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Squarepusher
Tuesday, July 27, 2004 4:28 AM
Prologo

Era un uomo di rispetto.
Era un vero bandito.
Era mio fratello.
Lo ricordo a discutere con i pezzi da novanta mentre io giocavo. Lo ricordo bene, non passava giorno senza affari in mano.
E nessuno gli mancava di rispetto, perché la sua reputazione aumentava quanto il muro di silenzio che alzava davanti alle domande della guardie.
Prendeva a calci in culo papà, quando quel bastardo voleva picchiarmi con la cinghia. Tutti parlavano di lui con riverenza, con paura, e io andavo per le strade a testa alta: era mio fratello.
Giravo per le stesse strade che avevano orecchie tese e occhi ovunque, perché l’invidia dei paesani da sempre ha seppellito i migliori. Mio fratello era un bandito, il re del rione, e fin dall’età della ragione desideravo essere come lui.
Ma ormai sono passati anni. Il suo cadavere decomposto marcisce nella stessa fogna dove gli sbirri lo gettarono dopo averlo fatto fuori. Avevano deciso che troppo potere in due sole mani avrebbe potuto fare del male e basta.
Caro fratello, magari ci vedremo nel paradiso dei banditi.

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"Io non uso la droga. Io SONO la droga" -Salvador Dalì
Squarepusher
Tuesday, July 27, 2004 4:29 AM
1.
Non intendevo vivere e morire a Waterdeep, con tutte le troie, gli sbirri, e i figli di puttana nervosi che vanno in giro con un cazzo di spadone.
Così, con qualche socio, mi sono trovato a pianificare la svolta. Abbiamo fatto un raid in un’erboristeria e ci siamo imbottiti di oppio. Una roccia di oppio enorme.
Le cozze hanno beccato i miei soci e li hanno riempiti di buchi con le balestre, ed ora mi trovo solo con la mia roccia, in una carovana commerciale diretta a Zhentil Keep.
Sento l’odore di mercanti, spezie, armature arrugginite e pomate aromatiche. Attorno a me, stregoni mercenari bardi chierici proteggono il carico.
Continuano a parlare delle loro stronzate e dei loro draghi e magie e storiacce eroiche. Sono così allegri, i raggi del sole scolpiscono al mattino le loro mascelle quadrate e i loro occhi penetranti. All’evenienza, hanno muscoli tesi e grimori pieni di roba cazzuta. Siamo messi meglio di un fottuto esercito.
Ma il viaggio è lungo, troppo lungo perché non succeda niente di grave.

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"Io non uso la droga. Io SONO la droga" -Salvador Dalì
Squarepusher
Tuesday, July 27, 2004 4:30 AM
2.
“L’aer si tinge di neroooo!” canta Uovoboch “Lo scuro serpeggia sul sentierooo!”.
I suoi capelli biondi splendono alla luce del focolare, le note del mandolino scassano il cazzo a chiunque pretenda di dormire dopo diciotto ore di marcia forzata.
Sono tutto uno strappo, mi bruciano le articolazioni, pieno di polvere e nervoso come figlio di puttana.
E il bardo decanta le gesta degli eroi, tutti lo ascoltano rapiti, attorno al falò. In un angolino oscuro, distante, sono sdraiato a cercare di spegnermi in pace.
Ma lui no, lui deve decantare. Vaffanculo.
“Tappa quella cazzo di fogna!!” gli urlo.
In un secondo, mille occhi mi squadrano. L’intera carovana mi fissa con disprezzo. Spezzando il silenzio, il bardo mi osserva a bocca aperta, il suo volto vibra un po’, non sa che fare, è sull’orlo di piangere.
“Ma sono le eleganti rime della mia città natale…” mormora sommesso “…dove grandi maghi hanno intessuto i fili del destino, dove i re hanno dominato con scettro d’oro e cuore di platino… la grande Silverymoon”
Sento quasi il rumore dei sorrisini che scintillano attorno a lui. Uno stridio del cazzo di denti bianchissimi e gengive rosa come il culo di un bimbo.
“Beh, io vengo da Waterdeep.” strillo “Pigliati le armi se ci vai. Chiama le guardie, tanto non arriveranno. Fatti succhiare il cazzo da una troia di quartiere e scopatela come se fosse la sifilide incarnata. E se qualche matto coglione ti si avvicina e vuole farti vedere quanto cazzo è matto, piantagli una freccia in testa e scarica il suo cadavere nella discarica cittadina. E’ così il posto da dove vengo.”
Il silenzio è pesante come la mia roccia di oppio. Un silenzio mortificante, in cui gli eroi rimuginano su i principi che hanno salvato dai draghi malvagi e in cui posso trovare l’agognato sonno.

