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Full Version: Robertaccio Malefi'o
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Monday, February 03, 2003 10:52 PM
INNO DEL CORPO SCIOLTO


E' questo l'inno del corpo sciolto
lo puo' cantare solo chi caga dimolto:
se vi stupite, la reazione e' strana,
perche' cacare soprattutto e' cosa umana.


Noi ci svegliamo e dalla mattina
il corpo sogna sulla latrina;
le merde posano in mezzo all'orto:
e' questo l'inno del corpo sciolto.


Ci han detto vili, brutti schifosi,
ma son soltanto degli stitici gelosi;
ma il corpo e' lieto, lo sguardo e' puro:
noi siam quelli che han cacato di sicuro.

Pulirsi il culo da' gioie infinite,
con foglie di zucca, di bietola o di vite;
quindi cacate, perche' e' dimostrato:
ci si pulisce il culo dopo avere cacato.

Evviva i cessi, sian benedetti;
evviva i bagni, le toilettes e i gabinetti;
evviva i campi da concimare;
viva la merda e chi ha voglia di cacare.

Se parlo co' un demente,
un fetente o un ignorante
mi levo la giacca
e la cacca gli fo'.

Il bello nostro e' che ci si incazza parecchio
e ci si calma solo dopo averne fatta un secchio;
la vogliam reggere per una stagione
e con la merda poi far la rivoluzione.

Pieni di merda andremo a lavorare,
poi tutto a un tratto si fa quello che ci pare
e a chi ci dice "fai questo e quello"
gli cachiamo addosso e lo copriam fino al cervello!

Non sono mai stato cosi' giocondo.
Viva la merda che ricopre tutto il mondo:
e' un mondo libero, un mondo squacchera,
perche' spillacchera di qua e di la'.
Cacone, merdone, stronzone, puzzone:
la merda che mi scappa si sparga su di te.



vassilij
Monday, February 03, 2003 11:13 PM
Re:

Scritto da: g 03/02/2003 22.52
INNO DEL CORPO SCIOLTO


E' questo l'inno del corpo sciolto
lo puo' cantare solo chi caga dimolto:
se vi stupite, la reazione e' strana,
perche' cacare soprattutto e' cosa umana.


Noi ci svegliamo e dalla mattina
il corpo sogna sulla latrina;
le merde posano in mezzo all'orto:
e' questo l'inno del corpo sciolto.


Ci han detto vili, brutti schifosi,
ma son soltanto degli stitici gelosi;
ma il corpo e' lieto, lo sguardo e' puro:
noi siam quelli che han cacato di sicuro.

Pulirsi il culo da' gioie infinite,
con foglie di zucca, di bietola o di vite;
quindi cacate, perche' e' dimostrato:
ci si pulisce il culo dopo avere cacato.

Evviva i cessi, sian benedetti;
evviva i bagni, le toilettes e i gabinetti;
evviva i campi da concimare;
viva la merda e chi ha voglia di cacare.

Se parlo co' un demente,
un fetente o un ignorante
mi levo la giacca
e la cacca gli fo'.

Il bello nostro e' che ci si incazza parecchio
e ci si calma solo dopo averne fatta un secchio;
la vogliam reggere per una stagione
e con la merda poi far la rivoluzione.

Pieni di merda andremo a lavorare,
poi tutto a un tratto si fa quello che ci pare
e a chi ci dice "fai questo e quello"
gli cachiamo addosso e lo copriam fino al cervello!

Non sono mai stato cosi' giocondo.
Viva la merda che ricopre tutto il mondo:
e' un mondo libero, un mondo squacchera,
perche' spillacchera di qua e di la'.
Cacone, merdone, stronzone, puzzone:
la merda che mi scappa si sparga su di te.










CONTINUIAMO COSI'.... FACCIAMOCI DEL MALE!!
Stevenson Plissken
Monday, February 03, 2003 11:42 PM
MITICO



...MIII CHE BELLO STANNO AUMENTANDO LE FACCINE!!!






CHIAMAMI JENA!!!
Rossiex
Monday, February 03, 2003 11:56 PM
bè, almeno,
tra tantio colti e fini conoscitori di musica uno 'gnuranto e verace come me



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"Sono una donna rapanello: piccola di statura, veloce di pensiero e disillusa di cuore" L. Littizzetto
g
Monday, December 03, 2007 10:15 PM
Politica, Dante e otto milioni di italiani per Roberto Benigni





L'attesissimo show di Roberto Benigni in diretta su Raiuno non ha tradito le aspettative.

Sono stati oltre dieci milioni i telespettatori che ieri sera hanno visto lo show su RaiUno."Il V dell'Inferno" è stato seguito da 10.076.000 telespettatori, con il 35,68% di share. Ma Su Canale 5 l'ultima puntata della fiction Il Capo dei Capi, ha ottenuto quasi otto milioni e la parte conclusiva della fiction sulla storia di Totò Riina ha tenuto con un ascolto record per una serata così difficile: 7.995.000 di telespettatori con il 28,59% di share.

Benigni non è riuscito dunque a battere il suo precedente record dantesco: 12.687.000 telespettatori con il 45,48% di share, ottenuti il 23 dicembre 2002 sempre su RaiUno con "L'ultima del Paradiso".

Dagli studi di Papigno (Terni), in una scenografia essenziale in legno, il toscanaccio ha raccontato, in oltre due ore di trasmissione mai interrotta dagli spot pubblicitari, l'Italia contemporanea e la politica.

Dalle 22 in poi, la lode all'Italia, paese della bellezza, dell'impero romano, del Rinascimento, della pittura, della musica, della filosofia, del sonetto, dell'"unico luogo al mondo in cui è nata prima la cultura e poi la nazione", le memorie della Casa del Popolo del natale Vergaio, e un pensiero a vicende recenti che, dice Benigni, "ci rendono onore come i ragazzi di Locri contro la 'ndrangheta o la battaglia contro la violenza sulle donne, la più orribile perchè fatta dai vigliacchi" che ha portato sabato scorso in piazza a Roma migliaia di persone o l'iniziativa italiana per la moratoria contro la pena di morte.

Infine Dante, il V Canto dell'inferno, quello dell'amore passionale e tenero, prima spiegato e poi recitato da Benigni, che conclude con le lacrime agli occhi per il trasporto.

Nei trenta minuti iniziali obiettivo sulla politica: il bersaglio di sempre Silvio Berlusconi

"ho preso in giro per 5 anni il governo, ora tocca per par condicio all'opposizione. Con Prodi al governo i comici sono ormai dei precari, senza più materiale, per questo mi sono buttato su Dante. Torna, torna Silvio. Presidente, si fa per scherzare"

ossessionato dal governo Prodi

"ora cade, non ripete altro, sta impazzendo. Silvio, per la tua salute, ti devi riposare, prenditi una settimana in cui non fai un partito nuovo"

e affetto da una rara malattia

"Berlusconi si crede Gesù Cristo, soffre della sacra sindrome"

I Savoia che chiedono i danni allo Stato e per i quali Benigni ha lanciato il Teletron

"c'è una famiglia piemontese bisognosa, donate 1 euro con sms, hanno nomi altisonanti ma sono poveri, sono in 4 con tre ville, due yacht vecchi..."

Prosegue con l'avviso a Veltroni che oggi incontra Berlusconi:

"attento, ti proporrà una riforma elettorale alla Vaticana, finchè campa ci sta solo lui, come il Papa"

A Mirko Tremaglia, ministro per gli italiani all'estero

"che anzichè a destra votarono tutti a sinistra, facendo perdere le elezioni. Il Partito Democratico lo dovrebbe mettere nel suo Pantheon, tra Togliatti, Moro, De Gasperi e Berlinguer, ma certi vorrebbero solo lui. Ha fatto più Tremaglia per il Pd che De Gasperi"

Prodi governa poi con il voto dei senatori a vita: per questo, scherza Benigni, ha fatto costruire una cappella dentro Palazzo Chigi e tutti i giorni prega per la salute dei senatori a vita. Scherza poi su Mastella, capro-espiatorio, che "voluto fare il ministro della giustizia a tutti i costi o niente. Ed è riuscito a fare tutte e due le cose", mentre di Massimo D'Alema il suo preferito ("sta a me, come Berlusconi a Fede") ricorda i passi indietro per l'amore dell'Italia sulle nomine istituzionali mancate. Il leghista Calderoli poi è vicepresidente del Senato "per motivi filantropici. Serve alle mamme di bambini con problemi di crescita per far vedere loro che si può comunque fare carriera". Poi il turpiloquio: Benigni ricostruisce, infarcendo di volgarità sessuali, la vicenda delle intercettazioni su Vallettopoli. "Ho pure tolto le parti volgari - si scusa dopo averne dette di irripetibili - me ne vergognerei. E' rimasto sconcertato pure Storace". Poi l'attacco a Vittorio Emanuele di Savoia che intercettato dice che vuole due prostitute subito, ma da spendere poco, "facendoci fare una figura, non per le prostitute ma per la poca spesa". Scherza Benigni sul portavoce di Prodi Silvio Sircana: pubblicare quelle foto è stato scandaloso, "ci credo si è sentito male, roba da andare in trance", mentre giustifica il parlamentare Cosimo Mele beccato in un albergo romano con squillo e cocaina: "dopo 15 giorni rinchiuso con Giovanardi, Cesa e Buttiglione, ti credo". Infine, Buttiglione, Rocco e i suoi piselli ("secondo me neppure ce l'ha").

