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Keirosophos
Sunday, March 28, 2010 9:24 PM
Ok grazie, si inizia con la 2 guerra punica alle porte allora
Keirosophos
Monday, March 29, 2010 2:10 PM
Domanda riguardante la mappa: ci sarà il lago Tritone (o tritonide) in tunisia? Perchè vedendo il map_regions del mod mi è sembrato di non vederlo.... dovrebbe corrsispondere all'attuale lago di Chott el-Jerid it.wikipedia.org/wiki/Chott_el-Jerid
The Housekeeper
Monday, March 29, 2010 2:32 PM
probabilmente ce ne siamo dimenticati, anche se (data l'enorme scala della mappa) apparirà più come un piccolo stagno che un lago :)
Keirosophos
Tuesday, March 30, 2010 1:32 PM
Devi considerare che ora è molto più piccolo che in passato....

chiamali piccoli quei due laghi
insieme poco ci manca che raggiungano l'estensione della sicilia (va bè non tutta!!! però..)
The Housekeeper
Tuesday, March 30, 2010 2:15 PM
apperò! allora sì che bisogna metterli :)
Keirosophos
Tuesday, March 30, 2010 2:58 PM
Magari si può fare che le regioni confinanti a quei laghi che non hanno uno sbocco sul mare mettono il porto lì!
Keirosophos
Tuesday, March 30, 2010 6:41 PM
E' possibile?
The Housekeeper
Wednesday, March 31, 2010 2:55 PM
penso di sì ;)
The Housekeeper
Monday, June 07, 2010 10:48 AM
Qualcuno saprebbe dirmi se esiste al 240 a.C. una città in Gaetulia, nella zona dove in seguito sorgerà la romana Dimmidi?
The Housekeeper
Tuesday, June 08, 2010 1:56 PM
ottimo

direi che ci salviamo con Tucrumuda
ironman1989.
Tuesday, June 08, 2010 2:11 PM
Benissimo House
ironman1989.
Wednesday, June 09, 2010 9:40 PM
House ma con la mappa a che punto sei?
Keirosophos
Wednesday, June 09, 2010 11:41 PM
Quindi i laghi tra tunisia e algeria ci saranno? Magari con dei porti per quelle regioni senza sbocco sul mare?
The Housekeeper
Thursday, June 10, 2010 9:45 AM
Abbiamo quasi finito, a giorni faremo una preview completa ;)
sì i laghi in tunisia e algeria ci saranno, ma senza porti
johnwhile
Thursday, June 10, 2010 10:19 AM
Non sò se si può risolvere ma ad esempio in alcune campagna che feci (quando ancora giocavo a med2) dato che i pirati appaiono a random nei mari era successo che una flotta ribelle era apparsa in un lago senza porto quindi era bloccata li, vedere una flotta bloccata per sempre in un posto dava molto fastidio.
Non è che si può controllare dove appaiono le navi ribelli ? questo per evitare che magare in questi laghi non si creino flotte.
ironman1989.
Thursday, June 10, 2010 1:06 PM
Re:
The Housekeeper, 10/06/2010 9.45:

Abbiamo quasi finito, a giorni faremo una preview completa ;)
sì i laghi in tunisia e algeria ci saranno, ma senza porti




Keirosophos
Thursday, June 10, 2010 1:25 PM
Molto bene! Peccato per i porti però...vabbè non erano necessari! :D
Aspettiamo la preview!!
The Housekeeper
Saturday, June 12, 2010 7:49 PM
NUOVA PREVIEW MAPPA STRATEGICA
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NORICO
Norico (latino: Noricum) è una regione storica corrispondente all'attuale Austria centrale (ad ovest di Vienna), a parte della Baviera (Germania), alla Slovenia orientale e parte dell'arco alpino italiano nord-orientale. Esso confina a ovest con la Rezia lungo il fiume Inn, a sud con l'Italia lungo il crinale delle Alpi Carniche, ad est con la Pannonia, mentre a nord con le popolazioni barbariche di Marcomanni e Naristi. Il Norico era popolato alla fine della prima Età del ferro dalla cultura di Hallstatt. Attorno alla metà del IV secolo a.C. una prima ondata di popoli celti, invasero il Norico, portando con loro nuove tradizioni (Cultura di La Tène), che nei secoli successivi furono assorbite dalle popolazioni indigene.\n\n
Gli studi preistorici e linguistici della regione hanno evidenziato tre diverse componenti: i Veneti nella parte meridionale-occidentale del Norico, vale a dire nel Tirolo orientale e nella Carinzia, con le tribù dei Laianci, dei Saevates, e dei Carni settentrionali; gli Illiri nella parte meridonale-orientale, come propagazione delle popolazioni illiriche di Pannoni e Dalmati; i Celti, gli ultimi arrivati, nella parte settentrionale, identificabili con i Taurisci o Norici come suggerisce Plinio il Vecchio.\n\n
I Celti nel corso dei tre secoli successivi occuparono gradualmente l'intera area norica, a partire dalla valle dal Danubio, per poi percorrere le vallate Alpine fino alla Carinzia (nella seconda metà del III secolo a.C.), e poi ad est, espellendo le tribù illiriche che si trovavano in quest'area. Fondarono numerose città, che anocra all'epoca romana conservavano il suffisso celtico come Boiodurum, Stanacum, Joviacum, Lauriacum, Juvavum, Ovilava, ecc.\n\n
Il primo incontro tra gli abitanti di questa regione ed i Romani avverrà solo nel 183 a.C., quando alcune bande di Taurisci avevano decideranno di migrare nell'Italia settentrionale, più precisamente in Friuli, nella zona dove un paio d'anni più tardi sarebbe sorta Aquileia, intenzionati a fondarvi un loro nuovo oppidum. Roma però, che non voleva interferenze sul suolo italico da parte di altri popoli, interverrà costruendovi una nuova colonia a protezione dei suoi confini settentrionali (Aquileia appunto).



SARMATI
I Sarmati come gli Sciti fanno parte della famiglia etnica iranofona (di lingua indoeuropea e quindi aperta alla cultura e alla religione persiana). Si dividono probabilmente in 4 tribù: Roxolani (o Rossolani), Iazigi, Aorsi e Alani. Abitano le steppe lungo il Volga, le regioni pedemontane degli Urali meridionali e la steppa del Kazakistan occidentale. Nei loro territori d'origine essi si scontrarono con i Battriani, i Parti e i Sogdiani. In diversi periodi e a diverse ondate essi si sono spinti verso occidente.\n\n
I Roxolani si insediarono nei territori occupati dagli Sciti a nord e a nord ovest del Mar Nero (tra il III secolo a.C. e il II d.C.) e con essi, in un primo momento, stabilirono un rapporto di alleanza. Quando questo rapporto venne meno i Sarmati conquistarono i territori degli Sciti assoggettando la popolazione al loro potere. Gli Iazigi si insediarono nei territori a ovest dei Daci, a sud dei Germani e sia a est sia a nord del Danubio tra il III secolo a.C. e il II d.C. Sugli Aorsi si sa poco: è probabile che si fossero stanziati nei pressi del regno del Bosforo a sud-est degli Alani. Gli Alani si insediarono ad est del Mar Nero a nord del Caucaso e degli Aorsi e qui ci vengono descritti dai Romani come allevatori di cavalli.\n\n
I Sarmati sono infatti infatti abili cavalieri e in battaglia si dividono in cavalieri pesanti (catafratti) e leggeri (arcieri a cavallo). Con i Romani non ebbero sempre rapporti pacifici e anzi spesso si fronteggiarono in lunghe guerre. Nel II secolo d.C. Roxolani e Iazigi (alleati per tutto il I secolo d.C. di Roma) si schierarono contro i Romani con i Daci per difendere questi ultimi da Traiano che intendeva conquistarne i territori, e fu proprio Traiano a sconfiggerli durante la campagna.\n\n
Nel corso del III secolo d.C. i Sarmati per via della conquista dei Goti dei territori a nord del Mar Nero si divisero in 2 gruppi: uno occidentale e uno orientale. Nel 375, dall'Oriente giunsero gli Unni, che dopo aver fatto strage degli Alani accolsero i resti delle loro tribù nel loro esercito diretto verso Occidente. I vari gruppi di Sarmati furono a volte alleati dei Romani contro gli altri barbari ma altrettante volte furono nemici di Roma saccheggiandone i territori periferici e non solo: gli Alani infatti si unirono ai Vandali nella conquista dell'Africa al punto che il sovrano vandalo poté assumere il titolo di "re dei Vandali e degli Alani.




SCIITI
Gli Sciti (o Scythi) sono una popolazione seminomade probabilmente di origine iranica, mitologicamente nata dall'unione tra un eroe greco (Eracle) e una donna serpente (Echidna) tra l'VIII ed il VII secolo a.C. Gli Sciti, chiamati anche Saka, avevano caratteristiche antropologiche europoidi, mesocrani dalla faccia larga con nasali pronunciati e orbite basse, di ceppo nord-iranico.\n\n
Provenienti dalla Siberia meridionale, erano presenti dal VII secolo a.C. nella vasta area compresa tra il Don e il Danubio da dove, vinti e assogettati i Cimmeri dilagarono, nel corso del VI secolo a.C., verso l'area balcanica e la Pannonia, nel bacino settentrionale del Ponto Eusino per poi toccare la Germania orientale e con i Traci l'Italia settentrionale. Stanziamenti sciti sono presenti in Transilvania con la denomimazione di Agatirsi.\n\n
Pare che il nome Sciti debba intendersi come l'iranico Skuta, con il significato di arcieri dalla radice Proto-Indo-Europea skeud- "gettare, lanciare", che è anche consistente con il fatto che gli Sciti erano utilizzati come arcieri nell'esercito persiano achemenide. La società scita era di tipo verticale, fortemente strutturata: accanto agli Sciti Reali, l'apice della piramide gerarchica di cui costituiva il gruppo dominante, si trovavano gli Sciti Elleni, gli Sciti coltivatori, gli Sciti Erranti, e gli Sciti allevatori di vacche in una graduazione a cui corrispondeva un diverso peso politico.\n\n
Il loro territorio si collocava tra il Mar Nero settentrionale, le pendici meridionali dei Monti Urali e a oriente le steppe dell'attuale Kazakistan. Erodoto (V secolo a.C.) ne descrisse mirabilmente gli usi e le consuetudini e, ammirandoli, arrivò persino a raggiungerne i territori di passaggio per poterne testimoniare direttamente le attività. Ebbero frequenti contatti da una parte con la Cina e dall'altra con la Grecia. Definiti da questi ultimi barbari, mostrarono al contrario un'apprezzatissima vitalità artistica e una notevole complessità organizzativa e logistica, oltre a un'indubbia valenza militare della quale i loro vicini (tra i quali i Medi) fecero spesso dolorosa esperienza.\n\n
Gli scambi commerciali con l'Ellade, di cui il loro territorio costituiva il granaio, contribuirono all'aumento della ricchezza delle loro aristocrazie, già molto ingente per le razzie e i tributi che imponevano ai popoli assoggettati. Gli Sciti svolsero anche la funzione di intermediazione tra il mondo ellenico e i popoli delle steppe, i Sauromati prima, i Sarmati e i Massegeti dopo.
Il permanere di questi rapporti internazionali ridimensiona l'idea di nomadismo come caratteristica tipica della società scita.



