La curiosa tomba di Cartesio(al secolo Descartes)
La visita alla chiesa di Saint Germain ds Pres a Parigi mi ha dato la possibilità di vedere la lapide (tripartita)dove si trova anche il nome di Descartes,cioè il famoso filosofo CARTESIO,che qui fu sepolto senza la testa,proprio la sede del PENSIERO che animava la sua VITA. Dov'è mai finita?Un libro ci invita ad addentrarci nel mistero e un link farà piacere a molti.
Cartesio e il grande progetto della ragione
CARTESIO / CRONACA DEL VIAGGIO IN ITALIA
CHE CALDO, CHE OMICIDI
E quanti misteri! Come la tappa al santuario di Loreto. Che la sua ultima biografa, Geneviève Rodis-Lewis, non riesce a spiegarsi
[G]A Parigi, nella chiesa di Saint Germain des Près, del filosofo che decretò la separazione fra anima e corpo, fra "rex estensa" e "res cogitans", tra materia e pensiero, sotto la lapide di marmo nero giace solo il corpo senza la testa.[/G]
I suoi stessi biografi a questo proposito, quando devono ammettere che Cartesio, il filosofo del "cogito ergo sum" si trova privo della sede del pensiero, invocano l'ironia della sorte. E poichè non si tratta di un episodio isolato, il dubbio che una forza misteriosa, una terza "res" sfuggita al filosofo, si sia accanita contro di lui, diventa quasi "un dubbio evidente".
[G]Come spiegare altrimenti il fatto che la sua prima sepoltura in un cimitero a Stoccolma avvenne in un recinto riservato ai bambini morti "prima dell'uso della ragione"?[/G]
Incerti sono anche i motivi che lo portarono in Svezia, "nel paese- come lo definì lui stesso nella sua ultima lettera- degli orsi, delle rocce e i ghiacci", così lontano dal suo elemento. La versione ufficiale è per rispondere all'invito della regina Cristina, che voleva istruirsi in filosofia; ma non si riesce a capire prechè egli abbia accettato senza battere ciglio l'ordine della sovrana di "trovarsi nella sua biblioteca tutte le mattine alle cinque", cosa che per uno come lui, abituato a poltrire a letto sino a mezzogiorno, equivaleva ad un suicidio. [G]E infatti, arrivato a Stoccolma nell'ottobre 1649, in febbraio era già morto di broncopolmonite all'età di54 anni.[/G]
L'abitudine di dormire "dieci ore tutte le notti" e di passare il resto della mattinata a letto, Cartesio l'aveva presa da ragazzo, al collegio di La Flèche, a causa della sua fragile salute, e la mantenne anche da adulto.[G]Lo stato di dormiveglia comunque risultava essere il più adatto alle sue meditazioni: si dice che lo stesso "Discorso sul metodo" sia nato in queste condizioni.[/G]
Si arruolò volontario a Breda, nell'esercito protestante, lui che era cattolico, del principe di Orange, Maurizio di Nassau, per "imparare il mestiere delle armi".Rimase presto nauseato dall' "ignoranza militare" e presa a "passare tutto il giorno solo, chiuso in una stanza riscaldata da una stufa", ed è certo e dimostrato che proprio questa esistenza abbia contribuito a provocargli l' "esaltazione" di voler creare [G]una scienza universale. [/G]
E' probabile quindi che i "Songes", i sogni che gli fecero vedere la possibilità di fondare la "scientia admirabilis" la notte del 10-11 novembre 1619, non fossero altro che la prolungazione dello stato onirico in cui lui viveva da sveglio.
Ma qui siamo già "nel campo degli enigmi destinati a rimanere tali", avverte la [G]sua ultima biografa,[/G] [G]Geneviève Rodis-Lewis, [/G]il cui [G]"Descartes" edito da Calmann-Lèvi [/G]le varrà probabilmente l'ingresso fra gli Immortali dell'accademia di Francia.
Ma certi misteri sono insoluti anche per lei. Come quello del lungo viaggio in Italia che Cartesio fece fra il settembre 1623 e il maggio 1625. Uno dei tanti viaggi di quegli anni in cui, non avendo ancora "preso nessuna decisione (...) né cominciato a cercare i fondamenti di una filosofia più certa di quella volgare", egli preferiva, come si legge nel "Discorso sul metodo", "rotolare qua e là per il mondo, cercando di essere spettatore piuttosto che attore in tutte le commedie che vi si recitano". Ivi comprese le battaglie della Guerra dei Trent'anni, che Cartesio preferì seguire da lontano nonostante si fosse arruolato nell'esercito, cattolico, del Duca di Baviera. Madame Rodis-Lewis è riuscita a ricostruire con buona approssimazione le tappe del viaggio in Italia. Sicuramente scese fino a Roma di cui criticò le fontane perchè insufficienti ad evitare "le incomodità del calore". Visitò Venezia, dove ascoltò "Il combattimento fra Tancredi e Clorinda", visto che anni dopo avrebbe citato la musica di Monteverdi definendola "flexanime", che commuove l'anima. Passò per Padova e fu anche a Firenze, ma non incontrò Galilei, come si credeva.
