Re: Re: "commemorazione" a Pentling dopo l'elezione
Scritto da: rosa22253 14/11/2005 13.19
Ho letto l'articolo che è bello e interessante. Sono cinque pagine da tradurre. Lo farò, vi prego però di avere un po' di pazienza.
Ecco la traduzione. Mi scuso sin d'ora per gli errori che senz'altro vi troverete. (Spero almeno di essere riuscita ad esprimere i pensieri dell'allocutore

)
Allocuzione in onore del concittadino Joseph Ratzinger in occasione della sua elevazione a Papa Benedetto XVI nella riunione pubblica del consiglio comunale di Pentling il 27 aprile 2005
Di Wolfgang Beinert
Ricordi di un concittadino di Pentling, di Joseph Ratzinger, da ben una settimana Papa Benedetto XVI: quando si è stato legato a lui come allievo, collega, accompagnatore sacerdotale, concittadino vengono in mente molti fatti, parole ed eventi. Quando, alla fine degli anni sessanta il professore di dogmatica di Tubinga – quasi per fuggire alla rivoluzione studentesca – veniva dal Neckar al Danubio, abitava con la sorella Maria dapprima nella via Hölkeringer. I suoi assistenti e dottorandi si sono diligentemente occupati a traslocare libri. Qualche anno dopo poteva traslocare nella piccola casa nella Bergstrasse. Era convinto che sarebbe stata l'ultima stazione della sua vita, l'ultimo trasloco dopo tanti anni di peregrinazione professorale. "Ero convinto di aver svolto l'opera di tutta una vita e di poter sperare di finire i miei giorni in tranquillità." (Discorso il 25.4.2005). Così fece trasferire i genitori da Traustein al cimitero di Ziegetsdorf. Quello di Pentling non esisteva ancora.
Spesso il titolare di cattedra invitava i suoi assistenti al nuovo domicilio per prendere il caffè o per cena, per chiacchierare, per discutere su questioni universitari e soprattutto per dedicarsi al discorso teologico. In una splendida, mite serata d'estate eravamo seduti in giardino e ci godevamo l'imparagonabile panorama di Pentling. Allora la vista sulla valle del Danubio era ancora in gran parte libera. Maria era in cucina e preparava la cena. Ad un tratto si sentivano dei rumori sotto i cespugli ed arrivò il gatto macchiato bianco e nero. Lo conoscevo bene. Apparteneva ad una famiglia del vicinato – non siamo mai riusciti a sapere esattamente di chi fosse – e visitava spesso e volentieri i fratelli Ratzinger. Qui trovava due delle cose più importanti nella vita di un gatto: le coccole del patrone e il latte offerto dalla patrona. Oggi però la cosa era diversa: il gatto portava nella bocca un topolino morto e lo deposito con sguardo languido davanti a Ratzinger. Questi lo prese coraggiosamente per la coda e sparì in direzione cucina, dove si fermò piuttosto a lungo di modo che mi venivano certi dubbi. Finalmente tornò e poco dopo Maria chiamava a tavola. Ci serviva un'ottima cena - senza carne.
Si dice che gli animali domestici abbiano un istinto infallibile per l'essere umano. Si sa anche che per un gatto depositare un topo – la cosa più preziosa che conoscono - ai piedi di un uomo è il massimo della devozione. Questo gatto nero aveva guardato nell'anima di Ratzinger? Allora era un caso fortunato. Ci sono poche le personalità tanto fraintese come lui anzi, lo è ancora. Cosa non si è potuto leggere tutto nell'ultima settimana: Panzerkardinal, Rottweiler, Papa-Ratzi, Papa Peppino (Papst Sepp), gran inquisitore, esempio del conservatorismo e del reazionarismo. Il appellativo più subdolo l'ho letto in un giornale italiano: pastore tedesco. Chi è però veramente quest'uomo? Molti di noi lo hanno incontrato negli ultimi trent'anni qui nel paese – passeggiando, durante la messa, durante le festività dei pompieri. Qualcuno pensa alle sue omelie acuminate ai tempi quando celebrava regolarmente le messe nella nostra chiesa filiale. Tutti abbiamo conosciuto una persona molto umile, discreta, quasi timida. Però in quanti possono dire, lo conosco?
