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(sylvestro)
Tuesday, September 22, 2009 11:39 PM
"Su questo mattone costruirò la mia Chiesa".
da italia chiama italia
Tue, 22 Sep 2009 12:25:00

La vera ricchezza del Vaticano? I beni immobili
di Franco Bechis

In Italia oltre 26mila vani per un valore di quasi 3 miliardi ed una rendita di 35,5 milioni l'anno. E il poverello, San Francesco a che parrocchia apparteneva?

È il mattone il vero bene rifugio del Vaticano. Vale infatti quasi tre miliardi di euro il patrimonio immobiliare della Santa Sede, circa dieci volte il bilancio annuale del piccolo Stato guidato da Papa Benedetto XVI.

È costituito per la maggiore parte da immobili strumentali e non (sedi di congregazioni e uffici, abitazioni, box auto, ospedali e case di cura e di riposo) controllate in modo diretto o indiretto dall'Apsa (Amministrazione del patrimonio della sede apostolica) e per un valore assai minore, poco meno di 60 milioni di euro, da terreni di diversa natura: pascoli, ad uso seminativo, vigneti e frutteti.

'Libero' ha ricostruito mattone per mattone gli investimenti e le proprietà immobiliari e terriere spesso frutto di donazioni, lasciti e legati testamentari di cui risultano azionisti alla banca dati del catasto italiano direttamente e indirettamente Apsa, Santa Sede, Sacri palazzi apostolici, Suprema sacra congregazione del Sant'Ufficio, Pontificio collegio ruteno, Reverenda fabbrica di San Pietro e direttamente Città del Vaticano.

Una serie notevole di possedimenti in gran parte concentrati a Roma, dove fra uffici, ospedali e abitazioni risultano di proprietà della Santa Sede più di 560 mila metri quadrati, oltre 15 mila vani per una rendita ufficiale di 19 milioni di euro e un valore stimato da Libero in circa 1,6 miliardi di euro.

Sono anche di più gli immobili e i terreni posseduti nel resto d'Italia (da Padova a Catania, passando per Genova, Firenze, Assisi, Viterbo, Anagni, la provincia de l'Aquila e tante altre località ancora), ma rendono un po' meno: 14 milioni di euro all'anno per un valore stimato complessivamente in 1,2 miliardi di euro. In tutto dunque appartengono al Vaticano immobili italiani per oltre 1,2 milioni di mq, 26.470 vani, una rendita di 33,5 milioni di euro all'anno (parzialmente condivisa con azionisti diversi) e un valore complessivo di 2 miliardi e 916 milioni di euro.

In tutto dunque 3 miliardi fra immobili e terreni. Non c'è dubbio che a duemila anni a quella celere frase di Gesù riportata nel Vangelo: «Tu e Pietro, e su questa pietra costruirò la mia Chiesa», quella pietra sia divenuta sempre più preziosa. I beni più importanti restano gli ospedali: direttamente controllato a Roma il Bambin Gesù, indirettamente (attraverso l'Immobiliare casa sollievo della Sofferenza) quello voluto da Padre Pio a San Giovanni Rotondo e finanziato con un mutuo da Carime.

Del mattone di San Pietro finora si conosceva assai poco, e quel poco traspariva ogni anno a luglio dal comunicato sull'approvazione del bilancio annuale della Santa Sede da parte del "Consiglio dei cardinali per lo studio dei problemi organizzativi ed economici" interni. In quello approvato nel luglio 2008 si evidenziava un utile netto di 36,3 milioni di euro da parte del settore immobiliare, in crescita grazie al maggiore gettito delle locazioni, ma si segnalava anche un notevole aumento delle spese di manutenzione.

Nel bilancio approvato nel luglio 2009 è scomparso invece ogni riferimento al mattone, puntando l'accento sulla crisi finanziaria internazionale che in Vaticano aveva portato a una perdita di oltre 15 milioni di euro, considerata dai cardinali "contenuta" vista la situazione generale.

A portare via sicuramente qualche utile all'Apsa fra il 2008 e il 2009 è stata la situazione difficile a San Giovanni Rotondo, dove il peso di mutui bancari non ricontrattati in tempo stava creando qualche problema all'Immobiliare che gestisce i beni affidati da padre Pio e dai suoi sostenitori.

L'Apsa per due volte ha effettuato versamenti tampone - uno da 500 mila e uno da 800 mila euro - per consentire la normale gestione degli immobili di San Giovanni Rotondo. I manager della Santa sede laggiù sono riusciti inoltre a compensare qualche problema di troppo proveniente dalla gestione immobiliare con un maggiore sfruttamento dei terreni, acquisendo una azienda agricola e sfruttando una stalla per l'allevamento di 514 bovini da latte e ingrasso, intorno a cui è stata messa a punto con buoni ritorni tutta la filiera produttiva e commerciale necessaria.

