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Full Version: OMERO NEL BALTICO
Marisa2003
Monday, January 18, 2010 12:21 PM
Questo mese ho il piacere di ospitare nel nostro sito lo scrittore Felice Vinci, che dal 1992 ricerca le tracce - trovandole- dell'epica omerica nella Scandinavia. Non si sarebbe svolto dunque nell'antica Grecia, tutto il processo (storico o leggendario) che ha portato alla guerra di Troia, e le sue conseguenze. Iliade ed Odissea sono narrazioni -secondo il Vinci- incompatibili con il territorio greco e con il clima mediterraneo. L'interessante dissertazione è a questo link:

www.duepassinelmistero.com/omeronelbaltico.htm

Su Hera di gennaio un Focus molto più esteso con altri spunti inediti, tra l'altro.

In particolare a Demetrios, di origini greche, chiedo un parere.

Grazie a tutti e ciao!
Demetrios14
Monday, January 18, 2010 5:03 PM
Teorie in merito
Un bell'argomento anche questo, che mi coinvolge piuttosto direttamente in quanto greco.

A riguardo dovete sapere che i greci sono molto attaccati alla loro Nazione e, anche se forse non sembra, al loro passato, sebbene oggi le condizioni dello Stato non siano delle migliori. Se in Grecia qualcuno si permettesse di affermare che Iliade ed Odissea sarebbero ambientate nelle zone del Baltico, sarebbe l'equivalente per gli italiani del dire che "I promessi sposi" è ambientato in Russia.
E' un parallelismo forse un pò forte, ma è per far capire che nessuna persona comune greca crederebbe ad una simile teoria.

Io personalmente, avendo letto entrambe le opere ufficiali, posso affermare che la rispondenza tra le descrizioni omeriche ne "L'Odissea" ed il paesaggio in questione è realistica. In quest'opera infatti si possono trovare particolari che Omero attribuisce all'area greca che corrispondono in modo più che soddisfacente alla reale conformazione del territorio. Penso a Itaca, alla sua conformazione e alle sue caratteristiche, e al tragitto Itaca-Same (Cefalonia), con descrizioni rispondenti alla realtà. Quindi a mio parere l'Odissea è ambientata nell'area ellenica.

Anche riguardo all'Iliade non vedo spiragli per poter credere che l'ambientazione sia al di fuori dell'area ellenica.
E' possibile tuttavia, come in altre scritture di altri Popoli, che alcune etnie che hanno poi composto il popolo greco fossero provenute dall'Europa settentrionale, ma correlare ciò ad una presunta ambientazione delle dette opere mi sembra difficile, anche perchè pure le teorie di Vinci presentano a mio avviso delle incongruenze e la trasposizione del paesaggio baltico nelle opere omeriche la ritengo una forzatura.

Oltre a questa, comunque interessante ed enigmatica, teoria del Dott. Felice Vinci, ricordo le perplessità dell'autore del libro "Ulisse" (1988), Paolo Granzotto, che esprimeva la possibilità che Ulisse avesse attraversato mari a nord dell'Europa e non a sud, e la ricostruzione dell'olandese Iman Wilkens, che nella sua opera "Where Troy Once Stood" (Dove Troia una volta stava), colloca queste avventure addirittura in Gran Bretagna.

La certezza assoluta che Omero abbia effettivamente descritto paesaggi greci e dell'Europa meridionale al momento non c'è, ma è la versione più accreditabile ed io non credo alle teorie sopraelencate, compresa quella di Vinci, ma se queste servono a far luce e a trovare la certezza in quest'ambito, in un senso o nell'altro, allora sono benvenute e stimolano al confronto tra diverse opinioni.

Demètrios
Marisa2003
Wednesday, January 20, 2010 9:34 AM
Gent.mo Demetrios,
mi permetto di domandarti se hai letto il libro o almeno l'articolo, visto che vi si trovano puntuali coincidenze anzitutto geografiche che nella Grecia non troverebbero riscontro (pensiamo alle distanze), ma anche idrogeologiche (la descrizione di un fiume che 'scorre al contrario', fenomeno spiegabilissimo per i corsi d'acqua nordici ma infrequentissimo in quelli dell'area mediterranea), paleoclimatiche (vedi il vestiario dei personaggi e il curioso sole a mezzanotte).Ad ogni modo è giustissimo avere sempre due pesi e due misure, e il migliore soggetto che possa controbattere sull'argomento (in mancanza di Omero )è il prof.Felice Vinci, l'autore.Che ho invitato a leggere la discussione e mi ha fatto pervenire una sua cortese risposta, in attesa che possa presto unirsi ad essa di persona.

