Tunisia 2003/2004
Tunisia 2003/2004
a cura di Ugo Botta, un grande amico conosciuto l'anno scorso nel deserto e che ha partecipato al ripetersi di questa fantastica avventura..
Il gruppo è composto da me, un 110Td5, un Disco 200, ed un Toyota Hzj71.
Partenza da Genova il 24 dicembre alle ore 23.00, traversata con la GNV e mare calmo, all'arrivo purtroppo le procedure doganali ci faranno impiegare quasi 5 ore per uscire dal porto, una vera odissea di moduli e dichiarazioni varie!
Le prime vicissitudini inziano già a Douz, ultima cittadina prima del deserto, dove la mattina del 29, giorno previsto per la partenza, l'Agenzia precdentemente contattata e che ci aveva procurato i permessi militari obbligatori, ci comunica che durante la notte è morto il padre di quella che avrebbe dovuto essere la ns. guida, il ns. amico Amor che già conoscevamo dallo scorso anno. L'Agenzia a questo punto cerca un sostituto, mentre noi facciamo una telefonata di doverose e sentite condoglianze a quello che consideriamo un amico.
Verso le ore 11.00 arriva il titolare con la nuova guida, Mohamed, un vero uomo del deserto come scopriremo più avanti. Nel frattempo il gruppo si divide ed io con altri vado a fare la spesa per i giorni a venire, mentre altri vanno a fare il pieno ed a riempire le taniche di gasolio.
Al mercato si compra montone e merguez da fare alla griglia, 6 kg. in totale, 15 kg. di farina per fare il pane nella sabbia, the ed un pezzo di rete in ferro che sarà la ns, griglia.
Alle 13 circa siamo pronti e finalmente si parte, prima tappa Timbaine.
Finalmente si parte, l’emozione è grande e per vari minuti, per la prima volta, i Cb tacciono silenziosi. Il grande Sahara si offre a noi nella sua immensità. Speriamo di essere meritevoli di tanta grandiosità e bellezza.
Come già detto la rivista Sahara che aveva testato i percorsi, riteneva fossero molto impegnativi cosa che anche Roberto, durante una cena a Roma l’otto novembre, ci aveva confermato.
Per fortuna bisogna dire che la sabbia era abbastanza compatta date le recenti piogge, e quindi ritenevamo di riuscire a fare tutto il percorso programmato, cosa che purtroppo però non si avvererà
Il tratto iniziale da Douz a Timbaine è in parte composto da terreno compatto e in parte da piccole dune che non ci hanno creato nessuna difficoltà.
Invece qualche difficoltà la trovavano un gruppo di Austriaci, che incontrate le prime dune degne di nota, non riuscivano a far salire un Iveco 4x4 camperizzato. Dopo aver superato le dune con un percorso alternativo, scendiamo dai mezzi e andiamo a dare una mano all’Iveco. Lui stà spalando come un dannato, come se volesse “spianare” la duna mentre moglie e bimbi giocano nella sabbia. E’ subito chiaro che con le gomme a 3,5 bar ed in prima ridotta non salirà mai, e quindi consigliamo con tatto, leggi ci fiondiamo ai tappini con i manometri alla mano, di sgonfiare e di prendere una discreta rincorsa con una marcia piu lunga. Nel frattempo un classico Isuzu pick-up Tunisino, 2 ruote motrici, che porta viveri alle carovane dei trakkers, arriva e si ferma, una rapida occhiata per individuare un tracciato alternativo e in pochi secondi … sparisce.
Che lezione ! Altro che 4 ruote motrici, pneumatici da sabbia, blocchi ecc. ecc. …
Mettiamo le gomme a 2 bar tanto pesa quasi 40 ql. e le gomme cominciano a spanciare, al secondo tentativo sale, saluti, ringraziamenti e via. Nel deserto ci si aiuta sempre e comunque.
