Print   Search   Utenti   Join     Share : FaceboolTwitter
Digialu GT.18
Friday, October 03, 2008 6:35 PM
Molti di voi troveranno inappropriata la definizione di "poeta" per Poe e, molti, lo faranno per una buona ragione.
Poe è uno scrittore che ha avuto buon successo, soprattutto dal 1950 in poi, grazie anche al fiorire dei generi letterari a lui ispiratisi come il poliziesco, l'horror, il fantascientifico e la rappresentazione cinematografica di alcuni suoi racconti (oltre che la consueta pubblicaizone in tutto il mondo delle sue opere). Tuttavia di Poe si conoscono molto di più i racconti e la narrativa che la poetica. Al tempo, Poe fu un innovatore in molti sensi, dedito ad alcool e droghe ancora prima dei maudits e del Decadentismo, diede all'orrore narrativo speculazione psicologica prima di Freud e con le sue suggestioni mistiche, ossessivamente oniriche e simbolizzanti influenzò il suo contemporaneo Charles Baudelaire (uno dei suoi primi traduttori europei) in un rapporto d'influenze definito "di vampirismo intelletuale". Tutte queste innovazioni Poe le seppe sintetizzare e condensare nelle metriche curatissime e nei lessici ricercati delle sue poesie, uniti a continui riferimenti al mondo classico. Non si possono discernere e dividere l'arte del raccontare e quella del poetare di Poe, perchè ramificazioni dello stesso principio. Perciò Poe è un poeta, un poeta che verrà trattato spesso e volentieri in quest'ente. In questo thread è mio volere farvi conoscere la sua biografia.


Edgar Allan Poe
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

« Mi hanno chiamato folle; ma non è ancora chiaro se la follia sia o meno il grado più elevato dell'intelletto, se la maggior parte di ciò che è glorioso, se tutto ciò che è profondo non nasca da una malattia della mente, da stati di esaltazione della mente a spese dell'intelletto in generale »
(da "Eleonora", 1841)
Edgar Allan Poe (Boston, 19 gennaio 1809 – Baltimora, 7 ottobre 1849) è stato uno scrittore e poeta statunitense, considerato tra le figure più importanti della letteratura americana, inventore del racconto poliziesco (detective story) e del giallo psicologico (psychological thriller).
Sebbene la sua vita e le sue opere siano posteriori rispetto al periodo del Romanzo gotico vero e proprio, Poe ha finito per essere considerato uno degli rappresentanti più importanti del genere. Del movimento neogotico, infatti, eredita talune tematiche e suggestioni (il gusto per il mistero, l'orrido, l'angosciante), svincolandosi però dalle ambientazioni tipiche del gotico, e sviluppandone più gli aspetti psicologici, indagando fra le ossessioni e gli incubi personali.
Scrittore dall'invenzione potente, ha anticipato generi letterari quali il romanzo poliziesco (il suo personaggio Dupin si può considerare l'antenato più diretto dello Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle), e la fantascienza.
Edgar Poe (questo il nome alla nascita) nacque a Boston nel 1809. Figlio di due attori girovaghi, dopo la morte dei genitori, avvenuta quando lui aveva 2 anni, trascorse l'infanzia presso John Allan, un ricco mercante di Richmond.
Nel 1815 si trasferì con gli Allan in Inghilterra dove frequentò le scuole fino al 1820. Da bambino rivelò una eccezionale memoria. La sua inclinazione, a volte forse eccessiva, per le rime e le anafore, gli valse presso i contemporanei l'appellativo di jingle-man, coniato dal grande filosofo e poeta Ralph Waldo Emerson.
La sua esagerata passione per musica e poesia forse fu causa di un violento squilibrio del sistema nervoso e della fragilità della sua esile fibra. Di sé scrive:

« Nella mia infanzia mostrai di avere ereditato questi caratteri di famiglia; discendo da una razza che si è sempre distinta per immaginazione e temperamento facilmente eccitabile… »

