Print   Search   Utenti   Join     Share : FaceboolTwitter
amisis
Monday, July 26, 2004 10:47 AM
Intanto un complimentone a Gornova per questo forum affascinante come al solito.

quella che segue e' l'introduzione ad una cosa che sto' scrivendo nei tempi morti (pochi purtroppo), ma si legge bene anche da sola, quindi...
---------------------------------------------------------------
l'esser folli e' il primo passo per esser considerati saggi, l'essere saggi e' il primo passo per essere considerati folli
amisis
Monday, July 26, 2004 10:49 AM
Daris
I rami intrecciati contro il cielo scuro assomigliavano ad un vetro nero rotto dal pugno di un gigante, mentre le ultime gocce di pioggia non erano altro che frammenti di notte illuminati dalla luna.
Daris...portatore di morte...forse è un nome adatto a chi come lui aveva abbracciato la notte dentro di sè.
Sedendo, guardava le gocce d'acqua scendere dalla sua mano, senza accennare un movimento.
Gocce come battiti di cuore, come passi, come respiri.
Alzandosi, rivolse uno sguardo al cielo e sorrise.
Ogni goccia, ogni passo, lo portavano più vicino alla sua meta... mancava poco ormai.

amisis
Monday, July 26, 2004 10:50 AM
Amer
Jerome posò un attimo l'ascia, riprendendo fiato.
Non era molto avanti con l'età ma alberi di quella dimensione iniziavano a diventare sfide troppo impegnative per la sua schiena.
Si asciugò il sudore con la manica e si sputò sui palmi, preparandosi a riniziare il combattimento con quella cosa.
Guardò nuovamente la quercia: era tanto grande da non poter essere abbracciata neppure da un uomo alto due palme più di lui, ed improvvisamente iniziò a pensare che forse il piacere della sedia a dondolo che aveva progettato non valeva la fatica di abbattere l'albero.
e poi è anche una bella creatura di Dio...forse è meglio lasciarla così com'è Si sedette su una pietra e tirò fuori le proviste che si era portato dietro come pranzo:pane nero e formaggio, un pasto che ogni nobile avrebbe disdegnato ma che dopo la fatica per il suo umile palato appariva come un banchetto.
Staccò un morso ed iniziò ad masticarlo lentamente, senza fretta, tanto nessuno lo stava aspettando e prima di sera la taverna sarebbe stata vuota.
Mentre si soffermava su quei pensieri, iniziò a sentire una voce maschile, giovanile e fioca, che si avvicinava...

...D'amor non v'era parvenza nel
viso della donzella rapace,
ma solo disgusto profondo pel
cavalier pò troppo loquace

Questi quindi ignaro di tutto
con voce squillante e sicura
proclamava del mostro il lutto
Nel vedere la propria sventura

Dell'incontrar sì uomo prode
com'anche non poco smargiasso
sicchè cantando la propria lode
l'uomo da lei fu piantato in asso...

La voce non era particolarmente intonata, tantomeno piacevole da ascoltare, così Jerome decise di interompere: "chi và là?"
Il canto si interruppe di colpo, fra una strofa e l'altra, lasciando udire nel silenzio del bosco il rumore di passi, lenti e leggeri.
Da dietro la quercia sbucò di profilo la figura di un uomo, ancora giovane, ma già sicuramente un delinquente: capelli neri ricci, lunghi (sarà anche un sodomita?) fino alle spalle e curati tanto da sembrare quelli di una donna, la pelle pallida, arrossata su gote e nasi per via del freddo; quello che lo identificava subito erano però i vestiti: una lunga giacca di pelle nera lunga fino alle ginocchia, da cui sporgevano guanti e stivali, sempre neri, sempre di pelle.
Nessuna persona normale vestirebbe così, spero solo non sia un abominio...ti prego Dio fà che sia solo una persona comune, fosse anche un criminale o che altro genere di pazzo!
"hei, vecchio!...sì, parlo con te...Fatti un favore, dimmi dove stà il villaggio e poi levati dai piedi" il tono era piatto, letteralmente atono, senza neppure la vaga traccia della minaccia che le parole lasciavano intravedere...sarà il solito spacconcello di paese venuto a fare un pò di casini...altro che abominio!
"chi sei, ragazzo?"
Il bulletto fece un paio di passi in avanti in direzione di Jerome, fermandosi ad un paio di braccia di distanza.
"Indicami il villaggio e poi spostati, altrimenti ti lascio zoppo a vita...conto fino a tre"
Il tono era sempre piatto, ma le parole non lasciavano adito a dubbi sulle intenzione, per quanto stesse palesemente bluffando, era evidente che non era una persona molto amichevole
"di che parli?"
"Uno"
"forza, vattene, non li vogliamo i tipi come te al villaggio"
Ed era vero:avevano già i loro problemi ultimamente, ci mancava soltanto un altro attaccabrighe; basta farsi vedere sicuri e più cattivi di loro e questi se ne vanno come neve al sole...
"Due"
Jarome iniziava a sentire la propria voce incrinarsi, non era più molto sicuro che fosse un bluff...
"Mi hai capito? vattene!"
Il tempo di vedersi rivolgere uno sguardo innervosito e l'unica cosa che percepì fu uno svolazzo del vestito di pelle, poi la sua vista si dileguò nel rosso quando sentì un dolore indescrivibile al ginocchio destro, mentre sentiva che le gambe cedevano.
Non riuscì neppure a cadere:si sentì afferrare alla gola con uno strattone che gli tolse il fiato e gli fece sbocciare un altro fiore rosso nel campo visivo.
Il bastardo lo stava facendo reggere in piedi su di una gamba sola, l'altra gli faceva troppo male per poter anche solo pensare di muoverla, tenendolo per la trachea, rendendogli difficile respirare e facendogli danzare molte luci davanti agli occhi.
"Ripeto:dimmi dov'è il villaggio. fallo, evita di disturbarmi ancora e non provare mai più a metterti sulla mia strada. non provare a denunciarmi alla milizia cittadina. conto fino a Uno" con una certa enfasi sulla parola "Poi ti ammazzo, e come hai visto non minaccio a vuoto...Forza, indica"
Jarome reso sveglio e fulmineo dalla paura, indicò il villagio.
Con un vago sorriso, storto e spiacevole, il tipo lo lasiò andare, facendolo cadere e gridare dal dolore...
Quando si riprese dal trauma si accorse che si stava facendo sera, e la gamba destra pulsava terribilmente:il tipo non c'era più.
Si rigirò un poco per vedere la sua gamba, movimento che gli costò un grido strozzato, ucciso dalla vista del suo ginocchio insanguinato, ma soprattutto girato dalla parte sbagliata: gli si era praticamente rivoltata la gamba!
Si lasciò andare per terra cercando di trattenere le lacrime nervose, fallendo miseramente.

