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Full Version: Leonardo Da Vinci
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Tuesday, November 15, 2011 8:30 PM
L'autoritratto del "Genio"
Alla Reggia di Venaria




Scortato dai Carabinieri e tra eccezionali misure di sicurezza e di tutela , l'autoritratto di Leonardo da Vinci è arrivato a Venaria dove oggi alle 11:11 in punto è stato aperto. Dopo un primo controllo della responsabile dell'Istituto centrale per il restauro dei beni librari, Cristina Misiti, e dei funzionari del Centro Conservazione e Restauro della Venaria Reale, è quindi stato collocato all'interno della macchina "cimatrice" realizzata appositamente per la rassegna dallo scenografo Dante Ferretti.
Foto di Francesco Del Bo/Photonews

Rep TO


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Tuesday, November 15, 2011 8:31 PM




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Tuesday, November 15, 2011 8:32 PM




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Tuesday, November 15, 2011 8:33 PM



Miiinkiaaaa



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Tuesday, November 15, 2011 8:35 PM
Un trasporto veramente eccezionale
L'autoritratto di Leonardo a Venaria





Esce oggi dal caveau della Biblioteca Reale, per essere trasferito alla Reggia di Venaria, l´inestimabile Autoritratto di Leonardo da Vinci, che sarà esposto dal 17 novembre nella residenza juvarriana
nell´ambito delle celebrazioni di Italia 150. La sanguigna leonardesca, conservata in una teca di cristallo antisfondamento, illumnata con fibre ottiche e mantenuta a temperatura costante, è stata assicurata per 50 milioni di euro: verrà trasportata con tutte le cautele del caso e, dopo l´arrivo a destinazione, verrà tenuta per almeno 24 ore al buio prima di essere collocata (alle 11 dell´11 -11-11, ora simbolicamente scelta per la particolare successione numerica) in una scenografia spettacolare firmata dal premio Oscar Dante Ferretti. Sono già 20 mila, intanto, le prenotazioni per ammirare l´opera.
Foto di Francesco Del Bo/Photonews

Rep TO


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Tuesday, November 15, 2011 8:36 PM




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Tuesday, November 15, 2011 8:38 PM




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Tuesday, November 15, 2011 8:40 PM




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Tuesday, November 15, 2011 8:59 PM
Il simbolismo dell'11/11/11
Leonardo esce dalla teca blindata




La teca blindata
che contiene l'Autoritratto di Leonardo
della Biblioteca Reale:
sarà aperta stamattina alla Venaria

Una data simbolica, e perfino l'ora,
per estrarre l'Autoritratto della Biblioteca Reale
che costituisce il cuore della mostra alla Venaria,
inaugurata il 17 novembre.
Il numero, nell'interpretazione esoterica,
si riferisce alla sapienza e al genio

di MARINA PAGLIERI
SI APRE stamani alla Reggia di Venaria - alle 11 dell'11/11/2011, coincidenza non casuale, il numero simboleggia infatti nell'interpretazione esoterica la sapienza e il genio - la teca che contiene l'"Autoritratto" di Leonardo da Vinci. La celebre sanguigna era arrivata ieri nel primo pomeriggio scortata dai carabinieri, assieme agli altri 18 disegni leonardeschi provenienti dalla Biblioteca Reale. Tutti destinati alla mostra "Leonardo. Il genio, il mito" che si apre il 17 nella Scuderia Grande.

Ieri per tutta la mattina i preparativi nel caveau della biblioteca di piazza Castello, presenti la direttrice Clara Vitulo, la responsabile dell'Istituto centrale per il restauro dei beni librari Cristina Misiti, la storica dell'arte Elisabetta Ballaira, coordinatrice della mostra alla Reggia, lo staff del professor Marco Filippi del Politecnico, i carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio (il direttore regionale Mario Turetta ha richiesto che tutte le operazioni fossero presidiate da loro).

