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Full Version: NewEnergy Digest
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laplace77
Friday, May 09, 2008 7:27 PM
Gli investimenti si fanno per tempo: la rassegna di chi li sta facendo

comincio da questo...


18:31 - Enertad: accordo con Repower System AG per aerogeneratori

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 09 mag - Enertad (Erg) e
REpower Systems AG hanno raggiunto un accordo quadro per la
fornitura di aerogeneratori da 2 MW, fino ad un totale di 80
unita', di cui 30 in opzione. Enertad, afferma una nota, si
assicura la fornitura per una potenza complessiva pari a
160MW. Gli areogeneratori saranno dedicati ai progetti
italiani di Enertad, con la possibilita' di destinare 12
delle 30 macchine opzionali al mercato francese. L'accordo
sara' valido fino al 31 luglio 2009, mentre la conferma
dell'opzione sui 30 aerogeneratori aggiuntivi potra' essere
esercitata entro il prossimo mese di settembre.


18:35 - Enertad: accordo con Repower System AG per aerogeneratori -2-

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 09 mag - Raffaele
Tognacca, amministratore delegato di Enertad, ha commentato
l'accordo sostenendo che "REpower rappresenta per noi un
partner importante e consideriamo questo accordo strategico
poiche' rende ancora piu' concreta l'attuazione del nostro
piano di sviluppo nel settore eolico in Italia e
all'estero".
Carlo Schiapparelli, Country Manager di REpower in Italia,
si e' detto "particolarmente lieto del raggiungimento di
questo nuovo accordo, che conferma la volonta' delle parti di
dare continuita' futura alla positiva collaborazione
esistente."
laplace77
Friday, May 09, 2008 7:30 PM
poteva mancare sua elefantezza?

ovviamente in italia le briciole, che qui il vento manca...


17:47 - Enel: acquista turbine eoliche per 552 MW

Per implementare i progetti in Italia, Francia e Spagna

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 09 mag - Si e' chiusa
oggi la gara indetta da Enel per selezionare i fornitori di
impianti eolici destinati allo sviluppo di progetti in
Italia, Francia e Spagna per 552 MW alla quale hanno
partecipato tutti i maggiori produttori mondiali. Si sono
aggiudicati le commesse la tedesca Repower per 263 MW che
saranno installate in Francia (158 MW) e in Italia (105 MW)
e la spagnola Gamesa per i restanti 289 MW destinati a
Spagna (214 MW) e Italia (75 MW).


17:47 - Enel: acquista turbine eoliche per 552 MW

Per implementare i progetti in Italia, Francia e Spagna

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 09 mag - Si e' chiusa
oggi la gara indetta da Enel per selezionare i fornitori di
impianti eolici destinati allo sviluppo di progetti in
Italia, Francia e Spagna per 552 MW alla quale hanno
partecipato tutti i maggiori produttori mondiali. Si sono
aggiudicati le commesse la tedesca Repower per 263 MW che
saranno installate in Francia (158 MW) e in Italia (105 MW)
e la spagnola Gamesa per i restanti 289 MW destinati a
Spagna (214 MW) e Italia (75 MW).



PS: sempre la TEDESCA REpower...
laplace77
Friday, May 09, 2008 7:32 PM
non c'e' solo il vento...

ma Falck non faceva acciaio?


17:50 - Actelios: al via subholding Actagri attiva in energia da biomasse

In calo ricavi e utile I trimestre, pesa guasto impianto

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 09 mag - Il Cda di
Actelios (gruppo Falck) ha deliberato la costituzione di una
sub holding denominata Actagri, che fungera' da socio di
controllo dei singoli progetti nel settore della produzione
di energia elettrica con biomasse vegetali e reflui
zootecnici (biogas). La societa' ha chiuso il primo trimestre
con ricavi pari a 22,6 milioni rispetto ai 23,6 dell'analogo
trimestre 2007, un utile operativo di 6 milioni (8,2 mln) e
un utile ante imposte di 6,6 milioni, in calo di 2 milioni
su periodo di riferimento. La flessione del fatturato e dei
margini e' dovuta, spiega la nota, al guasto dell'alternatore
nell'impianto di Granarolo dell'Emilia (5 marzo) e al fermo
di due settimane per manutenzione (gennaio) dell'impianto di
Rende.

laplace77
Friday, May 09, 2008 7:40 PM
intervallo...

...ne approfitto per la BIGGER PICTURE...

...ringraziando Guido.zip per la segnalazione


il tutto viene da un interessante studio della Harper's:

The next bubble:
Priming the markets for tomorrow's big crash



che aveva colpito il buon Guido.zip soprattutto per la questione "DI BOLLA IN BOLLA" (vedere thread linkato sopra):




in allegato il pdf dello studio...

...buona lettura...

laplace77
Friday, May 09, 2008 7:50 PM
Re: poteva mancare sua elefantezza?
laplace77, 09/05/2008 19.30:



...

PS: sempre la TEDESCA REpower...




e infatti...



grella
Friday, May 09, 2008 8:04 PM
Re: Re: poteva mancare sua elefantezza?
laplace77, 09/05/2008 19.50:




e infatti...






Anche questa è già in Bolla di sicuro...................,mentre l'altra è infarcita di SWAPP


laplace77
Friday, May 16, 2008 1:06 AM
ancora ENEL...

...stavolta sul fotovoltaico!


fonte: Yahoo - ASCA

Giovedì 15 Maggio 2008, 14:36

Enel: Accordo Strategico Con Sharp Per Sviluppo Fotovoltaico

Agenzia ASCA

(ASCA) - Roma, 15 mag - Enel ha siglato con Sharp un accordo strategico per lo sviluppo del fotovoltaico. L'intesa e' stata firmata oggi dal direttore della Divisione Mercato di Enel, Francesco Starace, ed dal Corporate senior executive vice president di Sharp, Toshishige Hamano, alla presenza dell'amministratore delegato di Enel, Fulvio Conti, e del chairman & CEO di Sharp Corporation Katsuhiko Machida. Il Memorandum, spiega una nota, prevede che Enel e Sharp analizzino in dettaglio la realizzazione di un impianto industriale in Italia per la produzione integrata di pannelli fotovoltaici basati sulla tecnologia esclusiva di Sharp, il film sottile a tripla giunzione. Sharp ed Enel.si, societa' di Enel leader in Italia del settore, svilupperanno e realizzeranno nuovi campi fotovoltaici, da completare entro il 2011, per un totale di 161 MWp in grado di produrre a regime oltre 220 GWh annui di energia, capaci di soddisfare i consumi di 81.500 famiglie e di evitare emissioni di CO2 pari a circa 110.000 tonnellate annue. I pannelli Sharp prodotti dalla nuova fabbrica italiana verranno distribuiti in tutta Europa, contribuendo cosi' a soddisfare una domanda sempre crescente. Anche Enel.si utilizzera' questi pannelli attraverso la sua rete di franchising costituita da oltre 370 affiliati presenti su tutto il territorio nazionale. Enel, che produce gia' 20.000MW da fonti rinnovabili, ha un programma di crescita in questo settore e nelle nuove tecnologie amiche dell'ambiente che prevede investimenti per 7,4 miliardi di euro entro il 2012
laplace77
Friday, May 16, 2008 4:34 PM
Re: ancora ENEL...
laplace77, 16/05/2008 1.06:


...stavolta sul fotovoltaico!


fonte: Yahoo - ASCA

Giovedì 15 Maggio 2008, 14:36

Enel: Accordo Strategico Con Sharp Per Sviluppo Fotovoltaico

Agenzia ASCA

...




ripreso anche da Ripubblica

Entro il 2011 impianti per dare energia rinnovabile a oltre 80 mila famiglie
Nel patto anche la nascita di uno stabilimento per produrre moduli ultra moderni


Più solare e fabbrica d'avanguardia
accordo Enel-Sharp sul fotovoltaico


Siglata un'intesa tra l'azienda elettrica e la multinazionale giapponese
...




eppero' poi Ripubblica calca la mano con questo articolo

Non solo ambiente: la rivoluzione delle rinnovabili promette grandi benefici occupazionali
Con gli obiettivi dell'Unione europea, 250 mila nuovi posti da solare, eolico ed efficienza


Entro il 2020 più operai che alla Fiat
l'altra faccia dell'industria verde


In Germania è un business che già impiega oltre 200 mila lavoratori
L'esperto: "Ma anche in Italia è tutto un fiorire di nuove imprese e servizi"


ROMA - Effetti collaterali: oltre 250 mila nuovi posti di lavoro entro il 2020, circa centomila in più della Fiat e 25 mila in più di Telecom e Poste Italiane messe insieme. Dei benefici climatici e ambientali della rivoluzione verde conosciamo ormai tutto, molto meno sappiamo dei vantaggi occupazionali che avrebbe il Paese puntando su rinnovabili ed efficienza energetica.

La promessa di Barroso. Nelle settimane scorse annunciando i dettagli del piano "20-20-20" per aumentare del 20% entro il 2020 l'efficienza energetica e la produzione da fonti rinnovabili, il presidente della Commissione europea Josè Manuel Barroso ha promesso che nel raggiungere questi obiettivi verrà creato "un milione di nuovi posti di lavoro". Numeri pesanti per un Continente dove lo spettro della disoccupazione rimane sempre in agguato. Facile promessa o un'affermazione fondata?