Amer arrivò al villaggio indicato dal taglialegna solo dopo il tramonto del sole, e sforzò gli occhi per distinguere l'insegna di una taverna in mezzo alla nebbia che, fredda e sottile, gli rendeva doloranti le dita nonostante il fatto che le tenesse in tasca e che cercasse, inutilmente, di riscaldarle con il fiato.
Ancora nulla..."MA IN QUESTA CAZZO DI CITTA' NON C'E' NEMMENO UNA TAVERNA!?!... MA IN CHE RAZZA DI BUCO SONO CAPITATO!?!" il suo urlo si perse fra i vicoli e la nebbia, e gli rispose solo una folata di vento gelido che gli fece salire le lacrime agli occhi.
Scosso dal freddo si rimise in cammino, continuando a vagare nella notte.
Poco dopo assaporava il caldo della taverna e di un buon pasto, in effetti caro oltre che buono, e ben presto la stanchezza iniziò a farsi sentire...ed intanto dentro di lui la cattiveria iniziò ad assoporsi, seguita dal resto di mente e corpo...

E' a casa sua...la finestra della sua camera è aperta e fuori è caldo...sente solo il gelo della propria anima impaurita...sente la SUA presenza lì fuori, che lo cerca e lo desidera...se lo trova perderà non la sua vita, ma la sua anima, la sua libertà, per cui ha combattuto estenuamente...Il solo pensiero di LUI basta a fargli ancora tremare i denti...cerca disperatamente di chiudere le imposte, come se potessero fornire anche solo un minimo di protezione, sottrarlo dal SUO sguardo, dalla vista del suo signore e padrone che lo desidera...ma le imposte non si chiudono, si rifiutano di scendere...un respiro profondo, come per assorbire tutta la paura che aveva lasciato intorno a sè...e poi urlo! forte, con tutta la forza della sua disperazione, gridando al mondo il suo dolore, in preda ad un attacco isterico e stringendosi la testa fra le mani, sforzando le sue corde vocali oltre i loro limiti in uno stridio di agonia, sentendo il filo sottile e fragile che ancora lo legava alla sanità mentale tendersi per poi vibrare, e arrivare quasi a rompersi, sempre di più, sempre di più, in un attimo di eterna sospensione ed agonia...scogliendosi poi in lacrime, in ginocchio, sentendosi svuotato da tutto salvo che da un senso di irrealtà e di ingiustizia...Sua madre e suo padre accorrono allarmati, e vedendo lui in lacrime, cosa mai fatta prima davanti a loro, rimangono un attimo interdetti per poi avvicinarsi...chiedono spiegazioni...sà bene che loro non possono nulla contro di LUI e quindi con ancora gli ultimi singhiozzi e con il velo del trauma avanti agli occhi, li abbraccia e dice loro di non preoccupasi, che non è successo nulla e che non darà spiegazioni...si allontana, esce dalla stanza...per poi ritrovarsi di nuovo di fronte alla finestra semiaperta, sapendo che LUI tanto lo troverà, lo avrà, e deciso a lanciargli quindi il suo gesto di sfida, gridando carico di rabbia e odio, profondo e deciso...
Si svegliò di soprassalto, scosso dall'incubo e tremando dal freddo.
Guardò nello specchio la sua immagine sconvolta e i suoi occhi dilatati, ancora annebbiati dal sonno.
Si ridistese, attendendo che il sonno tornasse ad abbracciarlo, sperando che placasse i suoi tremiti.
Per l'ennesima volta temendo il sonno.
La mattina dopo, dopo aver pagato il conto all'oste se ne andò via, con lo zaino sulle spalle, diretto verso la prossima tappa: la città di Ilea.
Ripensandoci con la lucidità della notte di sonno trascorsa, iniziò a riconsiderare i fatti del giorno prima:il boscaiolo rompiscatole e l'incubo della notte...
Non si sentiva in colpa, in realtà del boscaiolo non gli importava nulla e secondo quel viaggiatore lasciare libero sfogo a tutto il suo essere poteva essere la cura di cui aveva bisogno, e ormai da troppo tempo aveva quel peso sul cuore.
Però l'incubo di quella notte...che significava? il significato sembrava chiaro: aveva ancora paura di se stesso, anzi, di quel pezzo della propria mente che sembrava una fiera selvaggia... ad una fiera selvaggia e orrenda si corresse Amer.
Oramai erano quasi otto anni che aveva scoperto la sua esistenza, ed ancora il ricordo gli dava un fiotto di bile.
Erano in uno slargo di un vicolo a giocare, lui ed un gruppo di ragazzi che non conosceva moltissimo anzi, a ripensarci meglio alcuni erano suoi amici, mentre altri non li conosceva affatto.
In vita sua non aveva mai perso in una scazzottata, e quindi fu più che sicuro nell'iniziare a prendere a pugni il ragazzino che lo aveva infastidito fino a quel momento.
No, nella sfumatura dei ricordi non ricordava molto bene non era molto sicuro che avesse iniziato lui dopo l'ennesima provocazione o avesse risposto alle provocazioni fino a convincere l'altro ad iniziare...più probabile la seconda:gli piaceva uscire con le mani pulite dalle situazioni e questo era molto più facile se era l'altro ad iniziare...
Non ci mise molto a bloccare la testa dell'altro fra il braccio e il costato, di fatto immobilizzandolo:a qualsiasi tentativo di ribellione si limitava a stringere un poco il braccio per vedere l'altro che si divincolava con il collo ritorto.
In una simile situazione di palese superiorità non c'era neppure più gusto a litigare, ma con quel genere di serpi bisognava sempre andare con i piedi di piombo: decise di dargli quindi una possibilità di arrendersi prima che lo costringesse a colpirlo con più forza.
Rifiutò.
Un pò piccato ritentò, ma sentiva una fastidiosa sensazione di brividi che risalivano la schiena, una sensazione che con gli anni avrebbe imparato a conoscere anche troppo bene.
Rifiutò ancora.
E ancora.
E ancora.
E ancora, ma ora era una volta di troppo.
Sì trovò a fissare il naso dell'altro bambino, pensando che, come aveva sentito raccontare a certi avventori di taverna, un colpo a salire su quella patata che gli sporgeva dal viso poteva ucciderlo, e ,desiderando con tutto il cuore di farlo, iniziò a preparare il braccio al colpo.
Si congelò.
Non riusciva a capire di chi fossero quei pensieri...di sicuro non suoi! lui era una ragazzo buono! non avrebbe mai contemplato gesti di quel tipo!
