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Le regard
Sunday, June 05, 2005 1:14 PM
[RIGHT]«E' quasi impossibile separare dal nostro spirito
quello che non c'è. Che cosa dunque saremmo,
senza l'aiuto di ciò che non esiste?
Ben poca cosa, e i nostri spiriti disoccupati
languirebbero, se le favole, i fraintendimenti,
le astrazioni, le credenze e i mostri, le ipotesi
e i sedicenti problemi della metafisica
non popolassero di esseri e di immagini senza oggetti
i nostri abissi e le nostre tenebre naturali.
I miti sono le anime delle nostre azioni e dei nostri amori.
Non possiamo agire che movendo verso un fantasma.
Non possiamo amare che quello che creiamo»
PAUL VALÉRY[/RIGHT]


Vorrei proporre una nuova rubrica, da affiancare alle altre proposte [non giudicatemi male, ma mi sembra indispensabile aprire questo spazio], in cui far rifluire testi esemplari, frammenti e tutto ciò che può servire a dire le cose più difficili: una specie di archivio dell'Invisibile, dell'Ineffabile... Della Musica, naturalmente non si dovrà parlare, ma farla parlare: propongo link a brani esemplari.

Il titolo è ripreso da un saggio su Leopardi scritto una trentina di anni fa da uno studioso di Estetica. Significa che mente e cuore sono aiutati dalla poesia ad esprimersi. E il dire poetico è un ragionare, un discorrere dell'esperienza tutta, particolarmente di quello che non trova modo di affiorare alla parola quando siamo 'svegli'.

Segue quella che per me è la più bella poesia di tutti i tempi!
<p><font class='xsmall'>[<i>Modificato da Le regard 05/06/2005&nbsp;14.10</i>]</font></p>
a proposito di
Sunday, June 05, 2005 1:18 PM
...








...è una bella proposta: sottoscrivo


p. s.
ciao gabriele...

[Modificato da a proposito di 05/06/2005 13.19]

Le regard
Sunday, June 05, 2005 1:29 PM
1 - FERNANDO PESSOA, Faust
Ah, tutto è simbolo e analogia!
Il vento che passa, la notte che rinfresca
sono tutt'altro che la notte e il vento:
ombre di vita e di pensiero.

Tutto ciò che vediamo è qualcos'altro.
L'ampia marea, la marea ansiosa,
è l'eco di un'altra marea che sta
laddove è reale il mondo che esiste.

Tutto ciò che abbiamo è dimenticanza.
La notte fredda, il passare del vento
sono ombre di mani i cui gesti sono
l'illusione madre di questa illusione.

*

Tutto trascende tutto
ed è più e meno reale di quello che è.

*

(Faust nel suo laboratorio)

FAUST (solo)
Onde di desiderio che vane vi perdete
senza neppure lambire il cuore e l'anima
del vostro sentimento; onde di pianto,
non riesco a piangervi, e in me crescete,
immensa marea mugghiante e sorda,
per frangervi sulla spiaggia del limite
che la vita impone all'Essere; onde nostalgiche
di un certo mare largo Dove la spiaggia sia
un sogno inutile, o di una certa terra
ignota più dell'eterna aura
dell'eterna sofferenza, e dove forme
non immaginate dagli occhi dell'anima
vagano, essenze lucide e
dimentiche di ciò che chiamiamo
sospiri, lacrime, desolazione;
onde in cui non posso vaneggiare
sia dentro me stesso, in sogno, imbarcazione o isola,
sia transitoria speranza, sia
illusione generata dalla delusione;
o onde senza biancori e senza asprezze
ma rotonde come un olio e silenti
nel vostro interminabile e pieno rumore...
Oh, onde dell'anima, gettatevi in un lago
o innalzatevi aspre e bianche
con il sussurro acerbo della schiuma,
levatevi in temporali nel mio essere.
Voi siete un mare senza cielo, senza luce, senza aria,
sentito, non visto, rumoreggiare
sopra il fondo profondo della mia anima!
Lacrime, sento in me il vostro sapore amaro!
Non voglio piangervi! Se vi piangessi
come arrivare (tante siete!) ad esaurirvi?
Se vi esaurissi che cosa troverei poi?
Magari una disperata aridità,
un'ansia vana di non poter riportarvi
un'altra volta a me per piangervi
in vana consolazione, un'altra volta ancora!

