=Vin=
Thursday, November 09, 2006 2:19 PM
La “presunta” morte
di Salvatore Giuliano
La mattina fatidica del 5 Luglio del 1950, in un cortile di Castelvetrano, il “presunto” corpo di Giuliano viene trovato crivellato di colpi, in seguito, come recita la relazione del capitano dei carabinieri Perenze, ad un presunto conflitto a fuoco sostenuto dagli agenti del CFRB contro l’ormai leggendario e mitico Turiddu. Il corpo di Giuliano viene scoperto bocconi per terra, gamba destra leggermente piegata, la sinistra distesa, braccio destro lievemente arcuato, il sinistro parzialmente sotto il bacino, la testa piegata a destra poggiata sulla guancia sinistra, accanto il mitra che avrebbe usato per difendersi dall’agguato, i pantaloni malamente stretti alla vita con una cintura che salta alcuni passanti, una semplice canottiera, scarpe non proprio lussuose a quanto pare neanch’esse bene allacciate, senza orologio, senza quasi niente in tasca escluso forse un taccuino d’appunti, in sostanza un corpo vestito alla meno peggio e chiaramente “apparecchiato” per la stampa e i fotografi. Tra tutti, però, non sfugge al giornalista Tommaso Besozzi un piccolo e allo stesso tempo gigantesco particolare: la canottiera era infatti inzuppata di sangue tra l’ascella destra (punto di entrata di alcuni proiettili) e le spalle, un dettaglio che subito apparve a dir poco “inquietante” al solerte inviato dell’Europeo, in quanto la misteriosa circostanza contraddiceva clamorosamente le leggi della gravità: il sangue cola verso l’alto e non verso il basso come ci si dovrebbe aspettare, un dettaglio che immediatamente fece comprendere a Besozzi che il cadavere in realtà era stato “depositato e aggiustato” in quel cortile ad esecuzione già avvenuta, non si sa quando. Il fatto che poi le braccia e i polsi di Giuliano presentavano abrasioni varie la diceva lunga sull’inattendibilità della relazione del capitano Perenze che aveva parlato di una sparatoria che si sarebbe protratta nelle strade di Castelvetrano per decine e decine di minuti. Il famoso giornalista andò ad intervistare alcuni abitanti di Castelvetrano i quali dissero al contrario di non avere sentito alcuna sparatoria, che si era trattato di una notte tranquilla. Quando però sentì il racconto di alcuni vicini del cortile dove il corpo era stato sapientemente modellato per la folla apparentemente ignara, questi corressero i propri concittadini affermando che in realtà avevano sentito quella notte come un rumore di tegole smosse, quasi che qualcuno armeggiasse sopra un tetto e quindi due colpi secchi di arma da fuoco. Poi tutto si sarebbe tranquillizzato e la notte sarebbe proseguita nel silenzio più assoluto. C’è qualcosa che non quadra: se quel cadavere era davvero quello del famoso Turiddu, a quale scopo ordire tutta questa messinscena che persino un bambino avrebbe facilmente smascherata? Le cronache parlano di Pisciotta nella veste di traditore e assassino del suo capo, ucciso nel sonno quella notte tra il 4 e il 5 Luglio, ma è una tesi che non convince più nessuno; intanto perché alcuni studiosi e ricercatori sostengono che l’uccisione di Giuliano sarebbe avvenuta addirittura in un casolare alle porte di Monreale dopo che lo avrebbero addormentato con del sonnifero; in secondo luogo, ammesso e non concesso che Pisciotta si sia recato davvero a Castelvetrano, appare davvero inverosimile, vista la sagace e feroce sospettosità che aveva sempre mostrato Giuliano, l’ipotesi che questi si sia potuto addormentare accanto a colui che molti dei suoi informatori (tra cui addirittura ispettori di polizia, mafiosi, politici e persino magistrati) gli dipingevano come “traditore” e pronto