Eccoti quanto ho ricevuto:

"Riguardo alle osservazioni del professore greco, mi permetta di fare qualche rispettosa "controdeduzione":

1) La ricerca della verità dovrebbe essere scevra da nazionalismi o campanilismi. Quando mi capitò di leggere che la Commedia di Dante potrebbe essere stata ispirata dall'islamico Libro della Scala non mi sono certo sentito offeso! D'altronde, come mi disse a suo tempo il mio amico greco Dimitri Deliolanes - corrispondente a Roma del quotidiano Ethnos di Atene, su cui pubblicò una notizia del mio libro (che a lui era piaciuto) - non è che io metto in dubbio l'identità originaria del popolo greco: semplicemente, esso durante l'età del bronzo ha "traslocato" dal nord dell'Europa alla Grecia portandosi appresso le sue storie tradizionali per poi riambientarle nella nuova patria mediterranea. E' stato un cambio di residenza, non di etnia...

2) Penso che, prima di fare delle obiezioni, sarebbe buona norma conoscere l'argomento. Ora, le obiezioni del professore mi fanno supporre che egli non abbia letto, anzi nemmeno sfogliato, il mio libro. Se le cose stessero veramente così, in tale atteggiamento ci sarebbe molta superficialità (nonché, forse, anche una certa dose di scorrettezza). D'altronde, professori della materia che il libro lo hanno letto lo hanno trovato assolutamente credibile: non a caso, l'edizione USA, intitolata "The Baltic Origins of Homer's Epic Tales", è stata adottata come testo per il corso di alti studi omerici del Bard College di New York. Io stesso sono stato invitato in moltissime Università, in Italia e all'estero, ad esporre la mia teoria, sollecitato da professori che il libro lo avevano previamente letto ed approfondito. E perché mai altrimenti sarei stato invitato nel 2005 a fare un seminario in due lezioni agli studenti di lettere dell'Università "La Sapienza" di Roma (che hanno portato "Omero nel Baltico" fra i testi d'esame, su cui sono stati interrogati dai loro professori)? E perché mai sarei stato invitato a presentare la mia tesi alla International Conference on Mediterranean Studies, promossa dallo Athens Institute for Education and Research, tenutasi ad Atene il 20-23 marzo 2008? E perché la prof. Rosa Calzecchi Onesti, autrice della traduzione dei poemi omerici più accreditata in ambito universitario, avrebbe scritto la presentazione del mio libro (dopo esserselo accuratamente letto, riletto e meditato, e non senza aver superato, come lei stessa ha ammesso, un'iniziale fase di comprensibile scetticismo)? D'altronde, nell'agosto 2007 in Finlandia ha avuto luogo un seminario scientifico internazionale sull'argomento ( www.kiskoseura.fi:80/troija/english/seminar.html ), i cui Atti sono stati pubblicati a cura del prof. Giacomo Tripodi dell'Università di Messina.

3) Ciò detto, vorrei entrare per un attimo nel merito delle obiezioni del professore (obiezioni che, se avesse letto il mio libro, non credo avrebbe fatto). Premesso che le perplessità sulla localizzazione mediterranea della geografia omerica risalgono proprio agli antichi Greci, che fessi non erano (pensiamo a Strabone, o a Cratete di Mallo, che molto prima di Paolo Granzotto ha ipotizzato una collocazione nordica, anzi artica, delle avventure di Ulisse), riguardo "a Itaca, alla sua conformazione e alle sue caratteristiche, e al tragitto Itaca-Same (Cefalonia), con descrizioni rispondenti alla realtà", ecco cosa dice Moses Finley nel suo famoso "Il mondo di Odisseo": "Si può dimostrare che persino i particolari topografici dell'isola di Itaca (...) sono un guazzabuglio; in diversi punti essenziali vanno bene per la vicina isola di Leucade, ma per Itaca sono affatto impossibili". Rincara la dose l'Enciclopedia Treccani, alla voce "Itaca"; "In quanto alle identificazioni con le località descritte nei poemi omerici, se lasciano perplessi quelle tentate per Thiaki, non sono più convincenti quelle addotte per Leucade". Ma questo è solo un piccolissimo esempio (il mio libro è esteso su 702 pagine): pensiamo solo alla struttura dell'arcipelago di Itaca, che Omero descrive in modo coerente e preciso in varie occasioni, sia nell'Iliade che nell'Odissea, e che ha assai poco a che vedere con le Isole Ionie! Comunque rimando il professore alla lettura del mio libro, e dopo ne riparliamo... (anzi, se lo crederà, sono più che disponibile a fare con lui un pubblico dibattito)".
Cordialissimi saluti
Demetrios14
Wednesday, January 20, 2010 5:14 PM
...
Salve a tutti,

