Damien Hirst, artista o affarista?
A Firenze espone un teschio
Damien Hirst, foto di Pierluigi Siena
di Stefano Miliani
Damien Hirst è un abile affarista o un artista che dice davvero qualcosa su di noi e sul nostro tempo, sulla vita e sulla morte? E se fosse l’uno e l’altro? Ci sembra l'ipotesi più probabile. Il british artist ex “young” fa discutere e arrabbiare nelle cronache artistiche esponendo in Italia un pezzo unico per le cure di Francesco Bonami: a Palazzo Vecchio a Firenze, casa del Comune, mostra fino al 1° maggio 2011 campeggia buio solitario in una stanzetta un teschio, calco di platino di un teschio umano in scala 1 a 1 coperto da 8.601 diamanti puri “per un totale – informano le note sottintendendo che qualche significato nascosto nei numeri - di 1.106,18 carati. Sulla fronte – aggiunge solerte l’ufficio stampa italiano - è incastonato un grande diamante rosa a forma di goccia anche noto come “la stella del teschio”. I denti sono stati ricavati da un cranio vero del Settecento acquistato da Hirst a Londra”. Titolo: “For the Love of God”. Da una frase esclamata da sua madre.
Il teschio in una sala buia
Il teschio occhieggia da una teca in una saletta buia e nera, illuminato da luci che rifrangono i colori dello spettro ottico, sorvegliato a vista da una guardia armata. È beffardo. Ride, con quei denti in bella vista. Nell’antro si può entrare pochi alla volta per tre minuti a testa dopo aver attraversato un luogo in effetti in sintonia con questo “memento mori” di una ricchezza sfrontata e inconcepibile: dal Salone dei Cinquecento affrescato dal Vasari si sosta nello studiolo di Francesco I de Medici, scrittoio segreto tappezzato da dipinti del secondo Manierismo fiorentino carichi di simboli, rimandi a scienza, magia e alchimia (allora andavano di pari passo), allegorie, miti, realizzato dal 1570 al 1575.
I diamanti non vengono da zone di guerra. Il teschio nel buio attrae morbosamente. Investe due temi. Il primo è quasi scontato: quello della morte e della vanità del lusso, con una concezione pre-barocca se non proprio barocca, intorno a un oggetto che da Shakespeare in poi ha conquistato molti artisti. Dall’altro lato il teschio riapre l’interrogativo: con le sue mucche in formaldeide e gli squali, con gli scaffali di medicinali, Hirst è un affarista con pochi rivali al mondo che sfrutta l’arte? O è un artista mosso dall’urgenza di riflettere sull’esistenza? Per quanto ci riguarda optiamo per questa idea: è un artista autentico, capace di idee folgoranti e inquietanti, e al contempo ha un fiuto mediatico pazzesco ed è un affarista. Forse Hirst in persona è una metafora del turbocapitalismo.
Un’annotazione sulla foto: pubblicare l’immagine del teschio implica tali e tante clausole con l’ufficio legale di Hirst che è impossibile non incappare in sanzioni economiche presumibilmente pesanti. E ingiuste. Per questo non mettiamo il teschio ma l'artista ritratto nel cortile di Palazzo Vecchio dal fotografo Pierluigi Siena.
Info utili
Palazzo Vecchio, 26 novembre 2010 - 1 maggio 2011
Orario:
Tutti i giorni 9.00 – 19.00, giovedì 9.00 – 14.00. La biglietteria chiude un’ora prima. In primavera, in data da definirsi, l'apertura sarà 9-24.
Biglietti: Intero € 10,00, Ridotto € 8,00, Ridotto speciale € 3,00 ragazzi dai 4 ai 17 anni e scolaresche
Il Comune di Firenze, i Musei Civici Fiorentini e Arthemisia Group ringraziano Pitti Immagine per la collaborazione.
www.hirst.it www.comune.fi.it
3 gennaio 2011
l'U