Sasuke Kid
Tuesday, October 20, 2009 4:37 PM
tipo... il Gorgonzola!
un bell'articolo con foto.

e poi,
le cotolette, il prosciutto crudo, il salame felino... che ne so, cose così! delle schede!
che ne dite?

Lasair
Tuesday, October 20, 2009 5:14 PM
ma non è meglio più che scrivere le recensioni proporre direttamente le ricette?
Obbo!
Tuesday, October 20, 2009 5:18 PM
raghezzi mi fate venire famuzza...
Lasair
Tuesday, October 20, 2009 5:39 PM
pure a meeee.... ma sono solo le 17.40
Obbo!
Tuesday, October 20, 2009 5:43 PM
dici una cosa così Boss?



Da molti anni gli storici della cucina dibattono sulla paternità toponomastica della cotoletta: alla milanese o alla viennese? La diatriba potra' forse apparire di poco conto, al massimo degna di amabili conversazioni a tavola. Ma nel secolo scorso a Milano, le polemiche a proposito sono state acerrimo, e a momenti anche sanguinose, a causa delle evidenti implicazioni patriottiche.
A sostegno dei milanesi a un certo punto intervenne, con una missiva indirizzata al conte Attems (aiutante di campo di Francesco Giuseppe), il maresciallo Radetzky.
Nella lettera Radetzky affermava di aver scoperto a Milano la famosa cotoletta e ne descriveva minuziosamente la ricetta .
La polemica a questo punto sembrò placarsi, poichè i milanesi interpretarono l'affermazione del feldmaresciallo come un riconoscimento di identità culturale che spesso passa anche attraverso le tradizioni culinarie.
Si racconta che il conte Attems, dopo aver ricevuto la missima di Radetzky, avrebbe esclamato costernato:
"Ahinoi, puo' nuocere di piu' all'impero una cotoletta che le mie prigioni di Silvio Pellico, basta una cotoletta e fortificare l'animo del ribelle lombardo e a disfare la vittoria di Custoza!"

(Ricetta milanese dell'Ottocento, citata da C. Steiner ne “Il ghiottone lombardo”).
"Prendasi una costoletta di vitello o nodino che abbia il suo osso attaccato, altrimenti sarebbe almeno esagerato e fuori luogo chiamarla costoletta...
La si scelga né troppo grassa né troppo magra, ma più sul magro che sul grasso. La si stenda sul tagliere e col pestacarne si cominci a tormentarla dolcemente di modo che le fibrille della carne non si spappolino, ma si rompano. Quando questa operazione che può anche durare una ventina di minuti è finita, la costoletta viene fatta passare in uovo battuto, poi in pane grattugiato. Anche questa operazione va ripetuta almeno due volte per garantire una impanatura perfetta e regolare. Sul fuoco si sarà nel frattempo messo a sciogliere un grosso pezzo di butirro e poco olio di oliva finissimo, in modo da giungere alla bollitura. In esso si faranno passare le costolette che debbono, per essere mangiabili e perfette, risultare dorate in ogni loro parte. Prima di portarle in tavola, le costolette vanno finite, cioè bisogna coprire i 'manici' di ciascuna con un decoro di carta”.
stellapazza2000
Tuesday, October 20, 2009 9:45 PM
Re:
ci sto ci sto ci sto!!!!!!!!
Lasair
Wednesday, October 21, 2009 9:05 AM
stellapazza2000, 20/10/2009 21:45:

ci sto ci sto ci sto!!!!!!!!



allora vogliamo la ricetta dell'amatriciana doc true original

Sasuke Kid
Wednesday, October 21, 2009 9:50 AM
ottimo!
dai, diamoci da fare! buttate qualche abbozzo qui che comincio a mettere qualcosina sul sito!!!
stellapazza2000
Wednesday, October 21, 2009 1:53 PM
Re:
Lasair, 21/10/2009 9.05:



allora vogliamo la ricetta dell'amatriciana doc true original





ok! quella è una delle mie specialità!
Sasuke Kid
Wednesday, October 21, 2009 2:02 PM
Re: Re:
stellapazza2000, 21/10/2009 13.53:




ok! quella è una delle mie specialità!




vai!
clamp-champ
Thursday, October 22, 2009 11:01 AM
vi aiuto anche io!
stellapazza2000
Thursday, October 22, 2009 9:51 PM
AMATRICIANA
LA MATRICIANA DER SOR ALDO FABRIZI
Soffriggete in padella staggionata,
cipolla, ojo, zenzero infocato,
mezz'etto de guanciale affumicato
e mezzo de pancetta arotolata.

Ar punto che 'sta robba [...]è rosolata,
schizzatela d'aceto profumato
e a fiamma viva, quanno è svaporato,
mettete la conserva concentrata.

Appresso er dado che jè dà sapore,
li pommidori freschi San Marzano,
co' un ciuffo de basilico pe' odore.

E ammalappena er sugo fa l'occhietti,
assieme a pecorino e parmigiano,
conditece de prescia li spaghetti.