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"Io non uso la droga. Io SONO la droga" -Salvador Dalì
Squarepusher
Tuesday, July 27, 2004 4:30 AM
3.
L’indomani mattina, la marcia riprende.
Terre bruciate si estendono a perdita d’occhio, non un singolo punto di riferimento. L’odore di merda di cavallo ostacola la mia colazione, mi fa vomitare un paio di volte. Con un sapore amaro in bocca, mi riprometto di smettere di bere e fumare, pur essendo sicuro che domani sarà peggio.
Senza la colazione dei campioni, a base di vino e oppio, il mattino si leva cupo ai miei occhi, la volta del cielo plumbea sembra crollarmi addosso.
Non mi lavo da settimane, e la mia puzza tiene alla larga eventuali interlocutori. Per fortuna.
La carovana procede veloce, io stò in coda a trascinare la mia roccia. Nessuno oserebbe avvicinarsi ad aiutarmi. Mi osservano di sfuggita ogni tanto, mormorano qualche battuta e sghignazzano di me.
Le mie scarpe sono tutte un buco, le pietre al suolo mi si incastrano praticamente tra le ossa. Sudo una sostanza che a contatto con la sporcizia diventa una fanghiglia schifosa, che scivola sugli abiti, dandogli tonalità aliene di marciume.
E, naturalmente, la mia piccola balestra infilata nelle mutande. Ho imparato a non uscire mai di casa senza una balestra.
Mi è venuto il sospetto che ogni persona di questa carovana voglia scopare con me, anche se non so su quali basi potrei affermarlo con sicurezza. Ho solo questo oscuro presentimento.
Date queste premesse, quasi mi si ferma il cuore quando un canuto vegliardo mi si avvicina, sventolando la sua tonaca azzurra.
Vuole scopare? Mmh.. sembra che voglia parlare e basta, ma sono tutti uguali i vecchi pervertiti. Ti dicono: “Ah, come sei bello” “Ah, come sei intelligente” “Guarda che so fare un casino di magie” “Dai ti faccio una magia solo figa” e poi ci provano.
Lo squadro con sospetto, e lui si mette al mio fianco. Tra le mani porta un tomo gigantesco, la barba gli arriva fino alla cintura e ondeggia per le folate di vento, e queste gli alzano la tonaca, lasciando intravedere due gambe simili a stecche.
“Ciao, straniero. Il mio nome è Sbarabalf di Luskan… e al contrario degli altri eroi sono solo un vecchio in viaggio d’istruzione, faccio parte dei Maghi Rossi di Sveuerboch.”
Lo fisso in silenzio per qualche secondo.
“La gente mi chiama fallito, e, al contrario degli altri eroi, quando un figlio di puttana tenta di fottere con me, rispondo con una lettera d’amore. E lo sai cos’è una mia lettera d’amore? Una freccia dalla mia fottuta balestra. E lo stronzo è fottuto per sempre. Non so se hai afferrato il messaggio subliminale.”
Accarezzo il grilletto della balestra.
“Sei sospettoso, straniero” accenna un sorriso.
“Che cazzo è quel librone che ti porti in giro?”
“Mah, studi esoterici, formule arcane di culture morte da millenni… è il mio grimorio.”
“Quindi vuol dire che vai in giro a tirare palle di fuoco agli stronzi senza rispetto?”
“Non proprio… beh, dove sei diretto, straniero?” il suo sguardo si posa sulla roccia, imballata ad opera d’arte, che mi trascino dietro.
“Devo svoltare qualche affare a Zhentil Keep. Vendi, compri, c’hai un Leone d’Oro, lo investi in business, e quel Leone prima o poi diventa un casino di Leoni. E così ti tiri fuori dalla strada e vivi in una villa piena di troie e vino. Sai com’è…”
“Ah, Zhentil Keep… straniero, quella è una città maledetta !!! Non ci troverai altro se non malavitosi avidi e affari loschi.”
La sua fronte incartapecorita si muta in un reticolo convulso di rughe. Alzo le mani in un gesto di rispetto, lo fisso profondamente negli occhi catarrosi.
“Appunto. Hey, non è che hai problemi per il modo in cui la gente si guadagna da vivere?”
Scoppia in una gran risata, e mi da una pacca sulla spalla. Dice di no scuotendo la testa, mentre inizia a cercare qualcosa nel suo grimorio. Tento di buttarci un’occhio, ma non capisco un cazzo. In effetti sono analfabeta, però qualche parola l’ho imparata. Tipo: “Scopare straniero” “Incantesimo della Lubrificazione” e roba disgustosa di questo genere.
Per fortuna sul suo grimorio non c’è niente del genere.
Agita le mani e dice qualcosa di strano. La mia roccia diventa leggera come l’aria e galleggia a qualche centimetro dal suolo. Trascinarla è un piacere, scivola sull’aria senza peso.
“Hey, vecchio, hai le palle grosse come una casa.” Gli dico, restituendogli la pacca sulla spalla.
Mica male il mago. Inizia a starmi simpatico.
E la mia roccia di oppio sembra anche più grande adesso. Un flash.

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"Io non uso la droga. Io SONO la droga" -Salvador Dalì

[Modificato da Squarepusher 28/07/2004 16.08]

Squarepusher
Tuesday, July 27, 2004 4:31 AM
4.
Il viaggio continua per qualche giorno.
Non faccio niente di particolare oltre bere vino e camminare. Ho conosciuto una gnoma che viaggia con la carovana, diretta a Zhentil Keep per abbracciare il culto del Dio Pelor, diventare monaca o puttanate del genere. Ha ciccia nei punti giusti ed è carina, a parte il fatto che è alta novanta centimetri. Gli ho offerto un po’ d’oppio, poi gli ho infilato il cazzo in culo e 45 secondi dopo stavo già dormendo.
Bevo troppo, probabilmente.

