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Septienna
Monday, January 19, 2004 10:00 PM
Racconto creato da Septienna e LilithTheTremere


HISTOIRE DE AN VAMPIRE: Uriel Le Baron Rouge

Vagai a lungo
senza cercarla.
Se il mio cuore diceva di amarla
la ragione affermava l’opposto.
Mai più cercai l’amore,
come lei fece con me.
Non ieri,
non stasera,
non domani.
Vivrò dannato e senza amore.
Ma non oggi…
non oggi devo preoccuparmi…
Stasera la luna è strana
e mi ordina di non nutrirmi più.
In un cortile i suoi raggi mi guidarono
e quel che vidi mi sconvolse.



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"Take a walk down the aisle at the end of the mile. Give the life to my charme in the admiral's arms."

[Modificato da Septienna 19/01/2004 22.03]

Septienna
Monday, January 19, 2004 10:00 PM
Capitolo 1 – In fila per tre

“Svelti! Svelti! In fila per tre! Cosa siete? Soldati o bestie?”. I soldati sbuffavano di fronte al loro nuovo capitano. Nelle file più indietro qualcuno ridacchiava e faceva battute oscene. Il re doveva essere impazzito per mettere una donna come capitano delle guardie reali. Certo, era brava e preparata persino più di loro ma -Per Dio! – una DONNA! Anche se teneva i capelli legati e le unghie corte si vedeva lontano un miglio che quell’esile figura non era un uomo. Ricoperta da un mantello e cappuccio, Lady Aurenna poteva essere anche scambiata per un ragazzo ma poi la voce ogni tanto la tradiva. Ora, guardarla sbraitare dava proprio l’impressione di una zitellaccia. Non era per niente brutta e i soldati spesso allungavano le loro manacce verso di lei, ma poi finiva sempre con qualche ferito. L’esasperata Aurenna tentava di richiamare all’ordine quella mandria di caproni che il Re le aveva affidato. Per metterla alla prova il Re l’aveva affidata a quel battaglione di disciplina e solo dopo tre giorni lei era già tentata di gettare la spugna. Nessuno lì la considerava un capitano ma solo una donna per soddisfare i propri piaceri. La sola idea di giacere con uno di quegli uomini le metteva angoscia.

Nessuno, né il bellissimo capitano e né i ridacchianti soldati si accorse della figura accovacciata al buio sul muro di cinta. Uriel - al tempo barone Uriel McKloire - li osservava dall’alto con l’apparente mollezza dei vampiri. Quella sera non aveva più fame, e sarebbe dovuto tornare a casa, ma rimase a guardare incantato quella creatura fatata tener testa a quegli stolti soldati.

“Basta! Mettetevi in fila o ve la vedrete con la mia spada!” Era esausta. Doveva trovare un modo per imporsi a quei barbari. Stava per estrarre la spada quando un luccichio catturò la sua attenzione. Voltò la testa verso il muro e lì, al buio, vide un uomo accovacciato. Lo osservò rivolgerle un pigro sorriso e saltare in strada. Tra gli sguardi esaltati dei suoi uomini afferrò una scaletta e si arrampicò sul muro: niente. Non c’era traccia del misterioso sconosciuto che le aveva sorriso.



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Septienna
Monday, January 19, 2004 10:01 PM
Capitolo 2 - Casa dolce casa

Uriel si materializzò nella sua camera. Era sconvolto. Quella donna… era identica a… No. Doveva dimenticare ma non ci riusciva. Andò vicino a una tenda e l’aprì. Dietro ad essa comparve uno dei tanti quadri che ritraevano Jislyn. Lo osservò a lungo, confrontando lei con l’affascinante capitano: erano identiche a parte il colore della pelle. Quella di Jislyn era bianca come una perla appena colta dal mare mentre quella del capitano era colore dell’oro. Si chiese se anche Jislyn, prima di essere vampira, avesse avuto la pelle dorata. Indugiò ancora un po’ su quei pensieri e poi decise di prepararsi per la notte. Si tolse il laccio di cuoio che gli teneva legati i lunghissimi capelli biondi. Si tolse i pantaloni neri di velluto e la camicia immacolata. Dopo anni di esercizio da succhia-sangue era riuscito a non macchiarsi. Si lavò nella tinozza che il suo ghoul gli aveva preparato e ne uscì fresco e profumato. Andò ad aprire i chiavistelli della sua bara nuova e vi entrò. Quando era fuggito dalla casa di Jislyn si era portato via la bara che lei gli aveva messo a disposizione. Abitava sempre a Londra ma non era mai più passato davanti a Friesgate Manor’s. Non sapeva nemmeno se la sua amata esistesse ancora. Si richiuse dentro la cassa da morto ed entrò in un sonno pieno di sogni e finalmente finì di tormentarsi con i ricordi.