Qualche piccolo problema è emerso anche a Roma in una immobiliare collegata all'Apsa, la Terazzi & C., che ha un patrimonio interessante di box auto destinati alla vendita sul mercato. La recente crisi, sia finanziaria che del mercato immobiliare, ha praticamente paralizzato la società. Tanto che nell'ultima assemblea il presidente si è lamentato: «purtroppo nel 2008 è stato venduto un solo box mentre nel 2006 e nel 2007- prima che iniziasse questa crisi - ne abbiamo venduti 32».

Un dramma che non tocca il suo azionista più famoso - appunto il Vaticano - abituato a ragionare in termini di secoli e a non fare investimenti mordi e fuggi nel breve periodo. Se i box auto a Roma non si vendono ora, saranno perfetti per il prossimo Giubileo...
(sylvestro)
Thursday, September 24, 2009 9:41 PM
CASA: ANCI, FAVORIRE VALORIZZAZIONE PATRIMONIO IMMOBILIARE COMUNI
24-09-2009

(ASCA) - Roma, 24 set - La diffusione e lo sviluppo delle conoscenze sui servizi abitativi e sul social housing quale nuovo strumento per rispondere a particolari bisogni sociali ed abitativi sul territorio, anche attraverso la valorizzazione del patrimonio immobiliare dei Comuni. E' questa una delle principali finalita' del Protocollo d'Intesa siglato oggi dal Presidente dell'Associazione dei Comuni italiani (ANCI), Sergio Chiamparino, dal Presidente del Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati (CNG), Fausto Savoldi e dal Presidente della Cassa Italiana di Previdenza ed Assistenza dei Geometri Liberi Professionisti (CIPAG), Fausto Amadasi.

ANCI, CNG e CIPAG, con la sottoscrizione di tale Protocollo, concordano sulla necessita' di implementare la propria collaborazione su fondamentali linee di attivita' quali: lo sviluppo di un sistema informativo dedicato alla gestione dei processi connessi all'acquisizione, elaborazione, verifica e monitoraggio territoriale concernente la gestione dei titoli autorizzativi di ampliamenti edilizi e demolizioni/ricostruzioni edilizie presentate ai Comuni nell'ambito del cosiddetto Piano Casa e degli interventi del Governo sui servizi abitativi legati allo sviluppo sul territorio del social housing; lo sviluppo di pratiche e modalita' operative in materia di gestione del catasto; la promozione di attivita' di ricerca, sperimentazione, documentazione, formazione ed informazione nei settori delle politiche abitative.

''Il nostro e' un organismo capillarmente diffuso sul territorio - ha dichiarato il Presidente del CNG, Fausto Savoldi - e la firma di questo Protocollo ci consentira' di migliorare la nostra azione di avvicinamento alla Pubblica Amministrazione, in cui i nostri associati sono gia' presenti come Amministratori locali. Il Protocollo consentira' inoltre di migliorare la qualita' e la formazione professionale dei nostri associati e ci fornira' la possibilita' di aiutare le Amministrazioni locali nella valorizzazione del patrimonio pubblico''.

''La presenza della Cassa al fianco del Consiglio nazionale nella firma di questo Protocollo - ha affermato il Presidente Fausto Amadasi - e' importante perche' uno degli obiettivi che i due enti si sono preposti e' quello di lavorare in sinergia, affiancando la capacita' e il supporto tecnico a economia e organizzazione. La presenza del nostro Ente di previdenza sul territorio e in diretto contatto con le strutture ci consente di svolgere il nostro compito che e' quello di utilizzare le risorse economiche della categoria per favorire l'attivita' degli iscritti''.

''Il Protocollo siglato oggi - ha dichiarato il Presidente dell'ANCI, Sergio Chiamparino - e' un importante passo per favorire appieno la valorizzazione del patrimonio immobiliare dei Comuni utilizzando anche moderne tecnologie di informatizzazione. E' importante soprattutto perche' consentira' la valorizzazione del patrimonio a fini sociali e ci dara' anche modo di utilizzare al meglio la professionalita' di tanti giovani''.

res-rg/mcc/bra
(sylvestro)
Sunday, November 22, 2009 10:41 AM

Sui rimborsi Ici «fatti zero»: a Milano la rabbia dei sindaci

"...
Il carnet dei problemi è il solito delle ultime settimane, e alla sua testa campeggiano gli 1,2 miliardi abbondanti di Ici sull'abitazione principale abolita l'anno scorso e mai restituita ai comuni; la cifra ufficiale del buco creato nei conti comunali è arrivata giovedì sera dal ministero dell'Interno, che in una nota ha spiegato che l'addio all'Ici costa 3.365 milioni all'anno, e che lo Stato ha messo sul piatto 2.864 milioni per il 2008 e 2.604 per quest'anno. Di più il Viminale non può dire, anche perché per cercare la copertura che manca bisogna guardare con il ministero dell'Economia
..."
labottegadelfuturo
Sunday, November 22, 2009 10:49 AM
patrimonio che fanno fruttare molto bene
(sylvestro)
Saturday, January 16, 2010 2:46 PM
ocy2001
Saturday, January 16, 2010 3:11 PM
Re:
(sylvestro), 16/01/2010 14.46:





E sarebbe pure ora....non mi si visualizza il link
(sylvestro)
Saturday, January 16, 2010 3:36 PM
Re: Re:
ocy2001, 16/01/2010 15.11:




E sarebbe pure ora....non mi si visualizza il link



UFFA! Non dico a Te , ma non capisco queste difficolta' con speedyshare, io riesco a vederli ed altri (anche sul FOL) no; boh?!


