Marisa2003
Monday, September 04, 2006 8:40 PM
Si riceve gentilmente dall'autore e si divulga.
Malachia e l’ultimo Papa
I 500 anni che vanno dal 1.100 al 1.600 sono stati i più proficui per i cosiddetti “autori
profeti”, sebbene pure negli anni precedenti ce ne siano stati alcuni, anche importanti.
Personalmente sono interessato a tutti gli autori di profezie in genere, ma in particolare a
quelli che hanno avuto a che fare con il Templarismo ed il Neotemplarismo.
Quando si parla di “profezie” si pensa subito a Nostradamus, cavaliere Neotemplare, di cui ho
parlato in altra rubrica. Ritengo Nostradamus il più importante per quanto attiene la
completezza o meglio la sfera episodica delle sue centurie.
Non da meno è da considerare Malachia, Primate d’Irlanda del XII secolo che riformò la
chiesa del suo Paese introducendo la liturgia della chiesa romana.
Malachia scrisse il “De summis pontificibus” che tratta, in 112 motti, le caratteristiche dei
papi da Celestino II (1143) fino all’ultimo papa che sarà, secondo lui, Pietro II che salirà al
trono di Pietro I nell’anno 2026. Ma questo sarà anche l’ultimo papa.
Molti ritengono l’opera di Malachia apocrifa, scritta nella metà del 1500 da autore ignoto,
attribuita a Malachia e pubblicata per la prima volta dal benedettino Arnold Wion nel 1595.
Per questa distanza temporale di circa 400 anni, durante i quali nulla si sapeva di detta
opera, molti ricercatori ritengono appunto che sia apocrifa. Non voglio creare polemiche
con gli studiosi, ma in certi punti dell’opera ci sono passi scritti con parole o motti templari
che fanno pensare all’originalità dell’opera od almeno che, chi l’ha scritta, anche in tempi
successivi, fosse un neotemplare. Dal momento del “si dice” e che è stata attribuita a
Malachia, riteniamola come possibile farina del suo sacco.
La vita
Malachia, il cui vero nome era Mael Maedos O’Morgair d‘Armagh nato appunto ad Armagh
nell’anno 1094, fu ordinato nel 1119, nello stesso periodo in cui Bernardo di Chiaravalle ed Ugo
de Payns costituivano l’Ordine dei Cavalieri Templari. Fu nominato abate a Bangor nel 1123 e
successivamente arcivescovo di Condor nel 1125 ed infine vescovo di Armagh e Primate
d’Irlanda nel 1132.
Nel 1138 rinunciò all'arcivescovado e ritornò alla vita monastica. Fu santificato nel 1190 da
Papa Clemente III.
Con San Bernardo si recò più volte a Roma al cospetto dei diversi pontefici succedutisi
durante la sua vita curiale e con i quali intratteneva rapporti cordiali, si dice, legati alle sue
conoscenze ed influenze nel mondo templare francese. Si stava recando a Roma, passando
per Chiaravalle, quando s'ammalò. I monaci di San Bernardo cercarono di alleviarne la
condizione, curandolo nel migliore dei modi, ma Malachia scotendo la testa, come in segno di
ringraziamento, diceva loro “ E’ inutile, obbedisco alle vostre premure per carità”. Morì a Chiaravalle il 2 novembre 1148.
Importante è capire il perché prese il nome di
“Malachia” e questo ci può forse fare capire
pure se l’opera, a lui attribuita, sia vera o falsa.
Il primo Malachia di cui si abbia conoscenza, lo
troviamo nell'Antico Testamento. A lui si
attribuisce il “libro di Malachia”, opera
profetica che gli Ebrei indicano come “Sigillo
dei profeti”. Il profeta biblico Malachia visse
durante la dominazione persiana del territorio
mesopotamico-babilonese (circa 540 a.C.). Il
libro tratta problemi etici e morali della
comunità ebraica, dopo la prigionia babilonese. In esso si condannano i matrimoni misti e si
esalta il momento escatologico della venuta del messaggero di Dio che premierà i buoni e
punirà i cattivi. Questi punti sono ripetuti circa trecento anni dopo dalla comunità essenanazorea,
cui faceva parte Gesù, ripresi ancora dopo altri 1200 anni, come riferimento
religioso, dai Poveri Cavalieri di Cristo o meglio dai Templari.
Forse il nostro Malachia, primate d’Irlanda, voleva “imitare” il primo Malachia biblico e forse,
ripeto il forse, ha voluto pure lui scrivere un libro di profezie come fece il suo omonimo 1700
anni prima.
Le profezie
Come già indicato, molti asseriscono che l’opera “De summis pontificibus” sia uno dei tanti
falsi composti tra il Cinquecento e il Seicento, ai tempi di Paracelso e di Nostradamus,
quando profezie, rivelazioni, divinazioni e magie erano di moda.
Malachia profetizza sui papi, da Celestino II alla fine del papato della chiesa di Roma,
indicato nel motto 112, appunto relativo all’ultimo papa.