I genitori adottivi gli vollero dare un'educazione strettamente inglese. Studiò in Inghilterra, dove i massimi scrittori e poeti inglesi esercitarono grande influenza sulla sua sensibilità. Le memorie di quel tempo sono raccontate nel William Wilson, dove descrive la sua scuola di Stoke Newington antichissima casa di un misteriosissimo villaggio dell'Inghilterra ricco di passeggiate fantastiche, sulle quali gettavano perennemente le loro grandi ombre immemorabili olmi.
Nel 1821, a undici anni, tornò in America, dove compose le sue prime poesie. Espulso nel 1825 dall'Accademia di Richmond, si invaghì di Elena Stannard, madre di un suo compagno di studi. Inconsolabile per la precoce morte della signora Stannard, dalle lettere si desume che per parecchi mesi si recò solo, di notte, anche sotto la pioggia, a piangere disperatamente sulla tomba di lei. In quell'anno compose rime ad Elena, poi a Leonora, Irene, Paeau. Ma solo Elmira Royster esercitò su di lui un fascino irresistibile: si amarono con passione, ma il loro matrimonio fu ostacolato dal padre della fanciulla per vecchi rancori con il signor Allan, padre adottivo di Poe. Per lo sconforto causato dalla triste vicenda, che di nuovo gli sconvolse l'animo, compose la poesia Tamerlano.
Per Poe l'anno 1826 fu decisivo, perché abbandonò il padre, che non volle rispondere dei debiti in cui era precipitato durante la vita studentesca dissipata che aveva condotto all'Università della Virginia. Accusato di essersi indebitato al gioco, Poe si trasferì a Boston dove pubblicò a proprie spese, nel 1827, il suo primo libro di poesie "Tamerlano e altre poesie" (Tamerlane and other poems) che risentivano dell'impronta byroniana e che gli meritarono la prima fama. Nel 1834, prima di morire, il padre adottivo, non essendoci stata alcuna riconciliazione, lo diseredò completamente.
Non si conosce con esattezza la sua vita fino al 1833, anche se lo scrittore Marcello Staglieno ipotizza, in base a documenti dell'epoca, un suo soggiorno in Europa. Inseguendo forse un'immagine di se stesso di tipo romantico si arruolò nell'esercito statunitense raggiungendo il grado di sergente maggiore; in seguito si iscrisse alla prestigiosa ma durissima accademia militare di West Point, ma ben presto si fece deliberatamente espellere per infrazioni disciplinari.
In seguito vinse un premio di cento dollari offerto dal giornale letterario Saturday Visitor di Baltimora con il Manoscritto trovato in una bottiglia e con la poesia Il Colosseo.
Iniziò a guadagnarsi da vivere scrivendo, a Baltimora, Richmond, New York e Filadelfia e nel 1835 pubblicò i suoi primi racconti sul Courier ed entrò a far parte della redazione del Southern Literary Messenger di Richmond, ma continuò a condurre una vita angosciosa ed oscura.
In una lettera dell'11 settembre 1835 scritta a Kennedy, uno dei pochi suoi ammiratori, si legge:

« Sono in uno stato depressivo spirituale mai fino ad ora avvertito. Mi sforzo invano sotto questa malinconia e credetemi, quando Vi dico che malgrado il miglioramento della mia condizione mi vedo sempre miserabile. Consolatemi Voi che lo potete e abbiate di me pietà perché io soffro in questa depressione di spirito che se prolungata, mi rovinerà… »

L'anno successivo allo stesso, che lo criticava per le sue bizzarrie e satire, rispondeva:

« Dopotutto potrebbe essere vero che i miei racconti siano scritti per scherzare anche se è possibile che questo scopo sia rimasto ignoto in parte anche a me. »


Tra il 1837 e il 1838 scrive Storia di Arthur Gordon Pym (The Narrative of Arthur Gordon Pym of Nantucket), che viene pubblicato nel 1838. Si tratta di uno dei libri più famosi di Poe, e tra i più rappresentativi della sua narrativa del terrore.
Nel 1840 pubblicò a Filadelfia La caduta della casa degli Usher, Morella, William Wilson, La cometa e La conversazione di Eiros e Charmion ed una prima raccolta dei "I racconti del grottesco e dell'arabesco" (Tales of the grotesque and the arabesque).
Nel 1841, per il Gift ed il Graham's Magazine, scrive Eleonora e Autografia, Studi letterari e critici su scrittori contemporanei, Il ritratto ovale, La vita della morte, La maschera della morte rossa. Scrive inoltre I delitti della rue Morgue, considerato da molti il racconto capostipite del genere poliziesco. In esso compare per la prima volta il personaggio del detective criminologo Auguste Dupin, antesignano di quegli investigatori "deduttivi" che avranno in Sherlock Holmes il più celebre rappresentante.
Lo scarabeo d'oro 1843, che ottenne grande successo, e Il corvo e altre poesie 1845 gli diedero la celebrità.
Nel 1842 pubblicò Le terre di Arnheim, Il giardino nel paesaggio, Il pozzo ed il pendolo, Il mistero di Marie Roget, opere che gravitano intorno ad una visione della realtà e contemporaneamente dell'immaginario; odio, fascino e paura, entusiasmo e diffidenza verso una società dalla quale cerca di fuggire, in una prosa ricca di echi shakespeariani e metafisici.
Nel 1846 la moglie morì di tubercolosi e ciò fece sprofondare lo scrittore nella più cupa desolazione. Dopo questa morte il genio dello scrittore fu travolto dal dolore e dal rimpianto, che egli affogò nell'alcool - ancor più di quanto già abitualmente facesse. L'estrema povertà in cui viveva, lo costrinse addirittura ad usare le lenzuola del corredo matrimoniale (portate in dote dalla sposa) come sudario per la moglie stessa.