Kata

g
Monday, December 03, 2007 10:31 PM
LO SPETTACOLO SU RAIUNO
Benigni show tra sesso e politica
Prima dell'Inferno di Dante la satira: da Berlusconi a Prodi, dai Savoia a Storace le battute del comico


)
MILANO - Prodi e Berlusconi, Bindi e Bondi, Veltroni e Storace, Mastella e Casini, i Savoia. E con loro molti altri. Alla fine c'erano quasi tutti nel teatrino della politica dello show di Roberto Benigni su Raiuno. Un fiume in piena tra calambour, satira politica e frequenti richiami a battute su temi sessuali e «parolacce» volutamente inserite qua e là. Tema, quest'ultimo richiamato dal quinto Canto dell'Inferno che, nella seconda parte della serata, Benigni ha commentato.

TELETHRON - Ma è un'ora circa, a ritmo serrato, Benigni prende di mira con lo scherzo e l'allusione il mondo poltico, tuffandosi nell'attualità. Il primo affondo è per i Savoia: «Mandate sms da 1 euro per una famiglia piemontese indigente, vissuta all'estero perché senza permesso di soggiorno. Si chiamano Savoia, hanno nomi altisonanti ma sono poveri: sono in 4 ma con 3 ville, hanno due yacht ma non possono comprare i due modelli nuovi usciti. Hanno chiesto 260 milioni per le spese, non vogliono di più. Il bello è che ora vuole i rimborsi anche il Granduca di Toscana, ma in fiorini d'oro e pure i Borboni vogliono soldi»,. Ma poi, come ci si poteva aspettare si arriva subito a Berlusconi: «Questione di democrazia: per cinque anni me la sono presa con il governo, ora tocca un po' all'opposizione». Ecco dunque Berlusconi che «c'ha avuto cinque mogli, di cui due sue» e che farebbe meglio a fondare «il partito del popolo dell'armadio», per quante volte ci si è nascosto dentro. Prodi che ha vinto le elezioni «con uno scarto di 25 mila voti, 25 mila coglioni, tutti omosessuali». E che «prima andava a messa una volta a settimana ma ora ha fatto mettere una cappella a Palazzo Chigi per pregare per la buona salute dei senatori a vita». Tremaglia che «in An non lo salutano più da quando gli italiani all'estero hanno votato a sinistra».

PISELLI - Benigni riprende i fili dei fatti degli ultimi anni e delle ultime settimane. Non potevano mancare battute su Mastella ( «Mastella diceva sempre: o faccio il ministro o niente, ho faccio il ministro o niente. Ve lo ricordate, vero? Bene, è riuscito a fare tutte e due le cose...».) e D'Alema: «L'hanno candidato alla presidenza della Camera e ha detto che per il bene delle istituzioni faceva un passo indietro. Poi alla presidenza della Repubblica e per il bene delle istituzioni ha fatto un passo indietro. L'avevo invitato qui, poi gli ho detto che avevo dato il suo posto a Veltroni e mi ha detto che per il bene della diretta faceva un passo indietro...». E ancora Francesco Storace: («è un grande filologo, ha ripristinato il vero saluto romano: 'mortacci tua, te ceco l'occhì») e Buttiglione ( «Il sesso governa il mondo. Uno per parlarne dovrebbe possederlo. Buttiglione è un grande filosofo, ma ha l'aria di uno che non ha neanche il pisello. Per carità, può darsi ne abbia due. Rocco e i suoi piselli»).
.


29 novembre 2007(ultima modifica: 30 novembre 2007)

Cor


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Monday, December 03, 2007 10:35 PM
DAVANTI AL VIDEo
Santo-guitto, può dire ciò che vuole
Benigni riporta l'Inferno di Dante su Raiuno. Il comico
ha ritmo, trascina, strappa l'applauso


Benigni in tv (Ansa)
La situazione dell'inferno è buona. Un po' infernale per Berlusconi ma buona. Se la terra desolata di Celentano non stava tanto bene, l'inferno dantesco regala a Benigni la fortuna e a noi la consolazione. Una volta all'anno, sotto Natale, Roberto Benigni si esibisce in tv, senza che la pubblicità lo infastidisca. Roba da evento grosso, roba per cui Vincenzone Mollica è capace di lavorarci sopra per un mese. È vitale, ha ritmo, trascina, strappa l'applauso: il copione è sempre quello ma in lui il suono, il colore, gli accenti, il ritmo sono più importanti del contenuto.

L'inferno può attendere. Prima c'è una lunga tirata su Berlusconi («torna Silvio, perché i comici non hanno di che scherzare »), prima ci sono le battute su Storace, sulla Santanché, «bella topolona», sui Savoia, su Clementone Mastella, un poco anche su D'Alema, su Calderoli, («non ha i baffi, non ha la barca, non è intelligente»), su Sandro «lumacone» Bondi, su Vallettopoli, su Silvio Sircana, su Buttiglione («Rocco e i suoi piselli») Benigni è il giullare di corte, il fool, il santo guitto cui tutto è permesso, l'unico autorizzato a mescolare il sacro e il profano, l'alto e le parti basse, l'ottavina improvvisata e l'endecasillabo della Commedia. A cambiare registro passando dall'avanspettacolo al sublime.

Qualche maligno sostiene che Roberto si presta (il verbo deriva da Lucio Presta, manager sia di Bonolis che di Benigni) a queste operazioni quando è un po' in crisi con il cinema. Ma sono malizie, forse: il «Quinto dell'Inferno Show» è all'insegna della bellezza dell'Italia, della poesia, del miracolo di esistere, dell'amore, del sesso, della «nostalgia dell'infinito, quella ventata di annientamento che ci precipita addosso quando ci si innamora». Dante, nell'interpretazione di Benigni, diventa un fiume in piena, un clamore poetico, una vampa di parafrasi. La celebre passione tra Paolo e Francesca è quella dell'«amor ch'a nullo amato amar perdona» . Anche loro hanno ceduto alla lussuria, come gli adulteri, i seduttori, i libertini, le veline che riempiono oggi i giornali gossipari. Ce se sono moltissimi nell'inferno. Paolo e Francesca, due cognati uccisi, dal marito di lei e fratello di lui, perché sorpresi in flagranza di adulterio, vagano ora abbracciati. Roba che a Porta a porta o a Matrix ci farebbero venti puntate. Col plastico. Benigni, come del resto Vittorio Sermonti, può giocare sulla soggezione culturale che Dante incute allo spettatore. Per capirlo bisogna fare lo sforzo di leggere, di decifrare. Sentirlo recitare è pura gratificazione, miracolo donato: sei partecipe di una schiera eletta, sei al cospetto della Divina Commedia, sei complice degli infiniti doni che la Poesia elargisce. Non importa capire, importa esserci. Al «Quinto dell'Inferno Show».

Aldo Grasso
30 novembre 2007

Cor


g
Monday, December 03, 2007 10:37 PM
Ascolti
Benigni batte Riina. Ma non stravince
Dieci milioni per il comico toscano, quasi otto per la fiction su Riina. Roberto supera anche Celentano



Roberto Benigni (Ansa)


ROMA - Benigni batte il Capo dei capi, ma di poco. Sono stati oltre dieci milioni i telespettatori che giovedì sera hanno visto lo show di Roberto Benigni, sempre da record, su Raiuno: 10 milioni 070 mila, per l'esattezza, con il 35,68% di share (12 milioni di spettatori come picco in valore assoluto e una punta del 42%) Su Canale 5 la fiction Il Capo dei Capi, tiene fede alle aspettative e ottiene 7 milioni 995 mila ascoltatori pari al 28,59% di share. Benigni il 23 dicembre 2002 fece il record di 12.687.000 con il 45,48% ma l'ascolto ottenuto giovedì è il record stagionale per uno show di Raiuno. Il record era detenuto da Celentano che lunedì sulla stessa rete con "La situazione di mia sorella non è buona" aveva ottenuto 9.209.000 col 32,9% di share.

L'ascolto è stato costante: il programma è terminato infatti alle 23:30 con il 36%. L'evento Benigni con l'Ultimo del Paradiso il 23 dicembre 2002 ebbe ascolti assai più eclatanti. Passati 5 anni, la situazione tv è comunque cambiata e venerdì, rispetto al nulla di quella giornata pre natalizia, Canale 5 ha piazzato con successo una concorrenza non da poco: la finale della fiction Il Capo dei capi, con ascolti da record, ossia 8 milioni di spettatori (7.995.000) e il 28,6%. Entrambi i programmi, senza la sfida di giovedì sera, avrebbero fatto certamente di più.