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"Io non uso la droga. Io SONO la droga" -Salvador Dalì
Squarepusher
Tuesday, July 27, 2004 4:31 AM
5.
Un drago. Porca Puttana. Tutto pieno di scaglie, ali, e un carattere peggiore di quello delle troie di Calimshan. Cazzo, viaggiando nelle terre selvagge tra Waterdeep e Zhentil Keep uno si aspetta di trovare orchi, goblin, folletti e roba del genere. No, sarebbe stato troppo facile.
Un drago affamato e figlio di puttana.
Stavamo procedendo per un passo di montagna abbastanza arduo, con le palle congelate dal freddo e i postumi della sbornia che mi massacravano il fegato.
Non mangiavo da giorni, avevo lo stomaco bruciato dall’alcool, non riuscivo a dormire, ero sempre in stato confusionale.
E adesso siamo in una valle piena di abeti. Con un drago che svolazza in circolo sopra di noi, sembra un avvoltoio. Da cinquanta tonnellate.
“La mia spada avrà la meglio su quella creatura del male” urla un guerriero, agitando una lama scintillante.
“E come pensi di infilagliela in culo, dato che è a venti metri d’altezza?” gli dico, sarcastico “Sei proprio un gigione senza senso pratico.”
Lui mi lancia un’occhiataccia innervosita e si volta, iniziando a parlare con altri paladini che ragionano sulle tattiche.
Mi avvicino a Sbarabalf.
“Che ne dici?” gli chiedo, indicando il cielo.
Lui osserva il drago con i suoi occhioni da saggio paesano e si gratta la barba.
“Tiragli una cazzo di palla di fuoco.”
Mi squadra un po’ stizzito, e risponde.
“Ai Maghi Rossi come me è vietato interferire con il corso naturale degli eventi. Il Drago, nutrendosi di qualche mercante, non fa altro che esercitare il suo diritto di superiorità razziale. Nella catena alimentare è un gradino al di sopra di noi.”
Che stronzate. “Cazzo c’entra…” dico “…lo so che è la legge dell’Evoluzione, baby. Vince il più forte. Ma alla fine importa solo proseguire il viaggio, e se quel figlio di puttana ci mangia non riuscirò mai a svoltare la mia roccia di oppio, e addio villa con troie e vino. Quindi esercita il tuo istinto di sopravvivenza e friggi quel rettile schifoso.”
“Interessante punto di vista” concluse “Comunque non ha importanza. In effetti, io non conosco incantesimi così potenti da eliminare un drago.”
Prima se la tira tanto con la sua etica professionale, poi si scopre che come mago fa schifo. Siamo messi bene…
Il drago si butta in picchiata, solcando il cielo in spire sempre più strette. Quando arriva sopra una delle carovane, lo schianto è titanico. Sventra il carro con le zampe artigliate e scatarra una vampata di fuoco che riduce in cenere una decina di mercanti.
Alcuni guerrieri si gettano contro di lui a spade parate, ma vengono sbudellati in un attimo. Zoltrabauz, il più anziano tra loro, vero e proprio protettore della spedizione, rimane ad osservare la scena impotente, mangiandosi le unghie.
E’ il panico, la gente corre da tutte le parti in cerca di riparo, si calpestano a vicenda per tentare di sopravvivere.
Chi prova una disperata difesa viene schiacciato in un secondo.
Sbarabalf si nasconde dietro un macigno, ogni tanto si affaccia per vedere cosa stà succedendo.
Entro breve, affianco ai carri ci siamo solo io e la mia roccia. Tutti sono nascosti o morti.
Il drago mi fissa, con il suo ferale ruggito quasi mi butta al suolo. Non riesco a fuggire, sono troppo stanco, e poi la roccia è troppo pesante per permettermi di correre.
Di abbandonarla non se ne parla nemmeno, quindi mi tento l’ultima carta. E’ talmente stupida che potrebbe funzionare.
Gli parlo.
“Senti, lo so che capisci la mia lingua” urlo “Voi draghi siete più intelligenti di quanto sembri.”
Lui rimane in silenzio. Incuriosito, direi.
Mi potrebbe fare fuori in un microsecondo, ma vuole vedere cos’ha da dire questo umano puzzolente.
“Hey, non ti consiglio di seccarci. Questa è una carovana dello Zhentarim. E allo Zhentarim non piace che qualche drago matto gli faccia perdere soldi. Cioè, così facendo stai danneggiando i loro affari. Se non portiamo tutto a Zhentil Keep in fretta, manderanno le loro spie per scoprire dove sono finiti i loro soldi. E poi, quando scopriranno cos’è successo, e stai sicuro che lo scopriranno, manderanno i loro sicari a sterminare nel sonno tutti i draghi della zona. Così la rotta commerciale riprenderà ad essere sicura e loro potranno contrabbandare in tranquillità. Quelli dello Zhentarim sono Bravi Ragazzi.”
Finalmente, dopo minuti di tensione in perfetto silenzio, gracchia la sua risposta. La sua voce è roca, inumana, e l’accento del suo linguaggio ha qualcosa di inquietante.
“Pensi di far paura a mì, terùn?”
Non ce la faccio a trattenermi. Mi cago addosso. La merda esce dal culo senza controllo, mi inzacchera tutti i pantaloni. Sono scosso da violenti tremiti, sull’orlo di svenire.
“Hey, lo dico nei tuoi interessi” parlo con una parvenza di tranquillità forzata, ma non sono molto convincente “Mangia chi vuoi, ma non noi. Finché i nostri affari e i tuoi non si ostacolano a vicenda, va tutto bene. Allo Zhentarim non importa di te, ne di me. Vogliono la loro merce.”
Rimane titubante per qualche attimo, e poi si alza in volo e sparisce. Si alza in volo e sparisce. Cazzo, non ci crede nessuno. Io per primo. Il drago va via, lontano, e non lo vedremo più. Siamo vivi. E il culo inizia a prudermi.
I mercanti, usciti dai loro nascondigli, mi abbracciano, chiamandomi eroe. Incredulo dell’accaduto, non riesco a fare niente tranne stare impalato con la bocca aperta, con lo sguardo fisso in cielo.
Vedo tutti avvicinarsi, mi stringono le mani, mi vogliono bene per qualche attimo. E’ strano. Mi sento, per un fuggevole istante, una persona positiva e coraggiosa.
Sbarbalf quasi mi bacia, la gnoma mi lascia capire che mi scoperà a sangue.
L’unico che rimane stizzito è Zoltrabauz, nei suoi due metri d’altezza. Mi fissa con sdegno.
“Così hai salvato la tua vita con la menzogna.” Mi dice, carico di snobismo “Non hai onore, né dignità. Non sei neanche un uomo. La patria non ama i deboli.”
E’ un poliziotto, ne sono quasi sicuro. Una fottuta cozza. Una guardia di Waterdeep, magari, in missione segreta. Si vede dalle troiate che dice. E mi pare di riconoscerlo.
“Non c’è posto per i meschini come te in questa spedizione” conclude Zoltrabauz.
Abbraccio la mia roccia, mentre tutti si occupano di seppellire i cadaveri. Oggi è un giorno importante. Doppia razione di oppio per me e la gnoma.
Come arriva la notte, mi faccio la scopata migliore della mia vita. Cazzo, sono un eroe.

