescovo di Fidenza monsignor Carlo Poggi, dal cardinale Luigi Poggi ed era stato accolto da don Tarcisio Bolzoni e dal sindaco Carduccio Pedretti.
In occasione di questa sosta bussetana, Ratzinger aveva fatto visita alla biblioteca della Fondazione Cassa di Risparmio di Parma che gli era stata dettagliatamente illustrata dal suo direttore, il professor Corrado Mingardi che, in onore dell'alto prelato, aveva anche allestito una speciale mostra di autografi verdiani e di opere rare fra cui incunaboli ed edizioni di Bodoni.



“Un uomo cordiale, gentile e molto curioso”

Una visita, quella del nuovo Papa, che ancora oggi è molto ricordata nella città di Verdi e che, dopo l'elezione a Sommo Pontefice, ha assunto un significato ancora più grande e speciale. A Bussato, Ratzinger si era fermato per circa tre ore prima di spostarsi, in serata, a Fidenza dove, in cattedrale, aveva presentato il Catechismo della Chiesa Cattolica. Grande interesse lo aveva poi mostrato per l’insigne chiesa collegiata di San Bartolomeo Apostolo, per la sua sagrestia, le sue preziose argenterie, i suoi tesori ed i suoi paramenti. Don Tarcisio Bolzoni ne ha ricordato “il fare molto misurato, coridale e gentile, senza dare eccessiva confidenza, molto aperto intellettualmente e molto curioso di conoscere ciò che gli venita illustrato”.
In merito alla sua nomina a Papa Don Bolzoni l'ha definita “una scelta indicatissima e chiara da parte dei cardinali” definendo importante anche la continuità col precedente pontificato perché “la fede della chiesa è continua”. “Dopo la sua omelia in occasione dei funerali di Giovanni Paolo II – ha proseguito Don Bolzoni – si è capito benissimo che sarebbe stato quanto mai indicato come nuovo Papa. Inoltre, in occasione della sua prima messa celebrata nella Cappella sistina, di fronte ai cardinali elettori, il nuovo Papa ha fatto un grande discorso sulle prospettive della Chiesa e, di fatto ha anche risposto alle stupide critiche che qualcuno gli aveva rivolto dopo la messa celebrata al lunedì mattina prima dell'inizio del Conclave. Si è dimostrato in perfetta continuità con quanto previsto dal Concilio Vaticano - ha concluso - e penso anche che se Papa Giovanni II per ben cinque volte gli ha respinto le dimissioni dall'incarico al quale era stato chiamato c'era una chiara indicazione sulla sua figura”.

Ratzigirl
Saturday, November 19, 2005 12:09 PM
Italiani promossi, austriaci bocciati, brasiliani...
I vescovi sotto esame

E a ciascuno il papa dà il voto. Ai vescovi dell’Austria ha ingiunto di “cambiare rotta”. Mentre a quelli del Brasile ha dato una chance in più: andrà lui stesso a rincuorarli. Al santuario dell’Aparecida

18 novembre 2005 –


Ogni volta che i vescovi, da soli o in gruppo, incontrano Benedetto XVI, hanno capito che devono essere preparati a tutto: a elogi, a rimproveri, a sorprese.

Un elogio collettivo è ad esempio quello che il papa ha tributato alla conferenza episcopale italiana.

Lunedì 14 novembre Benedetto XVI ha rivolto un messaggio ai più di duecento vescovi della conferenza episcopale italiana, riuniti in assemblea generale ad Assisi. E sul finire ha detto:

Desidero dirvi che apprezzo grandemente il puntuale discernimento e l’impegno unitario con cui aiutate le vostre comunità e l’intera nazione italiana ad agire sempre per il vero bene delle persone e della società. Vi incoraggio a proseguire su questa strada con serenità e coraggio, per offrire a tutti la luce del Vangelo e le parole di Colui che è via, verità e vita (cfr Gv 14, 6) per noi e per il mondo”.

Nelle parole del papa traspariva – tra l’altro – il suo giudizio positivo per la campagna condotta dai vescovi italiani, guidati dal loro presidente Camillo Ruini, in difesa dell’inviolabilità di ogni essere umano fin dal primo istante di vita. Campagna culminata lo scorso 12 giugno con la sconfitta di quattro referendum mirati a legalizzare la selezione e l’eliminazione degli embrioni umani.


* * *

Pochi giorni prima, invece, altri vescovi, quelli dell’Austria, hanno avuto dal papa non elogi, ma severi rimproveri.

Il 5 novembre, ricevendo i vescovi austriaci che erano stati da lui ad uno ad uno in visita “ad limina apostolorum” – come i vescovi di ciascuna nazione sono tenuti a fare ogni cinque anni – e tirando le somme dei colloqui, Benedetto XVI ha ingiunto loro, letteralmente, di “cambiare rotta.

Per cominciare, il papa li ha sollecitati a “guardare con coraggio negli occhi la realtà, senza che l'ottimismo, dal quale sempre siamo trainati, possa rappresentare un ostacolo per chiamare le cose con il loro nome in tutta oggettività e senza abbellimenti”.

Poi li ha richiamati al fatto “doloroso” che “il processo di secolarizzazione attualmente sempre più significativo per l'Europa non si è fermato neanche davanti alle porte della cattolica Austria. L'identificazione con l'insegnamento della Chiesa scema in molti fedeli e con ciò si perde la certezza della fede e viene meno il timore reverenziale per la legge di Dio”.

Dopo di che ha chiesto: “Dunque, che cosa possiamo fare?”. E ha risposto:

Da un parte è necessaria la confessione chiara, coraggiosa ed entusiasta della fede in Gesù Cristo che vive anche qui e oggi nella sua Chiesa e nel quale, secondo la sua essenza, l'anima umana orientata a Dio può trovare la sua felicità. Dall’altra, sono necessarie numerose misure missionarie, piccole e grandi, che dobbiamo prendere per apportare un cambiamento di rotta”.

Da lì in avanti l’intemerata non ha avuto più freni:

“Come ben sapete la confessione della fede fa parte dei primi doveri del vescovo. ‘Non mi sono sottratto – dice san Paolo a Mileto ai pastori della Chiesa di Efeso – al compito di annunziarvi tutta la volontà di Dio” (At 20, 27). È vero che noi vescovi dobbiamo agire con ponderazione. Tuttavia questa prudenza non deve impedirci di presentare la Parola di Dio in tutta chiarezza, anche quelle cose che si ascoltano meno volentieri o che suscitano certamente reazioni di protesta e derisione. Voi, cari fratelli nell'episcopato, lo sapete bene: esistono temi, relativi alla verità di fede e soprattutto alla dottrina morale, che nelle vostre diocesi non sono presenti in maniera sufficiente nella catechesi e nell'annuncio e che, a volte, ad esempio nella pastorale giovanile delle parrocchie o delle unioni, non vengono affrontati affatto o non nel senso chiaro inteso dalla Chiesa. Rendendo grazie a Dio non è sempre così ovunque. Tuttavia, forse i responsabili dell'annuncio temono qui e lì che le persone possano allontanarsi se si parla troppo chiaramente. Tuttavia, in generale l'esperienza dimostra che accade proprio il contrario. Non fatevi illusioni! Un insegnamento cattolico che viene offerto in maniera incompleta, è una contraddizione in sé e non può essere fecondo nel lungo periodo. L'annuncio del Regno di Dio va di pari passo con l'esigenza di conversione e con l'amore che incoraggia, che conosce il cammino, che insegna a capire che con la grazia di Dio anche ciò che sembra impossibile diviene possibile. Pensate come, poco a poco, l'insegnamento della religione, la catechesi ai vari livelli e la predicazione possono essere migliorate, approfondite e per così dire completate! Utilizzate, per favore, con zelo il “Compendio” e il “Catechismo della Chiesa Cattolica”! Fate in modo che i sacerdoti e i catechisti adottino questi strumenti, che vengano spiegati nelle parrocchie, nelle unioni e nei movimenti e che vengano utilizzati nelle famiglie come importanti letture! Nell'incertezza di questo periodo storico e di questa società, offrite agli uomini la certezza della fede completa della Chiesa! La chiarezza e la bellezza della fede cattolica sono ciò che rendono luminosa la vita dell'uomo anche oggi! Questo in particolare se viene presentata da testimoni entusiasti ed entusiasmanti”.

Insomma, se Benedetto XVI ha richiamato con parole così pressanti i vescovi austriaci a dare una “testimonianza chiara, pubblica e risoluta” è evidentemente perché riteneva tale richiamo doveroso ed urgente. Joseph Ratzinger conosce molto bene l’Austria, a metà strada tra la sua Baviera e l’Italia.


* * *

Ma oltre agli elogi e ai rimproveri, Benedetto XVI riserva ai vescovi anche grosse sorprese.

La più inaspettata ha lasciato senza parole, lo scorso 14 ottobre a Roma, lo stato maggiore dei vescovi dell’America Latina.

Si era a metà del sinodo sull’eucaristia, e quel giorno, in una pausa dei lavori, il papa incontrò i cardinali Francisco Javier Errázuriz, arcivescovo di Santiago del Cile e presidente del Consiglio Episcopale Latino Americano, Pedro Rubiano, arcivescovo di Bogotá, Cláudio Hummes, arcivescovo di San Paolo del Brasile, e Jorge Mario Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires.

Argomento del colloquio era la prossima conferenza generale del CELAM, la quinta dopo le precedenti di Rio de Janeiro del 1955, di Medellín del 1968, di Puebla del 1979 e di Santo Domingo del 1992.

La conferenza era già fissata per il 2007, ma restavano ancora da decidere il luogo e la data precisa. I quattro vescovi erano pronti a tenerla a Roma, per avere assicurata la presenza del papa ai lavori.