« Voi chiedete: potete dirmi quale fu il terribile demone causa delle irregolarità tanto profondamente lamentate? Sì, dirò anche di più: questo fu il demone più grande che mai distrusse un uomo. Sei anni fa una donna da me amata come mai altro uomo amò una donna, disperatamente ebbe spezzata un'arteria mentre cantava ed io soffrii tutta l'agonia della sua morte… Come un folle avevo alterni intervalli di lucidità e durante questi eccessi di incoscienza assoluta io bevvi Dio solo sa quando e quanto. I miei amici preferiscono il vizio del bere piuttosto che bere al vizio: fu l'orribile, infinita oscillazione fra la speranza e la disperazione che non potei più sopportare senza la totale perdita della ragione. Ricevetti nuova vita dalla morte di quella. Ma, oh Dio, quale esistenza melanconica! Io non trovo alcun piacere nell'uso di stimolanti verso i quali sono così indulgente. Solo per il desiderio di sottrarmi alla tortura dei miei ricordi ho messo in pericolo la mia vita e non per un desiderio di piacere. »

Il 3 febbraio del 1848 Poe tenne a New York una conferenza sulla "Cosmogonia dell'Universo"; nei mesi successivi ne rielaborò il testo, che pubblicò con il titolo Eureka. In questo "poema in prosa" Poe descrive un universo in evoluzione che anticipa alcuni importanti temi della cosmologia moderna.
Poe sembrava essersi ripreso dal suo stato di prostrazione dopo la morte della moglie ed aveva diversi progetti per il futuro; ma il 7 ottobre del 1849 venne trovato in stato di delirium tremens sulla banchina del porto di Baltimora. Ricoverato in ospedale, morì dopo qualche giorno probabilmente di emorragia cerebrale. Le circostanze esatte della sua morte non sono mai state chiarite.
Opere [modifica]

Poesie [modifica]
Tamerlane (Tamerlane) (1827)
Canto (Song) (1827)
Sogni (Dreams) (1827)
Spiriti dei morti (Spirits of the Dead) (1827)
La stella della sera (Evening Star) (1827)
Imitazione (Imitation) (1827)
Stanze (Stanzas) (1827)
Un sogno (A Dream) (1827)
Il giorno più felice (The Happiest Day) (1827)
Il Lago (The Lake) (1827)
Sonetto alla Scienza (Sonnet - To Science) (1829)
Al Aaraaf (Al Aaraaf) (1829)
Romanza (Romance) (1829)
Al fiume (To the River) (1829)
Fantasticheria (Fairy-Land) (1829)
Elizabeth (Elizabeth) (1829)
Acrostico (An acrostic) (1829)
Solo (Alone) (1830)
Ad Elena (To Helen) (1831)
Israfel (Israfel) (1831)
La Dama che dorme (The Sleeper) (1831)
La valle dell'Inquietudine (The Valley of Unrest) (1831)
La città nel mare (The City in the Sea) (1831)
Peana (A Paean) (1831)
A una in Paradiso (To one in Paradise) (1834)
Inno (Hymn) (1835)
Serenata (Serenade) (1835)
Fanny (Fanny) (1835)
Il Colosseo (The Coliseum) (1835)
Ballata nuziale (Bridal Ballad) (1837)
A Zante (To Zante) (1837)
Il Palazzo Incantato (The Haunted Palace) (1839) (inclusa nel racconto "La caduta della casa degli Usher")
Silenzio (Sonnet - Silence) (1839)
Lenora (Lenore) (1842)
Il Verme Trionfante (The Conqueror Worm) (1843)
Eulalia (Eulalia) (1843)
Terra di sogno(Dream Land) (1844)
Il corvo (The Raven) (1845)
Una Valentina (A Valentine) (1846)
Ulalume (Ulalume) (1847)
Enigma (An Enigma) (1848)
Le campane (The Bells) (1849)
Un sogno dentro a un sogno (A Dream Within a Dream) (1849)
Per Annie (For Annie) (1849)
Eldorado (Eldorado) (1849)
A mia madre (To My Mother) (1849)
Annabel Lee (Annabel Lee) (1849)
Ad Elena (2) (To Helen 2)