(sylvestro)
Monday, February 01, 2010 3:06 PM
Vendita case, un flop

(sylvestro)
Friday, February 26, 2010 8:30 PM
Quei tuguri da 600 euro al mese


(sylvestro)
Wednesday, May 26, 2010 9:05 PM
L'impero immobiliare della Chiesa


La7 — 25 maggio 2010 — Inchiesta di Ilaria D'Amico dedicata agli immobili ecclesiastici su www.la7.tv

VxVendetta.
Thursday, May 27, 2010 12:26 AM
OT (ma non troppo)
Consiglio il libro Vaticano S.p.A.

(sylvestro)
Sunday, May 30, 2010 1:47 PM
Tesoro del Vaticano: 9 miliardi in case e terreni Propaganda Fide, l’impero in mano a Balducci

di Gian Marco Chiocci

Come consultore laico dell’istituzione l’ex dirigente dei Lavori pubblici smistava gli alloggi ai vip. L'elenco ufficiale dei 1139 beni gestiti dalla Congregazione nel cuore di Roma e provincia coinvolti nel sistema Anemone. Il tesoro del Vaticano: gli immobili


I meno bisognosi di una casa, che peraltro potevano pure contare su un santo in paradiso, hanno bussato per anni a Propaganda Fide. Anziché rivolgersi all’immobiliare Tecnocasa o al gruppo Toscano, infatti, il vip di turno si affidava ad Angelo Balducci, gentiluomo del Papa e soprattutto Consultore laico per la Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli arrestato nell’inchiesta sui grandi eventi. Perché proprio a quel Balducci arrestato nell’inchiesta Grandi Eventi era demandata parte della gestione del vasto impero immobiliare della Congregazione destinato a finanziare le missioni, e intorno al quale, secondo i pm di Perugia e Firenze, ruotava il sistema Anemone.

L’istituto religioso, che per volontà del cardinale Sepe aveva nominato Balducci membro di quel comitato dei saggi che sovrintendeva, di fatto, allo smistamento della case, stando all’inumano lavoro di ricerca svolto al catasto dal parlamentare radicale Maurizio Turco, può contare su numerose proprietà nella Città Eterna e nel suo hinterland. Il dato, inedito, è aggiornato a tre anni fa. E si rifà a circa duemila appartamenti, in buona parte con inquilini eccellenti come i giornalisti Bruno Vespa e Augusto Minzolini, poi Vito Riggio (presidente Enac), Giancarlo Innocenzi membro dell’Agcom (indagato nell’inchiesta di Trani), Marzo Zanichelli presidente di Trenitalia, l’ex ragioniere generale dello Stato, Andrea Monorchio e moltissimi altri. A cominciare dai personaggi diventati noti con l’inchiesta sugli appalti del G8 perché arrestati, indagati o intercettati. Sulla carta chiunque può fare domanda, finire in graduatoria, sperare in una convocazione da parte dei consultori colleghi di Balducci.

Sotto varie voci, svariate denominazioni di istituti, con trascrizioni spesso sbagliate sul registro immobiliare, vede dunque la luce l’impero del mattone – patrimonio stimato in 9 miliardi di euro - di Propaganda Fide, che gestisce dal suo «palazzetto» in piazza di Spagna gli appartamenti di lusso nel centro: da via della Vite a via del Gambero, da via Boncompagni a via Bocca di Leone, da via del Corso a via Margutta, da via del Babbuino a via Sistina, da piazza Mignanelli (il palazzo di Valentino è suo, l’affitto è di 160mila euro) fino ai numerosi immobili in prestigiosissime strade come via dell’Orso, via dei Coronari, via del Governo Vecchio, oltre a palazzi interi in via della Conciliazione, via Cavour, via Quattro Fontane, via dell’Olmata, via XX Settembre, vicolo della Campana, via dei Corridori, vicolo del Leonetto, via Zanardelli, Via Nomentana. E via dei Prefetti, dove all’ex ministro Pietro Lunardi Propaganda Fide avrebbe venduto nel 2004 un palazzetto di 42 vani, su quattro piani, per un terzo (2,8 milioni di euro) del suo valore effettivo, provocando un certo «sconcerto» in Vaticano. Ma la mappa del mattone della Congregazione si estende ben oltre i confini cittadini: si dirada su terreni sterminati verso Pomezia, poi vira su per Vicovaro, piega per Grottaferrata, si fa tutta la via Pontina fino a Latina, devia per l’area di Trigoria, e sale su su fino a Castel Gandolfo dove insiste la residenza estiva del Santo Padre.
(sylvestro)
Tuesday, August 10, 2010 2:38 PM
Bagnasco: “I beni della Chiesa sono a disposizione dei poveri”. Davvero?

pubblicato il 10 agosto 2010 alle 12:53

Il Cardinale genovese, presidente dei vescovi italiani, lo ha affermato durante l’omelia per la ricorrenza di San Lorenzo. Ma probabilmente dimentica lo sterminato patrimonio immobiliare, sfitto o impiegato a scopo di lucro, che il Vaticano possiede in Italia.