Ma Benedetto XVI disse loro all’improvviso: “Si terrà in Brasile”, e subito chiese quale fosse il più venerato santuario mariano di quel paese. “L’Aparecida”, risposero. E il papa: “In Brasile, all’Aparecida, in maggio. Io ci sarò”.

La sorpresa, per i quattro cardinali, fu totale. E così per i dirigenti della curia vaticana, con nessuno dei quali il papa aveva discusso la cosa. A indurre Benedetto XVI a optare per il Brasile sarebbero state le cose dette in sinodo, pochi giorni prima, dal cardinale Hummes:

“In Brasile i cattolici diminuiscono in media dell'1 per cento all'anno. Nel 1991 i brasiliani cattolici erano circa l'83 per cento, oggi, secondo nuovi studi, sono appena il 67 per cento. Ci domandiamo con angoscia: fino a quando il Brasile sarà ancora un paese cattolico? In conformità con questa situazione, risulta che in Brasile per ogni sacerdote cattolico ci sono già due pastori protestanti, la maggior parte delle Chiese pentecostali. Molte indicazioni mostrano che lo stesso vale quasi per tutta l'America Latina e anche qui ci domandiamo: fino a quando l'America Latina sarà un continente cattolico?”.

Ma anche la scelta dell’Aparecida lasciò senza parole i quattro cardinali. Quel santuario è sì il più frequentato del Brasile, ma si trova in una zona isolata dello stato di San Paolo e manca delle strutture capaci di ospitare un congresso continentale di grosse dimensioni.

Nessuno dei quattro cardinali osò però obiettare. Il papa aveva deciso e le sue ragioni erano fin troppo evidenti. A lui sta a cuore una vigorosa ripresa della fede cattolica nel continente latinamericano e a questo fine i simboli contano moltissimo.

Per costruire un centro congressi nella spianata dell’Aparecida c’è tempo fino al maggio 2007.



[EVVIVA IL PAPA CHE SI FA VALERE!!!!!!! ]
Sihaya.b16247
Saturday, November 19, 2005 10:38 PM
Re: Italiani promossi, austriaci bocciati, brasiliani...

Scritto da: Ratzigirl 19/11/2005 12.09
I vescovi sotto esame
[EVVIVA IL PAPA CHE SI FA VALERE!!!!!!! ]



W IL PAPA!!!
Paparatzifan
Saturday, November 19, 2005 11:02 PM
Re: Italiani promossi, austriaci bocciati, brasiliani...

Scritto da: Ratzigirl 19/11/2005 12.09
I vescovi sotto esame

“In Brasile i cattolici diminuiscono in media dell'1 per cento all'anno. Nel 1991 i brasiliani cattolici erano circa l'83 per cento, oggi, secondo nuovi studi, sono appena il 67 per cento. Ci domandiamo con angoscia: fino a quando il Brasile sarà ancora un paese cattolico? In conformità con questa situazione, risulta che in Brasile per ogni sacerdote cattolico ci sono già due pastori protestanti, la maggior parte delle Chiese pentecostali. Molte indicazioni mostrano che lo stesso vale quasi per tutta l'America Latina e anche qui ci domandiamo: fino a quando l'America Latina sarà un continente cattolico?”.

[[EVVIVA IL PAPA CHE SI FA VALERE!!!!!!! ]


Non mi meraviglia... Il modo di celebrare la Messa dei brasiliani (tranne qualche eccezione e sono testimone perché nei miei viaggi a quella nazione sono andata molte volte a Messa da Nord a Sud del Paese) sembra piuttosto un rito pentecostale. Quindi penso che per i brasiliani è lo stesso la Messa cattolica e le celebrazioni protestanti. A volte io facevo fatica a distinguere!!!!
Ratzigirl
Monday, November 21, 2005 1:38 AM
Cronaca incontro Berlusca-Ratzinger
PRIMA VISITA IN VATICANO DI BERLUSCONI A PAPA RATZINGER

Silvio Berlusconi, accompagnato, tra gli altri, dai sottosegretari Gianni Letta e Paolo Bonaiuti, è giunto in Vaticano alle 10,50. Accolto dal prefetto della Casa pontificia monsignor James Harvey, quindi è entrato nel Palazzo apostolico dove è stato ricevuto da Benedetto XVI. Il colloquio è durato 34 minuti, quasi un record. Particolarità di questa udienza: la presenza del sottosegretario Gianni Letta per tutto il tempo della conversazione.

CONCORDATO - Nel corso del colloquio «è stata stata riaffermata la comune volontà di collaborazione fra le Parti, nel solco dei Patti Lateranensi». Lo afferma il vice direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Ciro Bendettini, sottolineando che nell'incontro «vi è stato uno scambio di opinioni sui problemi bilaterali fra Stato e Chiesa in Italia». «La visita del Capo del Governo Italiano - si legge ancora nella dichiarazione di padre Bendettini - ha poi permesso alcune reciproche informazioni sull'attuale situazione internazionale».

L'UDIENZA - Il Papa ha atteso Berlusconi nella biblioteca privata, accogliendolo a braccia aperte: «Signor presidente buongiorno, benvenuto», ha detto Benedetto XVI. Poi, davanti ai scattare dei flash ha aggiunto: «Si comincia con le fotografie». Berlusconi ha ricordato di essere già stato nella biblioteca per l'incontro con Giovanni Paolo II «quasi cinque anni fa», ribadendo che invece era «la prima volta» con Ratzinger. Il Papa si è poi avvicinato alla scrivania, dove è avvenuto il colloquio, e ha spostato personalmente la poltrona per mettersi di fronte a Berlusconi, faccia a faccia, di lato del tavolo. Prima della chiusura delle porta, ai due si è aggiunto anche il sottosegretario Letta.

Al momento della presentazione della delegazione della presidenza del Consiglio, il primo ad essere presentato al Papa è stato Paolo Bonaiuti: a Berlusconi che raccontava l'attività di relazioni con l'informazione del sottosegretario, il Papa ha risposto, «Lo conoscono tutti». Lo scambio dei regali ha concluso l'udienza, che si è svolta in un clima decisamente sereno: al Papa è stato donato un crocefisso di ebano alto 45 centimetri, con un Cristo in avorio di 35 centimetri, di manifattura francese dell'Ottocento, che con un piccolo lapsus Berlusconi ha fatto risalire al 700. A tutta la delegazione italiana, poi, le medaglie o i rosari del pontificato. Il premier ha chiesto un rosario in più per sua madre, Rosa Bossi. Infine, Berlusconi è stato ricevuto dal segretario di Stato, cardinal Angelo Sodano.

Ratzigirl
Friday, November 25, 2005 11:26 PM
I Vescovi spagnoli invitano il Papa a visitare il loro Paese nel luglio 2006

Ricardo Blazquez

In occasione dell’Incontro Mondiale delle Famiglie e del quinto centenario della nascita di San Francesco Saverio

MADRID, venerdì, 25 novembre 2005


I Vescovi spagnoli hanno inviato una lettera a Benedetto XVI invitandolo a visitare il loro Paese nel luglio prossimo in occasione dell’Incontro Mondiale delle Famiglie e del quinto centenario della nascita di San Francesco Saverio, patrono delle missioni.

La lettera, che porta la data di questo venerdì ed è firmata dal Vescovo Ricardo Blázquez, Presidente della Conferenza Episcopale Spagnola, è stata pubblicata al termine dell’Assemblea Plenaria dei Vescovi svoltasi nella capitale del Paese.

“La celebrazione a Valencia del quinto Incontro Mondiale delle Famiglie, nei primi giorni del mese di luglio del 2006, è, senza alcun dubbio, un’occasione privilegiata per l’evangelizzazione della famiglia, la quale, pur se deve affrontare ai giorni nostri tante difficoltà, rimane un santuario di vita e di speranza e un luogo privilegiato della trasmissione della fede alle nuove generazioni”, afferma nella sua lettera il Vescovo di Bilbao.

“Da parte sua, il quinto Centenario della nascita di San Francesco Saverio, patrono delle missioni, è l’occasione per un nuovo impulso dell’annuncio di Gesù Cristo ai popoli”, ha aggiunto.

L’“Anno Saveriano”, in onore del missionario gesuita evangelizzatore dell’Estremo Oriente vissuto tra il 1506 e il 1552, inizierà ufficialmente in Vaticano con il Concerto di Natale, il 3 dicembre, dedicato in questa occasione proprio a promuovere le “Missioni d’Oriente”.

Il 18 novembre scorso, nel ricevere il Premio Brajnovic per la Comunicazione conferito dall’Università della Navarra, Joaquín Navarro-Valls, Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha affermato che era ancora prematuro parlare di un possibile viaggio del Papa al castello di Saverio in Navarra, vicino Pamplona, dove è nato il Santo.

Allo stesso tempo, il portavoce ha riconosciuto l’importanza che potrebbe avere questo viaggio, perché “la figura di Francesco Saverio ha una dimensione se non universale almeno molto proiettata verso l’Oriente, e questa è una dimensione molto interessante da considerare”.

Il portavoce ha anche rivelato che in questo momento si sta decidendo il calendario definitivo delle attività del Papa per il 2006, inclusi i viaggi.