io considero una fortuna che questo sito ospiti il prof. Vinci, ma non per questo devo essere incline alle sue teorie. Io non voglio usare toni dalle sfumature polemiche, tuttavia ricordo che al momento anche la storia "ufficiale" riconosce le vicende omeriche come ambientate nell'Egeo e non nel Baltico, quindi non devo essere certo io a portare prove a favore di ciò, ma giustamente deve essere gente come Vinci a portarne a proprio favore per ribaltare la storia.

Nel mio precedente intervento ho ricordato come ogni ricerca e teoria sia importante se stimola e serve al raggiungimento di una verità. Ricordo inoltre che io non parlo con alcuna traccia di nazionalismo, infatti ho specificato che i greci come popolo si rifiuterebbero di credere a teorie come quella del professore, ma non ho detto di essere su posizioni del nazionalismo ad oltranza, in campo storico-letterario e in generale. So bene che il popolo greco fu composto da molteplici etnie, quindi l'origine nordica di talune di esse non è certo escludibile a priori, ma ciò non prova nulla in merito alla questione dell'Iliade e dell'Odissea nel Baltico.

Mi limito a dire poche cose:

io non ho letto il libro di Vinci, ma la sintesi delle sue teorie sì.
Chi però conosca bene la realtà e la storia del mondo Miceneo e dell'ambientazione e sviluppo dell'età del bronzo fa onestamente fatica a dar credito alle teorie di un Omero nel Baltico.
E' realistico accostare alcune aree scandinave ai luoghi greci, è vero che la loro geografia è in parte sovrapponibile, ma affermare che vi sia addirittura una sorta di quasi precisa assonanza linguistica è una forzatura assoluta, non solo secondo me, ma secondo studi linguistici e filologici.

Mi piacerebbe confrontarmi con il professore, che comunque è persona stimabile, anche se non siamo in accordo su questo tema.

Saluto cordialmente,
Demètrios
giamba253
Thursday, January 21, 2010 11:20 AM
Salve a tutti. Ma quali sono le evidenze archeologiche trovate sia in Grecia che nel nord Europa? Perchè il punto è uno solo: se la descrizione dei testi omerici ha permesso di identificare dei luoghi precisi e si è scavato,sono emersi reperti databili scientificamente? Questo è avvenuto? Se sì, dove, e se no, bisogna ancora scoprire qualcosa. La famosa Troia -che è stata portata alla luce in Turchia dopo diverse controversie- cosa dunque sarebbe?
Marisa2003
Sunday, January 24, 2010 10:47 PM
Cari amici, inserisco la risposta del professor Vinci, il quale lo avrebbe fatto direttamente ma un inconveniente di tipo tecnico non ne ha permesso la buona riuscita. Medio io. Mi auguro la discussione possa proseguire su canali di reciproco rispetto e civiltà. Grazie di cuore a tutti!