KUSH
Meroë o Meroe (meroitico: Medewi o Bedewi; arabo: Meruwah) fu una antica città posta sulla riva orientale del Nilo, capitale del regno di Kush per molti secoli. La città ha dato il nome di Isola di Meroe per il Butaana, una regione circondata da tre lati dal fiume Nilo.\n\n
Il primo stato kushita di cui abbiamo notizie è il regno di Kerma che si forma intorno al 2600 a.C. La mancanza di fonti scritte locali e la scarsità di accenni a questo regno nei documenti egizi rende difficoltosa la nostra conoscenza su di esso. Intorno al 2500 a.C., durante la v dinastia l'Egitto riprende il movimento di espansione verso sud, movimento che si arresta con lo sfaldamento dello stato egizio al termine dell'antico regno intorno al 2200 a.C.\n\n
Con il riorganizzarsi dello stato egizio (medio regno) sotto i sovrani della XII dinastia riprende il movimento di espansione verso sud ed il confine si sposta fino alla terza cateratta del Nilo, nei pressi di Kerma che è ricordata come un grande emporio commerciale. La fine del medio regno (intorno al 1800 a.C.) pone nuovamente termine ai contatti tra Egitto e Nubia.\n\n
I pochi dati in nostro possesso sembrano comfemare che il regno di Kerma esistette comunque fino al 1500 a.C. quando l'Egitto, sotto la direzione dei potenti sovrani della XVIII dinastia riprese l'espansione verso sud questa volta con intenti colonialistici. Thutmose III sposta il confine alla quarta cateratta, a sud di Kerma, e fa costruire una rete di fortezze da cui l'esercito possa controllare la regione che diviene una fonte di approvvigiamenti per l'impero. In questa fase il governatore egizio della Nubia, spesso un principe di sangue reale, riveste il titolo di Figlio del re di Kush.\n\n
La fase coloniale termina nell'XI secolo a.C. con il collasso del nuovo regno. In Nubia si afferma il nuovo centro di potere di Napata. A Napata si rifugiano, intorno al 950 a.C., i sacerdoti di Amon discendenti da Herihor (vedi anche Dinastia dei Primi Profeti di Amon) scacciati da Tebe dai sovrani libici della XXII dinastia. L'influenza dei rifugiati dà vita ad una società fortemente egizianizzata in senso tradizionalista, soprattutto in campo religioso.\n\n
Intorno al 750 a.C. Piankhi, fondatore della XXV dinastia egizia, parte da Napata per conquistare ed unificare l'Egitto. I suoi successori proseguono e, quasi, portano a termine l'impresa ma nel 671 a.C. l'entrata in scena degli Assiri, che invadono la valle del Nilo, pone fine alle speranze dei sovrani di Napata a cui non resta che ritirarsi in Nubia (vedi anche Re di Nubia). Nel 591 a.C. l'esercito egizio sotto il comando di Psammetico II, allo scopo di prevenire un'analoga azione nubiana, invade e conquista, temporaneamente, Napata che inizia a perdere importanza nei confronti di Meroë.\n\n
I documenti in nostro possesso mostrano chiaramente che i successori di Aspelta, il sovrano sconfitto da Psammetico II, hanno la loro capitale non più a Napata bensì nella più meridionale Meroë. Non conosciamo l'esatta data dello spostamento della capitale anche se molti storici ritengono che sia stata una reazione all'invasione egizia della Bassa Nubia durante il regno di Aspelta. Altri storici ritengono che lo spostamento sia stato l'effetto dell'aumentata importanza della lavorazione del ferro i cui forni richiedono molto combustibile più facilmente reperibile a Meroë, grazie alle foreste che la circondano, rispetto che a Napata.\n\n
Altro fattore che potrebbe aver influito sullo spostamento è lo svincolo dal fiume Nilo per quanto riguarda il commercio. Lo spostamento a sud avrebbe favorito i contatti con i mercanti greci insediatisi sulle rive del Mar Rosso. Un ulteriore teoria propone che si siano formati due stati: uno con capitale Napata ed uno con capitale Meroë e che il secondo avrebbe lentamente inglobato il primo.\n\n
I dati archeologici ci dicono che nel periodo in questione non sembrano esservi a Napata palazzi reali benché la città rimanga un importante centro religioso ove i re vengono incoronati e sepolti. Intorno al 300 a.C. i sovrani iniziano a farsi seppellire nella capitale e alcuni vedono in questo una frattura tra il potere reale e quello dei sacerdoti di Napata. Diodoro Siculo riporta la tradizione di un re, di nome Ergamenes, che avendo ricevuto dai sacerdoti l'ordine di suicidarsi lo rifiutò facendo giustiziare i sacerdoti stessi.\n\n
Alcuni storici vedono nel nome Ergamenes il re Arrakkamani, il primo ad essere sepolto a Meroë. È però da dire che la corretta traslitterazione di Ergamenes è Arqamani un sovrano il cui regno si colloca molti anni dopo l'inizio dell'uso della necropoli di Meroë. Il regno di Meroë prospera per molti secoli, anche se noi possediamo scarse notizie su di esso, dando anche vita ad una scrittura originale derivata dal geroglifico.



ILLIRI
L'Illiria e' la regione corrispondente all'attuale fascia costiera orientale del Mare Adriatico, abitata dagli Illiri, un'antica popolazione che parlava una lingua indoeuropea. Gli Illiri arrivarono nella parte occidentale della penisola Balcanica intorno al 1000 a.C., tra la fine dell'Età del Bronzo e l'inizio dell'Età del Ferro. Nei successivi mille anni, essi occuparono territori che si estendevano dai fiumi Danubio, Sava e Morava al Mare Adriatico ed ai monti Sar. L'area fu inizialmente abitata da due gruppi, noti dai tempi dell'Impero Romano con il nome di Pannoni e Dalmati.\n\n
Gli Illiri intrapresero contatti commerciali e bellici con i loro vicini. Gli antichi macedoni probabilmente avevano radici illiriche, ma sotto Filippo il macedone la classe dominante assorbì la cultura Greca. Si mescolarono anche con i Traci nell'annessione dei territori orientali. A sud e lungo le coste del Mare Adriatico, gli illiri subirono molto l'influenza dei greci, che vi fondarono delle postazioni commerciali. L'odierna città di Durazzo si sviluppò per l'appunto da una colonia greca nota come Epidamno, fondata alla fine del VII secolo a.C. Un'altra famosa colonia greca, Apollonia sorse tra Durazzo e la città portuale di Valona.\n\n
Gli illiri producevano e scambiavano bestiame, cavalli, prodotti agricoli e beni di lusso forgiati nel rame locale e nel ferro. Furti e guerre erano all'ordine del giorno tra le popolazioni illiriche, e i loro pirati furono una lunga piaga per i marinai che solcavano l'Adriatico. I consigli degli anziani sceglievano un capo a guida di ognuna delle tribù illiriche. Di volta in volta, i capi locali estendevano il loro controllo sopra altre tribù e formavano regni dalla breve vita. Durante il V secolo a.C., un centro ben sviluppato si era esteso nell'estremo nord, sulla parte alta della valle del fiume Sava, oggi Slovenia. Più volte i gruppi di illiri migrarono al di là delle loro terre diretti nella penisola italica.\n\n
Il regno illirico di re Bardhylus divenne un formidabile centro di potere nel IV secolo. Nel 359 a.C., il re di Macedonia, Perdicca III, fu ucciso durante un assalto agli Illiri. Nel 358 a.C., Filippo II il Macedone, padre di Alessandro Magno, li sconfisse e assunse il controllo del loro territorio fino al lago di Ocrida. Alessandro stesso condusse le truppe del loro capo Clito nel 355 a.C. e condottieri tribali illirici nonché molti soldati accompagnarono Alessandro alla conquista della Persia. Dopo la sua morte nel 323 a.C., regni Illirici indipendenti si ribellarono nuovamente. Nel 312 a.C. re Glauco espulse i greci da Durazzo.\n\n
Verso la fine del III secolo a.C., un regno Illirico si stanziò nei pressi dell'odierna città albanese di Scutari e pose il suo controllo su parte dell'Albania settentrionale, Montenegro e Erzegovina. Sotto la regina Teuta, attaccarono imbarcazioni mercantili romane nel Mare Adriatico e diedero a Roma una valida scusa per invadere i Balcani. Iniziano così le Guerre Illiriche...



SABEI
La storia antica dello Yemen (Arabia meridionale) è particolarmente rilevante perché lo Yemen è uno dei più antichi centri di civiltà del Vicino Oriente e del mondo intero. Le sue terre relativamente fertili, un adeguato regime delle piogge in un ambiente climatico relativamente umido hanno contribuito fortemente all'insediamento stabile di popolazioni: fattori questi riconosciuti dall'antico geografo greco Tolomeo, che descrisse lo Yemen definendolo Eudaimon Arabia (espressione tradotta in latino Arabia Felix) cioè Arabia Fortunata o Arabia Felice.\n\n
Durante il III secolo a.C., i regni dell'Arabia meridionale furono in continuo conflitto fra loro. I più ricchi e potenti tra i molti piccoli stati yemeniti erano il Regno di Saba (con capitale a Ma'rib), il Regno di Hadramawt (con capitale a
Shabwa), il Regno di Awsan (con capitale a Hagar Yahirr), il Regno di Qataban (con capitale a Timna) e il Regno di Ma'in (con capitale a Karna). Sabei, Hadramiti, Aswaniti, Qatabanici e Minei continueranno a lottare per il controllo delle rotte carovaniere dell'Arabia e dei traffici marittimi del Mar Rosso finchè non si presenterà la minaccia di un invasore straniero, il regno africano di Aksum.\n\n
Durante la dominazione sabea dello Yemen, il commercio e l'agricoltura fiorirono, producendo grandissimo benessere e prosperità nelle popolazioni. Il regno sabeo è localizzato nella regione che oggi si chiama Asir, nel sudovest dello Yemen, e la sua capitale, Ma'rib, è localizzata vicino all'odierna capitale dello Yemen, San'a. Secondo una tradizione araba, il figlio maggiore di Noè, Shem, fondò la città di Ma'rib.\n\n
Durante il periodo sabeo, lo Yemen fu chiamato "Arabia Felix" dai Romani che ripresero l'analoga espressione greca Eudamonia Arabia. A di là dell'indubbia ricchezza derivante dalla sua agricoltura (resa florida da una sapiente regolamentazione delle sue acque) e dei suoi traffici transarabici, la parola "eudamonìa" fu originata in realtà da un errore d'interpretazione dell'aggettivo y-m-n-y che, oltre che "felice, prospero" poteva voler dire anche "meridionale". Da "Arabia meridionale" scaturì - per una sorta di serendipity linguistica - l'espressione "Arabia felice".\n\n
Il successo del regno era basato sulla coltivazione e sul commercio di spezie e di aromata, tra cui l'incenso e la mirra, esportati verso il Mediterraneo, l'India e l'Abissinia, dove la domanda era particolarmente significativa, usando dromedari lungo le carovaniere arabe e verso l'India percorrendo rotte oceaniche. L'agricoltura in Yemen fu consentita da un avanzato sistema idraulico d'irreggimentazione delle acque, articolato su ampi canali idrici sotterranei, canali di superficie e dighe in grado di creare capaci bacini d'acqua fluviale e piovana. La più significativa di tali opere fu la diga di Ma'rib, costruita verso il 700 a.C., che permetteva l'irrigazione di circa 25.000 acri di terreno agricolo e che funzionò per circa un millennio, pur con una lunga serie d'interventi riparativi e migliorativi, e che collassò infine nel 570 d.C. a causa del trascurato stato delle opere di assetto ingegneristico.



GRECO-BATTRIANI
Battria e' il nome in greco antico di un territorio situato tra l'Hindu Kush (Caucasus Indicus) e l'Oxus. La Battriana confina ad est con l'antica regione di Gandhara nel subcontinente indiano. La lingua battriana e' una lingua iranica della sotto-famiglia indo-iraniana delle lingue indoeuropee. Inoltre i Battriani sono una delle linee ancestrali dei Tagichi dell'Asia centrale così come forse dei Pashtun. È un paese montagnoso con clima moderato. L'acqua è abbondante e la terra è molto fertile.\n\n
La Battria era in origine una provincia dell'Impero Persiano nell'Asia centrale. È in queste terre, dove il fertile terreno del paesaggio montagnoso è circondato dal deserto Turaniano, che il profeta Zoroastro predicò e guadagnò i primi adepti. Il linguaggio sacro in cui è scritto l' Avesta, il libro sacro degli Zoroastriani, era una volta denominato "vecchio Bactriano". \n\n
Non è noto se la Battria facesse parte dell'Impero dei Medi, ma la regione fu sottomessa da Ciro il grande e da allora formò una delle satrapie dell'Impero persiano. Dopo che Dario III di Persia fu sconfitto da Alessandro Magno ed ucciso nel caos susseguente, il suo uccisore Besso, satrapo di Bactria, cercò di organizzare una resistenza nazionale intorno alla sua satrapia.\n\n
Alessandro conquistò la Battria senza troppe difficoltà; solo in Sogdiana nel nord, oltre l'Oxus, incontrò una forte resistenza. La Battria divenne una provincia dell'Impero macedone e subito entrò sotto il governo di Seleuco I, re dell'Asia. I macedoni (specialmente Seleuco I e suo figlio Antioco I) fondarono l'Impero Seleucide e molte grandi città greche nell'Iran orientale, cosicché la lingua greca divenne per un certo tempo quella dominante. Il paradosso che la presenza greca fosse maggiore in Bactria piuttosto che in aree più vicine alla Grecia potrebbe essere spiegato dalla politica dei nuovi re Persiani di spostare gli inaffidabili coloni greci in questa provincia più remota del loro enorme impero.\n\n
Le grandi difficoltà incontrate dall'Impero seleucide mentre combatteva gli attacchi di Tolomeo II d'Egitto, diedero a Diodoto, satrapo di Battria, l'opportunità di rendersi indipendente (verso il 255 a.C.) e di conquistare anche la Sogdiana. Egli fu il fondatore del regno greco-battriano, il più prospero e urbanizzato tra i regni ellenistici orientali.\n\n
Con l'emergere dei Parni (futuri Parti) guidati da Arsaces, nelle regioni partiche a sud-est del Mar Caspio, i Battriani furono tagliati fuori da ogni contatto col mondo greco occidentale. Diodoto e i suoi successori furono abili a difendersi dagli attacchi dei Seleucidi, in particolare di Antioco III il Grande, che fu definitivamente sconfitto dai Romani nel 190 a.C. I Greco-battriani furono così potenti che furono in grado di espandere il loro territorio fino all'India, a formare il regno indo-greco.