Il rebus delle statistiche. Fare proiezioni precise è difficile perché statistiche ufficiali non ce ne sono e delimitare con esattezza il campo dell'industria delle rinnovabili e dell'efficienza energetica non è semplice. Nella generale nebbia dei numeri, almeno un faro a cui gli entusiasti del futuro rinnovabile possono lasciarsi guidare però c'è. In Germania, unico paese ad aver pianificato con la solita precisione la crescita del settore, lo sviluppo delle fonti alternative ha già portato alla nascita di oltre 200 mila posti di lavoro.

Seguendo la Germania. "Quello che sono riusciti a fare è impressionante", dice Arturo Lorenzoni, docente presso il Dipartimento di Ingegneria Elettrica dell'Università degli Studi di Padova. "In Germania - ricorda - nel 2006 le rinnovabili contavano 214mila addetti, con un +36% rispetto al 2004". Programmando e puntando ormai da diversi anni su questa scommessa, Berlino ha creato statistiche ad hoc. In Italia invece, ricorda Lorenzoni, "manca un'anagrafe generale dell'industria delle rinnovabili che non viene considereta una categoria a sé".

Fotovoltaico per tutti. Per cercare di capire cosa accadrà seguendo le indicazioni del "20-20-20" non resta che aggregare studi di settore. Fissando come scadenza il 2020, l'espansione maggiore dovrebbe averla il solare fotovoltaico. Il Gifi, il Gruppo imprese fotovoltaiche italiane, cita le tabelle che ha elaborato insieme alla Commissione Nazionale energia solare del Ministero dell'Ambiente, per prevedere nel giro di 12 anni un balzo dagli attuali 3.000 impiegati (1.700 nella sola produzione) a quota 113mila. Tanti quanti ne richiederebbe lo scenario più roseo messo in preventivo, ovvero una crescita di potenza in grado di soddisfare il 7% degli attuali fabbisogni elettrici.

I numeri dell'eolico. Subito dietro, a leggere i dati dell'Anev, viene l'eolico. "Oggi il settore conta più o meno 10 mila addetti tenendo conto dell'intera filiera del processo produttivo e gestionale, ma nel 2020, raggiungendo l'obiettivo di 16mila Mw installati, dovrebbe occupare 66mila persone", spiega Simone Togni, il segretario generale dell'Associazione nazionale energia del vento.

Più efficienza, più lavoro. Valori simili a quelli che promette di creare il risparmio energetico. A sbilanciarsi in proiezioni in questo caso è Greenpeace nel dossier del 2007 "La rivoluzione dell'efficienza". La ricerca quantifica innanzitutto il volume di investimenti in efficienza convenienti economicamente, fissando la cifra per il periodo 2007-2020 a quota 80 miliardi di euro. Stanziamenti che produrrebbero "occupazione per un valore medio di 63.000 unità". Aggiungendo altri 12 mila nuovi lavori, la quota italiana dei 300 mila che secondo le stime dell'Unione Europea verranno creati dalla filiera delle biomasse, si arriva a un totale di 254 mila occupati.

Rapporti convenienti. Un risultato straordinario che verrebbe raggiunto solo se si avverassero tutte le previsioni più positive, ma pur facendo una certa tara all'ottimismo, sulle potenzialità della scommessa non sembrano esserci dubbi. Anche perché, pur con valori diversi, tutti gli studi sono concordi nel riconoscere alle rinnovabili un rapporto tra megawatt installato e posti di lavoro creati decisamente più alto rispetto alle fonti tradizionali. "I numeri forniti dalla Iea - dice Lorenzoni - parlano di 12 persone impiegate per ogni Mw eolico installato, mentre in una centrale a ciclo combinato a gas, che sia da 800 o da 400 Mw, lavorano in tutto 30 o 40 addetti, ai quali vanno aggiunti quelli impegnati nei servizi che vengono esternalizzati".

Ancora più allettanti le promesse del fotovoltaico, che stando ad alcuni studi curati dagli industriali tedeschi per ogni Mw prodotto ha bisogno di dieci operai, ai quali vanno aggiunti altri 33 addetti durante il processo di installazione.

La scommessa del Nordest. Sembrano traguardi ambiziosi e proiezioni iperottimistiche, ma chi come il professor Lorenzoni si occupa da anni della materia e vive nel cuore pulsante dell'imprenditorialità italiana, li ritiene sostanzialmente realistici. "Qui in Veneto - dice - è già partita la gemmazione di produzioni e servizi legati alle rinnovabili. Penso alla lavorazione del silicio, ma anche al settore elettromeccanico vicentino, leader in Italia, che si sta riconvertendo all'eolico. Nuove attività stanno sorgendo anche nel Trevigiano. Molte realtà sono già operative sul campo e lo stesso sta avvenendo in Lombardia". "Questa nuova imprenditorialità - sottolinea ancora Lorenzoni - non è un miraggio, ma una realtà, anche se in una fase ancora pionieristica".

Ci credono anche i big. Il dinamismo del Nordest e la sua capacità di fiutare gli affari sono note, ma segnali importanti arrivano da tutto il Paese. Dalla sua roccaforte delle Marche, un colosso come la Merloni Termo Sanitari sta ad esempio rapidamente puntando nella direzione del solare termico, settore importante che si intreccia però con attività tradizionali, rimanendo inevitabilmente fuori dalle statistiche citate sin qui. "MTS Group - spiega il direttore marketing Giorgio Scaloni - già da alcuni anni sta intensificando il suo impegno nello sviluppo di questa tecnologia in forte espansione di mercato. Con i nostri marchi siamo tra i leader nel solare termico in molti paesi Europei (Italia, Germania, Francia) e abbiamo una forte presenza anche in paesi extraeuropei, con attività produttive e commerciali di India e Cina".

"Per quanto riguarda le prospettive occupazionali - prosegue Scaloni - il nuovo sito produttivo marchigiano dovrebbe arrivare ad occupare in un triennio circa il 5% del totale forza lavorativa italiana del gruppo, oggi pari a circa 1.600 unità".

Occupazione su tutto il territorio. Dal Veneto, alle Marche, scendendo giù fino alla Puglia, dove sorge lo stabilimento italiano della Vestas, uno dei più grandi produttori mondiali di pale eoliche, l'industria delle rinnovabili offre anche il vantaggio di una presenza distribuita. "Per entrare in questo settore - osserva Lorenzoni - non occorre essere un colosso e neppure possedere un livello tecnologico esasperato. Le capacità manifatturiere sono quelle che già abbiamo, con una produzione che calza al modello di piccola media impresa tipicamente italiano. Nel business inoltre viene coinvolta una molteplicità di soggetti e la diffusione ha una importante ricaduta sul territorio". La nuova economia insomma è verde, ma è già matura per essere colta.



com'era? "seguendo la Germania"...

...ecco bravi, fatelo pure nell'immobiliare!


UBER ALLEN !
laplace77
Friday, May 16, 2008 4:36 PM
che faccio, ci vado?

al Solar Expo', intendo...



laplace77
Friday, May 16, 2008 7:00 PM
secondo intermezzo...

15:32 - ### Petrolio: lo scenario che fa da sfondo ai nuovi record - FOCUS

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Londra, 16 mag - Scenario tutto
a favore dei corsi del petrolio, a partire dall'aspetto
tecnico che - secondo gli esperti - sta dando una
significativa mano al mercato a testare soglie di resistenza
sempre piu' elevate. Le scadenze tecniche (oggi il contratto
di riferimento sul Brent e' diventato luglio, la prossima
settimana sara' la volta del Wti) stanno infatti spingendo i
fondi di investimento a riposizionarsi sulle posizioni piu'
differite e questo alimenta il fronte speculativo. Fronte
gia' molto caldo, dopo che il mercato ha registrato in
mattinata le nuove minacce terroristiche da parte del leader
di Al Quaida, Bin Laden. Ad alimentare la tensione anche il
fatto che il Presidente statunitense, George W. Bush, e'
tornato a chiedere all'Arabia Saudita (principale produttore
Opec) di mettere a disposizione piu' petrolio per soddisfare
la domanda del mondo occidentale. Una richiesta che si
scontra pero' con due importanti ostacoli strutturali. In
primo luogo la rigidita' finora dimostrata da Rhyad su questo
fronte e, fattore non indifferente, il fatto che circa tre
quarti della capacita' non utilizzata dell'Arabia Saudita e'
rappresentato da greggio di bassa qualita' (pesante) e quindi
necessita da un trattamento piu' lungo e oneroso. È quindi un
aspetto che non si coniuga molto bene con la capacita'
attuale delle raffinerie, le quali stanno gia' lavorando a
pieno regime. Il mercato, consapevole di questa situazione,
ha inoltre altre frecce da sfruttare. Sul mercato c'e' la
convinzione che il dollaro non abbia molto spazio per
apprezzarsi nel breve-medio periodo, poi c'e' da valutare gli
effetti dell'annuncio dell'Iran che - all'inizio di questa
settimana - ha ammesso di incontrare difficolta' a vendere
greggio di qualita'. Senza dimenticare che intanto e'
diventata sempre piu' palese la carenza di disponibilita' di
prodotti raffinati e di gasolio in particolare, elemento che
ha contribuito ad alimentare ulteriormente la speculazione
in vista della stagione estiva, che per il mondo occidentale
(iniziando dagli Stati Uniti) vuol dire maggiore domanda dal
fronte dei trasporti. A completare il panorama rialzista
'giovano' anche un quadro economico piu' tonico di quanto
temuto negli Usa e in Europa e la persistente vivace domanda
da parte di quello che, nel frattempo, e' diventato il
maggiore importatore al mondo di energia: la Cina. La
sintesi di questo scenario, che rende sempre piu' probabile
la corsa del mercato verso i 200 dollari (soglia indicata da
Goldman Sachs per i prossimi 6-24 mesi) e' in pochi numeri:
il petrolio da inizio anno e' rincarato del 35% circa e,
negli ultimi dodici mesi, dell'87%.
feeverte1
Monday, May 26, 2008 5:21 PM
okkio anke ad edison...
laplace77
Tuesday, May 27, 2008 12:31 PM
c'e' anche l'ENI...