Il ragazzino si ribellò e ,visto che Amer non reagiva, immobile a contemplare se stesso, iniziò a sua volta a colpirlo.
Il flusso di ricordi si interruppe quando sbatté le dita fredde contro una botte, sussultando di dolore.
Si arrestò sul bordo della stradina fissando con malcelato odio il barile mezzo pieno d'acqua, togliendosi lo zaino dalle spalle e infilandosi i guanti.
I suoi ricordi degli anni successivi erano molto semplici:L'inferno.
Ogni mattina si svegliava sapendo che quel lato del suo carattere, quel demone che si portava dentro, si sarebbe potuto risvegliare da un momento all'altro, alla minima provocazione, e passava il resto della giornata a combattere contro la propria mente, per schiacciare, per uccidere se stesso.
Ogni sera la stesso sconforto per non essere riuscito a sopraffare quella sua metà, con la lotta cristallizzata su di un perenne stallo.
E con la paura di svegliarsi ancora il giorno dopo.
E così erano passati gli anni, mentre lui si isolava dal mondo, stando in mezzo alla gente e smettendo di credere nella propria normalità.
Andò ad abitare da solo e si trovò un lavoro come cameriere in una locanda; arrotondava lo stipendio con furtarelli notturni, che divennero con gli anni la sua principale fonte di sostentamento.
Tutto questo finché, circa cinque giorni prima, non aveva incontrato quel tipo.
Il suo turno era finito e da cameriere si era trasformato in avventore, facendosi dare dal ragazzo di turno alla sbarra qualche boccale di birra.
Mentre mandava giù il terzo (in quel momento pensava di essere lucidissimo, ma riguardando oggettivamente il suo comportamento, doveva iniziare ad essere già sbronzo), quell'uomo gli si sedette vicino.
Era alto e magro, molto magro, quasi scheletrico, con un viso tanto comune che se lo avesse guardato solo una volta non lo avrebbe riconosciuto a distanza di un altro boccale di birra.
Guardandolo letteralmente e metaforicamente dall'alto al basso, gli disse con durezza: "puzzi. spostati"
Amer scattò su, senza rendersi conto di quanto fosse ridicolo, un diciottenne che minacciava un uomo più che fatto alto una spanna abbondante più di lui, e gli parò i pugni davanti alla faccia.
"Hei spino! con chi ti credi di parlare? se non rimangi subito quello che mi hai detto te lo rimetto dentro a pugni, hai capito! e in nome degli dei faccio sul serio!"
il tipo chiamò il ragazzo al banco senza neppure voltare lo sguardo.
"Cazzo!! ma vuoi proprio che ti cavo i denti! che c'è, ti pesano? Non permetto che un pezzente come te mi si rivolga così! hai capito, eh? devo essere più chiaro? dillo se vuoi che ti spezzo!!"
L'uomo gli rivolse uno sguardo annoiato per tutto il monologo, poi si tirò su, lentamente e con un movimento liscio e fluido da sembrare un gatto.
E poi si limitò a fissarlo.
"che hai da guardarmi? ti dev..." la frase gli si mozzò a metà.
Con un movimento rapidissimo il suo 'avversario' gli aveva stretto la gola nella mano e ora lo stava lentamente sollevando da terra.
Iniziò ad artigliare disperatamente il braccio che gli impediva di respirare, essendo troppo lontano dal viso o dal corpo, anche per usare le gambe.
Senza una parola o espressione del viso, l'uomo gli prese la testa e gliela sbatte con forza contro il banco.
I boccali tremarono ed il suo in particolare gli si rovesciò, portandogli alla bocca il sapore della birra chiara mescolato al sangue che gli usciva copioso dal naso.
Si trovò poi ad essere scaraventato verso il centro della sala, spaccando una sedia con la schiena e ribaltando il tavolo.
Si tirò su lentamente, asciugando il sangue dal naso con la manica e fissando il tipo con rabbia.
Iniziava a sentire i brividi che gli correvano selvaggi lungo la schiena e la sensazione che il sangue gli ribollisse nelle vene.
Sprezzante il tipo gli disse:
"Sei ancora un poppante...è inutile che provochi chi è migliore di te...guardati, tremi...non sei neanche capace di controllarti" l'affermazione colpì Amer con violenza fisica, facendogli salire un ringhio sulle labbra...che ne voleva sapere quel tipo di controllo!!! non era lui che aveva passato gli ultimi anni a combattere contro sè stessi!!! non era lui che vedeva il proprio sguardo nello specchio come quello di un pazzo!!!
"tanto vale che ti lascia andare...ti farà di sicuro bene...almeno le prenderai come si deve e capirai come ci si comporta!"
Amer rimase immobile, attonito mentre quelle parole si sedimentavano nel suo animo.
Sentì quindi il mostro dentro di lui urlare con forza, facendogli venire la pelle d'oca su tutto il corpo.
Una morsa gli strinse lo stomaco e trasse un respiro esplosivo, prendendo aria come per alimentare un incendio dentro di se.
Poi tutto finì.
E lui non era più lo stesso.
Guardava il mondo con occhi diversi, si rese conto subito, gli occhi del mostro in lui, e sentiva il proprio corpo vibrare di energia.
Non sentiva neppure più il dolore al naso o alla schiena.
L'unica cosa che sentiva era un bisogno fisico, impellente, di distruggere quel borioso spilungone.
Non fece attendere se stesso, avanzando a passo rapido verso la sua preda, con un sorriso mescolato ad un ringhio.
Si sentiva per la prima volta in vita sua libero, potente...immortale.
Aveva deciso di restituirgli il favore.
"E ora cosa combini? non dirmi che quel sorriso è perché pensi di potermi colpire? ma fammi il piacere! ora ti faccio vede..." avanzando, a metà della frase raccolse con velocità e decisione una sedia lì vicino e gliela sbatté con forza sul cranio, dall'alto al basso.
Il tipo, stordito, fece due o tre passi indietro, tenendosi il capo fra le mani.
Il secondo colpo, con un gesto simile ad un manrovescio, sbriciolò l'arma improvvisata insieme al naso e alla mascella dell'uomo.
Con una piroetta quasi artistica, il tipo finì per terra prono e subito Amer gli fu sopra, immobilizzandogli le braccia con le gambe e prendendogli la testa.
Iniziò a sbatterla per terra con tutta la violenza di cui era capace.
Ridendo.