"Con molto rispetto devo dire sia a Demetrios che a Giamba: ma come si fa a pretendere di discutere una teoria, esposta per esteso in un libro di 700 pagine, se gli interlocutori quel libro non lo hanno letto?! Comunque un'ampia sintesi, con annessi vari articoli di approfondimento (per un totale di circa 20 pagine), si trova sul mensile Hera di gennaio, uscito alcuni giorni fa e tuttora nelle edicole: suggerisco di leggere almeno questo, dopo di che forse si potrà entrare nel merito. Però non me la sento di concludere così bruscamente (anche se già mi era parso di essere stato chiaro nel mio precedente intervento). Allora ecco una frase del libro che ho riportato su Hera: "La mitologia greca si rivela essere l'ultima memoria di antichissime vicende ambientate nell'Europa settentrionale: nel mondo di Omero si ritrovano tutti i fenomeni tipici delle alte ed altissime latitudini, quali le notti bianche, le aurore boreali, il sole di mezzanotte, le albe rotanti, le tenebre del solstizio d'inverno (per non parlare di una certa anomalia nelle fasi lunari che gli studiosi riscontrano nell'Inno omerico a Hermes, anch'essa spiegabile soltanto con una localizzazione circumpolare). E' poi assai significativo che le informazioni geografiche ricavabili dall'intero universo omerico possano essere catalogate in alcuni grandi "raggruppamenti": l'isola Ogigia e la Scheria (nell'oceano Atlantico); il mondo di Itaca (nelle isole danesi); il mondo di Troia (nella Finlandia meridionale); il mondo degli Achei (lungo le coste del Baltico); le avventure di Ulisse (lungo le coste della Norvegia), in ciascuno dei quali vi sono straordinarie corrispondenze con i rispettivi ambiti individuati nell'Europa settentrionale, a cui fanno riscontro le incongruenze della tradizionale collocazione mediterranea. Inoltre, per ciascuno si può verificare un quadro meteorologico sistematicamente freddo, nebbioso e perturbato, in pieno accordo con il contesto nordico". E qui concludo con due frasi di accademici, una delle quali scritta dal prof. Claudio Cerreti, ordinario di Geografia qui a Roma, in una recensione pubblicata sull'accademico Bollettino della Socità Geografica italiana di gennaio 2000: ciò che Omero nel Baltico mette in discussione, ossia l'ambientazione mediterranea dei poemi omerici, "non è una qualche certezza scientificamente provata, ma molto più semplicemente una tradizione, che a sua volta ha sempre posto infiniti problemi di dimostrazione: una tradizione, però, radicata e quasi connaturata alla nostra cultura, al punto da rappresentare l'unica ma insieme formidabile resistenza contro qualsiasi ipotesi divergente". L'altra frase è del prof. Giorgio Goggi, pro-Rettore per la ricerca scientifica dell'Università di Pavia: "Fui molto colpito dalla Sua conferenza in Collegio Ghislieri sia per la innovatività delle Sue ricostruzioni storiche che per la mole di concordanze, veramente stupefacente. L'insieme degli argomenti che Lei propone è certamente tale da scuotere convinzioni profondamente radicate".

Grazie e a presto!

Felice
antonio crasto
Monday, January 25, 2010 10:17 AM
Ho letto il bel saggio del prof. Vinci vari anni fa. Mi sorprese allora la precisione dei riscontri dei luoghi descritti da Omero e la geografia nordica.
Pur apprezzando molto il saggio, non ho avuto purtroppo il tempo di approfondire il discorso.
Sono abbastanza conscitore della storia Egizia e mi interessa la storia dei Popoli del Mare.
Vorrei chiedere al prof. Vinci se ritiene che quanto descritto nell'Iliade sia un semplice ricordo di vicende epiche verificatesi quando i "greci" vivevano nell'Europa settentrionale o se questo ricordo può essere in qualche modo collegato, forse rivissuto, a causa di nuove vicende epiche vissute nel Mediterraneo orientale alla fine del 2° millennio a.C.
Mi spiego meglio.
I "greci" invasero la Grecia e le isole dell'Egeo nello stesso periodo dell'invasione dei Popoli del Mare. E' possibile che gli scontri per la conquista di nuove terre nel Mar Egeo e in Anatolia abbiano fatto rivivere esperienze più antiche, forse delle guerre fra gli stessi popoli nell'Europa settentrionale?
In tal caso le nuove guerre potrebbero aver ispirato Omero a narrare le antiche gesta degli antenati.
Grazie
Marisa2003
Friday, January 29, 2010 11:06 AM
Ciao, Antonio e a tutti voi. Ho fatto da mediatrice e ti inserisco la risposta del dr. Vinci, il quale ti ringrazia per le osservazioni.

