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Marisa2003
Sunday, July 01, 2007 2:21 AM
Sebbene, ad occhi profani, i vermi e gli esseri umani sembrino avere molto poco in comune, se non addirittura niente, un'équipe di ricercatori del Laboratorio europeo di biologia molecolare (EMBL) ha appena confermato che i nostri cervelli si sono evoluti a partire dal medesimo progenitore.

I risultati dello studio, finanziato in parte dall'UE, sono pubblicati nel numero attuale della rivista «Cell». Il documento ipotizza che questo antenato comune altro non è se non un modesto verme marino, chiamato Platynereis dumerilii, il cui sistema nervoso è rimasto immutato per migliaia di secoli.

Gli scienziati sanno già da tempo che i vertebrati, gli insetti e i vermi si sono evoluti a partire dal medesimo antenato chiamato Urbilateria. Ma poiché i loro sistemi nervosi centrali sono diversi, si pensava che si fossero sviluppati soltanto dopo la separazione delle loro progenie durante l'evoluzione.

Mentre i vertebrati hanno un sistema nervoso centrale costituito dal midollo spinale presente sul dorso, gli insetti e i vermi anellidi come i lombrichi presentano una catena simile a una scala di corda di raggruppamenti di cellule nervose sul ventre. In altri invertebrati, d'altro canto, le cellule nervose sono diffuse in tutto il corpo.

Gli Urbilateria avevano un sistema nervoso centrale iniziale e, in caso affermativo, quali potrebbero essere state le sembianze? Inoltre, com'è riuscito a generare quella vasta gamma di sistemi nervosi presenti oggi negli animali? Queste sono state le domande cui i ricercatori dell'EMBL hanno cercato di dare risposta nell'ambito del loro studio.

A tal fine, hanno esaminato l'architettura molecolare del sistema nervoso centrale dell'anellide Platynereis dumerilii. «I Platynereis possono essere considerati come fossili viventi », dichiara Detlev Arendt, che ha diretto lo studio. «Vivono tuttora nello stesso ambiente in cui vivevano gli ultimi antenati comuni e hanno mantenuto numerose caratteristiche ancestrali, compreso un prototipo di SNC [sistema nervoso centrale] degli invertebrati».

Usando la tecnica dell'imaging ad intervalli di tempo in vivo, i ricercatori hanno studiato come si forma inizialmente il neuroectoderma del Platynereis dumeriliia, la regione negli embrioni che si trasforma in cervello, midollo spinale e tessuto nervoso del sistema nervoso periferico. Inoltre, impiegando marcatori di differenziazione neurale, sono risaliti alla portata temporale e spaziale della prima neurogenesi, il processo attraverso il quale si creano i neuroni nel cervello. Ciò ha consentito ai ricercatori di comparare l'impronta molecolare delle cellule nervose del Platynereiscon con quanto è noto sui vertebrati, rivelando alcune somiglianze sorprendenti.

«Le nostre scoperte sono state importantissime», dichiara Alexandru Denes, uno dei ricercatori partecipanti allo studio. «L'anatomia molecolare del sistema nervoso centrale in via di sviluppo si è dimostrata virtualmente la stessa nei vertebrati e nel Platynereis. Regioni corrispondenti danno vita a tipi di neuroni con impronte molecolari simili e questi neuroni a loro volta vanno a formare le stesse strutture neurali nei vermi anellidi e nei vertebrati».

I nuovi risultati sostengono una teoria proposta per la prima volta nel 1875 dallo zoologo Anton Dohrn, secondo la quale i sistemi nervosi dei vertebrati e degli anellidi hanno un'origine comune e i vertebrati sono mutati radicalmente nel corso dell'evoluzione.

«Ciò spiega perfettamente il perché troviamo gli stessi SNC centralizzati sul dorso dei vertebrati e sul ventre dei Platynereis», spiega il dottor Arendt. «Come si è verificata l'inversione e come altri invertebrati hanno modificato il sistema nervoso centrale ancestrale attraverso l'evoluzione sono le prossime, appassionanti domande che attendono i biologi dell'evoluzione».

www.molecularlab.it/news/view.asp?n=5374
Marisa2003
Tuesday, August 07, 2007 12:40 PM
News
Genetica, scoperto il gene dei mancini
Cervello umano Anche i mancini possono vantare il loro gene: si tratta di LRRTM1. Sarebbe questo, secondo gli scienziati della Oxford University, ad aumentare le probabilita' di scrivere con la mano sinistra. Il gene aumenterebbe leggermente anche il rischio di sviluppare malattie mentali psicotiche come la schizofrenia. Secondo la ricerca descritta su Molecular Psychiatry, la funzione di LRRTM1 e' quella di controllare quale emisfero del cervello e' preposto al controllo di specifiche funzioni.

Nei destrorsi, l'emisfero sinistro presiede alla parola e al linguaggio, mentre quello destro controlla le emozioni. Nei mancini (circa il 10 per cento della popolazione) e' spesso vero il contrario e secondo i ricercatori la differenza sarebbe proprio legata all'attivita' del gene LRRTM1. La speranza dei ricercatori e' che lo studio possa aiutare la comprensione dello sviluppo dell'asimmetria cerebrale.

'L'asimmetria e' una caratteristica fondamentale del nostro cervello che viene alterata in molti disordini psichiatrici', ha affermato Clyde Francks primo autore dello studio per chiarire il legame tra la lateralizzazione del cervello e la schizofrenia. Tuttavia, non vi e' motivo per i mancini di allarmarsi. 'Ci sono molti fattori che giocano un ruolo in questi disturbi e la grande maggioranza dei mancini non sviluppera' mai la malattia', ha concluso lo studioso.
www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsID=72465




Mariomar
Sunday, February 06, 2011 9:05 PM
Interessante:
http://www.gexplorer.net/notizie/2011/01/unitaliana-scopre-la-molecola-che-fissa-i-ricordi/


Un’italiana scopre la molecola che fissa i ricordi

C’è una molecola dietro la capacità di fissare per sempre nella memoria qualcosa che si è appena appreso: il fattore di crescita insulino-simile (o IGF II).

Per capire come lavora la molecola, i ricercatori hanno usato un noto test: quello del ricordo della paura. Hanno seguito il viavai di alcuni ratti all’interno di un percorso dopo che gli animali avevano associato una certa area a una lieve scossa elettrica. Più un ratto evitava accuratamente quella zona, più vivo doveva essere i ricordo del dolore. Gli studiosi si sono allora resi conto che questo tipo di apprendimento aumenta l’espressione naturale di IGF-II nell’ippocampo.

Partendo da questa osservazione, Alberini ha pensato di iniettare il fattore di crescita direttamente in quest’area durante le fasi di consolidamento e di riconsolidamento del ricordo. Risultato? Notevole: la memoria dei ratti è aumentata improvvisamente e l’effetto è durato per alcune settimane. Un esame del cervello degli animali ha anche rivelato che Igf-II ha rafforzato le connessioni tra i neuroni (le sinapsi) e agevolato i meccanismi di base della memoria di lungo termine.
[...]
elenix
Saturday, February 26, 2011 12:37 PM
Non si finisce mai di scoprire cose nuove e sorprendenti sul nostro corpo...
I neuroni comunicano fra loro anche tramite campi elettrici
Mi sembra una scoperta veramente notevole
DikeNemesi
Wednesday, November 16, 2011 8:57 AM
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