Romanzi [modifica]
Storia di Arthur Gordon Pym (The Narrative of Arthur Gordon Pym of Nantucket) (1837)
Il diario di Julius Rodman (The Journal of Julius Rodman) (1840). racconto a puntate rimasto incompiuto.

Racconti [modifica]

I Racconti del Mistero e del Raziocinio [modifica]
I delitti della Rue Morgue (The murders in the rue Morgue) (1841)
Il mistero di Marie Roget (The mistery of Marie Roget) (1842)
Lo scarabeo d'oro (The golden bug) (1843)
La lettera rubata (The purloined letter) (1845)

I Racconti del Terrore [modifica]
Metzengerstein (Metzengerstein) (1832)
Perdita di fiato (Loss of breath) (1832)
Manoscritto trovato in una bottiglia (Ms. found in a bottle) (1833)
L'appuntamento (The assignation) (1834)
Berenice (Berenice) (1835)
Morella (Morella) (1835)
Ombra (Shadow - A Parable) (1835)
Silenzio (Silence - A fable) (1837)
Ligeia (Ligeia) (1838)
La caduta della casa degli Usher o La rovina della casa degli Usher (The fall of the house of Usher) (1839)
William Wilson (William Wilson) (1839)
L'uomo della folla (The man of the crowd) (1840)
Una discesa nel Maelstrom (A descent into the Maelström) (1841)
L'isola della fata (The Island of the Fay) (1841)
Eleonora (Eleonora) (1841)
Il ritratto ovale (The oval portrait) (1842)
La maschera della Morte Rossa (The masque of the Red Death) (1842)
Il pozzo e il pendolo (The pit and the pendulum) (1842)
Il cuore rivelatore (The tell-tale heart) (1843)
Il gatto nero (Tha black cat) (1843)
La cassa oblunga (The oblong box) (1844)
Sei tu il colpevole (Thou art the man) (1844)
Rivelazione mesmerica (Mesmeric revelation) (1844)
Una storia delle Ragged Mountains (A tale of the Ragged Mountains) (1844)
La sepoltura prematura (The premature burial) (1844)
Il genio della perversione o Il demone della perversità (The imp of the perverse) (1845)
I fatti relativi al caso del signor Valdemar (The facts in the case of M. Valdemar) (1845)
Il barile di Amontillado o La botte di Amontillado (The cask of Amontillado) (1846)
La sfinge (The sphinx) (1846)
Hop-Frog (Hop-Frog) (1849)
Bon-Bon (Bon-Bon)
Come scrivere un racconto alla Blackwood (How to write a Blackwood tale)
Una situazione imbarazzante (La Falce del Tempo) (A predicament)
Von Kempelen e la sua invenzione (Von Kempelen and his discovery)
Il giocatore di scacchi di Maelzel (Maelzel's chessplayer)
L'incomparabile avventura di un certo Hans Pfaall (The unparalleled adventure of one Hans Pfaall)
Quattro bestie in una (Four beasts in one)
Tre domeniche in una settimana (Three sundays in a week)
L'uomo d'affari (The business man)
L'uomo finito (The man that was used up)
Gli occhiali (The spectacles)
Il sistema del dr. Catrame e del prof. Piuma (The system of dr. Tarr and prof. Fether)
Il duca de l'Omelette (Le duc de l'Omelette)
Vita letteraria di Thingum Bob (The literary life of Thingum Bob, Esq.)
Come icsare un paragrafo (X-ing a paragrab)
Perché il francesino porta la mano al collo (Why the little franchman wears his hand in a sling)
Mai scommettere la testa col diavolo (Never bet the devil your head)
Il potere delle parole (The power of the words)
Mellonta Tauta (Mellonta Tauta)
Una storia di Gerusalemme (A tale of Jerusalem)
Lionizing (Lionizing)
Le terre di Arnheim (The domain of Arnheim)
Il villino di Landor (Landor's cottage)
La truffa (Diddling)
La frottola del pallone (The balloon hoax)
Colloquio di Monos e Una (The colloquy of Monos and Una)
Conversazione di Eiros e Charmion (The conversation of Eiros and Charmion)
Il millesimo-secondo racconto di Sheherazade (The thousand-and-second tale of Sheherazade)
Il diario di Julius Rodman (The journal of Julius Rodman)
Re Peste (King Pest)
Mistificazione (Mistyfication)
Il diavolo nel campanile (The devil in the belfry)
L'Angelo del Bizzarro (The Angel of the Odd)
Quattro chiacchere con una mummia (Some words with a mummy)
Mattino sul Wissahiccon - L'alce (Morning on the Wissahiccon - The elk)
Digialu GT.18
Sunday, May 17, 2009 7:50 AM
Il corvo.
Ed ecco la poesia più famosa di Poe, un vero capolavoro.