"L'arrivo dei Popoli del Mare è all'incirca coincidente con quello dei Dori in Grecia (verso il XII secolo a.C.). Ora, ritengo assai improbabile una connessione con i poemi omerici, in quanto essi sono scritti in un dialetto ionico che è molto diverso da quello dorico, mentre invece presenta significative affinità con quanto rivelato dalla decrittazione delle tavolette in lineare B dei Micenei, giunti in Grecia alcuni secoli prima. Al riguardo, in Omero nel Baltico cito il prof. Nocentini, secondo il quale “la lingua dell’Iliade e dell’Odissea, vista attraverso quella delle tavolette micenee, perde gran parte del suo smalto arcaico e mitico: forme ritenute vetusti relitti in Omero, compaiono vive e funzionanti nei documenti di Pilo e Cnosso, da cui emergono anche, nel grigiore di un archivio, i nomi dei principali eroi dell’epica e della tragedia”. D’altronde, “le caratteristiche più vistose del dialetto miceneo sono quelle arcaiche e conservative (...) e molte di queste caratteristiche si trovano in perfetto allineamento coi tratti arcaici della lingua omerica”. Inoltre, anche nel dialetto miceneo si riscontrano concordanze sia con il dialetto ionico che con quello eolico, ma non con quello dorico: è proprio ciò che gli studiosi hanno riscontrato nel greco di Omero. Da tutto ciò si può dedurre che non furono i Dori, ma presumibilmente i Micenei, giunti nel Mediterraneo attorno al XVI secolo a.C., a portare nel mondo greco la tradizione orale da cui poi sarebbero nati i due poemi. Tutto ciò è altresì congruente col fatto, segnalato dal prof. Kirk dell’Università di Cambridge, che certe caratteristiche della lingua omerica sembrano indicare un’antichità molto maggiore di quella usualmente attribuita ai due poemi: "Un'analisi linguistica recente avanza l'ipotesi che la tmesi omerica appartenga ad uno stadio del greco antecedente a quello documentato dalle tavolette in lineare B: in tal caso, si dovrebbero arretrare nel tempo gli elementi del linguaggio omerico, un balzo di cinquecento anni e più rispetto all'epoca del poeta" (insomma andiamo a finire in piena epoca micenea: altro che Dori e popoli del mare!). Infine, nell'ambientazione geografica e nel clima dei poemi omerici vi è ben poco, o quasi nulla, di mediterraneo: Troia, Itaca e gli altri luoghi omerici hanno tutti caratteristiche tipicamente nordiche; sulle tavole imbandite non vi sono mai né fichi né olio, e nemmeno oggetti in ceramica, ma soltanto di metallo (o, nel caso di mense rustiche, di legno). E così via... Ma ora mi accorgo che qui sto ripetendo, al solito, le pagine del libro!".

Un cordiale saluto,
Felice
(PS: non sono un professore
antonio crasto
Friday, January 29, 2010 1:27 PM
Ringrazio Felice Vinci per la cortese risposta.
Sono in perfetta sintonia con lui.
Di nuovo complimenti per le sue ricerche e il bel libro.
antonio crasto
Sunday, January 31, 2010 7:19 PM
Lo storico Kolb contesta Schliemann: “Sotto la collina non c’è una città”

Articolo di Fabio Sindici su La Stampa.it del 31/01/10

www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cultura/201001articoli/51761gi...


Mariomar
Monday, February 01, 2010 3:48 PM
Re:Omero nel Baltico
Molto interessante questa discussione. ...Mentre Troia scompare gli archeologi scoprono un'altra città descritta ne L' ILIADE di OMERO

ARCHEOLOGIA: SCOPERTA LA MITICA CITTA' DI SIGEION CANTATA DA OMERO NELL'ILIADE
www.laportadeltempo.com/news.asp?ID=5141
antonio crasto
Monday, February 01, 2010 4:59 PM
Aspettiamo qualcosa di più concreto.
Le date sembrano non corrispondere e come dice Felice Vinci potrebbe trattarsi di un nome ricorrente, dato a una nuova città in memoria di una città del Baltico.
giamba253
Monday, February 08, 2010 8:34 AM
Ringrazio anch'io il prof. Vinci per le risposte. Rimane la mia domanda inevasa, comunque sia la riformulo. Visti anche i recenti ritrovamenti in Grecia, chiedo se anche nella Penisola scandinava ne sono emersi, se si fanno scavi seguendo i testi omerici e se effettivamente riscontri archeologici ve ne sono. Non mi pare una richiesta in polemica con nessuno: mi basterebbe un si o un no.
(L'articolo l'ho letto, il libro no).Grazie della pazienza, alla mia età gli abbagli sono la norma.
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