I disegni sono stati "impacchettati", collocati in teche climatizzate e chiusi in casse poi trasferite nel camion della Gondrand, che la lasciato il centro di Torino alle 13, per giungere alla Reggia un'ora dopo. Al seguito del trasporto molto speciale, le auto delle forze dell'ordine e quelle su cui viaggiavano dirigenti e tecnici dei beni culturali. Dopo l'arrivo a destinazione, l'"Autoritratto" e gli altri disegni sono stati lasciati al buio. Oggi faranno il loro ingresso nei climabox antisfondamento, tenuti
a temperatura costante, illuminati con fibre ottiche e monitorati 24 ore su 24, all'interno delle macchine leonardesche realizzate per la mostra dallo scenografo premio Oscar Dante Ferretti (tra queste la testa del cavallo, modello del monumento a Francesco Sforza commissionato a Leonardo e mai realizzato, alta 10 metri, che dopo la mostra rimarrà nei giardini della Reggia).
La "Sanguigna" e gli altri disegni leonardeschi, accanto a numerosi altri italiani e fiamminghi (in tutto 1.585), provengono dalla raccolta acquistata nel 1839 da Carlo Alberto presso il collezionista chierese Giovanni Volpato. Per l'insieme il sovrano pagò a rate, in 8 anni, 50mila lire (oggi la sola "Sanguigna" è stata assicurata, con garanzia dello Stato, per 50 milioni).
(11 novembre 2011)

Rep


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Tuesday, March 13, 2012 1:28 PM
Battaglia di Anghiari, la ricerca
del Leonardo è solo all'inizio




Maurizio Seracini durante le ricerche,
davanti all'affresco del Vasari.

Fotografia per gentile concessione di Dave Yoder
I primi "incoraggianti” risultati
e le prossime tappe del progetto,
che procederà nel rispetto della pittura del Vasari.

di Marco Ferri




Il materiale nero trovato sul muro dietro l'intercapedine
potrebbe essere, secondo gli esperti,
del pigmento utilizzato da Leonardo
per la sua Battaglia di Anghiari.

Fotografia per gentile concessione UCSD.


Quasi una sorta di crescendo rossiniano: ad agosto 2011 la "scoperta" - con i radar - dell'esistenza di un'intercapedine tra il muro più antico e quello più moderno (vasariano) della parete est nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, a Firenze. Quindi a fine novembre, grazie all'indagine endoscopica, ecco apparire "una superficie scabra, ruvida, che sembrerebbe avere chiazzature qua e là". Infine ieri la conferma che i materiali rinvenuti sulla superficie del muro oltre l'intercapedine, "possono essere assimilabili a tracce di una stesura pittorica sulla muratura originale riconducibile all'esecuzione della pittura murale di Leonardo, "La battaglia di Anghiari".

Insomma dopo 37 anni di studi e di ricerche, l'ingegner Maurizio Seracini ieri ha dimostrato che dietro l'affresco di Vasari raffigurante La battaglia di Marciano della Chiana, e la successiva discontinuità, c'è un altro muro con dei materiali compatibili con la pittura murale di Leonardo da Vinci. Il team di Seracini ha operato con il supporto e la collaborazione della National Geographic Society, Università di San Diego e Comune di Firenze, e affiancato dalla Soprintendenza
al Polo Museale fiorentino e dall'Opificio delle Pietre Dure, dopo il via libera del ministero per i Beni Culturali.

In particolare ha destato interesse presso la stampa italiana e internazionale radunatasi nel sontuoso salone di Palazzo Vecchio, un campione di colore nero - definito "terra d'ombra" da Seracini - che presenta una composizione chimica compatibile con il nero usato nella Monna Lisa e nel San Giovanni Battista custoditi al Louvre. Il pigmento nero è composto principalmente da manganese e, in parte, da ferro ed è stato individuato con analisi chimiche su materiali estratti grazie al quarto dei sei "passaggi" (che ha attraversato per ben 16 centimetri il muro "vasariano") indicati dai tecnici dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze e autorizzati dalla Soprintendenza fiorentina in quanto responsabile della tutela dei beni storico-artistici della città di Firenze.

