Esperienze di carlomagno1955
Mi chiamo Gianni Rosati e sono di Roma.
Sono nato Testimone di Geova nel 1951 e sono sempre vissuto secondo i vari e mutevoli negli anni i principi stabiliti.
La mia infanzia rispecchia quella raccontata da altri.
Alla età di 9 anni mi sono battezzato e da all’ora ho sempre svolto l’attività di pioniere temporaneo insieme a mio fratello gemello, tuttora pioniere speciale,.
Pur continuando a svolgere l’attività di pioniere nelle ore serali, all’età di 16 anni sono andato a lavorare come operaio in una grande azienda farmaceutica, per poi licenziarmi per poter contribuire con la mia liquidazione all’opera del Regno in vista del 1975. (Sono tra quelli che ha fatto le scorte per se e aiutato ha fare quelle degli altri)
Ricordo i grandi sacrifici fatti con entusiasmo per partecipare a tutte le assemblee, compresa quella di Milano nel 1963.
Certo la mia gioventù e stata segnata da questa mia scelta, con tutte le negatività che questo causava, ma, tanto era lo spirito del tempo che tutto mi sembrava positivo.
All’età di 29 anni mi sono sposato con mia moglie che pur essendo anche lei testimoni non aveva nessuna intenzione di fare la vita di pioniere.
Ho trovato una altra occupazione presso la Corte dei Conti e nel frattempo nel 1997 ho adottato un bambino di origine brasiliana.
All’età di 14 anni ero già a lavorare nella filiale di Roma insieme al primo presidente Giò Romano.
Nel 1978 formai insieme ad altri 6 componenti i primi Comitati di assistenza sanitaria e per svolgere a tempo pieno questo servizio e accudire mio figlio decisi su suggerimento della Betel di lasciare di nuovo il lavoro e percepire la pensione da maturata.
Come al solito accettai con entusiasmo, entusiasmo che ho impiegato sempre nei miei impegni, vedi costruzioni sale dei congressi, rapporti con politici per l’intesa ecc ecc.
Nel 2003 dopo la caduta del potere dell’ora presidente e nello scopo di fare pulizia del suo gruppo di lavoro fui convocato da un Comitato che, non si è mai presentato con qualche titolo (speciale? Servizio? Giudiziario?) per analizzare le mie prese di posizioni sull’uso di farmaci che io non consigliavo perché prodotti da uno sconosciuto istituto e da un presunto medico, mai laureato.
Nonostante che passavo tutto il giorno presso i vari ospedali e seguito più di 2000 interventi mi si accusava di non aver vigilato sul cattivo lavoro fato da un membro del comitato.
In quella occasione feci presente che il mio stato di salute, colpito da un T.I.A ne 1996 e che lo strss di una lunga conversazione mi avrebbe creato problemi, uno dei componenti del comitato mi fece notare che “lui era abituato ad andare avanti anche in caso di suicidio”.
Chiaramente persi il controllo della mia persona e rifiutai di continuare la conversazione.
Ora sono solo, sto male, o fallito nella vita e mi attacco morbosamente a mia moglie e a mio figlio
Scusate non riesco ad andare avanti…..
Grazie di tutto…..dicevo, sono nato nel 1951, mia madre è stata tra le prime Testimoni di Geova nella città di Roma.
Mi raccontava che venivamo regolarmente visitati da due missionarie americane ancora in vita.
I miei ricordi iniziano con la prima assemblea internazionale tenuta a Torino nel 1957.
Purtroppo all’età di 10 anni ho perso mio padre, convinto comunista, brontolone ma tollerante.
Ricordo le prime persone che ci facevano lo studio con ammirazione e voglia di imitarle.
La povertà tipica del periodo mi costrinse a cercare piccoli lavori, da garzone, cascherino, preparare i mercati rionali, operaio in una ditta di traslochi e così via, ma senza lasciare la scuola, le adunanze e il servizio.
Partecipai con gioia alla assemblea tenuta al Vigorelli di Milano, facendo enormi sacrifici ,insieme alla mia famiglia, per due anni abbiamo messo da parte tutte le mie mancette che rimediavo nei miei lavoretti. Ero contento così!