(continua)

<p><font class='xsmall'>[<i>Modificato da Le regard 05/06/2005&nbsp;13.53</i>]</font></p>
a proposito di
Sunday, June 05, 2005 1:36 PM
DIALOGO DELLA NATURA E DI UN'ANIMA
NATURA: Va, figliuola mia prediletta, che tale sarai tenuta e chiamata per lungo ordine di secoli. Vivi, e sii grande e infelice.

ANIMA: Che male ho io commesso prima di vivere, che tu mi condanni a cotesta pena?

NATURA: Che pena, figliuola mia?

ANIMA: Non mi prescrivi tu di essere infelice?

NATURA: Ma in quanto che io voglio che tu sii grande, e non si può questo senza quello. Oltre che tu sei destinata a vivificare un corpo umano; e tutti gli uomini per necessità nascono e vivono infelici.

ANIMA: Ma in contrario saria di ragione che tu provvedessi in modo, che eglino fossero felici per necessità; o non potendo far questo, ti si converrebbe astenere da porli al mondo.

NATURA: Né l'una né l'altra cosa è in potestà mia, che sono sottoposta al fato; il quale ordina altrimenti, qualunque se ne sia la cagione; che né tu né io non la possiamo intendere. Ora, come tu sei stata creata e disposta a informare una persona umana, già qualsivoglia forza, né mia né d'altri, non è potente a scamparti dall'infelicità comune degli uomini. Ma oltre di questa, te ne bisognerà sostenere una propria, e maggiore assai, per l'eccellenza della quale io t'ho fornita.

ANIMA: Io non ho ancora appreso nulla; cominciando a vivere in questo punto: e da ciò dee provenire ch'io non t'intendo. Ma dimmi, eccellenza e infelicità straordinaria sono sostanzialmente una cosa stessa? o quando sieno due cose, non le potresti tu scompagnare l'una dall'altra?

NATURA: Nelle anime degli uomini, e proporzionatamente in quelle di tutti i generi di animali, si può dire che l'una e l'altra cosa sieno quasi il medesimo: perché l'eccellenza delle anime importa maggiore intensione della loro vita; la qual cosa importa maggior sentimento dell'infelicità propria; che e come se io dicessi maggiore infelicità. Similmente la maggior vita degli animi inchiude maggiore efficacia di amor proprio, dovunque esso s'inclini, e sotto qualunque volto si manifesti: la qual maggioranza di amor proprio importa maggior desiderio di beatitudine, e però maggiore scontento e affanno di esserne privi, e maggior dolore delle avversità che sopravvengono. Tutto questo è contenuto nell'ordine primigenio e perpetuo delle cose create, il quale io non posso alterare. Oltre di ciò, la finezza del tuo proprio intelletto, e la vivacità dell'immaginazione, ti escluderanno da una grandissima parte della signoria di te stessa. Gli animali bruti usano agevolmente ai fini che eglino si propongono, ogni loro facoltà e forza. Ma gli uomini rarissime volte fanno ogni loro potere; impediti ordinariamente dalla ragione e dall'immaginativa; le quali creano mille dubbietà nel deliberare, e mille ritegni nell'eseguire. I meno atti o meno usati a ponderare e considerare seco medesimi, sono i più pronti al risolversi, e nell'operare i più efficaci. Ma le tue pari, implicate continuamente in loro stesse, e come soverchiate dalla grandezza delle proprie facoltà, e quindi impotenti di se medesime, soggiacciono il più del tempo all'irresoluzione, così deliberando come operando: la quale è l'uno dei maggiori travagli che affliggano la vita umana. Aggiungi che mentre per l'eccellenza delle tue disposizioni trapasserai facilmente e in poco tempo, quasi tutte le altre della tua specie nelle conoscenze più gravi, e nelle discipline anco difficilissime, nondimeno ti riuscirà sempre o impossibile o sommamente malagevole di apprendere o di porre in pratica moltissime cose menome in sé, ma necessarissime al conversare cogli altri uomini; le quali vedrai nello stesso tempo esercitare perfettamente ed apprendere senza fatica da mille ingegni, non solo inferiori a te, ma spregevoli in ogni modo. Queste ed altre infinite difficoltà e miserie occupano e circondano gli animi grandi. Ma elle sono ricompensate abbondantemente dalla fama, dalle lodi e dagli onori che frutta a questi egregi spiriti la loro grandezza, e dalla durabilità della ricordanza che essi lasciano di sé ai loro posteri.