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"Io non uso la droga. Io SONO la droga" -Salvador Dalì
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Tuesday, July 27, 2004 4:32 AM
6.
Oltrepassiamo le Paludi dei Troll.
Le Pianure dei Goblin.
Il Fiume degli Elfi Silvani.
Tutto questo cazzo di bestiario inizia a seccarmi.
Ci troviamo davanti alle Montagne di Sfirvnibingz. Non possiamo aggirarle, allungheremmo il viaggio di molti mesi. Nessun passo in giro. Ci tocca attraversarle dall’interno, passando per le miniere abbandonate.
La mia roccia è salda e potente. Siamo vicini alla meta, ed è tutto ciò che per me ha importanza.
Ci accampiamo all’entrata di una grossa caverna, iniziando i preparativi per il viaggio sotterraneo. Torce, razioni, roba del genere.
La gnoma ha il mio cazzo in bocca quando mi giunge all’orecchio il rumore di urla di scherno e di risa grottesche. Noi due ci siamo spostati dal grosso della carovana per farci un po’ di oppio e i cazzi nostri, dietro una roccia immensa all’entrata della caverna. Gli altri avevano acceso fuochi all’interno, mangiavano, bevevano e parlavano di quanto erano fighi e cazzuti.
Ma i rumori venivano da un’altra parte, vicino al lago che si apriva innanzi alla caverna, a tre o quattrocento metri dal falò.
Scanso la gnoma e afferro la balestra, avvicinandomi in silenzio. Lei si lamenta un po’.
Di norma non mi sarei spostato a vedere che succedeva, cioè, sono affari loro. Io non c’entro niente. Figuriamoci. Devo solo arrivare in città e vendere la mia merda.
Comunque mi sento particolarmente ispirato, dopo la robaccia del drago. Vedo quattro omaccioni massicci e una ragazzina, in una strana mischia. A prima vista sembra che le stiano strappando i vestiti. Sono ubriachi di birra, figheggiano un casino, si sentono più cazzuti di Zeus e Ares messi insieme.
Che schifo del cazzo. Io da ubriaco non ho mai rotto i coglioni a qualcuno che non se lo meritasse. Alla gente che mi tratta da marcio, magari, persone senza il minimo rispetto che si sono ritrovate nella discarica cittadina con un paio di coltellate in corpo.
Avvicinandomi, noto che la ragazzina è un’elfa del luogo. Magari vive nei boschi alle pendici della montagna.
Non si capisce mai niente con tutte queste razze che ci sono in giro.
Faccio per andarmene. Insomma, se quattro Paladini Della Giustizia ubriachi vogliono piazzarla in culo ad un’elfa impotente io non c’entro niente, no?
Per quanto mi faccia schifo. Per quanto sia una cosa da veri frustrati bastardi. Per quanto… hey, c’è Zoltrabauz.
Mmh… mi avvicino alle loro spalle in silenzio. Sono un cumulo di petti villosi e chiappe scolpite nel marmo, con in mezzo le gambettine dell’elfa che sventolano pateticamente. Non è difficile passare inosservato. Hanno bevuto come spugne ed hanno altro a cui pensare.
Click. Questo è il rumore della balestra carica, puntata sulla nuca di Zoltrabauz.
“Secondo me, in questo posto i topi ti danno una ripulita alle ossa prima che la carovana si accorga che sei sparito.” gli sussurro all’orecchio “Che dici? Vediamo se è vero?”
Lui si gira, confuso, gli altri si lanciano verso i loro abiti tentando di non farsi vedere in faccia. Squallidi figli di puttana.
Quando Zoltry capisce la situazione, vedo un venone grosso, grossissimo, sulla sua fronte. E’ proprio infuriato. Oh mio Dio. Ha il cazzo più grande che abbia mai visto.
“Cosa ci fai qua?” ringhia il guerriero, con la punta della balestra che gli accarezza le sopracciglia.
“Facevo un giro… e guarda che vedo: quattro stronzi che vogliono violentare una troia. Allora mi sono detto: cazzo farebbe un vero eroe? Eh, che farebbe? Gli piazzerebbe una freccia in culo e taglierebbe loro i pollici, come minimo. E di loro rimarrebbero solo quattro corpi morti.”
Alle loro spalle, la ragazza fugge verso la boscaglia. Almeno lei non è nella merda. La puttana.
Gli altri guerrieri rimangono distanti, a guardarmi. Hanno paura. Potrebbero farmi a pezzi, frullarmi e spargermi per tutto il lago. In un attimo. Ma invece hanno paura. Sono stati addestrati dalle scuole migliori in tutte le arti della guerra. Saprebbero uccidere anche con un batuffolo di cotone. E mi guardano come se si stessero per cagare addosso.
La mia scuola è stata la strada. Non so uccidere in tutti i modi possibili, ma lo faccio spesso e senza farmi tanti problemi.
“Tu non hai IDEA di chi mi mandi !!!” ruggisce Zoltrabauz “Tu non hai IDEA di chi io sia !!!! Devo proteggere questa carovana da gente come TE, e hai la faccia tosta di PUNTARMI CONTRO UN’ARMA !!!!”
Toh, una cozza. Ma guarda. Avevo ragione.
Una cazzo di faccia familiare, adesso che ci penso.
“TI FARO’ IMPICCARE” urla.
“Senti, chico… pace, amore e vaffanculo, okay?” dico “Non credevo che ti avvelenassi così tanto per una coglionata del genere. Voglio solo arrivare a Zhentil Keep”
Qualche anno prima l’avrei fatto fuori senza dire neanche una frase. Forse sto invecchiando. Tendo a dimenticare che le armi non si mostrano mai. Si usano e basta.
In un attimo mi disarma con una mossa assurda e vedo nero. Non sento nemmeno lo schianto del suo ginocchio sul mio setto nasale. Svengo e cado sulla spiaggia come un sacco di merda.
Una fontana di sangue dal mio naso e il gusto amaro della terra. O forse della sconfitta. Mi sono infilato in una cazzo di valle di lacrime.