Se posso osare una risposta mi vengono in mente due eventi che si situano nel periodo anteriore di Pentling, cioè che hanno avuto luogo in Tubinga e Basilea. Nel 1967, nella vecchia città universitaria di Württemberg, si festeggiavano i 150 anni della nuova fondazione cattolica della facoltà teologica. Una tale facoltà era esistita sin dalla fondazione dell'università, ma durante il periodo della riformazione era diventata protestante. Le festività erano cominciate con un atto accademico solenne. I professori erano vestiti con un talare di velluto con la guarnizione viola dei teologi. Erano preceduti dai bidelli, impiegati vestiti in modo medioevale con dei preziosi bastoni cerimoniali. Il rettore portava la pesante collana d'oro del suo ufficio. Così anche il decano, solo che la sua collana era più piccola. Allora Il decano era Joseph Ratzinger. La sera i professori avevano invitato gli studenti ad un rinfresco. Il decano aveva offerto una botte di birra bavarese e ora dovette mettere la spina. Gli studenti erano scettici. Questo andava certo oltre le capacità di questo professore esile che dava l'impressione di vivere un po' fuori del mondo. Uno studente vicino a me disse: "Ci rimarrà al massimo la metà. Il resto andrà perso per terra". Il decano si metteva un grembiule – e con esattamente due colpi precisi mise a posto la spina. Veniva il dubbio che Ratzinger, durante i suoi studi a Monaco, avesse lavorato occasionalmente sulle "Wiesen".
Perché racconto questo? Quest'aneddoto mi sembra caratteristico per come viene giudicato Ratzinger. Nessuno credeva in lui. Prima sembrava troppo molle, poi troppo duro, poi tropo incomprensibile, poi troppo ingenuo per essere all'altezza delle esigenze del tempo. Tuttavia, ad arrivare a delle convinzioni erronee di questo tipo sono sempre e solo i superficiali. Poco dopo questi festeggiamenti, i seminaristi post-graduati in dogmatica di Tubinga fecero visita a Karl Barth (1886-1968) a Basilea. Questi fu uno dei più importanti teologi del 20° secolo, evangelico-riformato, noto per le sue profonde riflessioni sulla Sacre Scritture. Da quasi quarant'anni stava scrivendo la sua "dogmatica della chiesa" che era arrivata al trentesimo tomo, ma ancora lungi dall'essere terminata. Barth, nel frattempo, era invecchiato. I suoi studenti dissero che non sarebbe morto prima che la "Dogmatica" fosse finita, poiché Dio voleva finalmente sapere chi egli fosse e sperava di apprenderlo dalle scritture di Barth. Ora, insieme al nostro insegnante, desideravamo vederlo e sentirlo ancora una volta e di discutere con lui. Siamo rimasti delusi. Il vecchio studioso ha semplicemente capovolto la posizione. Era lui a voler sapere dal suo giovane collega cosa pensava! Questo però noi lo sapevamo già dal seminario. Barth invece capiva benissimo: aveva di fronte un degno teologo che pensava cose nuove e diceva cose inaspettate che facevano brillare le cose tramandate in una nuova luce.
Chi allora è Joseph Ratzinger, ora Benedetto XVI? Per dirlo subito: è una personalità sorprendentemente ricca di mirabili doti sia intellettuali sia umane. Ha molte sfaccettature e non si sa mai bene con quale si ha a che fare al momento. Tuttavia non sembra impossibile trovare un accesso, una chiave per penetrare nel ricco mondo di Ratzinger. Ora naturalmente non può e non deve essere emesso alcun psicogramma che sia anche solo lontanamente completo. Tuttavia si possono dare indicazioni per far comprendere, fino ad un certo punto, la sua vita e il suo pensiero. Si possono almeno far vedere alcune radici dalle quali prende forza vitale.
In primo luogo è senz'altro da ricordare la sua solida religiosità del tipo bavarese tradizionale. E' già quasi luogo comune parlare della sua intelligenza brillante e della sua grande spiritualità. Questo hanno fatto quasi tutti i suoi laudatori negli ultimi giorni. Quasi nessuno però vede che dietro tutto questo, e comprendo tutto, sta questa semplice cattolicità contadina che prega il rosario senza incertezze, accende i ceri sotto l'immagine della Vergine e si rifugge nella bontà di Dio senza porsi domande. Se abbiamo visto qualche giorno fa il nuovo Papa rilassato e con calma sorridente poco dopo che il peso più grosso che ci si possa immaginare gli era stato calato sulle spalle: ecco dove si trova la spiegazione.