CARTAGINESI
Cartagine fu una potente citta' del Nordafrica. Secondo lo storico greco Timeo, la fondazione di Cartagine risalirebbe all'814 a.C., mentre per Giuseppe Flavio la data di fondazione sarebbe l'826 a.C. Cartagine venne fondata da coloni fenici provenienti dalla città di Tiro che portarono con loro il dio della città Melqart. Secondo la tradizione a capo dei coloni (o forse profughi politici) era Didone (conosciuta anche come Elissa). Numerosi sono i miti relativi alla fondazione che sono sopravvissuti attraverso le letterature greca e latina; uno di questi narra che il fratello di Elissa, Pigmalione di Tiro, capo dell'omonima città, fece uccidere il marito della sorella, per carpirne le ricchezze. Elissa, quindi, lasciò la città e dopo lunghe peregrinazioni, approdò sulle coste libiche dove fondò Cartagine.\n\n
I primi anni di Cartagine, posta nel Mar Mediterraneo, sono definiti da una lunga serie di rivalità fra le famiglie proprietarie terriere e le famiglie dei commercianti e marinai. In genere, a causa dell'importanza dei commerci per la città, la fazione "marittima" controllava il governo e, durante il VI secolo a.C., Cartagine cominciò ad acquisire il dominio dell'area del Mediterraneo Occidentale. Mercanti ed esploratori costruirono una vasta rete di commerci che portarono una grande prosperità e un largo potere alla città-stato. Si tramanda che già all'inizio del VI secolo a.C. Annone il navigatore si sia spinto lungo la costa dell'Africa fino alla Sierra Leone; contemporaneamente sotto la guida di Malco, la città iniziò la conquista sistematica delle regioni costiere dell'Africa e del suo interno.\n\n
All'inizio del V secolo a.C., Cartagine era il più importante centro commerciale della regione, una posizione che avrebbe mantenuto fino alla sua caduta per mano romana. La città-stato aveva conquistato i territori delle antiche colonie fenicie (Adrumeto, Utica, Kerkouane...) e le tribù libiche, allargando la sua dominazione su tutta la costa dell'Africa dall'odierno Marocco ai confini dell'Egitto. La sua influenza si allargava inoltre nel Mediterraneo con il controllo della Sardegna, Malta, le isole Baleari e la parte occidentale della Sicilia. Erano state stabilite colonie anche in Spagna. In tutto il Mediterraneo occidentale resistevano all'imperialismo commerciale cartaginese solo Marsiglia (colonia greca focese), le colonie greche della costa italiana e i commercianti etruschi che a malapena mantenevano il controllo delle coste italiane del Mar Tirreno e lottavano per la Corsica.\n\n
L'impero commerciale cartaginese, alle origini, dipendeva strettamente dalle relazioni economiche con Tartesso e altre città della Penisola Iberica. Da qui Cartagine otteneva grandi quantità di argento e, cosa molto più importante, di stagno, determinante per la fabbricazione di oggetti di bronzo in tutte le civiltà antiche. Cartagine seguiva le rotte commerciali della città-madre, Tiro. Alla caduta di Tartesso le navi cartaginesi risalirono direttamente alla sorgente primaria dello stagno nella regione nord occidentale della Penisola Iberica e in seguito fino alla Cornovaglia. Altre navi cartaginesi si inoltrarono nella costa atlantica dell'Africa tornando con l'oro fin dall'odierno Senegal.\n\n
Il governo di Cartagine e' un'oligarchia, non diversa da quella di Roma repubblicana. I Capi dello Stato sono chiamati "suffeti" che verosimilmente era il titolo del governatore della città-madre Tiro. "Suffeti" letteralmente si traduce con "giudici", carica che ricorda i "Giudici" citati nella Bibbia. Gli scrittori romani invece, utilizzano il termine "reges" (Re); ma non dimentichiamo il forte senso spregiativo che la parola "re" ha per i romani, accesi repubblicani.\n\n
Cartagine venera molti dei. La suprema coppia divina era formata da Tanit e Baal. Diversamente dalla maggioranza della popolazione i preti si radono il viso. Nei primi secoli i rituali della città includevano danze ritmiche tratte dalla tradizione fenicia e sembra che la dea Astarte fosse molto popolare. Il successo di Cartagine portò alla creazione di una potente flotta atta a scoraggiare sia i pirati che le nazioni rivali. Questa potente flotta, insieme al successo e alla crescente egemonia portò Cartagine verso un sempre crescente conflitto con la Grecia, l'altro maggior concorrente per il controllo del Mediterraneo Centrale.\n\n
L'isola di Sicilia, posta alle porte di Cartagine, divenne il teatro dove sarebbe scoppiato questo conflitto. Fin dai primi giorni sia Greci che Fenici furono attratti dalla grande isola, lungo le coste della quale stabilirono un grande numero di colonie e stazioni di posta. Nel corso dei secoli furono combattute piccole battaglie fra questi insediamenti ma nel 480 a.C. la Sicilia divenne il terreno principale per la prima grande campagna militare cartaginese.\n\n
Gerone, tiranno di Siracusa, in parte aiutato e supportato dai Greci, tentava di unire l'isola sotto il suo governo. Questo imminente pericolo non poteva venire ignorato da Cartagine che, forse come parte di un'alleanza con la Persia al momento in guerra con la Grecia, mise in campo il più grande esercito che avesse mai formato, al comando del generale Amilcare. Anche se le cifre tradizionali indicano un numero di 300.000 uomini, quasi sicuramente esagerato, certo Cartagine mostrò una forza formidabile.\n\n
Nella navigazione verso la Sicilia, comunque, Amilcare subì delle perdite (probabilmente severe) a causa delle avverse condizioni atmosferiche. Perciò, sbarcato a Panormum, il generale fu pesantemente sconfitto nella battaglia di Imera dove trovò la morte o per le ferite o per suicidio suggerito dalla vergogna. Cartagine fu severamente indebolita dalla sconfitta e il vecchio governo, allora nelle mani della nobiltà, fu sostituito dalla Repubblica Cartaginese.\n\n
Nel 410 a.C., nondimeno, Cartagine aveva recuperato la sua potenza sotto una serie di governanti di successo. Nel 409 a.C. Annibale Magone guidò la nuova spedizione in Sicilia riuscendo a conquistare le piccole città di Selinunte (antica Selinus) e Imera prima di rientrare trionfalmente a Cartagine con le loro spoglie. Siracusa, la principale nemica, rimase però intoccata e nel 405 a.C. Annibale Magone guidò una seconda spedizione per conquistare l'intera isola. Questa spedizione incontrò una feroce resistenza armata e fu colpita dalla pestilenza. Durante l'assedio di Agrigento, Annibale Magone morì per la peste che decimò le forze cartaginesi.\n\n
Il successore di Annibale Magone, Imilcone riuscì a riportare la campagna su migliori binari rompendo l'assedio dei Greci, conquistando Gela e sconfiggendo ripetutamente le forze di Dionisio il nuovo Tiranno di Siracusa. Ciononostante, con l'esercito indebolito dalla peste, fu costretto a chiedere la pace prima di ritornare a Cartagine.\n\n
Nel 398 a.C. Dionisio, riacquistata la sua potenza, ruppe il trattato di pace colpendo la fortezza cartaginese di Motya. Imlico rispose con decisione guidando una spedizione che non solo riprese Motya ma conquistò Messina e, infine, pose l'assedio a Siracusa stessa. L'assedio terminò con successo nel 397 a.C. ma l'anno successivo la peste colpì ancora l'esercito di Imlico che collassò. D'altra parte, la conquista della Sicilia era diventata un'ossessione per Cartagine. Nel corso dei successivi 60 anni Greci e Cartaginesi si scontrarono in un'incessante serie di scaramucce.\n\n
Fra il 280 a.C. e il 275 a.C., Pirro dell'Epiro mosse due grandi campagne nel tentativo di proteggere ed estendere l'influenza greca nel Mediterraneo Occidentale. Una campagna venne scatenata contro Roma con il proposito di difendere le colonie greche del sud Italia. La seconda campagna venne mossa contro Cartagine nell'ennesimo tentativo di riportare la Sicilia interamente sotto controllo greco. Pirro, pur vincendo alcune battaglie sia in Italia che in Sicilia (i cartaginesi si arroccarono a Lilibeo dove respinsero l'assedio), non riuscì a portare a termine gli obiettivi che si era prefisso. Dove per Cartagine questo significò il mero ritorno allo status quo, per Roma significò la conquista di Taranto e una robusta ipoteca sull'intera Italia meridionale. Il risultato finale mostrò quindi un nuovo bilanciamento del potere nel Mediterraneo Occidentale: i Greci videro ridotto il loro controllo sul sud Italia mentre Roma crebbe come potenza e le ambizioni territoriali la portarono per la prima volta direttamente allo scontro frontale con Cartagine.\n\n
Una nutrita compagnia di mercenari era stata assunta al servizio di Agatocle. Alla morte del Tiranno nel 288 a.C., questi si trovarono improvvisamente senza lavoro. Anziché lasciare la Sicilia si posero all'assedio di Messina, conquistandola. Con il nome di "Mamertini" (figli di Marte), si posero al comando della città terrorizzando i territori circostanti. Dopo anni di scaramucce, nel 265 a.C. Gerone II, nuovo Tiranno di Siracusa, entrò in azione. Trovandosi di fronte a forze preponderanti i Mamertini si divisero in due fazioni. Una pensava di arrendersi ai cartaginesi, la seconda preferiva chiedere aiuto a Roma. Così due ambasciate furono inviate alle due città.\n\n
Mentre il Senato di Roma dibatteva sul comportamento da tenere, i cartaginesi decisero rapidamente di inviare una guarnigione a Messina. La guarnigione fu ammessa in città e una flotta cartaginese entrò nel porto di Messina. Poco dopo, però i cartaginesi cominciarono a negoziare con Gerone mettendo in allarme i Mamertini che inviarono un'altra ambasciata a Roma chiedendo l'espulsione dei cartaginesi da Messina. L'arrivo dei cartaginesi aveva posto notevoli forze militari proprio attraverso lo Stretto di Messina. Per di più la flotta cartaginese deteneva l'effettivo controllo dello Stretto stesso. Era chiaro ed evidente il pericolo per i vicini di Roma e per i suoi interessi. Come risultato il Senato di Roma, anche se riluttante ad aiutare una banda di mercenari, inviò una spedizione per restituire il controllo di Messina ai Mamertini.\n\n
Le due maggiori potenze del Mediterraneo Occidentale si fronteggiavano. Era l'inizio delle Guerre Puniche...




SELEUCIDI
I Seleucidi sono una dinastia ellenistica che regna sulla parte orientale dei domini di Alessandro Magno, dopo la sua morte, cioè sulla Mesopotamia, sulla Siria, sulla Persia e sull'Asia Minore. Dopo la morte di Alessandro Magno (323 a.C.), il potere effettivo passò nelle mani dei suoi generali, i diadochi, che si divisero le sue immense conquiste. La Persia fu suddivisa tra vari satrapi macedoni, tra i quali emerse presto la figura di Seleuco, satrapo di Babilonia.\n\n
Seleuco si fece incoronare re di Babilonia e nel 306 a.C. impose la sua autorità su tutte le province orientali. Nel 301 a.C. Antigono Monoftalmo, che governava l'Asia Minore e la Siria, fu sconfitto da una coalizione degli altri diadochi, e Seleuco si impossessò della Siria dove, sulle rive dell'Oronte, fondò Antiochia in onore di suo padre. L'impero di Seleuco raggiunse la sua massima estensione nel 281 a.C., quando Lisimaco, signore di Tracia e Asia Minore, fu sconfitto e ucciso alla battaglia di Corupedio; Seleuco inglobò nei suoi possedimenti l'Anatolia e si apprestava a invadere le terre europee di Lisimaco, quando fu assassinato, ormai ottantenne, da un sicario dell'egiziano Tolomeo Cerauno.\n\n
La corona passò al figlio Antioco I, e da questi al figlio Antioco II, che regnarono con il titolo persiano di Gran Re su un impero che si estendeva dall'Afghanistan al Mar Egeo. Durante quegli anni l'attenzione dei Seleucidi fu concentrata a occidente per le ripetute guerre con l'Egitto tolemaico e un'invasione di Celti in Asia Minore. Ne approfittarono i satrapi delle province più orientali per rendersi indipendenti: Diodoto fondò il regno della Battria, che sopravvisse fino al 125 a.C., e la dinastia arsacide fondò in Partia un piccolo ma agguerrito stato che presto avrebbe soppiantato quello seleucide.\n\n
Sotto Seleuco II la crisi proseguì con la sconfitta nella guerra contro Tolomeo III e con la guerra civile contro il proprio fratello Antioco Ierace. Nel frattempo i Celti si erano stabiliti saldamente in Galazia e le province di Bitinia, Ponto, Cappadocia e Pergamo si erano rese quasi indipendenti.