I.


Una volta in una fosca mezzanotte, mentre io meditavo, debole e stanco, sopra alcuni bizzarri e strani volumi d'una scienza dimenticata; mentre io chinavo la testa, quasi sonnecchiando - d'un tratto, sentii un colpo leggero, come di qualcuno che leggermente picchiasse - pichiasse alla porta della mia camera.
«È qualche visitatore - mormorai - che batte alla porta della mia camera.»
Questo soltanto, e nulla più.


II.


Ah! distintamente ricordo; era nel fosco Dicembre, e ciascun tizzo moribondo proiettava il suo fantasma sul pavimento.
Febbrilmente desideravo il mattino: invano avevo tentato di trarre dai miei libri un sollievo al dolore - al dolore per la mia perduta Eleonora, e che nessuno chiamerà in terra - mai più.


III.


E il serico triste fruscio di ciascuna cortina purpurea, facendomi trasalire - mi riempiva di tenori fantastici, mai provati prima, sicchè, in quell'istante, per calmare i battiti del mio cuore, io andava ripetendo: «È qualche visitatore, che chiede supplicando d'entrare, alla porta della mia stanza. Qualche tardivo visitatore, che supplica d'entrare alla porta della mia stanza; è questo soltanto, e nulla più».


IV.


Subitamente la mia anima divenne forte; e non esitando più a lungo:
«Signore - dissi - o Signora, veramente io imploro il vostro perdono; ma il fatto è che io sonnecchiavo: e voi picchiaste sì leggermente, e voi sì lievemente bussaste - bussaste alla porta della mia camera, che io ero poco sicuro d'avervi udito». E a questo punto, aprii intieramente la porta.
Vi era solo la tenebra, e nulla più.


V.


Scrutando in quella profonda oscurità, rimasi a lungo, stupito impaurito sospettoso, sognando sogni, che nessun mortale mai ha osato sognare; ma il silenzio rimase intatto, e l'oscurità non diede nessun segno di vita;
e l'unica parola detta colà fu la sussurrata parola «Eleonora!»
Soltanto questo, e nulla più.


VI.


Ritornando nella camera, con tutta la mia anima in fiamme; ben presto udii di nuovo battere, un poco più forte di prima.
«Certamente - dissi - certamente è qualche cosa al graticcio della mia finestra.»
Io debbo vedere, perciò, cosa sia, e esplorare questo mistero.
È certo il vento, e nulla più.


VII.


Quindi io spalancai l'imposta; e con molta civetteria, agitando le ali, si avanzò un maestoso corvo dei santi giorni d'altri tempi; egli non fece la menoma riverenza; non esitò, nè ristette un istante ma con aria di Lord o di Lady, si appollaiò sulla porta della mia camera, s'appollaiò, e s'installò - e nulla più.


VIII.


Allora, quest'uccello d'ebano, inducendo la mia triste fantasia a sorridere, con la grave e severa dignità del suo aspetto:
«Sebbene il tuo ciuffo sia tagliato e raso - io dissi - tu non sei certo un vile, orrido, torvo e antico corvo errante lontanto dalle spiagge della Notte dimmi qual'è il tuo nome signorile sulle spiagge avernali della Notte!»
Disse il corvo: «Mai più». (1)


(1) In inglese è «no more» che ha molto del gracchiare del corvo.


IX.


Mi meravigliai molto udendo parlare sì chiaramente questo sgraziato uccello, sebbene la sua risposta fosse poco sensata - fosse poco a proposito; poichè non possiamo fare a meno d'ammettere, che nessuna vivente creatura umana, mai, finora, fu beata dalla visione d'un uccello sulla porta della sua camera, con un nome siffatto: «Mai più».