...ovviamente...


...e le celle se l'e' costruite da sola!



fonte: FOL


Eni: al via nuovo impianto fotovoltaico, piano investimenti di 9 mln euro tra 2008-11

Finanzaonline.com - 27.5.08/12:20

Eni ha inaugurato oggi a Nettuno un nuovo impianto fotovoltaico che applica tecnologie d'avanguardia, frutto di 25 anni di esperienza nel settore. Lo comunica la società di San Donato in una nota specificando che per la realizzazione dell'impianto, che ha una potenza complessiva installata di 126 kWp, sono state utilizzate celle di propria produzione. Nel sito produttivo di Nettuno EniPower ha previsto per innovare la produzione un piano investimenti di circa 9 milioni di euro nel periodo 2008-2011.


laplace77
Tuesday, May 27, 2008 9:10 PM
biocarburanti di seconda generazione

fonte: la Repubblica


...
Obiettivo seconda generazione. Per "seconda generazione" si intende prevalentemente l'estrazione di bioetanolo dalla cellulosa degli scarti boschivi e di piante "povere", un procedimento ancora in via di perfezionamento, ma sul quale vengono riposte grandi aspettative. In Germania recentemente è stato aperto uno dei primissimi impianti di questo genere al mondo. Anzi, in un certo senso potrebbe essere definito persino di terza generazione, visto che nello stabilimento inaugurato dalla cancelliera Angela Merkel a Freiberg, l'azienda Choren ha trovato il modo di trasformare scarti di lavorazione agricola e residui boschivi non in bioetanolo, ma in biodiesel. Materiali che permettono al bilancio energetico di essere assolutamente in attivo (si parla di riduzione delle emissioni di CO2 del 90%) senza creare competizione tra colture energetiche e colture alimentari. L'obiettivo per il primo ano di attività è la produzione di 18 milioni di litri di combustibile.
...



un servizio sulla Merkel che visitava l'azienda e' passato pure in Rai...


...al solito: UBER ALLEN
laplace77
Saturday, June 07, 2008 3:00 PM
terzo intermezzo...
...interessante intervista a Rifkin, da la Repubblica



Le centrali sono una "soluzione di retroguardia" e non risolveranno il problema
Dopo l'incidente di Krsko il guru dell'economia all'idrogeno spiega perché l'Italia sbaglia


Rifkin, l'energia fai-da-te
così ci salveremo dal nucleare


di RICCARDO STAGLIANÒ


UNA fatica inutile. Perché se anche rimpiazzassimo nei prossimi anni tutte le centrali nucleari esistenti nel mondo, il risparmio di emissioni sarebbe comunque un'inezia. Un quarto di quel che serve per cominciare a rimettere le briglie a un clima impazzito. Jeremy Rifkin non ha dubbi: quella atomica è una strada sbagliata, di retroguardia. Come curare malattie nuovissime con la penicillina. E non c'è neppure bisogno dei campanelli di allarme tipo Krsko per capirlo.

Basta guardare i numeri senza le lenti dell'ideologia. Proprio l'attitudine che, in Italia, scarseggia di più per il guru dell'economia all'idrogeno. Si vedrebbe così che l'uranio, come il petrolio, presto imboccherà la sua parabola discendente: ce ne sarà di meno e costerà di più. E che il problema dello smaltimento delle scorie è drammaticamente aperto anche negli Stati Uniti dove lo studiano da anni. "Vi immaginate uno scenario tipo Napoli, ma dove i rifiuti fossero radioattivi?" è il suo inquietante memento. Meglio puntare su quella che lui chiama la "terza rivoluzione industriale".


L'incidente all'impianto sloveno arroventa il dibattito italiano, a pochi giorni dall'annuncio del ritorno al nucleare. Cosa ne pensa?
"Ho parlato con persone che hanno conoscenza di prima mano dell'incidente, e mi hanno tranquillizzato. Non ci sono state fughe radioattive e il governo ha gestito bene tutta la vicenda. Ho lavorato con l'amministrazione Jan%u0161a e posso dire che hanno sempre dimostrato una leadership illuminata nel traghettare la Slovenia verso le energie rinnovabili. Non posso dire lo stesso di tutti i paesi europei, ma posso lodare le politiche energetiche di Ljubljana".


Superata questa crisi, in generale possiamo sentirci sicuri?
"Il problema col nucleare è che si tratta di un'energia con basse probabilità di incidente, ma ad alto rischio. Ovvero: non succede quasi mai niente di brutto, ma se qualcosa va storto può essere una catastrofe. Come Chernobyl".


Il governo italiano ha confermato l'inizio della costruzione delle nuove centrali entro il 2013. Coerenza o azzardo?
"Non capisco i termini della discussione in corso in Italia. Amo il vostro paese, lo seguo da anni ma questa volta mi sento davvero perso. I sostenitori dicono: il nucleare è pulito, non produce diossido di carbonio, quindi contribuirà a risolvere il cambiamento climatico. Un ragionamento che non torna se solo si guarda allo scenario globale. Oggi sono in funzione nel mondo 439 centrali nucleari e producono circa il 5% dell'energia totale. Nei prossimi 20 anni molte di queste centrali andranno rimpiazzate. E nessuno dei top manager del settore energetico crede che lo saranno in una misura maggiore della metà. Ma anche se lo fossero tutte si tratterebbe di un risparmio del 5%. Ora, per avere un qualche impatto nel ridurre il riscaldamento del pianeta, si dovrebbe ridurre del 20% il Co2, un risultato che certo non può venire da qui".


Un finto argomento quindi quello del nucleare "verde"?
"Non in assoluto, ma relativamente alla realtà, sì. Perché il passaggio al nucleare avesse un impatto sull'ambiente bisognerebbe costruire 3 centrali ogni 30 giorni per i prossimi 60 anni. Così facendo fornirebbe il 20% di energia totale, la soglia critica che comincia a fare una differenza. C'è qualcuno sano di mente che pensa che si potrebbe procedere a questo ritmo? La Cina ha ordinato 44 nuove centrali nei prossimi 40 anni per raddoppiare la sua potenza produttiva. Ma si avvia ad essere il principale consumatore di energia...".


Ci sono altri ostacoli lungo questa strada?
"Io ne conto cinque, e adesso vi dico il secondo. Non sappiamo ancora come trasportare e stoccare le scorie. Gli Stati Uniti hanno straordinari scienziati e hanno investito 8 miliardi di dollari in 18 anni per stoccare i residui all'interno delle montagne Yucca dove avrebbero dovuto restare al sicuro per quasi 10 mila anni. Bene, hanno già cominciato a contaminare l'area nonostante i calcoli, i fondi e i super-ingegneri. Davvero l'Italia crede di poter far meglio di noi? L'esperienza di Napoli non autorizza troppo ottimismo. E questa volta i rifiuti sarebbero nucleari, con conseguenze inimmaginabili".


Ecoballe all'uranio, un pensiero da brividi. E il terzo ostacolo?
"Stando agli studi dell'agenzia internazionale per l'energia atomica l'uranio comincerà a scarseggiare dal 2025-2035. Come il petrolio sta per raggiungere il suo peak. I prezzi, quindi, andranno presto su. Ciò si ripercuoterà sui costi per produrre energia togliendo ulteriori argomenti a questo malpensato progetto. Aggiungo il quarto punto. Si potrebbe puntare sul plutonio. Ma con quello è più facile costruire bombe. La Casa Bianca e molti altri governi fanno un gran parlare dei rischi dell'atomica in mani nemiche. Ma i governi buoni di oggi diventano le canaglie di domani".


Siamo arrivati così all'ultima considerazione. Qual è?
"Che non c'è abbastanza acqua nel mondo per gestire impianti nucleari. Temo che non sia noto a tutti che circa il 40% dell'acqua potabile francese serve a raffreddare i reattori. L'estate di cinque anni fa, quando molti anziani morirono per il caldo, uno dei danni collaterali che passarono sotto silenzio fu che scarseggiò l'acqua per raffreddare gli impianti. Come conseguenza fu ridotta l'erogazione di energia elettrica. E morirono ancora più anziani per mancanza di aria condizionata".


Se questi sono i dati che uso ne fa la politica?
"Posso sostenere un dibattito con qualsiasi statista sulla base di questi numeri e dimostrargli che sono giusti, inoppugnabili. Ma la politica a volte segue altre strade rispetto alla razionalità. E questo discorso, anche in Italia, è inquinato da considerazioni ideologiche".


In che senso? C'è un'energia di destra e una di sinistra?
"Direi modelli energetici élitari e altri democratici. Il nucleare è centralizzato, dall'alto in basso, appartiene al XX secolo, all'epoca del carbone. Servono grossi investimenti iniziali e altrettanti di tipo geopolitico per difenderlo".