Dalle immagini ottenute con la sonda endoscopica, il materiale nero appare in più punti, ravvicinati tra loro e, anche se ricercatori e storici preferiscono mantenere la cautela, inducono a pensare che si tratti di una piccolissima porzione di uno "spolvero": si tratta di una tecnica pittorica che permette di riportare un disegno su varie superfici. Gli affreschi o le pitture murali prima venivano disegnate su un cartone e poi con un ago si perforavano in modo fitto i contorni del disegno poggiando sulla superficie destinata ad accogliere la grande pittura. Quindi con vari materiali "scuri" - carboncino, grafite e o sanguigna - venivano tamponate le aree perforate. Ecco, i punti neri rilevati dalla sonda endoscopica hanno tutta l'aria di essere ciò che resta dei contorni di una grande pittura murale. Ma non basta.

Durante questa prima fase della ricerca finale della pittura murale di Leonardo, sono stati prelevati anche frammenti di materiale rosso, associabili a lacca, la cui presenza su un semplice intonaco non avrebbe alcun senso. Quindi la loro esistenza proprio in quell'area indica un intervento di tipo artistico. Inoltre la sonda endoscopica ha rivelato anche uno strato di color beige: per i ricercatori può esser stato steso solo con un pennello.

A rendere ancor più avvincente la ricerca, la conferma dell'esistenza dell'intercapedine tra i due muri della parete est del Salone dei Cinquecento, separati non da 10/15 millimetri, ma addirittura da 3/4 centimetri di vuoto, una "protezione" ben più abbondante del previsto, secondo la volontà di Vasari di non rovinare la pittura murale di Leonardo.

A conti fatti, quindi, "sono dati incoraggianti - ha detto Seracini -, stiamo cercando nel posto giusto": infatti nessun'altra parete nel Salone dei 500 presenta un vuoto come in questo caso. Inoltre il muro retrostante è senza pietre a vista, come se Vasari avesse conservato l'intonaco su cui Leonardo potrebbe aver dipinto La battaglia di Anghiari. "Anche se siamo ancora alle fasi preliminari della ricerca e anche se c'é ancora molto lavoro da fare per poter risolvere il mistero - è il commento di Seracini -, le prove dimostrano che stiamo cercando nel posto giusto".

Già, ma quanto tempo occorrerà per avere dei risultati definitivi? E come procederà la ricerca?

Alla prima questione ieri ha provato a rispondere la soprintendente Cristina Acidini: "A questo punto si attende che venga messo a punto un programma di proseguimento dell'indagine che può prevedere l'utilizzo di mezzi sia invasivi sia non invasivi, nel rispetto e nella salvaguardia della pittura di Giorgio Vasari. Per giungere a un risultato definitivo potrebbero occorrere alcuni mesi, e dunque rimarrà deluso solo chi si aspetta procedure rapide e risultati immediati. Per tutti gli altri si tratta di una ricerca affascinante di cui si auspica lo sviluppo".

Sul modus operandi invece si aprirà certamente un dibattito: ieri, in conferenza stampa, sia il sindaco Renzi sia l'ingegner Seracini, hanno parlato di una mappatura dei punti in cui l'affresco vasariano de La battaglia di Marciano della Chiana è stato restaurato tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento. Conoscere esattamente la "geografia" degli interventi, significa possedere uno schema di dove è possibile utilizzare nuovamente la sonda endoscopica per attraversare il muro più "giovane" andando a studiare quello più antico alle sue spalle. A tal proposito va ricordato che fino a questo momento dei 14 "passaggi" inizialmente chiesti da Seracini, lo scorso novembre ne furono concessi solo 7 - in corrispondenza di fratture, distacchi di colore, stuccature e aree prive di pittura originale - ma in effetti ne vennero praticati solo 6, di cui solo 2 passanti. E alla fine solo 1 è risultato utile alla ricerca.

Non appena la mappatura dei restauri antichi sarà quindi ultimata (è tuttora in corso ed è assai laboriosa, soprattutto perché deve essere precisa al centimetro), questa andrà confrontata con le aree d'interesse di Seracini, quelle cioè dietro alle quali secondo il ricercatore è maggiore la percentuale di probabilità di trovare tracce della pittura murale di Leonardo. Se alcune aree coincideranno, lì si dovrebbe poter procedere.