Nella sovrapposizione dalle 21,29 alle 23,21 su Raiuno per il Quinto dell'Inferno si sono sintonizzati 9.801.000 con il 35%, su Canale 5 per la finale del Capo dei capi 8.010.000 (28,6%). Con quei dati Benigni ha avuto una platea numerosa di tutte le età: tra gli uomini di 25-34 anni ha sfiorato il 40%, così come ha superato il 40% tra i 55-64 anni, arrivando al 45% tra gli over 65; in media con lo share del V dell'Inferno la fascia 45-54 anni. Per le donne ha superato la media del 35% tra i 45-54 anni, arrivando al 43% tra le 55-64enni e oltre il 415 tra le donne ultra 65enni. Per la composizione geografica oltre il 40% nel Nord Est, in media con lo show il Nord Ovest e il centro Sud ma il picco si è avuto al centro Nord dove Benigni su Raiuno è stato visto dal 54,58%. Meno bene al Sud e nelle isole e in Lombardia (30,18%). Oltre il 47% tra i professionisti, oltre il 40% tra gli impiegati, sotto la media invece tra il pubblico più economicamente disagiato.


PRESTO DI NUOVO IN TV - Per tutta la durata del V dell'Inferno in tv, ossia quasi tre ore, Benigni non ha bevuto un sorso d'acqua. Come d'abitudine del resto nelle oltre 100 repliche di Tutto Dante a teatro. Prima di entrare in scena, riferisce il suo agente Lucio Presta, Roberto Benigni si concentra in camerino, in solitudine e con luce soffusa. Un momento prima di entrare sul palco si bagna appena le labbra, poi una volta davanti al pubblico si illumina di Dante e non si ferma più. Dopo lo spettacolo un piccolo pasto prima di tornare a casa.. Terminata la declamazione tutta d'un fiato del canto dell'Inferno, Benigni quasi commosso ha ringraziato il pubblico senza riuscire a dire una parola. Per questo, oltre che per lo sforamento di parecchi minuti e dunque per esigenze commerciali, è partita la pubblicità al termine della quale Benigni ha ringraziato più volte e dato appuntamento al Dante di seconda serata in onda su Raiuno da giovedì 6 dicembre (con due raddoppi il 25 dicembre e l'1 gennaio).

Video: sms Savoia

Silvio e Prodi

Mastella e Mele


30 novembre 2007

Cor


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Sunday, March 22, 2009 5:28 PM
Benigni sbarca a Londra nel teatro di Lloyd Webber
con il tour mondiale di "Tutto Dante"
"Voglio portare il mio abbraccio agli italiani all'estero.
Ma il mio messaggio è universale"
"Questa crisi è un Inferno
ma l'Italia sta per rinascere"




Roberto Benigni

di ALESSANDRA BONOMOLO
LONDRA - Il 5 aprile Roberto Benigni sbarca a Londra con il suo Tutto Dante, prima di fare rotta verso l'America. Il tour mondiale si è rivelato un successo senza precedenti, che ha superato ogni aspettativa per uno show di poesia (il V Canto dell'Inferno) unita a satira. Il palcoscenico sarà quello del Royal Drury Lane, il più antico teatro di Londra, di proprietà del compositore Andrew Lloyd Webber, nel cuore del West End.

La sua però non è un'operazione di divulgazione letteraria?
"No, assolutamente. Gli studenti hanno i professori. Tutto Dante è invece uno show, nel vero senso della parola. Perché Dante è spettacolare e perché spero di fare spettacolo io. Non è nemmeno un fatto politico. Il messaggio è racchiuso nell'abbraccio che rivolgo principalmente agli italiani che vivono all'estero".

Di cosa parlerà nella parte di attualità?
"Beh, vengo in Inghilterra... dovremo parlare un po' di quello che accade qua, iniziando da Gordon Brown. Poi Obama e... Berlusconi. Perché lo spettacolo è come Dante e la Divina Commedia: c'è l'Inferno e il Paradiso. Un momento per divertirsi e uno per commuoversi. Se non ci si diverte, non ci si può commuovere. Le persone del pubblico alla fine si commuovono. Non perché sia Dante a commuovere, ma perché si va a toccare, dentro di noi, una parte della quale nessuno si preoccupa mai, dove ogni passo rimbomba. L'anima ha bisogno di essere nutrita come il corpo. Quando mangi scegli le cose migliori, no? E invece alla nostra anima viene data tutta spazzatura, continuamente".

A Londra Benigni ha appena scompigliato la compassata Sarah Montague nel Today Programme di Bbc Radio 4, in mezzo al flusso di notizie sulla pesante crisi economica. "Londra è come Firenze all'epoca di Dante. La vera City del mondo, dove albergavano avidità, lussuria, superbia. La parola finanza è stata coniata dai fiorentini proprio a quel tempo, insieme al fiorino. Pensa, il Financial Times ha le sue origini in Italia! Anche la parola banca deriva dal toscano, quando i finanzieri prestavano denaro al Re d'Inghilterra, per poi spesso pentirsi in letto di morte per gli interessi da usura praticati. Ecco, a parte questo... è rimasto tutto uguale".

Quindi la Divina Commedia sarebbe ancora attuale, oggi, in una metropoli come Londra.
"E certo! Dante ha parlato proprio di questo: più moderno di così si muore! Le tre fiere di cui si parla nella Divina Commedia - la lonza, il leone, la lupa - non sono altro che gli idoli moderni: sesso, successo e soldi, le solite belve di sempre".

Poi il discorso perde i toni allegorici e si fa concreto. "Questa che ci troviamo ad affrontare oggi è una crisi orribile, nata dal male e dalla stupidità. Speriamo che questo Inferno ci sia di monito". Benigni cita il sommo poeta - "che io perdei la speranza dell'altezza" - quando parla delle conseguenze economiche e morali dei nostri comportamenti. Il comico toscano fa rivivere Dante ai tempi del credit crunch, mentre invita "a riscoprire quel che vi è di divino dentro ognuno di noi. Per non ritrovarsi, alla fine, proprio come se non si avesse vissuto".

Come vede la situazione italiana attuale, specie pensando alle nuove generazioni in fuga dal proprio paese?
"Conosco bene la situazione dei giovani in Italia, perché io vengo da là. Ma io non fuggo perché non sono un cervello, giusto per quello... Pensa se ci fosse stata questa fuga dei cervelli nel Rinascimento e avessero lasciato andare all'estero persone come Michelangelo, Leonardo, Galileo, Dante. Il solo pensiero fa impressione. Tutte le arti e tutti i poteri moderni sono imitazioni delle arti e dei poteri italiani, del nostro Rinascimento. Qualsiasi impero è un'imitazione del nostro, almeno in Occidente. Che lo si voglia dire o meno, è così. Non per essere nazionalista - voglio troppo bene all'Italia per esserlo - ma quella voglia, quel desiderio.... di dire beh, son contento di esser nato lì ce l'ho tanto forte, ecco, forte forte".

Perché portare il suo Dante anche fuori dall'Italia?
"Il tour è nato per portare gli spettacoli agli italiani all'estero. C'è dell'allegria in fondo ai loro occhi. Un desiderio vispo, affatto languido, che gli fa dire: Io tornerò, proprio come nelle canzonette".

Ma, come è già accaduto a Parigi, a Bruxelles, in Grecia, in Svizzera, il suo abbraccio non è solo per i connazionali.
"Lo spettacolo poi si espande, perché quel che Dante dice è talmente universale che nella mente di ognuno risuona qualcosa di immenso. E per di più mostra la grandezza del nostro Paese".

Ma che ne pensa dell'Italia di oggi?
"Ora è proprio tutta coperta, ma queste ceneri nascondono un fuoco possente".

Cosa intende dire?
"Sta per succedere qualcosa. Sì. Accadrà un piccolo Rinascimento. Bisogna aspettare la fine, no? Come è sempre accaduto. Da noi non è morto nulla, è tutto vivo. Io sto in Italia, lo sento. Non sto in un posto dove ci sono i cadaveri".

(Questa intervista è apparsa sul sito [URL=italiansoflondon.com]italiansoflondon.com)

(21 marzo 2009)

Rep


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Sunday, March 22, 2009 5:29 PM
Dieci anni fa l'Oscar che lo ha reso famoso nel mondo
Oggi una tournée planetaria per regalare Dante a tutti
Roberto Benigni si racconta
'Così ho scoperto che la vita è bella'




Roberto Benigni

di RODOLFO DI GIAMMARCO
"THANK YOU, thank you. This is a moment of joy, and I want to kiss everybody..." suonarono le prime parole del discorso di Roberto Benigni a Los Angeles, la notte del 21 marzo 1999, dieci anni fa, alla consegna dell'Oscar per il miglior film straniero attribuito al suo La vita è bella (uno dei tre Oscar riservati al film, assieme a quelli conferiti a Benigni stesso come migliore attore, e a Nicola Piovani per la colonna sonora).