E il modello democratico, invece?
"È quello che io chiamo la "terza rivoluzione industriale". Un sistema distribuito, dal basso verso l'alto, in cui ognuno si produce la propria energia rinnovabile e la scambia con gli altri attraverso "reti intelligenti" come oggi produce e condivide l'informazione, tramite internet".


Immagina che sia possibile applicarlo anche in Italia?
"Sta scherzando? Voi siete messi meglio di tutti: avete il sole dappertutto, il vento in molte località, in Toscana c'è anche il geotermico, in Trentino si possono sfruttare le biomasse. Eppure, con tutto questo ben di dio, siete indietro rispetto a Germania, Scandinavia e Spagna per quel che riguarda le rinnovabili".


Ci dica come si affronta questa transizione.
"Bisogna cominciare a costruire abitazioni che abbiano al loro interno le tecnologie per produrre energie rinnovabili, come il fotovoltaico. Non è un'opzione, ma un obbligo comunitario quello di arrivare al 20%: voi da dove avete cominciato? Oggi il settore delle costruzioni è il primo fattore di riscaldamento del pianeta, domani potrebbe diventare parte della soluzione. Poi serviranno batterie a idrogeno per immagazzinare questa energia. E una rete intelligente per distribuirla".


Oltre che motivi etici, sembrano essercene anche di economici molto convincenti. È così?
"In Spagna, che sta procedendo molto rapidamente verso le rinnovabili, alcune nuove compagnie hanno fatto un sacco di soldi proprio realizzando soluzioni "verdi". Il nucleare, invece, è una tecnologia matura e non creerà nessun posto di lavoro. Le energie alternative potrebbero produrne migliaia".


A questo punto solo un pazzo potrebbe scegliere un'altra strada. Eppure non è solo Roma ad aver riconsiderato il nucleare. Perché?
"Credo che abbia molto a che fare con un gap generazionale. E ve lo dice uno che ha 63 anni. I vecchi politici, cresciuti con la sindrome del controllo, si sentono più a loro agio in un mondo in cui anche l'energia è somministrata da un'entità superiore".
laplace77
Monday, June 09, 2008 9:07 PM
NewEnergy meglio del Nucleare ?!?

lo dice il CEO di StMicroelectronics, che col silicio ha a che fare (ma per chip per Nokia e NAND per memorie), non con l'eolico...



15:47 - Nucleare: Pistorio, centrali III generazione non competitive con eolico

Obiettivi energetici Ue non particolarmente ambiziosi

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 09 giu - "Non bisogna
dare un'impostazione ideologica alla scelta del nucleare.
Nel costruire oggi una centrale di III generazione bisogna
valutare attentamente costi, sicurezza e tempi: il rischio e'
che non sia competitiva".
Lo ha detto Pasquale Pistorio, ex
presidente di Stm, interpellato a margine di un convegno del
Festival internazionale dell'ambiente. "Una centrale di III
generazione costruita oggi - ha rilevato Pistorio - dara'
energia piu' costosa dell'eolica e di quanto costera' quella
solare nel 2020"
. Pistorio ha sottolineato le grandi
potenzialita' delle fonti rinnovabili e in particolare della
nuova generazione di energia solare "molto promettente". La
previsione di Pistorio e' che nel 2015-2020 grazie a queste
nuove tecnologie il costo del chilowatt'ora solare possa
scendere a 4-5 centesimi, "molto meno del nucleare di III
generazione". Complessivamente secondo Pistorio gli
obiettivi fissati dall'Europa per il 2020 in termine di
riduzione dei consumi e di emissione di Co2 "non sono molto
ambiziosi, si puo' fare meglio. L'Italia puo' realizzare di
qui al 2020 un risparmio energetico non del 20% come
richiesto dalla Ue ma del 30%".


laplace77
Wednesday, June 18, 2008 6:09 PM
altri BIG, un po' fuori core-business...

...forse gli avanzano un po' di scarti nella lavorazione del silicio...


fonte: punto informatico


Intel e IBM all'insegna del fotovoltaico

News - di Alfonso Maruccia
mercoledì 18 giugno 2008



Roma - Le eterne rivali dei microprocessori entrano nell'affollato novero di aziende impegnate nella produzione di tecnologie fotovoltaiche, con l'intento di offrire alternative a prezzi accessibili a quanti siano alla ricerca di fonti di energia dai costi meno proibitivi di quelle dipendenti dall'attuale prezzo folle del dollaro.

L'obiettivo è comune, ma le modalità per raggiungerlo sono diverse. Intel ha scelto la strada delle spin-off, annunciando la fondazione della società SpectraWatt che si occuperà della costruzione di una nuova fabbrica nello stato USA dell'Oregon, con l'obiettivo di commercializzare i primi pannelli solari nella seconda parte dell'anno in corso.

SpectraWatt potrà inizialmente contare sull'apporto di 50 milioni di dollari investiti dal chipmaker di Santa Clara, e di ulteriori finanziamenti provenienti da società quali Goldman Sachs, PCG Clean Energy and Technology Fund e Solon AG.
IBM, dal canto suo, ha scelto la strada in solitaria basando i propri sforzi su una nuova tecnologia proprietaria messa a punto dalla divisione Research della corporation, costituita da cellule fotovoltaiche composte da sottili film di rame, indio, gallio e selenide.

Il nuovo composto a membrana dovrebbe secondo le intenzioni garantire l'abbattimento dei costi di produzione, una flessibilità di impiego senza pari - inclusa la possibilità di sviluppare cellule con cui rivestire le mura degli edifici - e soprattutto una resa energetica maggiore rispetto a quella offerta dalle tecnologie attuali, passando dal 6%-12% al 15% dell'energia solare totale convertita in energia elettrica. Collaborerà con IBM la produttrice giapponese Tokyo Ohka Kogyo.

Alfonso Maruccia
laplace77
Wednesday, June 18, 2008 6:12 PM
Re: altri BIG, un po' fuori core-business...
laplace77, 18/06/2008 18.09:


...forse gli avanzano un po' di scarti nella lavorazione del silicio...


fonte: punto informatico


Intel e IBM all'insegna del fotovoltaico

News - di Alfonso Maruccia
mercoledì 18 giugno 2008


...




anfatti:


fonte: punto informatico


IBM ricicla i suoi wafer

News - di Gaia Bottà
mercoledì 31 ottobre 2007



Roma - Che fare degli scarti della lavorazione dei wafer? Che fare delle lastre di silicio inservibili? IBM pensa al riciclaggio e alla riconversione del materiale come risorsa a favore dell'industria del fotovoltaico

...




laplace77
Thursday, June 26, 2008 12:54 PM
Beppe "NewEnergy" Grillo

intervista Jeremy Rifkin!!!

...e mette le cose in prospettiva storica...
...cosa ignota a noi amanti delle "emergenze"...


...prima rivoluzione industriale, 1800, UK, carbone, motore a vapore

...seconda rivoluzione industriale, 1900, DE, petrolio, motore a scoppio (Benz e Diesel)

...terza rivoluzione industriale, 2000, GLOCAL, rinnovabili, pila a idrogeno



e qualcuno lo sta gia' facendo, fate un salto ad Arezzo...




25 Giugno 2008
Intervista a Jeremy Rifkin


Il blog ha intervistato Jeremy Rifkin, autore di fama mondiale, tra i suoi libri: “Economia all’idrogeno”.
Il mondo che conosciamo sta cambiando in fretta. Il petrolio sta finendo. L’energia avrà due caratteristiche: sarà rinnovabile, come il sole e il vento, e distribuita. Ognuno di noi potrà creare la propria energia e metterla a disposizione degli altri in rete.