Dopo alcune dune che ci prepareranno a quello che ci aspetta finalmente si intravede la sagoma del panettone che è Timbaine. Rapida sosta per le foto di rito via in direzione del laghetto di Ain Quadrette. Adesso le dune sono più impegnative e i catini si susseguono uno dopo l’altro, gli insabbiamenti anche e allora si lavora di verricello, di strop e di pala. La volevamo la sabbia ? Eccola, tanta e composta di piccole dune con rapide svolte che ci fanno fare delle contropendenze al limite. Il 110 che apre la carovana e sul quale si trova Mohamed ha il compitito di trovare i passaggi anche perché Piero ha portato il suo pc, sul quale si trovano le mappe Zulu satellitari, che collegato al Gps gli indica la direzione da seguire. Fondamentale anche l’aiuto di Mohamed che ogni tanto scende e corre davanti al 110 come un pedone che non vuole farsi stirare, per trovare i passaggi.
Tabella : ora partenza 13.00, arrivo ore 17.44, km in linea d’aria 66,3 percorsi 87,6, media 11 km/ora
Terza puntata :
La notte è passata, e il traffico non mancava. E' passato anche l’Unimog verde anni 60 che avevamo visto fermo ieri verso le 13.oo, e una Ammad, una guida che accompagna un gruppo di Milano che ha fatto campo vicino a noi, e che ci viene a trovare dato che siamo amici, ci dice essere il meccanico del deserto, forse stava andando a prestare assistenza ad un Discovery che aveva rotto il differenziale anteriore. Ma questo lo dico col senno di poi. Spiegherò successivamente le vicende del suo equipaggio e quindi cosa non si deve mai fare nel deserto.
Mohamed che viaggia con un sacco di iuta con dentro la “scara teiera”, il “sacro bicchiere”, il thè, sacco a pelo e basta, non ha voluto saperne di dormire in auto e alle sette di ieri sera, dopo averci fatto il pane nella sabbia e aver mangiato quanto un canarino a dieta, ci ha augurato la buonanotte e si è allontato nel buio. Non stà bene, ha mal di gola e mal di testa, la Gianna, il ns. medico (ginecologa!) lo ha curato con un antibiotico che prenderà per tutta la settimana.
Si disfa il campo, si sgonfiano le gomme a 1,8 e si riparte, destinazione il laghetto Ain Quadrette, il percorso è tosto con paesaggi e colori magnifici. Insabbiamenti, spalate, e tutto quanto di rito. Piero che viaggia con il suo mitico 110 in testa è inarrestabile, deve trovare le giuste uscite ed entrate dei catini e nonostante tutto facciamo fatica a stargli dietro, tanto che il ns. obbiettivo non è più raggiungere El Bhorma ma raggiungere quel maledetto 110 verde che si intravede all’orizzonte.
Qualcuno propone di sparagli ad una gomma, ma l’idea viene bocciata.
Fino a quando dopo l’ennesima risalita per uscire dal relativo catino si para davanti a noi il laghetto di Ain Quadrette ! Che vista davvero ristoratrice per l’anima! E’ ora di fare campo e ci fermiamo vicino alla sorgente e a questo punto un bel bagno nell’acqua a 40 gradi è meglio di qualunque idromassaggio del mondo e di qualunque sofisticatissima Beauty farm.
Dopo cena, ci accorgiamo che il 110 e il Toyota hanno due gomme a terra. Per fortuna hanno semplicemente stallonato, e quindi è entrata della sabbia tra il cerchio e la gomma.Si sgonfiano totalmente gli pneumatici per far leva tra il cerchio e la gomma in modo da pulire il canale dalla sabbia. Il tutto con l’ausilio della bombola da sub che Gigi ha portato.
Un gruppo di Toy ci chiede se abbiamo un inverter per ricaricare le batterie della loro videocamera, e dato che ne abbiamo tre oltre ad un generatore, dopo avergli fatto dire “viva la Land” li accontentiamo.
Tabella : ora partenza 09.07, arrivo ore 17.23, km in linea d’aria 33,4 percorsi 48,6 – media 5,6 km/ora
Quarta puntata :
La mattina sveglia alle 07.00, la giornata sarà lunga. Il programma di oggi è di arrivare al fortino di Bir Auin per in controlli militari e proseguire per alcuni chilometri fino alle successive dune dove faremo campo per la notte.
A colazione un asinello sbuca dalle dune e gironzola intorno a noi. Sono evidenti sulle zampe anteriori i segni delle pastoie segno che l’animale è stato lasciato libero di gironzolare ma che è di qualcuno.