Ma il condizionale per ora è d'obbligo: infatti ieri il sindaco Renzi e l'ingegner Seracini hanno invocato la prosecuzione della ricerca e, contestualmente, l'interessamento del ministro della Cultura, Lorenzo Ornaghi, senza il cui placet la ricerca sarebbe già arrivata al capolinea.

Comunque con due risultati clamorosi: la parete su cui si sono focalizzate le ricerche è quella giusta - come più volte affermato e ribadito ieri dal massimo esperto di Leonardo da Vinci, Carlo Pedretti, in un messaggio spedito allo stesso Seracini - così come le indicazioni rilevate dai documenti storici si sono rivelate vere, cioè su quella parete una volta si potevano ammirare "i cavalli di Leonardo".

E che di quell'opera oggi ne restino poche tracce o l'intera forma, poco importa: la storia aveva ragione, la ricerca seria e tenace ha dato i suoi frutti. E chi non crede, può sempre cercar altrove.

(13 marzo 2012)

Nat Geo


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Tuesday, March 13, 2012 1:32 PM
Leonardo,
la battaglia sulla Battaglia




I lavori sulla parete con l'affresco del Vasari,
dietro il quale si sospetta la presenza della Battaglia di Anghiari,
il capolavoro perduto di Leonardo.
Fotografia di David Yoder/National Geographic

Avanti tutta alla ricerca del “Leonardo perduto”,
nonostante le polemiche


di Marina Conti


La ricerca della Battaglia di Anghiari va avanti. Il ponteggio nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze non verrà smontato, anzi rimarrà dov'è per le prossime tre settimane, con una piccola interruzione dei lavori questo fine settimana per una convention di sindaci provenienti da tutto il mondo.

La battaglia sulla Battaglia non ferma le ricerche del "Leonardo perduto” dirette dell'ingegner Maurizio Seracini dell'Università di San Diego.

Un appello di 35 studiosi, tra cui lo storico dell'arte e accademico dei Lincei Salvatore Settis e il curatore capo della pittura europea al Metropolitan Museum di New York Keith Christiansen, ha chiesto ieri di “fermare i lavori ritenendo del tutto improbabile che Vasari abbia sigillato qualcosa di ancora leggibile sotto un muro”, ha ipotizzato che si cerchi sulla parete sbagliata e ha deplorato i possibili danni all'affresco del Vasari che verrebbe inutilmente bucherellato da sonde endoscopiche.

Sempre ieri, Alessandra Mottola Molfino, presidente di Italia Nostra, ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica per danneggiamento di opera d'arte, in cui si richiede il sequestro preventivo del cantiere installato nel Salone dei Cinquecento.

Nel
frattempo proseguono le ricerche, finanziate dalla National Geographic Society.

La professoressa Paola Salvi, vicedirettore dell'Accademia di Brera, ha curato la mostra "Leonardo, dal genio al mito”, presso La Venaria Reale di Torino fino al 29 gennaio, dove è esposto per la prima volta al pubblico il famoso “Autoritratto”. Sulla possibilità di danneggiamento all'opera del Vasari la professoressa è scettica: «Non credo che Maurizio Seracini sia andato a Palazzo Vecchio armato di trapano a fare buchi a casaccio a destra e a manca. È ospite in casa d'altri, con tutte le tutele del caso, con l'avallo della Soprintendenza, con la collaborazione dell'Opificio delle Pietre dure.

Se ha potuto effettuare le indagini con la sonda endoscopica, lo ha fatto in punti già fessurati o in punti di lacunosità, dove c'è stata caduta di colore. Non credo si possa parlare di buchi veri e propri. E non prendo nemmeno in considerazione l'ipotesi di danni all'affresco di Vasari: mi fido degli organismi di tutela».

Alcuni sostengono che è improbabile che Vasari abbia sigillato qualcosa di ancora leggibile sotto un muro.
La professoressa Salvi dice: «Lì sotto c'è qualcosa, potrebbe anche essere illeggibile, ma non è questo il punto. Qui non si tratta di trovare una bella immagine, ma di capire meglio la storia, capire come si è comportato Vasari. Il rapporto dei posteri immediati cinquecenteschi con Leonardo è infatti ancora da indagare meglio. Leonardo fu una figura difficile da gestire per i posteri, venne quasi messo da parte. Vasari per esempio, pur riconoscendone la grandezza e la genialità, lo descrive come un eretico...».