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"Io non uso la droga. Io SONO la droga" -Salvador Dalì
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Tuesday, July 27, 2004 4:33 AM
7.
Quando mi riprendo, siamo nelle miniere già da due giorni. Sento il sangue incrostato sulla faccia, una maschera di polvere e sporcizia. Una ragnatela di dolore mi percorre la faccia butterata, i polsi sono screpolati dalle manette, i vestiti sono laceri.
Probabilmente mi hanno trascinato come un sacco di patate.
Ogni tanto Sbarabalf mi butta un occhio addosso, ma sa di non poter fare niente in mio soccorso. Verrebbe fatto fuori seduta stante dagli sbirri di Zoltrabauz.
E quel bastardo di un maiale della legge mi sputa addosso e grufola le sue risate stronze. Si sente proprio un grande per avermi consegnato alla giustizia. Già vede il cappio al mio collo, e se lo pregusta.
Quella sua faccia di cacca. La conosco.
Non mi ricordo bene dove l’ho vista.
E’ una faccia da sbirro di Waterdeep, ma… non ricordo bene. Oppio e memoria non legano, come due cazzi e niente figa.
Ma… la mia roccia ?!?! Con le poche energie residue mi volto e perlustro l’ambiente. Dietro di me, tra le guardie, la gnoma la trascina sulle spalle. Cristo, hanno beccato pure lei. Incatenata alla mia roccia come Atlante, si regge a malapena in piedi. Ha la pelle squarciata dalle frustate, le manette ai piedi e alle mani.
L’incantesimo del mago è finito già da tempo, e si trova a reggere una roccia pesante quasi quanto un quarto del suo corpo. Povera.
Guardo Zoltry, e nella mia mente mi immagino di vederlo friggere in una graticola, oppure impalato su uno spiedo, oppure cucinato arrosto con una mela in bocca e un ananas in culo.
Cazzo, mi rendo conto di avere fame.
Oltre a questo, l’astinenza da oppio mi frantuma le ossa e rende i muscoli gelatina. Mi brucia lo stomaco e la pelle è gelida e sudata.
Un grammo, vorrei solo farmi un grammo in pace.
La miniera è tranquilla. Troppo tranquilla. Pareti scavate a metà, carrelli di minerali grezzi riversati al suolo, attrezzi da lavoro abbandonati a se stessi.
Le uniche fonti di luce sono le torce che le carovane si portano dietro, ma, pur essendo un’infinità, non bastano.
Il silenzio è interrotto solo dal vociare dei mercanti e dalle stronzate degli sbirri.
“Che è successo qui?” mormoro ad una guardia “Cioè, i minatori hanno mollato tutto a cazzo…”
Una manganellata mi fa sputare qualche frammento di dente. Zoltrabauz di merda. Sento la testa esplodere in mille pezzi e ricomporsi dolorosamente. Ci và giù duro, il cazzone.
“Voi feccia siete tutti uguali” tuona Zoltry, ponendosi le mani ai fianchi “Non imparate i valori fondamentali, come l’educazione, l’etica. La Legge. La Giustizia.”
“Dici che devo imparare, eh?” gli sibilo “Dici che devo imparare tante cose ma nessuno me le ha mai volute insegnare. O forse fa comodo a voi bastardi incolpare noi poveri di tutte le stronzate dell’impero, per mantenere lo status quo tranquillo e darci la caccia senza nessuna pietà. Che gli frega ad un ricco mercante se qualcuno di noi insetti muore di fame? Un cazzo. Eccola la tua Etica. La tua Giustizia. Secondo te, quando per tutta la infanzia ti sei sentito chiamare feccia, o criminale, o miserabile, non pensi che questo in un certo modo ti cambi? Voi non potete capire. Vi fa comodo non capire. E a noi rimane solo la scelta di crepare o iniziare a scuoiare sbirri e rapinare gente.”
Il guerriero accarezza il manganello. Afferrato il messaggio. Stò zitto.

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"Io non uso la droga. Io SONO la droga" -Salvador Dalì
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Tuesday, July 27, 2004 4:34 AM
8.
Proseguendo per qualche giorno nelle caverne ho ragionato un pò, tentato di elaborare qualcosa. E’ una grotta troppo sospetta, il mio senso del pericolo gira a mille.
Mi sono fatto un’idea di dove siano finiti i minatori e perché abbiano lasciato tutta l’attrezzatura in giro. I poveri lavoratori hanno provato a scappare, ma evidentemente hanno fallito.
E’ chiaro che non tenti una fuga d’emergenza senza che ci sia una cazzo d’emergenza.
Inoltre, in giro ho visto un casino di mucchietti di denti. I mercanti non ci hanno fatto molto caso.
Mi ricordo che anche a Waterdeep si trovavano cose del genere. Certi pezzi da novanta preferiscono smaltire i cadaveri di troppo dandoli in pasto ai porci. Digeriscono tutto tranne i denti. Troppo duri.
E siccome non ho sentito grufolii in giro, penso che ste’ grotte siano infestate da qualcosa di molto più bastardo. Ghoul, magari. Non-morti che si mangiano la gente come niente. Oppure qualche insettone gigante che sbava acido, suda cianuro, scorreggia gas velenoso ed è meglio non vederlo in giro.
Mi sento proprio un investigatore. Un flash. Scopro tutti i dettagli. Sono più cazzuto delle guardie reali. Sarà perché devo distrarmi se no muoio di astinenza. Fottuta roccia d’oppio.
Comunque sia, ci sarà da divertirsi.

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"Io non uso la droga. Io SONO la droga" -Salvador Dalì
Squarepusher
Tuesday, July 27, 2004 4:35 AM
9.
“Mi senti, ragazzo?”
Porca puttana. Sono pazzo. Sento le vocine nella testa. Ci mancava solo questo. Adesso inizierò a ballare nudo con le mutande in testa.
“Non sei pazzo. Ti stò parlando magicamente.”
Lo dicevo io che uno non può tirare avanti a vino e oppio per una vita senza aspettarsi danni al cervello. Cazzo, un mio amico vede in due colori, per colpa di una scorpacciata di peyote. Ed io sento le vocine. Adesso mi diranno di dare fuoco a tutto, come minimo. E di masturbarmi con un crocifisso. E chissà cos’altro.
“Smettila di pensare idiozie. Sono Sbarabalf.”
Eh… Sei lo spirito di Sbarbalf… ma… cioè, sei ancora vivo. Ti vedo, davanti a me. Mi guardi in cagnesco.
“E’ la telepatia, ignorante.”
Ah.
“Non ti posso parlare normalmente. Le guardie negano a tutti di avvicinarsi a te o alla gnoma.”
Ho visto. Come ti và, vecchio?
“Ma che vecchio e vecchio d’Egitto !!! Ti ho contattato per dirti che io devo andare via, ma c’è un’ultima cosa che posso fare per te.”
Dove devi andare? Pensavo che restassi con noi fino alla fine del viaggio.
“Gli spiriti della terra preannunciano che grande sventura si abbatterà su questa carovana. E preferisco essere lontano, quando questo succederà.”
Certo, ci sono gli insettoni giganti che come minimo pisciano veleno e cagano fulmini. E masticano lava. E quando scopano secernono nubi tossiche di batteri.
“Non dire scemenze. Queste caverne sono infestate dai Warthog.”
Beh, se è così’.
Degli Herzog incazzati neri, come minimo.
“Warthog. Sono piccoli, voraci, si muovono in branchi numerosi. Hanno scaglie, vedono attraverso l’olfatto e sono peggio di un’epidemia di peste. Vi pungeranno con i loro aculei e i vostri corpi rimarranno anestetizzati per giorni e giorni, non riuscirete a muovervi, vi riempirete di bubboni, poi morirete di fame e di sete. E alla fine le bestie succhieranno il vostro midollo spinale.”
...
“Appunto per quello ho deciso di lasciarvi. Ecco un piccolo dono, per darti un ultimo aiuto. Arrivederci, compagno. Chissà, forse ci rivedremo in un’altra vita.”
A me basta e avanza una vita sola. Addio, vecchio. E’ stato un piacere.