Ancora adesso, a giorni di distanza, le sue mani gli sembravano macchiate del sangue di quell'uomo...il resto dei ricordi era sfumato dall'agitazione e dalla paura.
Risvegliato dalle sue stessa risa dalla trance assassina in cui era caduto, la vista di quel tipo a terra in un lago di sangue l'aveva sconvolto, e così era corso in camera sua, aveva raccolto la sua roba in fretta e furia ed era fuggito dalla città, senza lasciare tracce oltre ad un cadavere (o almeno quello che sembrava tale) in una locanda.
Era fuggito verso la città più vicina, ed ora si doveva rimettere in marcia, perché la sua fuga non era ancora finita.
Mise in capo a pochi minuti piede fuori dal villaggetto, inoltrandosi nuovamente nel bosco in direzione di Ilea, la città dei mercanti.

amisis
Monday, July 26, 2004 10:51 AM
Marene
E' ora di aprire.
Oggi sarà una buona giornata.
Oggi guadagnerò bene.
Marene continuava a ripetersi queste cose mentre combatteva con il telone della bancarella, mentre nella piazza le prime grida degli altri mercanti iniziavano a risuonare.
Iniziò ad esporre la sua mercanzia (no, la mercanzia di mio padre...ma un giorno anche la mia), ovvero tutta una serie di piccoli ninnoli in ferro argentati e, non esposti, dei modelli in vero argento, alcuni addirittura lavorati a mano.
Suo padre, Desdro il lavoratore d'argento, aveva inventato nuovi metodi per stampare oggettini in argento, ed abbassarne il costo, poi aveva inventato metodi per argentare il ferro (e spettava poi a lei rivenderlo per argento) e da lì in poi era iniziata la loro fortuna.
Per meglio dire la fortuna di suo padre: lei era ancora 'reclusa' al lavoro in strada.
Trascorsero almeno un paio d'ore prima che qualcuno si avvicinasse.
Quel qualcuno era una donna, abbastanza avanti con l'età, con abili pretenziosi ma di cattivo gusto.
Anche il suo acquisto fu di cattivo gusto, un collanone che sembrava più un giogo che un monile... almeno per i gusti di Marene, che non sempre corrispondevano con gli oggetti di suo padre o con la gente che li comprava .
Ma i soldi sono soldi, e quelli guadagnati con gente grezza valgono tanto quelli guadagnati con i signori.
Questo era il credo dei mercanti, e a questo credo Marene si era uniformata, soprattutto perché i soldi di gente raffinata alla sua bancarella si vedevano di rado.
Non desiderava altro che terminare il periodo con suo padre, e andarsene di casa.
Spesso sognava di iniziare l'apprendistato da un vetraio...creare piccole meraviglie, tanto belle e fragili da far stringere il cuore, ed essere circondata dalla luce cangiante dei lampadari dipinti.
Oramai mancavano solo due mesi ai suoi sedici anni, la maggiore età in cui sarebbe stata libera di decidere della propria vita.
Non vedeva l'ora.
La mattinata passò tranquilla, con qualche ragazza che passava di tanto in tanto e prendeva un paio di orecchini, o bambini solo desiderosi di dare una sbirciata.
E di allungare le mani sulla mercanzia, ricordò a se stessa.
Si mise di buona lena a tenerli d'occhio, cercando di evitare che troppa roba sparisse dal bancone senza essere accompagnata da un appesantimento della borsetta dei soldi che teneva al fianco.
Solo due mesi, poi tutto quello sarebbe finito.
Non gli sembrava vero:tre anni prima era stata sua madre a occuparsi della bancarella, ed in quel periodo gli affari erano andati a pieno regime...poi la malattia.
La peste era scoppiata tre anni prima d'improvviso, ed altrettanto d'improvviso se n'era andata, lasciando dietro di sè una scia di cadaveri...cinquemila persone, un sesto della popolazione della città...cinquemila persone fra cui sua madre.
Lei stessa portava ancora sul proprio corpo le cicatrice dei bubboni, che le ricordavano i giorni passati a letto, a malapena cosciente.
La sua unica fortuna in tutta la storia era che la peste non le aveva sfiorato il viso, lasciando i suoi già non eccezionali lineamenti intatti.
A quei tempi risaliva anche il ricordo migliore che aveva di suo padre: mentre lei e sua madre giacevano malate nel letto, lui aveva abbandonato il lavoro solo per accudirle, esponendosi persino al rischio del contagio.
Abbassandosi anche a fare i lavori casalinghi indispensabili con un malato in casa, come pulire i panni, cucinare e tenere in ordine.
