Allucinazione, realtà o ricordo?
Mi appaiono tanto vicine l'esperienza di Lord K. e le parole di Marisa che non posso fare a meno di riferire la mia o, forse le mie personali esperienze relativamente all'argomento del "topic".
Qualche sera fa, fra pochi intimi avevo dato la stura alle più intime sensazioni derivate da esperienze, di quelle che difficilmente si riesce a condividere a fondo con altri.
Un'esperienza che definire UNICA (nel senso più Numerologico della parola) è, a mio avviso, assolutamente adeguato.
Sul finire del mese di Maggio del 1999 si manifestarono in me strani sintomi di stanchezza diffusa, di dimagramento e in Giugno i primi sintomi evidenti di una neoformazione dai contorni irregolari e con tracce di formazione di sistema circolatorio autonomo che si era ormai "mangiata" una surrenale
andando a comprimere (evidentemente) il mio rene sinistro.
La diagnosi parziale arrivò nel mese di Settembre, la diagnosi certa fu storia di Ottobre e il 2 Novembre fui sottoposto ad intervento chirurgico.
In questi mesi passai la maggior parte del mio tempo a riflettere sulle cause e sulle finalità umane in questo mondo, mi chiesi il perché dei comportamenti umani, trassi conclusioni su ogni cosa con una lucidità ed una serenità che mai mi avevano contraddistinto prima e di questo fui sorpreso.
Certo la comunicatività venne un po' a mancare, dovevo pensare a tante cose e forse non ci sarebbe stato molto tempo per trarre delle conclusioni su ogni cosa e una sensazione di incompiutezza si stava impadronendo di me.
Nessun panico comunque (strana la freddezza che si acquisisce quando si è il soggetto di fatti che di solito ti vengono raccontati da amici affranti dallo sconforto e che a te non "potranno mai capitare").
Comunque il Primo di Novembre mi viene detto:"Se il primo della lista esce presto dalla sala (il che vuol dire che per lui non c'è niente da fare) domani ti operiamo".
Gli ultimi pensieri mi abbandonano verso le due di notte per lasciare il posto ad un sonno intenso e piacevole come mai prima.
Ore 8.00: "Roberto, sveglia! Ti tocca!!"
Guardo l'orologio e penso che il pover'uomo non ha scampo ... bella premessa! Sono comunque sereno e, con mia sorpresa, in vena di scherzare:"Cosa fate: mi svegliate per riaddormentarmi?
Ma non potevate lasciarmi dormire? Che gente!! ... sadiciiii!!"
Operazioni di preparazione all'intervento (anche dolorose porca miseria!), mascherina, due barzellette, quattro risate e poi ...
Mi trovo in una sorta di corridoio lunghissimo buio ma luminoso, la cui uscita era intuibile al di là di un punto lontanissimo.
Il mio sguardo (la sensazione corporea era inesistente) si muoveva inseguendo una linea retta che percorreva il centro perfetto di questo "spazio", in perfetto equilibrio fra le "quattro pareti del corridoio". Non so come sia possibile che io dica che mi muovessi dato che niente lasciava intendere un'idea di movimento.
In ogni caso sembrava essere uno spostamento lento, costante e inesorabile. Mi lasciavo prendere dalle "sensazioni" come in un film, senza angoscia, senza paura di quel luogo; solo una sorta di "curiosità" mi guidava verso quel punto lontanissimo, ma una curiosità distaccata ... è tutto così difficile da spiegare con le parole scritte!
Questo andò avanti fino a quando mi resi conto che avevo raggiunto un punto in cui entrai in qualcosa di simile ad una nebbia, una nebbia densa attraverso cui potevo chiaramente vedere cosa celava dentro di sé: niente!! Solo il lungo corridoio che proseguiva all'infinito.
Quand'ecco che, improvvisamente, una figura si "formò" dentro questa intensa foschia. La vedevo chiaramente ma non riuscivo a distinguere quali fossero i suoi tratti. Un'ombra, un'ombra scura con occhi di ghiaccio che mi attendeva là in fondo, ma in fondo a cosa?