ad ucciderlo: un uomo come Turiddu, che non aveva mai avuto fiducia in nessuno, eccetto per la madre venerata, credo non avrebbe esitato un minuto ad uccidere Pisciotta non appena se lo sarebbe visto presentare, per giunta di ritorno a quanto dicono le fonti da una vicenda che lo aveva visto fallire l’ordine del suo capo, un fallimento che certamente avvalorava le soffiate ricevute da Giuliano sul conto del suo luogotenente. Tre altri piccoli ma inquietanti particolari mi spingono a propendere per l’ipotesi del “Giuliano vivo”: il rumore di tegole di cui parla Besozzi, che fa balenare l’ipotesi di entrata o fuga da una certa casa di persone o persona attraverso la copertura; l’ammissione dello stesso capitano Perenze secondo il quale quella notte Salvatore Giuliano sarebbe stato accompagnato da un gregario misterioso e mai identificato che avrebbe tenuto sul viso un berretto floscio (si sa che Giuliano soleva posizionare in questo modo il suo berretto) e infine il fatto che a quanto sembra non esiste uno studio approfondito sulla vera identità del corpo esanime composto nel cortile e quindi nell’obitorio di Castelvetrano, quasi ad avvalorare una sorta di congiura del silenzio per nascondere il dettaglio più terribile della presunta “uccisione” dell’imprendibile “Sire” di Montelepre. Alcuni libri parlano di riconoscimento formale del cadavere, mentre altri avanzano alcune perplessità. Su questo punto persino Besozzi tace: come non pensare ad una qualche forma di censura del suo articolo che tanto scandalo aveva provocato, fino al punto che si racconta che qualcuno a quel tempo gli dava la caccia per assassinarlo? Infine, lui, l’ex Capo dell’Ispettorato di P.S. per la lotta al banditismo, Ciro Verdiani, colui che era stato estromesso dal suo incarico dopo la strage di Bellolampo del 19 Agosto del 1949 e sostituito, nella direzione del nuovo Comando Forze Repressione Banditismo (CFRB) istituito dal Ministro dell’Interno Scelba, dal colonnello dei carabinieri Ugo Luca, a quanto sembra appartenente ai servizi segreti italiani. Ebbene, raccontano le cronache che questo misterioso personaggio era in stretti rapporti col ministro Scelba, che dopo la sua estromissione dalla sua precedente funzione gli propone, subito accettata dall’interessato, la carica di Direttore generale dell’Ispettorato delle Frontiere con sede a Roma, un incarico molto delicato anche nell’evenienza di un già molte volte ventilato espatrio del celebre ricercato. Anche Verdiani, si dice, apparteneva a qualche apparato dei servizi segreti. Il ministro Scelba, in sostanza, sembra lo richiami per metterlo a giorno di certi segreti ancora caldi riguardanti la strage di Portella della Ginestra e per affidargli l’incarico di mettersi segretamente in contatto con Giuliano per vedere di spingere questi a stilare un o dei documenti che scagionino per sempre la politica dall’implicazione più o meno veritiera in questo evento criminoso avvenuto appunto nella piana di Portella il 1 Maggio del 1947. Ciro Verdiani si presta al gioco (del resto non aveva mai digerito il suo licenziamento quale capo dell’Ispettorato antibanditismo) e comincia a intessere con Giuliano una fitta corrispondenza ancora avvolta nel mistero e addirittura mette in pratica veri e propri incontri a tu per tu con l’uomo più ricercato d’Italia, incontri avvenuti a Castelvetrano e forse in altri posti, durante i quali lo convince ad una pausa delle sue gesta in cambio di un allentamento dei feroci rastrellamenti già messi in opera dal suo collega Luca, che applica contro Giuliano la tattica della terra bruciata, facendo arrestare in circostanze rocambolesche diversi suoi gregari con