Una volta ancora bambino fui azzannato da un branco di cani mentre da solo predicavo in campagna, quella che ora è diventatati la periferia di Roma. In una altra occasione (vi ricordate il mitico Motom) mentre ci recavamo in servizio mio fratello gemello, mettendo il piede nei razzi della moto a perso l’uso del tallone e fu ricoverato per 10 lunghissimi mesi.
Questo non mi fermò anzi feci domanda per entrare a far parte della piccola famiglia Betel, eravamo in 12 e avevo solo 14 anni.
Fui il più giovane betelita della storia dei T.G. .
Come gia raccontato all’età di 16 anni dovetti lasciare la betel per andare a lavorare, viste le difficili condizioni economiche che accompagnavano la mia numerosa famiglia.
Nonostante questo non ho mai abbandonato il servizio di pioniere e per tutta la mia esistenza le adunanze. Passano gli anni e trascuro qualsiasi amicizia mondana, (salvo la mia amata “magica Roma”) e come quasi tutti affronto la neutralità cristiana.
Vedevo crescere l’opera alla quale avevo partecipato e gli entusiastici annunci di crescita mi rallegravano , convincendomi sempre di più che ero nella giusta organizzazione e anche se questo mi fosse costato sacrifici e privazioni ne valeva la pena.
Intanto c avvicinavamo al fatidico 1975.
Grandi preparativi di servizio, come annunciato nella assemblea del 1973 , dovevamo distribuire 7 diversi volanti in tempi successivi, similmente al giro di trombe attorno a Gerico e poi le mura di questo sistema di cose sarebbe crollato.
Prima di ciò avremmo subito la grande tribolazione e questo dette via all’accaparrare di beni di consumo e donazioni in denaro per l’urgente opera che doveva essere svolta.
Lasciai il lavoro, donai la mia liquidazione all’organizzazione e mi dedicai anima e corpo sia alla predicazione che aiutare altri ad avere generi alimentari per sopravvivere.
Scusate adesso sono stanco……mi è difficile ricordare e non soffrire…..forse domani……
Buonanotte a tutti, vi voglio bene Gianni.
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Continuo la mia esperienza…..mi chiamo.
Eravamo rimasti nel 1975 in attesa del “nuovo ordine” che invece non arrivò.
Passarono pochissimi anni e ci impegnammo nel cercare di far capire ai vari uditori che in realtà quella data non era mai stata indicata come la data della fine, ma il termine dei 6000 anni dalla creazione dell’uomo che non coincideva con la fine del sesto giorno creativo, in attesa del tempo trascorso, dato ad Adamo per conoscere gli animali, chiamarli per nome secondo le loro caratteristiche e la creazione di Eva.
Erano vere e proprie p….mentali.
Comunque passa il tempo e mio fratello gemello lascia il suo posto di lavoro, la sua casa e decide con la propria moglie di partire come pioniere.
Io invece lascio il mio lavoro e dono i tre quarti della mia liquidazione all’organizzazione e decido di sposarmi nella speranza di poter ricominciare la mia vita da pioniere.
La realtà fu un pochino diversa dalle speranze, visto che mia moglie non intendeva seguirmi in questa avventura.
Dovetti ricollocarmi, questa volta in un posto statale che mi lasciava il tempo per dedicare il mio tempo nel servizio pomeridiano (non avevo facilità nel trovare posti di lavoro perché “raccomandato” ma purtroppo sono “orfano di guerra “ e rientravo nelle liste di collocamento “speciali”).
Il tempo passa tra un impegno e l’altro, facendo il pioniere regolare fin quando fui chiamato dalla Betel per dar vita ai cosiddetti Comitati di assistenza sanitaria.
Il nuovo impegno, come sempre mi entusiasmò, diventando nel tempo sia il coordinatore della mia città che responsabile degli stessi in Italia.
In quegli anni incominciai , insieme a mia moglie a pensare di adottare un bambino, visto che oramai eravamo andati un po’ avanti negli anni, non avendo voluto avere figli per la nostra scelta di dedicare tempo a l’opera.
Questa scelta di adottare non fu apprezzata se non dall’ora Presidente, che invece si adoperò per mettermi in contatto con il Brasile. A metà degli anni 90 riesco nell’impresa di prendere Stefano,
un bambino di 6 anni, sofferente ma allegro e con tanta voglia di avere due genitori.