Il mago mi fa una strizzata d’occhio. L’attimo dopo non c’è più. Si smolecola nel nulla, come acqua in vapore, si scompone in una nuvola e si disperde nella caverna.
Iniziano a bruciarmi gli occhi. Vedo i colori distorcersi, le forme allungarsi. Sono in preda a delirium tremens?
La testa mi gira ed è quasi come una palla di fuoco. Sudo freddo per qualche istante, le vertigini mi buttano in ginocchio. A vomiti.
Quando la vista torna normale vedo frustate rosse di dolore ai bordi degli occhi…. hey, ma...
Vedo il calore. Nelle sue varie sfumature dal blu al rosso acceso. I corpi pulsano di scarlatto e ocra, e vedo le spade fredde celate sotto i loro vestiti.
La volta della grotta adesso pare un cielo solido, di un blu freddo come la notte.
Ora vedo al buio, e questo mi dà un gran bel vantaggio. Grazie, mago, l’avevo detto: hai proprio due palle come una casa.

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"Io non uso la droga. Io SONO la droga" -Salvador Dalì
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Tuesday, July 27, 2004 4:35 AM
10.
Il tempo passa. Più volte mi sono trovato a fissare insistentemente la nuca di Zoltry. Concentravo tutta la mia energia mentale per fargli venire un ictus. Ma solitamente non succedeva niente. A volte, invece, si girava e mi spaccava due denti con il manganello.
E nella mia mente gli dicevo: senti, figlio di puttana, sei morto. Si, perché vedo al buio. Sono un superuomo adesso. E tu sei solo uno sbirro. E non c’è paragone.
Poi continuavo a concentrarmi sull’ictus che gli volevo far venire con la mente. O la gotta. O la sifilide. O una crisi risucchiante di colera.
Alle mie spalle vedo la gnoma trascinarsi esausta. Morirà di fatica se continua così. E’ deperita, tremante, il suo volto è totalmente inespressivo.
I membri della carovana la guardano con bramosia. Adesso che sanno il potenziale economico del mio carico gli è venuta l’acquolina in bocca. Aspettano tutti l’occasione per rubarmi la roccia e fare fuori la gnoma. Alcuni hanno tentato di corrompere le guardie, o di distrarle. Ma Zoltry è uno sbirro duro. Almeno questo c’è da dirlo. E’ troppo stupido per farsi corrompere e troppo ostinato per distrarsi.
Mi è venuta la depressione. Mi sento vecchio, stò per morire, e anche se sopravvivo a tutto questo la roccia andrà perduta sicuramente, con la sfiga che mi ritrovo.
Odio tutti. Gli sbirri e i mercanti e i Warthog che ci faranno fuori. Sono tutti degli ipocriti e dei pezzi di merda, gli umani. E le bestie vivono di mangiate, scopate, cagate e dormite, e questo ai miei occhi le rende delle creature disgustose.
Io invece sono un criminale fallito che non riesce neanche a portare una roccia in giro. Non mi lavo da settimane e nessuno mi vuole bene.
Come aveva detto mio padre, finirò in un ghetto a farmi fare seghe da nani di passaggio e mangiare la loro merda in cambio. O il lavacessi di un negromante frocio che mi chiederà di inchiappettare tutti gli zombie che rianima. Oppure finirò a fare l’impiegato alla posta imperiale. Non c’è molta differenza, alla fine.
Vaffanculo, papà. Sei solo un figlio di puttana morto soffocato nel tuo vomito. Non hai ragione. Non sono un fallito.

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Tuesday, July 27, 2004 4:36 AM
11.
Ci siamo. E’ la fine. La gnoma non riesce più a camminare. Sono passati altri giorni, e le miniere non sembrano finire mai. Forse ci siamo persi.
Lei ha resistito fin troppo. Giorni e giorni di marcia forzata sotto il peso della roccia e le frustate.
La carovana si è fermata e tutti i mercanti, in cerchio attorno a noi, osservano curiosi.
La gnoma giace al suolo, respira a fatica, rischia di vomitare. Sangue, suppongo. Non mangiamo da un giorno e mezzo. E’ caduta in avanti, a peso morto, e ora trema debolmente al suolo. La roccia è ruzzolata verso di me, sporca di sudore e sangue.
Ed ora i poliziotti la giustizieranno seduta stante, ne sono sicuro. Se la gnoma non va alla giustizia, la giustizia va dalla gnoma. Semplice. Cristallino.
Zoltrabauz mi fissa, e ghigna orribilmente. Sfila la spada dal fodero, e con questa fa un cenno ad una guardia.
Il Paladino de Staminkia mi si avvicina, mentre il suo subordinato fa rialzare la gnoma tenendola per i capelli.
“Beh, feccia” mi sibila Zoltry “Siamo giunti alla fine del viaggio per la tua amichetta.” E fa un altro cenno alla guardia, come per dirgli di proseguire.
I miei occhi e quelli della gnoma si incrociano per un attimo. Non mi porta rancore. E’ solo infinitamente stanca.
“Stai tranquillo, non ho deciso di morire per te…” mi sussurrò lei “…semplicemente, così doveva andare, l’ha voluto il Dio Pelor”.
Spero che il suo Dio l’accolga a braccia aperte, io non ho niente in cui riporre la speranza. E brucia dentro. Costantemente solo.
Con le sue ultime energie, mi sorride. Ricambio il sorriso.
La sua testa rotola verso le mie ginocchia. Il taglio è netto, pulito, opera di un professionista. Non si è sentito alcun suono, proprio nessuno.
Un eroe avrebbe reagito urlando, giurando vendetta, liberandosi con la sua forza immensa per fare strage dei malfattori. Oppure avrebbe chiesto di prendere il suo posto sul patibolo.
Io non riuscii a fare altro che accasciarmi al suolo, piagnucolando. Ma il dolore più grande era la consapevolezza che le mie lacrime non erano per la sua morte, ma per la mia riconfermata solitudine.
“NON PER ME….” urlai alla testa “NON… PER… ME !!!!” e ritornai al suolo, a piangere e strisciare.
Ora non avevo nessuno, e gli ottusi occhi della testa decapitata mi fissavano con tristezza.
Perché me l’aveva detto? Perché non per me, ma per Pelor? Non l’avrei dimenticata. Un’altra cicatrice nella massa informe del mio cuore.
Non sono degno, forse, neanche del sacrificio di una gnoma? Neanche del suo amore?
Bruciarono il corpo qualche mezz’ora dopo, e con esso la roccia. Vedevo il mio futuro andare in fumo, insieme ai logori resti della mia vita.
In una patetica pira. Una troia gnoma e una roccia di oppio. Bel futuro che mi volevo riservare.
Papi aveva proprio ragione, quello stronzo.
Ma ormai non importa più, non ho futuro. Come un uomo morto che cammina.