PARTI
L'impero parto, così chiamato dalla regione originaria della dinastia, la Partia, si estendeva su tutto l'Iran, l'Iraq, l'Armenia e su parte del Caucaso e dell'Asia Centrale. L'impero dei Parti costituì sempre una seria minaccia per l'Impero romano fino alla caduta degli Arsacidi per opera dei Sasanidi.\n\n
La Partia era originariamente una Satrapia dell'Impero persiano che venne conquistata da Alessandro Magno intorno al 330 a.C. Dopo la caduta della dinastia achemenide ad opera di Alessandro Magno, la Persia fu governata dai Seleucidi. Dopo la morte di Alessandro Magno, il governo della Partia fu affidato a Nicanor, alla Spartizione di Babilonia nel 323 a.C. Alla Spartizione di Triparadiso nel 320 a.C., il governo della Partia venne affidato a Filippo. A Filippo successe Peitone.\n\n
Dal 311 a.C. la Partia divenne parte dell'Impero seleucide, venendo governata da vari satrapi sotto un re seleucide. Lo scarso interesse di questi monarchi per i loro territori orientali, si concretizzò subito nello spostamento della capitale da Seleucia, in Mesopotamia, ad Antiochia, in Siria, accentuando quindi la divisione tra l'elemento greco e quello persiano dell'impero. Ne approfittarono alcuni satrapi delle province più orientali, Partia e Battriana, che si resero indipendenti. Andragora (m. 238 a.C.) fu l'ultimo satrapo Seleucide della provincia di Partia, sotto i regni di Antioco I Soter e Antioco II Theos (Giustino, XII. 4). Andragora approfittò del fatto che i seleucidi erano impegnati in un conflitto con l'Egitto per ottenere l'indipendenza dall'Impero seleucide.\n\n
Una spedizione seleucide contro di loro si risolse in un disastro che consentì ai Parni di conseguire il controllo dell'Ircania. Il primo re dei Parti (come furono da allora chiamati i Parni) fu Arsace I; incoronato ad Asaak, nei successivi anni sconfiggerà Andragora estendendo il dominio dei Parni a occidente e stabilendo la nuova capitale a Hecatompylos. Ciò che dell'impero seleucide non fu conquistato dai Parti, fu assorbito dai Romani, con i quali gli Arsacidi conclusero un trattato che stabiliva il fiume Eufrate quale confine tra i due imperi. Il conflitto tra le due potenze era però inevitabile, e nel 53 a.C. Marco Licinio Crasso, in cerca disperata di oro per finanziare le campagne militari romane, guidò contro i Parti una spedizione che si concluse con la disastrosa sconfitta di Carre (odierna Haran, nella Turchia sudorientale) ad opera del generale Surena. Fu l'inizio di un conflitto che durò almeno tre secoli.\n\n
I Parti utilizzavano in combattimento unità di cavalleria pesante corazzata, i catafratti, appoggiata da arcieri a cavallo. Ai Romani, che si affidavano alla fanteria pesante, ciò causò notevoli problemi. La mancanza di fanteria, d'altro canto, non permetteva ai parti di assediare i centri abitati, ben difesi dai Romani. Questo spiegherebbe la situazione d'equilibrio che si verificò almeno inizialmente.



XIONGNU
Gli Xiongnu sono un popolo nomade dell'Asia centrale, che si ritiene fosse originario delle odierne Mongolia e Cina. A partire dal III secolo controllano un vasto impero di steppe esteso verso ovest sino al Caucaso. Sono attivi nelle aree della Siberia meridionale, della Manciuria occidentale e nelle attuali province cinesi della Mongolia interna, Gansu e Xinjiang.\n\n
Antichissimi resoconti storici cinesi (forse leggendari) riferiscono che gli Xiongnu discendessero da un figlio dell'ultimo capo della prima dinastia cinese (dinastia Xia), che, secondo i cinesi del periodo delle primavere e degli autunni erano geni dello stato di Qi. Comunque, a causa di lotte intestine, gli Xiongnu dilagarono verso nord e nord-ovest. Le relazioni tra i cinesi Han e i Xiongnu erano complicate e comprendevano conflitti militari, interscambi di tributi e commerciali, e trattati di matrimonio.\n\n
La parte preponderante delle informazioni sugli Xiongnu ci viene da fonti cinesi. Il poco che si conosce dei loro titoli e nomi deriva da traslitterazioni dal cinese. Si conoscono solo una ventina di parole che appartengono alla lingua atlaica, e un'unica frase contenuta in documenti cinesi. Gli Xiongnu furono inizialmente una confederazione di piccole tribù delle steppe mongole; durante la dinastia Zhou (dal 1045 a.C.) la confederazione Xiongnu trasse profitto dalle campagne militari degli stati cinesi vassalli degli Zhou rivolte contro le tribù nomadi del Nord, stabilendosi nelle regioni lasciate libere ai confini della Cina e costituendo una grave minaccia per l'Impero Zhou, incapace di prevedere le loro rapide razzie.\n\nDurante il lungo periodo delle guerre interne alla Cina (476-221 a.C.), tre dei sette stati combattenti confinavano con le terre degli Xiongnu e, per difendersi dalle periodiche invasioni, edificarono una serie di strutture difensive che in seguito sarebbero state unite assieme per formare la Grande Muraglia. Nel XVIII secolo Joseph de Guignes ha identificato gli Hsiung-nu con gli Unni, accendendo il dibattito sulla loro origine.



MAURYA
L'impero Maurya governato dalla dinastia Maurya e' il più grande e potente impero politico e militare dell'antica India. La dinastia fu fondata da Chandragupta usurpando il regno del Magadha all'ultimo sovrano Nanda. Con il regno di Asoka la dinastia raggiunse il suo apice dominando su un vasto impero che riuscì ad unificare tutto il subcontinente indiano e l'altopiano iranico.\n\n
Il regno era diviso in quattro vicereami suddivisi a loro volta in provinge rette da funzionari (pradeshika), che svolgevano che amministravano le province, raccoglievano i dazi ed amministravano la giustizia locale attraverso un proprio apparato burocratico. La figura più importante dello Stato era pur sempre il re, che controllava direttamente il centro del Magadha attraverso funzionari di fiducia. Il regno Maurya si avvaleva di forze militari molto numerose ed anche ben organizzate ed addestrate.\n\n
La forza motrice dell'economia maurya erano i commerci e la monetazione. Anche l'agricoltura era ben sviluppata, favorita dal suolo e dal clima tropicale dell'India. Dal punto di vista culturale l'Impero Maurya portò a una grande produzione artistica, specialmente durante il regno di Asoka. Tra i maggiori esempi dell'architettura di questo periodo abbiamo senza dubbio il nucleo in mattoni del primo stupa di Sanchi. Importanti opere rupestri sono i santuari scavati nelle colline di Barabar la cosiddetta grotta di Lomas-Rsi. Infine sono ancora abbastanza diffuse in varie località dell'India settentrionale le colonne fatte erigere da Asoka dopo la sua conversione al buddhismo che recano epigrafi religioso-propagandistico e sono sormontate da capitelli zoomorfi dal complesso significato simbolico.\n\n
I sovrani Maurya, di bassa estrazione sociale, per sottrarsi all'influenza brahmana si convertirono alle nuove fedi: Chandragupta, fondatore della dinastia, si convertì al giainismi; suo nipote, Ashoka, fu il Chakravartin, favorevole al buddhismo. Sotto i sovrani Maurya si assistette al momento più alto di diffusione del buddhismo indiano che, restando però per lo più una religione della nobiltà e di asceti ma estranea alle grandi masse del popolo, finirà per decadere.\n\n
L'apice dell'Impero fu raggiunto sotto Ashoka Moriya il Grande. Dopo diverse conquiste militari regnò su un territorio comprendente gran parte del subcontinente indiano, l'odierno Afghanistan, parte della Persia, Bengala e Assam. Nelle iscrizioni pervenuteci si riferisce generalmente a sé stesso con il suo titolo imperiale in pracrito Devanampiya Piyadassi, cioè "amato dagli dei" e "dallo sguardo gentile".








The Housekeeper
Saturday, June 12, 2010 7:59 PM
GARAMANTI
I Garamanti (in latino e greco Garamantes) sono una popolazione di lingua berbera che abita nel Sahara. Fondarono un regno nella regione del Fezzan (nell'attuale Libia) e costituiscono una potenza regionale nel Sahara.\n\n
I Garamanti sono coltivatori, artigiani e commercianti. La loro religione e' basata su modelli egizi, e alcuni dei loro morti sono sepolti in piccole piramidi. Per scrivere usano l'alfabeto libico-berbero. La scoperta, ad opera del professor Fabrizio Mori, di una mummia risalente al 3500 a.C. circa a Uan Muhuggiag, fa pensare che nella regione l'usanza di mummificare i corpi fosse una tradizione estremamente antica.\n\n
L'alimentazione dei Garamanti comprendeva uva, fichi, orzo e frumento. Commerciavano frumento, sale e schiavi, e in cambio importavano vino ed olio d'oliva, lampade a olio e stoviglie di fabbricazione romana. Secondo Strabone e Plinio il Vecchio, i Garamantes estraevano amazzonite nei monti del Tibesti. I Garamanti costruirono una rete di gallerie e condotte sotterranee per portare in superficie le acque fossili che si trovano sotto lo strato di calcare nel sottosuolo del deserto. Essa venne costruita intorno al 200 a.C. e fin verso il 200. Questo sistema di gallerie sotterranee è oggi conosciuto col nome arabo di foggara. Questo sistema di irrigazione permetteva all'agricoltura di prosperare, ma esigeva, per la sua manutenzione, l'utilizzo di manodopera, per la quale si ricorreva agli schiavi.\n\n
Probabilmente i Garamanti esistevano già, come popolazione tribale del Fezzan, intorno al 1000 a.C.. Compaiono per la prima volta in fonti scritte nel V secolo a.C., nell'opera di Erodoto, secondo il quale essi erano un popolo numeroso che allevava bestiame e dava la caccia, stando su quadrighe, agli "Etiopi Trogloditi" ("abitanti delle grotte") che vivevano nel deserto. Raffigurazioni di epoca romana li rappresentano con segni di scarificazioni rituali e tatuaggi. Tacito riporta che essi prestarono aiuti al ribelle Tacfarinas e fecero razzie negli insediamenti romani sulla costa.\n\n
I Romani mantennero fitti contatti commerciali con i Garamanti; gli archeologi hanno perfino trovato a Garama un bagno romano. Comunque sia, nonostante i rapporti commerciali, i Romani non consideravano i Garamanti pienamente civilizzati. I Garamanti rappresentarono una continua minaccia per i possedimenti romani, e non si sottomisero mai alla potenza di Roma, a differenza degli abitanti della fascia costiera della Libia. Curiosamente, però, di essi Erodoto afferma "non possiedono armi da guerra né sanno come difendersi".



DACI
I Daci erano una popolazione indoeuropea storicamente stanziata nell'area a nord del basso corso del Danubio che da loro ha preso il nome.\n\n
Non è possibile datare con sicurezza il momento dell'insediamento dei Daci nella loro patria storica, né quello della formazione stessa del popolo, staccatosi dalla matrice indoeuropea. Indizi linguistici fanno comunque ritenere che gli elementi indoeuropei che poi si sarebbero evoluti nel popolo dei Daci avrebbero raggiunto l'area della Dacia nel IV millennio a.C..\n\n
I Daci sono stati a lungo ritenuti parte del ceppo tracico: Geti e Daci avrebbero formato il ramo settentrionale della grande famiglia dei Traci, anche se particolarmente esposti alle influenze dei loro vicini orientali, gli Sciti. Stando a studi più recenti, tuttavia, è invece possibile che i Daci siano da ascrivere - insieme ai Misi dell'Anatolia - a un ramo a sé stante, distinto da quello tracico: il gruppo delle lingue daco-misie.\n\n
Nelle fonti classiche erano indicati come Getes (al plurale, Getai) dai Greci, e come Dacus (al plurale, Daci) dai Romani, oltre che Dagae e Gaetae, secondo la Tabula Peutingeriana. Gli scrittori antichi sono unanimi nel considerare i Geti e i Daci appartenenti ad uno stesso popolo, opinione oggi giorno avvalorata dall'archeologia e dalla linguistica moderna; è possibile che i Geti fossero tanto parte del popolo dei Daci, quanto che da questi siano stati a un certo punto assorbiti, oppure come sostenevano gli autori antichi: i Geti vivevano nelle pianure della Valacchia, mentre i Daci nei territori montuosi e collinari della Transilvania.\n\n
I Daci si dividevano in due classi: l'aristocrazia a cui era affidata l'amministrazione e l'economia (i tarabostes) oltre a costituire l'elite dei guerrieri (i pileati), a questa classe si aggiungeva la gente comune e libera (i comati). Entrambe le classi sociali, dei pileati e dei comati, partecipavano al grande consiglio reale, almeno ai tempi di Decebalo. Soltanto gli aristocratici avevano il diritto di coprire le proprie teste, e indossavano un cappello di feltro, detto pileum (da cui viene pileati, il nome con cui erano designati in latino).\n\n
I Daci, come pure gli stessi Geti, erano generalmente descritti dal mondo classico come individui alti, dalla pelle chiara, dai capelli di colore probabilmente rossiccio e dagli occhi blu. Come ci tramanda Erodoto, i Geti (alla fine del VI secolo a.C.) credevano nell'immortalità dell'anima e consideravano la morte un mero cambio di paese: "I Geti si ritengono immortali... sono convinti che lo scomparso non muoia veramente, ma raggiunga il dio Zalmoxis" (o Zalmolxis). "Altri Geti [si trattava dei Daci] questo stesso dio lo chiamano Gebeleizis. Ogni quattro anni mandavano uno di loro, tratto a sorte, a portare un messaggio a Zalmoxis, secondo le necessità del momento... tre Geti hanno l'incarico di tenere tre giavellotti, altri afferrano per le mani ed i piedi il "messaggero designato", lo fanno roteare e lo scagliano sulle lance. Se muore trafitto, ritengono che il dio sia propizio, se non muore, accusano il messaggero, sostenendo che è un uomo malvagio, e quindi ne inviano un altro...".\n\n
Le principali occupazioni dei Daci erano agricoltura, apicoltura, viticoltura, allevamento del bestiame, produzione di ceramica e metallurgia. La provincia romana di Dacia è rappresentata su un sesterzio come una donna seduta su una roccia con un bambino piccolo su un ginocchio, che tiene delle spighe di grano, e un altro bambino seduto davanti a lei che tiene dei grappoli d'uva. I Daci lavoravano anche l'oro e l'argento proveniente dalle miniere in Transilvania. Portavano avanti un considerevole commercio con altri popoli, come dimostrano le molte monete straniere trovate nel Paese.\n\n
Dopo essersi scontrati prima con i Macedoni (IV secolo a.C.) e poi con i Traci (III secolo a.C.), nel I secolo a.C. i Daci riuscirono a dar vita, sotto re Burebista, a un stabile regno autonomo. Alla morte del grande sovrano, tuttavia, il suo regno si dissolse; ne seguì una situazione di fluidità, con numerosi scontri con l'Impero romano che nel frattempo era giunto ai confini meridionali della Dacia.