l’ausilio determinante dei pezzi forti della mafia. Verdiani chiede comunque una contropartita, propone in sostanza a Giuliano di stilare alcuni memoriali (almeno due vengono scritti mentre un terzo rimane avvolto nella leggenda e non si è mai trovato) in cui dichiari che a meditare e a portare a termine la strage di Portella era stato solo lui senza alcuna motivazione politica esterna in lui instillata da individui insospettabili. Giuliano sembra acconsentire ed in effetti scrive il primo documento che giunge tempestivamente a Viterbo proprio in coincidenza con l’inizio del lungo processo contro la sua banda. Ne scrive un altro ancora più stringente ad autoaccusatorio e a questo punto sembra che l’opera di Verdiani possa dirsi conclusa, ma questo non succede; Verdiani, nonostante tutto, continua ad alimentare con Turiddu una strana trattativa confidenziale che presto si trasforma in vera e propria amicizia, evidentemente ricambiata dal ricercato numero uno delle forze dell’ordine. Quest’amicizia giunge fino al punto che il nostro personaggio arriva persino ad informare Giuliano delle mosse del suo collega Ugo Luca, gli fa presente di prestare attenzione al suo luogotenente Pisciotta in odore di tradimento ed in sostanza, in ultimo, gli propone l’espatrio, una promessa che lui, in quanto Ispettore Capo delle Frontiere, poteva benissimo mantenere e portare in porto con relativa facilità. Tutto sembra pronto e del resto è risaputo che Giuliano, poche settimane prima di essere “soppresso”, si stava preparando alla sua “diplomatica” uscita di scena, mantenendo un comportamento assai guardingo ed in sostanza non uscendo più dal perimetro cittadino di Castelvetrano (dove abitava nella casa dell’avvocato De Maria ubicata proprio nel cortile in cui venne trovato assassinato), dove era risaputo esisteva un piccolo aeroporto abbandonato dalle forze aeree italiane e americane, capace di far decollare in qualsiasi momento un aereo con Giuliano vivo. A questo punto siamo ormai al 3 o 4 Luglio 1950, diversi testimoni raccontano di aver visto Giuliano vivo proprio il 4, senonchè quella sera arriva Pisciotta. Tra questi e Giuliano c’è subito uno scontro verbale, il secondo accusa apertamente il suo luogotenente di volerlo tradire; Pisciotta, che effettivamente aveva avuto molti abboccamenti col la mafia e con Luca tesi a perdere per sempre il suo capo, si difende come meglio può e alla fine, stranamente, secondo le ricostruzioni fatte dalle cronache di allora, entrambi vanno a dormire nella stessa stanza al primo piano della casa dell’avvocato De Maria. Qui si sarebbe consumato nel sonno l’epilogo sanguinoso di Turiddu, ma per quanto precede non credo che Giuliano dormisse sonni tranquilli in quella notte afosa di Castelvetrano, sapendo di avere accanto il suo carnefice, a meno che la sua già nominata e proverbiale diffidenza si sia per sempre spenta in lui come neve al sole, un’evenienza che io sono portato a scartare in quanto Giuliano, pur ancora giovanissimo (appena 28 anni), era risaputo in possesso di un’intelligenza e di un intuito del tutto fuori del normale, tanto che nessuno credo aveva il coraggio di affrontarlo apertamente, neppure il più incallito mafioso, e del resto le cronache ci dicono che il Sire di Montelepre non aveva esitato ad uccidere tempo prima diversi capimafia che non avrebbero mantenuto alcuni impegni presi con lui. Il resto è cronaca e l’abbiamo già accennato. Subentrano altri interrogativi questa volta leggendari ma sui quali non si è mai indagato a fondo: Giuliano avrebbe avuto un sosia che proprio quella sera sarebbe stato con lui. Questo spiegherebbe il rumore di tegole che quindi, in