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Full Version: Racconto a più mani
Caleidos
Tuesday, November 14, 2006 5:16 PM
Cari Amici,
Ho ritrovato questo racconto iniziato e rimasto sospeso composto in via sperimentale da alcuni vecchi amici di NPS.

PARTE 1
di Livia (Night.of.plenilun)

Dalla stanza a fianco giungeva la voce delle mia segretaria, la sentivo colloquiare con un cliente, stava fissando un appuntamento.
Da pochi mesi mi affiancava nel lavoro era una ragazza svelta, loquace, dai modi gentili, sembrava studiata per me:
elegante, silenziosa, intelligente e decisamente diplomatica.
Non occorreva mai la riprendessi, ascoltava, mi guardava ed eseguiva ed, a volte, consigliava.
La luce filtrante dalla vetrata alle mie spalle inondava la scrivania di brillante radica, mettendone in risalto le innumerevoli sfumature, ad aleggiar in quel fascio, minuscoli granelli di polvere. Sedevo silenzioso fra i pensieri, accompagnato dal ticchettio del pesante orologio di ottone che, solevo usare come fermacarte.
Il trillo del telefono mi riportò bruscamente alla realtà, mi voltai sollevando il ricevitore alla mia destra:
"Sì?" feci brusco, la voce di Linda, la mia segretaria, mi tranquillizzò
"Perdoni se la disturbo" incalzò gentilmente "Le serve qualcosa?" Silenzio, rapidamente cercai di ricordare gli appuntamenti fissati per quella mattinata ed in seguito le risposi:
"No, Linda, mi porti solo un caffè" detto questo riposi il ricevitore voltando le spalle alla scrivania intento ad osservare il cielo dalle innaturali sfumature azzurre, terso: quella strana calma, mi rendeva inquieto.
Linda entrò senza bussare, girai sulla mia poltrona di pelle nera e le sorrisi.

PARTE 2
di Francesco (fd Chicco)

In sottofondo solo il rumore del fax, e del traffico intenso che arrivava dall'esterno.
Avrei voluto trattenerla, in quel momento un desiderio ardente mi aveva rapito.
Il desiderio folle di baciarla, di stringerla a me.
Quel mattino non riuscivo a togliermi dalla testa Linda e il suo profumo, ed immaginavo strane favole, con lei protagonista, disegnando cuoricini sul calendario settimanale, aperto sulla scrivania.
Che mi stava succedendo?
Il mio adorato stato da single cominciava a starmi stretto?
Mi venne in mente di seguirla, presi il cappotto, lo infilai distrattamente ed uscii, quasi subito dopo di lei.
La sentivo parlare al telefono, era un discorso concitato, lei aveva preso le scale, come sempre del resto;
doveva mantenere la linea.
Io invece presi l'ascensore

PARTE 3
di Erica (Erikaluna)

I loro pensieri correvano più rapidi della coscienza stessa. Marco nell'ascensore li sentiva battere dentro con un ritmo quasi ossessivo. Avrebbe voluto osare. Avrebbe voluto buttarsi, seguire l'istinto animalesco e seguire Linda, afferrarla per la mano e guardarla negli occhi, senza barriere. L'ascensore arrivò al piano terra. Lentamente si diresse all'uscita, lentamente per godersi ancora il suono dei tacchi di lei rapidi scendere le scale. Si fermò davanti alla vetrina della pasticceria difronte allo studio, perchè l'immagine di lei, attraversando la strada, potesse durare almeno nei riflessi, ancora qualche attimo in più. Vide il suo volto, invecchiato e leggermente stanco, senza luce. Fu solo un attimo. Poco dopo la figura di lei gli arrivò nelle trasparenze di vetro, confusa con scintillanti confezioni di cioccolatini, superbe creme, morbide effusioni di cioccolato. Una mistura di immagini e sensazioni. Si voltà per guardarla senza filtri. La vide dirigersi veloce verso la piazza. Si fece coraggio, e come se al mondo non esistessero nè altri pensieri nè altre persone, ma solo il suo istinto e la sua voglia di cercarla, la seguì a breve distanza.
Nella piazza molte luci accese e il traffico dell'ora serale. Vide Linda dirigersi dentro un'auto grande, scura e a lui ben nota: quella di suo padre. D'improvviso a Marco nessun pensiero giunse a sorreggerlo: solo il crollo di un momento a forma di atroce e inspiegabile dubbio. Iniziò a piovere e quella sera era anche senza ombrello. L'umidità del tempo si mischiò a quella dei suoi occhi prima, a quella dell'inspiegabilità poi: tutto era offuscato, tutto contorto, tutto imperfetto, come sempre era stata la sua vita.