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Septienna
Monday, January 19, 2004 10:01 PM
Capitolo 3 – Non si può farne a meno

La sera successiva Uriel si svegliò più felice. Quella sera non aveva voglia di andare a caccia e si fece portare dal servitore un calice di vitae fresca. Sorseggiò il sangue mentre si vestiva e nella sua mente si formò il pensiero di ciò che aveva visto la sera precedente. Decise di tornare alla caserma a vedere come se la fosse cavata il capitano con la nuova sessione di addestramento serale. Voleva fare in fretta e si portò subito davanti al muro di cinta. Si appollaiò di nuovo al buio e guardò divertito la scena che si presentava davanti ai suoi occhi.

Aurenna era riuscita a mettere in fila i soldati grazie alle minacce. A chi non voleva ubbidire impartì personalmente le dieci frustate di punizione. Si sentiva stranamente eccitata, quasi come non volesse fare brutta figura se lo sconosciuto fosse ancora lì a guardarla. Sapeva di essere ridicola ma quel suo nuovo stato d’animo aveva sortito qualche effetto sulla conduzione della disciplina. Riuscì ad impartire quasi tutti gli ordini per l’addestramento notturno e se ne sentì soddisfatta. Mentre i suoi uomini eseguivano gli esercizi con la coda dell’occhio guardò sul muro. Lo vide di nuovo ma lui non scappò come la sera prima, anzi, era del tutto inconsapevole che lei lo vedeva. Con scioltezza fece un passo indietro, verso il muro, facendo finta di guardare i soldati a distanza. Girò impercettibilmente la testa e si mise a guardarlo. Vedeva solo delle ciocche di capelli biondi ondeggiare nel vento e il suo profilo. Doveva sapere chi fosse quell’uomo. Chiamò un suo sottoposto: “Jonh, stia dietro a questa banda di barbari, devo andare nella mia stanza”. Detto questo si incamminò verso la sua camera, aprì la finestra e si arrampicò sul tetto. Strisciò silenziosamente fino a che potè vederlo dall’alto. Uriel voltò la testa, la guardò stupito e le sorrise di nuovo. E si dileguò immediatamente.



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Septienna
Monday, January 19, 2004 10:03 PM
Capitolo 4 – Indecisione

Perché? pensava Uriel. Perché dovevano essere così maledettamente uguali? Quale crudele destino aveva permesso quella somiglianza? Il suo amore, dapprima soffocato a causa della lontananza, stava tornando a opprimergli il cuore. D’un tratto, scorse nella sua memoria di vampiro, il viso sconvolto, arrabbiato, ferito e impaurito che Jislyn gli mostrò la sera in cui aveva preso il quadro di Dorian. Quel quadro che subito Jislyn era andata a riconsegnare al suo possessore. Chissà, forse ora Dorian e Jislyn vivevano il loro amore e si facevano beffe di lui stando comodamente seduti nel loro salotto. Ora era Dorian ad accompagnarla a nutrirsi!
Sapeva che la casa di Dorian era bruciata eppure, noncurante della verità, credeva che quella fosse una copertura e che ora lui vivesse nella casa di Jislyn. Eppure, Uriel sapeva dentro di se che come Jislyn non aveva permesso che lui morisse nel duello con Dorian e come non lo aveva ucciso quella sera, Jislyn non lo odiava… eppure lo aveva allontanato da lei! Uriel decise che la sera dopo l’avrebbe incontrata. Avrebbe permesso che lei giocasse alla piccola investigatrice in modo che lo scoprisse. Sapeva che il suo cuore avrebbe sofferto all’immagine di quella donna così uguale a… BASTA! Basta pensare per quella notte! Il suo cuore era stanco di sussultare ogni volta che nella mente di Uriel si formava l’immagine di Jislyn. Prese un libro e cominciò a sfogliarlo fino a che i raggi del sole non cominciarono a spuntare dalla cima dei tetti delle case e Uriel fu costretto a chiudersi nella sua bara.




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Septienna
Monday, January 19, 2004 10:04 PM
Capitolo 5 – A sua immagine e somiglianza

La osservò impartire ordini spicci ai suoi soldati. Si accorse di essere stato visto e lì, cominciò il suo gioco. Si spostò sopra il tetto della legnaia, poco più lontano rispetto a dov’era prima. Vide gli occhi di lei cercarlo disperatamente. Sentiva il suo cuore battere più veloce fino a che i loro occhi si incontrarono nuovamente. A quel punto il suo cuore rallentò, un sospiro mise fine al suo stato d’ansia e lei tornò a bacchettare i suoi soldati.
Qualche ora dopo, Uriel si era spostato sul tetto della caserma. Udì la ragazza -di cui ancora non conosceva il nome- congedare i soldati. Pochi minuti dopo anche lei era sul tetto.