"Ora, al tramonto [della seconda rivoluzione industriale] ci sono alcune situazioni davvero molto critiche. Il prezzo dell’energia sta drammaticamente salendo e il mercato mondiale del petrolio si è appena avviato al suo picco di produzione. I prezzi del cibo sono raddoppiati negli ultimi anni poiché la produzione di cibo è prevalentemente basata sui combustibili fossili. Appena raggiungeremo il picco della produzione di petrolio, i prezzi saliranno, l’economia globale ristagnerà, avremo recessione e ci saranno persone che non riusciranno a mettere in tavola qualcosa da mangiare. Il “picco del petrolio” avviene si è usato metà del petrolio disponibile. Quando questo avverrà, quando saremo all’apice di questa curva, saremo alla fine dell’era del petrolio perché il costo di estrazione non sarà più sostenibile. Quando arriveremo al picco? L’ottimista agenzia internazionale per l’energia dice che ci arriveremo probabilmente attorno al 2025-2035. D’altra parte negli ultimi anni alcuni dei più grandi geologi del mondo, utilizzando dei modelli matematici molto avanzati, rilevano che arriveremo al picco tra il 2010 e il 2020. Uno dei maggiori esperti sostiene che il picco è già stato raggiunto nel 2005. Ora, il giacimento del Mare del Nord ha raggiunto il picco 3 anni fa. Il Messico, il quarto produttore mondiale, raggiungerà il picco nel 2010, come probabilmente la Russia. Nel mio libro, Economia all’idrogeno, ho speso molte parole su questa questione. Io non so chi ha ragione, gli ottimisti o i pessimisti. Ma questo non fa alcuna differenza, è una piccolissima finestra. La seconda crisi legata al tramonto di questo regime energetico è l’aumento di instabilità politica nei Paesi produttori di petrolio. Dobbiamo capire che oggi un terzo delle guerre civili nel mondo è nei Paesi produttori di petrolio. Immaginate cosa accadrà nel 2009, 2010, 2011, 2012 e così via. Tutti vogliono il petrolio, il petrolio sta diventando sempre più costoso. Ci saranno più conflitti politici e militari nei Paesi produttori. Infine, c’è la questione dei cambiamenti climatici. Se prendiamo gli obiettivi dell’Unione Europea sulla riduzione della Co2, e la UE è la più aggressiva del mondo in questo senso, anche se riuscissimo a raggiungere quegli obiettivi ma non facessero lo stesso India, Cina e altri Paesi, la temperatura aumenterà di 6°C in questo secolo e sarà la fine della civilizzazione come la conosciamo. Lasciatemi dire che quello di cui abbiamo bisogno adesso è un piano economico che sia sufficientemente ambizioso ed efficace per gestire l’enormità del picco del petrolio e dei cambiamenti climatici. Lasciatemi dire che le grandi rivoluzioni economiche accadono quando l’umanità cambia il modo di produrre l’energia, primo, e quando cambia il modo di comunicare, per organizzare questa rivoluzione energetica. All’inizio del XX secolo la rivoluzione del telegrafo e del telefono convergeva con quella del petrolio e della combustione interna, dando vita alla seconda rivoluzione industriale. Ora siamo al tramonto di quella rivoluzione industriale. La domanda è: come aprire la porta alla terza rivoluzione industriale. Oggi siamo in grado di comunicare peer to peer, uno a uno, uno a molti, molti a molti. Io sto comunicando con voi via Internet. Questa rivoluzione “distribuita” della comunicazione, questa è la parola chiave: “distribuita”, questa rivoluzione “piatta”, “equa” della comunicazione proprio ora sta cominciando a convergere con la rivoluzione della nuova energia distribuita. La convergenza di queste due tecnologie può aprire la strada alla terza rivoluzione industriale. L’energia distribuita la troviamo dietro l’angolo. Ce n’è ovunque in Italia, ovunque nel mondo. Il Sole sorge ovunque sul pianeta. Il vento soffia su tutta la Terra, se viviamo sulla costa abbiamo la forza delle onde. Sotto il terreno tutti abbiamo calore. C’è il mini idroelettrico. Queste sono energie distribuite che si trovano ovunque. L’Unione Europea ha posto il primo pilastro della terza rivoluzione industriale, che sono le energie rinnovabili e distribuite. Primo, dobbiamo passare alle energie rinnovabili e distribuite. La UE ha fissato l’obiettivo al 20%. Secondo, dobbiamo rendere tutti gli edifici impianti di generazione di energia. Milioni di edifici che producono e raccolgono energia in un grande impianto di generazione. Questo già esiste. Terzo pilastro: come accumuliamo questa energia? Perché il Sole non splende sempre, nemmeno nella bellissima Italia. Il vento non soffia sempre e le centrali idroelettriche possono non funzionare nei periodi di siccità. Il terzo pilastro riguarda come raccogliamo questa energia e la principale forma di accumulo sarà l’idrogeno. L’idrogeno può accumulare l’energia così come i supporti digitali contengono le informazioni multimediali. Infine, il quarto pilastro, quando la comunicazione distribuita converge verso la rivoluzione energetica generando la terza rivoluzione industriale. Prendiamo la stessa tecnologia che usiamo per Internet, la stessa, e prendiamo la rete energetica italiana, europea e la rendiamo una grande rete mondiale, come Internet. Quando io, voi e ognuno produrrà la sua propria energia come produciamo informazione grazie ai computer, la accumuliamo grazie all’idrogeno come i media con i supporti digitali, potremo condividere il surplus di produzione nella rete italiana, europea e globale nella “InterGrid”, come condividiamo le informazioni in Internet. Questa è la terza rivoluzione industriale. Io lavoro con molte tra le più grandi aziende energetiche del mondo, come consulente. Lasciatemi fare una considerazione in termini di business, non in termini ideologici. Non credo che l’energia nucleare sarà significativa in futuro e credo che sia alla fine del suo corso e qualsiasi governo sbaglierebbe a investire nell’atomo. Vi spiego le ragioni. Non produciamo Co2 con gli impianti nucleari, quindi dovrebbe essere parte della soluzione ai problemi climatici. Ma guardiamo ai numeri. Ci sono 439 impianti nucleari al mondo, oggi, che producono solo il 5% dell’energia che consumiamo. Questi impianti sono molto vecchi. C’è qualcuno in Italia o nel mondo che davvero crede che si possano rimpiazzare i 439 impianti che abbiamo oggi nei prossimi vent’anni. Anche se lo facessimo continueremmo a produrre solo il 5% dell’energia consumata, senza alcun beneficio per i cambiamenti climatici. E’ chiaro che perché ne avesse, dovrebbero coprire almeno il 20% della produzione. Ma perché la produzione di energia sia per il 20% nucleare, dovremmo costruire 3 centrali atomiche ogni 30 giorni per i prossimi 60 anni. Capito? Duemila centrali atomiche. Tre nuove centrali ogni mese per sessant’anni. Non sappiamo ancora cosa fare con le scorie. Siamo nell'energia atomica da 60 anni e l'industria ci aveva detto: "Costruite gli impianti e dateci tempo sufficiente per capire come trasportare e stoccare le scorie". Sessant'anni dopo questa industria ci dice "Fidatevi ancora di noi, possiamo farcela", ma ancora non sanno come fare. L'agenzia internazionale per l'energia atomica dice che potremmo avere carenza di uranio tra il 2025 e il 2035, facendo cosi' morire i 439 impianti nucleare che producono il 5% dell'energia del mondo. Potremmo prendere l'uranio che abbiamo e convertirlo in plutonio. Ma avremmo il pericolo del terrorismo nucleare. Vogliamo davvero avere plutonio in tutto il mondo in un'epoca di potenziali attacchi terroristici? Credo sia folle. E infine, una cosa che tutti dovrebbero discutere col vicino di casa: non abbiamo acqua! Questo le aziende energetiche lo sanno ma la gente no. Prendete la Francia, la quintessenza dell'energia atomica, prodotta per il 70%. Questo e' quello che la gente non sa: il 40% di tutta l'acqua consumata in Francia lo scorso anno, e' servita a raffreddare i reattori nucleari. Il 40%. Vi ricordate tre anni fa, quando molti anziani in Francia morirono durante l'estate perche' l'aria condizionata era scarsa? Quello che non sapete e' che non ci fu abbastanza acqua per raffreddare i reattori nucleari, che dovettero diminuire la loro produzione di elettricita'. Dove pensano di trovare, l'Italia e gli altri Paesi, l'acqua per raffreddare gli impianti se non l'ha trovata la Francia?
Quello che dobbiamo fare è democratizzare l’energia. La terza rivoluzione industriale significa dare potere alle persone e per la generazione cresciuta con la Rete questo è la conclusione e il completamento di questa rivoluzione, proprio come ora parliamo in Internet, centinaia di persone sono in Internet, ed è tutto gratuito, e questi possono creare il più grande, decentralizzato, network televisivo, open source, condiviso…perché non possiamo farlo con l’energia? L’Italia è l’Arabia Saudita delle energie rinnovabili! Ci sono così tante e distribuite energie rinnovabili nel vostro Paese! Mi meraviglio quando vengo nel vostro Paese e vedo che non vi state muovendo nella direzione in cui si muove la Spagna, aggressivamente verso le energie rinnovabili. Per esempio, voi avete il Sole! Avete così tanto sole da Roma a Bari. Avete il Sole! Siete una penisola, avete il vento tutto il tempo, avete il mare che vi circonda, avete ricche zone geotermiche in Toscana, biomasse da Bolzano in su nel nord Italia, avete la neve, per l’idroelettrico, dalle Alpi. Voi avete molta più energia di quella che vi serve, in energie rinnovabili! Non la state usando…io non capisco. L’Italia potrebbe. Credo che, umilmente, quel che posso dire al governo italiano è: a che gioco volete giocare? Se il vostro piano è restare nelle vecchie energie, l’Italia non sarà competitiva e non potrà godere dell’effetto moltiplicatore sull’economia della terza rivoluzione industriale per muoversi nella nuova rivoluzione economica e si troverà a correre dietro a molti altri Paesi col passare del XXI secolo. Se invece l’Italia deciderà che è il momento di iniziare a muoversi verso la terza rivoluzione industriale, le opportunità per l’Italia e i suoi abitanti saranno enormi. Da anni seguo il tuo sito, vorrei che ci fossero voci come la tua in altri Paesi. Ha permesso a cosi' tante persone di impegnarsi insieme...credo sia istruttivo rispetto alla strada che dobbiamo intraprendere."
Jeremy Rifkin
laplace77
Wednesday, July 23, 2008 9:53 PM
ricca rassegna oggi...
si parte dai disastri nucleari in francia:

fonte: corriere

altri 15 lavoratori contaminati da una fuga nell'impianto di saint alban
Francia: fuga da centrale nucleare di Tricastin, contaminati 100 operai
Raggiunti da elementi radioattivi fuorusciti da una tubatura del reattore 4 fermo per manutenzione

...





per poi passare a chi mi copia le idee pazze:

fonte: corriere

Euroscience Open Forum a Barcellona
Il Sahara ci illuminerà
Progetto per un'immensa distesa di pannelli solari nel deserto per fornire energia a tutta l'Europa

DAL NOSTRO INVIATO
LONDRA
– Il costo è alto (50 miliardi di euro) e il progetto ambizioso ma, con il petrolio alle stelle, sembra l’unica prospettiva di una via d’uscita. Un’immensa distesa di pannelli solari nel deserto del Sahara produrrà un giorno abbastanza energia da illuminare tutta l’Europa. Ne è convinto Arnulf Jaeger-Walden dell’Istituto per l’Energia della Commissione Europea: «Basterà catturare lo 0,3% dell’energia solare che scalda il deserto del Sahara per sopperire ai nostri bisogni energetici». Il progetto è stato presentato in questi giorni all’Euroscience Open Forum a Barcellona. Una nuova rete di trasmissione a corrente continua permetterà di portare l’elettricità in posti lontani senza correre il rischio di perdite d’energia. La nuova centrale dovrebbe sorgere in un’area poco più piccola del Galles e mettere a tacere quelli che sostengono che l’energia solare non sarà mai affidabile perché il tempo è imprevedibile.