E "Così discesi del cerchio primaio/ giù nel secondo, che men loco cinghia/ e tanto più dolor, che punge a guaio" suoneranno le parole iniziali dell'attore quando il 5 aprile prossimo, in scena a Londra, interpreterà la terzina d'avvio del quinto canto dell'Inferno della Divina Commedia, che è la partitura-guida del suo TuttoDante con tour mondiale già avviato e calendario fittamente disposto, in continua espansione, fino a giugno. Allora, all'Oscar, si fece prendere da un impeto di baci, ma anche adesso si fa cantore del cerchio dei Lussuriosi culminante col bacio grazie a cui Paolo infiamma i sensi di Francesca.

Sia che rilegga l'Olocausto dirigendo e recitando una storia scritta con Vincenzo Cerami, sia che rilegga Dante dicendolo a memoria come un commediante dell'arte, Benigni è sempre un artista che inquieta col fisico, è sempre un comico munito di sghignazzo epidermico, è sempre un uomo di spettacolo che necessita di effusioni, è e resterà sempre uno che scherza carnalmente, guancia a guancia, marcando stretto con le labbra.

In questo senso l'Oscar di dieci anni fa, al di là delle argomentazioni caute o scettiche degli intellettuali e delle personalità che si ergevano a depositarie dell'austerità tragica della Shoah, fu un superbo riconoscimento all'universalità della poesia del corpo di Benigni, alla sua poetica verbale, all'intuizione di un lirismo paterno, all'ideale di un'esistenza sentita come la sentì Primo Levi in Se questo è un uomo: "Pensavo che la vita fuori era bella e che avrebbe continuato a essere bella".

E rovistando tra i suoi appunti gelosi - ottenuti solo dopo tenaci e infinite richieste perché lui non ama le autocelebrazioni e non indulge negli sguardi all'indietro - trascrivendo le sue note preparatorie del film, note quasi indecifrabili tanto la calligrafia di Benigni supera in vaghezza quella di certe ricette mediche, balza evidente come anche proprio una certa sua poesia bambina, quella caratterizzante i toni e i temi della fantasiosa e compagnona traduzione a braccio degli indottrinamenti nazisti nel lager, costituisca un linguaggio tragicomico incline a mimetizzare la morte con l'amore, con l'arguzia, col ridicolo.

"Si vince a mille punti, il primo classificato vince un carro armato... perdono punti quelli che si mettono a piangere, che vogliono vedere la mamma, che hanno fame e che vogliono la merendina" anziché il tenore minaccioso di un caporale da anticamera delle camere a gas. Battute a base di lecca lecca che aprirono i cuori. E l'onda benigna e benignana si sparse in tutto il mondo, se è vero che la Somalia giunse a coniare al volo nello stesso 1999 una moneta con la sua effigie di Oscar Winner.

Ma l'internazionalità di Benigni - casualmente o no a distanza d'un decennio da quel trionfo che autorizzò un confronto con Lawrence Olivier, riuscito nel 1948 a dirigere se stesso in un'interpretazione da Oscar - testimoniata oggi da una tournée teatrale cosmopolita, è qualcosa che fa anche storia a sé, con precedenti paralleli che risalgono agli anni a cavallo tra i due secoli.

La sua comicità prorompente s'era messa al servizio di Dante già nel 1991 all'Università di Siena ("dicendo" e non leggendo il quinto e l'ottavo canto dell'Inferno), perché in Toscana c'è vanto di sapere a memoria i versi della Commedia e il padre lo buttava sui palcoscenici a improvvisare coi poeti d'ottave (noi assistemmo anni e anni fa a una sua strepitosa gara a forza di versi improvvisati a Volterra).

E le sue lecturae Dantis, cresciute a Pisa, Roma, Padova e Bologna, ebbero una puntata propedeutica nel gennaio 1999 all'Università di Los Angeles. E tutta la sua struttura anatomica che impresta suoni, gorgoglii e onomatopee a Dante ecco che sconfina nel 2003 al Simphony Center di Chicago, e nel 2006 nell'anfiteatro romano di Patrasso. Finché nasce la mega-impresa TuttoDante in piazza Santa Croce a Firenze, con tredici canti, uno per sera, tournée italiana in quarantotto città, e messa in onda su RaiUno, operazione da cui scaturisce a sua volta lo spettacolo attuale incentrato sul quinto canto dell'Inferno.

Il TuttoDante che è salpato questo marzo per fare un giro del mondo, dopo le tappe già effettuate a Parigi e a Bruxelles, ha un calendario che farebbe invidia a molti o a quasi tutti i grandi attori italiani dell'Ottocento e del Novecento, mattatori che s'avvicendavano in Europa e nelle Americhe a costo di avventurosi e leggendari viaggi. Lui, Benigni, in un programma in via di completamento, è adesso atteso a Londra, Duisburg, Stoccarda, Monaco, Ginevra, Colonia, Francoforte, Baden Baden, Braunschweig, Atene, Basilea, Lubiana, New York, Boston, Chicago, Buenos Aires.

Vale a dire che il "Benignaccio" capace dieci anni fa di fare uno show irrefrenabile danzando tra le poltrone sulle teste dei membri dell'Academy alla notizia dell'Oscar, è come allora e più di allora capace di ballare sulle teste degli spettatori di mezzo mondo recitando il suo amato Dante. Il nostro Chaplin toscano la sa lunga, in tema di risate che restano di traverso in gola, vuoi per inferni terreni, vuoi per inferni letterari, inferni che comunque trasmettono l'emozione di un buio che deve finire, come "'a nuttata" di Eduardo.

(22 marzo 2009)

Rep


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Sunday, March 22, 2009 5:30 PM


SPETTACOLI & CULTURA

IL RICORDO
"Io birbone integro"

di ROBERTO BENIGNI

QUANTA paura, Madonna che scrupoli e che riserve ha sollevato, me lo ricordo ancora bene, un film come La vita è bella. Il dissenso più o meno manifesto partiva dai sostenitori della tesi che coi campi di concentramento non si può scherzare, non si può fare comicità. Errore. Perché quel film è una tragedia. Nel senso che c'è una storia che comincia bene e finisce male. Tutto il contrario della Divina Commedia di Dante, che inizia male con l'Inferno e termina benissimo col Paradiso. Voglio dire che quel film era sdrammatico. Finiva il primo tempo che gli spettatori avevano le lacrime agli occhi dalle risate e il secondo tempo che avevano le risate per le lacrime agli occhi. La vita è bella è anche un film estremo. Perché è lo stile che conta. Si può essere laidi e volgari parlando di una farfalla, e si può essere poetici parlando di Hiroshima con letizia. E Fellini diceva che le cose molto tragiche possono essere raccontate solo da un clown. Poi, come dice un altro, come dice Montale, tra l'orrore e il ridicolo il passo è un nulla. E sapete qual è l'anagramma che ha elaborato col mio nome Stefano Bartezzaghi? Birbone integro. Beh, mi ci trovo bene, via.

(22 marzo 2009)

Rep


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Monday, August 02, 2010 1:22 AM
L'HAPPENING
"Il Migliore, Il Professore
Berlusconi vuol essere il..."




Roberto Benigni

Roberto Benigni si scatena a una serata benefica in Toscana:
"Come mai Prodi e Ciampi non comparivano mai nelle intercettazioni?"

BOLGHERI - Un Roberto Benigni scatenato nel corso di una serata benefica a Bolgheri, in Toscana. Intervenendo a ad uno spettacolo di beneficenza a favore della Fondazione Iris (Istituto per la riabilitazione e il reinserimento sociale dei disabili psichici) presieduta dal professor Mario Guazzelli, l'attore ha detto: ""La verità è che
Berlusconi vuole restare nella storia. Vuole un appellativo per sempre: Togliatti era 'Il Migliore'; Prodi era 'il Professore'; e ora Berlusconi è 'il Trombatore".

"Vedete - ha detto rivolto al pubblico - come il premier è intristito in questi giorni? Invita tutti i suoi amici a Palazzo Grazioli per mostrare le stanze: qui era tutta Carfagna, ora non c' è niente. Silvio stasera mi aveva promesso che sarebbe venuto a vedermi, ma si è fermato sul viale della Principessa", riferendosi ad un viale popolato dalle prostitute nella zona di Bolgheri.

"Mi aspettavo di trovare qui quattro pensionati sfigati, non tanta gente così il 31 luglio a Castagneto Carducci. Quattro pensionati di quelli che giocano a tresette come Verdini, Lombardi, e dell'Utri". Così l'attore si è riferito all'inchiesta sulla P3. "Quando si mette la bomba al Csm? - ha aggiunto, simulando una conversazione tra i giocatori di carte - zitto e pensa a giocare... striscia e bussa".

"Berlusconi dice che non è normale un paese dove si intercetta costantemente il capo del governo, ma la verità è che, qualunque persona sia intercettata, nel mezzo c'è sempre il presidente del Consiglio". "Le intercettazioni - ha aggiunto - c'erano anche prima, ma Ciampi e Prodi non comparivano".