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Tuesday, July 27, 2004 4:37 AM
12.
Camminammo. Ci fermammo. Poi camminammo di nuovo e ci fermammo di nuovo. Non importava. Aspettavo con impazienza che i Warthog venissero a farci fuori. Non aveva senso nient’altro.

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Tuesday, July 27, 2004 4:38 AM
13.
Mi svegliai di soprassalto nella notte. Tutti urlavano, fuggivano. Mi resi conto, dopo qualche attimo, che i falò si erano spenti. Probabilmente si erano ubriacati tutti e li avevano lasciati spegnere. Coglioni.
L’oscurità era totale, ma i miei occhi vedevano perfettamente. Ciao Warthog. Il mio nome è… bah, lasciamo stare. Vecchio Sporco Bastardo va bene.
Vedevo quelle piccole creature striscianti fare capolino dalle fessure delle pareti a migliaia, venire vomitate al suolo in ondate di carne e scaglie puzzolenti. Assaltavano i mercanti inermi e li gettavano al suolo, infilzandoli con i loro pungiglioni velenosi e i loro artigli.
Alcuni guerrieri riuscivano a contrastare le ondate con spadate a casaccio, ma il panico prima o poi li coglieva e cadevano sotto le zampate nemiche.
Zoltrabauz e le sue guardie erano disposti in circolo, dandosi le spalle l’un l’altro, e macellavano bestioline che era una meraviglia. Per dieci secondi.
Poi qualcuno iniziò a cadere. Poi altri. Poi ne rimasero solo cinque.
Smisi di pensare e mi lanciai con un balzo animale verso le guardie. Prendevo a calci i Warthog che mi trovavo davanti, spedendoli a spiaccicarsi sulle pareti.
Chinandomi sul cadavere di un poliziotto, raccolsi la chiave delle mie manette e contorcendomi un po’ riuscii a liberarmi. Raccolsi una spada.
Okay, ora tutto era decisamente più chiaro, cristallino. La nebbia mentale della mia astinenza sparì in un secondo, e con essa la depressione. L’adrenalina mi esplodeva nelle vene.
Ora i miei pensieri erano limpidi.
Zoltry… hey, non ci vedi? Sei proprio disperato. I tuoi compagni cadono e sai che moriranno orribilmente, fra qualche giorno. Oh, cielo.
Zoltry spazzò via con la spada una trentina di Warthog, e rimanemmo soli; gli altri mostri si erano spostati sul resto della carovana, a qualche decina di metri.
Raccolsi la balestra.
Zoltrabauz si era salvato. Quel bastardo cadeva sempre in piedi, e ne aveva consapevolezza. Lo vedevo sogghignare, mentre, con il fiatone, correva alla cieca per sfuggire al resto dei Warthog, infilandosi in cunicoli laterali al tunnel principale.
Era stremato, e poco dopo si fermò in un ampia grotta, rasente alle pareti, convinto di essere invisibile.
Magari ai sensi degli Warthog. Si muovevano seguendo l’odore del sangue, come gli squali. E lui non era ferito.
Ma i miei occhi ora vedevano tutto.
Che ironia. Prima ero cieco. Vivevo da cieco. Ora tutto era perfettamente nitido, a tutti i livelli.
“Facevi tanto lo sbirro cazzuto…” gli dissi.
Lui si voltò a 360° gradi, vibrando fendenti al buio. Sudore freddo gli imperlava la fronte.
E i suoi occhi. Come una preda.
Aveva paura.
Continuai a parlare, girandogli intorno, in modo da essere sempre alle sue spalle.
“Facevi tanto lo sbirro cazzuto… con il manganello… con le catene… con la spada…” feci una pausa “E adesso guardati: sei solo uno stupido ammasso di carne. Sei cibo per bestie.”
Gli sparai una freccia nella gamba. Cadde al suolo, perdendo la spada. Le diedi un calcio in modo che non la potesse raccogliere.
“TI UCCIDERO’ !!!!” urlava al nulla “TI TROVERO’ E TI UCCIDERO’ !!!”
Si dimenava al suolo come un bambino. Dava pugni al vuoto, lanciando gridolini per il dolore alla coscia.
Gli sparai pure l’altra per evitare definitivamente che si muovesse. La freccia che gli finì nello stomaco, invece, era per puro diletto personale.
“Non sapevi con chi cazzo avevi a che fare.” mormorai, prima di andare via.
Sentivo le sue urla e le sue maledizioni riecheggiare nei tunnel. E devo dire che mi faceva un gran piacere ascoltarle.
Ad un certo punto, le urla cambiarono.
Evidentemente i Warthog avevano fiutato il suo sangue.