“Non dobbiamo dimenticare che la grande parte del patrimonio della Chiesa è di tipo artistico, storico e culturale: come tale è a disposizione di tutta l’umanità come universale tesoro di bellezza e di fede”, dice Angelo Bagnasco, primate di Genova, presidente dei vescovi italiani, alla guida della Cei. “I beni della Chiesa sono soprattutto dedicati alla vita della comunità cristiana, alle opere educative e pastorali, ai poveri e ai bisognosi. Anche nel contesto attuale, per le note ragioni, la presenza e l’opera di sostegno delle comunità ecclesiali sono capillari ed evidenti, aperti a tutti senza distinzioni”, afferma, durante la sua omelia in San Lorenzo, cattedrale del capoluogo ligure, affrescata con una pala d’altare che riporta l’episodio più importante della vita del Diacono martire – obbligato dall’Imperatore Valentiniano a consegnare a Cesare i beni della Chiesa, gli aveva mostrato i poveri, dicendo: “Sono questi i nostri tesori”.

IL CAMMELLO, L’AGO, IL RICCO E IL PARADISO – Mirabile esempio. Perchè non seguirlo? Già, delle due l’una infatti: o Bagnasco parla in divenire, ovvero esprime quello che gli inglesi chiamerebbero un “wishful thinking”, un auspicio per il futuro, teso a modificare alcune pratiche non sempre in linea con una tale descrizione, oppure straparla, speriamo in buonafede. E’ noto infatti – se ne sente parlare quasi fino alla noia – che la Chiesa Cattolica possiede in Italia il 20% del patrimonio immobiliare complessivo; nella sola Roma, un quarto degli edifici complessivi nella città - con la zona fra San Pietro e il Gianicolo, dove sorge, fra l’altro, l‘Ospedale Bambino Gesù, è notoriamente chiamata dai romani “la Gran Pretagna”: e si capirà perchè; a Bologna, “un patrimonio immobiliare di oltre 1.200 tra case, negozi, uffici, box e garage, campi sportivi e teatri. Una specie di “città nella città” a Bologna di proprietà della Chiesa, in una selva di parrocchie, confraternite, congregazioni, missioni, fondazioni, opere diocesane, seminari”. La cifra, imponente, la potevano affermare con un affidabile grado di certezza, a Sandro Orlando, giornalista de Il Mondo, gli agenti del gruppo Re, sigla che sta per “Religiosi ed Ecclesiastici”, società di agenzie immobiliari specializzata nella compravendita di edifici appartenenti o comunque gravitanti nel giro religioso. “A metà degli anni ‘90 i beni delle missioni si aggiravano intorno ai 800-900 miliardi di vecchie lire, oggi dovrebbero valere dieci volte di più”, spiegavano i fondatori della Re immobiliare solo tre anni fa.

EDIFICI SFITTI – Ok, si dirà, è diritto della Chiesa possedere tutti i beni immobili di cui può appropriarsi. D’altronde, giuridicamente, è un ente di diritto privato come tanti altri. E anzi, se le cose stessero come professa Bagnasco, sarebbe anche ammirevole: il 20% del patrimonio immobiliare complessivo del paese dedicato integralmente “ai poveri e ai bisognosi”. Ma così non è, o comunque, dai dati reperibili, così non appare. Molti dei beni della Chiesa sono vuoti, ovvero sfitti: ad esempio, nell’ambito dell’approvazione del “Piano Straordinario di Edilizia Pubblica” della Provincia Autonoma di Trento, arrivava la denuncia del segretario della Uil locale, che invocava la partecipazione proprio della diocesi tridentina al progetto di messa a disposizione degli alloggi posseduti da privati a canoni sociali. “Sarebbe un dovere morale” per la Chiesa, affermava il sindacalista. E quello di Trento è comunque solo un esempio fra i tanti.

