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Full Version: Resti
Le regard
Friday, June 10, 2005 5:00 PM
Resti
[RIGHT][DIM]10pt[=DIM]Vero è che anche noi cinque non ci conoscevamo prima […]
non ci conosciamo nemmeno adesso, ma ciò che per noi
è possibile ed è tollerato, per quel sesto non è possibile
e non viene tollerato. Inoltre siamo in cinque e non vogliamo
essere in sei […] Lunghe spiegazioni sarebbero già quasi un
accoglierlo nel nostro circolo; preferiamo non dare
spiegazioni e non accoglierlo.
FRANZ KAFKA, Vita in comune[/DIM][/RIGHT]


Scarto e manutenzione si tengono insieme in una coppia filosofica tutta nostra. Nostro è il tempo della spazzatura, dei rifiuti, della vischiosità della coscienza, della malafede, della seduzione mediatica, della truffa ideologica.
Da che cosa si rifugge di più se non dalla trasparenza della coscienza - non vi sembra ingenua, vacuamente innocente -, dall'onestà intellettuale, dall'educazione, dalla cultura?
Noi produciamo scarti. Non sempre, però, ce ne liberiamo e non sempre ci liberiamo di veri scarti, cioè di oggetti degradati: più spesso si tratta di persone.
Non è stato forse scritto da Claudio Risé che una volta i bambini venivano [S]abbandonati[/S] davanti alle Chiese, mentre oggi vengono [S]gettati[/S] nei cassonetti?
Dove sono i folli innamorati della vita? dove i fragili cuori che chiedono sommessamente?
Controllate le vostre discariche. Ci troverete quello che sicuramente non dovrebbe stare lì. Scrutate poi in fondo alla vostra anima. Avete fatto la pulizia di fino? o addirittura tollerate che vi sia lo sporco più grosso e visibile?
[C]Ci sono cose / che si nascondono agli occhi / della gente e che si odono / piangere sommessamente[/C].

In omaggio al principio di citazione, vorrei inaugurare una discussione monologante-delirante (le altre, credetemi!, non lo sono) in cui inzeppare e accatastare le citazioni più belle raccolte per caso negli ultimi decenni. Sono come le lettere d’amore già scritte. Quando ero ragazzo circolavano volumi che ne raccoglievano di tutti i tipi. Una volta ne ho usata una per una fanciulla dagli occhi grandi! Le lettere d’amore non servono più. Le citazioni potrebbero servire per i giorni d’autunno, quando la natura muore e torna utile poter dire in modo efficace qualcosa o mettere in cima ai ragionamenti ‘in esergo’ le parole di un altro, un’autorità indiscussa o più semplicemente parole efficaci che colpiscono e basta e che danno un’impressione di saggezza. Abbiamo diritto tutti a un giorno di gloria, specialmente in autunno!
Si potrebbero poi di raccogliere per tema. Ne ho tante sull’amore. Sono le più acuminate.

Il testo in alto a destra è stato utilizzato da [URL]http://www.kainos.it/numero4/emergenze/bauman-ita.html[=URL]ZYGMUNT BAUMAN[/URL] in apertura della sua opera [C]Vite di scarto[/C].
Bauman parte da una delle città invisibili di Calvino, Leonia.


[CENTER]ITALO CALVINO
Da [C]Le Citta' invisibili[/C]
Leonia[/CENTER]