ANIMA: Ma coteste lodi e cotesti onori che tu dici, gli avrò io dal cielo, o da te, o da chi altro?

NATURA: Dagli uomini: perché altri che essi non li può dare.

ANIMA: Ora vedi, io mi pensava che non sapendo fare quello che è necessarissimo, come tu dici, al commercio cogli altri uomini, e che riesce anche facile insino ai più poveri ingegni; io fossi per essere vilipesa e fuggita, non che lodata, dai medesimi uomini; o certo fossi per vivere sconosciuta a quasi tutti loro, come inetta al consorzio umano.

NATURA: A me non è dato prevedere il futuro, né quindi anche prenunziarti infallibilmente quello che gli uomini sieno per fare e pensare verso di te mentre sarai sulla terra. Ben è vero che dall'esperienza del passato io ritraggo per lo più verisimile che essi ti debbano perseguitare coll'invidia; la quale è un'altra calamità solita di farsi incontro alle anime eccelse; ovvero ti sieno per opprimere col dispregio e la noncuranza. Oltre che la stessa fortuna, e il caso medesimo, sogliono essere inimici delle tue simili. Ma subito dopo la morte, come avvenne ad uno chiamato Camoens, o al più di quivi ad alcuni anni, come accadde a un altro chiamato Milton, tu sarai celebrata e levata al cielo, non dirò da tutti, ma, se non altro, dal piccolo numero degli uomini di buon giudizio. E forse le ceneri della persona nella quale tu sarai dimorata, riposeranno in sepoltura magnifica; e le sue fattezze, imitate in diverse guise, andranno per le mani degli uomini; e saranno descritti da molti, e da altri mandati a memoria con grande studio, gli accidenti della sua vita; e in ultimo, tutto il mondo civile sarà pieno del nome suo. Eccetto se dalla malignità della fortuna, o dalla soprabbondanza medesima delle tue facoltà, non sarai stata perpetuamente impedita di mostrare agli uomini alcun proporzionato segno del tuo valore: di che non sono mancati per verità molti esempi, noti a me sola ed al fato.

ANIMA: Madre mia, non ostante l'essere ancora priva delle altre cognizioni, io sento tuttavia che il maggiore, anzi il solo desiderio che tu mi hai dato, è quello della felicità. E posto che io sia capace di quel della gloria, certo non altrimenti posso appetire questo non so se io mi dica bene o male, se non solamente come felicità, o come utile ad acquistarla. Ora, secondo le tue parole, l'eccellenza della quale tu m'hai dotata, ben potrà essere o di bisogno o di profitto al conseguimento della gloria; ma non però mena alla beatitudine, anzi tira violentemente all'infelicità. Né pure alla stessa gloria è credibile che mi conduca innanzi alla morte: sopraggiunta la quale, che utile o che diletto mi potrà pervenire dai maggiori beni del mondo? E per ultimo, può facilmente accadere, come tu dici, che questa sì ritrosa gloria, prezzo di tanta infelicità, non mi venga ottenuta in maniera alcuna, eziandio dopo la morte. Di modo che dalle tue stesse parole io conchiudo che tu, in luogo di amarmi singolarmente, come affermavi a principio, mi abbi piuttosto in ira e malevolenza maggiore che non mi avranno gli uomini e la fortuna mentre sarò nel mondo; poiché non hai dubitato di farmi così calamitoso dono come è cotesta eccellenza che tu mi vanti. La quale sarà l'uno dei principali ostacoli che mi vieteranno di giungere al mio solo intento, cioè alla beatitudine.

NATURA: Figliuola mia; tutte le anime degli uomini, come io ti diceva, sono assegnate in preda all'infelicità, senza mia colpa. Ma nell'universale miseria della condizione umana, e nell'infinita vanità di ogni suo diletto e vantaggio, la gloria è giudicata dalla miglior parte degli uomini il maggior bene che sia concesso ai mortali, e il più degno oggetto che questi possano proporre alle cure e alle azioni loro. Onde, non per odio, ma per vera e speciale benevolenza che ti avea posta, io deliberai di prestarti al conseguimento di questo fine tutti i sussidi che erano in mio potere.

ANIMA: Dimmi: degli animali bruti, che tu menzionavi, è per avventura alcuno fornito di minore vitalità e sentimento che gli uomini?