SÌ DI SARKOZY E BROWN - Il piano ha già ottenuto l’approvazione convinta del presidente francese Nicolas Sarkozy e del premier britannico Gordon Brown. I ricercatori sostengono che i pannelli solari nel Sahara saranno più efficaci perché in quella zona la luce solare è più intensa e, quindi, sarà possibile produrre tre volte più energia che in una centrale simile costruita nel nord Europa. Jaeger-Walden è anche convinto che, oltre al vantaggio ecologico, ci sarà un risparmio per i cittadini. «I consumatori pagheranno meno di quanto facciano ora» ha detto al quotidiano britannico Guardian. L’impegno più oneroso sarà costruire una nuova rete di trasmissione con i Paesi del Mediterraneo perché quella attuale non sarebbe in grado di sostenere la quantità di energia in arrivo dell’Africa del nord. I primi risultati si dovrebbero vedere nel 2050 quando la megacentrale dovrebbe già essere in grado di rendere autonomo un Paese come la Gran Bretagna.

Monica Ricci Sargentini
23 luglio 2008



io quel post l'avevo scritto piu' che altro per provocazione...







e poi c'e' il corriere economia:


---edit: a giudicare dagli URL, il prox lunedi spariscono,
quindi li riporto per intero:


www.corriere.it/edicola/economia.jsp?path=TUTTI_GLI_ARTICOLI&a...

Jonica impianti/ Turbine eoliche

Se cambia il vento, si cresce

Le premesse non sono esaltanti: mancano le risorse umane (i migliori professionisti tendono a scappare al Nord o all'estero), non c'è indotto (per reperire le materie prime bisogna rivolgersi sempre al Nord) e non mancano le ingerenze esterne (vedi organizzazioni criminali). Per continuare a fare impresa al Sud si deve nutrire una forte passione per il territorio per non scegliere la scorciatoia più facile: la fuga. Sembrerà strano ma l'amara analisi arriva da un manager pugliese che ce l'ha fatta. Ha costruito nel settore del minieolico una realtà da due milioni di euro di fatturato. «Ma siamo un caso isolato», confessa Pietro Lecce, presidente di Jonica Impianti Scarl, cooperativa che a Lizzano, provincia di Taranto, progetta, sviluppa, fabbrica e installa turbine eoliche di piccola taglia.
Nata nel '92 per produrre energia da fonti rinnovabili, la Jonica Impianti ha fatto il salto di qualità nel 2000 quando progettò la prima turbina di piccola taglia di potenza (cioè fino a 50 Kw in bassa tensione per clienti che consumano al massimo 50mila Kw all'anno, di solito imprenditori agricoli) aprendo così la strada al minieolico. Una nuova filosofia energetica che si potrebbe definire «glocal». «Il vantaggio sta nel fatto che l'energia è prodotta lì dove viene consumata — spiega Lecce —. Per l'utente vuol dire risparmio energetico e aumento di redditività perché in campo agricolo, l'eolico è considerato reddito agricolo».
In questo settore, essere a Sud è un vantaggio. «Perché c'è vento», dice Lecce. Ma i problemi sono tanti. «Non c'è indotto nella subfornitura particolare, cioè nei macchinari di precisione», aggiunge. Tradotto: la Jonica Impianti è costretta ad acquistare in Veneto la componentistica di cui ha bisogno (ad esempio fusioni in ghisa), con relativo aggravio di costi e sperpero di tempo. «Ci auguriamo che si sviluppi la logistica industriale sul territorio», aggiunge.
L'azienda oggi vanta 23 dipendenti, ha un centinaio di clienti sparsi in tutti Italia e per il 60% concentrati al Sud. Da poco si è affacciata anche in Francia, Spagna e Grecia e, dopo aver registrato un incremento di circa il 40% del fatturato sul 2007, mira a chiudere l'anno in corso con un ulteriore più 50%.
I risultati positivi, però, dipendono dalla normativa. «Per ora il mercato è bloccato — dice Lecce —. La Finanziaria 2008 ha previsto una procedura semplificata che faciliterebbe il ricorso al minieolico, ma non si può applicare perché manca il decreto attuativo». Ancora una volta sono gli intoppi burocratici, legati all'incertezza politica, a condizionare fortemente lo sviluppo di un settore potenzialmente in crescita. «Siamo fiduciosi. La speranza è essere un punto di riferimento culturale per il Sud», conclude Lecce. Che già pensa al futuro. Sta lavorando a un progetto per realizzare mini turbine da 200 Kw per le Pmi.

GISELLA DESIDERATO




www.corriere.it/edicola/economia.jsp?path=TUTTI_GLI_ARTICOLI&a...

Trend - Le ex sette sorelle controllano ormai solo il 3% delle riserve. E così ora diversificano

Le vecchie regine fanno le alternative

BP punta sull’eolico, Chevron sul fotovoltaico. Eni ha investito per ridurre i costi del solare

I petrolieri cominciano a tingersi di verde. Le principali aziende energetiche, infatti, hanno cominciato a sfruttare le nuove tecnologie e le fonti alternative per trovare il carburante del futuro. Non che il petrolio scarseggi, ma le eredi delle sette sorelle non lo controllano più. I colossi ExxonMobil, BP, ChevronTexaco e Royal Dutch Shell oggi producono non più di un decimo degli idrocarburi mondiali e posseggono solo il 3% delle riserve. La rinascita del nazionalismo nei Paesi petroliferi, dal Medio Oriente al Sud America, le ha estromesse dal controllo dell’oro nero. Le nuove sette sorelle, identificate in base ai livelli di produzione e delle riserve, sono la saudita Saudi Aramco, la russa Gazprom, la cinese Cnpc, l’iraniana Nioc, la venezuelana Pdvsa, la brasiliana Petrobras e la malese Petronas. Tutte di proprietà statale, insieme controllano un terzo della produzione mondiale d’idrocarburi e oltre un terzo delle riserve. Il divario, nel tempo, è destinato ad ampliarsi: nei prossimi trent’anni il 90% delle nuove produzioni verrà da Paesi in via di sviluppo. La conseguenza, oltre al caro-greggio, è la necessità di diversificare le fonti.
British Petroleum, la più attiva in questo settore, raggiungerà entro fine 2008 i 1.000 MW eolici installati. Il gruppo britannico guidato da Tony Hayward ha annunciato per il prossimo decennio investimenti nelle fonti rinnovabili per 8 miliardi di dollari, di cui 1,5 miliardi solo nel 2008. Traguardi ambiziosi anche per il fotovoltaico, in cui BP intende arrivare a 800 MW. «Il nostro obiettivo non è abbandonare i combustibili fossili, ma produrli e utilizzarli in modo più efficiente, investendo significative risorse nelle nuove tecnologie durante la transizione verso un futuro a basse emissioni di CO2», ha spiegato Hayward.
Sulla scia di questa filosofia, la quinta generazione dei Rockefeller ha recentemente contestato i vertici di ExxonMobil — una delle compagnie nate dalle costole della Standard Oil del trisavolo — perché investono troppo poco nell’energia del futuro. «La nostra famiglia — ha detto Neva Rockefeller — è passata alla storia per aver colto l’inizio dell’era petrolifera, ora non deve farsi sfuggire la sua fine». Non è detto che ci riesca, visto che rappresenta una piccola minoranza degli azionisti, ma è probabile che alla lunga i vertici della società saranno costretti a seguire la strada tracciata dai concorrenti.
Chevron Energy, braccio elettrico di ChevronTexaco, ha appena concluso l’installazione del più grande impianto fotovoltaico mai realizzato su un edificio federale statunitense, occupando lo spazio di circa due campi da calcio sui tetti del centro di smistamento della posta di Oakland e prevede di realizzarne un’altra dozzina. Con 1,5 miliardi di dollari investiti a partire dal 2000 nello sviluppo delle fonti rinnovabili e i suoi 1.152 MW già installati, Chevron rivendica il primo posto fra le multinazionali petrolifere nella ricerca di soluzioni alternative.
Ma i petrolieri italiani non sono da meno. L’Eni ha fatto una scommessa da 50 milioni di dollari sul solare, finanziando un centro di ricerca in partnership con il Mit. «L’energia solare c’è ed è gratis, si tratta di raccoglierla e renderla fruibile in modo più efficiente e meno costoso» ha detto il numero uno Paolo Scaroni alla presentazione del centro. Oggi il solare fotovoltaico costa 6-7 volte l’energia tradizionale, per cui necessita di sussidi per lo sviluppo.
Erg, la più impegnata su questo fronte, prima ha rilevato Enertad e ora prevede 880 milioni di investimenti nel piano industriale 2008-2011 per portare la sua capacità produttiva da rinnovabili a 700 MW. Saras ha completato per 30 milioni l’acquisizione da Babcock & Brown del parco eolico di Ulassai, in Sardegna. E anche Edison si è lanciata nel fotovoltaico, stringendo un accordo con Ecostream per offrire, attraverso la sua rete di vendita, impianti fotovoltaici alle imprese con l’obiettivo di ottimizzare la spesa energetica.




www.corriere.it/edicola/economia.jsp?path=TUTTI_GLI_ARTICOLI&do...