Ratzigirl
Saturday, November 26, 2005 7:41 PM
PAPA: PREVISTA PER DICEMBRE LA VISITA ALLA SUA VECCHIA PARROCCHIA
''La notizia ufficiale della visita del Santo Padre nella nostra parrocchia mi e' stata comunicata sabato 25 settembre, ma cosi', assolutamente per caso, l'estate scorsa avevo gia' incontrato Benedetto XVI in Val d'Aosta, dove vado tutti gli anni in vacanza, vicino alla funivia per il Monte Bianco, e li', in quell'occasione, mi ha promesso che sarebbe venuto da noi'': con queste parole ed un sorriso che tradisce grande gioia e un pizzico di commozione, don Enrico Pomili, parroco di Santa Maria Consolatrice racconta il momento in cui, anche ''in via informale'', ha saputo che Joseph Ratzinger visitera' come prima parrocchia romana proprio la sua. Nel popoloso quartiere di Casalbertone, a sud della capitale, una festa ''senza precedenti'', spiega ancora don Enrico, ha accolto la notizia della visita del Papa il prossimo 18 dicembre quando proprio il parroco l'ha diffusa dall'ambone durante una messa domenicale. E fervono in parrocchia intanto i preparativi in attesa dell'arrivo del Pontefice che conosce i parrocchiani di Casalbertone perche' proprio in questo quartiere, dal '77 al '93, Joseph Ratzinger ha ricoperto l'incarico di cardinale titolare. ''Ancora non sappiamo come lo accoglieremo - aggiunge don Enrico che sul volto non nasconde un sorriso a tratti soddisfatto - ma sicuramente ci stiamo preparando''. Il parroco di Santa Maria Consolatrice, sembra, per il momento, non voler svelare cosa accadra' il 18 dicembre. Certamente tutta Casalbertone scendera' in strada: ''arriveranno 4-5 mila persone'', dice don Enrico allargando le braccia come quasi per volerli contenere tutti questi fedeli. ''E arriveranno anche dalle zone vicine. E poi ci saranno quelli che vivevano qui un tempo ma che ancora sono legati alla nostra parrocchia, tutti per salutare il Pontefice''. Don Enrico ci tiene pero' a sottolineare che ''non e' arrivata da noi la richiesta di essere la prima parrocchia, non abbiamo dato nessuno stimolo in tal senso. Siamo stati scelti e questo dimostra un atto di grande attenzione e di affetto che il Papa ha nei confronti di questa parrocchia e dei suoi parrocchiani''. Il parroco di Santa Maria Consolatrice ha ancora un vanto per se e per i fedeli che ogni giorno incontra nella sua chiesa. ''Quando al 24 aprile c'e' stata la messa di incoronazione di Joseph Ratzinger - dice soddisfatto - io ero a San Pietro, scelto in rappresentanza dei sacerdoti, in mezzo ad un rappresentante dei cardinali, dei vescovi, di un religioso e di una religiosa, a salutare Benedetto XVI come gesto di obbedienza''. Don Enrico non vuole rivelare cosa gli ha detto il Pontefice quando sul sagrato di San Pietro si e' inginocchiato davanti al Papa.Per ora.
rosa22253
Saturday, November 26, 2005 10:12 PM
Re: Re: "commemorazione" a Pentling dopo l'elezione

Scritto da: rosa22253 14/11/2005 13.19


Ho letto l'articolo che è bello e interessante. Sono cinque pagine da tradurre. Lo farò, vi prego però di avere un po' di pazienza.



Ecco la traduzione. Mi scuso sin d'ora per gli errori che senz'altro vi troverete. (Spero almeno di essere riuscita ad esprimere i pensieri dell'allocutore )

Allocuzione in onore del concittadino Joseph Ratzinger in occasione della sua elevazione a Papa Benedetto XVI nella riunione pubblica del consiglio comunale di Pentling il 27 aprile 2005

Di Wolfgang Beinert

Ricordi di un concittadino di Pentling, di Joseph Ratzinger, da ben una settimana Papa Benedetto XVI: quando si è stato legato a lui come allievo, collega, accompagnatore sacerdotale, concittadino vengono in mente molti fatti, parole ed eventi. Quando, alla fine degli anni sessanta il professore di dogmatica di Tubinga – quasi per fuggire alla rivoluzione studentesca – veniva dal Neckar al Danubio, abitava con la sorella Maria dapprima nella via Hölkeringer. I suoi assistenti e dottorandi si sono diligentemente occupati a traslocare libri. Qualche anno dopo poteva traslocare nella piccola casa nella Bergstrasse. Era convinto che sarebbe stata l'ultima stazione della sua vita, l'ultimo trasloco dopo tanti anni di peregrinazione professorale. "Ero convinto di aver svolto l'opera di tutta una vita e di poter sperare di finire i miei giorni in tranquillità." (Discorso il 25.4.2005). Così fece trasferire i genitori da Traustein al cimitero di Ziegetsdorf. Quello di Pentling non esisteva ancora.

Spesso il titolare di cattedra invitava i suoi assistenti al nuovo domicilio per prendere il caffè o per cena, per chiacchierare, per discutere su questioni universitari e soprattutto per dedicarsi al discorso teologico. In una splendida, mite serata d'estate eravamo seduti in giardino e ci godevamo l'imparagonabile panorama di Pentling. Allora la vista sulla valle del Danubio era ancora in gran parte libera. Maria era in cucina e preparava la cena. Ad un tratto si sentivano dei rumori sotto i cespugli ed arrivò il gatto macchiato bianco e nero. Lo conoscevo bene. Apparteneva ad una famiglia del vicinato – non siamo mai riusciti a sapere esattamente di chi fosse – e visitava spesso e volentieri i fratelli Ratzinger. Qui trovava due delle cose più importanti nella vita di un gatto: le coccole del patrone e il latte offerto dalla patrona. Oggi però la cosa era diversa: il gatto portava nella bocca un topolino morto e lo deposito con sguardo languido davanti a Ratzinger. Questi lo prese coraggiosamente per la coda e sparì in direzione cucina, dove si fermò piuttosto a lungo di modo che mi venivano certi dubbi. Finalmente tornò e poco dopo Maria chiamava a tavola. Ci serviva un'ottima cena - senza carne.

Si dice che gli animali domestici abbiano un istinto infallibile per l'essere umano. Si sa anche che per un gatto depositare un topo – la cosa più preziosa che conoscono - ai piedi di un uomo è il massimo della devozione. Questo gatto nero aveva guardato nell'anima di Ratzinger? Allora era un caso fortunato. Ci sono poche le personalità tanto fraintese come lui anzi, lo è ancora. Cosa non si è potuto leggere tutto nell'ultima settimana: Panzerkardinal, Rottweiler, Papa-Ratzi, Papa Peppino (Papst Sepp), gran inquisitore, esempio del conservatorismo e del reazionarismo. Il appellativo più subdolo l'ho letto in un giornale italiano: pastore tedesco. Chi è però veramente quest'uomo? Molti di noi lo hanno incontrato negli ultimi trent'anni qui nel paese – passeggiando, durante la messa, durante le festività dei pompieri. Qualcuno pensa alle sue omelie acuminate ai tempi quando celebrava regolarmente le messe nella nostra chiesa filiale. Tutti abbiamo conosciuto una persona molto umile, discreta, quasi timida. Però in quanti possono dire, lo conosco?

Se posso osare una risposta mi vengono in mente due eventi che si situano nel periodo anteriore di Pentling, cioè che hanno avuto luogo in Tubinga e Basilea. Nel 1967, nella vecchia città universitaria di Württemberg, si festeggiavano i 150 anni della nuova fondazione cattolica della facoltà teologica. Una tale facoltà era esistita sin dalla fondazione dell'università, ma durante il periodo della riformazione era diventata protestante. Le festività erano cominciate con un atto accademico solenne. I professori erano vestiti con un talare di velluto con la guarnizione viola dei teologi. Erano preceduti dai bidelli, impiegati vestiti in modo medioevale con dei preziosi bastoni cerimoniali. Il rettore portava la pesante collana d'oro del suo ufficio. Così anche il decano, solo che la sua collana era più piccola. Allora Il decano era Joseph Ratzinger. La sera i professori avevano invitato gli studenti ad un rinfresco. Il decano aveva offerto una botte di birra bavarese e ora dovette mettere la spina. Gli studenti erano scettici. Questo andava certo oltre le capacità di questo professore esile che dava l'impressione di vivere un po' fuori del mondo. Uno studente vicino a me disse: "Ci rimarrà al massimo la metà. Il resto andrà perso per terra". Il decano si metteva un grembiule – e con esattamente due colpi precisi mise a posto la spina. Veniva il dubbio che Ratzinger, durante i suoi studi a Monaco, avesse lavorato occasionalmente sulle "Wiesen".

Perché racconto questo? Quest'aneddoto mi sembra caratteristico per come viene giudicato Ratzinger. Nessuno credeva in lui. Prima sembrava troppo molle, poi troppo duro, poi tropo incomprensibile, poi troppo ingenuo per essere all'altezza delle esigenze del tempo. Tuttavia, ad arrivare a delle convinzioni erronee di questo tipo sono sempre e solo i superficiali. Poco dopo questi festeggiamenti, i seminaristi post-graduati in dogmatica di Tubinga fecero visita a Karl Barth (1886-1968) a Basilea. Questi fu uno dei più importanti teologi del 20° secolo, evangelico-riformato, noto per le sue profonde riflessioni sulla Sacre Scritture. Da quasi quarant'anni stava scrivendo la sua "dogmatica della chiesa" che era arrivata al trentesimo tomo, ma ancora lungi dall'essere terminata. Barth, nel frattempo, era invecchiato. I suoi studenti dissero che non sarebbe morto prima che la "Dogmatica" fosse finita, poiché Dio voleva finalmente sapere chi egli fosse e sperava di apprenderlo dalle scritture di Barth. Ora, insieme al nostro insegnante, desideravamo vederlo e sentirlo ancora una volta e di discutere con lui. Siamo rimasti delusi. Il vecchio studioso ha semplicemente capovolto la posizione. Era lui a voler sapere dal suo giovane collega cosa pensava! Questo però noi lo sapevamo già dal seminario. Barth invece capiva benissimo: aveva di fronte un degno teologo che pensava cose nuove e diceva cose inaspettate che facevano brillare le cose tramandate in una nuova luce.