La storia di Stefano la ho raccontata in un altro mio scritto.
Aumentano i miei impegni famigliari e teocratici, in quanto sono invitato insieme a mio fratello che, nel frattempo era diventato responsabile dell’ufficio legale, a seguire i lavori della commissione interministeriale per gli affari di culto.
D’accordo con la Betel, che mi avrebbe riconosciuto un dono mensile (mai ricevuto)
e con mia moglie decido di andare in prepensionamento e avere più tempo per le attività teocratiche e per mio figlio. Nel frattempo mentre svolgo il mio impegno negli ospedali vengo colpito da un T.I.A. una forma di ischemia, che mi tiene ricoverato per un mese e mi obbliga ad una terapia riabilitativa di 6 mesi.
Mentre svolgo la mia attività di responsabile dei comitati , mi imbatto in una promozione di presunti farmaci, consigliati dallo schiavo e scoperti da un presunto medico.
Il promotore di tale attività e un membro di un comitato sanitario del nord, con licenza di muoversi nel promuovere dette “metodiche “ in tutti i comitati italiani, stabilendo presso di essi, nelle sale delle assemblee, depositi di detti “rimedi”.
Il “do nascimento” grande imbonitore, molto amico, generoso e apprezzato contribuente dei vari potenti del momento si muoveva tranquillamente a suo agio nonostante le mie ripetute e scritte segnalazioni.
Il grande mediatore (non Gesù) ma il presidente riuscì in qualche modo a far convivere le due anime diverse tra me e lui.
Spinto dalla amicizia e il rispetto che mi legava al “presidente” e il fatalismo che ci caratterizzava continuai nella mia opera, sperando che un giorno Geova sarebbe intervenuto.
Nel 2002-2003 iniziano le mie disgrazie.
Un giorno, dopo la caduta del presidente ricevetti una lettera che mi invitava ad un incontro con alcuni sorveglianti, già noti per le vicende di Vito Pucci .
La storia del mio incontro la ho gia raccontata.
Da allora la mia vita è finita, non sono stato disassociato ne mi sono dissociato, solo dopo diverso tempo ho dato le mie dimissioni.
Non riesco a sapere che cosa ho fatto, non vedo più i miei famigliari, non ho più amici, mi sento solo, soffro di ansie, paure e insicurezza.
Non riesco a relazionarmi con altri, anche se ho trovato una attività nel sindacato che mi tiene impegnato e mi circonda di affetto, ho paura anche di loro.
Non vedo il futuro ne per me ne per la mia famiglia, non credo più a niente.
Vorrei non esistere ma purtroppo 55 anni vissuti te li porti appresso.
Ancora mi chiedo, che cosa ho fatto di male, ho seguito migliaia di malati o visto persone giovani e vecchi morire per le nostre convinzioni, ho difeso in tribunali, in televisione nei congressi , davanti ai commissariati di polizia e carabinieri le nostre posizioni sul sangue.
Ho 57 anni, merito rispetto, ho dato la mia vita, le mie speranze il mio avvenire , ho dato tutto!
Ho paura che mio figlio cresca e sto facendo del tutto per non farlo crescere perché sono terrorizzato all’idea di rimanere solo.
So che purtroppo lui lo sa.
CHI SI E’ PRESO IL DIRITTO DI FARMI STAR MALE?
Ho tolta la marmellata a qualcuno?
Penso di sì!
Un giorno vi racconterò la storia completa di “do nascimento”, del dottor Jeckyll e mister Hide.
Ho fatto un sacco di confusione, scusatemi ma gli anni da raccontare, le vicende, alcune molto simili agli altri si sono susseguite in questo lungo periodo.
E poi non sono nelle condizioni di affrontare un lungo sforso.
Adesso sono molto.....molto stanco.
Speriamo che la vita mi dia di nuovo un sorriso
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Caro amico ti scrivo…..
Ieri ho sentito un nostro comune amico e compagno di tanti impegni, mi ha chiamato per chiedermi alcuni consigli per affrontare un problema relativo al suo lavoro nel Comitato sanitario.