Benigni ne ha anche per la sinistra. "Conosco il professor Guazzelli da tanto tempo; noi attori abbiamo sempre qualche turba. Mi ha sempre detto che avevo tutto a posto; poi gli ho detto che voto Pd e sono in cura da 20 anni". "Berlusconi - ha proseguito- si lamenta che tutti i giudici sono di sinistra, che la stampa è di sinistra... ma se fosse di sinistra anche il Pd cosa farebbe?".

(31 luglio 2010)

Rep


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Tuesday, August 03, 2010 12:02 AM



Non c'e niente da fare Silvio vuol rimanere nella storia. Vuole un appellativo che sia per sempre: Togliatti era il migliore, Prodi il professore, Berlusconi il trombatore.


Roberto Benigni


La Striscia Rossa,l'U,02 agosto 2010



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Wednesday, August 25, 2010 12:01 AM
Benigni in «Paradiso» al cinema
per la «Commedia» di Amos Poe




Roberto Benigni che legge la Divina Commedia sullo schermo della mostra del cinema di Venezia. Venerdì 3 settembre a mezzanotte in Sala Grande il regista americano Amos Poe, uno dei paladini della scena indipendente, porta la sua Commedia al Lido. Un'opera che attinge a facebook, youtube, è fuori concorso, e vede, tra i protagonisti, l'attore-autore toscano che con le sue letture dei canti danteschi ha toccato il cuore di migliaia di spettatori-lettori sul palcoscenico e poi in tv. Oltre a Benigni, altri due attori di provata esperienza e provenienti dal teatro d'avanguardia e oramai affermati: Alfonso Santagata legge l'Inferno, Sandro Lombardi il Purgatorio.

Amos Poe, nome di punta dell'underground statunitense, esponente del «No Wave Cinema» newyorkese, per il suo film ha attinto a youTube, Facebook e Kickstarter. E ha prodotto lui stesso questa “Commedia” con i produttori Elena Santamaria, Ben Bindra, JR Skola e Victoria Bousis.

Sempre dai comunicati, apprendiamo che il regista non si è ispirato solo al poeta fiorentino. Poe ha preso spunto anche da The Horse in Motion, rinomata sequenza in cui il fotografo inglese vissuto in America Eadweard Muybridge (1830-1904), immortalava un cavallo con fantino al galoppo impiegando le sue fotografie. Lo spunto del regista sarebbe quello di un viaggio in movimento: il viaggio delle nostre vite attraverso l'Inferno, il Purgatorio ed il Paradiso e come «cinema-verità» sull'esilio di Poe in Italia e Francia, in particolar modo a Firenze (città dalla quale Dante fu esiliato) e con una «struttura narrativa» molto soggettiva. Il film è composto da ventimila immagini suddivise in tre sequenze cinematografiche (100 minuti, come i cento canti della Commedia) che richiamano il viaggio allegorico di Alighieri attraverso Inferno, Purgatorio e Paradiso. Dà volto a Beatrice Portinari, la donna sognata, inseguita e amata da Dante, Loretta Mugnai.

Nato a Tel Aviv nel '50, trasferitosi a 20 anni a New York tra punk, No wave, documentario e Tv sperimentale fino al recente movimento del Remodernist film del giovane cinema Usa, Poe spiega: «Volevo girare un film ed ero alla ricerca di un buono scrittore. Ho immediatamente pensato a Dante. La Commedia è cresciuta in modo organico a partire dalle mie letture della Divina Commedia, dal fascino evocato dalla riscoperta delle origini del cinema come flusso di immagini in movimento e come poesia, e grazie all'aiuto di migliaia di fan su Facebook. Mi auguro che lo spettatore sia rapito da ciò che accade sullo schermo e da ciò che verrà evocato in lui a livello emotivo. Credo che la magia del cinema stia proprio in questa interazione di universi narrativi, quello visivo e quello interiore».

Firmano le musiche Debbie Harry, la bionda affascinante autrice e cantante dei Blondie degli anni 80, dei Decay of Angels, Hayley Moss, Peter Gordon, Muchael Duclos, Brenda Elthon, Paraphilia, Dave Mitchell, Riccardo Moretti e Andres Nazrala.


24 agosto 2010

l'U


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Tuesday, November 09, 2010 1:43 AM


Lo show di Benigni con Saviano e Fazio/1
Fonte: RaiTre

Vid l'U



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Tuesday, November 09, 2010 1:44 AM


Lo show di Benigni con Saviano e Fazio/2
Fonte: RaiTre

Vid l'U



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Wednesday, November 10, 2010 12:49 AM



Perché questa storia di uccidere, Sandokan? Questo ragazzo non ha la pistola: ha una biro. E se davvero vale “occhio per occhio, dente per dente” scrivi un libro pure tu: “ammazzalo” con un libro, altro che ucciderlo con la pistola.


Roberto Benigni, “Vieni via con me”, 8 novembre

La Striscia Rossa,l'U,10 novembre 2010

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Wednesday, December 15, 2010 4:26 PM
Benigni a Firenze: «Renzi e io
dal premier a Villa Certosa»




''Saro' brevissimissimo, perche' io e Renzi fra poco, come sapete, abbiamo un appuntamento col presidente nella sede istituzionale di Villa Certosa''. Dopo la cena del sindaco di Firenze con il presidente del Consiglio ad Arcore Roberto Benigni ha aperto cosi', con il suo humour, il suo intervento nel Salone dei Dugento di Palazzo Vecchio a Firenze, dove e' stato presentato un libro postumo di Donato Sannini a cura di Andrea Mancini, presentazione alla quale ha partecipato anche il sindaco Matteo Renzi.

''Dobbiamo andare insieme a ragionare di Firenze - ha proseguito l'attore fra l'ilarita' dei presenti - facciamo in un secondo perche' e' una cosa istituzionale, se ne parla nel letto di Putin io, lui e il presidente: perche' se no fanno storie, se uno si mette da un'altra parte... mamma mia quante storie!''.
11 dicembre 2010

l'U


sperminator
Wednesday, December 15, 2010 4:52 PM
sperminator
Wednesday, December 15, 2010 4:53 PM
g
Saturday, February 19, 2011 12:33 AM
Sanremo Benigni: l'inno,
Ruby e "le mie prigioni"




SANREMO LA DIRETTA DI GIOVEDI' 17

Sono seguite altre canzoni, un balletto con Belen che dovrebbe - lo dicono al festival - essere un omaggio a Fellini, Al Bano premiato per le canzoni sui 150 anni d'Italia. Ma quel che restano sono Benigni, con i riferimenti a Silvio e la rilettura dell'inno di Mameli, e la sorpresa gramsciana di Luca & Paolo.

LUCA & PAOLO LEGGONO GRAMSCI: "ODIO INDIFFERENTI"
Luca & Paolo leggono. Sono molto seri. "L'indifferenza è abulia, odio gli indifferenti, l'indifferenza opera potentemente nella storia". Contro l'indifferenza, contro l'abulia. E' Gramsci: dalla rivista 'La città futura' del 1917, numero unico pubblicato dalla Federazione giovanile piemontese del Partito Socialista.

CANTANTI IN OMBRA
I La Crus con il Gnu Quartet fanno Parlami d'amore Mariù. Tricarico con Toto Cutugno in 'L'italiano' di Cutugno, con un coro multietnico formato da ragazzi nati tutti in Italia. Ma dopo Benigni scorrono via come l'acqua.

BENIGNI: CANTA INNO MAMELI
Solo con la voce, luci basse, canta l'Inno d'Italia. E' quasi raccolto, intimo. Sembra commosso. A Sanremo cantare senza orchestra né altri è un azzardo che nessuno osa. Al comico è riuscito e ha saputo rendere l'inno qualcosa di personale. Senza retorica. Applausi scroscianti. Poi se ne va.

BENIGNI: ITALIA FATTA DAL POPOLO
Italia fatta dal popolo. Loro sono morti per la patria perché noi imparassimo a vivere per la patria. Immagina un ragazzo sul campo che ripensa alle parole dell'inno e se lo canta. E annuncia che canta. "Mi gioco tutto".

BENIGNI: FELICITA' NON E' CARA
Arriva ai versi conclusivi. Vorrei che foste felici, viviamo in un paese memorabile. E se qualche volta la felicità si scorda di voi, voi non scordativi della felicità. Che non è cara.

BENIGNI: L'ANALISI DELL'INNO
L'artista compie una lettura esegetica dell'inno di Mameli, sul modello delle sue celebri interpretazioni dei canti della Commedia di Dante. Ma anche l'analisi filologica e appassionata di Fratelli d'Italia non sfugge ai richiami al presente, come quando il premio Oscar si rivolge direttamente al leader della Lega Nord Umberto Bossi. «Dov'è la vittoria, le porga la chioma, chè schiava di Roma Iddio la creò. Umberto, è la vittoria che è schiava di Roma, non l'Italia! Umberto, il soggetto è la vittoria!», avverte Benigni. E poi: «Il federalismo è un'altra cosa. Qui parliamo dell'unità del Paese, che è la ricomposizione quasi religiosa di un corpo fatto a pezzi». E ancora, più avanti: «L'unità è talmente bella che permette pure che qualcuno dice: non la festeggio!».

benigni sanremo lettura

BENIGNI: DA GENOVA A PALERMO
Il passo successivo è Genova nel '700. Poi nella Palermo degli Angioini occupata dai francesi. Una terra occupata sempre da stranieri.