La mia sensazione di movimento retto divenne in quel momento percettibile chiaramente; la mia velocità cominciò gradualmente ad aumentare, lentamente ma inesorabilmente. Vidi quella figura stendere le sue braccia verso me come se mi volesse invitare a raggiungerla e fu lì che mi resi conto che mi muovevo molto velocemente ... la mia accelerazione era molto simile a qualcosa di "esponenziale" di unità di misura in unità di misura. Come se percorressi ogni millimetro ad una velocità doppia del millimetro precedente, fino a raggiungere quella che mi parve essere la velocità della luce.
Anzi, non mi parve, SAPEVO CHE LO ERA! Anzi di più ancora, ero io stesso il concetto di velocità ma non saprei dire se fossi io a muovermi nello "spazio" o se fosse lui a muoversi intorno a me ... cercate di comprendere la confusione.
Mi "avvicinavo" sempre di più a quell'ombra dagli occhi di ghiaccio eppure non mi avvicinavo per niente, ero sempre più veloce nella sua direzione (ma quale?) ma avevo la consapevolezza di dover coprire ancora infinito spazio per poterla raggiungere; senza ansie, senza angosce, senza paure, senza smania di arrivare: ciò succedeva e basta!
Ero sempre più vicino e sempre più lontano al tempo stesso (il punto di riferimento mi cominciava a dare finalmente l'idea del posto in cui ero) fino a quando, a velocità impossibile, impattai con la figura.
Non un rumore, non una sensazione di arresto di movimento, mi fermai semplicemente nello stesso punto in cui avevo raggiunto quello che intesi come il massimo della velocità raggiungibile.
Quell'ombra mi prese in un abbraccio senza fine fissandomi con i suoi occhi di ghiaccio colmi di enigmaticità e di ... serenità ; serenità che avevo appena imparato a comprendere dopo il lungo (?) viaggio involontariamente intrapreso. Ancora non sapevo fino a che punto quella sensazione avrebbe potuto arrivare a condurmi con lei.
In quel momento la prima sensazione “fisica” dall’inizio di tutto cominciò a far capolino:
una sottile, impercettibile vibrazione iniziò a manifestare la sua esistenza “dentro” di me.
Potrei dire che la sentivo venire su dai piedi salire verso l’alto ma in realtà so che non è così.
Questa sottile vibrazione si tramutò gradualmente, salendo verso l’alto, in una scossa prolungata, sempre più intensa che mai accennava a diminuire e, come quella sensazione di velocità di prima, sembrava anzi aumentare di frequenza in maniera impossibile, man mano che saliva … inesorabilmente.
Questo però non procurava in me alcun senso di fastidio o di disagio: stavo provando una cosa che non poteva “esistere” ma che era nel contempo così … normale!!
Fino a quando questa vibrazione raggiunse un livello che divenne un suono ben definito e che nella mia memoria ricordo con chiarezza; potrei definirlo come un insieme di tutti gli accordi possibili uniti in una prolungata armonia al tempo stesso interprete di una e di tutte le note dell’Universo.
Solo allora mi resi effettivamente conto di cosa stesse succedendo, quella “musica” che saliva in me in realtà era come se dal nucleo di ogni più piccola parte del mio “corpo” si allargasse verso l’esterno come i cerchi che si formano in uno stagno quando vi si butta un sasso.
Percepito il suono per un tempo infinitamente piccolo e grande al tempo stesso sentii distintamente quella vibrazione “uscire“ da me e così, improvvisamente mi trovai “lassù” a vedere quella proiezione di me stesso ancora avvinghiata all’ombra dagli occhi di ghiaccio.
E mi vidi contemporaneamente da ogni angolazione possibile, come se quella vibrazione fosse la materia di me che aveva trovato la sua collocazione in ogni angolo dello spazio mantenendo in ogni parte tutte le caratteristiche di un intero essere.