quest’ottica, potrebbe essere interpretato come la fuga del “vero Giuliano” attraverso i tetti delle case di Castelvetrano, mentre il suo omologo sarebbe stato lasciato in casa De Maria a confabulare con Pisciotta, che forse era all’oscuro di questo delicato dettaglio, come forse lo erano il colonnello Luca e il suo aiutante Perenze, in questo contesto “giocati” dunque dai “servigi” segreti di Verdiani. Pisciotta dunque spara davvero credendo di uccidere Giuliano, ma questi già sarebbe decollato indisturbato dall’aeroporto di Castelvetrano diretto fuori dai confini italiani. E’ una tesi certo molto ma molto ardita ma che viene tuttavia sostenuta da alcuni autori di libri che ho letto su Giuliano. Si tratta peraltro di una ipotesi forse inverosimile che del resto trova un ostacolo quasi insormontabile proprio nella morte “anomala” di Verdiani e di Pisciotta, il primo, recitano le cronache, “suicidatosi” o fatto suicidare nel 1952 e il secondo avvelenato nel 1954 nel carcere dell’Ucciardone di Palermo, due avvenimenti sinistri che effettivamente gettano un’ombra di forte incertezza sulla ricostruzione precedente. Ma è proprio così? Perché proprio Pisciotta e Verdiani muoiono in circostanze tanto tenebrose? Non avevano forse entrambi prestato un grande servizio allo Stato, il primo accordandosi col colonnello Luca sulla neutralizzazione di Giuliano e il secondo lavorandolo ai fianchi nel tentativo di estorcergli dei segreti specialmente in riferimento alla strage di Portella della Ginestra, salvo poi divenirne un amico quasi affidabile e confidenziale? E allora perché avrebbero dovuto ucciderli (ad ogni modo la versione ufficiale sulla morte di Verdiani parla esplicitamente di “suicidio”), pur sapendoli in un certo senso “innocui”, specie a morte avvenuta del temibile ricercato di Montelepre? Può darsi che la mia risposta sia un po’ pregiudiziale e quindi forzata e fantastica, e tuttavia non deve stupire se oso affermare la tesi che entrambi questi due uomini di capitale e cruciale importanza nella storia dell’ultimo periodo di Giuliano potrebbero essere stati eliminati proprio a causa della loro “conoscenza” del segreto della messinscena della sua “presunta” uccisione, un segreto che, se rivelato, avrebbe avuto terribili conseguenze per lo Stato italiano, che sarebbe stato sbeffeggiato da tutte le Nazioni del mondo per il fatto di essersi accordato con un individuo che forse nascostamente aveva foraggiato per loschi intrighi politici. In conclusione una piccola postilla, la spia certo leggendaria che segnala tuttavia che il garbuglio della fine di Giuliano resta tuttora avvolto nel più fitto mistero: sono passati ormai moltissimi anni da quell’oscuro 5 Luglio 1950 e giunge la morte della madre di Giuliano, Maria Lombardo; ebbene, si vocifera che alcuni abitanti di Montelepre abbiano visto un uomo strano con occhiali scuri scendere da una macchina, entrare guardingo nella casa di Giuliano, presenziare per qualche minuto nella stanza in cui era posta la deceduta e quindi sgattaiolare furtivo fuori, entrare nell’automobile e dirigersi verso l’aeroporto di Punta Raisi; si dice che qualcuno si metta a seguire l’enigmatico uomo per un lungo tratto ma poi ritornano sui loro passi……. Leggenda, mito, invenzione? Non lo so. Resta il fatto che la storia di Giuliano continua tuttora a far parlare ed ad alimentare la fantasia di coloro che non credono alla sua morte………
P.S. Ad ogni modo, quelle che precedono sono soltanto ipotesi e ricostruzioni cronacali basate su diversi autori di libri su Giuliano che ho letto e approfondito. Non si deve dimenticare comunque che molti documenti su Giuliano sono stati secretati fino al 2016.