Questa è la versione in poesia del sor Aldo Fabrizi, famoso fratello della altrettanto famosa sora Lella.
Un accenno di storia: l’amatriciana pare non sia un piatto tipico di Roma ma di Amatrice, un paesello in provincia di Rieti, dal quale provenivano gli abitanti nella capitale per svernare, cioè per trovare lavoro durante l’inverno, e questi usavano mangiare questa bontà, che poi i romani hanno tenuto per loro. Come dargli torto.
Da alcune ricerche filologiche che ho fatto, come al solito quando mi voglio specializzare su una ricetta, ci sono nella ricetta di Aldo Fabrizi molti errori comuni che vengono fatti spesso mentre si prepara questa prelibatezza, come mettere la cipolla e il prezzemolo o usare la pancetta.
Parliamo adesso della ricetta originale.
1) Mettere in una padella ampia un filo d’olio, del guanciale saporito (niente pancetta vi prego) tagliato a cubetti e uno o due peperoncini di quelli piccoli e piccantini.
2) Lasciate lentamente cuocere finchè il grasso del guanciale non diventa trasparente
3) Sfumare con un goccio di vino o d’aceto bianco, ma proprio una lacrima
4) Aggiungere dei pelati interi (assolutamente niente passata di pomodoro nè pezzettoni o cubetti o pachino), da schiacciare con la forchetta. Il trucco per far venire ogni sugo buono, è quello di cuocerlo per moooooooooolto tempo a fuoco bassissimo. Per fare una pasta buona, vi consiglio di mettere sul fuoco l’acqua della pasta quando avete messo già i pelati in padella, ma se volete fare le cose fatte per bene, calcolate un’ora e mezza di cottura solo per il sugo.
5) Mettete l’acqua salata per la pasta sul fuoco, aspettate che bolla ben bene e buttate i bucatini o i rigatoni
6) Cuocere la pasta un bel po’ al dente, perché va scolata e ripassata in padella col sugo.
7) Mentre la ripassate, aggiungete una buona dose di pecorino romano (quello romano con la buccia nera, non sardo o calabro o valtellinese)
8) Servite nei piatti e mangiate con gusto!

Ps: non vi ho dato le proporzioni perché io vado a occhio, conoscendo bene i miei polli. C’è chi mangia 50grammi di pasta e chi non è contento se non ne mangia mezzo chilo. Fate delle prove secondo il vostro gusto. Mi raccomando fate le cose per bene, sarete ampiamente ripagati!
Sasuke Kid
Friday, October 23, 2009 11:48 AM
Re: AMATRICIANA
stellapazza2000, 22/10/2009 21.51:

LA MATRICIANA DER SOR ALDO FABRIZI
Soffriggete in padella staggionata,
cipolla, ojo, zenzero infocato,
mezz'etto de guanciale affumicato
e mezzo de pancetta arotolata.

Ar punto che 'sta robba [...]è rosolata,
schizzatela d'aceto profumato
e a fiamma viva, quanno è svaporato,
mettete la conserva concentrata.

Appresso er dado che jè dà sapore,
li pommidori freschi San Marzano,
co' un ciuffo de basilico pe' odore.

E ammalappena er sugo fa l'occhietti,
assieme a pecorino e parmigiano,
conditece de prescia li spaghetti.


Questa è la versione in poesia del sor Aldo Fabrizi, famoso fratello della altrettanto famosa sora Lella.
Un accenno di storia: l’amatriciana pare non sia un piatto tipico di Roma ma di Amatrice, un paesello in provincia di Rieti, dal quale provenivano gli abitanti nella capitale per svernare, cioè per trovare lavoro durante l’inverno, e questi usavano mangiare questa bontà, che poi i romani hanno tenuto per loro. Come dargli torto.
Da alcune ricerche filologiche che ho fatto, come al solito quando mi voglio specializzare su una ricetta, ci sono nella ricetta di Aldo Fabrizi molti errori comuni che vengono fatti spesso mentre si prepara questa prelibatezza, come mettere la cipolla e il prezzemolo o usare la pancetta.
Parliamo adesso della ricetta originale.
1) Mettere in una padella ampia un filo d’olio, del guanciale saporito (niente pancetta vi prego) tagliato a cubetti e uno o due peperoncini di quelli piccoli e piccantini.
2) Lasciate lentamente cuocere finchè il grasso del guanciale non diventa trasparente
3) Sfumare con un goccio di vino o d’aceto bianco, ma proprio una lacrima
4) Aggiungere dei pelati interi (assolutamente niente passata di pomodoro nè pezzettoni o cubetti o pachino), da schiacciare con la forchetta. Il trucco per far venire ogni sugo buono, è quello di cuocerlo per moooooooooolto tempo a fuoco bassissimo. Per fare una pasta buona, vi consiglio di mettere sul fuoco l’acqua della pasta quando avete messo già i pelati in padella, ma se volete fare le cose fatte per bene, calcolate un’ora e mezza di cottura solo per il sugo.
5) Mettete l’acqua salata per la pasta sul fuoco, aspettate che bolla ben bene e buttate i bucatini o i rigatoni
6) Cuocere la pasta un bel po’ al dente, perché va scolata e ripassata in padella col sugo.
7) Mentre la ripassate, aggiungete una buona dose di pecorino romano (quello romano con la buccia nera, non sardo o calabro o valtellinese)
8) Servite nei piatti e mangiate con gusto!

Ps: non vi ho dato le proporzioni perché io vado a occhio, conoscendo bene i miei polli. C’è chi mangia 50grammi di pasta e chi non è contento se non ne mangia mezzo chilo. Fate delle prove secondo il vostro gusto. Mi raccomando fate le cose per bene, sarete ampiamente ripagati!




bravissima!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
stellapazza2000
Friday, October 23, 2009 9:53 PM
Re: Re: AMATRICIANA
Sasuke Kid, 23/10/2009 11.48:




bravissima!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!




grassie grassie
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