Tra le righe di una lettera in cui Cartesio elogiava il clima dei Paesi Bassi, dove basta "una stufa per esentarvi dall'aver freddo", la signora ha scovato anche un paragone con "l'air d'Italie", dove invece "la calura del giorno è sempre insopportabile, il fresco della sera malsano, e l'oscurità della notte cela furti e omicidi".
Ma il perchè del viaggio le risulta incomprensibile, o forse inaccettabile."Anch'io sono cattolica e credo nei miracoli", premette,"e però non riesco a convincermi che un modello di spirito critico come lui abbia potuto prendere per buona una storia del genere". Ovvero? "Recarsi in pellegrinaggio al santuario di Loreto dove gli angeli avevano portato in volo da Nazareth la casa della Madonna. Va bene che questa era la credenza dell'epoca e che Cartesio scrisse la "promessa di andare a Loreto quando aveva 24 anni. Mais quand- meme...".
Era la primavera del 1625: appena rientrato a Parigi, si stava rimettendo dall'emozione di essersi salvato dalle valanghe del Moncenisio ( un'esperienza che avrebbe arricchito la lingua francese della parola "avalanches") quando gli giunse la notizia che Maurizio di Nassau in punto di morte al prete che gli chiedeva un atto di fede aveva risposto "io credo che 2 più 2 fa 4, e 4 più 4 fa 8" ( Molière mise questa frase in bocca al suo Don Juan e la trasformò nel motto degli atei [G])."Descartes", spiega Geneviève Rodis-Lewis,"provò un tale choc che da quel momento si dedicò eslusivamente alla metafisica per dimostrare che la certezza dell'esistenza di Dio è più forte di quella della matematica, nella quale sino a quel momento aveva detto di credere".[/G]
Ma né Parigi, troppo mondana, né la campagna francese, dove erano troppo frequenti la visite di cortesia dei "petit voisins", gli offrivano il "deserto" di cui aveva bisogno per filosofare. Non restava che l'Olanda, dove "l'aria pura e secca è più adatta alla produzione dello spirito". Per vent'anni, dal1628 fino al momento del viaggio in Svezia, Cartesio visse in isolamento: tanto più la sua fama cresceva, tanto più egli si nascondeva. Le uniche tre volte che fece ritorno in Francia si lamentò di essere ricercato "come un elefante o una pantera, e non per essere utile a qualcosa". In fondo lui tornava in Francia solo per controllare che la traduzione in francese rendesse le sue opere accessibili a tutti, comprese le donne che non sapevano il latino.
E, già che c'era, per collocare presso un parente Francine, la figlia naturale avuta da una domestica olandese, che "era stata concepita ad Amsterdam la domenica 15 ottobre dell'anno 1634", come confidò ad un amico dieci anni dopo, senza precisare a che ora ma assicurandogli che quella era stata l'ultima volta che aveva praticato quel "dangereux engagement". [G]Ma Francine morì a cinque anni di scarlattina, e Descartes ammise di aver sofferto il più grande dolore della sua vita, anche perchè, nel breve periodo in cui aveva vissuto accanto alla bambina, che presentava come sua nipote, si era convinto che avrebbe vissuto più di cent'anni.[/G]
Da allora, "invece di trovare i mezzi per conservare la vita", scrisse in una lettera, preferì cercare "quello, molto più sicuro, di non temere la morte". Non poteva sapere che al momento di trasferire i suoi resti dalla Svezia in Francia, nel 1666, qualcuno avrebbe trovato più pratico farli entrare in una cassa di rame lunga tre piedi e mezzo, neanche ottanta centimetri. [G]Un inorridito ufficiale svedese, "in segno di rispetto",si appropriò del cranio. Fu così che, di mano in mano, di asta in asta, la testa di Cartesio arrivò a Parigi nel 1821.[/G]
Troppo tardi per raggiungere il corpo nalla tomba a Saint-Germain: che non è il Panthéon, dove lo aveva destinato la Rivoluzione, e nemmeno il cimitero del Père Lachaise, dove voleva mandarlo la Restaurazione. La testa finì al Musée de l'Homme, dove viene periodicamente esposta e confrontata con un cranio dell'uomo di Neanderthal o con quello del celebre bandito Cartouche.
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[URL]http://www.liceo-classico.arezzo.it/lc100/lc2103.htm[=URL]http://www.liceo-classico.arezzo.it/lc100/lc2103.htm[/URL]
Marisa