“Salve straniero” disse “Io sono Lady Aurenna e voi?” la sue voce era più dura di quella di Jislyn che risultava più dolce e melodica. “Buonasera Lady Aurenna” proferì il vampiro “Il mio nome è Uriel McKloire. Notavo la vostra… emh… somiglianza con una mia vecchia amica. Ma ora ho capito che non siete lei. Come va l’addestramento di quel plotone?” chiese Uriel.
“Ci mettono un po’ di tempo a capire chi comanda” disse Aurenna “ma alla fine eseguono”.
D’un tratto Uriel si sentì ridicolo. Non sapeva più che dire. “Beh” disse incerto “ora devo andare”. “Aspettate…” si affrettò Aurenna “Vi… vi rivedrò?”
“Forse… insomma… se voi lo vorrete” poi riflettè un attimo prima di parlare ancora. “Come mai mi avete chiamato straniero?”. “Non lo siete?” la ragazza parve sorpresa “Beh…la vostra pelle è così chiara e i vostri capelli così biondi…”. “Io sono nato e cresciuto in Inghilterra. Vi sarete sbagliata. Ora però devo andare.”. “Io… domani è il mio giorno libero… Ci potremmo vedere?” chiese Aurenna. “Ci vedremo alle otto di domani sera alla piazza vicino al circolo sportivo. “Perché non vederci anche durante la giornata…? Insomma, avremmo più tempo per conoscerci…”. Uriel la interruppe “Durante la giornata sono molto impegnato” disse “A domani sera, allora”. “A domani…” Aurenna rimase a osservare Uriel andarsene. Lo osservò fino a che non fu inghiottito nel buio.

Aurenna si voltò e si avviò alle sue camere. Mentre camminava si tolse tutte le pesanti mostrine che gravavano sul suo petto. Aprì la porta e si svestì completamente e indossò la sua camiciola da notte. Iniziò a spazzolarsi i capelli e ripensare a quello strano uomo che aveva incontrato. La sua mente non si soffermò neppure a pensare perché lui stava a guardarla da in cima a un muro ma pensava solo come doveva essere affascinante alla luce del sole. Non avrebbe certo fatto questi pensieri se avesse saputo quanto poteva essere poco affascinante Uriel se esposto a sole!



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Septienna
Monday, January 19, 2004 10:05 PM
Capitolo 6 – “Milady…”

Uriel la scorse in mezzo alla folla della piazza: chissà perché si era immaginato che quella ragazza non avesse mai messo una gonna in vita sua. A guardarla ne ebbe la conferma. Era fasciata in uno splendido abito blu notte bordato oro. Era stupenda ma si muoveva a fatica dentro quel vestito a lei così poco congeniale. Decise di andarla a salvare dalla pubblica umiliazione che le signore presenti le stavano impartendo attraverso impietosi sguardi di critica verso le sue movenze.
Le porse il braccio “Milady…”. Lei cercò di nascondere il disagio “Milord…”. Uriel la guardò: non era a disagio per lui ma per le sopraccitate signore che ora guardavano lui con palese ammirazione e lei con disprezzo. Sicuramente, pensò lui, non apprezzano il suo ruolo di militare. Ad un tratto sentì una gran pacca sulle spalle e si voltò di scatto, pronto ad attaccare.

Il suo vecchio conoscente, Michael Derewyn, gli sorrideva. Un sorriso falso e viscido come quello di un serpente, pensò Uriel, ma farò buon viso a cattivo gioco. “Ma tu guarda chi si rivede: il barone Uriel McKloire! E in compagnia di una deliziosa signorina, vedo…” Guardò con aria lasciva la scollatura di Aurenna e le fece il baciamano.

“Caro Uriel, ma dov’eri sparito per tutti questi anni?” chiese Michael. Uriel formulò velocemente una risposta accattabile: “Sono… mmmh… andato a visitare la Cina…”. “La Cina? e io che credevo avessi messo la testa a posto!”. Uriel strinse convulsamente la mano che teneva dietro la schiena “Si, la Cina. E tu invece? Hai trovato un lavoro degno di questo nome?” tentò di scherzare. Michael rispose distrattamente: “Si, certo. Faccio l’ammazza-vampiri…”

Uriel per poco non si strozzò. Fortunatamente Michael li salutò per andare a fare la corte ad un’altra bella fanciulla. Aurenna guardò il suo accompagnatore “Che avete? Sembrate streno…” E lui: “No, no… Sono solo rimasto colpito dal mestiere che ha deciso di intraprendere Michael…”. “L’ammazza-vampiri?”. “Si. Non vi sembra un po’ inverosimile? Ma ora cerchiamo un posto dove ballare” disse cercando di dare alla sua voce un tono il più convincente possibile.



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