Quando tornai alla carovana, il massacro era già concluso. I corpi ancora vivi dei mercanti e delle guardie e dei beneamati eroi erano riversi al suolo, ricoperti di bubboni violacei.
Non esiste antidoto per il veleno dei Warthog, non c’era niente da fare. Comunque, di certo non avrei fatto niente in ogni caso.
Il grosso delle bestie era già andato via, sarebbe tornato tra qualche giorno per reclamare il sudato pasto dalle colonne vertebrali delle vittime.
Ne rimaneva ancora qualcuna, a sbavare sui corpi.
Mi sedetti al suolo, respirando profondamente, sgranchiendomi le ossa. Presi una bottiglia di idromele da un carro, e iniziai a sorseggiarla lentamente.
Come i puntini di sospensione alla fine di una frase, una leggera brezzolina sulla nuca mi indicava l’ovvio: era tutto finito.
Mi distesi con la mia bottiglia al fianco, osservando la volta della grotta, perdendomi tra le rughe della pietra.
Ero sopravvissuto. Improvvisamente la vita non mi sembrava tanto male. Avevo la carovana per me, e al suo interno qualcosa di valore l’avrei trovata senz’altro.
Avevo fatto tutti questi bei ragionamenti, quando una luce accecante mi abbagliò.

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Tuesday, July 27, 2004 4:39 AM
14.
Okay. Sono in una grotta, tra i corpi e qualche bestia e qualche carro. Cosa cazzo ci fa una luce accecante?
Nella luminescenza, si staglia una figura sottile e alta, con un grimorio… mmh? E’ Sbarabalf?
Alle sue spalle, quando la luce si attenua, distinguo una ventina di personaggi corazzati fino alle gengive, grossi come armadi, cazzuti come Dio ma senza misericordia.
Quando l’ondata di luce tocca i corpi dei Warthog, questi prendono fuoco e si dissolvono in pozze di melma grigia. Inizio a farmi un’idea del perché non avessero gli occhi e vivessero sottoterra.
Sbarabalf mi si avvicina di fretta.
Dietro di lui, i soldati incedono come golem, quasi spaccando il suolo su cui posano i piedi. Tatuata sulle loro braccia, la scritta “Feticismo Del Massacro”. Inquietante.
“Sei vivo, piccolo malvivente !!!” mi dice il mago, abbastanza rallegrato “Cosa è successo? Avete incontrato qualche nano psicopatico?”
“Senti, come diceva zio Quentin” rispondo “Per quanto un nano possa essere psicopatico, sicuramente non secerne veleno dal culo e soprattutto non si dissolve in una pozza di melma al contatto con la luce.”
“Allora siamo arrivati tardi” mormora ai soldati “I Warthog hanno già assaltato la carovana…”
“Mi dici che ci fai e chi sono quei tizi?”
“Beh, ho chiamato rinforzi, una volta giunto con la magia a Zhentil Keep. Questo è un piccolo gruppo di militari dell’esercito regolare...” dice, piuttosto fiero dei suoi poteri magici. Mi fa l’occhiolino.
Capisco.
Esercito regolare, okay, ma dello Zhentarim.
“E perché ci hai messo così tanti giorni?” ruggisco.
Lui rimane un po’ in silenzio.
“Hey, la magia è una cosa complicata. Ci ho messo un po’ ad arrivare, rozzo cavernicolo.” mi risponde, un po’ stizzito.
“E’ rimasto qualcuno, oltre a quelli in prossimità della carovana?” aggiunge.
Giro il volto verso il tunnel alla fine del quale giace Zoltrabauz. Scuoto la testa in segno di risposta negativa. Dentro di me ridacchio un pochino.
“Hmpf… nessuno.” rispondo “Quello che vedi è quello che hai. Senti, ma non dicevi che interferire con il corso naturale degli eventi è male, etc etc… perché sei qua? Non va contro la tua etica?”
Lui alza un sopracciglio.
“Sono un Mago Rosso” mi dice, piuttosto lapidario “Non uno stronzo.”
Inizio un po’ a volergli bene.
“Andiamo via da qua, vecchio.” gracchio, sorseggiando il mio idromele.
Avevo tutta la merce del carico in mio possesso, e una mago con conoscenze nello Zhentarim come amico.
Tutto quello che mi serviva per iniziare un po’ di business. La vita mi pareva un paradiso raggiante di soldi, troie e vino.
Mi immaginavo per le strade di Zhentil, cavalcando il mio carro a sospensioni idrauliche magiche, fumando erba e bevendo idromele.
Con i soldi nella testa e la testa nei soldi.
Un fottuto uomo di rispetto.
Pensavo a questo, mentre ci dirigevamo a Zhentil Keep.
“Hey, straniero, non so ancora il tuo nome.” mi disse il mago.
“Ricordi Zoltrabauz? Lui conosceva il mio nome. O meglio, il nome di mio fratello. L’ha fatto fuori, anni fa, e gettato in una fogna come fosse spazzatura.”
Il mago mi osservò colpito.
“L’hai ucciso tu, vero? Lo sbirro?”
“Che ti posso dire… meglio non cazzeggiare con la mia famiglia.”
Svanimmo nel crepuscolo, tra i sospiri di un vento autunnale.

Era un uomo di rispetto.
Era un vero bandito.
Era mio fratello.
Per adesso la morte mi ha lasciato una proroga, la puttana. Carico la balestra ed aspetto il giorno che segue.
Imparerò a vivere e morire a Zhentil Keep.
Fratello, magari ci rivedremo nel paradiso dei banditi.

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"Io non uso la droga. Io SONO la droga" -Salvador Dalì
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Tuesday, July 27, 2004 4:41 AM
Postfazione
Okay, il raccontino giocondo è finito. Ovviamente questa è una sciocchezza, non sono al massimo del mio potenziale letterario. Ma mi ha sempre affascinato l'idea di piazzare un personaggio LURIDO nell'ambiente eroico del fantasy. Con questo ho saldato i miei conti con tale genere. Fatemi sapere che ne pensate,
Adios
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"Io non uso la droga. Io SONO la droga" -Salvador Dalì
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