NATURA: Cominciando da quelli che tengono della pianta, tutti sono in cotesto, gli uni più, gli altri meno, inferiori all'uomo; il quale ha maggior copia di vita, e maggior sentimento, che niun altro animale; per essere di tutti i viventi il più perfetto.

ANIMA: Dunque alluogami, se tu m'ami, nel più imperfetto: o se questo non puoi, spogliata delle funeste doti che mi nobilitano, fammi conforme al più stupido e insensato spirito umano che tu producessi in alcun tempo.

NATURA: Di cotesta ultima cosa io ti posso compiacere; e sono per farlo; poiché tu rifiuti l'immortalità, verso la quale io t'aveva indirizzata.

ANIMA: E in cambio dell'immortalità, pregoti di accelerarmi la morte il più che si possa.

NATURA: Di cotesto conferirò col destino.


(GIACOMO LEOPARDI, Operette morali)
a proposito di
Sunday, June 05, 2005 1:43 PM
LVIII
I timidi non hanno meno amor proprio che gli arroganti; anzi più, o vogliamo dire più sensitivo; e perciò temono: e si guardano di non pungere gli altri, non per istima che ne facciano maggiore che gl'insolenti e gli arditi, ma per evitar d'esser punti essi, atteso l'estremo dolore che ricevono da ogni puntura

(GIACOMO LEOPADI, Pensieri)

Le regard
Sunday, June 05, 2005 1:58 PM
La più bella poesia d'amore di tutti i tempi (per me!)
Il tuo più tenue sguardo
facilmente
mi aprirà
benché abbia chiuso me stesso
come dita sempre mi apri
petalo per petalo
come la primavera fa
toccando accortamente
misteriosamente
la sua prima rosa
e io non so
quello che c'è in te
che chiude e apre
solo qualcosa in me
comprende
che è più profonda
la voce dei tuoi occhi
di tutte le rose
nessuno
neanche la pioggia
ha così piccole mani

EDWARD ESTLIN CUMMINGS


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149. [C]Il lento dardo della bellezza[/C]. La più nobile specie di bellezza è quella che non trascina a un tratto, che non scatena assalti tempestosi e inebrianti (una tale bellezza suscita facilmente nausea), ma che si insinua lentamente, che quasi inavvertitamente ci si porta via con sé e che un giorno ci si ritrova davanti in sogno, ma che alla fine, dopo aver a lungo giaciuto con modestia nel nostro cuore, si impossessa completamente di noi e ci riempie gli occhi di lacrime e il cuore di nostalgia. Di che abbiamo nostalgia alla vista della bellezza? Dell'essere belli: ci immaginiamo che molta felicità debba andare a ciò congiunta. Ma questo è un errore.

[RIGHT]FRIEDRICH NIETZSCHE, [C]Umano, troppo umano[/C][/RIGHT]


<p><font class='xsmall'>[<i>Modificato da Le regard 05/06/2005&nbsp;14.07</i>]</font></p>
Le régard
Sunday, June 05, 2005 2:48 PM
Lieve da portare
Il 26 maggio 1976 Martin Heidegger morì. L’amico René Char scrisse per lui:

[C]Lieve da portare[/C]

Martin Heidegger è morto questa mattina.
Il sole che lo ha fatto tramontare
gli ha lasciato i suoi attrezzi,
trattenendo soltanto l’opera.
Questa soglia è costante.
La notte che si è aperta predilige.

Heidegger è il filosofo tedesco che aveva aderito al nazismo. Char era il capitano Alexandre della Resistenza francese. Dopo la guerra si cercarono. Nacque tra di loro un’amicizia che considero l’esempio più alto di tutti i tempi. Il filosofo italiano Roberto Esposito ha raccolto le testimonianze lasciate dai due e ne ha ricavato un saggio uscito sull’[C]Almanacco di filosofia ’96[/C] di [C]Micromega[/C], intitolato [C]Comune presenza[/C], che reca, come sottotitolo: [C]Alcuni straordinari testi inediti, in poesia e in prosa, documentano il rapporto tra due figure dominanti del Novecento. La divergenza all’interno di un ‘luogo comune’. Tra verbo e azione.[/C] La Presentazione di Esposito è intitolata [C]L’armonia dei contrari[/C].
E’ questo un esempio grande della natura del maschile.
a nome del forum
Monday, June 06, 2005 12:52 AM
grazie!
grazie molte a nome di tutto il forum (anche se non sono il capo ma un visitatore semi-occasionale), mi sento in dovere di farlo e poi il capo Epi sarà senz'altro d'accordo.
le pagine che avete riportato sono bellissime.
la poesia di cummings è di una bellezza da far venire le lacrime agli occhi.
continuate così..
Le regard
Monday, June 06, 2005 7:51 AM
Le cose d'amore
[RIGHT]La cosa più difficile da trovare
nei legami amorosi è l'amore.
F. DE LA ROCHEFOUCAULD[/RIGHT]