AFFITTI D’ORO – Ma è quando i beni della Chiesa vengono affittati che sorge il problema: questi edifici, sono concessi a canone, appunto, agevolato, ovvero destinati in perdita, ai poveri, senza badare al rientro economico? Anche questo non risulta: poichè lo sterminato patrimonio del Vaticano in Italia serve, come intento primario, al sostentamento del clero, e dunque chi affitta, da esso, si aspetta un guadagno. Ovvero affitta a prezzo di mercato. Il che è stato ampiamente dimostrato nell’inchiesta realizzata dalla redazione di Exit, il programma di La7 condotto da Ilaria d’Amico e andata in onda qualche settimana fa; inoltre ribadito, ed è ancora, solo uno degli esempi possibili, dal dirigente dell’Istituto per il sostentamento del Clero bolognese, che a Repubblica spiegava il funzionamento del giro immobiliare della Chiesa: “Noi facciamo investimenti per trasformare questo grande patrimonio in un reddito per i sacerdoti, ma comunque non riusciamo a coprire per intero il sostentamento dei nostri parroci. Ci sono circa 500 parroci nella diocesi bolognese, con uno “stipendio” attorno ai 900 euro mensili. I proventi dell´amministrazione di case e negozi noi li giriamo direttamente alla sede di Roma, che poi provvede a integrarli con i fondi dell´8 per mille alla chiesa cattolica. Gli affitti da soli non basterebbero.”

PROPAGANDA FIDE – E non solo. Come abbiamo visto, affitti a prezzi di mercato, per sostentare il clero – e comunque, non sufficienti – all’inquilino comune. Trattamenti di favore e un occhio di riguardo per l’inquilino privilegiato: e senza voler riaprire un argomento che sarebbe molto voluminoso, basterà scorrere alcuni dei nomi che hanno avuto la disponibilità di una casa in affitto a Roma, parte del patrimonio di Propaganda Fide, il Ministero vaticano finito sotto la lente d’ingrandimento per i suoi collegamenti con la “cricca” di Balducci & co. Persone come Bruno Vespa, Cesara Buonamici, Augusto Minzolini, Pietro Lunardi - quello del palazzetto svenduto sottocosto – dirigenti di Authority e di grandi imprese di Stato (Trenitalia, Enac). Certamente tutte queste persone pagheranno un normale affitto, tutto in regola e niente da obiettare, ma una cosa è sicura: non sono certo poveracci, diseredati e bisognosi di un tetto da Santa Madre Chiesa.

NIENTE CASA AI GAY – L’aiuto della Chiesa sarebbe “aperto a tutti senza distinzioni”, conclude Bagnasco. E’ così? No, di nuovo: e basta un caso. Per esempio, secondo la Chiesa Cattolica, sarebbe giusto non firmare un contratto d’affitto con una persona omosessuale. Ricordate? E’ il caso, di qualche giorno fa, della 27enne lesbica che cercava casa a Roma, poteva pagarla denaro contante – ha un lavoro, ha delle garanzie – ma l’agenzia a cui si era rivolta le ha fatto capire che era meglio cambiare aria, perchè di gay in giro per il palazzo, la padrona di casa non ne voleva. Il ministro Mara Carfagna, recentemente convertita alla causa gay – ricorderete anche questo – da Anna Paola Concia, aveva osservato che questo non sarebbe “un comportamento da paese civile”; ma dalle pagine di Pontifex.Roma, voce, bisogna dirlo, non ufficiale, ma attendibile, il direttore Bruno Volpe, fra le continue allusioni al passato da showgirl della Carfagna, aveva consigliato al ministro di “andare al mare”, perchè nel nostro paese “la proprietà privata è protetta da garanzia costituzionale” e quindi il proprietario affitta a chi gli pare.

LASCIA TUTTI I TUOI BENI E SEGUIMI – Vero, anche questo. Posso negare l’affitto a chi voglio – magari, la motivazione discriminatoria potrebbe costituire reato: però, questo sarebbe materiale, eventualmente per la magistratura. In ogni caso, non veniteci a raccontare che la gestione dei beni della Chiesa è colma di spirito evangelico (“Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi”, racconta il Vangelo di Matteo). Almeno per ora, no di certo.
laplace77
Tuesday, August 10, 2010 4:47 PM
Re:
(sylvestro), 10/08/2010 14.38:

Bagnasco: “I beni della Chiesa sono a disposizione dei poveri”. Davvero?

pubblicato il 10 agosto 2010 alle 12:53

Il Cardinale genovese, presidente dei vescovi italiani, lo ha affermato durante l’omelia per la ricorrenza di San Lorenzo. Ma probabilmente dimentica lo sterminato patrimonio immobiliare, sfitto o impiegato a scopo di lucro, che il Vaticano possiede in Italia.


“Non dobbiamo dimenticare che la grande parte del patrimonio della Chiesa è di tipo artistico, storico e culturale: come tale è a disposizione di tutta l’umanità come universale tesoro di bellezza e di fede”, dice Angelo Bagnasco, primate di Genova, presidente dei vescovi italiani, alla guida della Cei. “I beni della Chiesa sono soprattutto dedicati alla vita della comunità cristiana, alle opere educative e pastorali, ai poveri e ai bisognosi. Anche nel contesto attuale, per le note ragioni, la presenza e l’opera di sostegno delle comunità ecclesiali sono capillari ed evidenti, aperti a tutti senza distinzioni”, afferma, durante la sua omelia in San Lorenzo, cattedrale del capoluogo ligure, affrescata con una pala d’altare che riporta l’episodio più importante della vita del Diacono martire – obbligato dall’Imperatore Valentiniano a consegnare a Cesare i beni della Chiesa, gli aveva mostrato i poveri, dicendo: “Sono questi i nostri tesori”.