ARMENI
Il regno di Armenia fu situato nel Caucaso meridionale; un territorio montuoso, ricco di vulcani spenti, risultato di un sollevamento della crosta terrestre venticinque milioni di anni fa che ha creato l'altopiano armeno e la catena del Caucaso Minore.\n\n
Tra il 1500 e il 1200 a.C., è testimoniata l'esistenza di una confederazione tribale nota come Hayasa-Azzi residente nella metà occidentale dell'altopiano armeno, che entrava spesso in conflitto con l'Impero ittita. Tra il 1200 e l'800 a.C., gran parte dell'Armenia venne unificata sotto una confederazione di regni, che gli assiri chiamarono Nairi (ovvero "Terra di fiumi" in assiro). Nairi venne più tardi assorbito nel regno di Urartu.\n\n
La civiltà di Urartu fiorì nel Caucaso e nell' Asia Minore orientale tra l'800 a.C. e il 600 a.C., e fu il primo impero armeno. Essa venne unificata sotto il regno del re Aramu che unificò tutti gli stati confederati. Esso si estendeva dal Mar Nero fino al Mar Caspio, compresa gran parte del territorio dell'attuale Turchia orientale. Esso visse il periodo di massimo splendore sotto il regno di Sarduri II, durante il quale Urartu controllava la Cilicia e la Siria settentrionale.\n\n
Dopo la caduta della civiltà di Urarti intorno al 600 a.C., il regno di Armenia venne governato dalla dinastia degli Orontidi, che regnò dal 600 a.C. al 200 a.C. Sotto gli Orontidi, l'Armenia vacilla tra l'indipendenza e la sottomissione all' Impero Persiano sotto forma di satrapia. Gli Orontidi stabilirono la loro supremazia sull'Armenia al tempo delle invasioni di Sciti e di Medi intorno al VI secolo a.C., periodo nel quale gli Armeni assunsero nomi e costumi iranici.\n\n
Dopo alcune rivolte nel VI secolo, l'Armenia venne divisa in varie satrapie nel periodo della riogranizzazione dell'Impero Persiano (V secolo a.C.) mentre nel 401 a.C. Artaserse concesse sua figlia Rhodogoune in sposa al satrapo di Armenia Orontes. Ma questi provvedimenti non riescono a pacificare le instabili regioni armene: anche nel corso del IV secolo si verificano ribellioni di vari satrapi anatolici.\n\n
Dopo la conquista di Alessandro Magno e la caduta dell'Impero Persiano, l'Armenia entra nella sfera d'influenza dei Seleucidi. Assegnata a Neottolemo, che la governò per soli due anni sino alla sua morte (321 a.C.), il regno armeno è ufficialmente vassallo dell'Impero Seleucida pur conquistando di fatto l'indipendenza e i propri governanti autoctoni. Nel 302 a.C. la capitale è trasferita da Armavir a Yervandashat.



TOLOMEI
La dinastia tolemaica (o lagide) governò l'Egitto dal 305 a.C. Tra il 332 e il 331 a.C. Alessandro Magno, re di Macedonia, dopo una sterile resistenza da parte dei Persiani, conquistò l'Egitto, dove fu accolto come un liberatore. Infatti, era in quel paese africano che il giogo persiano era maggiormente avvertito e meno accettato. Alessandro ricompensò gli Egiziani riordinando l'amministrazione: abbandonando il modello delle satrapie persiane, fino ad allora da lui adottato per i territori conquistati, vennero nominati due governatori indigeni, Petisi e Doloaspi. L'amministrazione delle finanze fu invece affidata a un greco residente in Egitto, Cleomene di Naucrati. Ai macedoni e ai greci al seguito di Alessandro e ai membri della sua corte furono assegnate solo cariche militari, ma non civili.\n\n
Alessandro dimostrò inoltre grande rispetto per gli dei del paese, visitò Menfi e si recò fino all'oasi di Siwa nel deserto libico, dove esisteva un celebre santuario oracolare del dio Amon (assimilato dai Greci a Zeus). Il responso oracolare lo dichiarò qui figlio del dio, offrendogli un punto di partenza per l'istituzione di un culto divino per il monarca. Nella regione del Delta del Nilo, decise la fondazione della nuova capitale Alessandria d'Egitto, la prima delle molte città a cui diede il suo nome. Nel 331 partì per la spedizione contro i Persiani.\n\n
In seguito alla morte di Alessandro nel 323 a.C., il suo impero fu diviso tra i suoi generali. Tolomeo, figlio di Lago, uno dei più stretti collaboratori di Alessandro, fu nominato satrapo dell'Egitto, e presto si autoproclamò sovrano, anche se non prese il titolo di re fino al 305 a.C. Come Tolomeo I Sotere ("Salvatore") fondò la Dinastia tolemaica, la quale regnerà sull'Egitto per 300 anni. Tutti i sovrani di sesso maschile della dinastia ebbero il nome "Tolomeo". Poiché i re tolemaici adottarono l'usanza egizia di sposare le loro sorelle, molti sovrani regnarono congiuntamente alle loro spose, che erano di stirpe reale. La famosa Cleopatra fu la sola regina tolemaica a regnare da sola, dopo la morte del fratello-marito Tolomeo XIII.\n\n
I primi Tolomei costituirono una monarchia assoluta in continuità con la tradizione faraonica e rispettarono le credenze religiose e le usanze degli Egiziani, costruendo nuovi templi per le divinità egizie. Tolomeo I riformò l'amministrazione del paese, senza alterarne le antiche abitudini e conservando la tradizionale distinzione tra Alto e Basso Egitto. Il paese era diviso amministrativamente in nomoi, a capo dei quali c’era il nomarca, a cui Tolomeo affiancò lo stratego greco. Dall'inizio del III secolo a.C. migliaia di veterani macedoni e greci furono ricompensati con assegnazioni di terre in Egitto e coloni greci si stabilirono nei villaggi di tutta la regione. L'Alto Egitto, più lontano dal centro del governo, fu meno interessato dall'immigrazione greca, finché Tolomeo I non fondò la colonia greca di Tolemaide per farla diventare la capitale della regione. I Greci, comunque, rimasero sempre una minoranza privilegiata nell'Egitto tolemaico. Costoro ricevevano un'educazione greca ed erano cittadini delle città come se fossero stati in Grecia. Gli Egiziani furono di rado ammessi ai più alti livelli della cultura greca.\n\n
Il primo periodo del regno di Tolomeo I fu dominato dalle guerre tra i vari stati sorti dalla divisione dell'impero di Alessandro. L'obiettivo primario di Tolomeo fu di tenere salda la posizione dell'Egitto, e secondariamente di incrementare i domini egiziani. In pochi anni assunse il controllo di Libia, Palestina e Cipro. Quando Antigono I, re della Siria, tentò di riunire l'impero di Alessandro, Tolomeo prese parte alla coalizione contro di lui. Nel 312 a.C. alleato con Seleuco I, il sovrano di Babilonia, sconfisse Demetrio I, figlio di Antigono, nella battaglia di Gaza.\n\n
Nel 311 a.C. fu conclusa una pace tra i contendenti, ma nel 309 a.C. la guerra scoppiò di nuovo. Tolomeo occupò Corinto ed altre parti della Grecia, anche se perse Cipro dopo una battaglia navale nel 306 a.C. Antigono tentò poi di invadere l'Egitto, ma non vi riuscì. Nel 302 a.C. vi fu un'altra coalizione contro Antigono, alla quale partecipò Tolomeo. Quando Antigono fu sconfitto ed ucciso nella Battaglia di Ipso nel 301 a.C. Tolomeo ottenne la Palestina. In seguito Tolomeo non prese parte ad altre guerre, anche se riconquistò Cipro nel 295 a.C. Nel 290 a.C. circa intraprese i lavori di costruzione del Museo e della Biblioteca di Alessandria. Avendo dato sicurezza la regno, Tolomeo nel 285 a.C. associò al regno e designò come successore il figlio avuto dalla terza moglie Berenice, escludendo il primogenito Tolomeo Cerauno. Morì nel 283 a.C. all'età di 84 anni, lasciando al figlio un regno stabile e ben governato.\n\n
Tolomeo II Filadelfo successe al padre come re d'Egitto nel 283 a.C. Fu impegnato nella prima Guerra siriaca contro i Seleucidi in Celesiria (c. 276-271 a.C.) e nella cosiddetta Guerra cremonidea contro Antigono II Gonata in Grecia. Tolomeo III Evergete ("il benefattore") successe al padre nel 246 a.C. e sposò Berenice II di Cirenaica, che gli portò in dote la regione. Dal 246 al 241 a.C. condusse con successo una guerra contro Antioco II (la terza Guerra siriaca), in quanto questi aveva ripudiato la moglie Berenice, sua sorella. La vittoria segnò l'apice del potere dell'Egitto tolemaico, che controllava gran parte delle coste dell'Asia Minore e della Grecia.





PONTO
Il termine Ponto sta ad indicare una regione storica che si estendeva nella zona nordorientale dell'Asia Minore, comprendendo all'incirca le province di Sinop, Samsun, Amasya, Tokat, Ordu, Giresun, Gümüşhane, Trabzon, Rize ed Artvin, nell'attuale Turchia.\n\n
Fin dall'epoca greca arcaica, il Ponto è sempre stato di grande interesse politico-strategico a causa della sua posizione, che, tra il Mar Nero, rotta principale per i carichi di frumento provenienti dalle steppe dell'Europa orientale destinati all'occidente, la ricca Mesopotamia e la Grecia, ha spesso fruttato proficui guadagni e un grande peso politico.\n\n
Il fondatore del regno fu Mitridate II Ctiste. Figlio di Ariobarzane I e nipote di Mitridate I di Cio, approfittò delle discordie tra i diadochi per rafforzare il suo dominio sulla Cappadocia e Paflagonia; dopo essere stato sconfitto da Seleuco I Nicatore a Curupedio nel 281 a.C., batté Diodoro, generale di Seleuco, e fondò il regno del Ponto, stabilendo la capitale ad Amasya.\n\n
I suoi successori acquisirono la Frigia nel 245 a.C. con Mitridate II, terzo re del Ponto e figlio di Ariobarzane, che ottenne il possesso della regione come dote di nozze, sposando Laodice, una sorella di Seleuco II Callinico. Ma nonostante questa alleanza, troviamo Mitridate II in lotta contro Seleuco durante una guerra tra questi e Antioco Ierace. I successori di Mtridate II e in particolare Farnace I metteranno in atto una politica di espansione che porterà i Pontici ad occupare Amiso, Amastri, Sinope (scelta come capitale) e le sue colonie sul Ponto Eusino.



NUMIDI
Il termine Numidia andò precisandosi nella sua determinazione geografica in età romana. Da principio, esso indicava genericamente i territori a occidente di Cartagine: Polibio ed altri storici lo usavano per indicare tutto il territorio fino al fiume Molochat (oggi Moulouya), a circa 150 km a ovest di Orano.\n\n
Era abitata dai Numidi, nome che probabilmente riproduce un nome locale di popolazione, ma che molti hanno interpretato come equivalente alla parola greca Nomades indicante "pastori" nomadi, e ne hanno dedotto che i Numidi erano in origine popolazioni nomadi dedite alla pastorizia. È però un dato di fatto che la maggior parte dei Numidi erano agricoltori sedentari. Addirittura Erodoto, descrivendo le popolazioni del Nordafrica (Storie IV, 191), opera una netta distinzione tra i "Libi agricoltori" (arotêres), in tutti i territori a ovest della Libia (coincidenti in gran parte con la Numidia), e quelli nomádes a est della Tripolitania.\n\n
Nel III secolo a.C., i Numidi erano divisi in due regni, corrispondenti a due grandi gruppi tribali, i Massili nella Numidia orientale, e i Massesili in quella occidentale. Trovandosi nella sfera di influenza di Cartagine, i Numidi fornivano tradizionalmente al suo esercito una rinomata cavalleria.