BENIGNI: INVENTATO NOI I COMUNI
Risale al primo '500 quando Carlo V con gli spagnoli assediò la repubblica di Firenze. Siamo noi - annota - che abbiamo inventato i Comuni.

BENIGNI: A LEGNANO SVENTOLATE IL TRICOLORE
Con Legnano arriva al Carroccio, alla Lega Lombarda: distrussero Federico Barbarossa. L'unione è dentro l'inno di Mameli. Ogni volta che dite Legnano potete sventolare il tricolore.

BENIGNI: LE DONNE DEL RISORGIMENTO
Non potete sapere cos'hanno fatto le donne del Risorgimento. Hanno combattuto per noi. Come Anita Garibaldi morta incinta. Ma non hanno mai avuto diritti: il voto è nel 1946. E prima donna ministra Tina Anselmi nel 1976. Democristiana, cattolica, fatto la Resistenza: la omaggia.

BENIGNI: TRICOLORE DALLA DIVINA COMMEDIA
Passa alla Divina Commedia (inciampa nelle parole per un momento) e dice che la nostra bandiera viene da Dante che riporta, nella visione di Beatrice, i tre colori.

BENIGNI: L'ITALIANO NOSTRA IDENTITA'
In dialetto non si può scrivere la Critica della ragion pura o la Divina commedia. La nostra lingua è la nostra identità più profonda.

BENIGNI: CHURCHILL QUANDO PERSE VINSE
Churchill uno dei suoi preferiti. Ci sono nostalgici perfino della nazione. Quando seppe, Churchill, di aver perso le elezioni disse "Abbiamo vinto" perché aveva vinto il nazismo per avere libere elezioni.

BENIGNI: MAMELI PAROLA PER PAROLA
Con ritmo più veloce, analizza il testo come aveva fatto con Dante e la Divina commedia. Ricorda che Metternich l'austriaco non riuscì ad aver ragione di Mazzini.

BENIGNI A UMBERTO: E' LA VITTORIA CHE E' SCHIAVA DI ROMA
Si rivolge direttamente a Bossi.

BENIGNI: ITALIA SVEGLIATI
Italia, svegliati, esorta il comico. Analizza le parole di Mameli. Da Scipione (Scipio) contro Annibale: Scipione cambiò la storia. Nascono da atti eroici i fatti grandi. Passa ai romani: già moderni, hanno inventato il diritto.

BENIGNI: RACCONTA DI NOVARO E MAMELI
Risorgere lo scrisse l'Alfieri, è un verbo mistico, osserva. I dirigenti Rai sono cupi: applaudono quando li riprende la telecamera. Benigni continua a elogiare i grandi d'Italia. Mameli 20 anni. Novaro, autore musica, morto poverissimo. Scrisse una marcetta. Noi, dice, siamo un popolo allegro. Fa l'inno all'Inno. Racconta che i garibaldini avevano giubbe rosse perché rubate, erano destinate a macellai argentini per non far vedere il sangue.

BENIGNI: CAVOUR GARIBALDI MAZZINI USCITI POVERI DA POLITICA
I nostri patriotti non vivevano per il Carpe Diem, non li fermava nessuno. Cavour, Garibaldi e Mazzini: entrati in politica e usciti più poveri, ma hanno arricchito gli italiani.

BENIGNI: NATA PRIMA CULTURA POI NAZIONE
Tutti , dice l'artista, si tassavano, elogia sempre Garibaldi, Mameli. L'Italia unico paese al mondo dove nata prima la cultura e poi la nazione.

BENIGNI: GIOVANI ITALIANI DETTERO LA VITA
Benigni: sono contento della par condicio. Ma, ricorda, la storia del nostro paese è memorabile: quelle persone nel risorgimento hanno dato la vita. Tutto il mondo guardava l'Italia: era una grandezza intrisa di gioventù. Erano ragazzi tutti morti giovani, hanno dato la vita. Garibaldi era famoso nel mondo.

MORANDI PREOCCUPATO ASCOLTA BENIGNI
Morandi è preoccupato.

BENIGNI: SILVIO PELLICO, LE MIE PRIGIONI
Cita Silvio Pellico, "Le mie prigioni". Prima di avere un altro Silvio che scrive un libro così...

BENIGNI: SILVIO, MEGLIO SE VAI AL CINEMA
Ci sono due persone che telefonano, una è qui (Masi, dg Rai), l'altra stasera è meglio se va al cinema: su questo canale ci sono io Silvio, se non ti piace qui cambia canale, vai sul 2, no c'è Santoro".

BENIGNI: ITALIA MINORENNE
Non si trattiene, parla di Ruby Rubacuori: "tutto sto tempo perso con le procure per sapere se era nipote di Mubarak. Bastava andare ad anagrafe e vedere se Mubarak di cognome fa Rubacuori.

BENIGNI: ITALIA MINORENNE, ANCHE LA CINQUETTI NON AVEVA L'ETA'
Quando Mameli lo scrisse (l'inno, ndr) aveva 20 anni, e all'epoca si diventava maggiorenni a 21, quindi era minorenne. Qui sul palcoscenico di Sanremo la questione delle minorenni è cominciata con Gigliola Cinquetti che si era spacciata per nipote di Claudio Villa.

BENIGNI: ITALIA MINORENNE
Cita il testo. "dov'è la vittoria", sembra scritto dal Pd. Parlerò dell'unità d'italia solo. L'Italia ha 150 anni e che sono per un Paese? Nulla. L'Italia è una bambina, una minorenne.

BENIGNI: PROSSIMO FESTIVAL A BERSANI
Siamo qui solo per l'inno di Mameli. Esclusivamente. Tutto il mondo ci ride dietro per Sanremo con Morandi. Siamo popolo responsabile. C'è già par condicio, c'è Barbarossa per la Lega.

BENIGNI: PROSSIMO FESTIVAL A BERSANI
Elogia Morandi. Il prossimo festival facciamolo condurre a Bersani.

BENIGNI AI CAVALIERI ORA NON DICE BENE
Avevo dubbi, ai cavalieri non dice bene in questo periodo. Chiarisce: l'ha pagato la Rai.

BENIGNI SU CAVALLO BIANCO E TRICOLORE
Benigni: "Viva l'Italia". Il cavallo è sul palcoscenico.

benigni cavallo sanremo

BENIGNI A MINUTI
Dopo lo spot arriva Benigni. Speriamo.

VECCHIONI FA IL NAPOLETANO
Dopo Max Pezzali con Arisa in "mamma mia dammi cento lire" (sempre 'sta mamma), Vecchioni canta "O surdato 'nnamurato". Lui milanese, chiede Morandi? Da genitori napoletani, chiarisce netto. Buona versione.

EMMA E MODA' PER SACCO E VANZETTI
Per Emma e i Moda' "Here's to you" di Joan Baez e Morricone su Sacco e Vanzetti, anarchici giustiziati negli Usa. Erano emigranti.

LE CANZONI D'ITALIA PER I NOSTRI AMICI DI FACEBOOK
A parte Bella ciao i nostri amici su Facebook per i 150 anni dell'Italia vorrebbero queste canzoni: Contessa, Bandiera rossa, l'Internazionale, naturalmente De André, poi citano i Baustelle, Capossela, gli Afterhours. La "Terra dei cachi" di Elio e le storie tese. Di Bertoli scelgono "Italia d'oro". E "Dio e morto" di Guccini.

BELLA CIAO DILAGA ON LINE
"Bella ciao" vietata all'Ariston è risuonata davanti al teatro grazie al Popolo viola. E nel web centinaia di utenti mettono il testo on line.

I DUETTI DI DOMANI.
Duetti e ospiti domani all'Ariston per la quarta serata del festival di Sanremo. Ad affiancare Luca Madonia con Franco Battiato con 'L'Alieno' sarà Carmen Consoli; Anna Oxa ('La mia anima d'uomò) canterà con Marta sui Tubi; Max Pezzali ('Il mio secondo tempò) con Lillo & Greg; Roberto Vecchioni ('Chiamami ancora amorè) con la Premiata Forneria Marconi; Tricarico ('3 colorì) con il Coro di Voci Bianche Si La So...L; Albano ('Amanda è liberà) con Michele Placido; Nathalie ('Vivo sospesà) con L'Aura; Emma e i Mod… ('Arriverà) con Francesco Renga; Davide Van De Sfroos ('Yanez') con Irene Fornaciari; Patty Pravo ('Il vento e le rosè) con Morgan; Giusy Ferreri ( 'Il mare immensò) con Francesco Renga; Anna Tatangelo ('Bastardò) con Loredana Errore; La Crus ('Io confessò) con Nina Zilli; Luca Barbarossa e Rachel Del Rosario ('Fino in fondò) con Neri Marcorè.