Ma tutti i suoi sforzi non erano serviti a salvare la donna che amava, e così tutto il suo amore si era riversato sulla figlia tramutandosi in una forma di attaccamento patologico.
In fondo, si disse specchiandosi su un piattino, lei era quasi la fotocopia di sua madre: stessi capelli castani scuri e occhi castano cangiante.
Ma meglio di ogni altro momento si rendeva conto della somiglianza con sua madre ogni volta che sua padre la guardava, con gli occhi arrossati dal dolore della privazione.
Voleva bene a suo padre e sapeva che lui gliene voleva forse anche di più, ma la sua decisione era irrevocabile: se ne sarebbe andata.
"conosci questo bambino?" la voce maschile, bassa ma leggermente tremula, la distolse dal corso dei suoi pensieri.
Guardò lo sconosciuto:un ragazzo, quasi un uomo, forse di venti anni, vestito molto scuro, in stoffa e pelle nera.
Aveva un'aria incerta, come se si sentisse in colpa per qualcosa.
Si rese poi conto che lo stava letteralmente squadrando senza aver ancora dato nessuna risposta.
Arrossì violentemente e, dando un'occhiata di sfuggita al bambino (mai visto prima) balbettò un diniego verso il tipo.
"Scusa ma non ti sento, devi parlare più forte!" la voce era ancora incerta, ma le sembrava di vedere un sorriso in mezzo alle parole.
"Scusatemi signore! no, mi dispiace ma non lo conosco...perché, di grazia?" involontariamente era passata ai modi freddi e formali che usava con tutti i clienti.
Lui sembrò accorgersene e il sorriso, se mai era esistito, scomparve.
Estrasse dalla tasca un bracciale in argento, la cui fattura era riconoscibilissima:era uno dei suoi.
Con aria un poco mesta afferrò il bracciale.
"Ti ringrazio" decise di passare ad un tono un poco più informale:lui era giovane e lei quasi adulta! nonostante la forza con cui si ripetesse queste cose, sentì un leggero rossore tornare; continuò solo per non farglielo notare, costringendosi ad alzare la testa.
"posso fare qualcosa per sdebitarmi?"
Lui la guardò con aria furba, di chi la sa lunga, poi scoppio in una breve risata.
"questo coso non vale neppure una moneta d'argento e lo sappiamo bene entrambi...non mi sembra di averti fatto un gran favore!" lasciò che lo sguardo corresse sulla tavola, con aria critica "è un tuo lavoro?"
Nuova ondata di rossore: questo sapeva riconoscere un gioiello fatto a mano e uno stampato, e la stava per ridicolizzare di fronte a tutti i suoi acquirenti!
"Beh...si!...cioe...no, li ha fatti mio padre...sai, lui in queste cose è molto bravo... ma questi sono solo lavori di scarto!" si affrettò ad aggiungere l'ultima postilla per giustificare l'evidente imbroglio, rendendosi conto di non apparire molto convincente neppure a se stessa.
Infatti ricevette un'occhiata storta, seguita da un'altra risata.
"Allora tuo padre deve essere veramente un ottimo artigiano" abbassando poi la voce aggiunse "In effetti non si vede neppure la linea dello stampo..."
rivolgendole poi un sorriso imbarazzato.
"Sai, in un primo momento avevo anche pensato di tenermelo, ma poi...visto di cosa si trattava..."
Iniziarono a fare un pò di conversazione sull'arte del lavorare i metalli, passando poi all'arte in genere.
Le disse che aveva una buona conoscenza nel campo della critica d'arte perché aveva lavorato per un po di tempo nel campo del commercio d'arte.
Si chiamava Amer, e le disse che sarebbe passato a trovarla l'indomani.
Perchè lei aveva una buona conversazione, disse...Marene pensava ci fosse dell'altro dietro, ma non accennò nulla...in fondo anche a lei non dispiaceva rivederlo.

[Modificato da amisis 26/07/2004 10.52]

amisis
Monday, July 26, 2004 10:52 AM
Daris
Notte perpetua.
Nessun sapore...anzi, solo sapore di cenere.
Ad ognuno le sue maledizioni.
Il dolore è potere.
Con questa frase inghiottì l'ultimo boccone di cibo, senza neppure sapere se il suo corpo ne avesse effettivamente bisogno.
Era giunto a destinazione...il suo potere era un fiume in piena che attendeva solo l'apertura della diga per sommergere ogni cosa.
Mancava solo un passo.
O per meglio dire una persona.
Questa era la parte peggiore della sua condizione...per avere pieno accesso ai suoi poteri aveva bisogno di qualcuno che accettasse il suo abbraccio, che condividesse la sua condizione.
Mancavo solo il suo primo adepto.
Aprì quindi il suo cuore al mondo e aspettò che qualcuno abbracciasse la sua fede, che cercasse il suo potere.