SAKA
Circa 200 anni prima di Cristo, i Barbari Han, che si erano impossessati dei 5 regni che costituivano il nucleo della civilizzazione cinese, inviarono una spedizione esplorativa ad Occidente. I loro emissari, percorrendo la Via della Seta, si imbatterono in Kashgar, riportandone la prima notizia storica. Più o meno contemporaneamente Tolomeo, il grande erudito alessandrino, riportava della Schitya governata da Imaus nella regione dei Kasia. Kashgar esisteva da molto prima, da tempi immemorabili, ed era il cuore di una fiorente civilizzazione, quella dei Saka, i cavalieri Sciti d'oriente, detti comunemente Saci in occidente. I Saci (anche Seci, Saka, Saca o Indo-sciti) sono un antico gruppo di popolazioni per lo più nomadi della Siberia e della Asia Centrale e vengono generalmente considerati il ramo orientale degli Sciti e quindi iranici. Ai Saci vengono generalmente associati i Sogdiani, i Geti, i Massageti, gli Issedoni, i Sacarauli, gli Ashguzai.\n\n
La Sogdiana (Uzbekistan meridionale e Tajikistan Occidentale), provincia o satrapia dell'Impero persiano Achemenide, prende il nome dalla popolazione originariamente di tipo Saca. Vi si parla un dialetto iranico almeno fino alla conquista mongola. Originarie di queste terre si annoverano molte popolazioni. Tra questi i Massageti: Saci dell'Asia Centrale. Il nome ha un chiaro significato in iranico: grande orda Saca (dall'Indo-iranico maha "grande" ). Questo confermerebbe l'appartenenza agli Iranici. Un anonimo sofista dell'antica Grecia nella sua opera "Ragionamenti doppi" scriveva: I Massageti squartano i genitori e se li mangiano, perché pensano che l'esser sepolti nei propri figli sia la più bella sepoltura; invece se qualcuno lo facesse in Grecia, cacciato in bando morirebbe con infamia, come autore di cose turpi e terribili.\n\n
Degli Issedoni Erodoto scrive: "Aristea di Proconneso, figlio di Castrobio, componendo un poema epico, disse di essere arrivato, invasato da Febo, presso gli Issedoni e che al di là degli Issedoni abitano gli Arimaspi, uomini monocoli, e al di là di questi i grifi custodi dell'oro, e oltre a questi gli Iperborei, che si estendono fino ad un mare. Tutti costoro, eccetto gli Iperborei, a cominciare dagli Arimaspi aggrediscono di continuo i loro vicini; e così dagli Arimaspi furono scacciati dal loro paese gli Issedoni, dagli Issedoni gli Sciti; e i Cimmeri, che abitano sul mare australe, premuti dagli Sciti, abbandonarono il paese" (IV, 13). A parte il riassunto di Erodoto, del poema di Aristea ci sono giunte solamente alcune citazioni del bizantino Tzetzes ("Chiliades", VII 687-692): un verso ricorda gli Issedi come orgogliosi dei loro lunghi capelli (frammento 3 Bolton) e altri cinque versi ci presentano gli Arimaspi come confinanti settentrionali (presumibilmente degli Issedoni), guerrieri valorosi, allevatori (di cavalli, pecore e buoi) e dotati di un occhio solo, folta capigliatura ed eccezionale vigore (frammenti 4 e 5 Bolton).\n\n
Tolomeo parla di una città Issedon Serica, nel paese dei Seri (probabilmente odierna Khotan in Uigur, dove anticamente si parlava un dialetto iranico, il khotanese, una variante del Sogdiano). Per quanto riguarda il nome Arimaspi questo può essere compreso tramite l'iranico ariama+aspa=coloro che amano i cavalli, che ben si adatta a popolazioni nomadi a cavallo dell'Asia centrale.\n\n
I Sacarauli vengono nominati da Strabone nella Geografia (ma a volte si trova Sakarauke) tra le tribù che distruggono il regno greco della Battriana (Afghanistan), insieme ai Tocari, gli Assi, i Passiani (tutte tribù di identificazione incerta). Fondarono l'Impero Kushan. Affini ai Sacarauli, sono i Sagaruce, ricordati da Tolomeo ad est del Mar Caspio ed i Sakaraukae che divennero la tribù dominante tra gli Sciti Amirgi, mentre gli Ashguzai vengono nominati nelle cronache tardo-assire (700 a.C.) a causa delle numerose devastazioni inflitte agli Assiri. Gli Ashguzai sono forse presenti addirittura nell'Antico Testamento, nella cosiddetta tavola delle nazioni, col nome di Askenaz.





MACEDONI
Il regno di Macedonia occupò la parte più settentrionale dell'antica Grecia, tra l'Epiro (a ovest) e la Tracia (a est). Il primo sovrano macedone conosciuto è Carano, che regnò all'inizio del VIII secolo a.C. sulle regioni vicine ad Argo nell'Orestide, da cui la dinastia Argeade prese il nome. Alessandro I, nel V secolo a.C., ampliò il regno e fu alleato dei Persiani nelle loro guerre contro i greci. Durante la guerra del Peloponneso, Perdicca II si schierò contro Atene, anche se non esitò a cambiare posizione seguendo i propri interessi.\n\n
Il re Archelao migliorò le infrastrutture dello stato, riformò l'esercito e spostò la capitale da Ege (Aigaì, oggi Vergina) a Pella. Aminta III unificò definitivamente la Macedonia servendosi anche di alleanze matrimoniali; due dei suoi figli, Alessandro II e Perdicca III, gli succedettero regnando brevemente. Nel 359 a.C. Filippo II, reggente in qualità di tutore del nipote Aminta IV, figlio di Perdicca III, prese il potere e mobilitò l'esercito per fermare un'invasione di Illiri. Si diresse quindi verso est dove si impossessò della città di Anfipoli e delle sue miniere d'oro, sottomise i Peoni e convinse, in cambio di denaro, i Traci a trasferirsi altrove. Si fece incoronare re nel 356 a.C.\n\n
Mentre la popolazione rurale continuava ad essere estranea a ogni influenza greca, la classe dirigente e le città macedoni, sotto l'influenza delle colonie ateniesi della Calcidica, si erano completamente ellenizzate. Anche per questo la politica macedone si fece sempre più attenta alle questioni riguardanti le città greche. Nel 338 a.C. Filippo II sconfisse Tebe, Atene e altre città alleate alla battaglia di Cheronea, e impose la sua egemonia ai greci. Il suo vero obiettivo era però la Persia, ma venne assassinato prima di poterne iniziare la conquista.\n\n
Fu suo figlio Alessandro Magno a compiere l'impresa, estendendo il dominio macedone dalla Grecia all'Egitto e alla Persia, fino all'Asia Centrale e ai confini dell'India. Sebbene il suo impero si disintegrasse subito dopo la sua morte, le numerose città da lui fondate e dai suoi successori irradiarono la cultura e il sapere dei greci per molti anni ancora. Dopo la morte di Alessandro, il regno di Macedonia fu conteso dai diadochi e passò da Antigono I Monoftalmo a Cassandro, Demetrio Poliorcete, Lisimaco, Tolomeo Cerauno fino ad Antigono II Gonata, nipote di Antigono I, che stabilì la dinastia antigonide.



GRECI
Ci fu un tempo in cui i Greci dominavano il mondo e il mondo ruotava attorno allo splendore delle "poleis" greche. Culla della democrazia, questa terra da sempre segnata dalla guerra raramente ha vissuto periodi di pace; la rivalità tra le città-stato e l'astio comune nei confronti dei governi monarchici ha da sempre impedito la formazione di un regno unitario, permettendo tuttalpiù la formazione di leghe temporanee che dimostrarono comunque quale potenza avrebbero potuto ottenere i Greci, se uniti.\n\n
La rivalità e l'indipendenza delle città elleniche furono al tempo stesso la massima forza e la massima debolezza dei Greci. La scarsa coesione delle due maggiori leghe greche, la Lega Achea e la Lega Etolica, favorì la vittoria dei Macedoni nel 338 a.C.; ridotte in una posizione di completa sudditanza da Filippo II a causa della propria invincibile tendenza al particolarismo, esse furono in seguito costrette ad unirsi nel grandioso progetto di Alessandro, il giovane figlio di Filippo II: la rivincita contro l'immenso Impero Persiano, nemico storico delle poleis. L'ultima rivolta della maggiore città greca, Tebe, fu soffocata in soli due giorni e l'insediamento venne raso al suolo.\n\n
Alla spedizione di Alessandro parteciparono migliaia di Greci: soldati in cerca di tesori e bottini da conquistare, coloni alla ricerca di nuove terre da popolare, intellettuali, scienziati e storici. Le grandi vittorie riportate dal condottiero si verificarono anche per merito dei Greci. Questi ultimi, dopo la morte di Alessandro e la frammentazione del suo impero, avevano riconquistato buona parte dell'autonomia di un tempo ed avevano ricostituito nel 280 a.C. la duplice alleanza greca, la Lega Achea (nel Peloponneso) e la Lega Etolica (in Tessaglia), in rivalità tra loro.\n\n
La Lega Achea divenne la più potente sotto la guida di Arato di Sicione, re di Sparta. Costui riuscì a contrastare la Macedonia che si vide sottrarre le città di Corinto, Megara, Trezene, Epidauro, Megalopoli, Argo, Fliunte e buona parte del Peloponneso. Arato diresse la Lega achea nel periodo 245-213 a.C., di cui per 13 volte fu eletto stratega e la portò al suo massimo splendore e che fu l'ultimo sprazzo della Grecia come potenza autonoma. Nel 243 Arato aveva liberato Corinto, nel 241 sconfisse i rivali etolici mentre nel 229 riuscirà a scacciare la guarnigione macedone da Atene.



TRACI
I Traci sono una popolazione indoeuropea storicamente stanziata nell'estremità sudorientale della Penisola Balcanica, nella regione che da loro ha preso il nome (Tracia, corrispondente grossomodo alle ordierne Bulgaria meridionale, Turchia europea e Grecia nordorientale) e in alcune aree adiacenti, espandendosi a nord fino al basso corso del Danubio.\n\n
I Traci vengono descritti da Erodoto come il popolo più numeroso, dopo gli indiani, e probabilmente il più potente, affermando che l'insieme delle terre che controllavano sarebbe stato un vasto impero, se fossero stati uniti. Ma i Traci erano divisi in molti gruppi e tribù; solo in alcuni casi qualche sovrano riuscì, per brevi periodi, a riunire tali popoli. Giuseppe Flavio considera fondatore dei Traci il personaggio biblico Tiras, figlio di Jafet: "Tiras diede a coloro che governava il nome di Tirasiani; ma i Greci cambiarono il nome in Traci".\n\n
Nel 510 a.C. i Traci furono in gran parte sottomessi alla Persia di Dario I; poco più tardi figurano tra le componenti dell'esercito che Serse condusse contro la Grecia. Poco più tardi, un sovrano (Teres della tribù degli Odrisi) riuscì a riunire sotto il suo scettro le varie popolazioni traciche, lasciando poi il regno al figlio Sitalce. Questi, secondo quanto riportato da Tucidide, nel 490 a.C. guidò il suo popolo in una spedizione contro la Macedonia. Ben presto però le tendenze centrifughe delle varie tribù ripresero il sopravvento, portando i Traci sotto l'influenza - anche se non sotto un pieno dominio - dei vicini Macedoni.\n\n
Un nuovo momento di unità del popolo fu ottenuto dal re Cotys I nella prima metà del IV secolo a.C., che rafforzò la sua posizione imparentandosi con il generale ateniese Ificrate. Nel 375 a.C. soffocò la ribellione dei Triballi, una delle tribù che componevano il popolo tracico, e nel 359 a.C. sconfisse gli Ateniesi ottenendo il controllo della penisola del Chersoneso tracico.\n\n
Alla sua morte i Traci tornarono però a dividersi in più Stati, subendo l'influenza del vicino e in ascesa Regno di Macedonia di Filippo II. In seguito i Traci saranno coinvolti nel conflitto tra Roma e la Macedonia: l'Urbe invierà diverse spedizioni contro di loro, anche se in questa prima fase non mirerà alla loro completa sottomissione.



CELTIBERI
I Celtiberi sono popolazioni celtiche stanziate nell'antichità, a seguito di varie ondate migratorie, nella Penisola iberica. Il termine "Celtiberi" compare in Diodoro Siculo, Appiano e Marziale, secondo i quali indicava un misto di Celti e Iberi. Anche per Strabone il termine designava una mescolanza tra i due popoli, ma specificava che i Celti ne costituivano il gruppo dominante.\n\n
Il nucleo centrale dell'insediamento celtiberico corrisponde a un'area dell'odierna Spagna centrale, a cavallo tra le regioni di Castiglia, Aragona e La Rioja e compresa tra il medio bacino dell'Ebro e l'alto corso del Tago (la Meseta). La penetrazione in quest'area risale all'VIII-VI secolo a.C., anche se è possibile che alcune infiltrazioni fossero avvenute anche in epoche precedenti, fin dal X secolo a.C. È possibile che, quando si insediarono nella Penisola iberica, i popoli provenienti dalla culla originaria dei Celti (l'area della Cultura di La Tène), includessero anche alcuni gruppi minoritari di germanici; una volta superati i Pirenei, inoltre, si mescolarono talvolta con le popolazioni autoctone preesistenti.\n\n
La prima emigrazione di Celti, che ebbe luogo nel X secolo a.C., portò con se elementi della Cultura di La Tène ma adottò, nel contempo, alcuni usi e costumi delle popolazioni autoctone della regione. Questa cultura era basata sulla transumanza stagionale di bestiame, sotto la protezione di un'élite guerriera, come accadeva anche in altre regioni europee.\n\n
A differenza delle popolazioni iberiche, i Celtiberi preferivano vivere in piccoli insediamenti rurali, villaggi fortificati che controllavano le più importanti vie di comunicazione e i pascoli. Tali insediamenti erano frequentemente indicati in celtiberico con il suffisso "-briga", derivato dalla diffusa radice indoeuropea "-bhrgh": si tratta dello stesso tipo di insediamento chiamato dai Galli "dunum" o "dun" e dai latini "oppidum".\n\n
In un secondo momento, i Celtiberi si espansero verso sud (nell'attuale Andalusia) e verso nord-ovest, fino a toccare le coste atlantiche della penisola (Galizia). A indicare i confini esatti della penetrazione celtica nella Penisola iberica sono la toponomastica (caratteristici sono i prefissi seg- e i suffissi -samo e, soprattutto, -briga e la diffusione del corpus delle iscrizioni in celtiberico, all'interno del quale spiccano i Bronzi di Botorrita. I principali nuclei urbani dei Celtiberi, strutturati secondo il tipico schema indoeuropeo della "fortezza di collina", furono Numanzia, Kalakoricos (l'odierna Calahorra, chiamata dai Romani Calagurris) e l'attuale Calatayud (Bilbilis per i latini).