Si parte verso le 08.30 e lasciamo a malincuore il laghetto di Ain Quadrette dove anche i trakkers , appoggiati dai dromedari per quanto riguarda il trasporto dei viveri e dei bagagli, arrivano a piedi. Complimenti a loro, anche se la sera prima, mentre cercavano un luogo adatto a fare il campo, ci siamo avvicinati al loro accampamento e non erano per niente socievoli, anzi ci hanno proprio guardato male. Credo di aver intuito che fossero disturbati dalle auto nel silenzio dell’oasi.. Comprensibile.
Il percorso è molto impegnativo e le numerose insabbiature ci danno modo prenderci qualche pausa di riposo dalla guida e di apprezzare il panoarma.
Mohamed stà meglio, il suo “medico di base” lo cura amorevolmente ed inoltre comincia un po’ ad aprirsi con noi.
E’ timido e il suo francese molto scarso, quindi per capirci facciamo ricorso ad un misto di italiano, francese, napoletano e … mimica.
Ad un certo punto Marco, sul suo Disco, per disattenzione, si insabbia su una cresta, e pur di non farsi tirar fuori da Gigi con il Toyota (gran bel mezzo Hzj71 motore Africano 4.200 aspirato, blocchi e verricello idraulico), cosa che notoriamente un Land non gradisce molto, con perizia fa scivolare il posteriore verso valle con una serie di leggeri spostamenti avanti e indietro. Ma una volta arrivato su una parte di terreno compatto ci dice che lo sterzo sembra bloccato quando gira a sinistra. Rapida verifica sotto la Land e vediamo che l’ammortizzatore di sterzo si è riempito di sabbia non avendo alcuna cuffia che impedisca alla sabbia di entrare. Gigi fa qualche apprezzamento sulla Land che in effetti potrebbe fare le cose con un po’ più di cura.
Mentre marco gira lo sterzo a destra e a sinistra come un forsennato io batto con pala sull’ammortizzatore per facilitare l’uscita della sabbia e dopo cinque minuti si riparte. Per il prossimo viaggio metteremo una cuffia a soffietto tipo moto.
Il 110 verde è sempre all’orizzonte, ma prima poi lo prenderemo.
Alle 13.00 circa decidiamo di pranzare, oddio pranzare è una parola grossa … tonno, simmental e pane. Dopo 20 minuti si riparte, il tempo stringe e El Bhorma è ancora lontana, non è detto che ci si arrivi, ed infatti non tutti arriveranno.
Arriviamo verso le 16.00 al posto di controllo di Bir Auin che altro non è che un piccolo fortino mal ridotto in mezzo al nulla. Comunque affascinante
Mohamed ci indica quello che era il pozzo oggi secco.
Un militare esce e controlla i passaporti ed i permessi di transito: tutto ok possiamo ripartire.
Inizia a calare la sera e percorriamo una pista che dopo pochissimi chilometri finisce e quindi decidiamo di proseguire fino alle prime dune dove ci accamperemo. A questo punto il 110, pur essendo le dune molto basse e facili continua ripetutamente a fare visibilmente fatica ad oltrepassarle. Forse Piero è stanco pensiamo. Gli chiedo via CB se và tutto bene e mi risponde che no non va bene, il motore ha avuto un brusco calo di potenza che gli rende la guida difficoltosa.
Volevamo arrivare al primo vero cordone di dune ma ormai è buio e guidare sulle dune al buio e con poco motore non è possibile, quindi ci fermiamo e iniziamo fare legna per il fuoco.
Le ragazze cominciano a preparare il cenone, mentre noi maschietti ci facciamo intorno al 110 per capirci qualcosa.
Siamo tutti un po’ stanchi e anche preoccupati per la macchina di Piero, che dopo aver controllato il filtro dell’aria risultato perfetto per merito del filtro a ciclone, continua salire di giri molto lentamente. Il filtro del gasolio non può essere in quanto il benzinaio è stato lo stesso per tutti, e quindi cominciamo a chiederci se non possa essere una questione di centralina. Ma li non c’è niente che si possa fare!
Non sarebbe un problema gravissimo perché dal forte pochi chilometri più indietro dovrebbe partire una pista che si ricollega alla Pipeline e quindi tornare indietro non sarebbe cosi difficile.
Tabella : ora partenza 08.30, arrivo ore 18.37, km in linea d’aria 43,5 percorsi 70,4 media 7 km/ora
continua...