Chi allora è Joseph Ratzinger, ora Benedetto XVI? Per dirlo subito: è una personalità sorprendentemente ricca di mirabili doti sia intellettuali sia umane. Ha molte sfaccettature e non si sa mai bene con quale si ha a che fare al momento. Tuttavia non sembra impossibile trovare un accesso, una chiave per penetrare nel ricco mondo di Ratzinger. Ora naturalmente non può e non deve essere emesso alcun psicogramma che sia anche solo lontanamente completo. Tuttavia si possono dare indicazioni per far comprendere, fino ad un certo punto, la sua vita e il suo pensiero. Si possono almeno far vedere alcune radici dalle quali prende forza vitale.

In primo luogo è senz'altro da ricordare la sua solida religiosità del tipo bavarese tradizionale. E' già quasi luogo comune parlare della sua intelligenza brillante e della sua grande spiritualità. Questo hanno fatto quasi tutti i suoi laudatori negli ultimi giorni. Quasi nessuno però vede che dietro tutto questo, e comprendo tutto, sta questa semplice cattolicità contadina che prega il rosario senza incertezze, accende i ceri sotto l'immagine della Vergine e si rifugge nella bontà di Dio senza porsi domande. Se abbiamo visto qualche giorno fa il nuovo Papa rilassato e con calma sorridente poco dopo che il peso più grosso che ci si possa immaginare gli era stato calato sulle spalle: ecco dove si trova la spiegazione.

Tuttavia questa religiosità è tutt'altro che ingenua. Ha tratto la sua intensità dal profondo interesse del giovane teologo per Agostino, il che determina la sua vita fino ad oggi. Agostino, insieme a Paolo di Tarso e Tommaso d'Aquino il teologo più importante della Chiesa, è anche uno dei più grandi santi. Ha vissuto in un periodo di transizione. È morto nel 430 quando i goti sotto Alarico hanno assediato Hippo, la sua città vescovile. Nel contempo era molto dotato come guida spirituale. Ratzinger è sempre stato affascinato da questo: un vescovo che è ugualmente teologo, un pastore che si prende cura del suo gregge e che cerca di penetrare nelle profondità di Dio. Sono tre i tratti del profilo teologico del padre della Chiesa che hanno avuto influenza su di lui. In primo luogo la misticità di Cristo. Agostino era un assiduo cercatore di Dio, cosciente del fatto che noi viviamo in Cristo e che tramite lui troveremo la strada che porta a Dio. Invito a fare il paragone con l'omelia di Benedetto XVI il 24 aprile durante il suo insediamento, con cui fece un riferimento appassionato al Risorto. Qui si riscontra anche un'evidente differenza con Giovanni Paolo II, la cui enciclica d'insediamento cominciava con le parole da programma "Redemptor hominis" – che fa sempre riferimento a Cristo, ma soprattutto come "salvatore degli uomini". Difatti, il suo pensiero centrale è: "La prima via della Chiesa è l'uomo". Di conseguenza Maria ha un ruolo centrale nella sua spiritualità come esempio dell'uomo salvato. Il suo successore invece inizia per così dire dall'alto, dal Signore che, secondo Agostino, è visto soprattutto come Christus totus, tutto il Cristo, cioè come capo della Chiesa. E poiché il capo è risorto, lo è anche il corpo. In mezzo alla crisi della Chiesa, spesso scongiurata ed eloquentemente lamentata anche da lui, Ratzinger può dichiarare in modo audace che la Chiesa è viva, che è giovane e che è dei giovani. Giovanni Paolo e Benedetto qui si incontrano nel loro impegno missionario per l'uomo; diversi - nella vastità del cattolicesimo – è solo l'approccio. La concentrazione della teologia di Ratzinger sulla Chiesa è il secondo approccio principale influenzato da Agostino. "Casa e popolo di Dio secondo Agostino" era precisamente il titolo della dissertazione. Come terzo punto vorrei citare la tendenza platonico-dualistica costante del pensiero che era proprio di Agostino. Come detto già prima, era grazie agli eventi di Tubinga dell'anno 1968, cioè alla rivolta degli studenti, che Ratzinger è diventato concittadino di Pentling. Allora il mondo dell'ordine, della legge, dell'equilibrio del pensiero sembrava spaccarsi. In un tale caos sembrava non esserci più spazio per il giovane studioso - formatosi all'idea dell' ordo di Agostino che ha anche una certa importanza per Bonaventura, il protagonista del lavoro d'abilitazione - che con gratitudine accolse l'occasione per andare a Ratisbona, cioè per trasferirsi nel nostro comune. Il padre della Chiesa aveva scritto il suo libro più importante e influente vivendo il crollo del mondo antico. Il titolo: "De civitate Dei" (Lo stato di Dio). Vede il mondo come lo scenario di una gigantesca lotta tra Dio e Satana nella quale tutti gli uomini devono prendere posizione e trovare la propria salvezza. Ratzinger l'ha fatto – e non c'è bisogno di domandare per quale parte ha deciso.

Da quella decisione risulta quel pessimismo e anche quella severità a volta rigorosa e inflessibile di cui si è accusato in seguito soprattutto il "custode della fede", il prefetto della congregazione per la dottrina della fede. Quando vedeva minacciato i fondamenti basilari del cristianesimo, nella Chiesa come nella società, quell'uomo normalmente gentile-aperto-bonaccione-umile sapeva dimostrare ferrea determinazione. Tuttavia a questa si sentiva dovuto, per non dire costretto, già a causa della sua funzione alla quale l'aveva chiamato il papa. Quando uno però ha a che fare d'ufficio con il male, il distruttivo, il corrotto è inevitabile che sopravvengono a volte pensieri di rassegnazione. In questo contesto è da collocare la resistenza che non veniva solamente dalla sua patria, come a volte si sente dire, e che creava dei problemi al cardinale.

Assolutamente da menzionare è una terza fonte di vita o radice vitale del nuovo papa: il suo essere avvolto nei legami famigliari. Lo abbiamo visto come uomo piuttosto introverso che in qualche modo sembrava avere difficoltà con le amicizie. Eppure non è per niente poco socievole. Il luogo, comunque, in cui trova spazio il suo intimo comunicare è la famiglia, cioè fino alla sua morte nel 1991 sua sorella e ancora oggi suo fratello Georg. Joseph veniva a Pentling appena gli era possibile. Visitava la tomba dei genitori, in cui anche la sorella ha trovato l'ultimo riposo, regolarmente e di sicuro nel periodo del giorno dei morti, come è buona consuetudine bavarese. Tutto il mondo ha avuto sentore di quest'intimità familiare nella reazione del fratello maggiore alla nomina di Joseph. Nel frattempo, le prime fotografie ci fanno vedere un Santo Padre che dimostra e celebra la sua paternità spirituale e famigliarità in modo disinvolto e sereno. Non poterlo più fare qui in Pentling é certamente una parte del fardello da lui deplorato che comporta questo massimo incarico.

Ciò non ha avuto influenza sui cardinali durante il breve conclave della settimana scorsa. Non sappiamo quali erano le ragioni decisive perché dessero il loro voto a questo confratello non incontrastato neanche tra le proprie schiere. Se si può dare credito alle informazioni, i voti erano assai più del necessario per la nomina. In ogni caso sembra che Dio è stato ben consigliato. Durante l'udienza per i pellegrini tedeschi lunedì scorso 25 aprile, il papa disse che intuendo che la "scure" sarebbe caduta su di lui, ha detto al Signore di non fargli questo, che disponeva di persone più giovani e migliori. "Però Dio non mi ha voluto ascoltare". Questa frase non si trova nel testo ufficiale, ma l'ha detto. Come tutti i predicatori anche Ratzinger ha detto ripetute volte che Dio ascolta sì tutte le preghiere, ma non necessariamente nel modo desiderato da chi prega. Adesso lo ha vissuto sulla propria pelle.

E noi ringraziamo Dio per questo. Negli ultimi giorni ho dovuto scacciare l'idea che il cardinale Ratzinger si trovasse ancora in qualche angolo della Cappella Sixtina, afflosciato e dimenticato. Perché l'uomo che è salito sulla loggia di San Pietro aveva sì le sue sembianze, ma era completamente diverso dalla persona alla quale erano appartenuti fin ora. I suoi allievi hanno detto una volta: "Se un giorno al professore dovesse venire voglia di ridere va in cantina". Quel martedì storico però il mondo ha visto un uomo con un sorriso cordiale, allegro, accattivante, aperto e quasi giovanile. E da allora questo sorriso non l'ha più perso. E' radiante. Vince i cuori. Incita a credere che la Chiesa è giovane e che è la Chiesa dei giovani.

Tuttavia: Ratzinger, diventando Benedetto XVI non è affatto cambiato. Cambiato è solo il suo dovere. Il suo nuovo compito non è più quello di indicare il male come quando era "custode della fede" – questo ora toccherà a qualcun altro di fare – ma di annunciare il fatto della salvezza compiuta a Pasqua. E questo corrisponde esattamente al suo essere rimasto radicato a Pentling nell'ambiente della vecchia Baviera. Mi è stato chiesto di far rivivere i ricordi di un cittadino di Pentling. Questo sa un po' di conclusione, di fine, di necrologio. Naturalmente non è più possibile la presenza fisica del Papa nel nostro comune. Tuttavia in senso spirituale rimane cittadino di Pentling. Durante l'udienza di lunedì scorso ha detto ai pellegrini bavaresi presenti e perciò anche a noi: "Camminiamo insieme, siamo uniti. Confido nel vostro aiuto. Chiedo la vostra indulgenza se commetto errori come ogni uomo, o se qualcosa di quello che il Papa deve dire e fare secondo la propria coscienza e secondo la coscienza della Chiesa resta incomprensibile. Chiedo la vostra fiducia. Se rimaniamo uniti, allora troviamo il giusto cammino."