Mi ha raccontato di essere venuto a trovarti e che hai scambiato con lui alcune piacevoli cose che hanno riguardato la nostra vecchia amicizia.
Mi faceva notare che tu sei a conoscenza della mia “dissociazione”.
Colgo l’occasione per informarti che non mi sono “dissociato” ma dimesso, cosa, almeno per me molto diversa.
Dovresti ricordare che anche per te era diversa, tanto che mi incoraggiasti a farlo e che condividevi la veduto del nostro amico avvocato che aveva avuto questa intuizione.
Ma come dice il Giusti: “che fa il nesci o non ricorda?”.
Apprezzo molto anche la tua preoccupazione per il fatto che io frequenti quelli che tu definisci siti “apostati”.
Sono gli stessi siti che frequenti tu, visto che sei a conoscenza della mia presenza, oppure, da altri "pinocchietti", (visibili anche in questo momento)
che ti riportano le informazioni.
Vedi amico mio, mi dispiace che tu invece non ti preoccupi di sapere come sto, come sta la mia famiglia o magari solo come sta Stefano che hai avuto il privilegio di conoscerlo tra i primi.
Mi dispiace che magari non ricordi che tutta la mia situazione di disagio, nasce proprio da fatti che ti riguardano.
Un uomo intelligente come ho sempre creduto che tu fossi, evita commenti su chi ti ha dimostrato lealtà e amicizia.
Abbiamo avuto un percorso “teocratico” negli anni che ci ha permesso di consolidare una reciproca fiducia tale da farmi mettere in serio dubbio tutto quello che ti è accaduto.
Sai amico mio, io non mai avuto un “comitato giudiziario” (giusto o no) per….. , come invece è accaduto a te, non mi hanno convocato per aver “coltivato Gardenie troppo profumate”, non ho mai soprasseduto su discutibili comportamenti solo perché “nipote dello Zio” o altro, io non ricevo doni per “anzianità”, ma vado a lavorare, non vendo case ai “Do nascimento” ( poi girata all’associazione, questa non la ho capita ancora).
Io ti sono stato amico e non mi sono mai permesso di giudicare la tua spiritualità.
Ti prego di fare altrettanto.
Ti auguro una rapida ascesa nell’organizzazione.
Ascesa che hai già cominciato dopo solo nove mesi dalla tua rimozione.
Sono sicuro che non sarai mai solo e che continuerà il pellegrinaggio di chi abbisogna di saggi, esperti e maturi consigli
La tua esperienza non è stata vana..
La regola non era quella che diceva: “che più sei in alto……” non vorrei che tu sia rimasto a galleggiare o in sospeso.
Caro amico....
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Ho licenziato Dio
gettato via un amore
per costruirmi il vuoto
nell'anima e nel cuore.
Le parole che dico
non han più forma né accento
si trasformano i suoni
in un sordo lamento.
Mentre fra gli altri nudi
io striscio verso un fuoco
che illumina i fantasmi
di questo osceno giuoco.
Come potrò dire a mia madre che ho paura?
Chi mi riparlerà
di domani luminosi
dove i muti canteranno
e taceranno i noiosi
quando riascolterò
il vento tra le foglie
sussurrare i silenzi
che la sera raccoglie.
Io che non vedo più
che folletti di vetro
che mi spiano davanti
che mi ridono dietro.
Come potrò dire la mia madre che ho paura?
Perché non hanno fatto
delle grandi pattumiere
per i giorni già usati
per queste ed altre sere.
E chi, chi sarà mai
il buttafuori del sole
chi lo spinge ogni giorno
sulla scena alle prime ore.
E soprattutto chi
e perché mi ha messo al mondo
dove vivo la mia morte
con un anticipo tremendo?
Come potrò dire a mia madre che ho paura?
Quando scadrà l'affitto
di questo corpo idiota
allora avrò il mio premio
come una buona nota.
Mi citeran di monito
a chi crede sia bello
giocherellare a palla
con il proprio cervello.
Cercando di lanciarlo
oltre il confine stabilito
che qualcuno ha tracciato
ai bordi dell'infinito.
Come potrò dire a mia madre che ho paura?
Tu che m'ascolti insegnami
un alfabeto che sia
differente da quello
della mia vigliaccheria.
Testi di Fabrizio De Andrè