La città di Leonia rifà se stessa tutti i giorni: ogni mattina la popolazione si risveglia tra lenzuola fresche, si lava con saponette appena sgusciate dall'involucro, indossa vestaglie nuove fiammanti, estrae dal più perfezionato frigorifero barattoli di latta ancora intonsi, ascoltando le ultime filastrocche che dall'ultimo modello d'apparecchio.
Sui marciapiedi, avviluppati in tersi sacchi di plastica, i resti di Leonia d'ieri aspettano il carro dello spazzaturaio. Non solo i tubi di dentifricio schiacciati, lampadine fulminate, giornali, contenitori, materiali d'imballaggio, ma anche scaldabagni, enciclopedie, pianoforti, servizi di porcellana: più che dalle cose di ogni giorno vengono fabbricate vendute comprate, l'opulenza di Leonia si misura dalle cose che ogni giorno vengono buttate via per far posto alle nuove. Tanto che ci si chiede se la vera passione di Leonia sia davvero come dicono il godere delle cose nuove e diverse, o non piuttosto l'espellere, l'allontanare da sé, il mondarsi d'una ricorrente impurità. Certo è che gli spazzaturai sono accolti come angeli, e il loro compito di rimuovere i resti dell'esistenza di ieri è circondato d'un rispetto silenzioso, come un rito che ispira devozione, o forse solo perché una volta buttata via la roba nessuno vuole più averci da pensare.
Dove portino ogni giorno il loro carico gli spazzaturai nessuno se lo chiede: fuori dalla città, certo; ma ogni anno la città s'espande, e gli immondezzai devono arrestrare più lontano; l'imponenza del gettito aumenta e le cataste s'inalzano, si stratificano, si dispiegano su un perimetro più vasto. Aggiungi che più l'arte di Leonia eccelle nel fabbricare nuovi materiali, più la spazzatura migliora la sua sostanza, resiste al tempo, alle intemperie, a fermantazioni e combustioni. E' una fortezza di rimasugli indistruttibili che circonda Leonia, la sovrasta da ogni lato come un acrocoro di montagne.
Il risutlato è questo: che più Leonia espelle roba più ne accumula; le squame del suo passato si saldano in una corazza che non si può togliere; rinnovandosi ogni giorno la città conserva tutta se stessa nella sola forma definitiva: quella delle spazzature d'ieri che s'ammucchiano sulle spazzature dell'altroieri e di tutti i suoi giorni e anni e lustri.
Il pattume di Leonia a poco a poco invaderebbe il mondo, se sullo sterminato immondezzaio non stessero premendo, al di là dell'estremo crinale, immondezzai d'altre città, che anch'esse respingono lontano da sé le montagne di rifiuti. Forse il mondo intero, oltre i confini di Leonia, è ricoperto da crateri di spazzatura, ognuno con al centro una metropoli in eruzione ininterrotta. I confini tra le città estranee e nemiche sono bastioni infetti in cui i detriti dell'una e dell'altra si puntellano a vicenda, si sovrastano, si mescolano.
Più ne cresce l'altezza, più incombe il pericolo delle frane: basta che un barattolo, un vecchio pneumatico, un fiasco spagliato rotoli dalla parte di Leonia e una valanga di scarpe spaiate, calendari d'anni trascorsi, fiori secchi sommergerà la città nel proprio passato che invano tentava di respingere, mescolato con quello delle altre città limitrofe, finalmente monde: un cataclisma spianerà la sordida catena montuosa, cancellerà ogni traccia della metropoli sempre vestita a nuovo. Già dalle città vicine sono pronti coi rulli compressori per spianare il suolo, estendersi nel nuovo territorio, ingrandire se stesse, allontanare i nuovi immondezzai.

<p><font class='xsmall'>[<i>Modificato da Le regard 12/06/2005&nbsp;15.35</i>]</font></p>
Le regard
Saturday, June 11, 2005 10:59 AM
Non esseri pensanti, né individui o cittadini, ma singoli, coscienza morale
«… La condotta di un individuo può essere giudicata morale a seconda della conformità o meno alle regole o ai valori vigenti e proposti. Eppure non basta. L'individuo diviene davvero soggetto morale se si rende responsabile della sua condotta, sia essa conforme alle regole e alle abitudini o difforme da esse. Nessun individuo può divenire da solo soggetto morale, ma non vi è morale se non vi è assunzione di responsabilità. Allo stesso modo non vi è né vi potrebbe mai essere credenza se l'individuo non divenisse interprete - più o meno originale - dell'universo simbolico a cui appartiene ed entro cui opera.
Ha ragione Foucault: "Se è vero che ogni azione morale implica un rapporto con il reale in cui si compie e un rapporto con il codice cui si riferisce, è vero altresì che essa implica un rapporto con se stessi, e questo rapporto non è semplicemente 'coscienza di sé', bensì costituzione di sé come soggetto morale".
Bisogna dunque costituirsi come "soggetti morali". Questo è più che mai urgente nel mondo contemporaneo. La complessificazione della società ha disarticolato i vecchi riferimenti: in essa si vengono sempre di più differenziando le prestazioni e i codici di condotta. Viviamo in una crescente asimmetria sociale che non è da concepire solo in termini di dispersione, ma anche di arricchimento. La dinamica della complessità ha dilatato gli spazi di libertà, ha implementato le nostre possibilità di scegliere e soprattutto di sceglierci, di modellare noi stessi con più ampia discrezione di un tempo. Ma per trarre giovamento dai mutamenti del presente bisogna esserne all'altezza. Gli uomini vivono sempre sotto il segno dell'ambiguità e la condizione contemporanea, al pari delle altre nella storia, non ne è priva. Ma vi sono difficoltà che sono specificamente nostre. Siamo esposti a rischi fino a ora mai sperimentati.
Ne segnalo due: innanzitutto, corriamo spesso il pericolo d'essere travolti da quella stessa mobilità da cui dovremmo trarre vantaggi; in secondo luogo, per evitare la perdita d'identità indotta dalla celerità stessa delle mutazioni, ripariamo difensivamente nella serie. Abbiamo paura e perciò, lungi dal valorizzare le occasioni di libertà, accettiamo il regime: diveniamo passivi ed eterodiretti. Obbedienti involontari, senza neppure i vantaggi di questa celebre, antica virtù.
Per trovare stabilità in questa deriva [S]dobbiamo costituirci[/S] più che mai [S]come soggetti morali[/S]. A tale scopo è necessario ripiegare su di sé: bisogna raccogliere e governare la propria potenza. Divenire "soggetto morale" vuoi dire costituirsi come punto di resistenza a fronte della mobilità e delle perturbazioni dell'ambiente; ergersi a momento stabile di selezione/decisione. Se occorre, farsi luogo di neutralizzazione e di indifferenza: di assenza. Per far questo ci vuole abilità. In effetti questo è il significato originario della parola arete: virtù. Virtuoso è in primo luogo colui che è dotato di agilità, che sa trarsi fuori dalle difficoltà. Divenire legge a se stessi significa volgere la propria po¬tenza in forma, il proprio desiderio in carattere. Questa e non altra era la ragione per cui gli antichi dicevano che ciò che è buono è bello e ciò che è bello è buono.
Ma il governo di sé non è operazione solipsistica. L'idea di virtù è sin dall'inizio legata al rapporto con gli altri, al riconoscimento. Questo meglio lo si comprende se si considera il significato del verbo greco cresco. Il termine deriva dalla medesima radice ar - da cui, appunto, arete - e vuoi dire piaccio, compiaccio, riesco gradito; significa perfino faccio ammenda. Virtuoso dunque è colui che se la sa cavare, ma è anche colui che sa compiacere, che sa chiedere scusa. Chi è legge a se stesso non invade lo spazio degli altri. In effetti, gli individui riescono a essere tanto più se stessi, quanto più si pongono in relazione agli altri: altri uomini, ma anche culture altre, tradizioni etiche diverse. È nell'incontro/scontro con le differenze che si guadagna l'identità. Non vi può essere consapevolezza di sé al di fuori dell'esperienza della differenza. …»