Ricordi di un concittadino di Pentling? No, solamente riconoscimento del nostro grande concittadino che ora ha assunto rilievo storico mondiale. La nostra storia con lui, con noi di Pentling, continuerà anche quando la "papamania" sarà finita e la poco spettacolare vita quotidiana ci prenderà di nuovo, noi qui e a Roma anche lui. Ciò che gli possiamo dare e con cui ci è dato di accompagnarlo, caricando un po' del suo peso da portare anche sulle nostre spalle, è il nostro ragionare critico insieme, la nostra solidarietà concittadina e l'amore fedele nella comunità di Dio. La sua benedizione è assicurata a noi e a Benedetto il "benedetto". In questo modo saremo anche noi una benedizione gli uni per gli altri.

[Modificato da rosa22253 26/11/2005 22.18]

RATZGIRL
Sunday, November 27, 2005 1:10 AM
Grazie!
Bellissima storia...grazie di cuore Rosa!
Ratzigirl
Sunday, November 27, 2005 2:42 AM
gRAZIE!!!!
Rosa hai fatto un lavoro mirabile!!!
Senza contare che l'articolo è stupendo!!!! Un pezzo davvero unico!! Grazie di cuore davvero (purtroppo le cose migliori sono tutte in lingua originale!!!!! ci impegneremo di più a imparare il tedesco, ma tu facci un corso privato!!! )

Grazie ancora!!!!
Ratzigirl
Sunday, November 27, 2005 3:12 AM
Intervista a W. Beinert (23 aprile 2005)


Professore con l’aula stracolma di studenti


Quando Joseph Ratzinger era professore all’Università e docente di Teologia Dogmatica, Wolfgang Beinert era il suo assistente personale, sia a Tubinga che a Ratisbona. Ne seguiva le lezioni, osservava il rapporto che aveva con gli studenti, ne conosceva profondamente il pensiero. «Molti resteranno sorpresi da questo Papa», esclama seduto del suo salotto di Pentling il discepolo di Ratzinger. «Intraprenderà significativi cambiamenti. Darà grande spazio ai vescovi delle Chiese locali, e non sarà un Pontefice centralista. Da professore, in Germania, si è occupato molto di ecumenismo, specie verso il mondo protestante. Quello sarà un altro campo in cui Papa Benedetto XVI lascerà un’impronta importante».
Il professor Beinert ricorda come fu il teologo Hans Küng a chiamare a Tubinga al suo fianco Joseph Ratzinger, quale secondo docente di Dogmatica.

Ripercorre gli anni tumultuosi della contestazione studentesca, che impressionò molto il professor Ratzinger, tanto da portarlo a ricredersi su certe posizioni di cristianesimo liberale che aveva sostenuto al Concilio. Racconta dell’aula magna dell’università di Tubinga strapiena per ascoltare le lezioni di questo brillante pensatore, che insisteva molto sull’estetica della liturgia e sulla forza di una Chiesa che riconosce il primato papale. «In quegli anni della contestazione studentesca, non era facile dire quelle cose – ammette il professor Beinert –. Ma il professor Ratzinger le diceva con un rigore intellettuale ed un’ampiezza di pensiero che lasciava tutti strabiliati».

Professor Beinert, lei è stato assistente del professor Joseph Ratzinger dal 1967 al 1969 a Tubinga e dal 1969 al 1972 a Ratisbona. Cosa ricorda di quegli anni?

Il professor Ratzinger era un docente stimatissimo a Tubinga. Tra il 1967 e il ’68 teneva lezioni sull’introduzione al Cristianesimo – che poi divennero un libro – in un’aula magna stracolma di studenti. Aveva attorno a sé un grande circolo di discepoli. Era molto stimato per il suo intelletto. Ai giovani risultava affascinante per il suo modo di procedere, per il rigore intellettuale, per l’ampiezza del pensiero. Vorrei dire per la sua cattolicità.

Come arrivò ad insegnare all’Università di Tubinga?

Fu il teologo Hans Küng a chiamarlo ad insegnare a Tubinga. Küng aveva la cattedra di Dogmatica e voleva al suo fianco un altro docente di Dogmatica di scuola diversa, con una impostazione più legata alla tradizione, per completare l’insegnamento. Così scelse Joseph Ratzinger. Ricordo che tra i due professori in quegli anni esisteva una amichevole collegialità. Küng aveva un’idea diversa sull’infallibilità del Papa, e su questo con Ratzinger vi erano discussioni».

Perché il professor Ratzinger lasciò Tubinga?
Nel 1968 arrivò a Tubinga la contestazione studentesca, che lì fu particolarmente turbolenta. Lui rimase molto colpito da quei fatti. Ebbe un’impressione negativa. Decise allora di trasferirsi in un’università più tranquilla, meno toccata dai venti della protesta studentesca, e cioè Ratisbona, in cui iniziò ad insegnare nel 1969. Al suo posto arrivò un altro professore, oggi molto noto: il professor Walter Kasper, anche lui divenuto poi cardinale. Furono le vicende della contestazione a far rivedere al professor Ratzinger certe sue posizioni di apertura verso quella che potremmo dire l’ala progressista del pensiero teologico. Per questo si cominciò a parlare di un Ratzinger conservatore. Anche se non è vero.

Lei ritiene che Ratzinger non sia un conservatore?
Direi che è un conservatore dinamico. È cioè un teologo convinto che vadano conservate le radici e la tradizione, senza escluderne le novità. Non si può dire certo che sia un fondamentalista, come qui in Germania alcuni l’hanno definito. Il fondamentalista rimane fisso ai fondamenti, e non si muove di lì. Non mi meraviglierei se avessimo delle sorprese con questo Papa. Rimarranno delusi quanti pensano che non cambierà nulla, come pure – ovviamente – quanti pensano che la Chiesa debba fare un cambio di rotta di 90 gradi.

In base alla sua conoscenza del professor Ratzinger ed ai suoi studi di teologo, dove pensa vedremo le novità maggiori in questo Pontificato?
Da professore ricordo che ha sempre sostenuto che non esiste solo il Papa nella Chiesa, ma un ruolo fondamentale lo svolgono i vescovi. Questo fu il contributo personale che diede alla stesura della “Lumen Gentium”. Non mi stupirei se da Pontefice sviluppasse questo suo pensiero, facendo risaltare lo spazio dei vescovi delle Chiese locali. Non sarà un Papa centralista, Benedetto XVI. In questo credo si discosterà dalla linea di Giovanni Paolo II.

A quali altri cambiamenti potremmo assistere, secondo lei?
Un altro punto in cui potrà lasciare un’impronta sarà il fronte dell’ecumenismo, specie verso il mondo protestante che ha sempre seguito con particolare interesse quando era professore. Giovanni Paolo II da polacco sentiva molto il rapporto con l’ortodossia e la Chiesa di Russia. Benedetto XVI da tedesco sente molto il rapporto con le chiese protestanti.

Qual è la cosa che colpiva di più i giovani dell’insegnamento del professor Ratzinger?
Colpiva il suo fascino, il suo metodo di insegnamento, di analisi. Da una certa tesi riusciva a sviluppare tutte le conseguenze del pensiero, dimostrandone anche i pericoli che potevano derivarne. E questo lo si vede anche nei suoi scritti.
ratzi.lella
Sunday, November 27, 2005 9:24 AM
GRAZIE!!!!
Grazie davvero per la bellezza di questi articoli!
Ratzigirl
Monday, November 28, 2005 6:22 PM
Intervista ad una compagna di corso di Ratzinger
Hilda Brauer, compagna all'università di Joseph Ratzinger,così ricorda il suo compagno di corso"Era straordinariamente sensibile, tutte noi eravamo affascinate da questo suo modo di fare, così distante dall'atteggiamento di tutti gli altri compagni, che cercavano in tutti i modi di adescarci.Lui era molto timido, e quando ci incontravamo nei corridoi salutava con un breve cenno del capo e con una voce molto flebile.Era questa sua timidezza che incuriosiva le ragazze e che lo metteva sotto una luce diversa dagli altri.Nel nostro corso era il più brillante; nessuno era al pari suo, tutta la sua timidezza era soppiantata da una mente agile e straordinariamente attiva.Devo dire che oltre a questo sapeva essere anche molto gentile; ricordo benissimo che un giorno,noi ragazze, ci fermammo a discutere su alcuni temi teologici nel parco, e lui arrivò portando con sè alcuni mazzolini di fiori che aveva preparato per ognuna di noi, un gesto che ci svelò quanta sensibilità si celasse dietro una maschera apparentemente fredda.Fortunatamente eravamo soltanto in tre, quel giorno, altrimenti avrebbe raccolto tutti i fiori del parco! "
(da L'Adige 28 aprile 2005)
Paparatzifan
Monday, November 28, 2005 8:34 PM
Re: Intervista ad una compagna di corso di Ratzinger

Scritto da: Ratzigirl 28/11/2005 18.22
Hilda Brauer, compagna all'università di Joseph Ratzinger,così ricorda il suo compagno di corso"Era straordinariamente sensibile, tutte noi eravamo affascinate da questo suo modo di fare, così distante dall'atteggiamento di tutti gli altri compagni, che cercavano in tutti i modi di adescarci.Lui era molto timido, e quando ci incontravamo nei corridoi salutava con un breve cenno del capo e con una voce molto flebile.Era questa sua timidezza che incuriosiva le ragazze e che lo metteva sotto una luce diversa dagli altri.Nel nostro corso era il più brillante; nessuno era al pari suo, tutta la sua timidezza era soppiantata da una mente agile e straordinariamente attiva.Devo dire che oltre a questo sapeva essere anche molto gentile; ricordo benissimo che un giorno,noi ragazze, ci fermammo a discutere su alcuni temi teologici nel parco, e lui arrivò portando con sè alcuni mazzolini di fiori che aveva preparato per ognuna di noi, un gesto che ci svelò quanta sensibilità si celasse dietro una maschera apparentemente fredda.Fortunatamente eravamo soltanto in tre, quel giorno, altrimenti avrebbe raccolto tutti i fiori del parco! "
(da L'Adige 28 aprile 2005)


Ohhhhhh, che gentiluomo!!!!!
emma3
Tuesday, November 29, 2005 9:37 PM
Ancora sul papa e gli occhiali

Il Papa ama l'eyewear italiano, nonostante le origini tedesche. Lo dimostrano gli occhiali che aveva addosso a bordo della Mercedes che lo stava portando in Quirinale, un paio di Persol che, secondo indiscrezioni, avrebbe comprato un paio d'anni fa, non di più, in un noto negozio d'oculistica romano. La scelta sarebbe caduta istintivamente: l'allora Cardinale Ratzinger, durante una delle sue solite passeggiate del primo pomeriggio, avrebbe notato le lenti.