Mi spiace di averti procurato un dispendio di lacrime. Non volevo. Succede così. L'amore ha risvolti comici. Oltre che tragici. Raccontarli tutti è un esercizio interessante, ma senza ripetere il già detto. Si tratta di aggiungere all'archivio sempre qualcosa di nuovo. Questa è la scommessa. Altri temi. Altri autori. Altre epoche. Il risultato, come tu dici, è sempre lo stesso. E' un modo per portare la riflessione oltre. Amore non è niente di quello che dicono le nostre parole.
<p><font class='xsmall'>[<i>Modificato da Le regard 06/06/2005&nbsp;15.06</i>]</font></p>
so
Monday, June 06, 2005 12:18 PM
da XeniaII montale
Trovo che nesuno al mondo riuscirà a scrivere come giacomo leopardi,per intanto vi propongo una poesia che mi piace,e che però è del tutto diversa...da quelle che sembrano proprio poesie,...non avrei fatto questa premessa però mi rendo conto che forse ci vuole,per comunicare meglio con tutti.

L'abbiamo rimpianto a lungo l'infilascarpe,
il cornetto di latta arrugginito ch'era
sempre con noi.Pareva un'indecenza portare
tra i similori e gli stucchi un tale orrore.
Dev'essere al Danieli che ho scordato
di riporlo in valigia o nel sacchetto.
Hedia la cameriera lo buttò certo
nel Canalazzo.E come avrei potuto
scrivere che cercassero quel pezzaccio di latta?
C'era un prestigio(il nostro)da salvare
e Hedia,la fedele,l'aveva fatto.
Le regard
Monday, June 06, 2005 3:03 PM
Aprèslude
Devi saperti immergere, devi imparare,
un giorno è gioia e un altro giorno obbrobrio,
non desistere, andartene non puoi
quando è mancata all'ora la sua luce.

Durare, aspettare, ora giù a fondo,
ora sommerso ed ora ammutolito,
strana legge, non sono faville,
non soltanto - guardati attorno:

la natura vuol fare le sue ciliegie,
anche con pochi bocci in aprile
le sue merci di frutta le conserva
tacitamente fino agli anni buoni.

Nessuno sa dove si nutrono le gemme,
nessuno sa se mai la corolla fiorisca -
durare, aspettare, concedersi,
oscurarsi, invecchiare, aprèslude.

[CENTER]GOTTFRIED BENN[/CENTER]


Finiti i sogni della giovinezza...

Fannn
Monday, June 06, 2005 7:50 PM
OGGI La mia preferita è
Se avessi il drappo ricamato del cielo,
Intessuto dell’oro e dell’argento e della luce,
I drappi dai colori chiari e scuri del giorno e della notte
Dai mezzi colori dell’alba e del tramonto,
Stenderei quei drappi sotto i tuoi piedi:
Invece, essendo povero, ho soltanto sogni;
E i miei sogni ho steso sotto i tuoi piedi;
Cammina leggera, perché cammini sui miei sogni.


William Butler Yeats
(Dublino 1865-Cap Martin 1939)


Had I the heaven’s embroidered cloths
Enwrought with golden and silver light
The blue and the dim and the dark cloths
Of night and light and the half-light,
I would spread the cloths under your feet:
But I, being poor, have only my dreams;
I have spread my dreams under your feet;
Tread softly because you tread on my dreams
Le regard
Monday, June 06, 2005 11:11 PM
Un itinerario personale attraverso l'Antologia di Spoon River
Calvin Campbell

Voi che recalcitrate contro il Destino,
ditemi come avviene, su questo pendio
che precipita al fiume,
esposto al sole e al vento del Sud,
come avviene che una pianta
trae dal suolo e dall'aria
del veleno e si fa edera amara,
mentre un'altra dal suolo e dall'aria
trae dolci elisiri e colori,
e prosperano entrambe?
Voi potete biasimare Spoon River per ciò che è:
ma chi vorrete biasimare per la volontà in voi
che si nutre e vi rende gramigna,
dente di leone o verbasco,
e che non sa mai servirsi dell'aria o del suolo
per rendervi gelsomino o wistaria?