[Modificato da amisis 26/07/2004 10.54]

amisis
Monday, July 26, 2004 10:53 AM
Amer
Amer si svegliò nella sua stanza a tarda mattina, con il sole che passava dalle imposte e disegnava sagome luminose sul pavimento in mattoni.
Allungò svogliatamente un braccio fuori dalle coperte ed il contrasto fra il letto caldo e il freddo della stanza gli fece venire la pelle d'oca.
Con un brivido riprese possesso del braccio, stringendolo al corpo per scaldarlo, maledicendo i mattoni,la luce ed il freddo mattutino.
La notte aveva lavorato, svaligiando una piccola casa sulla via principale.
Il bottino era stato buono, ma era stata una di quelle notti che avrebbe ricordato in eterno.
Legittima difesa.
Aveva fatto quello che aveva fatto solo per legittima difesa.
Ma è veramente legittimo colpire il padrone della casa che si sta svaligiando?...la sua reazione era stata eccessiva, ma non era sicuro che anche la sua non fosse stata sproporzionata.
Era appena entrato nella casa da una finestra al primo piano che dava sulla strada e aveva subito trovato una porta socchiusa...vi si era intrufolato senza remore, deciso a sbrigarsela il prima possibile.
Era una camera da letto.
Con un po' di apprensione iniziò ad esaminare la stanza, individuando un promettente mobile con sopra uno specchio e ,quasi al centro della stanza, un letto con un corpo adagiato in posizione fetale.
Nella scarsa luce che entrava non era ben sicuro se fosse uomo o donna, ne di quale fosse l'età.
Dalla lunghezza dei capelli e dal colore castano intenso pensava fosse una ragazza, o comunque una donna, ma non era tanto curioso da andare a controllare...anzi, se ne infischiava altamente.
Iniziò a perlustrare il mobiletto, trovando gioielli in buona quantità.
Decisamente una donna, nessun uomo avrebbe mai portato orecchini come quelli:sarebbe stato tacciato come sodomita seduta stante.
Colto da un'improvvisa illuminazione raccolse un paio di boccette di profumo...sarebbero tornate utili il giorno dopo quando avrebbe rivisto quella ragazza che lavorava alla bancarella di argenteria.
O forse era meglio aspettare qualche giorno prima di scoprirsi?
Mentre si gingillava con l'idea dell'espressione del suo viso quando avrebbe visto quelle piccole opere d'arte si gustava la vista di un flacone veramente bello in controluce sulla finestra.
I colori erano tanto vivi che riusciva a distinguerli anche con la fioca luce dei lampioni a petrolio.
Poi arrivò il colpo, selvaggio e inaspettato.
Sentì la camicia che si lacerava, imitata dalla pelle e percepì chiaramente il calore del sangue che si riversava sulla schiena.
Si voltò e vide un uomo che impugnava un pugnale e gli urlava qualcosa in faccia, brandendo la sua arma e facendola muovere davanti al suo naso.
Amer non comprese quello che gli stava dicendo:il suo corpo risuonava della furia che si stava risvegliando, muovendo in lui cose che avrebbe preferito lasciare al proprio posto.
La sensazione fu identica alla prima volta...con l'aggravante che questa volta era veramente in pericolo.
Ricordava vagamente di avergli afferrato di scatto il polso e, con un'altrettanto improvvisa torsione, glielo aveva spezzato.
Nonostante il furore, l'agitazione e la stanchezza che gli sfumavano i ricordi, era convinto che avrebbe ricordato per sempre lo schiocco dell'osso che si spezzava.
Con non sapeva che forza aveva sollevato il tipo e lo aveva scaraventato fuori dalla finestra.
La finestra aveva le imposte chiuse, ma evidentemente la schiena del tipo era abbastanza dura e le attraversò come se nulla fosse.
Il volo non diede problemi...che invece arrivarono al momento della fermata:il tonfo fu così forte che Amer si riprese dal suo stato di trance assassina.
Aveva raccolto la refurtiva in fretta e furia e se ne era andato correndo fino alla locanda in cui alloggiava.
Ora, disteso a pancia in giù per non premere sul taglio (che aveva poi verificato essere solo superficiale), lasciava che il tempo passasse osservando la luce dalla finestra che si spostava sul pavimento.
Attendeva che arrivasse il pomeriggio.