Sarebbe stato necessario costituire un comitato di esperti prima di procedere?
« In casi come questo», prosegue Salvi, «non c'è dubbio che una situazione condivisa è meglio di una situazione di scontro. Si tratta poi di opere dell'umanità e quindi un ampio coinvolgimento di esperti è opportuno. Ma questo progetto è in piedi da così tanto tanto tempo, è stato auspicato da molti, tra cui il professor Carlo Pedretti. La condivisione si è creata, storicizzandosi, nel corso degli anni di preparazione. In questi casi è fondamentale in primis l'organismo di cautela. Se poi si troverà qualcosa, il comitato di esperti potrà entrare in scena in seguito».

Tomaso Montanari, docente di Storia dell'arte moderna alla Federico II di Napoli, dice che invece di concentrarsi su questa “opera straordinaria” si doveva procedere semplicemente al restauro dei dipinti del Vasari. «Ma il dubbio che lì sotto ci sia qualcosa sussiste. Quindi è logico fare prima la ricerca e poi restaurare. Il valore della scoperta, qualora venisse realizzata,sarebbe inestimabile. Da un punto di vista simbolico e storico, oltre che oggettivo».

I toni accesi della polemica fanno sorridere il critico d'arte Philippe Daverio. «Fino ad ora non si è trovato il Leonardo, ma in cambio abbiamo trovato gli intellettuali! Questa è una notizia! E solo per un forellino.... Mi chiedo dove fossero gli intellettuali quando la facciata della Basilica di San Lorenzo, sempre a Firenze, è stata restaurata male? Dov'erano quando nello studiolo di Francesco I de' Medici è stata esposta la testa di Damien Hirst?».

In ogni caso, Daverio dice che forse sarebbe meglio lasciare le cose così:« A volte è meglio il mistero di una verità troppo svelata».

Spiega: «Tutti sanno che la Battaglia di Anghiari fu una catastrofe tecnica. Leonardo era uno sperimentalista, una specie di Archimede Pitagorico. Nel caso della Battaglia, tentò di realizzare un affresco senza i materiali giusti, senza una preparazione adeguata del muro. Il risultato fu che l'affresco evaporò sotto gli occhi dei Cinquecento. Chi ci ha dipinto sopra ( Vasari) lo ha fatto, punto e basta. La storia è sempre stata stratificata».

«Se fosse mio, preferirei lasciare tutto nel mistero. Un mistero fiorentino», conclude.

(06 dicembre 2011)

Nat Geo


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Tuesday, March 13, 2012 2:20 PM
Il Leonardo perduto
dietro la pittura del Vasari




Cauto inizio

fotografie di Dave Yoderizio

Tra scienza e alta tecnologia, le immagini
che raccontano momento per momento la ricerca
de la Battaglia di Anghiari, il capolavoro scomparso
di Leonardo da Vinci.

L'annuncio: trovate tracce di colore - VAI ALLO SPECIALE NAT GEO


I restauratori dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze assieme ai ricercatori della University of California di San Diego preparano parti dell'affresco di Giorgio Vasari (La Battaglia di Marciano della Chiana), per i fori esplorativi e l'esplorazione endoscopica.

Le ricerche sembrano confermare che dietro l'affresco La Battaglia di Marciano di Giorgio Vasari, sulla parete orientale del Salone dei Cinquecento, si celasse affettivamente un dipinto di Leonardo da Vinci. Le analisi su un campione contenente materiale nero mostrano che ha una composizione chimica simile a quella del pigmento nero trovato nella patina bruna della Gioconda e del San Giovanni Battista di Leonardo... CLICCA QUI PER LEGGERE IL COMUNICATO COMPLETO DELLA NATIONAL GEOGRAPHIC SOCIETY

Lunedì 12 marzo si è tenuta la conferenza stampa a Firenze con il sindaco Matteo Renzi, lo studioso Maurizio Seracini, il soprintendente di Firenze Cristina Acidini e Terry Garcia, vicepresidente esecutivo della National Geographic Society. LEGGI L'ARTICOLO: LA RICERCA È SOLO ALL'INIZIO

Il team che lavora alla ricerca dell'opera perduta di Leonardo, La Battaglia di Anghiari, ha utilizzato parti dell'opera di Vasari già danneggiate in precedenza e restaurate affinché non andasse perduta la colorazione originale del Vasari. Lo scopo del team è sia quello di cercare il capolavoro leonardesco sia proteggere l'opera del Vasari.