VINCENZO POMA
=Vin=
Monday, November 20, 2006 12:13 PM
I Misteri del film di Francesco Rosi su Salvatore Giuliano
I Misteri del Film
di Francesco Rosi
su Salvatore Giuliano
Il film di Francesco Rosi su Giuliano del 1961, al di là della sicura riuscita e del giudizio molto positivo che di esso hanno dato tutti gli addetti ai lavori, giudizio al quale anch’io mi associo perché lo ritengo per i tempi i cui fu girato un vero e proprio capolavoro, presenta tuttavia una serie di incongruenze forse volute che debbono attirare l’attenzione degli studiosi. Si tratta in verità di piccoli particolari che comunque dimostrano la conoscenza puntigliosa che Rosi aveva della storia di Giuliano. Il film comincia col far vedere la scena “apparecchiata” del cadavere di Giuliano nel cortile De Maria. Una specie di coroner legge una piccola relazione, prima di passare alla perquisizione della salma, e, non appena parla del corpo di Giuliano poggiato a terra “con la guancia sinistra” viene interrotto misteriosamente da un rappresentante giudiziario il quale lo corregge altrettanto misteriosamente consigliando al coroner di scrivere “sulla guancia sinistra”. Cosa significa questa sostituzione di questa piccola parola? Perché “sulla” al posto di “con”? Sembrerebbe un particolare di nessun conto, ma a ben guardare ritengo che Rosi volesse alludere a qualcosa di assai oscuro, quasi che la scena non sia vera ma appunto una messinscena in cui debba essere tolto tutto ciò che potrebbe svelarla. In effetti sembra che quella scena del cortile abbia tutti i connotati di una sorta di fiction studiata per apparire il più possibile verosimile, una sorta di irrealtà filmica che non ha niente di vero, la qual cosa deve far riflettere. Quando poi un giornalista chiede ad un graduato dove è andato a finire il misterioso gregario che quella notte seguiva Giuliano, risponde che non ne sa nulla e di andarlo a chiedere ad altri; in effetti, nella pur falsa relazione del capitano Perenze si accennava alla presenza con Giuliano di un misterioso personaggio che lo seguiva e proteggeva, salvo poi dileguarsi lasciando al capobanda l’onere della propria difesa dal presunto agguato. Si trattava di Pisciotta? Non credo, anche perché, in una scena quasi conclusiva del film si vede chiaramente Pisciotta con Giuliano che vanno a prelevare un mafioso di Monreale in odore di tradimento e un po’ più in là un oscuro bandito che sembra messo di guardia per prevenire eventuali presenze indesiderate. Rosi vuol significare con tutto ciò che esisteva un personaggio oscuro mai rintracciato? Del resto alcune cronache hanno parlato appunto di due personaggi, non di uno, che la notte tra il 4 e il 5 Luglio vanno a trovare Giuliano a Castelvetrano nella casa dell’avvocato De Maria nell’omonimo cortile in via Mannone. La vicenda è molto controversa, anche perché, nella scena del processo di Viterbo, sempre nel film, irrompe ad un certo punto Marotta, amico di Giuliano e dell’avvocato De Maria, il quale ammette che quella sera era andato da Giuliano qualche minuto prima dell’entrata in scena di Pisciotta, latore di una lettera in cui si avvertiva il famoso ricercato di stare attento al suo luogotenente. La lettera allude forse all’ispettore Ciro Verdiani, suicidatosi misteriosamente nel 1952, che scavalcando tutte le gerarchie ed anzi svolgendo un’azione assai intrigante apparentemente contro il suo collega Ugo Luca avrebbe fatto pervenire all’ormai celebre fuorilegge una missiva per metterlo in allarme sul conto del comportamento di Pisciotta. Del resto la lettera nel film viene addirittura mostrata e data in mano dal Giuliano al Pisciotta che si difende a malapena dall’accusa del primo. “E tu ci credi?” domanda Pisciotta. “Vero o non vero” risponde Giuliano “se non mi fido di te, di chi mi posso fidare?” Il problema è tutto qui. Come mai Giuliano, pur avvertito in questa maniera inequivocabile, si lascia uccidere andando addirittura a dormire in presenza del suo amico-nemico Pisciotta? Conoscendo la storia di Giuliano, non credo