Fra tutte le fonti rinnovabili, l'eolico è la più matura

F ra tutte le fonti rinnovabili, l'eolico è la più matura. Con il prezzo del petrolio ormai sopra i 140 dollari al barile, è già competitiva rispetto alle fonti fossili tradizionali. E infatti cresce a ritmi serrati. L'anno scorso, oltre 20 gigawatt di nuova capacità eolica sono sorti in giro per il mondo. Il vento farà la parte del leone nella politica europea del 20-20-20, il piano che prevede entro il 2020 di raggiungere gli obiettivi di un 20% di fonti rinnovabili, un 20% di risparmio energetico e un 20% riduzione delle emissioni di CO2.
Ma colpire l'obiettivo non sarà semplice. I principali ostacoli sono la capacità di trasmissione e il reperimento di aree ventose dove si possa costruire. Il primo problema si risolve con gli investimenti adeguati nelle reti. Per il secondo problema l'industria eolica vede in prospettiva una sola soluzione: il mare.
I parchi eolici offshore sono considerati il futuro di una fonte che incontra notevoli resistenze locali sulla terraferma. Per di più, hanno il vantaggio di sfruttare venti molto più forti e continui, dunque consentono rendimenti energetici ben maggiori. Al momento sono attivi in Europa occidentale 23 parchi eolici offshore e un'altra ventina è in costruzione. Ma in Italia ancora non se n'è visto uno.
Il primo a ricevere il via libera dal ministero dell'Ambiente, alla fine di giugno, è il progetto della società Effeventi, al largo della costa molisana. Luca Wagner, fondatore di Effeventi, combatte dal 2005 per ottenere questo risultato, con fortissime resistenze da parte degli enti locali interessati.
Il progetto di erigere 54 pale alte 80 metri a circa tre chilometri dalla costa, tra Vasto e Termoli, ha incassato il no della Regione, guidata da Michele Iorio (Pdl), sulla scia dell'opposizione della provincia, dei sindaci della zona, degli operatori turistici e del più illustre molisano del momento, l'ex ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro.
Ma dopo aver recepito le eccezioni sollevate dagli enti locali per mitigare l'impatto ambientale dell'opera, ora Wagner può presentarsi con la Via del ministero al demanio marittimo per farsi rilasciare la concessione. Se tutto andrà bene, il progetto dovrebbe entrare in fase di realizzazione a fine 2009.
Intanto in Danimarca ne avranno realizzati altri tre.





PS: sull'idea del Sahara: portate le fabbriche li', il silicio e' in loco


cia' cia'

laplace77
Monday, July 28, 2008 2:05 PM
ancora ENEL...
ma com'e' che da noi parlano di riconvertire a carbone (vedi Civitavecchia) e all'estero comprano eolico?

ma che in italia non c'e' vento?!?



14:00 - Enel: acquisiti progetti di sviluppo eolici in Grecia fino a 1.400 MW

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 28 lug - Enel ha firmato
un accordo con Damco Energy (Gruppo Copelouzos) e
International Constructional (Gruppo Samaras) per acquisire
il 30% con diritto di portare la quota progressivamente
all'80%, di una serie di progetti eolici, fino a 1400 MW, in
Grecia. L'accordo prevede, inoltre, che Enel abbia una
opzione per partecipare allo sviluppo di ulteriori 180 MW in
Bulgaria, in una regione nei pressi della Tracia. Questi
progetti eolici sono localizzati nelle zone piu' ventose del
paese, principalmente in Tracia, dove Enel opera gia' 63 MW,
nel Peloponneso e in Evia dove Enel ha in attivita' 16 MW.



---edit: aggiunta


14:14 - Enel: acquisiti progetti di sviluppo eolici in Grecia fino a 1.400 MW -2-

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 28 lug - Enel, spiega
una nota, e' oggi il terzo operatore nelle rinnovabili in
Grecia con 91,3 MW di capacita' installata e 36,1 MW in
costruzione il cui completamento e' previsto entro fine anno.
In Grecia, attraverso la joint venture Enelco, di cui
controlla il 75%, Enel si e' aggiudicata la prima gara
bandita dall'authority Htso, per nuova capacita' a gas e a
breve dara' l'avvio alla costruzione di un impianto a ciclo
combinato di 443 MW a Viotia. L'impianto dovrebbe entrare in
produzione alla fine del 2010. Prometheus Gas (partecipata
al 50% dal Gruppo Copelouzos e per il rimanente 50% da
Gazprom Export) e' partner di Enel in Enelco, con una quota
del 25%. La joint venture ha anche ottenuto una licenza per
447 MW a Ccgt a Evros ai confini con la Turchia.
L'ulteriore crescita di Enel in Grecia, aggiunge la nota,
e' in linea con la strategia globale del Gruppo nelle
rinnovabili.
laplace77
Thursday, September 04, 2008 1:24 PM
...e gli investimenti in rinnovabili si notano...

...la bolla "NewEnergy" e' ufficialmente all'inizio?


Giovedì 4 Settembre 2008, 12:32

Enel entra nel Dow Jones Sustainability Index 2009

Di Pierpaolo Molinengo

Per il quinto anno consecutivo, Enel nel 2009 farà parte del prestigioso Dow Jones Sustainability World Index, e sarà l'unica utility italiana presente nell'ancor più selettivo indice STOXX di Dow Jones, formato dalle prime 160 aziende del mondo.

Gli indici di sostenibilità di Dow Jones sono un benchmark di borsa mondiale che misura con rigorosi criteri internazionali la performance delle più importanti aziende che operano in maniera "sostenibile" sotto un profilo economico, sociale e ambientale.

Gli indici di sostenibilità orientano le scelte di portafoglio dei fondi etici internazionali. Sulla base dei dati di giugno 2008, questi fondi hanno in portafoglio il 18% del flottante istituzionale di Enel, ovvero il 6% del capitale sociale, che misurato ai prezzi di borsa correnti equivale ad un investimento pari a circa 2,4 miliardi di euro. I fondi che oggi sono presenti nel capitale Enel sono principalmente basati in Nord America e Regno Unito (35%), in Germania (24%) e nei Paesi Bassi (13%).
Enel ha migliorato la sua performance nella graduatoria finale del Dow Jones Sustainability World Index rispetto a quello dell'anno precedente nei settori ambientale e sociale, consolidando così l'apprezzamento degli analisti finanziari di Sostenibilità rispetto al proprio impegno in termini di Responsabilità Economica, Sociale e Ambientale.
Per la stesura del Bilancio di Sostenibilità propedeutico all'ingresso negli indici, Enel dal 2007 ha adottato le linee guida GRI-G3 (Global Reporting Initiative), un network composto da migliaia di esperti che hanno messo a punto il più avanzato e severo standard di rendicontazione di sostenibilità su scala internazionale. Enel è tra le prime aziende al mondo ad aver ottenuto per il secondo anno consecutivo il massimo livello di A+ di conformità e applicazione alle linee guida GRI-G3.
La performance etica di Enel è stata inoltre premiata dalla presenza in altri indici di sostenibilità, tra i quali The ASPI Eurozone® (Advanced Sustainable Performance Index), AXIA Euro Ethical, AXIA CSR Euro, KLD Global Sustainability Indexes, Pacific Sustainability Index (best in class), Ethical Index by E.Capital Partners.
laplace77
Monday, September 15, 2008 9:59 AM
quando serve, i soldi si trovano?
cosi' e', se vi pare...


09:40 - Greenvision: Itochu entra con 43% in Greenvsion ambiente Photo-Solar

Versera' 7,7 mln attraverso aumento capitale riservato

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 15 set - Aumento di
capitale riservato per l'ingresso in Greenvision ambiente
Photo-Solar di Itochu Corporation, con sede a Tokyo, e
Itochu Europe PLC, con sede a Londra, multinazionali attive
nella ricerca e nello sviluppo di soluzioni innovative nel
settore fotovoltaico. L'accordo strategico permettera' a
Greenvision ambiente di accedere ad un network mondiale di
fornitura di moduli fotovoltaici e garantira' la continuita'
dell'approvvigionamento, l'eccellenza per qualita' e
prestazioni dei prodotti e l'accesso alle soluzioni
tecnologiche piu' innovative nel settore fotovoltaico.
Il colosso giapponese versera' 7,7 milioni di euro in aumento
di capitale per il 43% di Greenvision ambiente Photo-Solar.