GERMANI
I Germani sono una popolazione indoeuropea che, muovendo dalla loro patria originaria (Scandinavia meridionale, Jutland, odierna Germania settentrionale), nei primi secoli del I millennio si sono espansi fino a occupare un'ampia area dell'Europa centro-settentrionale, dalla Scandinavia all'alto corso del Danubio e dal Reno alla Vistola.\n\n
I Germani sono il risultato dell'indoeuropeizzazione, nella prima metà del III millennio a.C., della Scandinavia meridionale e dello Jutland da parte di genti provenienti dall'Europa centrale, già indoeuropeizzata nel corso del IV millennio a.C. Sebbene la cronologia esatta di questa penetrazione sia ancora oggetto di disputa, è riconosciuto che entro il 2500 a.C. gli elementi culturali propri di questi popoli - la Cultura del vaso campaniforme (detta anche della ceramica a cordicella) e la Cultura dell'ascia da combattimento - avevano raggiunto un'ampia area dell'Europa settentrionale, dal Mar Baltico orientale all'odierna Russia europea, dalla Penisola scandinava alle coste orientali del Mare del Nord.\n\n
Al momento del loro insediamento in quella che sarebbe divenuta la patria originaria dei Germani, gli elementi indoeuropei trovarono già sviluppata una civiltà agricola, autrice dei megaliti propri dell'Età della Pietra nordica. Non si conoscono i caratteri etnici propri di questi popoli, ma è possibile che fossero affini a quelli delle (relativamente) vicine genti finniche. La fusione, più o meno pacifica, di questi elementi pre-indoeuropei con i gruppi indoeuropei provenienti da sud determinò la cristallizzazione dei Germani, che conservarono la lingua indoeuropea dei nuovi venuti.\n\n
La cultura materiale che si sviluppò sulle rive del mar Baltico occidentale e nella Scandinavia meridionale durante la tarda età del bronzo europea (1700 a.C.-500 a.C.), nota come età del bronzo nordica, è già considerata la cultura comune ancestrale del popolo germanico. Esistevano a quel tempo insediamenti piccoli ed indipendenti, oltre ad un'economia fortemente incentrata sulla disponibilità di bestiame.\n\n
Fu questa l'epoca in cui la lingua proto-germanica assunse, all'interno della famiglia linguistica indoeuropea, le proprie caratteristiche peculiari. Il germanico comune - da intendersi più come un insieme di dialetti affini che come una lingua completamente unitaria - rimase sostanzialmente compatto fino alle grandi migrazioni di Germani verso sud, iniziate già nell'800 a.C.-750 a.C. A metà dell'VIII secolo a.C., infatti, i Germani risultano attestati lungo l'intera fascia litoranea che va dall'Olanda alla foce della Vistola. La pressione continuò nei secoli successivi, non come un movimento unitario e unidirezionale ma come un intricato processo di avanzamenti, retrocessioni e infiltrazioni in regioni abitate anche da altri popoli. Intorno al 550 a.C. raggiunsero l'area del Reno, imponendosi sulle preesistenti popolazioni celtiche e in parte mescolandosi a esse (è considerato misto il popolo di confine dei Belgi).\n\n
Durante questo periodo i Germani furono a lungo in contatto, linguisticamente e culturalmente, con i Celti e gli Italici (sia Osco-umbri, sia proto-Latini e proto-Veneti) a sud e con i Balti a est. I rapporti con gli Italici, certificati dalla linguistica storica, si interruppero alla fine del II millennio a.C., quando questi popoli avviarono la loro migrazione verso sud e sarebbero ripresi soltanto a partire dal I secolo a.C., quando con Gaio Giulio Cesare l'espansione di Roma sarebbe arrivata fino al Reno.\n\n
Dal V al I secolo a.C., durante l'Età del ferro, i Germani premettero costantemente verso sud, venendo a contatto (e spesso in conflitto) con i Celti e, in seguito, con i Romani. Lo spostamento verso sud fu probabilmente influenzato da un peggioramento delle condizioni climatiche in Scandinavia tra il 600 a.C. e il 300 a.C. circa. Il clima mite e secco della Scandinavia meridionale (una temperatura di due-tre gradi più elevata di quella attuale) peggiorò considerevolmente, il che non solo modificò drammaticamente la vegetazione, ma spinse le popolazioni a cambiare modi di vivere e ad abbandonare gli insediamenti. Intorno a tale periodo questa cultura scoprì come estrarre il "ferro di palude" (limonite) dal minerale nelle paludi di torba. Il possesso della tecnologia adatta ad ottenere minerale di ferro dalle fonti locali può aver favorito l'espansione in nuovi territori.\n\n
Nell'area di contatto con i Celti, lungo il Reno, i due popoli entrarono in conflitto. Sebbene portatori di una civiltà più articolata, i Galli subirono l'insediamento di avamposti germanici nel loro territorio, che diedero origine a processi di sovrapposizione tra i due popoli: insediamenti appartenenti all'uno o all'altro ceppo si alternavano e penetravano, anche profondamente, nelle rispettive aree d'origine. Sul lungo periodo, a uscire vincitori dal confronto furono i Germani, che qualche secolo più tardi sarebbero dilagati a occidente del Reno. Identico processo si sarebbe verificato, a sud, lungo l'altro argine naturale alla loro espansione, il Danubio.



GALLI
Galli e' il nome con cui i Romani indicano i Celti che abitano la regione della Gallia, corrispondente grossomodo ai territori attuali di Francia, Belgio, Svizzera, Paesi Bassi, Germania lungo la riva orientale del Reno e Italia settentrionale a nord del fiume Rubicone. Descritti dalla fonti classiche come di costituzione fisica alta e robusta, spesso con occhi, pelle e capelli chiari, i Galli indossavano tuniche dai colori sgargianti e maniche e brache.\n\n
Politicamente disomogenei, frazionati in varie tribù tra loro spesso in conflitto, come dice Cesare: "La Gallia è, nel suo complesso, divisa in tre parti: la prima la abitano i Belgi, l'altra gli Aquitani, la terza quelli che nella loro lingua prendono il nome di Celti, nella nostra, di Galli", i Galli trovarono momenti di unità solo sotto la pressione della minaccia romana, in particolare durante la Campagna di Gallia condotta appunto da Giulio Cesare, quando seppero trovare una guida riconosciuta nella figura di Vercingetorige.\n\n
Il termine latino Galli origina dal termine greco "Galatai", etnonimo attestato sin dal III secolo a.C. e che i Greci riferivano alle tribù celtiche che invasero la Tracia nel 281 a.C. spingendosi con incursioni fin nel cuore della Grecia. Per Gal è stata ipotizzata una derivazione dalla radice celtica gal- ("potere", "forza") o dalla radice indoeuropea kelH ("essere elevato"). In entrambi i casi, trattandosi di un attributo positivo, potrebbe essere stato un endoetnonimo, anche se proprio probabilmente più di un singolo gruppo cui appartenevano le tribù celtiche spintesi nella penisola Balcanica e nel centro della Turchia, piuttosto che dell'intero popolo dei Celti.\n\n
I Celti, probabilmente formatosi come popolo indoeuropeo a sé stante in un'area dell'Europa centrale compresa tra le attuali Germania meridionale e la Francia orientale, si espansero fino alle coste atlantiche dell'odierna Francia e lungo il corso del Reno tra i secoli VIII e V a.C., nel corso dell'Età del Ferro (culture di Hallstatt e di La Tène). Più tardi, a partire dal 400 a.C. circa, penetrarono nell'odierna Italia settentrionale.\n\n
A partire dall'inizio del IV secolo a.C., migrazioni di popolazioni celtiche attraversarono a più riprese le Alpi e si installarono nella Pianura Padana. Vennero così a contatto con i Liguri e i Veneti, popoli con i quali si scontrarono e in parte assorbirono, e gli Etruschi. Continuarono a premere verso Sud, tanto che nel 388 a.C. la tribù dei Senoni attaccò Chiusi e poco più tardi, guidati da Brenno, saccheggiarono Roma (nel 390 a.C. o, più probabilmente, nel 386 a.C.). Nel 385 a.C. i Senoni si installarono definitivamente nel Piceno, colonizzandolo interamente nel 322 a.C.. In seguito i Galli cisalpini presero parte a varie iniziative militari contro l'ascesa di Roma, dalle guerre sannitiche alle guerre puniche (un forte contingente gallico era presente alla battaglia di Canne), prima di essere assogettati definitivamente con una serie di operazioni militari condotte dai Romani nel III secolo a.C.\n\n
I Galli stanziati al di là delle Alpi erano frazionati in numerose tribù; Cesare attesta che al momento delle sue campagne si distinguevano due fazioni, capeggiate rispettivamente dagli Edui e dai Sequani, presto scalzati dai Remi. La struttura sociale articolata in tre classi: i guerrieri, i liberi (allevatori e agricoltori) e i sacerdoti, o druidi. Al di sotto di questi membri veri e propri del popolo, pare esistessero anche schiavi. Come tutte gli antichi popoli indoeuropei (e, in particolare, quelli celtici dei quali rappresentavano un ramo), si ripartivano in gruppi famigliari; il padre aveva diritto di vita e di morte sulla moglie e sulla prole e i figli potevano presentarsi a lui solo nell'età di imbracciare le armi. I funerali, sfarzosi, prevedevano la cremazione mediante pire, nelle quali venivano gettati anche oggetti e animali cari dal defunto.\n\n
Le famiglie erano a loro volta raccolte in numerose tribù. A capo delle tribù l'assemblea del popolo in armi eleggeva un re (rix in gallico, usato come suffisso), mentre i rapporti tra le tribù erano tenuti principalmente dai druidi. La base della piramide sociale era costituita da persone provviste di diritti, almeno formalmente e inizialmente, ma che a causa del frequente indebitamento si riducevano presto a una condizione servile, che Cesare definisce "plebea". Il potere politico e - soprattutto - militare era appannaggio della classe dei guerrieri, che mobilitava in massa nelle frequenti scaramucce che opponevano tribù a tribù. Unica virtù riconosciuta da questo ceto è quella militare.\n\n
I sacerdoti, o drudi, erano incaricati delle funzioni religiose, dei sacrifici - sia pubblici sia privati - e dell'interpretazione delle norme religiose, secondo la dottrina elaborata in Britannia e appresa dai drudi attraverso appositi viaggi di istruzione. Ricoprivano inoltre il ruolo di insegnanti e di giudici ed erano fortemente legati tra loro, indipendentemente dall'appartenenza alle varie tribù. Tali rapporti erano cementati dagli annuali convegni druidici, ospitati dalla Foresta dei Carnuti, ritenuta il centro della Gallia.\n\n
I Galli, va ricordato, erano politeisti, e adoravano un vasto pantheon di divinità legate alla natura e alle virtù guerriere. Accanto alla tradizionale attività venatoria, resa possibile dalle estese foreste delle regioni cha abitavano, i Galli praticavano sia l'allevamento che l'agricoltura. Le attestate presenze greche e fenicie sulle coste del Golfo del Leone e quelle etrusche, italiche e latine nella Pianura Padana confermano inoltre l'esistenza di una rete di scambi commerciali tra i Galli e altri popoli mediterranei. Tra le attività manifatturiere, sono pervenute testimonianze di una raffinata oreficeria.\n\n
L'occupazione romana della Gallia cisalpina avvenne in seguito a una serie di battaglie (Sentino, 295 a.C.; Talamone, 225 a.C.; Clastidium, 222 a.C.) condotte contro le varie tribù che appoggiavano volta per volta i nemici di Roma, dagli Italici ai Cartaginesi.



BRITANNI
I Britanni sono una popolazione celtica stanziata nell'antichità nelle Isole britanniche (Gran Bretagna e Irlanda). Giunti nella regione a partire dall'VIII secolo a.C., i Celti della Britannia rimasero frazionati in numerose tribù.\n\n
A partire dall'VIII-VI secolo a.C., gruppi di Celti invasero a più riprese le Isole britanniche, sovrapponendosi ai precedenti abitanti. Tali gruppi provenivano, attraverso La Manica, dalle coste continentali dell'Europa, che i Celti avevano appena raggiunto dopo aver avviato la loro espansione dalla culla del loro popolo (l'area della Cultura di La Tène) e disceso il corso Reno. A partire dall'odierna Inghilterra meridionale, si espansero rapidamente in tutta la Gran Bretagna e l'Irlanda, anche se nell'attuale Scozia il popolo pre-indoeuropeo dei Pitti conservò la propria individualità.\n\n
Come tutti i Celti, i Britanni non raggiunsero mai un'unità politica; in alcuni, rari momenti stipularono provvisorie leghe militari, per far fronte a un comune nemico. Gaio Giulio Cesare, che nel 55 a.C. giunse con la sua flotta in Gran Bretagna, distinse gli abitanti in autoctoni e costieri, che nel II secolo a.C. erano emigrati in Gallia belgica e avevano fondato potenti Stati. Tra le popolazioni più importanti ricorda i Cantiaci, che abitavano l'odierno Kent (che da essi prende il nome), i Dumnoni, nell'attuale Cornovaglia, e, più a nord, gli Iceni. Cesare attesta gli stretti legami, non solo culturali ma anche economici e politici, tra i Britanni e i Galli: i domini di Diviziaco, per esempio, si estendevano su entrambe le sponde della Manica e sull'isola scampavano esuli dalla Gallia , che a sua volta otteneva, in caso di necessità, aiuto militare dalla Britannia.\n\n
I Britanni estraevano e commerciavano stagno, coltivavano grano e allevavano bestiame. In particolare, lo stagno dei Britanni era commericato, attraverso i Galli, in tutto il bacino mediterraneo.