La ricerca della Battaglia di Anghiari, sostenuta dalla National Geographic Society e dal Center of Interdisciplinary Science for Art, Architecture and Archaeology (CISA3) dell'Università della California di San Diego, in collaborazione con il Comune di Firenze, è stata ricostruita nel documentario “Leonardo: l’ultimo segreto”. La storia di questo mistero sarà raccontata integralmente e in alta definizione il 20 marzo alle 21.00 su National Geographic Channel HD (canale 403 di Sky). Il giorno prima verrà proposto in anteprima europea da Roberto Giacobbo all’interno di Voyager, in onda il 19 marzo alle 21.00 su Raidue.

GUARDA UN ESTRATTO DI NAT GEO CHANNEL

(12 marzo 2012)

Nat Geo


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Tuesday, March 13, 2012 2:26 PM




La preparazione dell'affresco



Un foro già esistente al momento dell'inizio del progetto viene preparato affinché gli studiosi possano cominciare le ricerche de La battaglia di Anghiari, il capolavoro leonardesco scomparso da quasi 500 anni.

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Tuesday, March 13, 2012 2:27 PM




Il primo foro



I restauratori Alberto Felici e Fabrizio Bandini preparano il primo foro per la trapanazione. I restauratori e gli studiosi hanno lavorato fianco a fianco per proteggere l'opera del Vasari

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Tuesday, March 13, 2012 2:27 PM




La sonda endoscopica



Per esplorare cosa si nasconde nell'intercapedine dietro l'affresco del Vasari vengono utiizzati una sonda endoscopica e strumenti per il prelievo di campioni di materiale.

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Tuesday, March 13, 2012 2:28 PM




Inizia la perforazione



Con estrema cautela, un restauratore procede all'apertura di un piccolo foro in una parte già mancante dell'affresco del Vasari per evitare di creare nuovi danni alla La battaglia di Marciano.

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Tuesday, March 13, 2012 2:29 PM




L'analisi dei materiali



Uno strumento per il prelievo di campioni di materiale viene posto con cautela sul dipinto.

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Tuesday, March 13, 2012 2:31 PM




Mano ferma



Maurizio Seracini, lo studioso che da anni è sulle tracce del capolavoro perduto di Leonardo, inserisce la sonda endoscopica nell'intercapedine per cercare il dipinto leonardesco.

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Tuesday, March 13, 2012 2:32 PM




Tv verità



Una ricercatrice della University of California di San Diego osserva con ansia le immagini filmate riprese dalla sonda endoscopica all'interno dell'intercapedine.

Ed il cavallo del Vasari sembra guardarla in apprensione x lei
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Tuesday, March 13, 2012 2:33 PM




Notti insonni



Per Maurizio Seracini, un breve momento di pausa durante le lunghe notti trascorse a cercare La battaglia di Anghiari.

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Tuesday, March 13, 2012 2:34 PM




A caccia di indizi



Il team osserva il girato della telecamera alla ricerca di una qualunque traccia del capolavoro perduto.

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Tuesday, March 13, 2012 2:34 PM




Il Salone dei Cinquecento in 3-D



Uno specializzando al lavoro, nella StarCAVE della University of California di San Diego, su una ricostruzione computerizzata in 3-D del Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, a Firenze. La StarCAVE è una stanza di realtà virtuale a cinque lati dove i modelli e le animazioni usate dai ricercatori vendono proiettate su uno schermo a 360 gradi che circonda completamente - pavimento compreso - la persona all'interno.