IL CAMMELLO, L’AGO, IL RICCO E IL PARADISO – Mirabile esempio. Perchè non seguirlo? Già, delle due l’una infatti: o Bagnasco parla in divenire, ovvero esprime quello che gli inglesi chiamerebbero un “wishful thinking”, un auspicio per il futuro, teso a modificare alcune pratiche non sempre in linea con una tale descrizione, oppure straparla, speriamo in buonafede. E’ noto infatti – se ne sente parlare quasi fino alla noia – che la Chiesa Cattolica possiede in Italia il 20% del patrimonio immobiliare complessivo; nella sola Roma, un quarto degli edifici complessivi nella città - con la zona fra San Pietro e il Gianicolo, dove sorge, fra l’altro, l‘Ospedale Bambino Gesù, è notoriamente chiamata dai romani “la Gran Pretagna”: e si capirà perchè; a Bologna, “un patrimonio immobiliare di oltre 1.200 tra case, negozi, uffici, box e garage, campi sportivi e teatri. Una specie di “città nella città” a Bologna di proprietà della Chiesa, in una selva di parrocchie, confraternite, congregazioni, missioni, fondazioni, opere diocesane, seminari”. La cifra, imponente, la potevano affermare con un affidabile grado di certezza, a Sandro Orlando, giornalista de Il Mondo, gli agenti del gruppo Re, sigla che sta per “Religiosi ed Ecclesiastici”, società di agenzie immobiliari specializzata nella compravendita di edifici appartenenti o comunque gravitanti nel giro religioso. “A metà degli anni ‘90 i beni delle missioni si aggiravano intorno ai 800-900 miliardi di vecchie lire, oggi dovrebbero valere dieci volte di più”, spiegavano i fondatori della Re immobiliare solo tre anni fa.

EDIFICI SFITTI – Ok, si dirà, è diritto della Chiesa possedere tutti i beni immobili di cui può appropriarsi. D’altronde, giuridicamente, è un ente di diritto privato come tanti altri. E anzi, se le cose stessero come professa Bagnasco, sarebbe anche ammirevole: il 20% del patrimonio immobiliare complessivo del paese dedicato integralmente “ai poveri e ai bisognosi”. Ma così non è, o comunque, dai dati reperibili, così non appare. Molti dei beni della Chiesa sono vuoti, ovvero sfitti: ad esempio, nell’ambito dell’approvazione del “Piano Straordinario di Edilizia Pubblica” della Provincia Autonoma di Trento, arrivava la denuncia del segretario della Uil locale, che invocava la partecipazione proprio della diocesi tridentina al progetto di messa a disposizione degli alloggi posseduti da privati a canoni sociali. “Sarebbe un dovere morale” per la Chiesa, affermava il sindacalista. E quello di Trento è comunque solo un esempio fra i tanti.

AFFITTI D’ORO – Ma è quando i beni della Chiesa vengono affittati che sorge il problema: questi edifici, sono concessi a canone, appunto, agevolato, ovvero destinati in perdita, ai poveri, senza badare al rientro economico? Anche questo non risulta: poichè lo sterminato patrimonio del Vaticano in Italia serve, come intento primario, al sostentamento del clero, e dunque chi affitta, da esso, si aspetta un guadagno. Ovvero affitta a prezzo di mercato. Il che è stato ampiamente dimostrato nell’inchiesta realizzata dalla redazione di Exit, il programma di La7 condotto da Ilaria d’Amico e andata in onda qualche settimana fa; inoltre ribadito, ed è ancora, solo uno degli esempi possibili, dal dirigente dell’Istituto per il sostentamento del Clero bolognese, che a Repubblica spiegava il funzionamento del giro immobiliare della Chiesa: “Noi facciamo investimenti per trasformare questo grande patrimonio in un reddito per i sacerdoti, ma comunque non riusciamo a coprire per intero il sostentamento dei nostri parroci. Ci sono circa 500 parroci nella diocesi bolognese, con uno “stipendio” attorno ai 900 euro mensili. I proventi dell´amministrazione di case e negozi noi li giriamo direttamente alla sede di Roma, che poi provvede a integrarli con i fondi dell´8 per mille alla chiesa cattolica. Gli affitti da soli non basterebbero.”