PARTE 4
di Francesco (fd Chicco)

Pensieri, solo pensieri, e per giunta cattivi.
Pensavo a Linda su quella macchina, pensavo a mia madre a casa, e alle sue sedute dallo psicanalista.
Pensavo anche a mio padre.
Vedevo l'auto scura allontanarsi in tutta fretta, bruciando semafori gialli, lungo il viale colmo di gente, in un brulicare impazzito di persone indaffarate.
La pioggia su di me, e mi vedevo attraverso la vetrina, impietrito in mezzo ad ombrelli comparsi all'improvviso, come per magia, e che faticavano per non colpirmi.
La pioggia su di me, adoro camminare sotto la pioggia, specialmente quando devo pensare, e quel giorno ne avevo tanti di pensieri, e tutti improvvisi, e tutti inattesi.
E quindi mi sentivo impreparato, come quando mi cadde il caffè sul tappeto.
Erano anni che non provavo un simile risentimento, ma a pensarci bene, non mi pareva di aver mai provato una simile emozione dentro.
Credo si trattasse di gelosia, strano sentimento che non riuscivo a concepire, forse perchè non avevo mai avuto modo di provarlo, forse perchè il mio cuore non ne aveva mai voluto sentire parlare.
Gelosia;
ho sempre definito, chi provasse simili sentimenti, come persone fragili e insoddisfatte.
Eccomi tra voi allora.
Odiavo gli ombrelli, per due semplici motivi: primo perchè li dimenticavo da tutte le parti, secondo perchè mi davano ansia, mi toglievano libertà.
Amo avere le mani libere e tenerle in tasca mentre cammino.
Ricordo che la mia ex moglie, mi rimproverava spesso il fatto che la tenevo poco per mano, se non nelle grandi occasioni, che poi non ho mai capito quali fossero queste "grandi occasioni".
Però pensavo a Linda in quel momento, e pensavo che mi sarebbe piaciuto camminare con lei stringendole appassionatamente la mano, con le dita che s'incrociano, una mano con l'altra.
E mi venivano in mente momenti ormai passati, l'età della scuola superiore...
ecco, per dirla breve, mi sentivo un po' come allora, come un adolescente scemo, in preda a pensieri contorti sul come abbordare una ragazza.
E m'immaginavo lunghe passeggiate al chiaro di luna, sul lungomare pieno di gente.


PARTE 5
di Livia (Night.of.plenilun)