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Tuesday, March 13, 2012 2:36 PM




Leonardo Hi-Tec



Una copia de La battaglia di Anghiari viene studiata attraverso l' HIPerSpace (Highly Interactive Parallelized Display Space) della University of California di San Diego. Questa parete di schermi con la più elevata definizione al mondo in grado di riprodurre un'immagine in miliardi di pixel consente ai ricercatori una capacità di visualizzazione del più piccolo dettaglio che non ha precedenti

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Tuesday, March 13, 2012 2:39 PM
Video: "Leonardo l'ultimo segreto"

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Il documentario sulla ricerca della Battaglia di Anghiari - il capolavoro perduto di Leonardo - dietro l'affresco di Vasari a Firenze va in onda il 20 marzo alle 21.00 su Nat Geo Channel
(info) - VAI ALLO SPECIALE

Questo è il contenuto alternativo

La ricerca della Battaglia di Anghiari, sostenuta dalla National Geographic Society e dal Center of Interdisciplinary Science for Art, Architecture and Archaeology (CISA3) dell'Università della California di San Diego, in collaborazione con il Comune di Firenze, è stata ricostruita nel documentario “Leonardo: l’ultimo segreto”. La storia di questo mistero sarà raccontata integralmente e in alta definizione il 20 marzo alle 21.00 su National Geographic Channel HD (canale 403 di Sky)

(12 marzo 2012)

Nat Geo


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Tuesday, March 13, 2012 2:41 PM
Alla ricerca
del Leonardo perduto




Copia della Battaglia di Anghiari
FOTOGALLERIA. I primi risultati confermano l'esistenza dell'intercapedine dietro l'affresco del Vasari. È li che si nasconde il capolavoro di Leonardo da Vinci nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio a Firenze? Dopo trent'anni di ricerche una sonda high tech potrebbe risolvere il mistero.


Secondo il sito di Universal Leonardo, una mostra organizzata dal Consiglio d'Europa, questa è la migliore copia conosciuta del dipinto murale perduto di Leonardo "La Battaglia di Anghiari". Dipinto alla metà del XVI secolo, fu poi completato da Rubens all'inizio del XVII secolo.

Il progetto è realizzato dalla National Geographic Society e dal Center of Interdisciplinary Science for Art, Architecture and Archaeology (CISA3) dell'Università della California di San Diego, con la collaborazione del Comune di Firenze.


di Tom O’Neill, National Geographic Magazine

Firenze — Attorno a mezzanotte, i vicoli stretti e le vaste piazze del centro di Firenze sono pressoché deserte. Ma dietro le finestre dei piani alti di Palazzo Vecchio, le luci sono ancora accese. All'interno, una ventina di persone, quasi tutti scienziati e ingegneri dell'Università della California a San Diego, esperti d'arte della soprintendenza e membri di una troupe di National Geographic Television si muovono in continuazione su e giù da un'impalcatura di quattro piani eretta nel Salone dei Cinquecento. L'impalcatura si trova di fronte a un grande affresco che rappresenta soldati in battaglia, dipinto nel 1563 da Giorgio Vasari, che riprogettò il palazzo e dipinse i giganteschi affreschi patriottici che adornano le sue pareti. Ma la causa di tanta agitazione notturna non è il Vasari, bensì è ciò che potrebbe nascondersi dietro all'affresco.

Fa freddo nella grande sala, ma nessuno sembra accorgersene. Nel corso della settimana, ogni notte si è ripetuta la stessa scena: una febbrile ricerca al rallentatore, il culmine di un lavoro di anni per determinare se la Battaglia di Anghiari, un dipinto murale di Leonardo Da Vinci, vista per l'ultima volta circa 450 anni fa, sia effettivamente nascosta dietro l'affresco del Vasari.

Il capoprogetto Maurizio Seracini e la sua squadra dell'Università della California, un gruppo composto soprattutto da dottorandi con indosso camici bianchi, esperti di immagini high-tech e analisi dei materiali, si affollano attorno a un piccolo foro praticato sopra il ginocchio destro di un soldato dipinto sulla parete. Seracini infila un endoscopio nello spazio profondo circa 16 centimetri, e un'immagine sorprendentemente nitida compare su un piccolo schermo.

La sonda a fibre ottiche sembra volare attraverso lo spazio mentre attraversa nubi di intonaco e finisce per bloccarsi su una superficie bianca e dura, crivellata di buchi come la Luna. Particelle di polvere volano ovunque. Seracini continua a indicare questi frammenti fluttuanti. Il regista televisivo Max Salomon e la sua troupe si accalcano.