Tuttavia questa religiosità è tutt'altro che ingenua. Ha tratto la sua intensità dal profondo interesse del giovane teologo per Agostino, il che determina la sua vita fino ad oggi. Agostino, insieme a Paolo di Tarso e Tommaso d'Aquino il teologo più importante della Chiesa, è anche uno dei più grandi santi. Ha vissuto in un periodo di transizione. È morto nel 430 quando i goti sotto Alarico hanno assediato Hippo, la sua città vescovile. Nel contempo era molto dotato come guida spirituale. Ratzinger è sempre stato affascinato da questo: un vescovo che è ugualmente teologo, un pastore che si prende cura del suo gregge e che cerca di penetrare nelle profondità di Dio. Sono tre i tratti del profilo teologico del padre della Chiesa che hanno avuto influenza su di lui. In primo luogo la misticità di Cristo. Agostino era un assiduo cercatore di Dio, cosciente del fatto che noi viviamo in Cristo e che tramite lui troveremo la strada che porta a Dio. Invito a fare il paragone con l'omelia di Benedetto XVI il 24 aprile durante il suo insediamento, con cui fece un riferimento appassionato al Risorto. Qui si riscontra anche un'evidente differenza con Giovanni Paolo II, la cui enciclica d'insediamento cominciava con le parole da programma "Redemptor hominis" – che fa sempre riferimento a Cristo, ma soprattutto come "salvatore degli uomini". Difatti, il suo pensiero centrale è: "La prima via della Chiesa è l'uomo". Di conseguenza Maria ha un ruolo centrale nella sua spiritualità come esempio dell'uomo salvato. Il suo successore invece inizia per così dire dall'alto, dal Signore che, secondo Agostino, è visto soprattutto come Christus totus, tutto il Cristo, cioè come capo della Chiesa. E poiché il capo è risorto, lo è anche il corpo. In mezzo alla crisi della Chiesa, spesso scongiurata ed eloquentemente lamentata anche da lui, Ratzinger può dichiarare in modo audace che la Chiesa è viva, che è giovane e che è dei giovani. Giovanni Paolo e Benedetto qui si incontrano nel loro impegno missionario per l'uomo; diversi - nella vastità del cattolicesimo – è solo l'approccio. La concentrazione della teologia di Ratzinger sulla Chiesa è il secondo approccio principale influenzato da Agostino. "Casa e popolo di Dio secondo Agostino" era precisamente il titolo della dissertazione. Come terzo punto vorrei citare la tendenza platonico-dualistica costante del pensiero che era proprio di Agostino. Come detto già prima, era grazie agli eventi di Tubinga dell'anno 1968, cioè alla rivolta degli studenti, che Ratzinger è diventato concittadino di Pentling. Allora il mondo dell'ordine, della legge, dell'equilibrio del pensiero sembrava spaccarsi. In un tale caos sembrava non esserci più spazio per il giovane studioso - formatosi all'idea dell'
ordo di Agostino che ha anche una certa importanza per Bonaventura, il protagonista del lavoro d'abilitazione - che con gratitudine accolse l'occasione per andare a Ratisbona, cioè per trasferirsi nel nostro comune. Il padre della Chiesa aveva scritto il suo libro più importante e influente vivendo il crollo del mondo antico. Il titolo: "De civitate Dei" (Lo stato di Dio). Vede il mondo come lo scenario di una gigantesca lotta tra Dio e Satana nella quale tutti gli uomini devono prendere posizione e trovare la propria salvezza. Ratzinger l'ha fatto – e non c'è bisogno di domandare per quale parte ha deciso.
Da quella decisione risulta quel pessimismo e anche quella severità a volta rigorosa e inflessibile di cui si è accusato in seguito soprattutto il "custode della fede", il prefetto della congregazione per la dottrina della fede. Quando vedeva minacciato i fondamenti basilari del cristianesimo, nella Chiesa come nella società, quell'uomo normalmente gentile-aperto-bonaccione-umile sapeva dimostrare ferrea determinazione. Tuttavia a questa si sentiva dovuto, per non dire costretto, già a causa della sua funzione alla quale l'aveva chiamato il papa. Quando uno però ha a che fare d'ufficio con il male, il distruttivo, il corrotto è inevitabile che sopravvengono a volte pensieri di rassegnazione. In questo contesto è da collocare la resistenza che non veniva solamente dalla sua patria, come a volte si sente dire, e che creava dei problemi al cardinale.