"E' entrato qui - dichiara Sabrina Bottazzi, allora commessa del negozio che aiutò il futuro Papa nell'acquisto - e ha chiesto il paio che avevamo in vetrina. L'ha provato, è sembrato molto soddisfatto. Era alla mano, semplice. - aggiunge - Chissà se si ricorda di me".

Papa Ratzinger, infatti, ha la passione degli occhiali da sole. Si racconta che ne possieda almeno quattro paia, quelli accumulati nel corso della sua vita. Li tratta con cura da sempre, e non permette a nessuno di provarli: i primi li ha acquistati in Germania, da seminarista; si tratta di un paio di Zeiss con montatura a cerchietti molto semplice. Padre Berndt Hinskopf, uno dei suoi compagni di seminario oggi defunto, ricordava come il giovane Joseph, il ragazzino di Marktl am Inn, accudisse quegli occhiali con la massima attenzione "e succedeva il finimondo, se qualcuno provava a toccarglieli".

Benedetto XVI, però, ama gli occhiali italiani: ha due paia di Persol, uno acquistato nei primi Anni '80 dalle lenti molto scure ("Non mi piace il riflesso di Piazza San Pietro, non ci sono abituato", disse nel 1982 al Cardinale Casaroli durante una celebrazione sul sagrato), e uno di Ray Ban tarati sul sole di Castel Gandolfo, che ebbe a soffrire nelle prime visite estive a Giovanni Paolo II. Anche Papa Wojtyla ebbe a sorridere delle sue passioni: una volta, alla metà degli Anni '90, lo prese bonariamente in giro: "Guarda che tu sei il custode della Verità", gli disse, aggiungendo che "proprio tu, quegli occhiali non dovresti portarli". "Lo so, - pare abbia risposto Ratzinger - ma è anche vero che con questi certi peccati si vedono di meno".

Antonino D'Anna (tratto da Libero news)

Ratzigirl
Tuesday, November 29, 2005 11:55 PM
ohhhhhhhhhhhhhhhhh
Ma è un articolo bellissimo!!!! grazie emma per questo tuo regalo!!!
Paparatzifan
Wednesday, November 30, 2005 8:40 AM
Re: ohhhhhhhhhhhhhhhhh

Scritto da: Ratzigirl 29/11/2005 23.55
Ma è un articolo bellissimo!!!! grazie emma per questo tuo regalo!!!


WOOOOWWWW!!!!!! Allucinante!!!!!
Ratzigirl
Wednesday, November 30, 2005 2:10 PM
I PAPI SECONDO MONSIGNOR CAPOVILLA…


Monsignor Loris Capovilla, 90 anni compiuti il 14 ottobre, per dieci anni segretario particolare di Giovanni XXIII, racconta a "Gente" i sei Papi che ha conosciuto molto da vicino:
«Papa Benedetto XVI come Giovanni XXIII ha una faccia da bambino. Ha uno sguardo trasparente, è un uomo cortese e sensibile, un vero signore». Lo ha detto monsignor Loris Capovilla, segretario particolare di Papa Roncalli e testimone privilegiato di ben sei pontificati, alla principessa Alessandra Borghese, vaticanista di "Gente", in una lunga intervista pubblicata nel numero del settimanale in edicola da mercoledì 30 novembre. «Giovanni XXIII? Era il "Papa Buono" non perché baciava i bambini, ma perché era bambino lui, senza calcoli e furbizie. Diceva: "Quando parlano bene di te, ti fregano, quando parlano male, dicono il vero". Angelo Roncalli era figlio di contadini, ma era un principe».

«Prego molto San Francesco», ha confessato monsignor Capovilla al settimanale, «ho stima per Gandhi, perché ha fatto la rivoluzione dell'amore. E anche Beethoven per me era un santo, perché nel dolore e nell'umiliazione ha cercato di dare gioia all'umanità».
«Wojtyla e Ratzinger seguono la stessa linea. Giovanni Paolo II parlava di rievangelizzare l'Europa e anche Benedetto XVI afferma la stessa cosa. Lo stile è diverso. Basti pensare a Ratzinger che, in pochi giorni, ha ricevuto il capo dei lefebvriani, monsignor Fellay, il teologo d'avanguardia Hans Kung e la scrittrice Oriana Fallaci».
Ratzigirl
Wednesday, November 30, 2005 7:08 PM
Cosa si sono detti Oriana Fallaci e il papa


Nel discorso pronunciato a New York il 29 novembre a commento del premio Annie Taylor a lei conferito, Oriana Fallaci ha dedicato due passaggi a Benedetto XVI.

Nel primo passaggio ha ricordato "la privatissima udienza" da lei avuta lo scorso 1 agosto, a Castel Gandolfo, col papa: "un papa che ama il mio lavoro da quando ha letto 'Lettera a un bambino mai nato' e che io profondamente rispetto da quando leggo i suoi libri intelligenti. Di più, un papa col quale mi capita di essere d'accordo in molte occasioni. Per esempio quando egli scrive che l'Occidente ha sviluppato una sorta di odio di sé, che non solo non si ama più, ma ha perso la sua spiritualità e rischia di perdere anche la sua identità. (Esattamente ciò che io ho scritto quando ho scritto che l'Occidente è malato di un cancro morale e intellettuale. In realtà lo noto spesso: 'Se un papa e un'atea dicono la stessa cosa, in questa cosa ci deve essere qualcosa di fortemente attuale'). Nuova parentesi: io sono atea, sì. Un'atea-cristiana, come spesso sottolineo, ma un'atea. E papa Ratzinger lo sa molto bene: in 'La forza della ragione' io dedico un intero capitolo a spiegare l'apparente paradosso di questa autodefinizione. Ma sapete che cosa dice il papa ad atei come me? Dice: 'Okay (l'okay è mio, naturalmente), allora veluti si Deus daretur. Comportati come se Dio esista'. Parole da cui si deduce che nella comunità religiosa c'è gente più aperta e intelligente che nella comunità laica alla quale appartengo. Persone così aperte e così intelligenti che neppure provano, neppure sognano, di salvare la mia anima (intendo dire, di convertirmi). Questo è anche il motivo per cui io affermo che, nel vendersi all'islam teocratico, il mondo laico ha perso il più importante appuntamento offertogli dalla storia. E facendo così ha aperto un vuoto, un abisso, che solo lo spirituale può riempire. Questo è anche il motivo per cui nella Chiesa di oggi io vedo un inaspettato partner, un inaspettato alleato. In Ratzinger e in chiunque accetta la mia inquietante indipendenza di pensiero e di comportamento, io vedo un compagno di strada. Così ci siamo incontrati, questo intelligente, giusto, fine signore e io. Liberi da cerimoniali, formalità, a tu per tu nel suo studio di Castel Gandolfo conversammo per un po'. E questo incontro non professionale ci si aspettava che restasse segreto. Nella mia ossessione per la privacy io chiesi che fosse così. Ma le voci trapelarono lo stesso...".

Il secondo passaggio è il seguente:

"Io non credo nel dialogo con l'islam. Perché sostengo che un simile dialogo è un monologo, un soliloquio nutrito dalla nostra ingenuità o inconfessata disperazione. (E perché su questo punto dissento fortemente da papa Ratzinger il quale insiste su questo monologo con disarmante speranza. Una volta ancora, Santo Padre: anche a me naturalmente piacerebbe un mondo dove tutti amano tutti e nessuno è nemico di nessuno. Ma il nemico è qui. E non ha nessuna intenzione di dialogare né con lei né con noi)".

L'intero discorso di Oriana Fallaci, in inglese, lo trovi su "Il Foglio" del 30 novembre 2005.
Ratzigirl
Thursday, December 01, 2005 6:02 PM
Benedetto XVI è visto in Turchia come “un uomo spirituale e santo”


Parla la professoressa turca di Teologia islamica Nahide Bozkurt


Benedetto XVI sarà “più che benvenuto” in Turchia, secondo quanto ha detto a ZENIT una professoressa turca di Storia dell’Islam.

Nahide Bozkurt, che si trova a Roma come professoressa invitata all’Istituto di Studi su Religioni e Culture dell’Università Gregoriana, ha spiegato a ZENIT che per i musulmani turchi il Papa è “un uomo spirituale e santo”.

Benedetto XVI ha previsto un viaggio in Turchia per il 2006. Mercoledì 30 novembre, ricorrenza della festa di Sant’Andrea, come è ormai tradizione, una delegazione vaticana si è recata a El Fanar (Istanbul) per celebrare con il Patriarcato Ecumenico la memoria liturgica dell’apostolo.

“Molta gente crede nel Papa. Ha potere spirituale. Se verrà in Turchia sarà molto apprezzato”, ha assicurato la Bozkurt.

Nahide Bozkurt è la prima donna ad insegnare Storia dell’Islam in una Facoltà di Teologia della Turchia, mentre a Roma insegna l’Islam a studenti cristiani.

“A Roma mi sento come a casa; non ho affatto la sensazione di stare all’estero, mi trattano con molta familiarità”, ha confessato spiegando la sua esperienza di insegnamento in un’Università Pontificia romana.

“Gli alunni che seguono le mie lezioni qui a Roma, tutti cristiani, hanno molta voglia e capacità di imparare e non hanno alcun pregiudizio sull’Islam, e questo mi rende felice”, ha aggiunto la Bozkurt, docente presso la Facoltà di Teologia di Ankara.