Cassius Hueffer

Hanno inciso sulla mia tomba le parole:
«La sua vita fu generosa, e gli elementi così mescolati in lui
che la natura avrebbe potuto levarsi a dire al mondo intero,
questi fu un uomo».
Coloro che mi conobbero ridono,
a leggere questa vuota retorica.
Il mio epitaffio avrebbe dovuto suonare:
«La vita non fu generosa con lui,
e gli elementi così mescolati in lui
che egli mosse guerra alla vita,
e vi rimase ucciso».
In vita non potei lottare con le lingue diffamatrici,
adesso che son morto devo subire un epitaffio
scolpito da uno sciocco!



Serepta Mason

Il fiore della mia vita avrebbe potuto sbocciare da ogni lato
se un vento crudele non avesse intristito i miei petali
dal lato di me che potevate vedere nel villaggio.
Dalla polvere io innalzo una voce di protesta:
voi non vedeste mai il mio lato in fiore!
Voi che vivete siete davvero degli sciocchi,
voi che non conoscete le vie del vento
né le forze invisibili
che governano i processi della vita.



Dorcas Gustine

Non ero amato dagli abitanti del villaggio,
tutto perché dicevo il mio pensiero,
e affrontavo quelli che mancavano verso di me
con chiara protesta, non nascondendo né nutrendo
segreti affanni o rancori.
E' assai lodato l'atto del ragazzo spartano,
che si nascose il lupo sotto il mantello,
lasciandosi divorare, senza lamentarsi.
E' più coraggioso, io penso, strapparsi il lupo dal corpo
e lottare con lui all'aperto, magari per strada,
tra polvere e ululi di dolore.
La lingua è magari un membro indisciplinato -
ma il silenzio avvelena l'anima.
Mi biasimi chi vuole - io son contento.



George Gray

Molte volte ho studiato
la lapide che mi hanno scolpito:
una barca con vele ammainate, in un porto.
In realtà non è questa la mia destinazione
ma la mia vita.
Perché l'amore mi si offrì
e io mi ritrassi dal suo inganno;
il dolore bussò alla mia porta
e io ebbi paura;
l'ambizione mi chiamò,
ma io temetti gli imprevisti.
Malgrado tutto avevo fame
di un significato nella vita.
E adesso so che bisogna alzare le vele
e prendere i venti del destino,
dovunque spingano la barca.
Dare un senso alla vita può condurre a follia
ma una vita senza senso è la tortura
dell'inquietudine e del vano desiderio -
è una barca che anela al mare eppure lo teme.



Il giudice distrettuale

Notate, viandanti, le profonde erosioni
che il vento e la pioggia mi hanno impresso sulla lapide -
come se una Nemesi o un odio intangibili
mi segnassero contro dei punti,
per distruggere, non per salvare, la mia memoria.
Ero in vita il Giudice distrettuale, uno che incideva tacche,
decidendo i casi sui punti che gli avvocati segnavano,
e non sulla giustizia del fatto.
O vento, o pioggia, lasciate in pace la mia lapide!
Perché peggio dell'ira di chi ha subito il torto,
peggio delle maledizioni dei poveri,
fu il giacermene senza parola e vedere ben chiaro
che anche Hod Putt l'assassino,
impiccato per mia sentenza,
era, in confronto a me, un innocente.



LA SIGNORA GEORGE REECE

Io vorrei dire a questa generazione:
imparate a memoria qualche verso di verità o di bellezza.
Potrebbe servirvi nella vita.
Mio marito non ebbe niente a che fare
col fallimento della banca: era soltanto cassiere.
Il crac fu dovuto al presidente, Thomas Rhodes,
e al suo figliuolo, leggero e senza scrupoli.
Eppure mio marito fu mandato in prigione
e io rimasi coi bimbi,
a doverli nutrire e vestire e mandare alla scuola.
E lo feci, e li avviai
nel mondo ben puliti e robusti,
e tutto per la saggezza del poeta Pope:
«Recita bene la tua parte, in questo consiste l'onore».