Ero praticamente ovunque e in ognuno di quei punti in cui mi trovavo ero tutto me stesso con i miei pensieri, le mie sensazioni e una serenità mai provata e non descrivibile, la piena coscienza di quel che stava accadendo con un senso di “distacco” dal tutto che definire distacco non è corretto.
Più una forma di consapevolezza senza bisogno di spiegazioni, una coscienza del mondo reale di quel me stesso là in basso vista da un diverso angolo … da tutti gli angoli.
A pensare che … non m’importava niente di quello lì laggiù anche se lo guardavo con tenerezza.
Posso immaginare che fossi “energia pura”, la stessa che sentii poco prima uscire violentemente da me e come tale non avevo confini pur essendo perfettamente inserito in un contesto di un Universo
tutto uguale a se stesso.
La pace, la serenità, l’energia.
Tutto era lì con me, il cielo, la terra, il mare, le piante, gli animali, il buio, la luce.
Dentro e fuori di ogni cosa al tempo stesso.
E poi anche qui dopo tempo indefinibile … la sveglia.
Occhi chiusi, sensazione di benessere che ancora mi pervade e mi accompagnerà a lungo, anche adesso mentre scrivo.
La netta sensazione di aver visto qualcosa di non secretabile, qualcosa che andasse detto al mondo nonostante il primissimo pensiero sia stato :” Peccato essere qui!”.
Le prime parole dopo un attimo furono:”Che ore sono?” (un classico credo) “Le 14.30 sei stato più di cinque ore in sala operatoria … come stai?” “ Mai stato meglio!!!” risposi.
Quell’energia che avevo conosciuto, che per un indefinibile soffio di tempo ero stato, mi diede la forza di comprendere cose che non avrei immaginato possibili.
Il controllo di ogni funzione dell'organismo su "richiesta" dei medici, il camminare ad un'ora dalla sveglia, il mangiare solido dopo 24 ore (di nascosto per poi dire:"Ormai è fatta vediamo che succede!"). Incosciente forse ma se non facevo così come potevo provare? Il decorso "record" (così definito), le perplessità dei medici sull'opportunità di dimettermi dopo tre giorni come a gran voce chiedevo saltellando per la corsia dell'ospedale con ancora tutti quei maledetti tubi attaccati addosso (che odio!!) che a un certo punto si sentirono costretti a togliermi quando dicevo che dovevano sentire anche quel che avevo da dirgli io e non solo i loro maledetti libri di scienza.
Un autentico animale in gabbia, sprizzavo voglia di vivere da ogni poro al punto da andare oltre qualsiasi logica ospedaliera solo per poter dire a tutto il mondo che si può fare e poterlo dire il più presto possibile.
Nessuna cura, niente di niente da allora, solo il ricordo di quella musica che mi segue come una cara amica in ogni momento della mia vita e mi aiuta sempre senza mai tradire le attese.
Solo il ricordo, l'immateriale presenza di quel "suono" che tutto può.
Quel suono che è la somma del bene e del male, del positivo e del negativo, dell'alto e del basso. Quel "suono" che è l'essenza stessa della vita.
Ho usato in questa condivisione di emozioni termini che non si addicono a quanto effettivamente successo:
sentire, vedere, alto, basso, dentro, fuori, velocità, intensità e altri ancora per quanto possano “rendere l’idea” non hanno senso in quello strano posto.
Tuttavia mi assale ancora un dubbio: ma cosa è successo veramente?
Solo un effetto da anestetico e il placebo ha fatto il resto?
Una allucinazione?
Una “reale” esperienza?
Oppure il ricordo rivenuto a galla di qualcosa che potrebbe essere avvenuto 34 anni prima al Mangiagalli di Milano allorquando vissi dopo quasi un’ora essere venuto alla luce?
O magari di qualcosa avvenuto prima ancora?
Chissà!!
Roberto.