PROPAGANDA FIDE – E non solo. Come abbiamo visto, affitti a prezzi di mercato, per sostentare il clero – e comunque, non sufficienti – all’inquilino comune. Trattamenti di favore e un occhio di riguardo per l’inquilino privilegiato: e senza voler riaprire un argomento che sarebbe molto voluminoso, basterà scorrere alcuni dei nomi che hanno avuto la disponibilità di una casa in affitto a Roma, parte del patrimonio di Propaganda Fide, il Ministero vaticano finito sotto la lente d’ingrandimento per i suoi collegamenti con la “cricca” di Balducci & co. Persone come Bruno Vespa, Cesara Buonamici, Augusto Minzolini, Pietro Lunardi - quello del palazzetto svenduto sottocosto – dirigenti di Authority e di grandi imprese di Stato (Trenitalia, Enac). Certamente tutte queste persone pagheranno un normale affitto, tutto in regola e niente da obiettare, ma una cosa è sicura: non sono certo poveracci, diseredati e bisognosi di un tetto da Santa Madre Chiesa.

NIENTE CASA AI GAY – L’aiuto della Chiesa sarebbe “aperto a tutti senza distinzioni”, conclude Bagnasco. E’ così? No, di nuovo: e basta un caso. Per esempio, secondo la Chiesa Cattolica, sarebbe giusto non firmare un contratto d’affitto con una persona omosessuale. Ricordate? E’ il caso, di qualche giorno fa, della 27enne lesbica che cercava casa a Roma, poteva pagarla denaro contante – ha un lavoro, ha delle garanzie – ma l’agenzia a cui si era rivolta le ha fatto capire che era meglio cambiare aria, perchè di gay in giro per il palazzo, la padrona di casa non ne voleva. Il ministro Mara Carfagna, recentemente convertita alla causa gay – ricorderete anche questo – da Anna Paola Concia, aveva osservato che questo non sarebbe “un comportamento da paese civile”; ma dalle pagine di Pontifex.Roma, voce, bisogna dirlo, non ufficiale, ma attendibile, il direttore Bruno Volpe, fra le continue allusioni al passato da showgirl della Carfagna, aveva consigliato al ministro di “andare al mare”, perchè nel nostro paese “la proprietà privata è protetta da garanzia costituzionale” e quindi il proprietario affitta a chi gli pare.

LASCIA TUTTI I TUOI BENI E SEGUIMI – Vero, anche questo. Posso negare l’affitto a chi voglio – magari, la motivazione discriminatoria potrebbe costituire reato: però, questo sarebbe materiale, eventualmente per la magistratura. In ogni caso, non veniteci a raccontare che la gestione dei beni della Chiesa è colma di spirito evangelico (“Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi”, racconta il Vangelo di Matteo). Almeno per ora, no di certo.




visto quello che hanno avuto il coraggio di dire sulla tragedia della "love parade" sarebbe il caso di sequestrare il vaticano ed adibirlo ai raves...



(sylvestro)
Friday, September 10, 2010 12:01 PM
(sylvestro)
Sunday, September 26, 2010 10:55 AM
Processo Ue all’Italia per esenzione Ici alla Chiesa

Italia dei diritti
26 Settembre, 2010 01:43:00

Il vicepresidente dell’Italia dei Diritti : “Necessario evitare le disuguaglianze.”

La Commissione Europea aprirà a metà ottobre un’indagine formale contro lo Stato Italiano per gli aiuti concessi alla Chiesa. Verranno analizzate le esenzioni fiscali accordate agli enti ecclesiastici in settori come scuole private, case di cura, strutture commerciali e turistico - alberghiere, che beneficiano dell’esenzione totale dal pagamento Ici e del 50% su quello Ires. Tali esoneri garantiscono alle strutture cattoliche un risparmio di due miliardi di euro annuali e un vantaggio notevole sulla concorrenza laica.

“Va indubbiamente valutata la situazione – interviene Roberto Soldà, vicepresidente dell’Italia dei Diritti - e va fatta una seria riflessione sull’argomento. Dal punto di vista della concorrenza vi è un'evidente disparità a vantaggio dei proprietari che affittano a prezzi elevati pur godendo dell’esenzione dal pagamento dell’Ici. E' una questione da valutare bene, la Chiesa deve pagare giustamente le tasse, evitando di affittare alloggi al centro storico a 1000 euro al mese godendo dei privilegi fiscali.”

Entro 18 mesi Bruxelles dovrà decidere circa le sorti dell’Italia, la cui condanna appare difficilmente evitabile scorrendo le “conclusioni preliminari” all’interno dei documento redatto dal commissario alla Concorrenza Joaquin Almunia , nel quale sono denunciate una violazione di alcune norme e un aiuto di Stato realmente in atto, azioni incompatibili con le regole dell’Unione Europea.

