Cronache dei Tremere, 2013. Con la parola "Guerra al Terrorismo" hanno invaso l'Afghanistan, l'Iraq, la Siria, l'Iran.
E' in stato quel preciso istante che il mondo ha smesso di esistere.
Perché se provi ad urlare "Guerra al Terrorismo" alla Cina, questa riderà talmente forte da far esplodere il mondo.
New Orleans fu la prima a scoprirlo.
Ed un innominato Malkav fu il primo a goderne.
Loro dicono che sono un Malkav.
Loro sono bugiardi: io sono un Toreador.
Loro sono dei Malkav.
Ma ora non importa: il tempo è sempre meno. Golconda mi aspetta.
Sono nel pieno di un maledetto fiume di carne, quando le droghe iniziano a far effetto. Mi faccio strada a gomitate per l’esasperata masquerade, e volti celati, ali angeliche, corna, lunghi costumi mi sfrecciano attorno, senza apparente senso, frenetici.
Soffocato dalla calca umida, nel pieno della notte del Carnevale, incedo a caso nel flusso impetuoso della sfilata, travolto da mille maschere.
Una fata mi osserva di sfuggita, prima di venire inghiottita nuovamente nei gorghi della folla. Accecato dal bagliore dell’oro dei suoi occhi, per qualche attimo vado a casaccio, con i bordi della visuale percorsi da frustate rosse di dolore.
Non vedo, non sento, mi inginocchio, vomito, cado, vengo strappato al suolo da mani guantate, artigli di plastica, e subito rigettato nella mischia. In bocca ho un gusto metallico, il cervello non connette, scintille e luci e angeli danzano innanzi ai miei occhi. Barcollando, totalmente e pateticamente indifeso, faccio pressione per uscire dalla masquerade, e improvvisamente le ginocchia mi cedono e il mio labbro si spacca al contatto con il marciapiede.
Perduto, sono perduto.
Mi agito e sudo sangue, alzandomi dall’asfalto liquido che si appiccica alle mie mani come mercurio. Sputo sangue, sputo frammenti di dente, un brivido di dolore mi percorre la spina dorsale per schiantarsi dritto in cielo. Mi reggo in piedi poggiandomi al muro, ma questo si flette come fosse elastico, e cado nuovamente.
Appare davanti ai miei occhi un volto grondante di sangue e sperma. Urla. L’ondata sonica investe i pori della mia pelle, penetrandovi con forza.
Mi tira un pugno, che sento a malapena. Lo vedo arrivare in tre frame distinti, come una cometa di massa carnosa, e lo schianto è un flash di luce bianca.
Tutto è poco chiaro. Le mie mani, totalmente indipendenti, disegnano un percorso casuale. Lo spingo all’interno del fiume di volti della sfilata, che lo ingloba e lo fa scomparire. Fuggo a perdifiato nei vicoli bui, lontano dall’inquinamento acustico, con le mani sulle orecchie.
Sono bagnato, di un fluido caldo e odoroso, sudore misto a vomito e sangue. Forse mi sono pisciato addosso. Mi butto e volo alto contro la porta di una villetta. Sfondandola, rotolo all’interno di una camera quadrangolare.
Mi rendo conto che osservando un qualunque oggetto, lo trasformo e lo distorco, e nel processo, anch’io mi trasformo e distorco. Non capisco, sento voci, mi urlano dritte tra le sinapsi. Prima che gli artigli di un panciuto bianconiglio mi afferrino, con il ritmo a mille in testa, rotolo tra le sue gambe, mi scaglio contro una superficie, un tavolo, metto a fuoco una forma familiare, la afferro, e mi getto nuovamente nella strada.
Ho un gatto nella mano, e mentre corro la mordo con i denti affilati. Di nuovo nelle strade, tento di berlo, ma me ne verso la metà sugli abiti.
Arrancando, in un vicolo buio e sporco, osservo il cielo di notte, e decine di ombre scure vi volteggiano in una strana danza isterica. Uccelli di carne, uccelli di piombo.
Illuminano la città a giorno, rilasciando una fitta pioggia di fuoco. Il cielo brucia, e crolla verso me.
Vomito birra e mi schianto dentro un cassonetto, aprendolo con mani grondanti di sudore. Odori nauseabondi mi penetrano nelle ossa, facendo marcire le mie cellule. Spine d’osso, schegge di vetro si conficcano nella mia schiena. Ogni cosa trema per qualche minuto, e un’onda d’urto capovolge il mio riparo, che mi vomita nuovamente sull’asfalto.
L’odore del napalm mi brucia le narici, mentre riprendo a correre. Gli uccelli di piombo continuano la loro folle danza, e uno di loro si getta in picchiata sugli edifici della città. Corro, corro, corro. Sono sovraccarico un casino, attorno a me rilascio volt sull’asfalto sotto forma di archi elettrici multicolori. Mi infilo come un’anguilla sintetica tra gli edifici che crollano e i fumi dei materiali plastici bruciati.
La velocità mi pare tale da farmi sanguinare il naso e scorticare gli strati superficiali della mia pelle.
Innanzi a me vedo un grattacielo, un monolito di specchi che arriva dritto in paradiso. E’ stracolmo di civili terrorizzati. Una volta dentro, controcorrente, sfido un’orda di persone nel panico, che si calpestano a vicenda per riuscire a fuggire. Sotto i piedi sento carne, sento metallo.
Giungo in cima nel giro di un nanosecondo. Tirando un ampio respiro, vedo la città in fiamme sotto di me, edifici ridotti a masse fuse di macerie e metallo, cumuli di cadaveri bruciati, ottusi branchi di civili che corrono.
Un gigantesco uccello di piombo rilascia il suo carico nella mia direzione. Il cielo diviene bianco, vedo Dio avvicinarsi a me, e apro le braccia per accoglierlo.
Sono io. Sono qui. Sono leggenda.
La temperatura sale vertiginosamente, l’onda d’urto sgretola i grattacieli come castelli di sabbia, le masse carnevalesche vengono liquefatte in un ondata di fulgore paradisiaco.
Urlo dall’eccitazione, mentre la testata all’idrogeno si avvicina a me, come una cometa al cromo.
Quando è a qualche millimetro dal mio volto, mi pare di poterla baciare. E’ un frame che dura per l’eternità, un’ondata di sensazioni che il mio corpo a malapena riesce a sostenere.
E’ questa la massima estasi e la massima perfezione, l’Arte fine a se stessa. Golconda.
Ogni mia molecola splende di luce propria e si amalgama all’infinito, perdendosi dolcemente nel mare della materia e dell’energia.
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"L'informazione è un arma. Dammi la giusta informazione al giusto momento e farò saltare le rotule al mondo."
[Modificato da Squarepusher 07/09/2004 11.02]