Con tono emozionato, Seracini annuncia che l'immagine prova che vi è effettivamente un'intercapedine tra la parete del Vasari e il muro esterno dell'edificio. È larga appena più di un centimetro, quanto basta per nascondere il dipinto di Leonardo. Le analisi radar e termografiche effettuate negli anni precedenti avevano rilevato un'intercapedine, l'unica della sala, forse eretta dal Vasari per proteggere il dipinto di Leonardo. Ora un'immagine ad alta risoluzione sembra confermarne la presenza.

Se tutto procede secondo i piani - e non è affatto sicuro viste le costanti trattative su dove inserire le sonde, la crescente fatica dei partecipanti che vi lavorano per ore di seguito, dal mattino fino a notte inoltrata, e le tensioni e l'eccitazione che accompagnano l'indagine - si spera che verrà praticato almeno un altro foro.

Gli esperti di restauro dell'Opficio delle Pietre Dure di Firenze sono molto cauti nel concedere il permesso di perforare il Vasari. Il loro dovere, riconosciuto da Seracini e da National Geographic, è proteggere l'affresco del Vasari, un'opera d'arte storica a pieno titolo di per sé, e fino a questo punto hanno permesso di perforare solo i punti già danneggiati o privi di pigmento. Seracini e la sua squadra stanno anche raccogliendo campioni dai punti d'entrata. Ogni traccia di materiale organico, come cera, pece o olio di lino, potrebbe essere un indizio della presenza del dipinto di Leonardo. Naturalmente, tutti vorrebbero vedere una traccia anche minima di pigmento.

L'analisi procede lentamente, dato che gli esperti di Seracini sono cauti e scrupolosi nel loro lavoro almeno quanto quelli dell'Opificio. Intanto, si avvicina un'altra notte, e con essa la prospettiva di un altro punto di accesso e di nuove immagini che ancora una volta attireranno sull'impalcatura una piccola folla in silenziosa contemplazione.

(02 dicembre 2011)

Nat Geo


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Tuesday, March 13, 2012 2:44 PM





Fotografia di David Yoder/National Geographic

Nella foto i ricercatori al lavoro sulla parete del Salone del Gran Consiglio a Palazzo Vecchio, durante i test eseguiti per cercare il dipinto murale di Leonardo. Il progetto è realizzato dalla National Geographic Society e dal Center of Interdisciplinary Science for Art, Architecture and Archaeology (CISA3) dell'Università della California di San Diego, con la collaborazione del Comune di Firenze

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Tuesday, March 13, 2012 2:45 PM





Fotografia di David Yoder/National Geographic

Il dott. Maurizio Seracini, direttore scientifico del progetto, da più di trent'anni è alla ricerca de "La Battaglia di Anghiari" di Leonardo.

Il progetto è realizzato dalla National Geographic Society e dal Center of Interdisciplinary Science for Art, Architecture and Archaeology (CISA3) dell'Università della California di San Diego, con la collaborazione del Comune di Firenze.

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Tuesday, March 13, 2012 2:46 PM





Fotografia di David Yoder/National Geographic

Dettaglio del dipinto del Vasari con la scritta “Cerca Trova” - troppo piccola per essere vista dal basso, che si ritiene possa essere un indizio per trovare il capolavoro di Leonardo che si sospetta essere sotto l'affresco del Vasari.

Il progetto è realizzato dalla National Geographic Society e dal Center of Interdisciplinary Science for Art, Architecture and Archaeology (CISA3) dell'Università della California di San Diego, con la collaborazione del Comune di Firenze.

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Tuesday, March 13, 2012 2:46 PM





Fotografia di Shannon Jensen/National Geographic

Le statue sotto l'affresco del Vasari sono state coperte per proteggerle durante i lavori di ricerca.

Il progetto è realizzato dalla National Geographic Society e dal Center of Interdisciplinary Science for Art, Architecture and Archaeology (CISA3) dell'Università della California di San Diego, con la collaborazione del Comune di Firenze

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