“Bisogna distinguere – prosegue l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – i luoghi di culto, quelli deputati all’assistenza e alle opere caritatevoli, dalle attività che pur essendo del Vaticano, producono reddito. Abbiamo assistito anche a vicende spiacevoli, allo sfratto di disabili per il riaffitto della casa, in centro, a 2000 euro al mese. È necessario pertanto - chiosa Soldà - un approfondimento accurato su beni immobili e proventi al fine di non creare squilibri tra i cittadini ed evitare le disuguaglianze”.
grella
Thursday, November 25, 2010 12:12 AM
Como, il Comune vende case per rimpinguare le casse vuote

COMO - In vendita 62 alloggi e 26 posti auto di proprietà del Comune, per un valore complessivo che supera i 4 milioni e 600mila euro. Si tratta dell'8% del patrimonio di Edilizia residenziale pubblica, che comprende in totale 756 unità immobiliari. La novità è contenuta nella proposta di delibera approdata in consiglio comunale nella tarda serata di lunedì. Un «programma per la valorizzazione e la razionalizzazione», articolato in cinque anni, che non prevede soltanto la vendita ma anche la riqualificazione, con le risorse recuperate, di 39 alloggi comunali attualmente inutilizzabili e dello stabile a rustico in via Bernardino da Siena, oltre agli adeguamenti impiantistici per la messa in sicurezza di ulteriori 524 unità immobiliari. Il “tesoretto” verrà ottenuto, nel dettaglio, grazie alla cessione di 18 alloggi in condominio con privati (valore complessivo 1,3 milioni di euro) e di 44 situati all'interno di stabili interamente di proprietà comunale (per un totale di 3,3 milioni). Nel primo caso, si tratta di 4 unità libere, 3 occupate da inquilini che hanno dato l'assenso all'acquisto e 11 con inquilini contrari all'acquisto, nel secondo caso le unità libere sono 8, mentre 26 quelle occupate ma con il sì degli assegnatari all'ipotesi di acquisto e 10 quelle con inquilini non intenzionati ad accettare la proposta del Comune. In totale: 12 alloggi liberi, 29 occupati ma con assenso all'acquisto e 21 occupati senza interesse all'acquisto.
In una prima fase, l'Amministrazione comunale ha chiesto agli assegnatari di indicare l'eventuale interesse all'acquisizione della casa e ha poi escluso dal piano di vendita gli stabili in cui i «no» risultavano pari o superiori a un terzo del totale degli alloggi compresi nel condominio: è il caso delle unità in via Artaria 12, via Baserga 47/49, via Lissi 7 e 7/A, via Magenta 11. Simile la procedura seguita per gli alloggi all'interno di edifici interamente comunali, dopo una prima fase in cui erano stati scartati a prescindere gli immobili di recente costruzione (via Anzani, via Polano) o interessati da lavori rilevanti (via De Cristoforis, via Turati), poiché i costi elevati avrebbero di fatto reso impossibile l'acquisto da parte degli inquilini. Esclusi anche gli immobili in centro e quelli del complesso “San Bernardino” (quest'ultimo in quanto compreso in una zona che il Comune vorrebbe completamente riqualificare). Mentre non verranno venduti a causa della prevalenza di «no» all'ipotesi di acquisto gli stabili di via Muggiò, via Filzi 7 e 8, via San Felice.
La vendita delle unità immobiliari (l'elenco si trova nella scheda in questa pagina) avverrà, come detto, nell'arco di cinque anni dal via libera al piano (lunedì in consiglio non si è arrivati al voto, che slitta alla settimana prossima visto che la seduta di domani è dedicata all'assestamento di bilancio). «Il cronoprogramma - specifica l'allegato alla delibera - prevede di alienare nel primo triennio alloggi liberi o con assegnatario interessato all'acquisto, recuperando risorse per quasi 2,8 milioni da reinvestire negli alloggi attualmente non assegnabili». Solo una volta sistemati questi ultimi alloggi, e quindi nell'ultimo biennio, verrà attivata la procedura di mobilità per i 21 inquilini che non hanno manifestato interesse all'acquisto.
www.laprovinciadicomo.it


(sylvestro)
Friday, December 03, 2010 10:53 AM


(sylvestro)
Thursday, June 09, 2011 10:04 AM
(sylvestro)
Saturday, July 09, 2011 10:47 AM
(sylvestro)
Thursday, February 16, 2012 7:12 AM
laplace77
Thursday, February 16, 2012 10:53 AM
Re:
(sylvestro), 16/02/2012 07.12:





sia lodato san tommaso


(sylvestro)
Thursday, February 16, 2012 1:13 PM
Re: Re:
laplace77, 16/02/2012 10.53:




sia lodato san tommaso






Loziodigekko
Thursday, February 16, 2012 1:22 PM
Re:
(sylvestro), 16/02/2012 07.12:




Mi pare giusto e doveroso che paghino gli immobili non destinati al culto e/o a finalita' sociali, anche se si tratta di una questione piu' di equita' e di giustizia che di importi:

"Il valore dell’esenzione

Ormai sono anni che si dibatte la cifra che la Chiesa non paga per l’Ici, ma alla fine questa esenzione di cui la Chiesa ha sempre giovato, non vale miliardi come si è ipotizzato, ma meno di 100 milioni di euro, che lo stesso non sono pochi.

La cifra è stata individuata dal rapporto della Commissione Ceriani sull’erosione fiscale che riguardava tutti gli enti no profit.
"

www.investireoggi.it/news/ici-e-chiesa-solo-i-luoghi-di-culto-es...

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