ROMANI
La Repubblica romana ("Res publica Populi Romani") fu il sistema di governo della città di Roma nel periodo compreso tra il 509 a.C. ed il 27 a.C., quando l'urbe era amministrata da una repubblica oligarchica. Nacque a seguito di contrasti interni che portarono alla fine della dominazione etrusca sulla città, ed al parallelo decadere delle istituzioni monarchiche. La sua fine viene invece convenzionalmente fatta coincidere, circa mezzo millennio dopo, con la fine di un lungo periodo (circa un secolo) di guerre civili che segnò de facto (benché formalmente non avvenne una riforma istituzionale) la fine della forma di governo repubblicana a favore di quella del Principato.\n\n
La Repubblica rappresenta una fase lunga, complessa e decisiva della storia romana: costituì un periodo di enormi trasformazioni per Roma, che da piccola città stato quale era alla fine del VI secolo a.C. divenne, alla vigilia della fondazione dell'Impero, la capitale di un vasto e complesso Stato, formato da una miriade di popoli e civiltà differenti, avviato a segnare in modo decisivo la storia dell'Occidente e del Mediterraneo. In questo periodo si inquadrano la maggior parte delle grandi conquiste romane nel Mediterraneo ed in Europa, soprattutto tra il III ed il II secolo a.C.\n\n
I poteri che erano riservati al re (comando dell'esercito, potere giudiziario e massima autorità religiosa) furono assegnati a due consoli e, per quanto riguarda l'ambito religioso, al pontifex maximus. Con la progressiva crescita di complessità dello Stato romano si rese necessaria l'istituzione di altre cariche (edili, censori, questori, tribuni della plebe) che andarono a costituire le magistrature.\n\n
Il secondo pilastro della repubblica romana erano le assemblee popolari, che avevano diverse funzioni, tra cui quella di eleggere i magistrati e di votare le leggi. La loro composizione sociale differiva da assemblea ad assemblea; tra queste l'organo più importante erano comunque i comizi centuriati, in cui il peso nelle votazioni era proporzionale al censo, secondo un meccanismo (quello della divisione delle fasce censitarie in centurie) che rendeva preponderante il peso delle famiglie patrizie.\n\n
Ciononostante il peso della plebe veniva comunque ad essere accentuato rispetto al periodo monarchico, in cui esisteva un solo organo assembleale (i comizi curiati) costituito da soli patrizi. L'accesso della plebe all'esercito sancito dalla riforma centuriata, varata all'inizio del periodo repubblicano, spinse il ceto popolare a pretendere maggiori riconoscimenti, che nell'arco di due secoli (vedi più avanti) vide tra l'altro la costituzione della magistratura di tribuno della plebe, eletto dal concilio della plebe.\n\n
Il terzo fondamento politico della repubblica era il Senato, già presente nell'età della monarchia. Costituito da 300 membri, capi delle famiglie patrizie (Patres) ed ex consoli (Consulares), aveva la funzione di fornire pareri e indicazioni ai magistrati, indicazioni che poi divennero de facto vincolanti. Approvava inoltre le decisioni prese dalle assemblee popolari. Esisteva poi la carica di dittatore, che costituiva un'eccezione all'annualità e alla collegialità. In periodi di emergenza (sempre militari) un singolo dittatore veniva eletto con un mandato di 6 mesi in cui aveva da solo la guida dello Stato.
Terminate le guerre contro Pirro e le colonie greche dell'Italia meridionale, Roma aveva ormai ottenuto il controllo della penisola italiana, dagli Appennini settentrionali fino alla Puglia e alla Calabria. La Sardegna e la Corsica erano sotto il controllo dei Cartaginesi, che controllavano anche la parte occidentale della Sicilia, mentre quella orientale era sotto il controllo di Siracusa. Fino a questo momento Roma e Cartagine non erano mai venute a scontrarsi, soprattutto perché differenti erano gli interessi che muovevano le rispettive politiche espansive; ciò nonostante avevano già da tempo sentito l'esigenza di regolare i reciproci rapporti con dei trattati, che definivano le rispettive zone di influenza.\n\n
Questo stato di cose cambiò quando Roma, padrona della penisola italica, iniziò a pensare di estendere la sua influenza anche sulla Sicilia, che rappresentava il principale e più vicino "granaio" da cui Roma si poteva approvvigionare per le sue crescenti esigenze. L'occasione di intervenire negli affari siciliani fu data ai Romani dalla richiesta di aiuto fatta dai Mamertini, che governavano su Messina e che erano posti sotto assedio dai siracusani. I Cartaginesi interpretarono questo intervento come una violazione dei trattati esistenti e dichiararono guerra a Roma, dando inizio alla Prima guerra punica.\n\n
La guerra si protrasse per circa vent'anni, dal 264 a.C. al 241 a.C., e fu combattuta principalmente sul mare dove si decise con la battaglia delle Isole Egadi con la vittoria dei Romani. Al termine della prima guerra punica la Repubblica aveva raggiunto una estensione territoriale quasi raddoppiata con la creazione della Provincia di Sicilia formata dai territori ex cartaginesi mentre Siracusa, ancora formalmente libera, era diventata un alleato affidabile.


Keirosophos
Saturday, June 12, 2010 8:14 PM
Davvero molto bene! Che bel regalo di fine anno scolastico!
Qualche appunto:
1 I pontici dovrebbero possedere Sinope...
2 Non sarebbe meglio rendere "larghi" solo i due principali canali del delta del nilo e gli altri farli un po' più stretti? Così sembrano delle isole :)
3 Ma le fazioni greche sono 2 o 1? Perchè se è una corinto è troppo poco...

Poi se mi vengono in mente altre cose le posto :D
Comunque bravissimo Housekeeper!!! Un lavoror stupendo!
The Housekeeper
Saturday, June 12, 2010 8:19 PM
Grazie, comunque i complimenti vanno condivisi con Lucio Settimio Severo e con gli altri membri del team che hanno contribuito con la ricerca storica.

1. su wiki inglese dice che Sinope è stata presa solo nel 182ac, comunque controllerò

2. essendo il Nilo navigabile forse è meglio avere più spazio di "imbocco", poi magari vedremo in seguito

3. una sola
johnwhile
Saturday, June 12, 2010 9:13 PM
bell'issima l'idea di rendere navigabili alcuni fiumi, rende molto più "strategica" la mappa, (infatti se non ricordo male in un puntata di Ulisse dissero proprio che nel danubio i romani pattuggliavano le coste con imbarcazioni leggere)

Metti pure il link a questa pagina su twcenter così da fargli venire l'acquolina in bocca
ironman1989.
Saturday, June 12, 2010 9:19 PM
Bravissimo House, bravissimo tutto il team!!! Non vedo l'ora di vedere la preview sugli edifici che rhaymo aveva promesso...
Keirosophos
Saturday, June 12, 2010 11:33 PM
House come ho detto hai fatto, anzi avete, un ottimo lavoro!
Riguardo alla fazione greca, se è una sola, corinto è un po' poco...giusto per sapere volevate così rappresentare quale lega delle poleis greche? Perchè se è la lega achea è meglio darle olimpia...
Comunque avevo citato Sinope perchè era la capitale (mi sembra) del ponto....trebisonda era una colonia di sinope :)
Mentre se ritieni che l'accesso al Nilo con una foce più larga sia più facile fai pure, il mio era solo un appunto di grafica :D

EDIT ho capito a cosa si riferiva la wiki inglese su Sinope! Si riferisce alla presa romana della città!
EDIT2 meglio mettete scythi (skuthai in greco) altrimenti sciiti potrebbero sembrare i musulmani sciiti , ma al posto di Aleksandreia non sarebbe meglio alexandreia? Dato che la "csi" greca in latino si traslittera in "x"(lo so sono un perfezionista...ma rome2 dev'essere perfetto no? )
ironman1989.
Sunday, June 13, 2010 9:05 AM
Re:
Keirosophos, 12/06/2010 23.33:

House come ho detto hai fatto, anzi avete, un ottimo lavoro!
Riguardo alla fazione greca, se è una sola, corinto è un po' poco...giusto per sapere volevate così rappresentare quale lega delle poleis greche? Perchè se è la lega achea è meglio darle olimpia...
Comunque avevo citato Sinope perchè era la capitale (mi sembra) del ponto....trebisonda era una colonia di sinope :)
Mentre se ritieni che l'accesso al Nilo con una foce più larga sia più facile fai pure, il mio era solo un appunto di grafica :D

EDIT ho capito a cosa si riferiva la wiki inglese su Sinope! Si riferisce alla presa romana della città!
EDIT2 meglio mettete scythi (skuthai in greco) altrimenti sciiti potrebbero sembrare i musulmani sciiti , ma al posto di Aleksandreia non sarebbe meglio alexandreia? Dato che la "csi" greca in latino si traslittera in "x"(lo so sono un perfezionista...ma rome2 dev'essere perfetto no? )




Se è la lega Achea si dovrebbe darle corinto e olimpia...
House aveva ragione: nel 182 viene conquistata da Farnace che vi trasferisce la capitale del suo regno...Sinope fu conquistata da Roma solo intorno al 70 da lucullo mi pare e poi cesare vi fonderà la colonia jiulia felix
The Housekeeper
Sunday, June 13, 2010 10:03 AM
Re:
Keirosophos, 12/06/2010 23.33:

House come ho detto hai fatto, anzi avete, un ottimo lavoro!
Riguardo alla fazione greca, se è una sola, corinto è un po' poco...giusto per sapere volevate così rappresentare quale lega delle poleis greche? Perchè se è la lega achea è meglio darle olimpia...
Comunque avevo citato Sinope perchè era la capitale (mi sembra) del ponto....trebisonda era una colonia di sinope :)
Mentre se ritieni che l'accesso al Nilo con una foce più larga sia più facile fai pure, il mio era solo un appunto di grafica :D

EDIT ho capito a cosa si riferiva la wiki inglese su Sinope! Si riferisce alla presa romana della città!
EDIT2 meglio mettete scythi (skuthai in greco) altrimenti sciiti potrebbero sembrare i musulmani sciiti , ma al posto di Aleksandreia non sarebbe meglio alexandreia? Dato che la "csi" greca in latino si traslittera in "x"(lo so sono un perfezionista...ma rome2 dev'essere perfetto no? )




Sulla fazione greca abbiamo discusso a lungo, ma è ancora una scelta difficile... O si mette Sparta (che domina anche su Olimpia), sicuramente una fazione affascinante e strenuamente indipendente nel 240 a.C., ma che sta già attraversando una crisi irreversibile;
oppure si mette la Lega Achea (con capitale a Corinto appena conquistata), che forse ha meno appeal ma credo che nel III secolo a.C. rivesta un ruolo più importante nella storia della Grecia, con un personaggio come Arato di Sicione, che in seguito controllerà vaste regioni della Grecia e libererà Atene, salvo infine schierarsi dalla parte dei Macedoni.

---

riguardo a Sinope, qui dice che è stata conquistata dal re pontico Pharnaces I nel 183 a.C.

en.wikipedia.org/wiki/Kingdom_of_Pontus
en.wikipedia.org/wiki/Pharnaces_I

---

Sono d'accordo, mettiamo la dicitura greca per Sciiti dato che ormai erano divenuti un popolo ellenizzato.
Sulla csi chiediamo lumi ai bizantinisti del forum :)


Keirosophos
Sunday, June 13, 2010 12:23 PM
Cielo scusatemi per l'errore! Scusatemi ancora (sarà stata l'ora?), per fortuna che c'era ironman!
riguardo la "csi" in latino alessandria è alexandrea (o alexandreia), per questo ho fatto notare la "csi"
EDIT: mi correggo, ho ricercato qualcosa sui libri e le carte di mia madre (professoressa di latino e greco) e finalmente ho trovato una cartina che rappresenta gli stati greci nel 228 a.C. (del 240 non ne ho trovate...) e qui olimpia non fa parte della lega achea.... però a questo punto consiglerei di mettere un'altra città al posto di olimpia (megalopolis, argo...) che erano sotto il dominio della lega achea, perchè è un po' poco una sola regione...
oppure si mette la lega etolica, che comprendeva più regioni rispetto alla lega achea...
PS appena posso scannerizzo la cartina
rhaymo
Sunday, June 13, 2010 12:31 PM
cmq il termine italiano è "sciti" e non "sciiti".

johnwhile
Sunday, June 13, 2010 12:35 PM
Da twcenter un utente ha fatto notare che la creazione di fiumi navigabili ha reso le coste troppo sproporzionate.
1: il tigri e l'eufrate hanno reso babilonia come un'isola
2: il delta del nilo ha creato delle isole tipo arcipelago piuttosto che zone di palude
3: il danubio e il reno navigabili fino alla foce mi sembra un pò azzardato, meglio convertirli in fiume dopo un certo punto.

Questo andrebbe bene solo per una mappa di una regione piccola, ma dato che è stata allargate fino all'india alcune zone create con i fiumi sono troppo sproporzionate. Per il delta del nilo non sparei, forse sarebbe maglio mettere un canale navigabile principale e le diramazioni farle con il fiume di med2
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