Assolutamente da menzionare è una terza fonte di vita o radice vitale del nuovo papa: il suo essere avvolto nei legami famigliari. Lo abbiamo visto come uomo piuttosto introverso che in qualche modo sembrava avere difficoltà con le amicizie. Eppure non è per niente poco socievole. Il luogo, comunque, in cui trova spazio il suo intimo comunicare è la famiglia, cioè fino alla sua morte nel 1991 sua sorella e ancora oggi suo fratello Georg. Joseph veniva a Pentling appena gli era possibile. Visitava la tomba dei genitori, in cui anche la sorella ha trovato l'ultimo riposo, regolarmente e di sicuro nel periodo del giorno dei morti, come è buona consuetudine bavarese. Tutto il mondo ha avuto sentore di quest'intimità familiare nella reazione del fratello maggiore alla nomina di Joseph. Nel frattempo, le prime fotografie ci fanno vedere un Santo Padre che dimostra e celebra la sua paternità spirituale e famigliarità in modo disinvolto e sereno. Non poterlo più fare qui in Pentling é certamente una parte del fardello da lui deplorato che comporta questo massimo incarico.
Ciò non ha avuto influenza sui cardinali durante il breve conclave della settimana scorsa. Non sappiamo quali erano le ragioni decisive perché dessero il loro voto a questo confratello non incontrastato neanche tra le proprie schiere. Se si può dare credito alle informazioni, i voti erano assai più del necessario per la nomina. In ogni caso sembra che Dio è stato ben consigliato. Durante l'udienza per i pellegrini tedeschi lunedì scorso 25 aprile, il papa disse che intuendo che la "scure" sarebbe caduta su di lui, ha detto al Signore di non fargli questo, che disponeva di persone più giovani e migliori. "Però Dio non mi ha voluto ascoltare". Questa frase non si trova nel testo ufficiale, ma l'ha detto. Come tutti i predicatori anche Ratzinger ha detto ripetute volte che Dio ascolta sì tutte le preghiere, ma non necessariamente nel modo desiderato da chi prega. Adesso lo ha vissuto sulla propria pelle.
E noi ringraziamo Dio per questo. Negli ultimi giorni ho dovuto scacciare l'idea che il cardinale Ratzinger si trovasse ancora in qualche angolo della Cappella Sixtina, afflosciato e dimenticato. Perché l'uomo che è salito sulla loggia di San Pietro aveva sì le sue sembianze, ma era completamente diverso dalla persona alla quale erano appartenuti fin ora. I suoi allievi hanno detto una volta: "Se un giorno al professore dovesse venire voglia di ridere va in cantina". Quel martedì storico però il mondo ha visto un uomo con un sorriso cordiale, allegro, accattivante, aperto e quasi giovanile. E da allora questo sorriso non l'ha più perso. E' radiante. Vince i cuori. Incita a credere che la Chiesa è giovane e che è la Chiesa dei giovani.
Tuttavia: Ratzinger, diventando Benedetto XVI non è affatto cambiato. Cambiato è solo il suo dovere. Il suo nuovo compito non è più quello di indicare il male come quando era "custode della fede" – questo ora toccherà a qualcun altro di fare – ma di annunciare il fatto della salvezza compiuta a Pasqua. E questo corrisponde esattamente al suo essere rimasto radicato a Pentling nell'ambiente della vecchia Baviera. Mi è stato chiesto di far rivivere i ricordi di un cittadino di Pentling. Questo sa un po' di conclusione, di fine, di necrologio. Naturalmente non è più possibile la presenza fisica del Papa nel nostro comune. Tuttavia in senso spirituale rimane cittadino di Pentling. Durante l'udienza di lunedì scorso ha detto ai pellegrini bavaresi presenti e perciò anche a noi: "Camminiamo insieme, siamo uniti. Confido nel vostro aiuto. Chiedo la vostra indulgenza se commetto errori come ogni uomo, o se qualcosa di quello che il Papa deve dire e fare secondo la propria coscienza e secondo la coscienza della Chiesa resta incomprensibile. Chiedo la vostra fiducia. Se rimaniamo uniti, allora troviamo il giusto cammino."
Ricordi di un concittadino di Pentling? No, solamente riconoscimento del nostro grande concittadino che ora ha assunto rilievo storico mondiale. La nostra storia con lui, con noi di Pentling, continuerà anche quando la "papamania" sarà finita e la poco spettacolare vita quotidiana ci prenderà di nuovo, noi qui e a Roma anche lui. Ciò che gli possiamo dare e con cui ci è dato di accompagnarlo, caricando un po' del suo peso da portare anche sulle nostre spalle, è il nostro ragionare critico insieme, la nostra solidarietà concittadina e l'amore fedele nella comunità di Dio. La sua benedizione è assicurata a noi e a Benedetto il "benedetto". In questo modo saremo anche noi una benedizione gli uni per gli altri.
[Modificato da rosa22253 26/11/2005 22.18]