DE NIRO, BELLUCCI, TAKE THAT E ROBBIE OSPITI DOMANI
Al festival parteciperanno domani come ospiti Robert De Niro e Monica Bellucci, protagonisti del film 'Manuale d'amore 3' di Giovanni Veronesi, e i Take That con Robbie Williams.

GIUSY STRAZIA "IL CIELO"
Giusy Ferreri fa "Il cielo in una stanza". La sta straziando. A Gino Paoli converrebbe essere altrove.

LUCA & PAOLO: 'MASI HA RISO'
La parte migliore restano Luca & Paolo. Almeno scherzano e prendono per i fondelli Morandi. E il dg Rai Masi: "Ha riso!". Certo la loro satira non intimorisce chi lavora per Berlusconi.

BATTIATO DIRETTORE
Patty Pravo con un filo di charme, ma un po' rigida, in Mille lire al mese. Per Luca Madonia Battiato dirige l'orchestra in "La notte dell'addio" di Remigi. Brano, segnala Morandi, degli anni 60 ingiustamente dimenticato.

IL RINASCIMENTO DI GIANNI
Morandi torna cantante. Interpreta l'inedito "Rinascimento". Con parole di Mogol, l'ha scritto Gianni Bella. Colpito da ictus tempo fa, ricorda il cantante. "Finirà lo smarrimento", intona. Testo generico. Non è uno dei pezzi memorabili cantati da Gianni. Teatro in piedi ad applaudire.

AL BANO, RETORICA AL MASSIMO GRADO
Al Bano in 'Va' pensiero' dal Nabucco: porta la retorica al massimo grado.

POPOLO VIOLA CANTA 'BELLA CIAO'
Una trentina di manifestanti del Popolo Viola canta Bella Ciao davanti al teatro Ariston. La dimostrazione è pacifica, In sala Anna Oxa in azzurro attillatissimo e in O' sole mio.

LUCA E PAOLO: LA RUSSA MINISTRO, SPERANZA PER TUTTI
Luca e Paolo sbeffeggiano La Russa: se lui è ministro c'è speranza per tutti. Ministro livido. Poi gli chiedono di non manifestare in pubblico la sua stima per loro: a casa dei due comici non gradiscono. La Russa ride a denti stretti.

LUCA E PAOLO: MASI IN PLATEA, COSI' NON CHIAMA
Luca e Paolo contenti di vedere in platea Masi. Così non li chiama.

TATANGELO SEMBRA DI CERA
Anna Tatangelo in un vestito bianco sembra di cera. Canta "Mamma". Per andare sul sicuro.

DE GREGORI: VAN DE SFROSS SFUMA IL GRAFFIO
Prima la retorica del 'siamo tutti uniti'. Poi apre il set delle canzoni Van De Sfroos. Lui che canta sempre in dialetto interpreta "Viva l'Italia" di De Gregori in italiano. Bravo, ma sfuma via il 'graffio' amaro dell'artista romano.

GABER AVREBBE GRADITO OMAGGIO?
Dopo il presentatore, dopo l'ingresso di Belen e Canalis, il duo Luca & Paolo rende omaggio a Gaber. Chissa se avrebbe gradito. Per fortuna il duo sdrammatizza: canzone dell'orgoglio gay.

TRICOLORI A GO GO
Rossini, il balletto di Ezralov con ballerini e ballerine in bianco, rosso e verde, una mega bandiera. Per Morandi un balletto meraviglioso. Mah!

CANZONI D'ITALIA, CHI CANTA COSA
Patty Pravo canta 'Mille lire al mese', i Modà con Emma “Here's to you” di Joan Baez sugli anarchici Sacco e Vanzetti. Giusi Ferreri interpreta di Gino Paoli 'Il cielo in una stanza, il duo Luca Madonia-Franco Battiato 'La notte dell'addio' di Iva Zanicchi. Anna Oxa intona 'O sole mio' (sulla carta suona quanto mai improbabile), la vincitrice di 'X Factor' Nathalie canta 'Il mio canto libero' di Mogol e Battisti. La coppia Luca Barbarossa-Raquel Del Rosario canta l'inno del Risorgimento 'Addio mia bella addio', mentre Roberto Vecchioni ha scelto 'O surdato 'nnamurato'. Davide Van De Sfroos canta 'Viva l'Italia' di De Gregori, Anna Tatangelo 'Mamma'. Gli Gnu Quartet si aggiungono ai La Crus per 'Parlami d'amore Mariù. Toto Cutugno con Tricarico fanno 'L'Italiano' di Cutugno stesso, E Al Bano con Iannis Plutarchos e Theodossiou Dimitra il coro verdiano del Nabucco 'Và pensiero'. E Max Pezzali, affiancato stasera da Arisa, rileggono il canto degli emigranti 'Mamma mia dammi cento lire'. Infine canta pure Gianni Morandi con 'Rinascimento', brano inedito di Mogol e Gianni Bella sull'oggi.

CANZONI D'ITALIA, MANCANO DE ANDRE' E 'BELLA CIAO'
La serata per i 150 anni dell'unità del paese è sui canti e le canzoni che hanno fatto la storia d'Italia: dagli inni del Risorgimento alle canzoni storiche anteguerra ai brani dei cantautori italiani (però mancano Dalla e soprattutto Fabrizio De André). Morandi voleva “Bella ciao”, la Destra allora ha detto “Giovinezza”, né la canzone partigiana né quella fascista saranno in scaletta.

BENIGNI ENTRA A CAVALLO?
Benigni entrerà sul palcoscenico a cavallo? E' un'indiscrezione che circola a Sanremo. Il suo monologo sarà sull'inno di Mameli.

LA RUSSA: BENIGNI SPERO NO DI PARTE
Il ministro della Difesa La Russa è a Sanremo per la serata sui 150 anni dell'unità d'Italia. Teme Benigni? «Mi aspetto che sia all'altezza del Benigni migliore, quello dI 'Johnny Stecchino', film che mi è piaciuto molto». Lo ha detto durante la conferenza stampa per la serata sui 150 anni dell'Italia al Festival. «Vale per Benigni quello che ho detto in precedenza sulla satira. Credo che ci si aspetti che Benigni dica qualcosa sull'Inno nazionale, e che abbia la sensibilità da grande comico e da grande uomo dello spettacolo quale è di non utilizzare questa serata per fini di parte». In precedenza il ministro ha detto: «La satira è sempre accettabile quando non è unilaterale e quindi, nell'arco delle serate, non mi pare che lo sia. E quando non è finalizzata a sovvertire gli equilibri politici ma a far sorridere e pensare, secondo me non va mai condannata». Insomma, non deve far male a chi ha il potere.

BORGHEZIO: "BENIGNI SHOW E' PROSTITUZIONE"
Pur di far notizia l'europarlamentare della Lega Mario Borghezio le spara grosse: «Fa schifo il prostituirsi di un artista alle esigenze della retorica di una parte del Paese contro l'altra», ha detto a Klauscondicio parlando del comico atteso al festival. Per Borghezio «Morandi fa pena, ma non è un profittatore. Benigni invece prende un sacco di soldi per fare un untuoso ossequio ai valori risorgimentali. Questi signori sono dei 'marchettari'». Per il leghista le presunte prostitute di Arcore «hanno certamente più dignità di Benigni». E su Morandi: «Molto simpatico, ma resta un agit-prop comunista».

Benigni alle 22.15: sarà "serio?"
Il toscanaccio Roberto arriverà alle 22.15. Il festival, come sempre e com'è logico, non lo "usa" subito ma lo tiene in serbo oltre le 22 per tener su gli ascolti. Riserbo su cosa dirà. Sarà un intervento sui 150 anni d'Italia: le agenzie parlano di un taglio "serio". Ma non si può mai dire, con il comico di Vergaio.

Bella ciao con il Popolo viola davanti all'Ariston
«'Bella Ciao' non è stata inserita tra i brani che stasera celebreranno i 150 anni dell'Unità d'Italia e mi fa piacere se la cantano fuori dall'Ariston. Se passo la canto pure io». Gianni Morandi voleva la canzone simbolo della Resistenza, non ha potuto inserirla in scaletta, e in conferenza stampa si dice d'accordo con il Popolo viola che ha deciso di cantare oggi fuori dal Teatro Ariston la canzone partigiana esclusa dalla serata di oggi sui 150 anni dell'unità d'Italia.

Luca & Paolo: essere dopo Benigni è come porno dopo Siffredi
A Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu piacerebbe «un'Italia in cui si possa scherzare su tutti». Lo hanno detto durante la conferenza stampa di oggi del Festival di Sanremo a proposito della satira. E riguardo alla presenza di Benigni stasera: «Ubi maior minor cessat. Abbiamo rivisto la scaletta: sarebbe stato come fare un film porno dopo che lo ha fatto Rocco Siffredi», scherza Luca Bizzarri. E annunciano un omaggio a Giorgio Gaber «simile a quello di ieri per Ric e Gian».