“Qui si possono incontrare persone di tutte le età e di tutto il mondo che vogliono imparare la Teologia ed approfondire la propria religione, e l’atmosfera è molto positiva; mi meraviglia il sacrificio di tanta gente che dedica anni a conoscere la sua fede, è incredibile”, ha osservato.

In Turchia la professoressa illustra l’Islam attraverso la storia ed è esperta del testo coranico. Quando le è stato chiesto se in Turchia le sue studentesse indossano il velo, ha risposto: “Sì, mentre studiano Teologia”.

Circa il dialogo tra le religioni, Nahide Bozkurt non ha dubbi: “Siamo tutti umani e tutti, cristiani, musulmani ed altri, dobbiamo conoscerci e dialogare”.

“In questo senso mi sembra perfetto ed utile che una delegazione vaticana si trovi ad Istanbul con gli ortodossi. E’ un gran bene che in Turchia si incontrino persone di religioni diverse per lavorare per la pace”, ha concluso.

Ratzigirl
Thursday, December 01, 2005 6:26 PM
A cena con Papa Ratzi: ecco le confidenze durante la cena con la Borghese
E' sbagliato pensare a Ratzinger come a un frequentatore dei salotti buoni della capitale. Il cardinale non amava uscire e preferiva ricevere nella sua casa di piazza Leonina 1, interno 8, al quarto piano, un semplice palazzo anni Trenta abitato da molti porporati. E’ qui che nel novembre dello scorso anno ha ricevuto per una cena frugale (bresaola e petti di pollo) Alessandra Borghese e Gloria Thurn und Taxis, entrambe nobildonne, entrambe con un passato da jet set. Alessandra ha nell’albero genealogico un Papa, Paolo V, e nella sua biografia una conversione urlata in un libro, «Con Occhi Nuovi», e quella famosa cena, lunedì 25 ottobre, con il futuro Papa, innaffiata a succo di limone.

Il racconto di quella serata acquista oggi un significato diverso dal semplice incontro tra una donna «bene» e il suo padre spirituale. E’ la Borghese ad ammettere la nostra curiosità in quelle due ore: sono le 19,30 Ratzinger ha appena finito di parlare con Ernesto Galli Della Loggia davanti a palazzo Colonna, le due signore lo attendono e a un cenno dell’autista del cardinale, Alfredo, seguono in motorino la mercedes blu tragata «CDV» che si forma davanti a Santa Marta, la casa che ha ospitato i cardinali del Conclave. A tavola Ratzinger si confida: «Il mio ritmo di lavoro e la necessità di essere sempre lucidissimo non mi concedono neanche un bicchiere di vino. Mi sveglio alle sei di mattina,. Dopo la messa la meditazione e il breviario, la mia giornata non mi permette un attimo di pausa: incontri, riunioni, conferenze, scritti da rivedere, documenti da firmare». Alle 21,30 la serata è finita. Ratzinger non ama fare tardi.

E’ sempre stato puntualissimo nei suoi uffici del Sant’Uffizio. Una passeggiata identica ogni mattina attraverso piazza San Pietro, il colonnato del Bernini e la Porta delle Colonne. La stanza divisa prima con Joseph Clemens, suo segretario particolare, fino alla sua nomina ad arcivescovo, e poi con monsignor Georg Gaenswein vicino all'Opus Dei. Sempre in abito «talare». E su questo il principe Lillio Ruspoli si entusiasma. «Il nuovo Papa metterà fine all’abitudine di molti preti di vestirsi come vogliono». E la nobiltà spera adesso che anche la liturgia torni indietro, al latino. Uno di loro, principe di nascita, con castello avito un po' sgretolato ma ancora suo - «per favore non scriva il mio nome perché se no anche il fruttarolo mi apostrofa dandomi del reazionario» - ricorda di quando Elvina Pallavicini osò sfidare Paolo VI ospitando nella cappella di famiglia la messa in latino di monsignor Lefebvre nel 1977 a Roma. E gli invitati di allora, tra cui i Torlonia, gli Odescalchi, gli Orsini, sono coloro che oggi sperano che Ratzinger con la sua lotta al modernismo ridia anche a loro un po' di rassicurante smalto antico.

Ma la Roma di Ratzinger non è certo stata affollata di mondanità e nobili. Per entrare nella vita privata di colui che adesso è Papa Benedetto sedicesimo occorre seguire le tracce della comunità tedesca. E allora troviamo le suore connazionali di Santa Maria dell'Anima, e i preti del Collegio Teutonico che sorge dentro il Vaticano, vicino alla Sala Nervi e alla chiesa di Santa Maria della Pietà. Spesso proprio qui Ratzinger aveva l’abitudine di fermarsi per chiacchierare con il rettore Erwin Gatz. Ma anche le menti «laiche» del suo paese che abitavano qui come Joachim Plueher diretore dell'Accademia tedesca.
ratzi.lella
Thursday, December 01, 2005 8:33 PM
grazie ratzigirl!!!
che articolo stupendo quest'ultimo!!!
TERESA BENEDETTA
Friday, December 02, 2005 5:41 AM
Ratzigirl...L'autore di quell'articolo sembra aver tratto la prima parte del racconto dal riportaggio gia famoso della Borghese, "A Tavola con il Cardinale", scritto per Panorama
(e l'articolo piu letto nel sito ratzinger.it). Una piccola cosa da corrigere: La cena non fu alla casa di Ratzi, ma proprio nella Casa Santa Marta.

[Modificato da TERESA BENEDETTA 02/12/2005 5.42]

emma3
Friday, December 02, 2005 6:05 PM
PAPA: TROPPO AFFEZIONATO AL VECCHIO PIANOFORTE, DICE NO AL NUOVO
LA CURIOSITA', RATZINGER IN UNA LETTERA DECLINA LA 'GENTILE OFFERTA' DI UNA FAMIGLIA AUSTRIACA
Citta' del Vaticano, 2 dic. (Adnkronos) - Papa Ratzinger, profondamente affezionato al suo vecchio pianoforte, dice no all'offerta di un nuovo e piu' accordato strumento. La gentile proposta, al papa tedesco, era arrivata da una famiglia austriaca che, conoscendo la grande passione del Pontefice per questo strumento, si era offerta per donargliene uno nuovo di zecca. Papa Ratzinger, a quanto si apprende da fonti vaticane, ha preso carta e penna e, ringraziando la famiglia per il ''gentile pensiero'' ha declinato l'offerta, facendo sapere di preferire il suo ''caro e vecchio pianoforte''.

Ratzigirl
Saturday, December 03, 2005 2:09 AM
Ohhhhhhh
che romanticone!!!!!

ciusto! bisogna voler bene anche ai "vecchi amici" che hanno condiviso con noi i bei momenti!(anche se si tratta di un pianoforte!!!)
Ratzigirl
Saturday, December 03, 2005 2:15 AM
Intervista al teologo Spaemann (23 aprile 2005)

Robert Spaemann


Benedetto XVI gli dedicò nel 1987 il libro "Chiesa, Ecumenismo e Politica" (Kirche, Ökumene und Politik). Lui, Robert Spaemann, uno dei massimi intellettuali cattolici tedeschi del nostro tempo, conserva del nuovo Papa impressioni raccolte nel corso di molti incontri.
«L’ho sempre vissuto come un uomo caloroso – racconta Spaemann – ma certo non è un calore che travolge. È piuttosto un calore unito a una certa calma e pacatezza. Una mia amica, una scultrice di Colonia che lo aveva conosciuto bene in gioventù, mi diceva sempre: "Ratzinger mi ricorda Mozart". Se confronta la musica di Mozart con quella di Beethoven o Schubert, capisce cosa intendeva dire. In realtà credo che ci siano ben poche persone che conoscono veramente il Papa nella sua interiorità. Una cosa posso però forse dirla anch’io. È una persona dotata di una capacità fuori dal comune di dialogare con l’altro in un tono sempre cordiale».

Ci racconti un episodio.

«Ricordo un convegno di studi alcuni anni fa a Roma. Ci furono interventi in tedesco e in italiano e uno studente traduceva. A un certo punto prese la parola un professore. Parlava veloce e in modo complicato e lo studente dopo un po’ disse: "Mi spiace, non riesco più a tradurre". Il cardinale Ratzinger aveva firmato carte per tutto il tempo. Pensavamo che non avesse neppure ascoltato. In quel momento invece chiuse i registri e offrì aiuto. Senza che il professore dovesse ripetersi, tradusse fedelmente il suo intervento, che era durato almeno dieci minuti, e alla fine gli chiese se era d’accordo con la traduzione (il professore non parlava ma capiva il tedesco). Sorpreso, il professore gli confessò che era addirittura riuscito a esprimere il suo pensiero meglio di lui. A quel punto il cardinale replicò: "Bene, sono contento. Allora adesso Le dirò perché ritengo sbagliato quello che ha detto". Questo colloquio era a livello di disputae medievali. La posizione dell’interlocutore veniva allora ripetuta, finché questi si sentiva perfettamente compreso. Solo dopo lo si poteva criticare. Oggi questa pratica è in disuso, ma in quell’occasione vi ho assistito con grande meraviglia».

Che idea si è fatto della spiritualità di Benedetto XVI dai suoi scritti e dagli incontri avuti?

«Ho letto la sua meravigliosa Via Crucis. Trapela una profondità spirituale perfettamente paragonabile a quella del suo predecessore, ma pervasa da accenti diversi. In Benedetto XVI è più forte la dimensione della teologia come scienza. Le fonti della spiritualità di Giovanni Paolo II erano i Santi, i mistici, gli Scritti Sacri, il Concilio Vaticano II e la filosofia, il tomismo, ma ancora di più la fenomenologia, a cui aveva dedicato molti studi. La spiritualità di Benedetto XVI è invece a mio giudizio più fortemente radicata nella tradizione teologica dei Padri della Chiesa. Il Papa li conosce profondamente e non sono per lui solo fonte di sapere scientifico, ma anche di devozione e d’ispirazione».