Mary McNeely

Passeggero,
amare è trovare la propria anima
attraverso l’anima dell’amato.
Quando l’amato si ritrae dalla tua anima
allora la tua anima è perduta.
Così sta scritto: «Ho un amico,
ma il mio dolore non ha amici».
Di qui i lunghi anni di solitudine a casa di mio padre,
nel tentativo di ritrovare me stessa,
e trasformare il mio dolore in qualcosa di più alto.
Ma c’era mio padre con i suoi dolori,
seduto sotto il cedro,
un’immagine che è penetrata fin nel mio cuore
portandovi un’infinita quiete [una pace infinita].
Oh, voi anime che avete fatto la vita
fragrante e bianca come le tuberose
nascono dalla terra nera,
eterna pace!



Ernest Hide

La mia mente era uno specchio:
vedeva quello che vedeva, sapeva quello che sapeva.
In gioventù la mia mente era soltanto uno specchio
su un’auto che vola via veloce,
che cattura e disperde frammenti di paesaggio.
Poi con il tempo
sullo specchio si sono prodotte crepe profonde,
che lasciavano entrare il mondo esterno,
e lasciavano il mio mondo interiore guardare fuori.
Nasce così l’anima nel dolore,
una nascita di guadagni e di perdite.
La mente vede il mondo come una cosa separata,
e l’anima fa del mondo un’unità con se stessa.
Uno specchio tutto crepato non riflette immagine alcuna -
e questo è il silenzio della saggezza.



Alexander Throckmorton

In gioventù le mie ali
erano forti e instancabili,
ma non conoscevo le montagne.
In vecchiaia conoscevo le montagne
ma le mie ali stanche
non potevano seguire i miei occhi –
Genio è sapienza e gioventù.



Jonathan Swift Somers

Dopo che avete arricchito la vostra anima
fino al punto più alto,
con libri, pensieri, sofferenza, conoscenza
di molte personalità,
la capacità di interpretare gli sguardi, i silenzi,
le pause nelle trasformazioni di gran momento,
il genio della divinazione e della profezia;
così che a volte vi pare di tenere il mondo
sul palmo della mano;
allora se, per l’affollarsi di tanti poteri
nella circonferenza della vostra anima,
l’anima prende fuoco,
e nell’esplosione dell’anima
il male del mondo viene illuminato e diventa chiaro -
ringraziate se in quell’ora di visione suprema
la vita non vi prende in giro.



Seth Compton

Quando morii, la Biblioteca circolante
che avevo organizzata per Spoon River,
e di cui avevo avuto cura
per il bene di menti avide,
fu venduta all'asta sulla pubblica piazza
come per distruggere l'ultimo vestigio
della mia memoria e della mia influenza.
Giacché, tra i tuoi figli,
quelli che non capivano l'importanza
di conoscere Le Rovine di Volney
come l'Analogia di Butler
e il Faust così come Evangelina,
erano i veri potenti del villaggio,
e spesso mi chiedevate:
«A che serve conoscere il male nel mondo?»
Io sono fuori della tua strada ora, Spoon River;
scegli il tuo bene e chiamalo il bene.
Perché io non riuscii mai a farti capire
che nessuno sa che cosa è il male;
e nessuno sa che cosa è vero
se non sa che cosa è falso.



Davis Matlock

Immagina che ci sia soltanto un alveare:
lì dentro ci sono fuchi e operaie
e regine e soltanto miele in magazzino -
(cose materiali come la cultura e la saggezza) -
per la prossima generazione, questa generazione
che non sa ancora vivere
ma soltanto sciamare nel sole della giovinezza,
che rafforza le sue ali su ciò che è stato raccolto,
e gusta, sulla via dell’alveare
dal campo di trifoglio, il delicato bottino.
Immagina tutto questo e immagina la verità:
la natura dell’uomo è più grande
dei bisogni della natura nell’alveare;
e tu devi portare il carico della vita
e insieme ciò che urge
dall’eccesso dello spirito -
bene, io dico di sentirti superiore, come un dio
sicuro della vita immortale, anche se hai dei dubbi,
è il solo modo di viverlo.
E se allora Dio non diventa orgoglioso di te,
vuol dire che Dio è nient’altro che forza di gravità,
o sonno è la meta dorata.