10:00 - Greenvision: Itochu entra con 43% in Greenvsion ambiente Photo-Solar -2-

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 15 set - La societa' ha
l'obiettivo di diventare uno dei leader in Italia nella
realizzazione di impianti fotovoltaici e pensa di
raggiungere questo traguardo attraverso l'alleanza
strategica con Itochu. Due dei cinque consiglieri previsti
nel cda di Greenvision ambiente Photo-Solar saranno nominati
dal nuovo azionista Itochu. L'ing. Marco Benassi,
amministratore delegato della capogruppo Greenvision
ambiente, sara' alla guida della societa' e partecipera'
all'iniziativa con una quota di minoranza. L'aumento di
capitale sara' sottoscritto in un'unica soluzione il 7
ottobre 2008. L'accordo prevede, inoltre, il possibile
ingresso futuro di altre importanti societa' industriali
giapponesi, attive nella produzione di moduli fotovoltaici,
per una quota tale per cui la maggioranza della societa'
rimarra' di Greenvision ambiente. Greenvision ambiente
Photo-Solar, grazie anche al nuovo accordo, ha gia' acquisito
un importante portafoglio ordini (back log) che fa prevedere
una crescita significativa dei ricavi nella divisione
fotovoltaica per i prossimi esercizi.



laplace77
Wednesday, September 17, 2008 11:28 AM
ha da passa' la nuttata...


11:14 - Enel: Gnudi, rispettiamo tempi per costituzione societa' rinnovabili

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 17 set - "Stiamo
lavorando in questo senso. La tempistica rimane". Lo ha
detto il presidente di Enel, Piero Gnudi interpellato sui
piani della societa' di costituire entro l'anno Enel Green
Power, la societa' in cui confluiranno le rinnovabili, ed
aprirne il capitale a meta' del prossimo anno. Alla domanda
se per l'apertura del capitale a soci di minoranza, la
quotazione resta la strada privilegiata, Gnudi ha risposto:
"Guardando ad oggi credo che i mercati non si prestino
molto, ma speriamo che la crisi sara' superata anche se ci
vorranno mesi".


laplace77
Friday, September 19, 2008 10:34 AM
Re: Re: Re: poteva mancare sua elefantezza?
grella, 09/05/2008 20.04:



Anche questa è già in Bolla di sicuro...................,mentre l'altra è infarcita di SWAPP






dici, eh?


nonstante la crisi ha retto bene...


questa si aggiornera', essendo "live":




quella allegata sotto e' a oggi, 19/9/2008...

laplace77
Monday, September 29, 2008 11:51 AM
gli investimenti di uno sono le commesse di un altro...

11:16 - Prysmian: si aggiudica commessa per 36mln nel Mare del Nord

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 29 set - Il gruppo
Prysmian si e' aggiudicato, in consorzio con Siemens
Trasmission&Distribution, un contratto del valore
complessivo di 87 milioni per la fornitura di un sistema di
trasmissione di energia per il nuovo parco eolico off shore
in costruzione nel Mare del Nord. La parte del contratto di
Prysmian ha un valore di circa 36 milioni.



contando che il petrolio nel mare del nord e' agli sgoccioli,
meglio passare all'eolico...


laplace77
Monday, September 29, 2008 1:57 PM
questo e' il colmo !!!

13:49 - Uni Land: perfeziona cessione di tre societa' immobiliari

Con il ricavato comprera' terreni per fotovoltaico

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 29 set - Uni Land ha
perfezionato la cessione di tre societa' di costruzioni
annunciata lo scorso 4 agosto e con il ricavato punta a
comprare terreni in Sardegna per costruire impianti per la
produzione di energia da fonti rinnovabili
. La societa' ha
ceduto Oniria, Proval e Experia di cui detiene il 51% per
complessivi 1,2 milioni a fronte di un valore di bilancio di
0,45 milioni. L'operazione consentira' anche di
deconsolidare debiti finanziari per 3,9 milioni. Allo stesso
tempo, Uni Land ha opzionato l'acquisto di un terreno in
Sardegna da 1,1 milioni di metri quadri per un controvalore
di 1,3 milioni dove intende avviare la produzione di energia
da fonti rinnovabili. Uni Land precisa inoltre di non
possedere nessuna posizione ne' debitoria ne' creditoria verso
Lehman.
laplace77
Thursday, October 02, 2008 3:58 PM
anche i piccoli...

...ci si buttano...


15:51 - Energia: progettato in Sicilia nuovo impianto solare per 200 famiglie

Da 800 MWh l'anno; lo realizzera' Xeolo vicino ad Agrigento

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 02 ott - Xeolo, la
societa' partecipata al 50% da Xeliox (joint venture tra Tolo
Energia e Donati Group) e EoloEnergia (gruppo Todaro),
realizzera' a Ribera (Agrigento) un impianto a concentrazione
solare da oltre 800 MegaWattora l'anno in grado di rifornire
almeno 200 famiglie. Il progetto e' stato presentato oggi
alla Nuova Fiera di Roma nel corso di "Csp Expo", il primo
salone internazionale delle tecnologie per la produzione di
impianti solari a concentrazione e termici nell'ambito di
"Zeroemission Rome".



laplace77
Sunday, October 05, 2008 12:56 PM
a ciascuno il suo!

guarda un po' chi sponsorizza quali eventi, pubblicizzando cosa...


Richard Dawkins: An atheist's call to arms

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PS: bella, la BMW Hydrogen 7, ma a quando una monovolume?

laplace77
Monday, October 20, 2008 10:42 PM
il brutto e' che...

...newEnergy non basta,
andrebbe rivista tutta l'economia,
non solo il fattore energetico


...ma newEconomy non va,
l'hanno bruciata nella bolla dotCOM



...e newSociety fa strano...



e se questo era il brutto,
la realta' attuale e' l'orrido





Story of Stuff (sub ita) - parte 1 di 3

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Story of Stuff (sub ita) - parte 2 di 3

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Story of Stuff (sub ita) - parte 3 di 3

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"siamo consumatori"...

...ricorda fight club, no?


laplace77
Thursday, November 27, 2008 9:23 PM
ancora ENEL...

c'e' pure StMicroelectronics - e te lo credo, la fabbrica a Catania o la delocalizza o la converte...



19:18 - *** Enel: 1,38 mld con Sharp nel fotovoltaico, nella jv attesa anche St

Verso la formalizzazione dell'accordo all'inizio del 2009

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 27 nov - Vale 1,38
miliardi l'investimento complessivo iniziale della joint
venture programmata da Enel e Sharp nel fotovoltaico, di cui
questa mattina e' stato annunciato il memorandum di intesa.
Per Enel, secondo quanto risulta a Radiocor, si tratta di un
investimento iniziale complessivo di 520 milioni di euro, di
cui 220 per la costruzione della prima fabbrica italiana di
grandi dimensioni di pannelli fotovoltaici, e circa 300
milioni per la realizzazione di campi solari in Italia. E'
previsto anche un terzo partner sul cui nome c'e' ancora
riserbo. Ma, con ogni probabilita', si tratta di St
Microelectronics. L'accordo formale e' atteso entro l'inizio
del 2009.



19:23 - Enel: 1,38 mld con Sharp nel fotovoltaico, nella jv attesa anche St -2-


(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 27 nov - In particolare,
la joint venture prevede la realizzazione di una fabbrica di
pannelli in Sicilia (nella zona di Catania), operativa dal
2010 con una produzione di 480 megawatt all'anno e una
prospettiva di estensione fino a mille MW. L'investimento
iniziale e' di circa 660 milioni di euro, diviso equamente
tra i tre partner. L'obiettivo e' fornire il mercato
italiano, europeo e dei Paesi della sponda sud del
Mediterraneo. Oggi il 90% dei pannelli solari viene
importato nel nostro Paese, in quanto la produzione
nazionale avviene in fabbriche di piccole dimensioni. La jv
sara' in grado di soddisfare il fabbisogno italiano e di
esportare.
Il secondo punto del memorandum prevede la realizzazione,
sempre nel territorio italiano, di campi di produzione di
energia solare da 190 megawatt all'anno, operativi dal 2012.
L'investimento complessivo e' di 720 milioni di euro: 66%
Enel e 24% Sharp. Secondo quanto appreso da Radiocor, il
progetto prevede l'autofinanziamento della joint venture
ricorrendo al project financing. L'esatto equity di Enel
negli stabilimenti dipendera' dunque da quanta parte del
progetto sara' finanziata con il project financing.



20:33 - RETTIFICA: Enel: 1,38 mld con Sharp nel fotovoltaico, nella jv attesa anche St -2-

(RPT)

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 27 nov - In particolare,
la joint venture prevede la realizzazione di una fabbrica di
pannelli in Sicilia (nella zona di Catania), operativa dal
2010 con una produzione di 480 megawatt all'anno e una
prospettiva di estensione fino a mille MW. L'investimento
iniziale e' di circa 660 milioni di euro, diviso equamente
tra i tre partner. L'obiettivo e' fornire il mercato
italiano, europeo e dei Paesi della sponda sud del
Mediterraneo. Oggi il 90% dei pannelli solari viene
importato nel nostro Paese, in quanto la produzione
nazionale avviene in fabbriche di piccole dimensioni. La jv
sara' in grado di soddisfare il fabbisogno italiano e di
esportare.
Il secondo punto del memorandum prevede la realizzazione,
sempre nel territorio italiano, di campi di produzione di
energia solare da 190 megawatt, operativi dal 2012.
L'investimento complessivo e' di 720 milioni di euro: 66%
Enel e 34% Sharp. Secondo quanto appreso da Radiocor, il
progetto prevede l'autofinanziamento della joint venture
ricorrendo al project financing. L'esatto equity di Enel
negli stabilimenti dipendera' dunque da quanta parte del
progetto sara' finanziata con il project financing.





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