K4oS
Sunday, October 12, 2003 10:08 PM
Questo l'ho scritto parecchio tempo fa. E' un breve racconto, in parte di introspezione psicologica (eh?)
Canzone di morte
Sento il sangue chiamarmi, come se
cantasse una melodia di morte.
Sono sporco. Di sangue. Gli abiti, il corpo, i capelli, grondano di rosso
liquido vitale. Con una mano sulla lancia e un'altra sulla coscienza mi
chiedo se e' giusto uccidere in questo modo, ferocemente. Ogni giorno in
piu' passato su questa terra e' una lotta contro la morte che mi
accompagna ad ogni passo. E' un destino che non ho scelto io. E' piuttosto
un castigo, una punizione. Ognuno di noi cela nella sua anima oscuri
segreti. Segreti profondi, proibiti, circondati da un velo di silenzio che
e' meglio non penetrare. Sono questi eventi, cosi' ostinatamente taciuti,
che in modo irreversibile tracciano le complicate maglie del nostro
avvenire. Per questi io adesso mi trovo ad impugnare il manico ferreo
della mia lancia, affondata nel corpo di una creatura inconcepibile per
gli umani. No davvero. Non l'ho scelto io di uccidere i draghi. E non lo
dico per alleviare un rimorso insostenibile. Ne' per dimenticare che saro'
io stesso l'artefice della mia morte. Del resto ho poco da perdere
lasciando questa vita. Chi riesce a guardarmi dritto negli occhi per
qualche secondo, trovando il coraggio per sostenere il mio sguardo, allora
in realta' si accorgera' che io sono gia' morto. Non vivo per vivere, ma
per morire...
Non ho bisogno di compassione. Sono sempre stato solo nei momenti
difficili e lo saro' anche in questo, o nel prossimo. Non fa
differenza. Non affannatevi a capire le mie motivazioni. Io non ho bisogno
di motivi per combattere, non ho bisogno di giustificazioni per uccidere,
non ho bisogno di ideali per morire. Quello su cui ho sempre contato e' la
potenza della mia spada e la solidita' della mia corazza. Continuero' a
farlo anche ora. L'unica cosa che importa e' seguire questa strada e
vedere dove mi condurra'.
Sono questi momenti che mi rendono piu' simile a una bestia. Col corpo
affondato fino alla vita nel fango, sottovento, fiutando l'odore di una
preda vicina. Una scossa elettrica mi scuote tutto il corpo. Sono gli
unici momenti in cui riesco a sentirmi vivo. Ogni minimo movimento e'
calcolato, i nervi sono tesi e nelle vene sento scorrere il sangue piu'
velocemente. Scorgo da lontano la sagoma della bestia. Grande, imponente,
con i suoi ruggiti scuote la terra. Anche da lontano sembra enorme. Un
corpo coperto da scaglie cosi' spesse e resistenti che sembra quasi
impenetrabile, artigli forti e lunghi piu' di un pugnale, una dentatura
formidabile e letale. Sembra una creatura immortale, concepita per
combattere con gli dei anziche' con gli uomini. Un uomo non puo' niente
contro un drago. Per questo i draghi sono tali. Ma chi ammazza i draghi
non e' piu' un uomo. E' solo una creatura della morte. La spada, pesante
fardello impostomi da un fato nient'affatto gentile, ora mi sembra leggera
come una piuma e a lei mi affido in questi disperati attimi. La pesante
lancia sembra assetata di sangue. La soppeso valutando la distanza prima
di scagliarla. Il colpo e' secco, preciso e potente. Non basta certo. Ora
e' necessario non pensare piu' a niente. Bisogna gettarsi nella mischia
senza remore ne' esitazioni. Anche questa volta per sopravvivere dovro'
affidarmi all'istinto. Vedo tutto rosso.
Il drago. Una personificazione delle nostre paure. Grosso e imponente
capace di devastare da solo un villaggio, di uccidere in un sol colpo
dieci cavalieri. Eppure ora non sembra cosi' pericoloso. Immerso in un
lago di sangue e icore respira ancora affannosamente. Negli occhi l'ultima
scintilla di vita si appresta lentamente a spegnersi. Una lotta persa in
partenza quella contro i draghi. Essi saranno sempre, frutto delle nostre
paure. E noi alla fine moriremo. Per quanto a lungo possiamo sopravvivere,
per quanto possiamo essere scaltri o veloci o forti siamo destinati a
spegnerci inesorabilmente. E allora mi chiedo chi ammazzera' i draghi?
Siamo vittime della nostra stessa follia. Ma adesso non voglio
pensare. Fate girare la brocca, voglio ubriacarmi di vino.
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"Queste pistole non potevano mai incepparsi. ne' sarebbero state mai scariche. Nessun loro colpo avrebbe mancato il bersaglio. Nessuna loro ferita sarebbe stata meno che mortale.