Herman Altman

Ho io seguito la Verità dovunque guidasse,
e affrontato il mondo intiero per una causa,
e difeso il debole contro il forte?
Se lo feci, vorrei essere ricordato fra gli uomini
com'ero conosciuto in vita fra la gente,
e come ero odiato e amato in terra.
Perciò non erigetemi monumenti,
non scolpitemi busti,
ché, pur non diventando un semidio,
la realtà della mia anima non vada perduta,
e i ladri e i bugiardi,
che mi furono nemici e mi sconfissero,
e i figli dei ladri e dei bugiardi
non mi rivendichino affermando davanti al mio busto
che mi erano stati vicini nei giorni della sconfitta.
Non costruitemi monumenti,
che la mia memoria non venga alterata
da menzogna e oppressione.
Non mi si tolga a chi mi amò e ai figli di questi;
io vorrei essere per sempre l'immacolato possesso
di coloro per i quali vissi.



Marie Bateson

Puoi osservare la mano scolpita
con il dito indice puntato verso il cielo.
Quella è la direzione, non c’è dubbio.
Ma come si può fare a seguirla?
E’ un bene astenersi dall’assassinio e dalla lussuria,
perdonare, fare il bene al prossimo, adorare Dio
senza immagini scolpite.
Ma questi sono mezzi esteriori dopo tutto
con cui principalmente si fa del bene a se stessi.
Il nucleo profondo è libertà,
è luce e purezza -
Io non posso più farlo,
trova tu il fine o perdilo, in accordo
con la tua visione.



William Goode

A tutto il paese senza dubbio poteva sembrare
che io andassi di qui e di là senza una direzione.
Ma qui lungo il fiume al crepuscolo
puoi vedere i pipistrelli che volano a zig-zag
qui e là - devono volare in quel modo
per procurarsi il cibo.
E se ti è mai capitato di perdere la strada di notte
nel bosco profondo vicino a Miller’s Ford,
e hai seguito incerto ora una strada ora un’altra
ovunque si vedeva brillare la luce della Via Lattea,
tentando di trovare il sentiero,
dovresti allora capire che io cercavo la via
con ardente zelo, e che tutto il mio peregrinare
era peregrinare nella ricerca.



Mabel Osborne

I tuoi rossi fiori tra le foglie verdi
van cadendo, o geranio!
ma tu non chiedi acqua.
Tu non puoi parlare! Non hai bisogno di parlare -
tutti sanno che tu stai morendo di sete,
eppure non ti danno dell'acqua!
Passan oltre, dicendo:
«Il geranio ha bisogno d'acqua».
E io, che avevo felicità da condividere
e volevo condividere la tua;
io che ti amavo, Spoon River -
assetata, assetata,
resa muta dal pudore dell'anima nel chiedere amore
a te, che sapevi e mi vedevi morire a te innanzi,
come questo geranio che qualcuno piantò su di me,
e lo lascia morire.



Jennie McGrew

Non una figura incappucciata
dove la scala curva nell’oscurità
rattrappita sotto un mantello fluttuante!
Non occhi gialli nella stanza di notte,
che fissano da una superficie di ragnatela grigia!
E non il battito d’ala di un condor,
quando il ruggito della vita inizia
come un suono mai udito prima!
Ma in un pomeriggio di sole,
in una strada di campagna,
dove erbacce viola fioriscono
lungo una staccionata sconnessa,
e il campo è stato spigolato, e l’aria è ferma,
vedere contro la luce del sole qualcosa di nero,
come una macchia con un bordo iridescente –
questo è il segnale per occhi di seconda vista…
e io vidi quello.

[Traduzione del poeta Antonio Porta]


Le regard
Wednesday, June 08, 2005 6:07 AM
Attraverso la notte
Vengo stretto nel mio corpo
come una stella variabile attraverso
la costellazione della vergine

Vengo stretto nel mio esilio
come rifugio attraverso la notte
nella contrazione della vita

Vengo con questo mio esodo
e avrò pace e avrò pane come lacrime
nell'incontestabile contesto dell'amore

[CENTER]Gabriele Pescosolido, 2003[/CENTER]
a me piace questa
Wednesday, June 08, 2005 6:23 PM
LA BELLEZZA CHE IO SO DI TE
Non è forse il più bello tra i bruchi,
un attimo prima di diventare farfalla,
l'essere vivente che in natura possiede
la forma di bellezza più grande?
so
Wednesday, June 08, 2005 7:40 PM
si
si,è proprio lui...
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