Molti ora in Germania si chiedono come proseguirà con questo Papa il dialogo ecumenico.

«Come uomo di scienza e profondo conoscitore della storia della teologia, Benedetto XVI ha perfettamente presente lo sviluppo delle divisioni all’interno della Chiesa e tra le confessioni. Questo significa che non affronterà il problema con obiettivi di corto respiro. Si interrogherà invece sui condizionamenti storici che le hanno determinate e sarà sulla base di essi che cercherà di intensificare il dialogo ecumenico. Non perseguirà sicuramente un ecumenismo basato sul minimo consenso possibile. Benedetto XVI affronterà invece i problemi con grande schiettezza, non nasconderà la posizione cattolica, ma considererà anche i condizionamenti storici di quelle divisioni, compresi i grovigli di parte cattolica. Soprattutto nel colloquio con la Chiesa orientale ritengo che sia pronto a ridare vita alla situazione storica del primo millennio, quella precedente lo scisma».

Quale fu il ruolo del professore Ratzinger nel dibattito teologico degli anni ’60 e ’70 in Germania?

«Ognuno sapeva che era uno dei teologici interpreti del Concilio Vaticano II e che vi aveva dato un contributo decisivo già come consigliere del cardinale Frings. Era un teologo radicato nel cuore della Chiesa, che aveva proposto contemporaneamente la riforma di certe sue strutture. Tenne una lezione di ecclesiologia a Münster che conteneva questi elementi critici, ma fu sempre compenetrato dalla tradizione».

Lui stesso accenna nell’autobiografia «La mia vita» a una certa svolta rispetto alle posizioni teologiche di gioventù. Ci fu un giovane teologo Ratzinger più avventuroso e poi uno più cauto?

«No. Per Joseph Ratzinger il progesso è sempre stato radicato nel solco della tradizione. Il Concilio Vaticano II fu per lui un’importante fondamento e qualcosa i cui impulsi non si sono ancora realizzati del tutto. Ma a differenza di altri interpreti, per il Papa non fu il Concilio del millennio, che segnò un’epoca assolutamente nuova della Chiesa. Egli lo vede con più moderazione nella catena storica dei Concili e lo interpreta nel segno della continuità con quelli precedenti. Non c’è quindi nessuna contraddizione nell’affermare che è allo stesso tempo per il progresso e per la conservazione».

Come intendere correttamente il rapporto tra i due termini?

«Nel cristianesimo il progresso non può significare altro che progresso in ciò che Gesù ha voluto e questo si conosce già da duemila anni. Nel cristianesimo quindi il rapporto tra progresso e conservazione è all’interno di un processo dialettico. I due termini non possono essere pensati in alternativa tra loro. Benedetto XVI si è sempre schierato contro quello che per lui era il fantasma chiamato "lo spirito del Concilio". Se si leggono i testi del Concilio, ci sono molte cose che i cosiddetti progressisti trovano spaventose. Su queste cose loro però dicono: "Sì, ma questo non è lo spirito del Concilio. Queste furono concessioni fatte alla tradizione". Il cardinale Ratzinger ha sempre detto: "No. Il Concilio deve essere visto in continuità con la tradizione e quello che il Concilio voleva è nei testi e non in ciò che uno pensa che fossero le sue intenzioni". Hegel diceva che spesso quando uno parla dello Spirito, intende in realtà il proprio spirito».

Un tema conciliare che potrebbe divenire particolarmente attuale?
«In passato Ratzinger ha più volte detto che la crisi moderna della fede ha il proprio centro e forse anche il proprio punto di partenza nella crisi della liturgia. Penso che sarà anche sua preoccupazione riformare la riforma della liturgia per risaldarla più fortemente alla tradizione complessiva della liturgia cattolica».

Come giudica le reazioni dei tedeschi sull’elezione di Benedetto XVI?
«Amo il mio Paese, ma sono circondato da persone che non amano né il proprio Paese né la Chiesa. Queste sono le persone che fanno la musica qui in Germania e io posso solo sperare che la Giornata mondiale della Gioventù mostri che i giovani sono diversi».


[un articolo davverp meraviglioso....specie negli aneddoti che trovo fantastici!!!]
Ratzigirl
Saturday, December 03, 2005 7:16 PM
Incontro tra Benedetto XVI e Abu Mazen



Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in udienza in Vaticano il presidente dell'Autorità nazionale palestinese, Abu Mazen. Il Pontefice si è intrattenuto 20 minuti per un colloquio privato. Arrivato con 5 minuti di ritardo rispetto all'orario previsto dal protocollo vaticano, Mahmud Abbas ha invitato il Papa, parlando in inglese e senza interpreti, a visitare 'Gerusalemme e tutti i luoghi santi'. Nel corso dell'udienza anche un piccolo fuori programma quando uno dei nove membri della delegazione del leader palestinese, rivolgendosi a Benedetto XVI in inglese e in tedesco, ha porto a Ratzinger un passaporto dell'Anp intestato a 'Vatican City State'. Il Pontefice ha donato ai membri del seguito di Abbas le medaglie del pontificato, mentre la delegazione palestinese ha regalato al Papa un'immagine in rame della Madonna, rappresentata con abiti mediorientali e il tradizionale copricapo delle donne palestinesi.

Ratzigirl
Sunday, December 04, 2005 2:54 AM
La 'prima' di Renato Zero al Concerto di Natale in Vaticano: nel segno di Wojtyla




Tre ore di grande musica italiana e internazionale. Ma un po' di delusione tra gli artisti che ieri sera sono saliti sul palco dell'Aula Paolo VI: "Volevamo vedere il Papa". Invece, nè udienza, nè l'atteso video-messaggio.

E' iniziato nel segno di Giovanni Paolo II il concerto di Natale in Vaticano dedicato quest'anno alle missioni in Oriente. Il primo sotto il segno di papa Ratzinger. Renato Zero è salito sul palco dell'Aula Paolo VI esibendosi con il brano "La vita è dono", un testo dedicato a papa Wojtyla. Così, è stato accolto da un lungo applauso. Poi il cantautore romano, in un elegante completo gessato nero e una camicia perla, ha terminato l'esibizione salutando il “grande Papa che ci ha appena lasciato e il nuovo Papa che è arrivato". E’ stata la prima per Renato Zero sul palco del Vaticano. "Ho cantato un brano dedicato a Papa Wojtyla - ha detto - purtroppo non ho potuto dedicargliela quando era in vita, lo faccio ora: mi ascolterà dall'alto".

Tre ore di musica d’eccezione per oltre 10mila persone presenti in sala Nervi. La parte del leone la fa la musica italiana rappresentata da Claudio Baglioni, Riccardo Cocciante, Alex Britti, Gigi D’Alessio, Mango, Niki Nicolai. Baglioni si è esibito in un medley di "Avrai", "Strada facendo" e "La vita è adesso". Per poi concludere con un pezzo davvero ‘raro’ da ascoltare: "Fratello sole, sorella luna"; Riccardo Cocciante ha invece cantato il suo nuovo brano "Tu Italia" e "Sulle Labbra e nel Pensiero"; il cantautore napoletano Gigi D'Alessio ha presentato "M'innamorerò sempre di te" e una versione riadattata di "Caruso"; Alex Britti ha presentato il suo ultimo successo "Festa" per poi duettare con i Negramaro nel superclassico "Over The Rainbow".

Nicky Nicolai, infine, ha interpretato "Theme From Mahogany". "Silent night", che non può mancare in un concerto natalizio, è stato affidato alla voce particolarissima di Mango, mentre "Tu scendi dalle stelle" è stata interpretata da Giada Nobile, la protagonista del musical su "Madre Teresa". Dolcenera, accompagnata dal Milk, Chocolate and Honey FAO International Children Choir, ha cantato "Happy Christmas" e "We are sailing". E’ stato l’addio a Mirma Makeba, l’artista africana, a suscitare una vera e propria standing ovation.

Tra gli artisti, tuttavia, un po’ di delusione per non essere stati ricevuti da Papa Benedetto XVI in udienza. "Avrei voluto incontrarlo, per questo ci sono rimasto molto male - ha detto Claudio Baglioni - fino all'anno scorso Papa Wojtyla, anche se stava male, incontrava gli artisti e mandava un video-messaggio". Stesso malumore anche da parte di Riccardo Cocciante: "E' stato poco carino - ha affermato il cantautore - come mai non ha incontrato gli artisti? D'altra parte cantiamo anche per lui e per il Vaticano". Mango, per la prima volta sul palco dell'Aula Paolo VI, esprime gli stessi sentimenti. "Un po' mi è dispiaciuto non incontrare il Papa - ha aggiunto - fino all'ultimo ho sperato in una udienza". E' infatti un concerto di Natale in Vaticano insolito quello di quest'anno. Il primo senza Giovanni Paolo II che, oltre ad incontrare gli artisti in udienza, usava trasmettere un video-messaggio a tutti i partecipanti dell'evento.



[ehm ehm...cari artisti...forse dovete ancora capire che al Papa non piacciono troppo i riflettori...o forse,anche se siete apprezzati, a lui non piace la vostra musica....in fondo, prima di dire parole di convenienza, è più onesto tacere....perciò....apprezzatene la sincerità....]


ratzi.lella
Sunday, December 04, 2005 6:30 AM
buongiorno a tutti
buongiorno a tutte ed a tutti
scusate l'ora ma sono caduta dal letto o quasi eheheheheheh
mi dispiace un po' che gli artisti abbiano criticato il papa e, come sempre, abbiano fatto confronti con wojtyla. e' mai possibile che si riproponga sempre lo stesso ritornello nostalgico? papa ratzi e' diverso come stile e mentalita' da gpII ed io apprezzo piu' di ogni altra cosa la sua coerenza ed onesta'!
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