amisis
Monday, July 26, 2004 10:55 AM
Daris
Un'altro fallimento.
Anche questo non andava bene.
Osservando gli occhi impauriti dell'uomo si maledisse per la propria stoltezza.
Stava sprecando le sue carte con degli idioti.
Aveva un'ultima possibilità per guadagnare il potere che agognava e se anche la sua ultima scelta si fosse rivelata sbagliata, sarebbe stata la fine.
Davanti a lui, dopo tutti i suoi sacrifici, si sarebbero chiuse le porte dei sogni e con loro sarebbe sparito il suo potere e, forse, anche la sua vita.
Fissò con odio la larva umana che gli stava di fronte piangendo di paura.
Fuoco.
Nero.
Freddo.
Negli occhi e nell'anima bruciava intenso il fuoco oscuro di quelli che alcuni chiamano inferno, e la sua furia fu tramite fra la sua mente e il mondo.
La sua volontà prese fra le grinfie la realtà e la plasmò nella forma della sua rabbia, con la libidine e la violenza di uno stupro, spalancando le porte che lo dividevano dal potere.
Non c'era più distinzione fra l'oscurità distruttrice della sua anima e ciò che gli stava intorno.
Quando le fiamme nere e viola si furono placate, lasciando al loro posto solo cenere per decine di metri, colui che si faceva chiamare Daris guardò con leggero stupore le proprie mani, cosciente che oramai il tempo era veramente poco.
Non avrebbe fatto un'altro errore.
Ora sarebbe stato lui a scegliere.
amisis
Monday, July 26, 2004 10:56 AM
Marene
Marene si stava specchiando su uno specchietto, aggiustandosi i capelli, quando un movimento strano alle sue spalle la spinse a girarsi di scatto.
"eccoti!"
Poi tacque, desiderando di sprofondare.
Era di fronte ad un uomo che la stava guardando interdetto...molto interdetto.
"Scusi?...desidera?"
"mi scusi, ho sbagliato persona!" la vergogna era tanta che sentiva le guance avvampare.
Si toccò il viso e, sentendolo ardere, si rigiro di scatto, facendo finta di nulla di fronte alla gente nella piazza che la stava guardando.
Per un eterno istante sembrò che tutte le persone intorno a lei la stessero squadrando, poi la vita riprese normalmente.
Rimproverò se stessa per essere stata troppo impulsiva:non voleva che lui corresse troppo, e se lei si fosse mostrata così...
così come?
come si poteva definire il suo comportamento?
Decise che non era un problema del momento, si sarebbe potuta dedicare anche in seguito a decidere cosa ne pensava di quell'Amer.
Per ora voleva solo gustarsi un po' di compagnia.
Magari riuscendo ad evitare brutte figure come ora.
Lucidò lo specchietto dalle impronte che ci aveva lasciato sopra e lo rimise sul banco.
Sentì poi un toccò leggero sulla spalla, e si immobilizzò subito, incapace di realizzare chi fosse:
si era appena girata e non aveva visto Amer...ne altri suoi conoscenti...CHI ERA QUESTO??
"Ciao! quasi mi avevi beccato prima...fortuna quel tipo!"
Era la voce di Amer, sussurrata al suo orecchio.
Girandosi lo vide a pochi centimetri dal viso, che la fissava in modo strano.
Si ritrasse di scatto, meravigliata e arrabbiata per l'evidente macchinazione per la sua figuraccia.
"Quindi eri veramente tu! e non potevi farti vedere ed evitarmi quella figuraccia!?!"
"E perdermi l'effetto sorpresa? mi ero impegnato troppo per farmi rovinare il giochetto da uno stupido specchietto da trucco!...e poi così è più divertente, no?"
La stava guardando con la testa inclinata di lato e un sorriso maligno sulla faccia.
"Certo che sei un caso impossibile! e poi dove diavolo ti eri nascosto? mi hai fatto quasi prendere un colpo spuntandomi così di botto da dietro!"
"Segreto!...non vorrai mica che ti sveli ora tutti i miei trucchi? dovrai almeno aspettare stasera!"
"stasera? che intendi?"
Ma dove voleva andare a parare questo tipo? stava decisamente correndo troppo...doveva aver capito male...
"nulla di tremendo, tranquilla! non fare quella faccia...sembra che ti abbia fatto una proposta indecente! volevo solo offrirti una cena e poi ognuno a casa sua...ti sembra tanto tremendo?"
"E va bene...io chiudo al tramonto...ripassa a quell'ora...a dopo!"
"D'accordo, sloggio....a stasera!"
amisis
Monday, July 26, 2004 10:56 AM
Amer
La cena era stata buona, anzi più che buona.
Nel pomeriggio Amer era andato apposta in giro per la città a cercare un buon ristorante, e quando la ragazza aveva visto dove poteva permettersi di portarla, aveva decisamente cambiato espressione, passando da un sospetto diffidente ad una curiosità malcelata.
Una sola domanda rimaneva in sospeso.
Cosa voleva da lei?
Si alzò dal tavolo con una scusa e uscì un attimo in strada a pensare, ignorando lo sguardo contrariato di lei.
Ma chi cazzo se ne frega! non devo rendere conto a nessuno delle mie azioni! io sono io! io sto sconfiggendo il demone dentro di me! mica sono il primo arrivato! e poi che me frega delle opinioni di questa? è solo un modo per distrarsi un po'...per passare un po' di tempo...e se ci rimane scottata cazzi suoi...nessuno l'ha costretta a venire stasera...anzi, se si prende una bella scottata le fa pure bene, almeno smonta un po' di quelle arie che si dà tanto, manco fosse una prima donna!
Appoggiato all'angolo della taverna si fermò un attimo su quel pensiero.
Era lui che l'aveva invitata fuori a cena.
Era lui che in fin dei conti ci stava provando.
Eppure questo desiderio di far soffrire...lo conosceva.
Era diverso ma lo conosceva.
Comprendendo che il suo io crudele non era affatto spento sentì un brivido di freddo e di rabbia contro se stesso attraversargli la schiena.
Si girò di scatto e diede un pugno contro la parete, per poi stringersi la mano, piangendo dalla rabbia.
Aveva sprecato i suoi ultimi anni di vita.
Non ci era riuscito neppure da lontano...il tipo la notte prima...Marene stasera... tutti erano in pericolo stando vicino a lui!
Ma lui non voleva far male a nessuno!
Non era lui che aveva chiesto quella mente, quel carattere!
E ora, più che mai, si rese conto di non poter più combatterlo...era troppo debole.
"MA PERCHE NESSUNO MI AIUTA? NON C'E' NESSUNO CHE MI POSSA AIUTARE!!!
DAREI QUALUNQUE COSA PER UCCIDERE QUEL ME STESSO!"
Si rivolse urlando al cielo, agitando il pugno verso un qualche Dio che potesse sentirlo, che volesse sentirlo.
"QUALUNQUE COSA!!! SE ESISTI FAI QUALCOSA!!! DIMMI CHE E' POSSIBILE!!!"
detto questo crollò in ginocchio.

