Gent.mo Demetrios,
mi permetto di domandarti se hai letto il libro o almeno l'articolo, visto che vi si trovano puntuali coincidenze anzitutto geografiche che nella Grecia non troverebbero riscontro (pensiamo alle distanze), ma anche idrogeologiche (la descrizione di un fiume che 'scorre al contrario', fenomeno spiegabilissimo per i corsi d'acqua nordici ma infrequentissimo in quelli dell'area mediterranea), paleoclimatiche (vedi il vestiario dei personaggi e il curioso sole a mezzanotte).Ad ogni modo è giustissimo avere sempre due pesi e due misure, e il migliore soggetto che possa controbattere sull'argomento (in mancanza di Omero

)è il prof.Felice Vinci, l'autore.Che ho invitato a leggere la discussione e mi ha fatto pervenire una sua cortese risposta, in attesa che possa presto unirsi ad essa di persona.
Eccoti quanto ho ricevuto:
"Riguardo alle osservazioni del professore greco, mi permetta di fare qualche rispettosa "controdeduzione":
1) La ricerca della verità dovrebbe essere scevra da nazionalismi o campanilismi. Quando mi capitò di leggere che la Commedia di Dante potrebbe essere stata ispirata dall'islamico Libro della Scala non mi sono certo sentito offeso! D'altronde, come mi disse a suo tempo il mio amico greco Dimitri Deliolanes - corrispondente a Roma del quotidiano Ethnos di Atene, su cui pubblicò una notizia del mio libro (che a lui era piaciuto) - non è che io metto in dubbio l'identità originaria del popolo greco: semplicemente, esso durante l'età del bronzo ha "traslocato" dal nord dell'Europa alla Grecia portandosi appresso le sue storie tradizionali per poi riambientarle nella nuova patria mediterranea. E' stato un cambio di residenza, non di etnia...
2) Penso che, prima di fare delle obiezioni, sarebbe buona norma conoscere l'argomento. Ora, le obiezioni del professore mi fanno supporre che egli non abbia letto, anzi nemmeno sfogliato, il mio libro. Se le cose stessero veramente così, in tale atteggiamento ci sarebbe molta superficialità (nonché, forse, anche una certa dose di scorrettezza). D'altronde, professori della materia che il libro lo hanno letto lo hanno trovato assolutamente credibile: non a caso, l'edizione USA, intitolata "The Baltic Origins of Homer's Epic Tales", è stata adottata come testo per il corso di alti studi omerici del Bard College di New York. Io stesso sono stato invitato in moltissime Università, in Italia e all'estero, ad esporre la mia teoria, sollecitato da professori che il libro lo avevano previamente letto ed approfondito. E perché mai altrimenti sarei stato invitato nel 2005 a fare un seminario in due lezioni agli studenti di lettere dell'Università "La Sapienza" di Roma (che hanno portato "Omero nel Baltico" fra i testi d'esame, su cui sono stati interrogati dai loro professori)? E perché mai sarei stato invitato a presentare la mia tesi alla International Conference on Mediterranean Studies, promossa dallo Athens Institute for Education and Research, tenutasi ad Atene il 20-23 marzo 2008? E perché la prof. Rosa Calzecchi Onesti, autrice della traduzione dei poemi omerici più accreditata in ambito universitario, avrebbe scritto la presentazione del mio libro (dopo esserselo accuratamente letto, riletto e meditato, e non senza aver superato, come lei stessa ha ammesso, un'iniziale fase di comprensibile scetticismo)? D'altronde, nell'agosto 2007 in Finlandia ha avuto luogo un seminario scientifico internazionale sull'argomento (
www.kiskoseura.fi:80/troija/english/seminar.html ), i cui Atti sono stati pubblicati a cura del prof. Giacomo Tripodi dell'Università di Messina.
3) Ciò detto, vorrei entrare per un attimo nel merito delle obiezioni del professore (obiezioni che, se avesse letto il mio libro, non credo avrebbe fatto). Premesso che le perplessità sulla localizzazione mediterranea della geografia omerica risalgono proprio agli antichi Greci, che fessi non erano (pensiamo a Strabone, o a Cratete di Mallo, che molto prima di Paolo Granzotto ha ipotizzato una collocazione nordica, anzi artica, delle avventure di Ulisse), riguardo "a Itaca, alla sua conformazione e alle sue caratteristiche, e al tragitto Itaca-Same (Cefalonia), con descrizioni rispondenti alla realtà", ecco cosa dice Moses Finley nel suo famoso "Il mondo di Odisseo": "Si può dimostrare che persino i particolari topografici dell'isola di Itaca (...) sono un guazzabuglio; in diversi punti essenziali vanno bene per la vicina isola di Leucade, ma per Itaca sono affatto impossibili". Rincara la dose l'Enciclopedia Treccani, alla voce "Itaca"; "In quanto alle identificazioni con le località descritte nei poemi omerici, se lasciano perplessi quelle tentate per Thiaki, non sono più convincenti quelle addotte per Leucade". Ma questo è solo un piccolissimo esempio (il mio libro è esteso su 702 pagine): pensiamo solo alla struttura dell'arcipelago di Itaca, che Omero descrive in modo coerente e preciso in varie occasioni, sia nell'Iliade che nell'Odissea, e che ha assai poco a che vedere con le Isole Ionie! Comunque rimando il professore alla lettura del mio libro, e dopo ne riparliamo... (anzi, se lo crederà, sono più che disponibile a fare con lui un pubblico dibattito)".
Cordialissimi saluti