Salii in macchina, la Limousine nera era calda e spaziosa, una sorta di piccolo salotto: "Mi scusi per il ritardo" dissi rivolta al mio diretto superiore "Si figuri" fece lui accondiscendente
Mi tolsi il cappotto e gli domandai decisa: "Perchè ha voluto quest'incontro" lui sorrise, aveva la stessa bellezza del figlio, una bellezza sfiorita che traspariva anche nascosta dalle rughe, il tempo non era stato generoso....
"Sì, innanzitutto mi volevo scusare, le ho chiesto quest'incontro perchè ho una proposta per lei e, voglio tenere lontano mio figlio dalla questione" si fermò guardando dai vetri scuri la pioggia cadere "Sa, lo conosco bene e so che lei non le è del tutto indifferente, non spetta a me dirle queste cose ma, quando lavoro e sentimenti si mescolano o, si è capaci di gestirli e trarne vantaggio come accoppiata vincente, oppure i sentimenti finiscono per ingerire negli affari e portare alla rovina" sospirò "Sì" mi disse scrutandomi "ha ragione lei, sono stato lievemente drastico" non riuscii a trattenere la risata, possibile che avessi mostrato tutta la mia disapprovazione solo con uno sguardo?
"Linda, i suoi occhi parlano" mi sorrise poi incalzò " Lei diverrà avvocato, ha lavorato sodo per noi, ha ripristinato lo studio che gravava nella più totale assenza d'organizzazione, ha suggerito soluzioni brillanti: è il suo lavoro e lo esercita con passione" io annuì, sì, quella era la mia passione, mi piaceva giocare fra cavilli d'ogni sorta e lo avevo dimostrato, senza paura che le mie idee potessero esser schiacciate, spavalda, come sempre in un impeto adolescenziale.
"Linda, lei è prossima all'avvocatura ed anche al matrimonio, non cerchi di negarlo, sappiamo entrambi che il suo fidanzato cercherà di portarla dalla parte della concorrenza, attenderà il matrimonio per poi usarlo come mezzo, lei lo sa, lo conosce meglio di quanto non creda, e il suo sguardo dubbioso lo dimostra"
Sapevo che mio marito avrebbe tentato di convincermi a lasciare il mio studio legale per passare alla concorrenza, sì, lo sapevo, ne ero certa ma non mi avrebbe mai convinta, riconoscevo ci fosse rivalità e lui, nel suo studio, contava molto ed io non volevo divenire il suo "galoppino" a vita, non volevo esporre le mie idee, idee di cui si sarebbe appropriato facendole passare per sue, no.
"Potrà strumentalizzare la nostra unione ma non l'avrà vinta"
Ma che sto dicendo? Pensai fra me e me, discuto di mio marito, del mio futuro marito, come di qualcuno a cui si intende muovere guerra.
"Linda la voglio come socio" la voce del mio superiore mi fece trasalire "Sig.... mi scusi ma, io...." "No, niente ma Linda. La voglio come socio, lei è brillante e meritevole, sa il fatto suo ecco perchè allo studio legale di suo marito premono per averla. Le ho riconosciuto fin da subito della stoffa. Lei è libera di scegliere"
Non pensai, non mi soffermai ai problemi derivanti dalla mia scelta, non m'importava, quello era lo studio più prestigioso ed io, ambiziosa, non mi sarei lasciata sfuggire quell'occasione che mi veniva offerta su di un piatto di platino: a quale avvocato in erba era concesso di divenir socio in uno studio se non dopo anni di gavetta?
Il mio superiore mi fissò "Nei suoi occhi Linda, arde ambizione"
sorrisi "Accetto" mi sorrise a sua volta stringendomi la mano "Il consiglio si riunirà domani, comunicherò la notizia entro sera lei si tenga pronta alla firma del contratto e non si preoccupi per i documenti, sapevo avrebbe accettato, sono già pronti" gli strinsi la mano, il mio cuore batteva come un tamburo, gli ero grata e glielo avrei dimostrato collaborando con tutta la passione che quel lavoro era in grado di suscitare in me....
Ci salutammo senza troppi convenevoli ma, mentre mi accingevo ad aprir la portiera mi fermò afferrandomi un braccio:
"Sbaglio, non sono affari miei ma Linda rifletta su quello che sta facendo, com'è possibile partir per la guerra quando si sa che si verrà sconfitti?" amarezza sul suo volto, stessa amarezza che si rifletteva sul mio, sapevo si riferisse al mio matrimonio e non aveva torto.
Mi dileguai tra la folla camminando sotto la pioggia, l'adoravo, adoravo il suo profumo, la sensazione di quel crepitio di umidi baci sul mio volto....
Nel cuore due occhi verdi.... il mare....

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