amisis
Monday, July 26, 2004 10:57 AM
Daris
Una voce.
Una richiesta.
Il dolore era tanto, lo poteva sentire.
E il dolore è potere.
amisis
Monday, July 26, 2004 10:58 AM
Amer
Se è il potere che cerchi te lo darò. in cambio sarai il mio strumento.
Quando sentì la voce nella sua mente Amer si tirò su in piedi, barcollando fino al vicolo lì a fianco e appoggiandosi al muro.
"chi sei?"
questo riguarda solo me. accetta o rifiuta. Ora.
Potere...salvezza...vivere libero dall'incubo del proprio tormento interiore...ma essere libero per diventare uno strumento di un altro..schiavitù per schiavitù...quale era meglio?
"Che potere mi darai?"
La libertà dall'orrore che hai dentro.
La magia, l'immortalità...tutto ciò che mi chiederai io posso darti.
amisis
Monday, July 26, 2004 10:58 AM
Marene
In quel momento Marene arrivò nel vicolo.
Lo aveva seguito per chiarirsi con lui e perché lo aveva sentito parlare nel vicolo.
E ora lo vedeva appoggiato nel muro, in lacrime come un bambino a parlare al vuoto.
Ma che tipo è quello? non sarà mica un pazzo?!
"che succede Amer?"
Lui le rivolse uno sguardo perso, folle
"Riesci a capire Marene? mi darà la libertà! LA LIBERTA'!!!"
Fece un paio di passi indietro impaurita.
"di che parli? non ti capisco! spiegati...mi fai paura!"
Cercò di fare un altro passo indietro, ma sbatté contro qualcosa dietro di lei.
"Ciao bella bambina...cosa facevate qua nel vicolo? hei ragazzo, non ti spiace mica se mi diverto un po' anch'io con lei, vero?"
Un omone con uno sguardo da maniaco le stava dietro con un coltellaccio in mano.
Urlò disperata.
Oramai non aveva più vie di fuga ed era bloccata fra due pazzi.
amisis
Monday, July 26, 2004 10:59 AM
Amer
Alla vista del tipo che era apparso nel vicolo Amer si raggelò.
Marene era in pericolo, e lui anche!!
hai la tua ultima possibilità ragazzo.
ora l'offerta è più allettante:il potere contro la morte di entrambi.
Accetta...ora o mai più.
"ACCETTO!!! MALEDIZIONE A TE, ACCETTO!!!"
Detto questo si rese per la prima volta in vita sua di cos'era veramente il potere.
Le sue esperienze passate, quando aveva rotto ogni freno e si era sentito onnipotente, ora apparivano come i sogni di un bambino.
Poteva percepire la gioia pura di quel misterioso dio, come anche il suo potere che gli scorreva al posto del sangue nelle vene.
Era convinto che se si fosse ferito avrebbe schizzato luce dal taglio.
Sentì la sua anima mondata dal fuoco del dio, ora pura di intenti e scopi.
Saltò in avanti, contro il tipo.
amisis
Monday, July 26, 2004 11:01 AM
Marene
La metamorfosi del suo amico era stata sconcertante.
Un attimo era piegato e piangente, l'attimo dopo aver urlato si era raddrizzato come se lo avessero infilzato, guardando il suo aggressore con occhi torvi...e completamente neri.
Si rese conto che i suoi non erano più occhi di un essere umano ma di un demone, e dalla sua figura le ombre intorno sembravano uscire rafforzate.
Con un ringhio si lanciò contro il tipo, ad una velocità tale che non riuscì a seguirlo con lo sguardo...vide solo il suo 'avversario' sbattuto come una bambola di stracci contro un muro, con tanta forza da far tintinnare i vetri.
Marenne era immobile dalla paura.
Amer era in piedi, tanto dritto da sembrare più alto di quanto era effettivamente, e si avvicinò con passi misurati all'uomo, ora in ginocchio nell'angolo.
Questo scattò in avanti, infilzando la lama in pieno addome al ragazzo, con tanta forza da far spuntare la punta dalla schiena.
La scena fù agghiacciante.
Marenne non aveva mai visto un accoltellamento, e il pensiero della fragilità degli esseri umani la colpì in pieno.
Ma Amer dimostrò ancora una volta che la sua natura non era più umana...o forse non era mai stata umana...il dubbio rimase.
Dalla ferita usciva il sangue, ma questo si infiammava di fuoco violetto al contatto con l'aria, provocando un rigagnolo di fuoco sulla camicia chiara.
Senza mostrare di aver sentito il colpo, afferrò l'uomo per la gola e lo tirò su da terra.
Con uno scatto secco gli spezzò il collo.
Iniziò a ridere, e Marene scappò via in preda al panico, con le gambe non più immobilizzate ma sveltite dal terrore che provava per il ragazzo con cui era uscito quella sera.
amisis
Monday, July 26, 2004 11:02 AM
Daris
Era giunto il suo momento.
Lui andava bene!
Ora tutto era pronto, ogni prezzo era stato pagato...il potere era suo di diritto!
Con la forza della mente afferrò la porta immaginaria che lo separava dalla futura sorgente di potere, e la aprì con decisione.
Da quel momento in poi era iniziato il suo regno come Dio in terra.
Iniziò a sussurrare ordini al ragazzo che era diventato il suo Primo Discepolo, iniziando così il progetto per conquistare il suo posto nel pantheon degli dei che prima di lui avevano varcato quella soglia.
Solo che lui non era un tipo disponibile a dividere, in particolar modo il potere.
Bastava avere un po' di potenza e non avrebbero più potuto fermarlo.
E lui sarebbe diventato l'Unico Dio, con il mondo ai suoi piedi e il potere nelle sue mani.
amisis
Monday, July 26, 2004 11:05 AM
FINE
ecco qua il mio bambino, spero di avervi fatto passare 10 minuti piacevoli.
Anche se sono scosciente che e' il lavoro di un principiante mi piacerebbe sapere se vi e' piaciuto o se mi conviene lasciar perdere l'idea di scrivere il resto...

Per dire la vostra su questo racconto, andate in questa discussione, grazie: http://www.freeforumzone.it/viewmessaggi.aspx?f=3552&idd=971 é questo lo spazio adatto per le discussioni

ciriciao! :D
---------------------------------------------------------------
l'esser folli e' il primo passo per esser considerati saggi, l'essere saggi e' il primo passo per essere considerati folli

[Modificato da Gornova 26/07/2004 20.31]

Questa è la versione 'lo-fi' dell Comunità Per visualizzare la versione completa click here
Tutti gli orari sono GMT+01:00. Adesso sono le 6:20 PM.
Copyright © 2000-2012 FreeForumZone snc - www.freeforumzone.com