Lega: ridate Van De Sfroos a Lago di Como
Per una volta la Lega Nord non ha tutti i torti, anche se i parlamentari avrebbero altro di cui occuparsi. I deputati Nicola Molteni e Davide Caparini hanno fatto appello alla Rai di avvisare i telespettatori di risintonizzarsi dopo il guasto di ieri sera al ripetitore di Sommafiume che ha lasciato al buio il lago di Como durante l'esibizione di Davide Van De Sfroos. Il Carroccio insiste nel volersi appropriare del cantautore che a Sanremo partecipa con una canzone in comasco. Lui però ha fatto una versione scritta del testo in molti dialetti italiani dal nord al sud.

Gli allibratori: Emma e Modà primi, sale Vecchioni
Gli allibratori puntano sempre su Emma e i Modà come possibili vincitori, ma come secondo indicano Roberto Vecchioni e il suo brano «Chiamami ancora amore», seguito da Nathalie mentre risulta in calo Giusy Ferreri, ora quarta per gli scommettitori. Quinti la coppia Barbarossa-Del Rosario.
18 febbraio 2011

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Saturday, February 19, 2011 1:19 AM



Cavour, Mazzini, Garibaldi sono usciti dalla politica più poveri ma hanno lasciato ricchi noi ... una cosa memorabile.



Roberto Benigni, 17 febbraio 2011

La Striscia Rossa,l'U,18 Feb 2011

marbev
Saturday, February 19, 2011 8:03 PM










marbev
Sunday, February 20, 2011 5:20 PM
Non so voi, ma io solo oggi sono riuscita a vedere per bene e per intero l'intervento di Benigni.



Beh! a me ha fatto venire la pelle d'oca. Una cosa davvero eccezionale.......


In platea c'era mezzo governo, con i vertici RAI. Durante il pezzo, hanno inquadrato Larussa e Masi (seduti uno accanto all'altro.....). Masi aveva l'aria annoiata dell'ignorante idiota che non capisce un cazzo...Larussa aveva l'aria idiota di chi non capisce un cazzo lo stesso, ma fa finta di capire....


Per il resto.....c'era praticamente tutto il PDL......La Meloni, la Ravetto....


Benigni ha dato sberle sonore a tutti, dal premier al PD, alla Lega.....ha dato dell'ignorante ai leghisti, a Umberto come al figlio.....


ragazzi, è un pezzo da inserire nella storia d'Italia.....


e l'esecuzione finale dell'inno, senza musica, è roba da accappo0nare la pelle...................






grande, Roberto!!!!
(perplessa)
Sunday, February 20, 2011 8:59 PM
Emozionante e commuovente l'ho visto ora
g
Saturday, March 05, 2011 1:36 AM





g
Wednesday, March 23, 2011 10:34 AM
«Silvio, diventa un mito
e fa' come Mina: sparisci»

Battute a raffica, Berlusconi nel mirino.
E Gasparri annuncia azioni legali contro la Rai


SANREMO - «Non voglio parlare di politica e non voglio parlare di Berlusconi». Roberto Benigni naturalmente parla (quasi) solo di Berlusconi e di politica nel suo intervento da 350 mila euro al Festival di Sanremo (Guarda il video). Per il resto parla di «trombare» e di «sesso», prendendo spunto dal titolo della canzone presentata dall'eurodeputato di Forza Italia Iva Zanicchi («Ti voglio senza amore») e spera di non vedere mai Orietta Berti «con un coniglietto sulle poppe e sulla patonza» affinché non gli cada «l'ultimo mito». Infine chiude difendendo l'amore omosessuale leggendo una lettera di Oscar Wilde e ottiene un grande applauso finale che si trasforma ben presto in una vera e propria standing ovation e riceve anche i ringraziamenti dell'Arcigay.

CORSICA - Benigni accenna anche alla crisi del Pd e alle dimissioni di Walter Veltroni, senza però mai affondare i colpi, anzi esorta l'ex segretario coniando un nuovo slogan: «Rialzati Walter». E d'altra parte, sottolinea, come si fa a «massacrare di battute Veltroni? Più battuto di così...». Poi rende noto che in verità al presidente del Consiglio non interessa la Sardegna, bensì «la Corsica, dove ha tutti i parenti, che discendono da Napoleone».

«SPARISCI» - Poi dà un consiglio a Berlusconi per diventare un vero mito. Come la cantante ha lasciato l'Italia e invia solo video e dischi ogni tanto, il comico toscano suggerisce al Cavaliere di sparire dall'Italia, di andare in un'isola lontanissima insieme ad Apicella, e inviare solo dischi e video. «Mina e Osama Bin Laden sono gli unici due al mondo che non si fanno mai vedere e inviano solo video».

AMORI GAY - Benigni sugli omosessuali afferma: «È una storia incredibile che va avanti da millenni. Gli omosessuali non sono fuori dal piano di Dio. Di peccati c'è solo la stupidità. Per rendere l'idea dell'assurdità e ridicolaggine, ricordo che gli omosessuali sono stati seviziati e morti nei campi di concentramento perché amavano un'altra persona. Mettiamo che un eterosessuale si innamori focosamente di una persona dell'altro sesso, e a un certo punto lo prendono, lo torturano e lo uccidono perché si è innamorato. Tanti omosessuali sono stati torturati perché amavano un'altra persona, lasciate stare il sesso. È un'assurdità. È incredibile che si parli ancora degli omosessuali così, con questa incredibile rozzezza. Sono persone che si amano, non è che per colpa loro finisce la razza, come dice qualcuno. Nella storia dell'umanità ci hanno fatto doni enormi, ed è il sentimento dell'amore che caratterizza gli omosessuali. E quando c'è l'amore tutto diventa grande. Nemmeno la fede rassicura, l'unica cosa che rassicura è l'amore». Benigni ha poi ricordato Oscar Wilde, «messo ai lavori forzati per la sua omosessualità. In prigione ha scritto una lettera alla persona per la quale era stato condannato». E, prima di lasciare il teatro, tra gli applausi, ha letto la lettera di Wilde.

DIRITTI - Intanto il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, conferma l’intenzione di avviare azioni legali contro il direttore generale della Rai, Claudio Cappon, che «sottoscrivendo il contratto con Benigni che prevede la cessione di 750 minuti di materiale del proprio archivio relativo all’artista in cambio della sua presenza a Sanremo ha compiuto un gravissimo danno economico all’azienda. È come se la Rai pagasse la presenza di Benigni circa 1,5 milioni di euro». La Rai in una nota ha precisato che non c`è stata alcuna «cessione dei diritti tv. L`operazione riguarda i diritti d`uso a tempo determinato di alcuni materiali e "segmenti di diritti" non tutti direttamente e liberamente utilizzabili da Rai (homevideo) perché soggetti a negoziazioni con parti terze».


17 febbraio 2009(ultima modifica: 19 febbraio 2009)

Cor


g
Thursday, April 14, 2011 12:03 AM
Nn ho mai pagato 1 villa,le ho sempre conquistate col mio fascino




Graaaande Robertaaaaccioooo
g
Thursday, April 14, 2011 7:59 PM
g
Sunday, April 17, 2011 9:51 AM
Benigni show, nel mirino
La Russa e Marchionne




Davanti a novemila persone il comico toscano ha recitato
il VI canto del Purgatorio, con un'introduzione dedicata all'attualità è in particolare a Silvio Berlusconi
cui ha dedicato la canzone "E' tutto mio"

di SARA STRIPPOLI
"E' bellissima questa città, così piena di bandiere tricolori, così intelligente, che ho pensato di comprarci una casa, ho cercato su Internet e ho trovato Palazzo Madama. Poi c'è anche un Palazzo Reale vicino, potrei farci il Casino Royal". Lo ha detto Roberto Benigni aprendo il suo show al Palaolimpico per la giornata inaugurale di "Biennale Democrazia". E a ruota altre due battute al vetriolo. Sulle elezioni: "La Ganga candidato? Si vede che hanno scelto di combattersi sullo stesso terreno". E ancora su Torino: "Città bellissima, la prima capitale d’Italia. Poi l’hanno spostata a Firenze, ma Marchionne non c’entra".

Davanti a novemila persone che si sono conquistate i biglietti gratuiti con ore di code ("Facciamo una bellissima impressione tutti noi qui e avremmo potuto essere ancora più meravigliosi se quelli che volevano entrare avessero potuto farlo" ha detto Gustao Zgrebelsky, giurista e regista della kermesse democratica), Benigni ha introdotto il VI canto del Purgatorio parlando di attualità, in particolar modo di Silvio Berlusconi a cui ha dedicato la canzone "E' tutto mio". "Maroni ha ragione, l'Europa dovrebbe aiutarci e portarci via un pò di tutte queste persone che creano problemi. Per esempio perchè non si porta in Francia La Russa? Ma anche, magari Frattini e Cicchitto? Perchè dobbiamo tenerceli tutti noi scusate tanto?".

(14 aprile 2011)

Rep TO


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