che ciò possa rispondere al vero, sono convinto anzi che in base al carattere del monteleprino questi avrebbe ucciso subito e senza pietà il Pisciotta. Ma altri particolari irrompono nel film ad intrigare all’inverosimile la storia di Giuliano. Si tratta della questione dei memoriali. Sono due o tre? Nel film Pisciotta dichiara che oltre al primo fatto pervenire alla corte, da lui definito falso, ne esisterebbe un secondo in cui Giuliano fa menzione dei nomi dei mandanti della strage di Portella della Ginestra, salvo poi far balenare l’ipotesi che oltre a questi due ne esisterebbe un terzo che egli avrebbe dato ad un così definito “avvocaticchio”. Alla domanda del Presidente del Tribunale di Viterbo che gli chiede il nome vero di questo oscuro personaggio, Pisciotta dichiara che quel nome “non lo farò mai”. C’è poi la questione della visibilità dell’attore che impersona Giuliano. Perché Rosi non lo inquadra mai chiaramente nel volto? Qual è il vero senso di questa omissione? Non lo so e del resto non ho letto le diverse interviste fatte al regista in merito a questo particolare, per cui non me la sento di avanzare delle ipotesi. In ultimo la scena della lettura della sentenza. Pisciotta aveva appena sentito pronunciare il verdetto che lo inchioda all’ergastolo, allorché grida letteralmente dalla gabbia di sentirsi deluso e offeso e che avrebbe detto e rivelato altre cose ancora più terribili quando si sarebbe fatto il processo per la morte di Salvatore Giuliano. Qui in effetti le cose si complicano definitivamente. Che cosa avrebbe potuto rivelare? Di averlo ucciso su ordine di autorità superiori? Oppure era in possesso di ulteriori conoscenze “segrete” sulla morte del suo capo che tali dovevano restare per decisione proveniente dall’alto? Segreto di Stato? E di quali conoscenze poteva trattarsi? Non aveva forse egli già tirato in ballo la politica a proposito della strage di Portella della Ginestra? Che cosa avrebbe quindi potuto aggiungere di più, visto che la Corte di Viterbo non aveva creduto minimamente alla teoria cospirazionistica e terroristica che avrebbe coinvolto determinati personaggi della politica di allora? Se questi personaggi erano stati scagionati totalmente dalla Giustizia, che cosa avrebbe potuto aggiungere di più per convincere i Giudici della sua buona fede? Non lo so, fatto sta che Pisciotta viene avvelenato agli inizi del 1954, portandosi nella tomba questo mistero indicibile che quindi non si saprà mai. Per concludere aggiungo un piccolo dettaglio: secondo alcuni studiosi il riconoscimento ufficiale del cadavere non ci sarebbe mai stato, anche se Francesco Rosi lo manda in scena togliendo a questo proposito ogni dubbio. In realtà non è facile tuttora trovare un libro che sia incentrato su questo delicato particolare della storia di Giuliano, la qual cosa fa molto riflettere, tanto da indurmi a fare un collegamento non proprio ortodosso con la morte di Hitler: in entrambi casi abbiamo un cadavere; nel caso del cadavere carbonizzato di Hitler gli scienziati russi che se lo erano portati a Mosca per esaminarlo non hanno mai dato l’esito definitivo e inequivocabile delle loro ricerche sull’identità dei resti del dittatore tedesco (anche se essi propendono per la tesi che quei resti appartenessero a Hitler anche per la presenza di una protesi dentaria in tutto simile a quella impiantatagli dal suo dentista personale); nel caso di Giuliano, invece, si susseguono tutta una serie di misteri: chi dice che il riconoscimento c’è stato e chi dice che non c’è stato, chi dice che c’è stato solo a metà e chi addirittura ritiene che quello non era il vero cadavere di Giuliano in quanto era risaputo che questi aveva una serie di Sosia di cui si serviva spesso per depistare i suoi nemici. Il fatto poi che la quasi totalità dei documenti inerenti il mistero di Giuliano siano stati secretati fino al 2016 non fa che accrescere d’intensità l’enigma, portandolo fino al parossismo e alla totale impossibilità di conoscerne i più reconditi dettagli.
VINCENZO POMA