X.


Ma il corvo, appollaiato solitario sul placido busto, profferì solamente quest'unica parola, come se la sua anima in quest'unica parola avesse effusa.
Niente di nuovo egli pronunziò - nessuna penna egli agitò - finchè in tono appena più forte di un murmure, io dissi: «Altri amici mi hanno già abbandonato, domani anch'esso mi lascerà, come le mie speranze, che mi hanno già abbandonato».
Allora, l'uccello disse: «Mai più».


XI.


Trasalendo, perchè il silenzio veniva rotto da una risposta sì giusta:
«Senza dubbio - io dissi - ciò ch'egli pronunzia è tutto il suo sapere e la sua ricchezza, presi da qualche infelice padrone, che la spietata sciagura perseguì sempre più rapida, finchè le sue canzoni ebbero un solo ritornello, finchè i canti funebri della sua Speranza ebbero il malinconico ritornello:
«Mai, - mai più».


XII.


Ma il corvo inducendo ancora tutta la mia triste anima al sorriso, subito volsi una sedia con ricchi cuscini di fronte all'uccello, al busto e alla porta; quindi, affondandomi nel velluto, mi misi a concatenare fantasia a fantasia, pensando che cosa questo sinistro uccello d'altri tempi, che cosa questo torvo sgraziato orrido scarno e sinistro uccello d'altri tempi
intendea significare gracchiando: «Mai più».


XIII.


Così sedevo, immerso a congetturare, senza rivolgere una sillaba all'uccello, i cui occhi infuocati ardevano ora nell'intimo del mio petto; io sedeva pronosticando su ciò e su altro ancora, con la testa reclinata adagio sulla fodera di velluto del cuscino su cui la lampada guardava fissamente; ma la cui fodera di velluto viola, che la lampada guarda fissamente Ella non premerà, ah! - mai più!


XIV.


Allora mi parve che l'aria si facesse più densa, profumata da un incensiere invisibile, agiato da Serafini, i cui morbidi passi tintinnavano sul soffice pavimento,
«Disgraziato! - esclamai - il tuo Dio per mezzo di questi angeli ti ha inviato il sollievo - il sollievo e il nepente per le tue memorie di Eleonora! Tracanna, oh! tracanna questo dolce nepente, e dimentica la perduta Eleonora!»
Disse il corvo: «Mai più».


XV.


- «Profeta - io dissi - creatura del male! - certamente profeta, sii tu uccello o demonio! -
- «Sia che il tentatore l'abbia mandato, sia che la tempesta t'abbia gettato qui a riva, desolato, ma ancora indomito, su questa deserta terra incantata in questa visitata dall'orrore - dimmi, in verità, ti scongiuro
- «Vi è - vi è un balsamo in Galaad? dimmi, dimmi - ti scongiuro. -
Disse il corvo: «Mai più».


XVI.


- «Profeta! - io dissi - creatura del male! - Certamente profeta, sii tu uccello o demonio!
- «Per questo Cielo che s'incurva su di noi - per questo Dio che tutti e due adoriamo - di' a quest'anima oppressa dal dolore, se, nel lontano Eden, essa abbraccerà una santa fanciulla, che gli angeli chiamano Eleonora, abbraccerà una rara e radiosa fanciulla che gli angeli chiamano Eleonora».
Disse il corvo: «Mai più».


XVII.


- «Sia questa parola il nostro segno d'addio, uccello o demonio!» - io urlai, balzando in piedi. «Ritorna nella tempesta e sulla riva avernale della notte! Non lasciare nessuna piuma nera come una traccia della menzogna che la tua anima ha profferita! Lascia inviolata la mia solitudine! Sgombra il busto sopra la mia porta!
Disse il corvo: «Mai più».


XVIII.


E il corvo, non svolazzando mai, ancora si posa, ancora è posato sul pallido busto di Pallade, sovra la porta della mia stanza, e i suoi occhi sembrano quelli d'un demonio che sogna; e la luce della lampada, raggiando su di lui, proietta la sua ombra sul pavimento, e la mia anima, fuori di quest'ombra, che giace ondeggiando sul pavimento non si solleverà mai più!

Questa è la versione 'lo-fi' dell Comunità Per visualizzare la versione completa click here
Tutti gli orari sono GMT+01:00. Adesso sono le 2:21 PM.
Copyright © 2000-2012 FreeForumZone snc - www.freeforumzone.com