(SALVATORE NATOLI, [C]Dizionario dei vizi e delle virtù[/C], FELTRINELLI 1996, pp.8-9)
Le regard
Saturday, June 11, 2005 5:36 PM
da UMBERTO GALIMBERTI, Le cose dell'amore
[CENTER]A Tatjana,
per ragioni che mi sono
in parte note e in parte ignote.[/CENTER]


Gli amanti che passano la vita insieme non sanno dire che cosa vogliono l'uno dall'altro. Non si può certo credere che solo per il commercio dei piaceri carnali essi provano una passione così ardente a essere insieme. E' allora evidente che l'anima di ciascuno vuole altra cosa che non è capace di dire, e perciò la esprime con vari presagi, come divinando da un fondo enigmatico e buio.


La cosa più difficile da trovare nei legami amorosi è l'amore.
[RIGHT]F. DE LA ROCHEFOUCAULD, [C]Massime[/C][/RIGHT]


Se esci dal tuo Io, sia pure per gli occhi belli di una zingara, sai cosa domandi a Dio e perché corri dietro di Lui.
[RIGHT]Ch. Yannaras, [C]Variazioni sul cantico dei cantici[/C][/RIGHT]


L'erotismo è l'approvazione della vita fin dentro la morte, e ciò tanto nell'erotismo dei cuori che nell'erotismo dei corpi: una sfida alla morte lanciata dall'indifferenza.
[RIGHT]GEORGES BATAILLE, [C]L'erotismo[/C][/RIGHT]


Sono smarrito di fronte all'altro che vedo e tocco e del quale non so più che fare. E' già molto se ho conservato il ricordo vago di un certo [C]al di là[/C] di quello che vedo e tocco, un al di là di cui so precisamente che è ciò di cui voglio impadronismi. E' allora che [C]mi faccio desiderio[/C].
[RIGHT]JEAN-PAUL SARTRE, [C]L'essere e il nulla[/C][/RIGHT]


Le perversioni non sono né bestialità né degenerazioni nel senso paradossale della parola: esse costituiscono lo sviluppo di germi, tutti contenuti nella costituzione sessuale indifferenziata del bambino, la cui repressione o volgimento verso fini asessuali più alti - la "sublimazione" - è destinata a fornire le energie per gran parte dei nostri contributi alla civiltà.
[RIGHT]SIGMUND FREUD, [C]Frammenti di un'analisi d'isteria[/C](1901)[/RIGHT]
<p><font class='xsmall'>[<i>Modificato da Le regard 12/06/2005&nbsp;15.40</i>]</font></p>
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