L’avvenimento dovrebbe realizzarsi nel 2026, quindi fra pochi anni. Prima di procedere
all’esame di alcuni “motti” voglio sottolineare che una profezia Templare tramandatasi nei
secoli e legata a quanto l’Abate Sauniére scoprì durante gli scavi di ristrutturazione della
chiesa di Rennes le Chateau, indica che: “..il primo papa franco del terzo millennio, svelerà il
segreto e con lui finirà il potere della chiesa.”. In questo caso i tempi previsti da Malachia e
dai Templari potrebbero coincidere. Se i Templari fecero detta previsione sulla base delle
profezie di Malachia, vorrebbe dire che l’opera “De summis pontificibus” non sarebbe un
apocrifo della metà del ‘500, ma un originale del XII secolo. Chissà se mai qualcuno riuscirà
a scoprirlo!
Venendo ora al contenuto delle “profezie” esaminerei i motti riferiti ai papi che vanno
dall’Unità d’Italia fino ai nostri giorni e cioè dal motto 101.
101 - Pio IX (1846-1878) motto: Crux de cruce: a significare, la tribolazione della Chiesa
durante l'unificazione dello Stato Italiano.
102 - Leone XIII (1878-1903) motto: Lumen coeli: si riferisce allo stemma di questo papa
che conteneva una scintillante cometa.
103 - Pio X (1903-1914) motto: Ignis ardens: significa, il cuore carico di santa fede di questo
papa.
104 - Benedetto XV (1914-1922) motto: Religio depopulata: a significare i milioni di cattolici
morti durante il primo conflitto mondiale.
105 - Pio XI (1922-1939) motto: Fides intrepida: la lotta della fede contro i regimi totalitari.
106 - Pio XII (1939-1958) motto: Pastor Angelicus: fu da molti definito il papa Pastore dal
portamento angelico.
107 - Giovanni XXIII (1958-1963) motto: Pastor et Nauta: fu patriarca di Venezia e viaggiò
molto.
108 - Paolo VI (1963-1978) motto: Flos florum: nel suo stemma c'erano tre fiori.
109 - Giovanni Paolo I (1978) motto: De medietate lunae: a significare il suo brevissimo
pontificato che durò poco più di un mese lunare.
110 - Giovanni Paolo II (1978-viv.) motto: De labore solis: è il riferito all'instancabile attività
svolta e che per primo e solo lavorò per la caduta del muro di Berlino.
111 - All'attuale pontefice dovrebbe succederne uno identificato dal motto “Gloria Olivae”, in
riferimento, forse, ad un periodo di pace universale, che dovrebbe durare fino ai primi anni
20 del 2000.
112 – Dopo il papa previsto nel motto 111 ci sarebbe una grave catastrofe (anno 2026)
durante il regno dell'ultimo papa, identificato con una vera e propria profezia: "In
persecutione extrema Sanctae Romanae Ecclesiae sedebit Petrus Romanus qui pascet oves in
multis tribulationis, quibus transactis septicolis diruentur et Judex tremendus judicabat
populum suum.Amen". (Durante la persecuzione estrema della Santa Romana Chiesa, siederà
(sul trono) Pietro il Romano, che pascerà il suo gregge fra molte tribolazioni; passate queste,
la città dai sette colli verrà distrutta ed il tremendo giudice giudicherà il suo popolo).
Questo ultimo Papa dovrebbe chiamarsi Pietro II.
Come si dice: “chi vivrà vedrà”. In ogni caso il
mio parere è che la Chiesa quale casa dei
cristiani e dei credenti non tracollerà almeno
per un altro millennio, forse crollerà la
cosiddetta sacralità romana del Vaticano, che
praticamente nasce con papa Alessandro I (105-
115) quando non più il popolo di Cristo era
chiamato a designare il loro “Maestro”, ma ad
esso si sostituiva la nomenklatura del potere con
gli errori politici, morali e religiosi che ne sono
seguiti, finanche ai giorni nostri. Solo una
revisione dei molti dogmi che nei secoli si sono dimostrati non verità incontrastabili, ma
forzature create a beneficio di chi, anche con poca dignità ha sfruttato il nome di Gesù, al
Malachia e l’ultimo Papa - di Ugo Cortesi Pag. 4
solo fine di poter influire e profittare della credulità popolare, potrà salvare il salvabile.
Serve, in pratica, un recupero di credibilità.
E’ difficile cercare la verità, ma l’attenersi ai fatti ed ai documenti, che negli ultimi secoli
sono stati rinvenuti, sarebbe non solo un segno di umiltà, ma anche una prova di giustizia nei
confronti almeno di Jesuha ben Joseph, Maestro di Giustizia dei Nazirei, che certamente
non la pensava come hanno pensato, e quindi agito, la stragrande maggioranza dei papi
indicati da Malachia e loro predecessori. Ma questo è un altro argomento.
Ugo Cortesi